martedì 26 luglio 2022

Notte Horror 2022 - Pesce d'Aprile (1986)

Care amebe putrescenti, ormai come da tradizione decennale, anche quest'anno i blogger più oscuri della rete tornano a mettere qualche brivido a torrida stagione calda. Del resto che estate sarebbe senza "Notte Horror"?
Prima di proseguire con la recensione del film scelto per questa edizione vi ricordo di recuperare gli appuntamenti con gli altri blogger delle scorse settimane e con quelli a seguire a partire da Lucius Etruscus e il suo Zinefilo che più tardi parlerà del secondo capitolo della saga di Darkman.





Il titolo che invece ho selezionato io è "Pesce d'aprile" del 1986 diretto da Fred Walton, un film che, probabilmente, non molti ricorderanno; del resto tra i molti slasher dell'epoca, questo non è certo tra i più memorabili. Eppure qualcosa di interessante c'è, ma come al solito partiamo con la trama:

Muffy St. John decide di invitare alcuni suoi compagni, per festeggiare le vacanze di primavera, nel fine settimana che precede il Primo d'Aprile, su un'isola dove si trova la tenuta che ha appena ereditato. Il weekend parte all'insegna dell'allegria, nonostante un incidente iniziale, del divertimento e degli scherzi, ma ben presto i ragazzi dovranno fare i conti con uno spietato killer intenzionato a farli fuori uno alla volta.



Insomma anche il soggetto non è certo tra i più originali, ma è nello svilupparsi della vicenda che il film ha uno dei suoi punti di forza, perché se la storia è tra le più abusate e la parte puramente slasher è piuttosto debole, i personaggi, per quanto stereotipati, hanno un loro spessore e l'evolversi degli eventi è comunque interessante.

Buona la regia di Fred Walton che dirige con mestiere e riesce a portare a casa un buon prodotto, forse perfino sottovalutato, proprio perché spacciato per slasher puro, quando in realtà il film viaggia su altri binari, ma ciò si capisce soltanto alla fine, con quel doppio colpo di scena che sorprende lo spettatore, ma chiarisce anche il perché si vede così poco sangue.
Del resto, lo stesso Walton ebbe a dire: "La tragedia, credo, o la grande delusione è stata che la Paramount non sapeva come pubblicarlo se non come tipico film slasher. Quindi la maggior parte del pubblico si aspettava di vedere qualcosa che loro non stavano andando a vedere".
Va detto che i produttori del film sono gli stessi di alcuni dei sequel di "Venerdì 13" per cui, probabilmente cercarono di ripetere il successo della saga di Jason Voorhees, senza però riuscirci e danneggiando invece il lavoro di Walton.




Volendo azzardare un po', nella pellicola si può vedere, dato il soggetto, una sorte di "Scream" ante litteram, certo molto più soft e meno raffinato, ma che in qualche modo anticipa il linguaggio meta cinematografico dell'opera di Craven e di altri film più moderni.

Il cast è composto da attori più o meno noti e tutto sommato se la cava. Amy Steel, che qui interpreta Kit, è stata scelta su suggerimento del produttore Frank Mancuso Jr, dopo che questa aveva partecipato a "Venerdì 13 - L'assassino ti siede accanto", mentre Thomas F. Wilson (Arch) è noto soprattutto per il suo ruolo di Biff nella saga di "Ritorno al futuro"




Attenzione seguiranno possibili spoiler:
Secondo le intenzioni del regista, il film sarebbe dovuto finire con Skip che torna all'isola dopo che tutti sono partiti e uccide la sorella per tenersi tutta l'eredità, ma la produzione ha voluto un finale meno cattivo. Un finale simile, compare invece nel romanzo di Jeff Rovin che accompagnava il film nell'uscita nelle sale.

"April fool's day" è stato anche il titolo di lavorazione di un altro film dell'epoca, vale a dire "Jolly Killer", ma quando i produttori si accorsero che che la Paramout stava uscendo con una pellicola con il medesimo titolo, lo cambiarono in "Slaughter High"



Nel 2008 ne è stato prodotto un remake, uscito direttamente in dvd, che non ho avuto modo di vedere, ma di cui non si parla un granché bene

Il mio consiglio è dunque di recuperare sicuramente questo film, ma di essere consapevoli che ci si trova di fronte ad uno slasher atipico, con poco sangue, ma con molte buone idee e un finale che vi sorprenderà, in un modo o in un altro.





sabato 28 maggio 2022

I cartoni dimenticati (6) - Sport Billy

Dopo aver parlato solo di anime, per questa puntata de "i cartoni dimenticati", ho ripescato una serie che proviene dall'altra parte dell'oceano, prodotto dalla Filmation , la casa di produzione che ci ha regalato cosine come come He-Man e i dominatori dell'universo, Blackstar, The Original Ghostbusters (quelli con il gorilla) e tanti altri prodotti.

Erano i magnifici anni 80 e in Italia spopolava la bibita all'arancia Billy (se siete stati ragazzini in quegli anni e quasi impossibile che non ne abbiate bevuto almeno un brick) e proprio in quel periodo, più precisamente nel 1981, dall'America arrivò questo cartone animato, dalla breve durata e che presto sparì dai nostri palinsesti.


Sto parlando di Sport Billy, serie animata composta da due stagioni, una di sedici e una di dieci episodi come già detto prodotta dalla Filmation nel 1979 e trasmesso in patria a partire dal 1980 dalla NBC, mentre qui da noi fece il suo esordio su Canale 5 all'interno del contenitore Bim Bum Bam.


Sarà perché il cartone era a tema sportivo e il suo protagonista divenne una mascotte usata dalla FIFA, mentre il succo Billy aveva un immagine che ricordava Naranjito, la mascotte dei mondiali di Spagna '82, la mia mente d'infante aveva sempre associato i due prodotti che in realtà non avevano nulla a che fare l'uno con l'altro.


Ma veniamo alla trama: Sport Billy è un ragazzo che vive su Olimpo, un pianeta gemello della terra sul lato opposto del sole, dove tutto gli abitanti sono simil-dei atletici e sportivi. Un giorno il giovane viene mandato sulla terra per portare lo spirito sportivo e il gioco di squadra e combattere la malvagia regina Vanda, che assieme al suo scagnozzo Sipe, vuole distruggere tutti gli sport. 

Billy ha anche due compagni che lo aiutano nella sua missione: la giovane Lilly e il cane parlante Willy. Inoltre il ragazzo può contare sulla sua Omni-Sack, una borsa da palestra che può cambiare dimensione e dalla quale estrae, di volta in volta, l'attrezzatura sportiva di cui ha bisogno per vincere la sfida di turno. I tre eroi viaggiavano nel tempo e nello spazio nella loro astronave, che ricordava vagamente una di quelle vecchie sveglie dei nostri nonni.


Il succo Billy è sparito agli inizi degli anni 90, si mormora perché contenesse sostanze non in linea con le normative UE, ma non vi è nulla di certo. Sport Billy invece è proprio sparito dalle tv e dalle memorie di molti di noi; tuttavia il franchising ha prodotto anche un videogame portatile, un album musicale del 1982, una serie a fumetti e una versione del Subbuteo. E voi vi ricordate qualcosa di tutto ciò?


lunedì 4 aprile 2022

Mom and Dad (2017)

 All'uscita del film, avevo letto da qualche parte, non ricordo dove, recensioni positive per cui appena possibile l'ho recuperato  con curiosità. Ora mi chiedo, ma quelli a cui è piaciuto, cos'hanno visto?
Ok, de gustibus eccetera, eccetera, ma io l'ho trovato veramente brutto e ridicolo, che certo non aveva un grande budget, ma il problema non è lì, è proprio la sceneggiatura, il montaggio e la regia che sono inguardabili, per non parlare della recitazione, in particolare quella di Nicolas Kim Coppola è surreale e sopra le righe.




Andiamo però in ordine. Trama: In una cittadina americana, un'improvvisa follia collettiva colpisce tutti i genitori che tenteranno in ogni modo di far fuori la propria prole. Un'adolescente e il suo fratellino dovranno sopravvivere alla furia di mamma e papà.

L'idea in sé era buona e con quella giusta cattiveria da rendere il film deliziosamente interessante; ma poi viene tutto sprecato da una regia e una recitazione da principianti.
A leggera la trama, il pensiero mi era andato a quel piccolo gioiello che è "Ma come si può uccidere un bambino?"(ma anche al buon "The Children") con il rovesciamento dei ruoli, ma dopo meno dieci minuti di visione si capisce che non solo non si sta giocando nello stesso campionato, ma proprio a due giochi completamente diversi.



Quello che fa incazzare è che il film ha un ottimo incipit e quindi nei primi secondi ti illudi, ma subito dopo i titoli di testa tutto crolla inesorabilmente.

Innanzitutto i bambini, per i quali dovresti fare il tifo, sono talmente antipatici che pensi: "ma sì spaccagli la testa a quei deficienti!". 
Non dico che avrebbero dovuto essere due angioletti da commedia zuccherosa, ma almeno creare un po' di empatia, no?
Poi i personaggi tagliati con l'accetta (scusate il gioco di parole): la madre (Selma Blair) stressata e frustrata che cerca di recuperare il rapporto con la figlia adolescente che nemmeno la calcola; il padre (Nicolas Cage) anche lui stanco e con la crisi di mezz'età, che rimpiange la libertà giovanile.
Anche il personaggio della domestica è stereotipato e finisce col diventare una ridicola macchietta, vanificando una delle poche scene (quasi) riuscite del film.




Ho già parlato della recitazione di Nicolas Cage, ma vale la pena tornarci su un attimo per sottolineare quanto quest'attore sia ormai la presa in giro di se stesso: urla, piange, sbraita, si agita tutto in maniera eccessiva e ridicola raggiungendo uno dei livelli più bassi della sua carriera (e questo è tutto dire).

C'è poi una sceneggiatura scritta malissimo, basti pensare ai ridicoli flashback di Cage, che dovrebbero servire a dare una tridimensionalità al suo personaggio e invece lo rendono solo più grottesco e assurdo (vedi il ricordo con l'auto e quello del dialogo con il figlio).
L'unica cosa spaventosa del film sono le parole del nipote del "buon" Nick che preventivato un sequel del film, che fortunatamente non c'è ancora stato.



Concludendo, siamo difronte all'ennesimo film dal potenziale sprecato da una regia regia sbagliata e da una recitazione pessima. Il mio consiglio è quello di cercare le emozioni altrove, ma se proprio volete vederlo, almeno non fatevi nessuna illusione.



domenica 31 ottobre 2021

Fantasmi, streghe e vampiri nelle leggende tra Veneto ed Emilia Romagna

 "Che spavento! Che Paura,
dentro questa notte scura!
Mostri in giro ad atterrire,
bimbi pronti a inorridire!"

Dopo un anno di assenza, torno assieme agli amici della Geek League, a festeggiare la notte più spaventosa e paurosa dell'anno. Come l'anno scorso, pur rispettando la tematica horror, ognuno dei partecipanti è libero di raccontare Halloween a modo suo. Io ho deciso di riportarvi alcune leggende popolari del Veneto, mia regione di nascita e dove ho vissuto fino a pochi anni fa e dell'Emilia Romagna, mia regione d'adozione, dove ho trovato l'amore.
Buona lettura cari mostricciattoli:

IL FANTASMA DI VILLA FOSCARI DETTA "LA MALCONTENTA"

A Mira, in provincia di Venezia, sorge Villa Foscari, progettata e realizzata da Andrea Palladio tra il 1554 e il 1559 per conto dei fratelli Nicolò e Alvise Foscari, due nobili veneziani, come loro dimora per le vacanze, non troppo lontana dalla loro residenza e dai loro affari. Sull'origine del nome "Malcontenta" non esistono riferimenti certi; qualcuno pensa che possa derivare dal malcontento degli abitanti della zona per la costruzione del Naviglio Brenta e altri che lo fanno risalire all'espressione "mal contenuta" riferito alle acque del Brenta che spesso straripavano.
Tuttavia, come spesso accade, le leggende sono più affascinanti e interessanti della realtà; ecco dunque che anche per questo luogo, vi sia un mito triste, che racconta origini diverse da quelle citate qui sopra.
Nel 1555 Nicolò Foscari sposò la nobildonna Elisabetta Dolfin, già vedova di un Pisani, ma ben presto la ragazza divenne famosa, in tutta Venezia, per i suoi comportamenti licenziosi e per la sua presunta infedeltà. Il marito, disturbato da queste voci, decise di esiliare Elisabetta nella villa palladiana, nonostante questa continuasse a proclamarsi innocente, dove trascorse il resto dei suoi giorni, triste e appunto "malcontenta". 
Dopo la sua morte, si dice che il suo fantasma girovaghi per la villa e soprattutto per il giardino. Le varie testimonianze lo descrivono come uno spettro di una donna bellissima, pallida e dai capelli rossi, con un lungo abito nero. Talvolta l'apparizione ha un aspetto etereo e appena percettibile, altre invece sembra essere quasi una persona reale.
Che ne dite? Chi viene a verificare se questo fantasma esiste davvero?





LE STREGHE DEL BUS DE LA LUM

Il bus de la lum, ovvero il buco della luce, è nient'altro che una voragine naturale, situato in un bosco nelle vicinanze di Belluno. Gli abitanti della zona e in particolari quelli del Pian del Cansiglio, lo hanno sempre temuto, pensando fosse un ritrovo di streghe, chiamate Arduane. La tradizione vuole che avessero un aspetto orribile con chiodi arrugginiti al posto dei capelli e la bocca piena di zanne affilate.
Si racconta che le Arduane uscissero dal loro covo per raccogliere provviste o per lavare i panni nel Lago di Santa Croce e che rapissero i bambini che incontravano nel loro per percorso per portarli nel Buco della luce e cibarsene. Altre voci raccontano che i pastori locali vedessero una strana luce provenire dal profondo dell'antro e pensando fosse il fuoco acceso delle streghe, cercavano di starne ben lontani. 
Pare che le fiammelle che si vedevano uscire dalla voragine, fossero in realtà i gas che bruciavano degli animali in decomposizione che venivano qui gettati. 
Il fatto che il luogo avesse un passato macabro (durante la seconda guerra mondiale è stato usato anche come foiba) e fosse oggetto di molte leggende ha fatto si che molti pensassero che fosse l'accesso  alle profondità più oscure della terra da dove emergevano le creature più orribili. Insomma un bel luogo dove festeggiare Halloween.





LA VALLE DEI SETTE MORTI

Molti anni fa, a largo dell'isola di Pellestrina, a Venezia, sette pescatori stavano tirando le reti in barca. Il peso delle reti fece loro pensare di essere statti fortunati e di aver fatto una grossa pescata e per questo erano molto felici. Ben presto però la loro allegria si trasformò in terrore, quando si accorsero che impigliato tra le maglie delle reti c'era il cadavere gonfio e sfigurato di un morto annegato.
Riuscirono però a farsi coraggio e issare il corpo sul ponte della barca giusto in tempo prima che scoppiasse una terribile tempesta. A gran fatica i sette marinai riuscirono a raggiungere riva dove, in preda alla fame e al freddo, scorsero nel canneto un cason di valle. Qui vi abitava il giovane Zaneto, orfano e abbandonato anche dai suoi padroni, che da molto tempo viveva da solo.
Quando il ragazzo vide arrivare i sette uomini fu ben felice di corrervi incontro e di accoglierli in casa sua, ma questi lo ignorano e si impadronirono del casone, accendendo un bel fuoco per asciugare i loro vestiti e poi prepararono un grande paiolo per una gustosa polenta. 
Il povero Zaneto, intimorito da tutto ciò si ritirò in un angolo, sperando di poter assaggiare almeno un po' della buona polenta. Tuttavia quando si avvicinò per reclamarne un pezzo, venne malamente respinto e, per prenderlo in giro, gli dissero che se voleva guadagnarsi la sua porzione sarebbe dovuto andare al peschereccio a svegliare il loro compagno profondamente addormentato e portarlo in casa.
Naturalmente quando Zaneto tentò di svegliare il gelido corpo sul ponte non ricevette risposta, così ritornò tristemente sui suoi passi per comunicare ai marinai quanto accaduto. 
Non ancora soddisfatti, i sette irriconoscenti, lo rimandarono alla barca per tentare nuovamente di svegliare il loro amico. Preso dallo sconforto, Zaneto pregò il morto di svegliarsi e infine questi tornò in vita davvero e consolò il povero ragazzo.
Tornato allegramente a casa, il giovane trovò i pescatori che ancora ridevano e si prendevano gioco di lui, ma quando videro apparire il morto che ora camminava sulle sue gambe riconobbero in lui San Teodoro che puntò il suo dito accusatore su di loro, elencando a ognuno i suoi peccati. Terrorizzati da quella visione i sette disgraziati morirono di paura, puniti per la loro mancanza di compassione.





IL FANTASMA DEL VIOLINISTA DELLA CHIESA DI SANTA CATERINA

Giusppe Tartini, dopo vario girovagare per l'Europa, si trasferì in maniera pressoché definitiva a Padova dove insegnò violino a moltissimi studenti tra cui una giovane e bella ragazza di nome Elisabetta di cui si innamorò. I due decisero di sposarsi in gran segreto facendo imbestialire i genitori di lei e l'allora vescovo di Padova. La scappatella fu però presto perdonata e Tartini divenne primo violino presso la cappella musicale della Basilica del Santo. I due amanti morirono a distanza di un anno l'uno dall'altra, ma si narra che le loro spoglie sparirono dalla tomba posta presso la chiesa di Santa Caterina
Si racconta che molti abitanti della zona abbiano visto una figura femminile danzare di notte sulle note di una musica sconosciuta, mentre qualcun altro sostiene di aver visto il fantasma di un uomo intento a suonare appassionatamente il violino.
Beh, anche questa non è male come leggenda per l'autore del celebre "Trillo del diavolo", no?





AZZURRINA

Il fantasma di Azzurrina è probabilmente uno dei più celebri spettri italiani e la sua vicenda è legata in maniera indissolubile al castello di Montebello nei pressi di Rimini.
La leggenda della piccola Azzurrina è vecchia di almeno cinque secoli, ma non vi sono molti testi e i pochi che sono stati trovati derivano da un'ancora più antica tradizione orale.
Pare che il vero nome della bambina fosse Guendalina Malatesta, vissuta nel dodicesimo secolo, era la figlia di un feudatario del luogo, tal Ugolinuccio di Montebello.
La fanciulla era dotata di grande bellezza ed era amata da tutti, ma era nata albina e ciò all'epoca era una vera e propria sventura poiché si pensava che le persone affette da albinismo praticassero la magia nera, venivano dunque tacciati di stregoneria o addirittura che fossero figli del diavolo.
Per sfuggire a tale iattura e ad un destino crudele, la madre di Azzurrina le tingeva i capelli con pigmenti naturali che tuttavia avevano il solo risultato di conferire ai capelli della bambina una tinta azzurrognola. Ciò, oltre al fatto che avesse degli splendi occhi celesti, fece si che la piccola fu soprannominata Azzurrina.
La leggenda vuole che la bambina visse sempre tra le mura del castello, sempre sorvegliata da due guardie scelte appositamente dal padre. Il 21 giugno 1375, durante il solstizio d'estate, mentre Azzurrina giocava da sola tra lue mura del maniero, scoppiò un violento temporale. La palla con la quale Guendalina stava giocando, le sfuggì di mano e rotolò fino in fondo alla ghiacciaia, nei sotterranei dell'edificio. La piccola corse a recuperarla, ma pochi istanti dopo si udì uno spaventoso urlo. Le guardie si precipitarono a vedere cosa fosse accaduto, ma della bambina e della sua palla non vi era traccia. Le ricerche durarono a lungo, ma non fu mai trovato nemmeno il corpo,
La vicenda che ogni cinque anni, cioè l'età che aveva Azzurrina quando scomparve, nel giorno del solstizio d'estate, sia possibile sentire la sua voce all'interno del castello. A testimonianza di ciò ci sarebbero delle registrazioni effettuate da esperti e appassionati del paranormale, in cui si sentono abbastanza chiaramente i rumori di un temporale e di una voce di una piccola bambina che piange chiamando la mamma.




LA STREGA DI CONA

A pochi chilometri da Ferrara, in località Cona, sorge Villa Magnoni, una villa abbandonata già da molti anni e al cui interno si dica abitasse una strega.
Durante gli anni ottanta del secolo scorso, un gruppo di ragazzi, non sapendo come passare la serata, decise di intrufolarsi in quella dimora, forse con un po' troppa presunzione.
Una volta entrati, gli intrusi udirono il pianto di un bambino, cosa impossibile dato che la villa era disabitata già da diverso tempo; giunti in giardino i ragazzi alzarono lo sguardo e videro, ad una finestra, il viso di una donna anziana che sembrò maledirli cacciandoli di lì.
Il gruppo tornò di corsa all'auto e ripartì di tutta fretta, ma dopo pochi chilometri la macchina uscì di strada. Tre ragazzi morirono sul colpo, il quarto non è mai stato trovato.
Le indagini della polizia portarono a far sigillare la casa e a murarne ogni accesso. 
Sono ancora molti i curiosi che si spingono ad esplorare ciò che rimane della villa, ma non si è ancora giunti ad una verità su quei misteriosi fatti e forse mai ci si arriverà.





IL VAMPIRO DI MAROZZO

Una strana storia è quella che riguarda il borgo di Marozzo, piccola località situata tra Codigoro e Lagosanto. Si narra che la nobildonna friulana Lucilla Adani fece costruire, nel 1890, la villa che porta il suo nome e vi si trasferì poco dopo, assumendo gente locale come domestici, ma già dopo qualche settimana il personale cominciò ad andarsene poiché, secondo loro, nella magione accadevano strane cose. Non ci volle molto perché prendesse piede l'ipotesi che la donna praticasse la magia nera,
A fomentare quelle voci contribuì la moria di svariati animali da cortile, molti dei quali trovati  impiccati, divorati da un morbo sconosciuto o completamente dissanguati.
Sebbene inizialmente la causa di queste strane morti sia stata attribuita ad una volpe affetta da rabbia, quando anche gli essere umani cominciarono a sparire o morire in modo trucolento, gli abitanti del posto riversarono la loro rabbia e paura su Lucilla Adani, A questo punto i racconti si fanno vani e confusi e non si sa bene che fine abbia fatto la nobildonna, se sia stata semplicemente fatta allontanare dal paese o se sia stata giustiziata in qualche modo dalla gente esasperata.
Dopo la sua sparizione, c'era ancora chi diceva di averla vista levitare a due metri da terra nei pressi della villa che è stata poi chiusa e cinta col filo spinato. Eppure c'è chi ancora assicura di trovare, intorno alla casa, animali dissanguati.




Spero che questo piccolo excursus vi sia piaciuto e se siete interessati a conoscere altre storie misteriose chiedete e compatibilmente con i miei impegni, vedrò di trovare e riportarvi altre leggende popolari,
Nel frattempo, per festeggiare per bene Halloween passate a trovare gli altri amici che hanno partecipato a questa iniziativa seguendo i link qui di seguito;

venerdì 8 ottobre 2021

Le partite clamorose: Italia - Olanda Euro 2000

Parte oggi quella che spero essere una rubrica duratura, non so con quale cadenza, dato i miei lunghi tempi di scrittura, ma cercherò di essere costante e di portarla avanti il più a lungo possibile.
Vi parlerò di calcio e più specificatamente di quelle partite clamorose, non tanto per il numero di gol (anche se non mancheranno cappotti eclatanti), ma quanto per come questi risultati sono arrivati e alle conseguenze degli stessi; partite che hanno fatto gioire tifosi da una parte e piangere quelli dall'altra, partite passate alla storia del calcio.




Il primo incontro di cui voglio parlare è quell'Italia - Olanda, semifinale di Euro 2000, che tanto ha fatto esaltare i tifosi italiani. A quell'europeo la nazionale italiana ci arrivò tra mille critiche e polemiche dovute ad un involuzione nel gioco e nei risultati. Di fatto, dopo un buon avvio nel girone di qualificazione, dove oltre all'Italia si trovavano anche Galles, Danimarca, Bielorussia e Svizzera, ad un anno dalla competizione continentale, la compagine azzurra cominciò a perdere colpi, prima pareggiando malamente contro gli elvetici in casa loro, poi perdendo a Napoli, contro la Danimarca, passando dallo 2 a 0 al 2 a 3 e infine pareggiando in casa della Bielorussia con un gioco scialbo e per nulla convincente.
Vero è che per molto tempo Zoff, l'allora ct della nazionale, dovette fare a meno sia di Del Piero che di Baggio e anche Vieri, unico attaccante di peso, era spesso in infermeria. 



Nonostante la qualificazione raggiunta, il feeling tra l'allenatore friulano e la nazionale, sembra finito e destinato a interrompersi a fine torneo. A peggiorare le cose ci sono le sconfitte nelle amichevoli contro Spagna, Belgio e Norvegia, partita in cui si infortuna il nostro portiere titolare, Gigi Buffon, che deve dire addio all'europeo, ancora prima di cominciarlo.
Unica nota lieta è il girone nel quale viene inserita l'Italia, assieme a Belgio, padrone di casa, Turchia e Svezia, certamente il più abbordabile tra i quattro.
La compagine azzurra si presenta alla partita d'esordio contro i turchi con pochissime aspirazioni, ma sorprendentemente proprio da questo momento, i nostri ritrovano bel gioco e risultati, grazie anche al talento di Francesco Totti, che con Baggio fuori dai giochi e Del Piero a mezzo servizio, prese in mano le redini della squadra.




L'Italia supera agevolmente il primo turno, qualificandosi prima nel suo girone, a punteggio pieno.
Finalmente si vede una squadra che si diverte e fa divertire.
Ai quarti troviamo la miracolosa Romania di Hagi, che è stata in grado di piazzarsi come seconda nel proprio girone, e passando il turno alle spese di Germania e Inghilterra.
Tuttavia, nonostante qualche pericolo, quell'Italia è troppo forte e si libera degli avversari per due a zero e si qualifica per la semifinale con un entusiasmo ritrovato.

Il 29 giugno 2000 ad Amsterdam troviamo la fortissima Olanda, padrona di casa e candidata alla vittoria finale.
Gli "orange" hanno raggiunto la semifinale vincendo a punteggio pieno il proprio girone e poi umiliando ai quarti, con un tennistico 6 a 1, la Jugoslavia.
Tra i tanti campioni, tra di loro spunta il capocannoniere del torneo, Patrick Kluivert, che i tifosi del Milan ricordano come un fenomeno parastatale, ma che dopo l'esperienza in rossonero rinacque a nuova vita.




Incredibilmente, Zoff decide di togliere Totti dall'undici iniziale per dare la maglia da titolare ad Alessandro Del Piero.
La partita è a senso unico e il senso è quello arancione. Gli olandesi surclassano gli avversari in ogni zona del campo, ma soprattutto sulle fasce.
Ed è proprio nel mezzo di questo arrembaggio olandese che nasce la favola di Francesco Toldo e in cui la partita assume toni degni della commedia dell'assurdo.
Alla mezz'ora Zambrotta si fa espellere per doppia ammonizione e lascia i suoi compagni in dieci ad affrontare gli scatenati avversari. Poco dopo Kluivert si procura un calcio di rigore e per l'Italia, che deve giocare con un uomo in meno, sembra il segnale che ormai tutto è perduto.
Al dischetto si presenta lo specialista Frank De Boer, ma Toldo si supera e respinge il tiro in calcio d'angolo. Il portierone azzurro si esalta e con lui tutta la squadra, che pur continuando a subire il forcing avversario, si compatta e stringe i denti, respingendo tutti gli attacchi degli olandesi.
A mezz'ora dal termine Davids si procura un secondo rigore per la sua squadra che però Kluivert stampa sul palo. Si rimane sullo zero a zero e i padroni di casa cominciano a pensare che quella sia una partita maledetta e ormai affidano le proprie occasioni, solo con tiri dalla lunga distanza.
Nel finale l'Italia riesce a creare qualche grattacapo a Bergkamp e compagni, ma anche a causa della paura di subire il golden goal, che garantirebbe vittoria e finale immediata, entrambe le squadre si fanno più attente e la partita si chiude a reti inviolate e nemmeno i tempi supplementari riescono a cambiare il risultato. 
Si arriva così ai calci di rigore: il primo azzurro a presentarsi agli undici metri e Di Biagio che probabilmente ha ancora fresco il ricordo del penalty sbagliato ai mondiali del 1998 contro la Francia; stavolta però Gigi fa centro, mentre a sbagliare ci pensa nuovamente De Boer che si fa parare, ancora una volta, il tiro da Toldo che nel finale si ripeterà parando anche il rigore di Bosvelt. Nel mezzo segnano anche Kluivert, per l'Olanda e Pessotto e Totti, che "umilia" Van Der Sar con, il "cucchiaio", per l'Italia, mentre capitan Maldini è l'unico azzurro a sbagliare. 




Dopo una partita intensissima e sofferta l'Italia , dopo trentadue anni, raggiunge la finale la finale del campionato Europeo, e qui dovrà vedersela coi campioni del mondo francesi.
Purtroppo per noi, la nostra fortuna si è esaurita tutta nella semifinale di Amsterdam e con la Francia il discorso sarà ben diverso. Ma questa è un'altra storia e ne parlerò in un altro momento.

Ricordo che ho visto questo match assieme ad alcuni amici, mentre sorseggiavamo della birra gelata in un bar con qualche decina di tifosi azzurri e ad ogni parata di Toldo il locale esplodeva in urla di gioia e improperi contro gli avversari. A fine partita, per festeggiare la vittoria, siamo andati a casa a farci una pasta piccante e a bere vino. E voi ricordate dove eravate durate questo incredibile match?
In chiusura un ringraziamento a Riccardo Giannini de "Il bazar del calcio" e "Abcb: il caffè di Ricky" che mi ha aiutato nell'individuazione e nella scelta delle partite di cui parlare in questa nuova rubrica.

lunedì 20 settembre 2021

Joker (2019)

 "Una risata vi seppellirà", recitava una vecchia frase attribuita all'anarchico Bakunin e poi apparsa sui muri parigini del '68 e quasi un decennio dopo in Italia durante le proteste studentesche e politiche della seconda metà degli anni 70, prima degli anni di piombo. E proprio questo motto, potrebbe essere la perfetta frase di lancio di "Joker" di Todd Philips.


Arthur Fleck è un pover'uomo, sconfitto dalla vita, che vive con la madre malata, della quale si prende cura con amoroso affetto, che sogna di diventare cabarettista, ma che si deve accontentare di fare il clown per un agenzia di intrattenimento. Affetto da una forte depressione, Arthur soffre di un particolare disturbo che fa si che egli scoppi in fragorose e incontrollabili risate, specie in momenti poco opportuni e di forte tensione. Dopo una serie di batoste che lo spingono sempre più a fondo, Arthur raggiunge il punto di non ritorno e lentamente inizia la sua trasformazione in Jocker, quello che poi sarà l'acerrimo nemico di Batman.


Checché se ne dica "Joker" è un cinecomic, certamente ben confezionato e che punta più sulla drammaticità del personaggio e sul messaggio sociale, per quanto non nuovo e stra-abusato, che sulla parte action, qui quasi del tu assente, ma che è comunque figlio del mondo delle nuvole parlanti, dalle quali attinge a piene mani, così come dal mondo dei cinecomics.
Un cinecomic più adulto dunque, grazie anche al personaggio stesso, che non avendo delle origini ben chiare, permette di scrivere storie più interessanti.



Philips scrive una sceneggiatura efficace, certamente non particolarmente originale (del resto la maggior parte dei villains  nascono da uomini comuni che hanno perso la sfida contro la cattiveria della società nei confronti dei più deboli), ma che crea empatia con il protagonista e se si riesce a creare empatia con un personaggio negativo, vuol dire che si è fatto un buon lavoro. 
Da sua stessa ammissione, Philips si è ispirato all'opera di Martin Scorsese e i riferimenti a film come "Toro Scatenato", "Re per una notte" e "Taxi Driver" sono più che evidenti.


Come Travis Bickle, Arthur Fleck è un uomo alienato, che vive ai margini della società, incapace di creare rapporti sociali e che decide di farsi giustizia da solo e come Robert Pupkin cerca una celebrità di cui in realtà non è capace e che otterrà per motivi diversi dalle sue abilità. 

La fisicità di Joaquin Phoenix, la presenza di De Niro nel ruolo dell'anchorman idolatrato da Fleck/Pupkin, sono tutti riferimenti al cinema di Scorsese.


Tuttavia Philips, non so se per scelta voluta o per sua caratteristica professionale, non approfondisce i suoi personaggi a partire dallo stesso Fleck, la cui infanzia abusata è appena accennata e la sua follia è causata da una madre altrettanto pazza e da una società in cui i ricchi sono tutti pezzi di merda e i poveri sono brutti, sporchi e cattivi. Insomma, anche qui i cliché si sprecano.

A dare la giusta spinta al film è l'ottima interpretazione di Joaquin Phoenix, che si cala mente e corpo nel protagonista, arrivando a perdere ben venticinque chili per essere più convincente. Ma del resto non scopriamo qui la sua bravura, no?


Altro punto a favore del film è la rappresentazione di Gotham, una città facilmente riconoscibile (come già aveva fatto Donner con la Metropolis del suo "Superman") e per questo più reale e viva, che contribuisce a sporcare l'atmosfera del film.

In conclusione si può parlare di un gran bel film, con molti pregi e non pochi difetti, che però funziona bene, grazie a qualche bella intuizione del suo autore, ma soprattutto del protagonista che ci regala un altro personaggio iconico che verrà a lungo ricordato.

martedì 31 agosto 2021

Compleanno di sangue (1981) - Notte horror 2021

Anche quest'estate ci ritroviamo qui puntuali, come il Festivalbar e il Mundialito (a chi coglie questa citazione in omaggio un "Cuore di panna" e una "One-o One") per ricordare quel fantastico programma che era "Notte Horror". A farlo la solita cricca di blogger, appassionati di cinema di paura, che pescando per le varie epoche, hanno recensito film spaventosi che hanno fatto la fortuna del genere.
In questa notte di fine agosto il mio articolo segue quello di "In the mood for cinema" che ha parlato di quel gioiello fulciano che è "...e tu vivrai nel terrore - L'aldilà", per cui se non siete ancora passati a leggerlo, correte subito a farlo (oltre a recuperare quelli delle settimane passate se ancora vi mancano).


Per questa edizione ci ho pensato un po' di quale film parlarvi; cercavo un film del periodo '70-'80, che fosse truculento a sufficienza e che non fosse stato ancora recensito nelle edizioni precedenti, per cui, sperando di non essermi sbagliato, la mia scelta è caduta su "Compleanno di sangue".


Per prima cosa però, la trama:
Virginia frequenta un prestigioso college canadese ed è riuscita a entrare nel club dei "Top Ten", di cui fanno parte alcuni dei ragazzi più facoltosi e snob della scuola. La ragazza ha però un passato tormentato, infatti ha perso la madre in un incidente stradale e lei stessa è rimasta gravemente ferita, subendo danni cerebrali per i quali è in cura con tecniche sperimentali. Mentre si avvicina il giorno del diciottesimo compleanno di Virginia, un misterioso assassino comincia a mietere vittime tra i membri dei "Top Ten" e la prima sospettata è la stessa Virginia, ma sarà veramente così?


"Compleanno di sangue" è un film del 1981 che fa parte di quelli slasher-horror, nati in seguito a pellicole di successo come "Black Christmas - Un Natale rosso sangue" (guarda caso un altro horror canadese), ma ancor di più "Halloween" di John Carpenter e "Venerdì 13" uscito solo pochi mesi prima della fine delle riprese di questo.
Il film pur non essendo un capolavoro del genere, si eleva sicuramente sopra la media dei tanti film simili, sia grazie ad una sceneggiatura non banale e con un'interessante tematica di fondo, sia per la buona mano di J. Lee Thompson, regista forse non memorabile, ma che ha diretto quel capolavoro che è "Il promontorio della paura".

Quello che è uno dei punti forti del film, ne è anche uno di quelli deboli, infatti la sceneggiatura, pur essendo di un buon spessore psicologico, è anche un po' troppo confusa, forse a causa di quei continui flashback e a tutti quegli spiegoni che ne inficiano la semplicità. In realtà la sceneggiatura è stata più volte presa in mano, anche poco prima delle riprese, cosa che si nota soprattutto sul finale che avrebbe dovuto essere diverso da quello poi filmato. Una soluzione sarebbe stata accorciare la pellicola di qualche decina di minuti, infatti quelle quasi due ore sono un po' troppe e certamente togliendo qualche minuto il film ne avrebbe giovato.


La pellicola è comunque un prodotto di tutto rispetto, con una tensione palpabile e con buoni effetti truculenti (si dice che Thompson abbia gettato diversi secchi di sangue sul set, per rendere più gore l'effetto sullo schermo),
Non male anche il cast che conta tra gli altri Glenn Ford, vecchia gloria di Hollywood e ormai relegato a ruoli di secondo piano come quello di Jonathan Kent nel "Superman" del compianto Richard Donner, nel ruolo del dottor Faraday, che però pare non fosse molto entusiasta del ruolo e che sia stato indisponente per tutta la durata delle riprese. 
Virginia è invece interpretata da quella Melissa Sue Anderson divenuta celebre nei panni di Mary Ingalls nel telefilm "La casa nella prateria".


Dunque, se vi piacciono gli horror slasher, le trame non banali con diversi colpi di scena, questo è un film che no dovete farvi scappare e che potrebbe piacevolmente sorprendervi, magari da vedere in occasione del vostro compleanno, davanti ad una buona fetta di torta.