martedì 18 aprile 2017

Il clown triste

Questa poesia l'ho scritta nel marzo 2006



Cammina lento,
per buie strade,
con lo sguardo basso
su scarpe consumate.
In una mano,
una valigia piena di ricordi,
nell'altra,
un fiasco pieno di rimpianti.
In testa,
sotto un vecchio cappello,
l'ombra di un passato
sempre più lontano.
E in fondo al cuore,
la rabbia
di una vita spezzata




mercoledì 12 aprile 2017

Very Pop Blog - I miei anni '80: Gli Intramontabili



Rispondo solo ora all'invito dell'amico Cassidy, sul tag dedicato ai mitici anni 80, a sua volta chiamato a partecipare da MikiMoz.

Gli anni 80 sono stato un periodo speciale, ci ho passato praticamente tutta la mia infanzia "consapevole", come la chiamo io, cioè tutto quel periodo che va' dalla prima elementare all'inizio della prima superiore, e anche se, diversamente da tanti altri, ancora non avevo maturato le passioni che invece mi accompagnano dall'adolescenza (lettura a parte).
Prima di iniziare il veloce exursus sui miei anni 80, ecco quali sono le regole da seguire:

1- Elencare tutto ciò che per noi sono stati gli anni '80, in base ai vari macroargomenti forniti (nota: parlare del vissuto dell'epoca, non di ciò che il decennio rappresenta per noi oggi! Chi non era ancora nato può parlare, invece, per esperienze indirette);
2- Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento QUI
3- Taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.

I MIEI ANNI 80

MUSICA:

In quel periodo avevo una bella collezione di  45 giri di sigle tv (cartoni animati, telefilm, trasmissioni), poi le poche cassette, oltre a quelle di BimboMix che ricevevo alla Befana, che giravano per casa erano quelle di Battisti, Vasco Rossi, e alcune compilations artigianali. E naturalmente tanta radio.




CINEMA:

Sicuramente avrete capito che il cinema è una mia grande passione, ma questa è esplosa in tutta la sua forza solo verso i quindici anni, quando ormai eravamo entrati negli anni 90. Da piccolo i miei genitori non ci portarono molto al cinema, anzi...Però una delle poche volte fu per un film, che come una brace ardente, ha alimentato il mio amore per la settima arte, si trattava di "E.T. L'extratterestre", ricordo anche una riproposizione di "Biancaneve e sette nani".
Poi con i miei compagni di scuola, sul finire delle medie ho visto "Rambo III" e "Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi" . Ci sarebbe anche un altro film, ma dato la totale idiozia della pellicola, non ammetterò mai di averlo visto, tanto più al cinema...:P





FILM:

Oh...qui ci vorrebbe un lunghissimo post a parte solo per questo argomento: come ho detto la "maturità" cinefila l'avrei raggiunta qualche anno più tardi, ma durante quel magico decennio, ho comunque visto tanti bei film, comprese alcune piccole perle oggi quasi introvabili.
Inizialmente erano soprattutto film targati Disney tipo "Quattro bassotti per un danese" o "Il fantasma del pirata Barbanera" e via dicendo, poi sono passato a film per ragazzi tra i quali "Navigator", "Explorers", il bellissimo "Stand by me" per poi approdare a qualche film più "adulto" come "Duel", "Terminator" e i primissimi horror  ("Brivido", "Un lupo mannaro americano a Londra") sulla fine degli anni ottanta, che fino quel momento avevo tenuto lontano perché troppo impaurito.



COMICS:

Per un lungo periodo sono stato abbonato a "Il Giornalino", poi naturalmente i vari "Topolino" in tutte le versioni e raccolte possibili. Ogni tanto leggevo anche qualche "Skorpio" e "Lanciostory" che di solito trovavo in giro per casa dei nonni.




GIOCHI:

Quelli certo non mi sono mancati...dalle macchinine, con cui inventavo incredibili inseguimenti o gare, agli immancabili Lego, anche se spesso non riuscivo a riprodurre le idee che avevo in testa...forse ero troppo ambizioso o più probabilmente un disastro nelle cose pratiche...Poi i Playmobil, i robot che facevo combattere inventando improbabili crossover tra i protagonisti dei cartoni animati, e infine (giochi all'aperto a parte) i giochi in scatola come "Il trabocchetto", "Indovina chi" "Non t'arrabbiare" e altri.




VIDEOGAMES:

Il computer è entrato in casa mia abbastanza tardi, verso il 1988/89 se non sbaglio: era un fighissimo Comodore 64 e quasi tutti i giochi che io e mio fratello compravamo, erano quelli che vendevano in edicola con cassette che contenevano un numero imprecisato di giochi a prezzi ridicoli, non sempre memorabili, ma che ci hanno fatto passare lunghi pomeriggi a divertirci, Ricordo bene però che abbiamo dovuto cambiare molti joysticks prima di trovare quelli che avessero una resistenza decente.




TELEVISIONE:

Anche per questa categoria servirebbe un post a parte...Numerosissimi i cartoni animati, di cui ne citerò solo una parte: "Jeeg Robot", "Daitarn 3", "Daltanious", "Conana il ragazzo del futuro", "Sasuke il piccolo ninja", "Sam il ragazzo del west", "Mr. Baseball", "Banner lo scoiattolo", "Topcat", "Gli Erculoidi", "Mask"...e potrei continuare all'infinito.
I telefilm: "Supercar" "Hazzard", "Happy Days", "Automan", Manimal", "Casa Keaton", "Genitori in blue jeans", Baby sitter", "I ragazzi della terza C" (questo poi aveva un sapore particolare perché, oltre a essere italiano, quando lo trasmettevano, alle medie ero in sezione C)
E poi varie trasmissioni: "Domenica In", "Giochi senza frontiere", Drive in",..e altre ancora...





CIBO:

Tante merendine: del Mulino Bianco, Motta, Mr.Day. I gelati Algida, Eldorado, Sammontana. I bastoncini Findus, i succhi in bricco soprattutto il Billy, i Ringo e i Colussi..


.


LIBRI:

Ho sempre avuto la passione per la lettura (anche se attualmente mi sono molto impigrito), ho foto di quando avevo circa due anni (dunque prima ancora degli anni 80) nel lettone con mia mamma che sfogliavo un libro e non di quelli con figure.
Ho iniziato però a leggere veramente verso i nove anni partendo con classici per l'infanzia, primo su tutti "Cuore" per poi passare a "Le avventure di Pinocchio", "Tom Sawyer", molti romanzi di Jules Verne e quindi, verso i tredici anni ai gialli di Agatha Christie e infine i primi Stephen King.




SHOPPING: 

A parte qualche giochino o fumetto comprato in edicola, per quanto riguarda l'abbigliamento io mi limitavo a dire se una t-shirt, un jeans o un paio di scarpe fossero di mio gusto, ma poi erano i miei genitori che ponevano il veto sulla scelta finale. Ricordo dunque i jeans della Carrera e le scarpe Canguro...




LIFE:

Un bel periodo, ricco di momenti felici e spensierati, dove sono nate tante delle mie passioni. I giochi con gli amici, la maestra delle elementari, il tepore delle giornate invernali davanti alla tv con la cioccolata calda, le lunghe serate estive, le gite delle medie, le vacanze in montagna, il mercatino dell'usato...e tanto altro ancora...Sicuramente non è stato un periodo perfetto, ci saranno stati momenti difficili, ma comunque li ricordo con affetto e nostalgia...


RICORDO DELL'EPOCA:

Una foto,un disegno o un'immagine che rimandi a quell'epoca.
Me stesso alle elementari, credo in terza o quarta con i miei compagni e la maestra Stella.
(Se volete saperlo io sono il piccoletto in prima fila coi capelli neri che tenta di abbracciare il piccoletto biondo)




La mia parte l'ho fatta, ora passo la palla a:

Cameriera e genitldonna
Emme Bouclès
Frammenti e tormenti
I nostri sogni
Mari's Red Room

Grazie a chi accetterà la sfida, e buon divertimento a tutti...

venerdì 7 aprile 2017

Tomboy (2011)



Non è così semplice fare una recensione di questo film; la storia in se è semplice e prosegue fino all'unico conflitto finale con leggerezza e tranquillità, ma poi, la storia stessa, si pone a più chiavi di lettura, nessuno delle quali banale o scontata. Laure è una bambina di dieci anni, ma ha l'aspetto, gli atteggiamenti, e il modo di vestirsi di un maschio. La sua famiglia sembra non dare molta importanza alla cosa, del resto Laure è in una fase ancora prepuberale e avrà tanto tempo per maturare i tratti distintivi che caratterizzeranno la sua vera sessualità. Quando però la bambina e la sua famiglia si trasferiscono in una nuova città, lei sente, naturalmente, il desiderio e il bisogno di trovare il suo spazio in questo nuovo ambiente così, quando Lisa, una bambina del quartiere si rivolge a lei scambiandola per un maschio, invece di correggerla, Laure, "sta al gioco" e finge di chiamarsi Mickael. Aiutata dal suo fisico androgino, Mickael/Laure si immedesima sempre di più nel suo nuovo ruolo cercando anche di imitare i suoi compagni maschi, come nelle partite a calcio a torso nudo, sputando a terra, giocando alla lotta e addirittura scambiandosi qualche tenero, ma casto bacio con la sua amica Lisa, che sembra effettivamente innamorata di Mickael. 



Particolarmente divertente, ma anche significativa, la sequenza in cui Mickael/Laure, per risultare più credibile, prima di andare a nuotare si costruisce un finto pene con il pongo della sorellina, sorellina che in seguito diventa complice in questo "gioco". Poi c'è la svolta, quando manca poco all'inizio della scuola e alla fine dell'estate, in seguito alla lite con uno dei compagni di gioco, la madre di Laure viene a conoscenza della menzogna della figlia e arrabbiata, forse eccessivamente, ma non del tutto ingiustamente, costringerà la bambina a svelare la sua vera identità. Tra senso di colpa e umiliazione, Laure si allontanerà inizialmente dai suoi amici, salvo poi nel finale, andare incontro a Lisa e svelarle il suo vero nome, dando via così ad un nuovo inizio. 



La regista fa un ottimo lavoro, affrontando un tema delicato, come quello dell'identità sessuale senza morbosità, ma con delicatezza e freschezza e lasciando molto spazio ai suoi bravi piccoli attori (gli adulti hanno ruoli marginali). Come dicevo all'inizio, la pellicola può essere soggetta a diverse chiavi di lettura: Laure, ad esempio, può usare il travestitismo semplicemente come metodo per essere accettata più velocemente dal gruppo, magari per paura di essere presa in giro per il suo aspetto mascolino ha preferito fingere direttamente di essere maschio, pur consapevole che la bugia prima o poi sarebbe stata scoperta, ma con l'ingenuità tipica della sua età, di poterla portare avanti il più possibile. Oppure, avendo lei sempre avuto comportamenti, oltre che l'aspetto, più maschili che femminili, si può leggere la cosa, come una ricerca di un'identità sessuale diversa da quella sua, sentendosi intrappolata in un corpo che non le appartiene, come già ci era stato mostrato nel bel film belga "La mia vita in rosa" in cui un bambino continuava a vestirsi e atteggiarsi da femminuccia, perché sentiva di appartenere a quel genere. Tuttavia, ciò che conta realmente è che Laure, sia riuscita a farsi accettare per quello che è realmente, qualsiasi se stessa essa sia, perché non è un nome che determina il proprio essere.


venerdì 31 marzo 2017

Sogni: Un assegno pericoloso

Con un gruppo di amici, non meglio identificati, dovevo portare un assegno e girarlo ad un'anziana signora. Tuttavia questa donna aveva una fama particolare e mentre ci dirigevamo verso la sua abitazione, sentivo una sorta di disagio e tensione farsi sempre più palpabile.
Quando siamo arrivati era ormai tarda sera e la signora ci ha fatto accomodare nel salottino. La stanza, come il resto della casa era piuttosto piccola, illuminata solo da un paio di vecchi abat-jours.
Ricordo che l'ambiente era ricoperto di stoffe pesanti, dal tappeto alle poltrone, alla tovaglia sul grosso tavolo di legno. Anche i paralumi degli abat-jours erano di un colore scuro, tanto che la luce ne era notevolmente smorzata.
Tutta quella pesantezza gravava su di me come una coperta bagnata e l'anziana signora pur essendo gentile e cordiale emanava un'aura pericolosa; avevo la netta sensazione di trovarmi nell'antro della strega.
La padrona di casa mi fece accomodare ad un tavolo, tirai fuori l'assegno e mentre lei lo controllava, vidi che seduta ad una delle poltrone, che ci dava le spalle, c'era un'altra signora, altrettanto anziana, che immaginai essere la sorella. La donna non diede, nemmeno per un istante, l'impressione di accorgersi di noi; la sua attenzione era rivolta alla televisione e quando vidi ciò che stava guardando, un brivido mi fece sussultare. L'apparecchio era sintonizzato su un canale locale che stava trasmettendo "Freaks" di Tod Browning.
Distolsi lo sguardo e tornai a occuparmi degli affari che mi avevano portato in quella casa. Presi l'assegno lo girai e cominciai a porvi la mia firma, tuttavia la cosa non fu così semplice perché l'assegno era diventato ruvido, come se anche esso fosse della stessa stoffa greve di tutta la stanza.
L'anziana donna verificò la mia firma e poi mi chiese di mettervi accanto un simbolo. Iniziai a disegnare qualcosa e fu allora che mi svegliai.


mercoledì 8 marzo 2017

Anche per te (dedicato a tutte le donne)

8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne; quale che sia il motivo che ha portato alla nascita di tale ricorrenza, ho pensato di celebrarla qui, ricordando dieci film in cui la figura femminile assume ruolo fondamentale e di spicco. Fortunatamente, nella storia del cinema, i film che trattano storie di donne, sono molteplici; io ne ho scelte dieci a caso, sicuramente ce ne saranno di più importanti e di fatti meglio, ma ho cercato di raccontare la donna nella sua completezza e in varie sfaccettature: donne bambine e donne adulte, lavoratrici, mamme, donne sfruttate e donne forti, donne che amano uomini e donne  che amano donne...

The Help: A Jackson, nel Mississippi degli anni Sessanta, sono ancora forti le discriminazioni razziali di cui sono vittima soprattutto le donne di colore che lavorano come cameriere e bambinaie nelle case delle ricche famiglie locali. A raccontare le loro storie è Eugenia "Skeeter" Phelan, una ragazza bianca, cresciuta proprio da una di queste donne, che sogna di diventare scrittrice.
Film che racconta una brutta pagina di storia contemporanea, ma seppur denunciando con forza quanto accadeva, non manca di qualche tocco di leggerezza e di umorismo. Cast eccezionale che ha portato all'Oscar come miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer.



Quelle due: Karen e Martha sono due insegnanti che dirigono una scuola privata femminile. Un giorno, una ragazzina, dopo essere stata messa in punizione, inventa una relazione omosessuale tra le due donne. La piccola comunità condanna subito le due insegnanti, costringendole a chiudere l'istituto. Quando ormai le cose sono precipitate, la bambina confesserà di essersi inventata tutto, ma ormai la vita di Karen e Martha è rovinata, inoltre, prima del drammatico finale, quest'ultima si confiderà con l'amica raccontandole di essere effettivamente innamorata di lei.
Film forte, soprattutto per l'aspetto sessuale della storia, dato che in quegli anni era complicato raccontare storie di omosessualità, anche solo con accenni velati. Tuttavia Wyler, (di cui questo è un remake di un suo stesso film) fa un buon lavoro, grazie anche ad un cast stellare in gran forma. In particolare spiccano le due attrici protagoniste, Audrey Hepburn e Shirley MacLaine.



Stella: Stella è una bambina di undici anni che vive nella banlieue parigina. I suoi genitori sono proprietari di un bar frequentato soprattutto da disadattati e alcolizzati, Quando la ragazzina inizia a frequentare la prima media di un istituto borghese, comincia ad avvertire le differenze con i suoi nuovi compagni; inoltre sente che le manca qualcosa, perché pur conoscendo un sacco di giochi con le carte, di notizie sul calcio e sui "fatti della vita", a scuola non va' molto bene. Sarà l'amicizia con una sua compagna di classe, figlia di intellettuali argentini, a spingere a migliorarsi e a desiderare una vita migliore.
Bel film, delicato, da noi passato quasi inosservato, che richiama sia il cinema di Truffaut, come quello de "I quattrocento colpi" e "Gli anni in tasca", sia le opere dei fratelli Dardenne per lo stile con cui e girato. Una bella storia, che non manca di qualche momento forte, ma con un finale edificante.



Una donna in carriera: Tess McGill è una giovane segretaria di grandi ambizioni, sogna infatti di sfondare nell'alta finanza. Dopo aver cambiato numerosi posti di lavoro, a causa del suo carattere poco remissivo, Tess arriva allo studio di Katharine Parker una delle più importanti dirigenti agenti borsistiche della città. La donna si dimostra però, fin da subito, capricciosa e dispotica nei confronti della nuova segretaria e quando questa le parlerà di un suo progetto finanziario, farà finta di non trovarlo interessante per poi appropriarsene di nascosto. Tess riuscirà ad avere la sua rivincita quando il suo capo resterà bloccata a letto per un incidente di sci e ne prenderà il posto, anche nel cuore del suo amante.
Graffiante e divertente commedia, diretta con brio e ben recitata dai tre protagonisti principali, Melanie Griffith, Sigourney Weaver ed Harrison Ford




Nausicaa della valle del vento: In un mondo post apocalittico, una foresta tossica ha ricoperto la quasi totalità del pianeta. Quando sembra che un nuovo conflitto stia per sconvolgere quel che rimane della terra, sarà la Principessa Nausicaa del regno della Valle del Vento, una delle poche zone ancora abitate dall'uomo, a intervenire e a lottare per riportare la pace e la serenità tra l'umanità e la Terra.
Film d'animazione-fantasy, ma come in (quasi) tutte le opere del Maestro Miyazaki, la figura femminile è al centro della storia e si rivela fondamentale per portare al riflessivo, ma positivo finale.



Lilja 4-ever: Lilja ha sedici anni e vive con la madre e il compagno di lei in una cittadina dell'ex unione sovietica, ma in procinto di partire per gli Stati Uniti in cerca di una vita migliore. Al momento della partenza, la madre le dice che lei potrà raggiungerli solo in seguito e nel frattempo avrebbe dovuto vivere con un anziana zia. La donna però, non prova affetto per la ragazzina e la caccia di casa, costringendola a vivere in un piccolo e sporco appartamento. Inoltre una compagna di classe farà passare Lilja per una prostituta, così la ragazza si troverà sempre più sola. Al suo fianco resta solo un ragazzino più giovane, innamorato di lei. Un giorno Lilja conosce un ragazzo che la tratta con dolcezza e decide di andare a vivere con lui in Svezia. Qui lui rivelerà le sue vere intenzioni e costringerà la ragazzina a prostituirsi davvero. Sempre più sola e umiliata, Lilja deciderà di togliersi la vita.
Terzo film dello svedese Moodysson che in questo caso racconta una storia drammatica, senza happy end, puntando il dito contro il mondo della prostituzione minorile, prendendo spunto da una vicenda realmente accaduta. Film di denuncia, forte e che non può lasciare indifferenti.



Thelma & Luoise: Thelma e Louise sono due amiche, una casalinga l'altra cameriera che decidono di partire per un weekend in montagna, senza però avvertire i rispettivi compagni. Durante una sosta in un locale western, Thelma subisce un tentativo di violenza e Louise, accorsa in suo aiuto, uccide l'uomo con un colpo di pistola. A questo punto le due donne decidono di fuggire in Messico, inseguite dalla polizia, fino al drammatico finale.
On the road al femminile che racconta la storia di due donne determinate a non essere vittime e che cercano riscatto dalle loro vite insoddisfacenti, spesso vittime di abusi da parte degli uomini, che in questo film sono quasi tutti figure negative.
Ottimo cast, ottima regia e finale che ha fatto storia nel cinema.



La pazza gioia: Beatrice e Donatella sono due ospiti di un istituto femminile di correzione mentale. Un giorno, stanche delle restrizioni a cui sono sottoposte, decidono di fuggire, in cerca di avventura in quel pazzo posto che è il mondo esterno. Le due diventano così amiche e insieme riusciranno ad affrontare i propri fantasmi del passato.
Virzì dirige il suo "Thelma & Louise" con uno spirito tipico italiano, in una commedia divertente, ma con tanti spunti di riflessione, un po' fiaba e un po' cronaca. Bravissime le due protagoniste.



...E ora parliamo di Kevin: Eva è costretta a mettere da parte la sua vita professionale e tutte le sue ambizioni quando rimane incinta. Quando nasce il bambino, la donna si dimostra subito distaccata e anaffettiva, cosa di cui Kevin risente e di conseguenza si comportasi in maniera aggressiva, soprattutto nei suoi confronti, fino a quando, da adolescente compirà un gesto irreparabile. A questo punto, additata dalla comunità come colpevole, Eva comincia a interrogarsi sulla sua reale responsabilità nel rapporto con il figlio e cercherà di ricostruire il legame da troppo tempo perduto.
Film duro, in cui la figura femminile e della madre viene messo in discussione. Non tutte le donne sono portate per essere mamme, ma in questo film la protagonista cerca una sorta di redenzione, riavvicinandosi al figlio colpevole di una terribile strage.



Fucking Amal - Il coraggio di amare: Agnes ed Elin sono due quindicenni che vivono ad Amal, una triste e anonima cittadina svedese. La prima è una ragazzina solitaria, che non riesce a farsi amici ed è segretamente innamorata di Elin, cosa di cui riesce a parlare solo attraverso le poesie che scrive al computer. Elin invece è una delle ragazze più desiderate della scuola, ma solo all'apparenza sicura di se e in realtà annoiata dai suoi coetanei e impaurita dal futuro. Dopo un inizio difficile, le due ragazze diventeranno intime amiche e anche Elin si scoprirà innamorata di Agnes.
Bella storia d'amore adolescenziale, raccontata con la libertà che solo i Paesi nordici riescono a mettere anche in vicende che toccano il difficile tema della sessualità e omosessualità in età giovanile, ma anche sul male di vivere tipico di quell'età, fortunatamente con un finale positivo.





giovedì 23 febbraio 2017

Nella casa (2012)

Anche in questo caso riporto una vecchia recensione che potete trovare nella mia pagina facebook "Cinema giovane" il cui link è qui accanto.



Il professor Germain (Fabrice Luchini), insegnante  letteratura in un liceo francese,  diretto con spirito innovativo e tradizionalista allo stesso tempo (vedi l’idea di istituire la divisa per annullare le differenze sociali), un giorno assegna alla classe un tema apparentemente semplice: chiede ai ragazzi di mettere per iscritto come hanno trascorso il weekend appena passato.  La maggior parte dei lavori, per il professore, sono  tutt’al più mediocri, ma in mezzo a tutta quegli scritti modesti,  uno spicca per le sue qualità. E’ il tema di Claude Garcia (Ernst Umhauer), studente timido e introverso, in cui questi descrive di come si è introdotto in casa del suo compagno Rapha (Bastien Ughetto) , per dargli ripetizioni di matematica, e spiandone la vita famigliare. Ma la cosa particolare è che il tema si interrompe bruscamente e finisce con la parola “continua”.  Affascinato dal talento del ragazzo, e incuriosito su come prosegue la storia, Germain invita il giovane a proseguire in questo “gioco” voyeuristico.



 Di volta in volta, Claude consegna al professore una nuova pagina del tema (che si avvia ad essere un’avvincente romanzo sui vizi e virtù di una “normale” famiglia francese), che lo aiuta nella costruzione dei passaggi più difficili della storia.  Ben presto però la situazione sfugge di mano ai suoi protagonisti, ripercuotendosi sulle vite di tutti, ma se la famiglia di Rapha ne esce comunque unita, nonostante le attenzioni di Claude verso la madre del suo compagno (una splendida Emmanuelle Seigner), non è lo stesso per il professor Germain e sua moglie (una sempre bravissima KristinScott Thomas ) gallerista d’arte sull’orlo del fallimento, infine uniti unicamente per la morbosa curiosità della storia raccontata da Claude.




Fin dal suo esordio in “Sitcom”, Ozon ama esaminare le vicende famigliari, dissezionandone pregi e difetti, e portando così a galla falsità e ipocrisie. In questo “Nella casa”, tratto dalla pièce teatrale “Il ragazzo dell’ultimo banco” dello spagnolo Juan Mayorga, il regista francese si pone a metà strada tra dramma e commedia noir, giocando la carta del voyeurismo, stavolta non con accezione negativa, ma come sorta di denuncia di una certa morbosa e pericolosa curiosità. Il richiamo ad Hitchcock in questo caso è piuttosto evidente. Partendo dalla potenza  fascinosa della scrittura, Ozon ci conduce a scoprire come degli equilibri precari, possano essere messi a dura prova da un semplice fattore esterno, in questo caso un ragazzo di sedici anni, che entrando con garbo e innocenza, all’interno di una famiglia già turbata da problematiche dei singoli componenti, ne mini le basi dall’interno.
Il film sembra così un avvincente romanzo, in cui alla fine di ogni capitolo siè totalmente incuriositi a proseguire e a conoscere il destino dei personaggi,ma man mano che si prosegue nella visione (lettura) diventa sempre più difficile distinguere realtà e finzione, in un gioco ad incastri, tanto intricato quanto affascinante.





Splendido il finale, in cui il professore e lo studente si ritrovano assieme,ancora una volta uniti da un legame indissolubile, in quanto necessario l’uno all’altro.
Bravissimi tutti i protagonisti, che danno vita ad un film intrigante e ironico, ricco di sfumature e intelligente.

giovedì 16 febbraio 2017

L'identità del lupo

Ecco un altro vecchio racconto, forse non tra i migliori che abbia scritto, ma con qualche buon passaggio:

Aaron scoprì quella notte cosa significasse realmente avere paura; fino ad allora nemmeno il suo incubo peggiore era stato tanto terrificante.
Rinchiuso nell’armadio a muro, abbracciato al fucile da caccia che era appartenuto a suo padre, il suo respiro si era fatto affannoso, mentre grossi rivoli di sudore gli solcavano il volto.
Fuori la bestia fiutava l’aria, fiutava la sua paura. Presto lo avrebbe trovato, e allora lui avrebbe dovuto ammazzarla, ma come poteva sparare a Mark, come poteva uccidere un bambino?

Aaron si era trasferito ad Howling Rock da poco più di un mese, trovando subito lavoro nella locale scuola media, come insegnante d’Inglese, e per arrotondare lo stipendio dava ripetizioni privatamente. Proprio quella sera stava ripassando la lezione con il piccolo Mark Grimm, un suo allievo della prima media.
Mentre il bambino stava riordinando la cartella per tornare a casa, Aaron scostò le tende guardando dalla finestra.
La luna era già alta in cielo e in quella limpida serata di principio d’autunno sembrava ancora più grande e luminosa.
“E’ proprio una bella serata, vero signor Levi?” chiese improvvisamente il ragazzino.
“Si hai  proprio ragione Mark”
“Lei conosce la storia del mostro di Howling Rock?”
Aaron si voltò a guardare il suo piccolo interlocutore.
“Si ne ho sentito parlare, ma è solo una leggenda.”
“E se non fosse così?” chiese nuovamente Mark.
Ora c’era qualcosa di strano nel volto del bambino, qualcosa di sbagliato. Il suo sguardo era triste e impaurito allo stesso tempo.
“Cosa succede Mark” chiese Aaron “c’è qualcosa che non va?”
“Mi dispiace…” rispose il ragazzino
Poi, portatosi le mani alla testa, cadde in ginocchio e un  urlo spaventoso gli uscì di gola.
Aaron si precipitò per soccorrerlo, ma appena gli fu vicino indietreggiò immediatamente con gli occhi sgranati.
Il bambino continuava  a dibattersi a terra e a strillare come in preda ad atroci dolori; le sue membra iniziarono a gonfiarsi lacerando i vestiti e Aaron poté sentire chiaramente lo scricchiolio delle ossa di Mark che si stavano allungando, mentre il corpo nudo veniva ricoperto da un folto pelo.
Gli splendidi occhi verdi del ragazzino si trasformarono in enormi, gialli occhi ferini; la mandibola si allungò fino ad assumere una forma animalesca, mentre il labbro inferiore si arricciò mettendo in mostra una lunga fila di denti aguzzi.
A quel punto Aaron, ormai in preda al terrore più profondo, cominciò a indietreggiare, non riuscendo però a distogliere lo sguardo da quella mostruosità.
Quando giunse alla porta della cucina, la creatura ululò e poi digrignando i denti si voltò verso di lui.
Aaron allungò il braccio verso il tavolo e afferrò il matterello che vi era appoggiato sopra; appena l’essere gli si avventò contro lui ritirò il braccio colpendolo così in pieno volto.
La creatura guaì.
Aaron approfittò di quell’attimo di stordimento del mostro per fuggire. Passando per il suo studio, con un calcio spaccò la rastrelliera dove erano esposti alcuni fucili, ne prese uno e controllò che fosse carico. Non avrebbe mai voluto usarlo, ma se fosse stato necessario almeno aveva un’arma con cui difendersi.
Scostò leggermente la porta e vide che il lupo teneva bloccata la porta d’uscita, per cui cercando di non fare rumore, salì al piano superiore passando per la cucina.
Dalla balaustra spiò al piano terra. Mark-lupo stava annusando l’aria, si fermò per un istante, poi spostò lo sguardo verso il suo nascondiglio. Il ghingo della bestia si fece più largo, come a volerlo deridere e con passi lenti, ma decisi cominciò a salire le scale.
Aaron strisciò il più rapidamente possibile in camera sua, chiuse la porta e si nascose nell’ampio armadio a muro.
Rimase in ascolto, ma per un lungo tempo non udì nulla, il tempo sembrava essersi bloccato e sentiva la paura aumentare maggiormente. Armò il fucile, ma ora non era più tanto sicuro che sarebbe riuscito a sparare a quel mostro. Continuava a vedere il volto sorridente di Mark e anche se adesso aveva le sembianze di un orribile lupo, lui continuava a vederlo soltanto come un bellissimo bambino.
Un colpo secco fece scricchiolare la porta, e al secondo la porta si aprì.
La creatura fiutò l’aria, fiutò l’odore di urina che chiazzò i jeans di  Aaron; si voltò in quella direzione, e con un balzo sfondò le ante dell’armadio.
Aaron fece fuoco.

Quando la polizia giunse a casa del nuovo insegnate di Howling Rock, si trovò di fronte ad una sena agghiacciante. Nella camera da letto dell’uomo, un bambino completamente nudo, giaceva in un mare di sangue con mezza testa maciullata da un colpo di fucile.
Aaron fu trovato agonizzante nella vasca da bagno con le vene tagliate. Trasportato d’urgenza all’ospedale riuscirono a salvargli la vita.
Tre anni dopo, in una notte di luna piena, del tutto simile a quella in cui si era verificata quell’orrenda tragedia, Aaron Levi fu assassinato nelle docce della prigione in cui stava scontando la sua condanna, in attesa del giorno in cui la sentenza di condanna a morte fosse stata eseguita.

I colpevoli non furono mai cercati