venerdì 15 giugno 2018

Hesher è stato qui (2010)




TJ è un ragazzino di tredici anni, ha da poco perso la madre in un incidente stradale e ancora non riesce a farsene una ragione. Assieme al padre, depresso e dipendente da psicofarmaci, vive a casa della nonna, che cerca di riportare un po’ di serenità nella vita famigliare, ma viene continuamente snobbata e a lei non resta che assistere impotente al disgregarsi del rapporto tra padre e figlio.
TJ è arrabbiato con il padre, perché ha  mandato allo sfasciacarrozze, quel che resta dell’auto, dove la donna ha perso al vita, l’ultimo oggetto che ancora lo legava alla madre morta e come se non bastasse,  l’indolenza nella quale l’uomo è sprofondato, gli fanno perdere di vista la sofferenza del figlio.



Un giorno, mentre attraversa un cantiere in costruzione, TJ cade dalla bici e lui, per rabbia, rompe il vetro di una finestra; dalla casa, che avrebbe dovuto essere vuota, esce un giovane a torso nudo, con lunghi capelli e coperto di strani tatuaggi, che lo trascina dentro l'edificio per dargli una lezione, ma l’arrivo della polizia lo distoglie dall’intento, costringendolo alla fuga. Tuttavia lo strano giovane, ritenendo TJ responsabile dell’avergli fatto perdere il suo rifugio, comincia a seguirlo ovunque e a tormentarlo, mettendolo anche nei guai con un bullo della scuola. Infine si insinua fin dentro casa del ragazzino, spacciandosi per un suo amico.



TJ non dice nulla spaventato dall’atteggiamento aggressivo del ragazzo, mentre suo padre Paul, finge di credere a quel bizzarro personaggio, troppo abulico e apatico, per reagire, e l’unica a prendere in simpatia Hesher, così si fa chiamare il giovane, è la nonna.
L’arrivo di Hesher ha l’effetto di una bomba, nell’ambiente famigliare di TJ, che si trova sempre più spesso nei guai, sia con il bullo della scuola, sia con la polizia.



Inoltre il ragazzino fa la conoscenza di una simpatica, ma insicura commessa, interpretata da una quasi irriconoscibile Natalie Portman, di cui si innamora, pur non riuscendo a confessarglielo. Quando, dopo la morte della nonna, le cose sembrano peggiorare ancora di più, sarà proprio Hesher, con i suoi modi grevi e volgari, con le sue metafore sporche e il suo fare anticonvenzionale, ad aprire gli occhi a padre e figlio, ristabilendo così la serenità famigliare.



A interpretare Hesher, vero punto di forza del film, nonostante il film racconti principalmente le vicende della famiglia di TJ, è Joseph Gordon-Levitt, a cui il personaggio sembra cucito addosso. Tuttavia, la caratterizzazione di Hesher è così marcata, che finisce per annullare tutti gli altri personaggi, a eccezione forse, quella del piccolo TJ. Infatti tutti gli altri personaggi sono quasi senza spessore a partire Paul, ma anche Nicole, la timida commessa ha un ruolo di quasi nessuna importanza e che incide nel film solo in minima parte.



Se l’intro del film è fulminante e accattivante, il finale è forse un po’ troppo affrettato e poco incisivo. In ogni caso la pellicola rimane una buona opera prima, con diversi punti interessanti e qualche caduta di stile. Come già detto ottima l’interpretazione di Joseph Gordon-Levitt, che dice di essersi ispirato a Cliff Burton, ex bassista dei Metallica, per caratterizzare Hesher, ma altrettanto buona quella di Devin Brochu, che conferisce al suo TJ, la giusta rabbia e frustrazione.

sabato 9 giugno 2018

[TAG] Very Pop Blog - Le mie estati del passato




Ah, che belle le estati di quando eravamo bambini e ragazzini, lunghe giornate all'aperto, niente obbligo di andare a letto presto, le vacanze, pochi compiti...Insomma l'estate sembrava fatta a posta per noi giovanissimi, per divertirci e rilassarci, per darci all'avventura e a tutti quegli hobbies che durante l'anno seguivamo meno...Ecco dunque un nuovo tag, ideato da MikiMoz e per cui sono stato chiamato a partecipare dal buon Riccardo Giannini de Il Bazar di Ricky.
Questo il regolamento:

1- Elencare tutto ciò che è stato un simbolo delle nostre estati da bambini, in base ai vari macroargomenti forniti;
2- Avvisare chi vi ha nominato dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento sul suo blog.
3- taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.


LE MIE ESTATI DEL PASSATO

GIOCO IN CORTILE


In realtà, nei meravigliosi anni 80, il cortile era tutto il paese. Si poteva girare tranquillamente da una parte all'altra, andare a trovare gli amici in bicicletta, o andare a comprare il gelato al bar senza paura di incontrare brutta gente, e anche se per strada bisognava comunque fare attenzione, non c'erano i pazzi patentati che ci sono oggi...In ogni caso, quando ci fermavamo a giocare sotto casa i giochi erano più o meno sempre gli stessi: calcio, nascondino, sardina, guerra...


GIOCO IN SPIAGGIA

Da piccolo non sono stato molto al mare, la mia famiglia era più da montagna, dunque a parte un paio d'anni, in cui siamo stati a Sottomarina, per far respirare aria salmastra a mio fratello, noi preferivamo le lunghe camminate tra boschi e sentieri alpini, ai bagni e alle noiose giornate sabbiose (ora la vedo diversamente, ma si sa, col tempo si cambia). Di quelle poche volte ricordo i castelli di sabbia, le piste con le bilie di plastica, con le foto dei ciclisti e le partite a bocce (che poi ci giocavamo anche in montagna).


FUMETTO

Inizialmente era solo Topolino, nella versione dell'albo settimanale o una delle tante raccolte. Poi ci sono stati i vari Lanciostory e Scorpio...e solo nell'adolescenza è arrivato Dylan Dog.



CIBO

Non c'è estate se non c'è l'insalata di riso...Oppure l'insalata di pollo...Naturalmente tanta frutta; al tempo ne mangiavo molta più di ora e poi il gelato, industriale o artigianale...l'importante era concludere la cena in dolcezza...



CANZONE

Anche qui ci sarebbe l'imbarazzo della scelta...del resto in estate c'era il Festivalbar e i tormentoni, si sprecavano. Potrei dunque citare i Righerira, Spagna, gli Europe o i Pet Shop Boys, ma in questo caso voglio ricordare una canzone che per un paio di settimane ha emozionato tutti noi italiani, nell'estate del 1990. Avevo quattordici anni, quasi quindici e Gianna Nannini con Edoardo Bennato, ci hanno accompagnato fino a quella maledetta semifinale con l'Argentina, con questa canzone che tutti ancora ricordiamo:




LIBRO

Leggevo molto anche durante l'anno, ma d'estate, avendo più tempo disponibile, leggevo ancora di più, avventure, classici per ragazzi, gialli, ma il libro che ricorderò di più è "IT" di Stephen King, letto mentre ripassavo matematica per gli esami di riparazione a settembre. Ci ho messo appena dieci giorni a finire quel tomo...e avrei avuto voglio di ricominciare subito...



FILM

Estate voleva dire "Notte Horror" (o inizialmente Notte con Zio Tibia), ma c'erano anche tanti film per ragazzi, dai classici "Explorers" e "Navigator" a quelli usciti dal circuito del Giffoni Film Festival.



LUOGO

Dovendo scegliere per forza un luogo, probabilmente sceglierei la casa dove abito ora, ma che al tempo era la casa dei miei nonni. Nelle estati dei dodici e i tredici anni, ma forse anche qualche anno dopo, mi prendevo una "vacanza" da casa mia e andavo a passarla dai nonni, dove ero libero e viziato e quando veniva mio cugino facevamo mille giochi di fantasia.



VIDEOGAME 

Prima ci sono stati i vari giochi da edicola per il Commodore 64, poi quando è arrivato il pc, ed ero già adolescente c'è stato un gioco che mi ha intrattenuto, che nelle ore del primo pomeriggio, quando il sole picchiava troppo per poter uscire a giocare e questo gioco era Football Menager.



GIOCO DA TAVOLO

Anche qui ce ne sono molti...Monopoli, Cluedo, HeroQuest...Però tra i tanti sceglierei un gioco che aveva un mio amico, che mi piaceva molto, anche se ora non ricordo bene le regole: Marco Polo



GIOCATTOLO

Boh...non ho un ricordo legato ad un giocattolo in particolare...si giocava con un po' di tutto, dalle macchinine, con le pistole, con i lego...Insomma l'importante era divertirsi non importa con che gioco...



TELEVISIONE

Come sempre tanti cartoni animati, ma poi come già detto c'era il Festivalbar e Zio Tibia Picture Show, c'era Giochi senza frontiere, c'erano i Mondiali di calcio, le olimpiadi...E poi durante l'adolescenza e la preadolescenza, durante la notte si faceva zapping per trovare i film erotici nelle tv private



LIFE


La prima parte dell'estate di solito la passavo al mio paese, se non ero a casa o in giro con gli amici, andavo al Grest, poi come ho già detto, qualche volta andavo dai nonni, che abitavano a pochi chilometri da casa. Ad agosto invece, iniziava la vacanza vera e propria: come ho già detto, la mia famiglia di solito passava le vacanze in montagna (Sappada, Falcade, Auronzo...), ma ci sono state delle eccezioni al mare, una volta in Sardegna e un'altra in cui non siamo andati in soggiorno in un unico luogo, ma abbiamo girato di qua e di là (ricordo ad esempio l'Italia in miniatura). Da adolescente ricordo, invece, i lunghi pomeriggio a giocare a calcio, anche sotto il sole cocente.


FOTO DI UN ESTATE PASSATA

A passeggio tra i monti delle Dolomiti - Anno 1984



La sorte ha voluto che i nominati per proseguire il tag (se vogliono farlo sono)

Cassidy de La Bara Volante
Pirkaf de Frammenti e tormenti
Claudia de Chi non scrive non muore mai
Mari di Redrumia
Arwen Lynch de La fabbrica dei sogni

E BUONA ESTATE A TUTTI!!!











venerdì 8 giugno 2018

Young Signorino: un furbo personaggio


Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti (Andy Warhol)

Quando per la prima volta ho visto il video della canzone Mmh ha ha ha di Young Signorino, sono rimasto alquanto interdetto. La prima reazione sarebbe stata quella di rigurgitare una serie di improperi su come, anche musicalmente stiamo cadendo sempre più in basso.
Certo parlare di musica in questo caso è quanto meno fuori luogo, ma prima di lanciarmi in invettive contro questa nuova figura, ho voluto cercare di capirci qualcosa di più.
Young Signorino, al secolo Paolo Caputo, è sostanzialmente un personaggio e niente più perché quello che fa, tutto si può dire, tranne che sia musica. Eppure c'è chi, pur criticandolo, accosta il suo modo di cantare, emettendo versi, allo scat-singing tipico dello jazz...Ora, io di musica ci capirò gran poco, ma un'affermazione del genere mi sembra, per lo meno, azzardata.



Detto ciò, si può tranquillamente affermare che Signorino sia furbo dato che è riuscito a far parlare di se in lungo e in largo, ottenendo, se non un vero e proprio successo, almeno un'enorme visibilità.
Non posso giudicarlo come persona, dato che non lo conosco personalmente e che quello che mostra di se, durante lo spettacolo e durante le interviste, potrebbe essere parte del personaggio.
Dice di essere il Marilyn Manson italiano, altro personaggio discutibile, ma che almeno fa musica; dice di essere il figlio di Satana, senza però motivare tale affermazione; dice che tra le sue influenze maggiori c'è Ludovico Einaudi...Non ho capito dove nei suoi brani si senta tale influenza, ma già il fatto che lo conosca è una buona cosa, se non fosse che in un intervista a Matrix di Chiambretti, ha affermato candidamente di non conoscere né Orietta Berti, né Otis Redding e se per la prima ci posso anche sorvolare, per quanto riguarda il secondo non sarei così generoso, dato l'importanza che ha avuto nel mondo della musica.
Continuo a sperare che tutte queste portate, alcune delle quali che contrastano tra di loro, facciano parte della recita che Paolo ci sta proponendo, un po' come alcune soubrette che fanno la parte dell'oca giuliva, pur non essendo per nulla stupide.
Una speranza che temo essere vana, non mi da per nulla l'impressione di essere così intelligente, però, come ho già detto è molto furbo e se anche se alla fine sarà solo una meteora, avrà comunque raggiunto il suo scopo.

martedì 5 giugno 2018

Il giglio nero (1956)

Rhoda Penmark è una graziosa bambina di otto anni, sempre educata e dall'aspetto impeccabile. Tornata a casa dopo una festa campestre in cui è morto un suo compagno, la bambina non mostra nessun segno di turbamento per quanto accaduto, anzi dice di averlo trovato emozionante. La madre di Rhoda, preoccupata per la mancanza di empatia della figlia, cerca di capire come stanno veramente le cose e così scopre che è stata proprio la bambina ad uccidere il suo amichetto per un futile motivo.



Un po’ alla volta emergerà una terribile verità sulla vera natura di Rhoda, che porterà la donna ad un’estrema decisione. Film con protagonisti bambini cattivi ne sono stati fatti moltissimi, ma questo merita certamente di entrare nella top five. Il film si basa sull’opera teatrale “The Bad Seed”, a sua volta tratto dall’omonimo romanzo di William March.


In un America perbenista, questo film è una vera doccia fredda, in quanto mette in luce delle scomode verità che si è sempre preferito tenere nascoste, cioè che la malvagità può nascondersi ovunque, anche dietro al sorriso di un bambino. Rhoda è consapevole del suo aspetto innocente e lo usa a suo vantaggio arrivando anche a macchiarsi di orribili delitti, tanto è sicura che non potrà mai essere colpevolizzata, perché lei è solo un bambina.




Christine, la madre della piccola, giustamente rimane turbata dalla natura perversa della figlia, ma ciò che veramente spaventa lei e lo spettatore, è la mancanza di empatia e di rimorso di Rhoda; perché, se chiunque può commettere un crimine, la maggior parte delle persone, poi si pentirebbe o quanto meno si sentirebbe gravare la coscienza da un peso non indifferente.
Nel suo tentativo di capire il perché sua figlia sia così, la donna arriverà a scoprire le sue vere origini e quindi a chiedersi se la malvagità nei bambini è ereditaria o frutto dell’ambiente. Il regista, attraverso il personaggio di uno scrittore amico di famiglia, propende per la prima ipotesi, adducendo che ci sono casi di bambini incapaci di provare rimorso o pietà e paragonandoli, appunto, a dei gigli neri.


La messa in scena è propria del teatro, infatti la vicenda si svolge quasi tutta in un unico ambiente e la forza del film viene data dalla bravura degli interpreti, e del regista che non mostra mai i delitti di Rhoda, ma lascia che la storia emerga dai dialoghi dei protagonisti.
Il film, ancora oggi, risulta essere disturbante e spiazzante; l’ideale immagine del bambino innocuo e innocente, viene stravolta e rivoltata, lasciandoci interdetti.



La pellicola ha avuto anche problemi con la censura dell’epoca; infatti il Codice Hays, proibiva che un film potesse finire con il crimine che non viene punito; così mentre nell’opera originale la malvagia Rhoda si salva, e la madre muore, nel film accade il contrario. Da notare che una volta tanto il titolo italiano risulta forse più efficace di quello originale.

venerdì 25 maggio 2018

La prima volta non si scorda mai

Ah...la prima volta, tutti abbiamo avuto una prima volta e non sto parlando per forza di sesso (quella la tengo per me e il mio personalissimo imbarazzo), ma posso raccontare di tante altre prime volte...Se poi volete potete accodarvi e dirmi le vostre, come in un tag, solo che io non taggherò nessuno.
Ora cominciamo:

Il mio primo libro: Beh immagino di aver letto qualche libro per bambini (anche se già a due anni sfogliavo, fingendo di leggerli, libri "normali", - ci sono foto a testimoniarlo -), di quelli grandi pieni di figure e con poche parole scritte in caratteri enormi, ma il primo vero libro, che ricordo di aver letto completamente è stato "Cuore" di De Amicis. Avevo circa 9/10 anni e fu una lettura che amai subito.




La mia prima gita scolastica: Anche qui ce ne sarebbero molte, ma se escludiamo tutte quelle di una sola giornata (Verona, Trieste, Foci del Po', Il Museo dell'Aria...), la prima gita in cui abbiamo passato la notte fuori è stata a Siena e al Parco dell'Uccellina (in Maremma), in seconda media. E' stato un mezzo disastro; nel senso che io mi ero portato un'unico borsone, sia per i vestiti che per la roba da mangiare, quando tutti gli altri ne avevano giustamente uno per i viveri e uno per i cambi di vestiario...mi sono dovuto scorrazzare di giro un borsone più grande di me, salvo poi essere aiutato da uno dei professori che si era intenerito nel vedermi piegato sotto il peso di tanta roba. I miei compagni mi presero un bel po' in giro...Però alla fine mi divertii, se non altro perché era la prima notte che passavo lontano da casa, senza genitori o altri parenti...

Il mio primo cd: Come altri strumenti tecnologici, anche il lettore per cd, arrivo in casa nostra relativamente tardi; passai così dallo stereo portatile a cassette (per lo più doppiate) ad un compatto Aiwa (se non ricordo male) e quando lo portammo a casa, mio fratello mi lasciò scegliere il primo cd che per qualche tempo, fu l'unico a girare nel lettore. Si trattava di "Live Magic" dei Queen. Bello, per carità,  adoravo già i Queen, ma certamente non il miglior album della band di Freddie Mercury. Però al momento ne ero entusiasta.

La prima volta al cinema: I miei genitori, pur amando i film, non erano degli appassionati di cinema; inoltre economicamente non eravamo proprio benestanti e portare al cinema due bambini è sempre stato costoso, per cui per tutta l'infanzia andammo a vedere solo uno o due film. Però il primo fu un gran bel film: "E.T. - L'extraterrestre"; avevo circa sette anni e mi divertii molto. Mio fratello un po' meno dato che si spaventò da morire assieme a Drew Barrymore, quando questa scopre il piccolo alieno in camera di Elliot



La prima volta al cinema con gli amici: Qui ho qualche dubbio, ma dopo un'attenta e ponderata riflessione, la scelta ricade tra due film, usciti nel 1988, nessuno dei due memorabile, ma da appassionato di cinema uno di questi è una macchia che mi porterò per sempre addosso: "Mia moglie è una bestia". Non so nemmeno perché accettai di andare a vedere questo filmaccio....certo dovevo ancora formare i miei gusti, ma quella volta caddi veramente in basso...
L'alternativa è che il primo film sia stato "Rambo III", anche in questo caso non un film memorabile, anzi, ma per lo meno sarebbe stato meno osceno della pellicola di Boldi.

La prima volta in aereo: E' stato quando sono andato a trovare i miei parenti in Francia, vicino a Parigi, nel 2003 se non sbaglio. Sinceramente non ho molti ricordi di quel viaggio in aereo, il che è strano se si considerano tutte le mie stupide paure (sarò in grado di trovare il gate giusto? E se non trovo più la valigia?...) e che ero praticamente da solo. Sicuramente ero emozionato, ma più di questo non ricordo.

Il mio primo dvd: Anche questo arrivò molto tempo prima che avessi il lettore, per cui lo guardai e riguardai al pc, un po' come faccio ora del resto, dato che i film me li guardo al lavoro, ma tornando a noi, il titolo in questione è "Un lupo mannaro americano a Londra". Dopo di che ne arrivarono molti altri, fino ad arrivare al migliaio di dvd che ho ora (ma fosse per me sarebbero molti di più).




La prima volta allo stadio: Di quell'occasione, ne ho già parlato ampiamente QUI. Fu per il derby di serie B, Padova-Venezia: naturalmente io ero tra i tifosi biancoscudati...

La prima volta all'estero: Escludendo, naturalmente, quando andammo a San Marino o in Vaticano, la prima volta che uscii dall'Italia, fu quando, con la scuola facemmo lo scambio culturale con dei ragazzi francesi. Fu molto emozionante perché per buona parte della giornata, ognuno di noi era da solo con la famiglia che lo ospitava e dovevamo per forza comunicare in francese. Ricordo che nonostante qualche difficoltà alla fine me la cavai più che egregiamente. Anche il viaggio fu qualcosa di allucinante, dato che la scuola con cui facemmo lo scambio era a Brest, sulla punta estrema della Bretagna e noi ci arrivammo in due giorni di autobus...

La mia prima birra: Ho qualche vago ricordo di una bella e schiumosa bionda ad un tavolo della pizzeria "La Lanterna", dove si andava sempre per le cene delle medie, ma dubito che a quell'età avessi già iniziato a bere birra. Probabilmente è stato qualche anno più tardi, in una delle domeniche sera che concludevano il weekend della nostra compagnia...Anche perché una volta non mi piaceva la birra, avendo assaggiato solo quella in lattina da supermercato. Poi però mi capitò di assaporarne una uscita fresca da una spina e lì il gusto fu tutta un'altra cosa...ancora meglio andò quando scoprii la birra rossa...



Il mio primo concerto: Non ricordo in che anno fu, ma sicuramente fu un concerto di Francesco De Gregori a Treviso. Ci andai con mio cugino e arrivammo li abbastanza presto, con la speranza di riuscire a intercettare il Principe al suo arrivo, prima che entrasse al Palasport; ci andò male, ma poi trovammo posto sul parterre quasi in prima fila e ci divertimmo un sacco.

La prima vacanza da solo: Ufficialmente sarebbe quella volta che andai a trovare i parenti in Francia, ma anche se mi divertii e vidi cose molto interessanti, comunque ero in famiglia e la sera, essendo loro non più giovanissimi, la passavamo in casa a guardare la tv. Per cui la prima vera vacanza da solo fu quando nel 2007 andai  trovare la mia amica Claudia a La Spezia.
Con Claudia ci eravamo conosciuti in un forum di cinema e dopo molte chiacchiere in chat, nacque una bella amicizia. Non avendo nulla in programma per quell'estate mi organizzai per andarla a trovare. Ho passato una bellissima settimana, in giro per il levante ligure a visitare bei luoghi e in magnifica compagnia (ah per se ve lo chiedeste, no, non c'è stato nulla tra me e la mia ospite).

Il primo giorno di scuola: Anche qui i ricordi sono molto vaghi, ricordo la classe in fondo al corridoio e che probabilmente arrivai con un po' di ritardo, ricordo tutte queste facce nuove, che in parte mi spaventavano e in parte incuriosivano. Ricordo la cartella blu in cartone, il grembiule nero con il fiocco azzurro...Ma poi non ricordo altro, ormai è passato troppo tempo...


Per chi volesse saperlo, io sono il terzo da destra seduto in prima fila

Come dicevo se il post piace e qualcuno volesse prendere spunto per raccontare le sue prime volte, che possono essere altre da quelle che ho messo io, ben venga; tuttavia io non nominerò nessuno, ma starò qui a osservarvi...

venerdì 18 maggio 2018

Un lupo mannaro americano a Londra (1981)

Impegni vari mi hanno tenuto lontano dal blog per diversi giorni, per gli stessi motivi non ho avuto modo di vedere film e quindi scrivere nuove recensioni, per cui, ancora una volta, sono costretto a proporne una vecchia...ma so che apprezzerete ugualmente.

ATTENZIONE AGLI SPOILER!!!



"Guardatevi dalla luna e tenetevi sulla strada"

Due giovani turisti americani, David Kessler (Naughton) e Jack (Dunne), si recano in Europa per una vacanza di tre mesi. Nella desolta campagna inglese, conoscono alcuni abitanti di un piccolo paesino e i frequentatori dell'unico pub del posto, "L'agnello macellato". Questi sono diffidenti con tutti gli estranei al luogo, e così i due ragazzi decidono di proseguire il loro cammino nonostante sia notte profonda. Ai due vengono comunque dati alcuni consigli dai toni sinistri: "Rimanete sempre sulla strada e state lontani dalla brughiera", "Guardatevi dalla luna". I due giovani s'incamminano nella notte, ridendo e scherzando, fino a quando sentono un agghiacciante ululato. 

"Domani notte è luna piena, Tu cambierai, David. Tu diventerai..."


Tentando di tornare indietro i ragazzi si perdono e vengono così attaccati da un enorme lupo. Jack viene ucciso, mentre David, viene salvato dall'arrivo degli abitanti del villaggio che si erano messi alla loro ricerca, ma è stato comunque morso dalla terribile bestia. Durante la convalescenza in ospedale, David è tormentato da orribili incubi e trova conforto nell'amore dell'infermiera che lo segue. Una notte gli appare sotto forma di fantasma-zombie l'amico Jack, che gli consiglia di suicidarsi, perchè quello che lo ha morso era un licantropo e ora sarà lui a trasformarsi nelle notti di luna piena per andare in cerca delle sue vittime.

"Se vuole divertirse non è per niente spiritoso. Farò una denuncia!"

David non crede (o non vuole credere) alle parole dell'amico, che gli apparirà altre volte col volto sempre più decomposto. Uscito dall'ospedale David, va a vivere a casa dell'nfermiera, e una notte in cui lei è assente si trasforma in lupo ed esce per la città a caccia di prede. Quando si accorgerà di quello che ha fatto, non avrà il coraggio di ammazzarsi, così si trasformerà un'altra volta e questa volta, dopo essersi lasciato dietro una lunga scia di sangue, braccato dalla polizia, verrà abbattuto e si ritrasforma in uomo.

"Non lo so se in te mi piace di più la tua fantasia o il fatto che sei terribilmente attraente"

Il 1981 è un anno fortunato per l'uomo lupo, infatti assieme a L'ULULATO di Joe Dante, esce la commedia-horror "Un lupo mannaro americano a Londra", firmata dallo stessa regista di ANIMAL HOUSE e BLUES BROTHERS. Pur essendo a tratti sconnessa, l'opera è comunque inquietante e il regista ha invertito le regole dei film horror; se, infatti, fino a quel momento si partiva dal concetto "immagina di trovarti di fronte all'uomo lupo", qui la si vede sotto l'aspetto opposto, ovvero: "immaginate di esserel'uomo lupo". Cosa si proverebbe ad essere noi i diversi, i mostri? Il protagonista si ritrova in una situazione da incubo, in una strada senza via d'uscita, e la conclusione non può che essere tragica. Landis cerca di allegire il film inserendo scene grottesche, che allo stesso danno all'opera un taglio ancora più cupo e disperato.

"Mamma, un signore nudo mi ha rubato i palloncini"


Il film è un cult assoluto, un horror che sa spaventare, ma anche una commedia che strappa qualchse sorriso, nello stile tipico di John Landis; vanno inoltre ricordati gli stupendi effetti speciali di Rick Baker. Tra le scene da ricodare ci sono: La trasformazione a vista di David in uomo lupo. La caccia dell'uomo nella metropolitana deserta (forse la scena più paurosa del film). La scena nel cinema porno con tutti i fantasmi delle persone uccise da David.


"I see a bad moon a-rising
I see trouble on the way
I see earthquakes and lightnin'
I see bad times today"





mercoledì 2 maggio 2018

La mia vita a quattro zampe (1985)

Ripesco, ancora una volta, una vecchia recensione in attesa di qualcosa di nuovo appena avrò un po' più di tempo...



Svezia, fine anni 50. Ingem
ar vive con la madre e il fratello maggiore in un piccolo centro, mentre il padre è lontano per motivi di lavoro. Giochi, risate e qualche sgridata caratterizzano le giornate del bambino, fino a quando la madre si ammala di tubercolosi. Il bambino deve dunque trasferirsi a casa di uno zio, a nord, abbandonando anche Sikkar, il suo amato cagnolino.


Qui incontrerà molti strani personaggi: un vecchio malato che si fa leggere dal ragazzo cataloghi di biancheria intima per signora; un altro strampalato signore che passa tutto il tempo ad rattoppare il suo tetto, Berit, la bella del paese, che posando nuda per un eccentrico artista, si fa accompagnare dallo stesso Ingemar per evitare eventuali pettegolezzi e che, una volta, il ragazzino spierà dal lucernario dello studio, finendo però per sfondarlo e piombando quasi addosso alla donna. C'è poi Saga, una ragazzina con atteggiamenti da maschio, bravissima nel calcio e nella boxe. In mezzo a tutti questi personaggi, Ingemar se la caverà grazie alla sua filosofia: "...poteva andare peggio". Uno dei suoi esempi preferiti riguardo a questa filosofia è quello della cagnetta Laika, spedita nello spazio dai russi, e morta dopo poche settimane per mancanza di cibo e acqua. Questa sorte, sembra a Ingemar, molto peggiore dei suoi problemi.


Tornato a casa per l'invero, la felicità durerà poco, infatti poco dopo la madre avrà una ricaduta e morira. Il bambino si trasferisce così definitivamente a casa degli zii, con l'unica speranza di riabbracciare presto il suo adorato Sikkar. Tuttavia durante una lite, l'amica Saga, gli rivela che il cagnolino è morto da tempo, così Ingemar andrà a chiudersi nella "casa dei giochi" costruita dallo zio, dove passerà tutta la notte, piangendo e dando sfogo a tutto il dolore per la perdita della madre, che aveva fin'ora tenuto represso, ripetendosi che avrebbe dovuto parlarle di più. Ne uscirà il mattino dopo rafforzato e pronto ad affrontare l'età adulta.


Hallstrom, fa tesoro della lezione imparata da Truffaut (I 400 colpi) e racconta con delicatezza una fase cruciale della vita di ogni persona, infatti qui Ingemar ricorda il suo passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dalla suo prospettiva "a quattro zampe" alla coscienza dei fatti della vita. Come quasi tutti i più bei film sull'adolescenza, dal già citato "I 400 colpi" ad "Arrivederci ragazzi" di Louis Malle, ma anche a "Stand by me" di Rob Reiner, anche il film del regista svedese punta sui due elementi fondamentali "ricordo" e "passaggio". Ed è forse qui che si differenziano i film sui ragazzi, dai film per ragazzi. Il film di Hallstrom è infatti un film per adulti, è il ricordo di un ragazzino di dodici anni che scopre all'improvviso di avere un passato e con esso fa conti, lasciandoselo, infine, alle spalle.


Lo sguardo con cui affronta questo cambiamento è all'inizio uno sguardo straniato, esterno quasi fosse quello del suo cane. E in questa visione a "quattro zampe" il mondo pare strano e folle, come i personaggi che lo popolano, ma una volta che riuscirà ad affrontare il suo passato, darà un significato anche alla morte di sua madre, e allora inizierà a "fare i confronti", enumerando così le più strane ingiustizie di cui è a conoscenza e al cui confronto, la morte della madre appare ridimensionata. Ed ecco che "trovando la giusta distanza dalle cose", trova anche il suo spazio nel mondo degli adulti.