venerdì 12 ottobre 2018

Le dimore della paura - Prima parte

Spesso. in film horror/thriller, più che i protagonisti stessi, assurge a ruolo di vero protagonista l'edificio nel quale la pellicola è ambientata; che sia una villa infestata , un hotel maledetto o una casa abitata da feroci assassini, il cinema ama spaventarci destabilizzando le nostre sicurezze, andando a toglierci la sicurezza dei luoghi che più di ogni altro dovrebbero essere sicuri, basti pensare a tutta la serie apocrifa de "La casa"
I titoli che vale la pena ricordare sono però così tanti che dividerò questa lista in due o più parti e sicuramente dimenticherò comunque qualche titolo.
Ma ora, chiudiamo porte e finestre, non apriamo a nessuno, mettiamoci comodi sul divano e aspettiamo che arrivi mattina per poter uscire sani e salvi.

LA CASA: La vicenda è nota: Ash, Scott, Cheryl, Linda e Shelly si recano in uno chalet di montagna; qui un po' alla volta cominciano a verificarsi episodi sempre più inquietanti, fino a quando la casa si popolerà di pericolosi demoni. Non si poteva partire che con questo film; film a bassissimo budget che è divenuto uno dei più grandi cult horror di tutti i tempi. Sam Raimi e i suoi amici, con un gruzzolo di dollari, costruiscono un film realmente spaventoso, che inquieta e disgusta, tale è la quantità di sangue e budella che scorre.



 CHI E' SEPOLTO IN QUELLA CASA?: Uno scrittore divorziato e a cui è da poco scomparso il figli, si trasferisce nella casa di una sua vecchia zia per scrivere un libro sulla sua esperienza in Vietnam. Presto spaventose allucinazioni e terribili incubi cominciano a tormentare l'uomo che dovrà cercare le risposte nel suo passato. Diretta con mestiere da Steve Miner (Venerdì 13 parte II e III, Soul Man, Day of the Dead...) il film è un buon horror con una punta di ironia. 
Va inoltre ricordato che il titolo originale di questo film è "House", cosa che ha messo in crisi i titolisti italiani, dato che il titolo "La casa" era già stato usato per i film di Raimi che hanno dovuto inventarsi qualcosa di nuovo. Infine ricordiamo che il protagonista è impersonato da William Katt, noto al grande pubblico per i suoi ruoli in "Un mercoledì da leoni" e "Carrie - Lo sguardo di Satana" oltre che essere stato il protagonista di "Ralph Supermaxieroe"



PSYCO: Marion Crane ruba quarantamila dollari alla ditta per cui lavoro e poi abbandona la città. Costretta a fermarsi lungo la strada, troverà riparo al Bates Motel, gestito dal proprietario Norman, un giovane timido, succube di una madre autoritaria. La ragazza verrà uccisa nella doccia e il giorno dopo la sorella e il fidanzato si metteranno sulle sue tracce. Film che dire noto è riduttivo; qui abbiamo addirittura due edifici spaventosi: il motel, deserto e arredato con numerosi uccelli impagliati, teatro del primo omicidio, e la casa che lo sovrasta, misteriosa e inquietante che nasconde oscuri segreti. Niente di sovrannaturale dunque, ma solo edifici che celano la follia umana.

 



LA CHIESA: Una cattedrale gotica è costruita sul terreno dove, nel medioevo, è avvenuta una terribile carneficina per mano di alcuni cavalieri teutonici. Ai giorni nostri si stanno eseguendo alcuni lavori di restaurazione all'interno della chiesa, ma non tutto va per il verso giusto e alcuni demoni, liberati per errore, si impossesseranno di diverse persone, causando morte e distruzione nell'edificio.
Michele Soavi, prima di dedicarsi a discutibili fiction, dirigeva un pregevole horror su una sceneggiatura di Dario Argento, in una delle ultime buone cose scritte dal regista romano. Questa volta a essere posseduta è addirittura una chiesa, che dovrebbe essere un luogo sacro e dunque impermeabile alle forze del male, purtroppo le cose non sono così semplici.




THE OTHERS: Grace e i suoi figli vivono in una casa isolata, su un'isola a largo delle coste inglesi. I bambini sono allergici alla luce, dunque non possono mai uscire di casa e la madre ha messo delle regole ferree per i domestici che la aiutano nella gestione della casa. Fatti inquietanti però cominciano a turbare la vita nella casa, tanto che i bambini prima e Grace poi, penseranno che questa sia infestata dai fantasmi. La realtà sarà ben diversa.
Ottimo horror, che combina saggiamente le atmosfere dei classici film sulle case infestate, con qualche jump scare, ben utilizzato e un finale a sorpresa che colpisce lo spettatore. Come detto qui abbiamo a che fare con la più classica delle case infestate, anche se il finale ribalterà le prospettive degli spettatori.




SHINING: Jack Torrance, scrittore in crisi, accetta di lavorare come custode invernale nell'inquietante Overlook Hotel, con la speranza di trovare la giusta concentrazione per il suo nuovo romanzo. Con lui ci sono la moglie e il figlio Danny, dotato di poteri paranormali. Ben presto, le inquietanti presenze che infestano l'albergo, teatro di numerose stragi, si impossesseranno della mente di Jack che tenterà di uccidere la sua famiglia.  Capolavoro del cinema horror di ogni tempo, firmato dal Stanley Kubrick, tratto da un buon romanzo di Stephen King.
In questo film, a essere infestato e un hotel, che dovrebbe assicurare solamente momenti di svago e relax e che invece si rivela essere un luogo di morte.




POLTERGEIST - DEMONIACHE PRESENZE:
"Sono arrivati" dice Carole Ann ai suoi genitori, quando la sorprendono a parlare con la tv in piena notte. all'inizio i due pensano ad un normale gioco da bambini, ma poi strani fenomeni cominciano a manifestarsi nella loro casa. Nonostante ciò, la famiglia non pare troppo turbata, almeno fino a quando la bambina scompare nel nulla, inghiottita dalla casa stessa, attraverso la televisione. Si scoprirà che la casa è costruita sopra un antico cimitero e solo l'intervento di una medium risolverà le cose. Film firmato dalla coppia Hooper-Spielberg, con diversi momenti spaventosi e un tocco di cinema fantastico.
In questo film non ci sono possessioni di persone, infatti è solo la casa a essere posseduta e ad agire come se fosse una cosa viva. Il risultato comunque non cambia e la paura e assicurata.



BALLATA MACABRA: La famiglia Rolf affitta ad un prezzo ridicolo, un'antica casa vittoriana, dove poter passare le vacanze; unica condizione posta dai proprietari è di occuparsi della loro anziana madre che vive nell'attico. In realtà la casa nasconde un orribile segreto che non lascerà scampo alla povera famiglia.
Film che non mi stancherò mai di lodare e che ritengo fin troppo sottovalutato. Diretto ottimamente da Dan Curtis il film spaventa e inquieta senza l'uso di jump-scare o di dettagli macabri, ma solamente grazie ad un sapiente uso delle atmosfere.
Qui abbiamo ancora un differente tipo di edificio spaventoso, infatti non ci sono presenze, fantasmi o demoni, ma è proprio la casa in sé a essere malefica e a usare le persone per i suoi scopi.


Bene, il primo tour delle dimore del male termina qui, ma non preoccupatevi, presto vi porterò in giro per un nuovo tour, nel frattempo tornate a casa vostra, se ancora pensate sia una buona idea...

giovedì 4 ottobre 2018

Garage Demy (1991)

Garage Demy ricostruisce la biografia dell’infanzia e dell’adolescenza di Jacques Demy, celebre regista francese, noto soprattutto per i suoi musical e marito dell’autrice di questo film, Agnes Varda.Il film è costruito in maniera particolare, e alle immagini di Demy bambino e adolescente, si alternano altre di repertorio, del regista anziano oltre a spezzoni di suoi film, che si rifanno a precisi momenti della sua vita.



L’infanzia di Jacques, che tutti chiamano Jacquot (da cui il titolo originale “Jacquot de Nantes”), è un infanzia felice e spensierata; vive con il padre, gestore di un officina-garage, la madre parrucchiera occasionale e un fratello più piccolo. Fin da bambino si appassiona agli spettacoli del teatro dei burattini, che poi rappresenta a casa per la sua famiglia, passione che poi rivolge anche alla settima arte, prima disegnando un rudimentale cartone animato su una pellicola trovata in una discarica, poi filmando personaggi di cartone da lui stesso mossi, fotogramma per fotogramma, con una telecamera comprata vendendo i suoi giocattoli.



Inizialmente il padre è contrario a questa sua passione, poiché non crede che il figlio abbia il talento per sfondare in un mondo difficile e competitivo come quello del cinema, e preferirebbe che Jacques lavorasse con lui nell’officina. Tuttavia, dopo che il ragazzo ha mostrato una sua pellicola ad un importante regista, e che questi si è dimostrato entusiasta del lavoro del giovane, anche il genitore cambia idea, e lascia che il figlio si iscriva alla scuola sperimentale di cinema di Parigi, realizzando così il sogno del ragazzo.



A differenza di altri biopic, in cui di solito si ha un ricostruzione abbastanza fedele, ma piuttosto fredda, del protagonista; in questo caso siamo difronte ad un vero atto d’amore di una persona verso un’altra. Agnes Varda ci mostra la vita di suo marito, come ci stesse mostrando l’album di famiglia. Non a caso ogni tanto ci viene mostrato il vecchio Demy, morto prima che il film fosse ultimato, mentre sta scrivendo, o mentre racconta la fiaba ad un nipotino; quasi a chiudere un cerchio che non è solo il cerchio della vita, ma anche il completamento di una persona. Infatti lo Jacques  bambino e quello adulto sono molto simili, entrambi con la passione per la pittura, e per la narrazione altruistica di fiabe, e storie. Inoltre è facile notare come la regista abbia concentrato lo sguardo quasi esclusivamente sul protagonista, lasciando sullo sfondo lo stesso contesto storico nel quale il tutto si svolge.



Altro particolare interessante è la continua variazione tra colore e bianco e nero, senza un precisa logica, che oltre a conferire maggiormente il senso di intimità famigliare, ancor di più rende saldo il legame tra le varie età del protagonista, tra il Demy bambino e il Demy anziano, tra il passato e il presente; infatti la stessa autrice avrà a dire: "Filmavo le forze vive del bambino che era stato e vedevo l'adulto che perdeva le sue forze" . Un film particolare, che racconta l’amore di una persona per il cinema e l’amore di una donna per questa persona

lunedì 1 ottobre 2018

I telefilm dimenticati (1) - Il principe delle stelle

Nel 1985 giunge in Italia una di quelle serie televisive che avevano avuto un buon successo, ma che poi per svariati motivi, furono in seguito cancellate. Fortunatamente, a differenza di telefilm come "Manimal" o "Automan" (di cui non credo che parlerò in questa rubrica dato l'enorme successo che hanno avuto), che sono state cancellate solo dopo poche puntate per gli alti costi di produzione, in questo caso, almeno una stagione è stata completata.
Sto parlando de: "Il principe delle stelle" (The powers of Matthew Star), serie prodotta nel 1982 dalla NBC, composta appunto, di un'unica stagione, per un totale di 22 episodi.



La storia verte sulle avventure di Matthew Star, all'apparenza un normale adolescente, che vive in California assieme al suo tutore Walt Sheperd, il quale è anche insegnante nello stesso liceo frequentato da Matthew. In realtà, il ragazzo, è il principe ereditario del pianeta Quadris, da cui è dovuto fuggire ancora bambino, a seguito dell'invasione di un forte nemico, aiutato da Walt, guerriero fedele alla casa reale e che oltre a fargli da guardia del corpo, hai il compito di prepararlo a diventare il futuro leader che riesca a ridare la libertà al suo pianeta e fargli sviluppare i suoi poteri innati. tra cui la telecinesi, il teletrasporto e la possibilità di manipolare gli oggetti.



I primi episodi vedono Matthew, che oltre a prepararsi al suo ruolo di principe di Quadris, deve affrontare le varie problematiche di ogni adolescente; dallo studio, al rapporto con i compagni, all'amore per una delle ragazze più carine della scuola.
Dato il calo degli ascolti, la produzione pensò di rendere più adulta la serie, aggiungendo elementi spionistici; infatti Matthew e Walt iniziarono a collaborare con il governo in alcuni casi speciali, in cambio della riservatezza sulla loro vera identità.



Come per molti prodotti di quel periodo, gli autori preferirono puntare più sull'elemento action-fantastico e sui nuovi effetti speciali, che sull'approfondimento delle tematiche di fondo e dei personaggi. Le insicurezze di Matthew, circa le sue origini, sono appena accennate e quasi sempre sviluppate positivamente all'interno di un singolo episodio; stessa cosa per il suo rapporto con Walt.
Forse sviluppando meglio queste tematiche, la serie avrebbe avuto maggiore fortuna e sarebbe proseguita per qualche altra stagione.



Ricordo che da piccolo, questo telefilm mi piaceva molto, mi piacevano le storie, semplici, ma emozionanti e soprattutto ero affascinato dai poteri del protagonista (effetti speciali a parte), che assieme a mio fratello cercavo di ripetere, naturalmente senza successo, ma ottenendo solo un gran mal di testa.



I protagonisti principali erano Peter Barton, nel ruolo di Matthew Star, che pur non avendo una carriera scintillante è riuscito a ricavarsi qualche ruolo di successo in altre serie tv e soprattutto in alcune soap-opera. Lou Gossett Jr. invece, che qui interpreta Walt Sheperd, ha avuto una buona carriera cinematografica tra cui ricordiamo: "Ufficiale e gentiluomo", "Toy Soldiers" e la serie di "Iron Eagle"
Una curiosità è che tra i candidati per il ruolo poi andato a Barton, c'era un certo Tom Cruise.


Fonti: Wikipedia, Fantasy Magazine e Satyrnet

mercoledì 26 settembre 2018

La creatura nel buio - Quinta parte

L'ultima volta che ho pubblicato parte del racconto a puntate che sto riproponendo, riveduto e corretto, qui sul blog era aprile, perciò direi che è venuto il momento di proseguire.
Qui di seguito i link ai capitoli precedenti:


PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
QUARTA PARTE




Si precipitarono entrambi in camera di Rupert e quello che videro fece gelare loro il sangue.
Rupert si dibatteva nel suo letto, come se colta da un attacco epilettico e urlava in preda al panico e al dolore. Il pigiama del bambino era lacerato in più punti e la sua pelle mostrava lunghi graffi.
"Che cos'ha?" chiese Shirley con voce tremante
"Non ne ho idea" mentì Edwin
All'improvviso il corpo di Rupert fu sollevato a mezz'aria da una forza invisibile dove continuò ad agitarsi e dimenarsi.
"Aiuto mamma, aiuto!"
Shirley si gettò incontro al figlio prima che Ed riuscisse a bloccarla.
"No!" gridò lui
Fu tutto inutile, lei nemmeno lo sentì. Tentò di afferrare Rupert per un braccio, ma la stessa forza invisibile che teneva prigioniero il bambino, la scaraventò a terra con forza.
Shirley si guardò attorno più stupita che spaventata, non capendo cosa fosse accaduto.
Fu allora che la creatura emerse dall'oscurità, mostrandosi in tutto il suo orrore, mentre con un artiglio teneva sollevato il piccolo Rupert pericolosamente vicino alle sue fauci.
L'apparizione di quel mostro sbloccò Edwin che fino a quel momento, in realtà non più di qualche secondo, era rimasto paralizzato dalla paura.
Non aveva mai visto niente di così orribile: la creatura era piuttosto alta con la testa grossa e allungata da cui spuntavano due piccole corna; gli occhi gelatinosi erano di un giallo spento, mentre la bocca rugosa era spalancata mostrando una lunga fila di denti affilati come rasoi e una grossa lingua squamosa che pendeva da un lato della bocca.
Mentre l'essere era distratto dall'attacco di Shirley. lui tentò di sorprenderlo afferrandolo per il collo da dietro. Inizialmente sorpresa, la creatura cominciò dibattersi, sibilando per la rabbia.
Con l'artiglio libero riuscì ad acciuffare Edwin per i capelli e a scagliarlo contro la porta socchiusa della camera.
Ed trattenne un mugugno di dolore, ma per lo meno, il suo tentativo di liberare il figlio, non rimase privo di frutti. Infatti, cercando di liberarsi del suo avversario, la creatura aveva perso la presa sul bambino che cadde svenuto sul suo lettino.
Il mostro si girò verso Edwin guardandolo con rabbia o almeno è quello che lui pensò di leggere in quegli occhi vacui.
"Vieni qua bastardo!" urlò Edwin scagliandogli addosso una sedia "E' me che vuoi...io ho un conto in sospeso con te, lascia stare mio figlio."
La creatura grugnò e nonostante la sua mole, si mosse con sorprendente rapidità verso l'uomo che lo aveva sfidato.
Shirley approfittò di quel momento per soccorre suo figlio; lo prese in braccio e se lo portò al petto, rannicchiandosi in un angolo del letto.
Vedendo il mostro avvicinarsi, Ed si tuffò dietro alla scrivania dove Rupert si sedeva qualche volta a disegnare, ma i suoi movimenti furono troppo lenti, infatti la creatura riuscì ad afferrarlo per un braccio affondandogli le unghie nella spalla.
Ed urlò di dolore e il mondo attorno a lui cominciò a farsi torbido fino a quando divenne tutto buio.

venerdì 21 settembre 2018

Stephen King's Day - Cujo (1983)



Nel giorno del settantunesimo compleanno del Re del brivido, alcuni amici blogger hanno deciso di riunirsi per omaggiare il prolifico scrittore, recensendo film tratti da alcune delle sue opere.
Per quanto mi riguarda ho deciso di rispolverare un vecchio film, forse non tra i più riusciti, come possono essere Shining, Misery o Stand by me (di cui però ho già abbondantemente parlato in occasione del trentennale del film), ma che tutto sommato risulta essere discretamente realizzato, con una buona regia e una buona prova dei protagonisti; sto parlando di Cujo del 1983 per la regia di Lewis Teague.



Cujo è un pacifico San Bernardo di proprietà di Brett Camber, figlio di Joe Camber. meccanico di Castle Rock. Un giorno, mentre sta inseguendo un coniglio selvatico, il cane infila la testa in buco nel terreno infestato da centinaia di pipistrelli e venendo morso da uno di questi. Lentamente il cane comincia a mostrare tutti i sintomi della rabbia, fino a diventare un feroce e aggressivo mostro.
Ormai fuori di sé, Cujo prima attacca e uccide Joe e il suo vicino, poi quando Donna Trenton e il suo figlioletto Tad, portano l'auto all'officina e questa rimane in panne, tiene in ostaggio la donna e il bambino impedendo loro di fuggire e tentanto ripetuti attacchi ai finestrini, tentando di entrare nell'automobile.



Lewis Teague (Alligator, L'occhio del gatto) dirige con mano ferma, un buon thriller/horror, che seppure si distacchi non poco dal romanzo originale, in particolare per il finale (qui si è optato per un classico happy end, a differenza del romanzo che termina in maniera decisamente cattiva), funziona molto bene, riuscendo a creare una buona tensione, considerando anche il non facile soggetto.
Dirigere un horror, con un ambientazione limitata, come quella che vivono Donna e suo figlio e tutto alla luce del sole non è cosa facile, ma Teague ci riesce bene e anzi, è proprio questa la parte migliore del film, in cui è invece un po' sacrificata la parte drammatica del contesto famigliare.



Infatti nel film non ci vengono spiegati i motivi per cui Donna decida di tradire il marito ed è poco chiaro il fatto che gli incubi di Tad, siano dovuti, appunto, alla difficile condizione famigliare. Così come viene fatto solo intuire che anche la situazione dei Camber sia complicata, con un padre-padrone, ubriacone e violento e una moglie e un figlio da una parte succubi, dall'altra ammiratori dell'uomo (in particolare Brett prova una serie di sentimenti contrastanti nei confronti del padre).
Al regista interessavano poco questi aspetti e ha preferito concentrarsi su Cujo, sulla sua lenta trasformazione e sulla sua ferocia che esplode incontrollata nella seconda parte della pellicola.
Ottimo il lavoro degli addestratori, che oltre ad alcuni San Bernardo, hanno usato un Rotwailler, appositamente truccato, per le scene più sanguinose, mentre per le scene di lotta hanno mascherato un ragazzino e poi ripreso da dietro.



Molto buone le prove attoriali, in particolare quella di Dee Wallace (E.T. L'extraterrestre, L'ululato, Critters...), nel ruolo di Donna, che ha messo in risalto sia le sue doti drammatiche, che quelle più propriamente fisiche. Bene anche il piccolo Danny Pintauro (forse i meno giovani lo ricordano nel telefilm Casalingo superpiù), credibile anche nelle scene più intense, tanto che pare che nella sequenza in cui sta per soffocare nell'auto abbia realmente morso Dee Wallace, le cui urla di dolore sarebbero dunque ancora più sincere.
Non lascia invece il segno Daniel Hugh Kelly, che interpreta Vic Trenton, noto soprattutto per il suo ruolo di McCormick nella serie tv Hardcastle e McCormick.



Un film, dunque, imperfetto, soprattutto se confrontato con il romanzo (uno dei più sottovalutati di King), ma che sa intrattenere e trasmettere inquietudine e che merita la sufficienza piena e se avesse avuto il coraggio di mantenere il finale originale, avrebbe guadagnato anche qualcosa di più.

Non dimenticate di seguire anche le altre recensioni:

Brivido su Bollalmanacco di cinema
The Mist su White Russian
Cimitero vivente su Non c'è paragone
1922 su La collezionista di biglietti
Il miglio verde su Stories


giovedì 20 settembre 2018

Te lo dico io dov'è Springfield



Alcuni anni fa, in un newsgroup dedicato ai Simpson, avevo provato per scherzo a individuare a dove potesse trovarsi realmente la città di Springfield, ricevendo sonore pernacchie e qualche offesa gratuita; ora vorrei riprovare a ripercorrere i miei passi e rifare lo stesso gioco qui, magari senza insulti questa volta.




Negli Stati Uniti esistono ben 71 Springfield, distribuite in 36 stati diversi, ciò, insieme al fatto che nella serie sono inserite informazioni spesso contraddittorie, rende praticamente impossibile stabilire dove si possa trovare realmente la città di Homer e Bart. Inoltre, proprio per il fatto che esistano così tante cittadine con questo nome, contribuisce alla volontà degli autori di rappresentare l'intera società statunitense, naturalmente in maniera caricaturale.
Tuttavia, basandoci sugli ambienti più ricorrenti, quelli che cioè tornano in più episodi, potrebbe essere possibile individuare in quale stato si trova Springfield.
Dunque, se siete pronti, si può partire per questo viaggio attraverso gli Stati Uniti:




Sappiamo che Springfield si trova negli Stati Uniti continentali, dunque, anche in basse al clima, alla geografia fisica e ai viaggi che i Simpson spesso compiono, possiamo escludere sicuramente le Hawaii.
Sempre in base alle caratteristiche fisiche del territorio e del clima e grazie al film uscito nelle sale (dato che la famiglia si trasferisce qui per sfuggire alla rabbia dei propri concittadini dopo che Homer ha costretto la città a finire sotto  un'enorme cupola di vetro) possiamo escludere anche l'Alaska.



Abbiamo visto in più episodi che nei pressi della cittadina ci sono un molo e una spiaggia, sappiamo così che è una cittadina di mare (o di oceano), possiamo perciò scartare tutti quegli stati che non hanno uno sbocco sul mare:

Idaho
Nevada
Arizona
Utah
Montana
Wyoming
Colorado
Nuovo Messico
Nord Dakota
Sud Dakota
Nebraska
Kansas
Oklahoma
Minnesota
Iowa
Missouri
Arkansas
Wisconsin
Illinois
Indiana
Kentucky
Ohio
Tennessee
Virginia Occidentale
Pennsylvania
Vermont
Michigan



Sappiamo inoltre che gli inverni a Springfield sono molto freddi e spesso caratterizzati da abbondanti nevicate, per cui tenderei ad escludere gli stati del sud, considerando che in questi mancano le alture che si vedono in diversi episodi dei gialli,
Depenniamo dunque:

Georgia
Alabama
Florda
Mississippi
Louisiana
Texas



Altra ambientazione che spesso ritorna nei vari episodi è quella del deserto, praticamente (o quasi) nell'est degli Stati Uniti, per cui possiamo togliere tutto il New England e vari stati che si affacciano sull'oceano Atlantico:

Maine
Connecticut
Delaware
District of Columbia
Massachusetts
Maryland
Carolina del nord
Carolina del sud
New Hampshire
New Jersey
New York
Rhode Island
Virginia



Rimangono Washington, Oregon e California, tuttavia, essendo il primo ricco di numerosi vulcani (ricordo solo una puntata dei Simpson con un vulcano nei pressi della città) e con temperature in genere abbastanza miti, tenderei ad escluderlo.



La scelta ricade ora o sulla California o sull'Oregon, ma dato che i due stati sono confinanti, con caratteristiche fisiche piuttosto simili, non è semplice in quale di questi si trova la più famosa Springfield del mondo.
Nonostante la scritta SPRINGFIELD in stile HOLLYWOOD potrebbe far propendere per la California, io invece opterei per l'Oregon, cosa che troverebbe conferma dal fatto che Matt Groening ha detto che per il nome della sua città, si è ispirato alla Springfield in cui è ambientata la sit-com Papà ha ragione, che lui guardava da bambino e che si trova proprio nello stato dell'Oregon.



E voi cosa ne pensate?

venerdì 14 settembre 2018

Molto forte, incredibilmente vicino (2011)

Come sempre, quando ho poco tempo per aggiornare il blog con qualcosa di nuovo, vi propongo una vecchia recensione. Questa volta si tratta del film "Molto forte, incredibilmente vicino". Buona lettura.

Oskar è un ragazzino di nove anni, intelligente, ma timido e insicuro, che ha perso il padre, interpretato da Tom Hanks, durante gli attacchi alle Twin Towers dell’11 settembre. Da quel giorno, il bambino si chiude ancora più in se stesso diventando ancora più diffidente e spaventato. Un giorno, mentre curiosa tra gli oggetti del padre, trova una misteriosa chiave, e convinto che sia stata lasciata li apposta per lui, inizia una lunga ricerca per tutta New York, per trovare la serratura che quella chiave apre.
 


L’attentato dell’11 settembre è una ferita ancora che ancora brucia e in questa pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, già autore di Ogni cosa è illuminata, Stephed Daldry ci mostra gli effetti di quella cicatrice, attraverso gli occhi di un bambino.
Oskar è ancora piccolo, e vorrebbe capire perché ha dovuto perdere il padre, in maniera così tragica, non gli è sufficiente sapere che certe cose accadono e basta, ha bisogno di una risposta. Così quando, tra le cose del padre, trova una misteriosa chiave e un misterioso nome, “Black”, inizia un’affannosa ricerca per trovare cosa quella chiave apre, e chi è quel fantomatico “Black”.



L’impresa si rivela subito proibitiva, troppe le persone con quel cognome, e ancora di più le serrature che quella chiave potrebbe aprire; inoltre il bambino, per riuscire nella sua ricerca, deve vincere tutte le sue fobie, la paura dei luoghi chiusi, la paura degli sconosciuti, la paura del contatto fisico e così via. Alle immagini di Oskar che si aggira per le brulicanti strade newyorkesi, Daldry alterna flashbacks del bambino che gioca con il padre e altri “del giorno più brutto”, aggiungendo ogni volta un pezzo del puzzle che solo alla fine, si vedrà nella sua interezza.



Fin dall’inizio si vede che Oskar è particolarmente legato al padre, mentre la madre, una brava Sandra Bullock, è sempre in secondo piano; così il bambino decide di tenerle nascosto il suo progetto, perché crede che lei non possa capire il motivo di tutto ciò e non capendo il dolore della donna, che ancora soffre per la perdita del marito e che vede il figlio allontanarsi sempre di più. Tuttavia Oskar continua ostinato la sua ricerca, in cui per un po’ verrà aiutato dal misterioso coinquilino di sua nonna; un uomo anziano, che da diversi anni non dice più una parola e si esprime scrivendo su un notes.



L’uomo, interpretato da un bravissimo Max Von Sydow, lo aiuta non solo nella ricerca, ma anche a vincere molte delle sue paure, così il bambino senza quasi accorgersene inizia  a prendere la metropolitana, ad attraversare pontili traballanti e così via. Verso la fine, il film si fa più intenso, vengono svelati dolorosi segreti, di voci registrate in una segreteria e di bare vuote, e quando finalmente Oskar trova la soluzione ai suoi quesiti, scopre che non è quello che cercava, ma alla delusione iniziale farà spazio la consapevolezza di aver fatto qualcosa di importante, di essere cresciuto vincendo le sue paure e di essersi riavvicinato alla madre, che in questo percorso non lo ha mai abbandonato.



Daldry usa il mistero della chiave come una sorta di MacGuffin hitchcockiano, poiché alla fine non ha importanza cosa apre quella chiave, ma ciò che importa realmente è il cammino di Oskar e la sua crescita. Inoltre il regista britannico riesce a conferire al film la giusta drammaticità, senza essere troppo melenso, ma piuttosto conquistando lo spettatore al cuore, legandolo ad una vicenda intensa ed emozionante. Come già detto gli attori sono tutti bravi, ma a spiccare è la prova del giovane Thomas Horn (Oskar), che sfodera un’interpretazione  non solo convincente, ma anche profondamente emotiva.