giovedì 16 novembre 2017

Kauwboy (2012)



Jojo ha dieci anni e vive solo con il padre, un uomo duro e severo, che affoga i propri problemi e dispiaceri nell’alcool, arrivando talvolta a essere violento con il figlio, mentre la madre del bambino, una cantante country di successo, pare essere in tour in America. Jojo si trova così a essere spesso da solo ad affrontare le problematiche di un ragazzino della sua età, ma anche ad avere responsabilità che non gli competerebbero: di giorno va a scuola e gioca a pallanuoto, la sera si occupa della casa e se ne va a letto da solo, poiché il padre lavora di notte.
 Qualche volta il bambino telefona alla madre, raccontandole le sue giornate, e spesso mentendo sul rapporto con suo padre.



Le cose cambiano quando, giocando in un campo, Jojo trova un piccolo di taccola (uccello della famiglia dei corvidi) caduto dal nido, e ferito e decide di prendersene cura portandolo a casa con se; tuttavia deve fare attenzione perché suo padre non vuole animali in casa. Ben presto Jojo trova nel piccolo corvo, che lui ha chiamato Kauw, il conforto e l’affetto che il padre non riesce a dargli e ne parla anche con la mamma, nelle sue lunghe telefonate, dicendole che quando fosse tornata, avrebbe trovato una bella sorpresa.  Tuttavia, quando l’uomo scopre il segreto del figlio, lo costringe a liberarsi dell’animale, causando anche la rabbia e la frustrazione del bambino, che di nascosto continua a occuparsi del piccolo amico.





Purtroppo, questo precario equilibrio, viene spezzato dalla presa di coscienza, da parte di Jojo della morte della madre, che fino a quel momento si era rifiutato di accettare. In tal senso, è particolarmente forte la sequenza in cui il bambino vuole festeggiare a tutti i costi il compleanno della mamma e quando il padre lo obbliga a togliere gli striscioni e le bandierine a stelle e strisce, lui si ostina a cantare “Happy Birthday” alla madre assente, con tutta la rabbia che ha in corpo, sputando le parole in faccia al padre. 
Ed è solo dopo l’ennesimo litigio, che padre e figlio riusciranno a ritrovarsi e assieme ad affrontare il dolore per la perdita di una moglie e di una madre.




L’amicizia tra bambini e animali è stata spesso al centro di pellicole cinematografiche, ma non sempre il risultato è stato pari alle intenzioni iniziali.

Un film simile a “Kauwboy” è “Kes” di Ken Loach, che racconta sempre l’amicizia tra un ragazzino e un uccello, ma se nel film del regista britannico, la tematica si incentrava soprattutto sul disagio sociale, e sulla ricerca di un posto all’interno della società stessa, nel caso del film di Boudewijn Koole, il soggetto è più intimista e delicato, infatti il regista racconta con garbo e sensibilità la difficile fase dell’elaborazione del lutto, vissuta dalla parte di un bambino, che proprio per la giovane età, fatica maggiormente ad accettare la morte di un caro.
Nel film, il lutto viene svelato lentamente, anche se fin dall’inizio è intuibile che ci sia qualcosa che non va, e allo stesso modo che nella vita vera, prima di accettare la perdita, prima bisogna passare attraverso le fasi della negazione e della rabbia.




Tuttavia Koole, riesce a non cadere mai nel banale o nella facile trappola della pietà dipingendo un quadro ruvido e denso di sofferenza, ma capace anche di abbandonarsi alla fantasia, proprio come farebbe un bambino che si crea un mondo ideale nel quale rifugiarsi, per fuggire alle cattiverie della vita. E il piccolo corvo inizialmente rappresentazione dell’affetto sostituito, diventa alla fine il simbolo della presa di coscienza del lutto, ma anche della fine dell’infanzia di Jojo, che si avvia a diventare adolescente. Bravissimo il piccolo protagonista, che riesce a conferire intensità al suo personaggio, creando quella giusta empatia che non sfocia nel patetismo.

mercoledì 8 novembre 2017

Censura? No, grazie!

"Non appena un libro o un film vengono proibiti, correte al vostro cinema più vicino, andate in biblioteca, cercate di trovarli, di guardarli, di leggerli: quello che non vogliono farvi sapere è quello che dovete sapere!" (S. King)



Non mi è mai piaciuta la censura, né l'ho mai capita. Se un prodotto (film, romanzo, canzone...) è fatto in una determinata maniera, è perché è stato pensato così; censurarlo significa snaturarlo e infatti spesso perde il suo significato vero e il suo valore.
Purtroppo la censura nell'arte c'è sempre stata, fin dai tempi più antichi, basti pensare al "Braghettone", costretto a coprire le nudità della Cappella Sistina, ma senza andare così indietro nel tempo è sufficiente ricordare le assurde critiche e condanne ad alcune delle più belle canzoni italiane:


Dio è morto, brano di Guccini reso popolare da I Nomadi, era stato censurato dalla RAI, perché ritenuto blasfemo e invece fu mandato in onda da Radio Vaticana che capì il vero significato della canzone.

Un'altra canzone passata sotto le forbici dei censori è stata 4/03/1943



In questa canzone Lucio Dalla ha dovuto cambiare il titolo (quello da lui pensato era Gesùbambino) e poi la strofa "e ancora adesso che bestemmio e bevo vino; per i ladri e le puttane mi chiamo Gesù Bambino" è diventata "e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino; per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino"

Ma molti altri cantanti e interpreti hanno dovuto fare i conti con bigottismo e ottusità dell'epoca, da Battisti a De Andrè, passando per Baglioni, Ron e Vecchioni...

Ricordo invece che quando ero piccolo, la tv era molto più libera, forse anche per l'avvento dei canali commerciali o perché il Moige ancora non era nato, dunque cartoni animati, trasmissioni, e pubblicità erano più liberi. Solo i film, anche se solo in parte, hanno fatto eccezione, ma di questo ne parlerò dopo.
Durante la mia infanzia ho visto decine e decine di cartoni animati e quasi sempre erano trasmessi senza alcun tipo di censura:


L'uomo tigre era un anime violentissimo in cui scorreva molto sangue, ma non un episodio è stato oscurato, anche perché altrimenti avrebbero dovuto non trasmetterlo affatto e infatti è da diversi anni che non viene più replicato, nonostante il successo che avuto tra i ragazzi degli anni 70 e 80.

Non da meno era Sasuke il piccolo ninja, in cui spesso si vedevano arti mozzati, membra sparse e morte di bambini, certo argomenti duri, ma che nel contesto in cui erano inseriti erano perfetti, del resto si parlava del Giappone feudale...



Questi ed altri cartoni animati non hanno più trovato una collocazione nelle programmazioni televisive, e non solo per l'arrivo di nuovi prodotti, ma anche perché ritenuti non adatti ad un pubblico di bambini (inutile dire che gli autori nipponici avevano pensato ad un target di adolescenti e adulti quando avevano creato le loro opere)
Altri anime invece, pur venendo trasmessi, hanno subito pesanti censure; ricordo perfettamente episodi di Mila e Shiro o Lady Oscar o Georgie in cui c'erano scene di nudo, ma in cui al massimo si vedeva una tetta o un culo sotto la doccia, che in seguito tali sequenze furono sostituite da fermi immagine o da qualche taglio.
Stessa sorte è toccata a quello che è forse l'anime più famoso in assoluto ovvero Dragon Ball, ma talvolta i tagli sono stati fatti così male che si perde il senso delle battute o delle scene in questione.
E' andata ancora peggio a cartoni come Piccoli problemi di cuore o E' quasi magia Johnny, ma anche molti altri, a cui sono stati cambiati interi dialoghi, soprattutto quelli con riferimenti sessuali, tanto da cambiare completamente il senso degli episodi trasmessi.

Anche le pubblicità una volta erano molto più esplicite, non mancava scene di nudo


Solo un topless, niente di più che si possa vedere in una qualsiasi spiaggia, eppure queste pubblicità ora non le trasmettono più o sono molto più edulcorate.
Caso ancora più clamoroso fu quello di Rocco Siffredi che pubblicizzava una nota marca di patatine, spot censurato perché i doppi sensi che l'attore usava, avrebbero potuto essere sconvenienti e disturbanti per i bambini. Ora mostratemi un bambino che sappia chi sia Rocco Siffredi...ma va beh...



Tralascio le varie trasmissioni che più che altro hanno subito cambi di orari o di canale (incredibile che abbiano deciso di replicare Colpo Grosso), anche perché in questo caso forse siamo andati peggiorando, basti pensare ai vari Grande Fratello o reality show, in cui superficialità e ignoranza la fanno da padrone.

Passo a parlare invece di cinema, soprattutto nei passaggi televisivi:

Arancia Meccanica film del 1971 è passato sulla tv in chiaro solo nel 2007, eppure non era più violento di tanti western trasmessi senza troppi problemi, ma probabilmente era il tipo di violenza che inserito in un contesto sociale e politico è risultata molto più disturbante.



Per altri motivi sono stati censurati Salò e le 120 giornate di sodoma e Ultimo tango a Parigi, che certamente affrontano argomenti delicati, ma sempre contestualizzati e che dimostrano così le paure dei censori.
Ricordo molto bene che la prima volta che vidi Soldato Blu, quando ero ancora bambino, il film era stato trasmesso nella sua versione intera e senza tagli, tagli che invece furono inseriti quando il film fu riproposto in seguito, anche se trasmesso a tarda notte.
Buffo invece che per molto tempo siano stati trasmessi film erotici senza nessun problema; per carità non che la cosa mi sia dispiaciuta, da adolescente hanno allietato diverse serate solitarie, ma censurare o non trasmettere film come Lolita, ma programmare in continuazione film  della serie Emmanuelle, mi sembra quanto meno ipocrita.

Sicuramente sull'argomento ci sarebbe molto di più da dire, ma per ora mi fermo qui, lasciando però il discorso in sospeso; magari più avanti entrerò più nello specifico concentrandomi solo su uno dei vari casi che ho qui afforntato.




martedì 31 ottobre 2017

Buon Halloween nei secoli dei secoli

Due anni fa, quando il blog aveva ancora un passo incerto, suggerivo qui alcuni film ambientati la notte di Halloween. Quest'anno ho deciso di fare una cosa diversa: dato che questa è la notte dedicata a mostri, streghe, fantasmi e tutto quanto fa horror, farò un breve excursus sul cinema dell'orrore, scegliendo un film per (quasi) ogni decennio, dall'alba del cinematografo fino ai giorni nostri. Buona lettura:

Le manoir du diable - Georges Méliès (1896): In questo cortometraggio vediamo un pipistrello entrare in un castello e poi trasformarsi in Mefisto. Quindi costui, dopo aver preparato un calderone, forgerà scheletri e fantasmi. Dopodiché arriva un cavaliere che dovrà affrontare gli spettri evocati dal diavolo e infine il diavolo stesso. Capolavoro di Méliès, uno dei capostipiti del cinema in generale e di quello fantastico nello specifico, "Le manoir du diable" può essere considerato senza dubbio, il primo film horror della storia del cinema



Il carretto fanstama Victor Sjöström (1921): David Holm è un ubriacone senza tetto che in passato si è macchiato di diversi peccati. La notte di San Silvestro, dopo aver rifiutato di far visita ad una donna di buon cuore, ora sul letto di morte, che più volte aveva tentato di aiutarlo, rimane coinvolto in una rissa che sembra averlo ucciso. Ecco che arriva, dunque, il carretto fantasma, trainato da un'anima sofferente per conto della Morte e di cui David dovrebbe prendere il posto, ma il sincero pentimento dell'uomo gli consentirà di avere una seconda possibilità e di redimersi dai suoi peccati.
Capolavoro del cinema svedese, forse più fantastico che horror vero e proprio, viene ricordato sia per la complessità narrativa, sia per l'eccezionale uso delle immagini unito ad effetti speciali, più che notevoli per l'epoca. Va segnalata una particolare sequenza che ha ispirato Stanley Kubrick per una scena molto simile inserita in "Shining"




Dracula - Tod Browning (1931): La storia è quella celebre, tratta dall'omonimo romanzo di Bram Stoker, del conte Dracula che venuto a Londra per acquistare un'antica abbazia, dopo aver soggiogato l'agente immobiliare che deve vendergli l'immobile, si innamora della bella Mina. Sarà grazie all'intervento del fidanzato della ragazza, Jonathan Harker e dell'eminente professor Val Helsing, che la donna si salverà dalle grinfie del principe vampiro e che questi perirà ucciso con un paletto di legno. Browning dirige una delle più celebri versioni di Dracula, anche se non proprio fedeli, dato che il testo di base è quello dell'adattamento teatrale del libro di Stoker. Il film lanciò la carriera di Bela Lugosi che si specializzò in pellicole horror, non sempre con successo.




Il bacio della pantera - Jacques Tourneur (1942): Irene e Oliver si conoscono allo zoo, davanti alla gabbia della pantera nera. Lei è disegnatrice di moda, lui architetto navale e ben presto tra i due nasce una forte simpatia e quindi l'amore. Dopo un po' la coppia decide di sposarsi, ma Irene continua a non voler baciare il marito poiché, secondo una leggenda del suo paese d'origine, le donne che vengono travolte da forte passione, si trasformano in pantere. Capolavoro assoluto del cinema thriller/horror, che ha fatto della suggestione la sua arma vincente; infatti le scene più paurose non sono mai mostrate direttamente, ma solo suggerite dall'uso delle luci e delle ombre e dagli effetti sonori. Inoltre, quasi sicuramente, è stato proprio con questo film che è nata la tecnica di far salire la tensione al massimo, per poi smorzarla con un nulla di fatto, lasciando lo spettatore interdetto.




L'invasione degli ultracorpi - Don Siegel (1956): In un lungo flashback, il dottor Bennell, racconta ad un collega che la sua cittadina è stata invasa da enormi bacelloni di provenienza aliena, bacelloni che servono per creare copie esatte degli esseri umani, ma del tutto privi di sentimenti, e di prenderne il posto. Qui, probabilmente, siamo più dalle parti del cinema di fantascienza, ma l'idea di un mondo invaso da copie di essere umani, completamente prive di sentimenti ed emozioni è talmente terrorizzante che il film sta bene anche tra i film horror.
Del film sono state fatte letture sia anticomuniste, sia antimaccartiste, ma nessuna di queste è stata mai confermata dagli autori, che invece dicevano di aver voluto attaccare un'apatica concezione della vita.





Rosemary's baby - Roman Polanski (1968): Una giovane coppia, Guy e Rosemary, sono in cerca di un appartamento dove vivere. Lo trovano in un vecchio edificio abitato per lo più da gente anziana e qui fanno conoscenza dei simpatici, ma forse un po' troppo invadenti, vicini. Dopo qualche mese Rosemary rimane incinta, ma comincia a soffrire di dolori vari e oltre ad avere incubi e allucinazioni. Al momento del parto le viene detto che il bambino, a causa di una malattia, non è riuscito a sopravvivere, ma lei non ci crede. Infatti, qualche giorno dopo, la donna scopre che con l'aiuto dei vicini, il marito ha ceduto il figlio a Satana, in cambio del successo lavorativo.
Horror claustrofobico, che funziona accumulando tensione scena dopo scena e donando un senso d'angoscia generale a tutto il film.



Suspiria - Dario Argento (1977): Susy arriva a Friburgo per iscriversi ad una prestigiosa scuola di danza, ma ben presto strani e paurosi avvenimenti cominciano ad avvenire all'interno della scuola. Dopo la morte di alcune ragazze, Susy scopre che l'edificio è costruito sopra una delle porte dell'inferno e che la direttrice è una potente strega. Primo capitolo della trilogia delle tre madri è sicuramente uno dei migliori film di Dario Argento, nonché uno dei più sanguinolenti e spaventosi.
Come sempre la colonna sonora è firmata da I Goblin




Un lupo mannaro americano a Londra - John Landis (1981): Jack e David sono due amici in viaggio per l'Europa e durante il loro passaggio per la campagna inglese vengono attaccati da un essere misterioso che uccide Jack e ferisce seriamente David. Una volta ripresosi, in un ospedale londinese, David comincia ad avere orrendi incubi e afferma di vedere l'amico Jack sotto forma di spettro-zombie. Jack avverte David che è stato contagiato dal morbo dell'uomo lupo e che se non si suiciderà. prima o poi avrebbe portato morte e dolore.
Il 1981 è stato un anno particolarmente fortunato per l'uomo lupo, infatti assieme alla pellicola di John Landis esce "L'ululato" di Joe Dante
Con questa pellicola, John Landis, dimostra come si può girare un horror, senza dover rinunciare ai toni da commedia e riuscendo a spaventare non poco (la scena nella metropolitana  è terrorizzante). La trasformazione a vista resterà per sempre nella storia del cinema più di tanti moderni effetti speciali in CG e valsero a Rick Baker l'oscar per il miglior trucco.



Il seme della follia - John Carpenter (1994): John Trent è un investigatore privato che è stato assunto per scoprire che fine abbia fatto Sutter Cane, celebre scrittore di romanzi horror e scomporso poco prima della pubblicazione del suo nuovo libro. Trent suppone che sia tutta un'operazione commerciale, ma accetta comunque di cercare lo scrittore, che sembra essersi nascosto ad Hobb's End, cittadina che si pensava appartenere solamente all'immaginario narrativo dello scrittore. Purtroppo le cose andranno sempre peggio.
Non c'è Halloween senza Carpenter ed ecco dunque quello che è per me, uno dei suoi lavori migliori, se non il migliore in assoluto. In questa pellicola, il regista de "La Cosa", mescola la mitologia Lovecraftiana, infatti ambientazioni e personaggi sembrano direttamente ispirati dalle opere del Solitario di Providence, ad alcuni aspetti della biografia Kinghiana, Hobb's End ricorda molto sia Derry che Castlerock e lo stesso Sutter Cane ha molti aspetti che lo avvicinano alla figura di Stephen King.




Martyrs - Pascal Laugier (2008): Ad un anno dalla sua scomparsa, Lucie viene trovata seminuda e in stato catatonico lungo una strada. Portata in ospedale, la ragazzina non sa rispondere alle domande della polizia, e nemmeno l'aiuto dell'amica Anne riuscirà a sbloccarla. Quindici anni più tardi Lucie fa irruzione in una villetta e uccide l'intera famiglia (padre, madre e due figli), dopo di che chiamerà Anne per annunciarle che ha trovato i suoi torturatori...E questo è solo l'inizio di un  lungo viaggio verso l'inferno.
In questo film non ci sono mostri, né fantasmi o spettri, ma solo la follia umana, quella che porta a far del male ai propri simili per scopi personali, spesso discutibili. "Martyrs" è un film duro, che colpisce allo stomaco e fa male, anche perché a differenze di altri film simili non usa trucchi o artifici, né si trova una qualche forma di ironia. E' solo dolore puro.



Sinister - Scott Derrickson (2012): Ellison è uno scrittore specializzato in libri che raccontano storie reali di case che sono state scene di efferati crimini. Per il suo nuovo lavoro, si trasferisce assieme alla moglie e ai figli, che però sono all'oscuro delle vere ragioni di questo nuovo trasloco, in una casa i cui precedenti proprietari sono stati orrendamente massacrati. Durante le sue ricerche trova alcuni filmini amatoriali in cui scopre che dietro a quegli orribili delitti c'è un'entità malefica.
Sinister non è certo il miglior horror degli ultimi anni, ma è comunque ben realizzato e regala momenti di vera paura, a volte usando i classici trucchi come rumori improvvisi, altre volte riuscendo a creare vera suspense. Insomma un film imperfetto, ma che funziona egregiamente.


giovedì 26 ottobre 2017

La creatura nel buio - Prima parte

(Ho ritrovato questo racconto, risalente a vent'anni fa, in un vecchio quaderno. Dopo averlo riletto ho pensato di riproporlo, a puntate,  cercando di aggiustare le parti meno riuscite e adattarlo al mio attuale stile narrativo. Certo potrà risultare ancora un po' imperfetto, ma non volevo stravolgerlo del tutto, per cui certe ingenuità dell'epoca si noteranno. Buona lettura)



Il temporale durava da quasi due ore e da qualche minuto mancava la corrente. La casa era completamente buia, così Edwin si muoveva lentamente, accanto alle pareti, allungando attentamente le mani per ripararsi da eventuali ostacoli (è vero, era casa sua, ma sfido chiunque a girare pere casa propria senza vedere nulla; se non ci si aiuta con le mani si rischia di ritrovarsi con qualche livido indesiderato).
Arrivò, con un po' di fortuna, alla scrivania dello studio, aprì il terzo cassetto e ne tirò fuori una torcia elettrica. Spinse il pulsante, ma la stanza rimase buia.
"Cazzo..." sibilò tra i denti "le batterie..."
Svitò il tappo sul retro e girò la torcia verso il basso; tre grosse batterie, ormai scariche, caddero sul pavimento, che Edwin gettò nel cassetto assieme alla pila.
"Papà ho paura!" urlò una piccola voce
"Stai tranquillo Rupert , ho quasi fatto" rispose di rimando Ed "Non c'è nulla di cui aver paura"
Bugia! Appena quelle parole gli uscirono di bocca sentì che erano false, ma certo non poteva dire a suo figlio che anche lui era spaventato. Ed era consapevole di quanto fosse assurda e irrazionale questa cosa, dato che era un uomo adulto, ma non poteva farci nulla, se non mostrarsi il più tranquillo possibile.
Improvvisamente gli tornò in mente la battuta di un vecchio film horror: "Non ho paura del buio, ho paura di quello che c'è dentro al buio".
Rabbrividì e una specie di déjà vu gli attraversò rapidamente il cervello, come un ricordo che non vuole affiorare.
"Tutto bene caro?" la voce di Shirley era ferma e rassicurante
"Si...sto cercando le candele.."
"Sono nella scatola nello sgabuzzino all'ingresso"
Edwin recuperò le candele con non poca fatica accendendole con l'accendino che aveva nella tasca dei jeans e tornò subito in salotto, dove la sua famiglia lo stava aspettando.
Shirely e Rupert erano accoccolati assieme sul divano con il bambino che teneva la testa appoggiata al ventre materno e si succhiava il pollice della mano destra, mentre la donna gli accarezzava amorevolmente i capelli.
"Eccomi" disse Ed facendo il suo ingresso nella stanza
Appena lo vide, il figlio gli corse incontro e gli si avvinghiò alle gambe, facendogli quasi perdere l'equilibrio.
"Hai avuto tanta paura?" gli chiese prendendolo in braccio
"No, solo un po'" mentì il bambino asciugandosi una lacrima che gli scendeva sul volto
"Ti va di fare un gioco prima di andare a dormire?"
Il viso di Rupert si illuminò.
"Posso scegliere quello che voglio?"
"Certo!" gli rispose il padre
"Il castello incantato!" urlò il bambino prima di sparire nel buio della sua cameretta e facendo ritorno, qualche minuto, dopo con una grossa scatola tra le mani.
Edwin e Shirley si guardarono stupiti per un attimo, ma nessuno dei due pensò per un solo istante di chiedere al figlio che fine avessero fatto tutte le sue paure.
I due genitori si sorrisero.

lunedì 16 ottobre 2017

Il signore delle mosche (romanzo + film 1963)


Come per “Stand by me”, anche per “Il signore delle mosche”, è difficile tenere separata l’opera letteraria, dal film al quale si ispira perché il regista fa un ottimo lavoro e riesce a mantenere intatti i significati di cui William Golding impernia il romanzo.
La storia è quella di un gruppo di ragazzini, che in fuga dalla guerra, precipitano con il loro aereo nei pressi di un’isola deserta. Da quel momento i piccoli naufraghi tenteranno di sopravvivere in un ambiente ostile fino all’arrivo dei soccorsi, ma se inizialmente le cose sembrano funzionare bene, in seguito il gruppo si spaccherà in due e ben presto le ostilità tra le due fazioni, porterà a scontri sempre più cruenti e solo l’arrivo dei soccorsi, fermerà quello che ormai era un gioco al massacro.



Golding è convinto che l’uomo sia cattivo per natura (sua la frase  “L’uomo produce il male come le api producono il miele”), così la sua opera, e di conseguenza anche il film, è impregnata di questo suo pessimismo e  a rendere la storia ancora più disturbante e spaventosa, è il fatto che i protagonisti siano bambini.
I giovani protagonisti, privi di figure adulte, tentano di costruire una società ideale e migliore rispetto a quella in cui vivono, ma proprio la mancanza di linee guida che insegnino la differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato, farà si che questa società si spacchi presto, facendo regredire i ragazzi ad uno stato selvaggio che li porta a sviluppare i loro istinti animaleschi, in cui prevale la legge della giungla a discapito del senso di colpa, del senso del peccato e dell’educazione.



Come già detto, a rendere ancora più greve la vicenda, è il fatto che a compiere queste efferatezze non siano adulti inevitabilmente guastati dal tempo e dalla società, ma bambini e ragazzi, simboli di innocenza e purezza per definizione. Ralph è il protagonista “buono”, quello dotato di maggior buon senso e intenzionato a costruire una società civile, basata su regole precise, in cui ognuno ha il suo compito e la sua preoccupazione maggiore è quella di mantenere sempre acceso il fuoco che permettere di essere avvistati da possibili soccorritori.
L’antitesi di Ralph è Jack, istintivo e irrazionale, vorrebbe essere lui il vero leader del gruppo e per riuscirci non rinuncia a usare la violenza. Per dimostrare la sua virilità e superiorità organizza un gruppo di cacciatori e affascina gli altri ragazzi con storie e canti di guerra. Per conquistare la leadership punta sulle paure più irrazionali e forti, quelle del buio e di possibili creature mostruose, anteponendole a quelle meno viscerali, cioè a quella di rimanere li per sempre, senza che nessuno li avvisti mai.



C’è poi Bombolo (Piggy nel romanzo), di cui non conosciamo il vero nome e che è uno dei pochi che rimane sempre fedele a Ralph. Il ragazzino, grassottello e asmatico, e rappresenta la razionalità e quel poco che ne resta nei bambini che li lega alla civiltà, ma è allo stesso tempo l'anello debole della catena, quello che nessuno ascolta e potenziale vittima sacrificale. Simon invece è un bambino timido e insicuro, anche lui legato a Ralph, fugge però dal gruppo e sarò il primo a scoprire che la bestia non esiste, cosa che purtroppo non potrà raccontare, perché ucciso prima. La sua epilessia lo porta a frequenti svenimenti e visioni e in uno di questi attacchi si ritroverò a parlare con “Il Signore delle mosche”.  Nell’iconografia della storia, Simon rappresenta la spiritualità, la volontà dell'uomo di fare del bene, ma l'incapacità di metterlo in atto, e la sua morte segna la perdita della verità e dell’innocenza.



Vi è infine Roger, alleato di Jack, che rappresenta il vero lato malvagio della natura umana, cattivo per il piacere di esserlo, inizialmente frenato dalla sua educazione, una volta che il gruppo si è spaccato, lui libera tutta la sua crudeltà, arrivando perfino ad uccidere. “Il Signore delle mosche” però, non è soltanto una metafora sulla natura perversa dell’essere umano, ma anche un chiaro esempio di come nascano i totalitarismi, più o meno violenti.
Quando prevale la paura di sopravvivenza, la società è disposta ad accettare le prepotenze e i metodi soppressivi, di un leader che punta a eliminare questa paura, ritenendolo un male minore o necessario. 


Così, in questo caso, i giovani protagonisti accettano la prepotenza e la violenza di Jack e il suo gruppo, che assicura di sconfiggere il mostro, e con esso la paura ancestrale di esso, piuttosto che sobbarcarsi il sacrificio che potrebbe portarli ad un salvataggio dall’isola. Però una volta ottenuto il potere, Jack sfrutta le paure dei ragazzini per continuare a dominarli e quando infine tutto pare precipitare in un escalation di irrazionale violenza, solo l’intervento esterno di alcuni militari giunti sull’isola, porta la situazione ad un nuovo equilibrio, ma con i protagonisti ormai traviati da quanto successo e consapevoli della perdita della loro innocenza e spensieratezza.
Da un punto di vista tecnico la pellicola è ben diretta, anche se la fotografia non è delle migliori.
Bravi tutti i protagonisti.

venerdì 13 ottobre 2017

Blogger Recognition Award - La stanza di Gordie

Beh, il mio certo non sarà il blog più interessante della rete, ma seguirlo con una certa costanza sta cominciando a dare diverse soddisfazioni, alcune dovute unicamente alla soddisfazione di vedere realizzato un buon lavoro, parlando di ciò che più mi piace, altre grazie ai riconoscimenti di amici e altri blogger e questo è proprio uno di questi casi; infatti dopo i Liebster Award, ecco una menzione da parte dell'amica Marta Ricci di Emme Boulcès, per i Blogger Recognition Award.



Queste le regole per partecipare:


  1. Ringraziare il blogger da cui si è stati nominati e linkare il suo blog
  2. Raccontare la nascita del proprio blog
  3. Dare qualche nuovo consiglio ai nuovi blogger emergenti
  4. Commentare il blog di chi ti ha nominato linkando il tuo articolo di ringraziamento
  5. Nominare a tua volta quindici (15) blogger che ritieni meritevoli
Dunque, bando alle ciance e iniziamo:

RINGRAZIAMENTI:

Grazie a Emme Bouclès per aver pensato anche a me per questo premio che mi riempie di orgoglio, perché il riconoscimento è "piccolo" solo formalmente, ma indica che sto facendo un buon lavoro e che questo è apprezzato e ciò è un premio, per me, enorme.

LA NASCITA DEL MIO BLOG:

Come dicevo nel primo post dell'oramai lonatano 2014, il blog nasce dalle ceneri, finite sotto al tappeto, di un blog precedente, che per svariati motivi avevo abbandonato. Inoltre mi è sempre piaciuto scrivere e sentendo il bisogno di uno spazio più libero di quello dei social network, ho deciso di ripartire da capo e dare sfogo alle mie passioni e idee.

CONSIGLI PER BLOGGER EMERGENTI:

Credo di essere una delle persone meno adatte a dare consigli, tuttavia a chi ha intenzione di avere un blog, posso suggerire di scrivere di ciò che conosce e di ciò che gli piace, di scrivere in maniera semplice, senza per forza cercare un linguaggio ricercato e soprattutto di scrivere col cuore...

15 BLOGGER EMERGENTI:

Beh non tutti sono proprio emergenti, molti scrivono già da diversi anni e hanno una discreta visibilità e non so se riuscirò a nominarne proprio quindici, ma ecco le mie nominations:


Devo dire che non è stato semplice scegliere così tanti blogger, più che altro perché al momento non ne seguo molti, e alcuni di loro hanno, per ora, sospeso le loro pubblicazioni, ma magari se vedono apprezzato il loro impegno riusciamo a far si che tornino a scrivere più assiduamente, no?





venerdì 6 ottobre 2017

Le Freak c'est chic

Una volta i freaks erano quei fenomeni da baraccone, spesso con malformazioni fisiche, dovute a maltattie, sfruttati da circhi itineranti, per spaventare la gente sfruttando la morbosa curiosità della stessa. Più in generale invece, i freaks sono quei "diversi", rifiutati dalla società, perché di aspetto grottesco o bizzarro o perché hanno capacità particolari, che spaventano i così detti "normali".
Ecco dunque una breve carrellata di alcuni film che hanno per protagonisti (o antagonisti) queste persone, che lottano per essere accettate e per far capire al resto del mondo che anche loro hanno una dignità:

Freaks (1932): Capolavoro di Tod Browning che ha per protagonisti veri freaks, che il regista ha trovato girando per i vari circhi del Paese. Tuttavia l'opera risultò così shockante per l'epoca che la stessa casa di produzione la rinnegò e la distribuzione fu pesantemente compromessa. Il regista faticò a riprendersi e solo qualche anno più tardi riuscì a tornare ad un breve successo.
La storia del film racconta del nano Hans che lavora in un circo in cui sono presenti diversi fenomeni da baraccone e che si innamora della bella e normale Cleopatra, trapezista nello stesso circo. La donna però è interessata soltanto al denaro del povero Hans e di ucciderlo con la complicità del suo amante, il forzuto Ercole. I due però vengono scoperti per tempo e puniti dagli stessi freaks.



The Elephant Man (1980): David Lynch, prima di addentrarsi nei meandri della psiche umana, dirige quest'opera dura e lineare, che racconta la vera vicenda di Joseph Merrick, un giovane dal volto e dal corpo completamente deformati a causa di una malattia nota come Sindrome di Proteo. Nel film, il protagonista viene trovato da un medico, mentre viene sfruttato in uno spettacolo di strada e che decide di prendersene cura, studiando il suo caso e cercando di alleviare le sue sofferenze. Joseph (John nel film) trova così quell'affetto che tanto gli era mancato e quella dignità che troppo a lungo gli era stata negata. Finale commovente



L'ultimo uomo sulla terra (1964): Tra i vari film ispirati a "Io sono leggenda" di Richard Matheson, questo è forse quello più fedele al romanzo. Robert Morgan è l'ultimo essere umano sopravvissuto a una tremenda epidemia che ha trasformato gli altri esseri umani in vampiri. L'uomo di giorno si muove in cerca di cibo e per uccidere i vampiri che stanno dormendo al nascosti alla luce, mentre di notte di barrica in casa per difendersi dall'attacco dei mostri. Un giorno Robert incontra Ruth una donna che fa parte di una comunità in cui hanno trovato un  vaccino che riesce a contenere il morbo, senza però curarlo del tutto. Pur considerandolo una leggenda, in quanto unico uomo a non essere stato contagiato, il gruppo è intenzionato a liberarsi del dottore, perché considerato un mostro, in quanto questi, durante le sue missioni diurne, ha ucciso anche molte persone che facevano parte della comunità. Qui la questione del diverso è quasi ribaltata, infatti in un passaggio del romanzo l'autore dice: "Quando tutti sono mostri e tu sei l'unico normale, il mostro sei tu"



Edward mani di forbice (1990): Questa pellicola è quella che più di tutte le altre, incarna il pensiero e il lavoro di Tim Burton. Favola gotica, racconta di Edward, un essere mai completato dal suo inventore (infatti questi è morto primo di poter finire la sua creatura) e che per lungo tempo ha vissuto solo nell'antica magione in cima alla città. Un giorno Edward, che al posto delle mani ha delle lame taglienti, viene trovato da una donna che decide di portarlo a casa con se. Inizialmente le cose sembrano andare bene, ma poi il pregiudizio di pochi fa si che il povero Edward venga ingiustamente accusato di reati che non ha commesso. Costretto alla fuga e mal visto in città, l'essere torna a vivere da solo nella villa sulla collina. Fiaba dark che ha per protagonista uno di quei freak, tanto cari al regista, un essere solitario e malinconico, che si è trovato le porte chiuse in faccia a causa di stupidi e falsi pregiudizi e dell'ottusità della gente



X-Men (2000): Bryan Singer dirige un film ispirato ai fumetti della Marvel e qui racconta come questi esseri, dotati di poteri soprannaturali, a causa di una mutazione genetica, pur cercando di inserirsi nella società, siano costretti a vivere isolati dal mondo, in una scuola diretta dal professor Xavier, perché i normali esseri umani ne sono spaventati. Quando però un altro gruppo di mutanti, guidato da Magneto (una volta amico di Xavier) vuole sottomettere tutti gli umani, perché questi ritiene che i mutanti siano il futuro dell'umanità e non ci sta a vivere nascosto, anche gli X-Men dovranno intervenire per riportare la pace. Anche in questo caso abbiamo un "diverso" che spaventa, qui a causa dei poteri che gli uomini pensano che questi essere speciali useranno per fare del male. Fantascienza con morale.



Cabal (1990): Clive Barker dirige un film tratto da un suo stesso romanzo. Le vicende ruotano attorno al personaggio di Aaron Boone, giovane tormentato da spaventosi incubi in cui compaiono esseri mostruosi e una misteriosa città chiamata Midian. In cura da uno psichiatra, il dottor Decker, che in realtà è un pericoloso serial killer, Boone parte alla ricerca della mitica Midian fino a quando arriva ad un vecchio cimitero abbandonato. Qui viene attaccato da due esseri orribili, che lo condannano a diventare mostro a sua volta. Dopo che Decker ha convinto tutti che sia il suo paziente  l'autore degli efferati omicidi, Boone viene ucciso da alcuni poliziotti, ma una volta tornato in vita, decide di ritornare a Midian per vivere con i suoi simili. Inseguito dalla sua ragazza, dallo psicologo assassino e dalla polizia, dovrà lottare per difendere la città dal malvagio Decker.
Barker ha sempre avuto simpatia per i mostri e spesso nelle sue opere sono questi a essere buoni, mentre l'umanità è quella realmente cattiva, ribaltando così ruoli che vogliono che i mostri siano anche malvagi.



Batman - Il ritorno (1992): Dopo aver sconfitto il Joker, questa volta Batman se la deve vedere con un altro cattivo che vuole conquistare Gotham City; il misterioso Oswald Copplepot, noto anche come "Pinguino" e con l'affascinante e pericolosa Catwoman. Ancora una volta Tim Burton affronta la tematica del diverso rifiutato dalla società e qui il freak è il personaggio del Pinguino, magistralmente interpretato da Danny De Vito, un uomo che a causa del suo aspetto ripugnante è stato abbandonato ancora neonato dai suoi genitori, cresciuto nelle fogne di Gotham e allevato da una coloni di pinguini, Oswald è cresciuto covando rancore e rabbia, che l'hanno portato a diventare un'essere malvagio. Alla fine non si riesce a provare antipatia per questo cattivo, ma casomai pietà.
Unico caso, in questa lista, di un freak "cattivo", che in fondo cattivo non era, ma costretto a essere tale dagli eventi.



Dietro la maschera (1985): Rocky Dennis è un adolescente che vive con la madre a Los Angeles, qui conduce una vita normale, studia, gioca e ha molti amici. Tuttavia il ragazzo è affetto da una malformazione nota come leontiasi, che fa assumere al suo volto un aspetto felino. Nonostante ciò Rocky vive bene la sua situazione e anzi, spesso ci scherza su. I problemi nascono quando lui e sua madre si devono trasferire; nella nuova città infatti è vittima degli scherzi dei suoi nuovi compagni, che sembra non vogliano accettarlo. Alla fine però Rocky riuscirà a conquistare la fiducia di alcuni di loro e durante un campeggio estivo per ragazzi non vedenti si innamorerà, ricambiato di una Diane, una bella e dolce ragazza. Tuttavia una volta che lei lo farà conoscere ai genitori, loro lo tratteranno come un mostro e gli impediranno di vedere la figlia. Il destino si rivelerà avverso per il povero ragazzo che rimasto solo, morirà nel sonno a causa della malattia.



Pieles (2017): Di questo film ne ho già parlato più ampiamente QUI, ma dato l'argomento trattato mi è sembrato giusto inserirlo in questa lista. La pellicola parla infatti di personaggi caratterizzati da deformità fisiche, che lottano per essere accettati e soprattutto per imparare ad accettarsi. Una pellicola di non facile impatto, che unisce la forza di "Freaks" al grottesco di "Pink Flamingo"



Extra: Sulla stessa tematica, a fine anno uscirà il film "Wonder" con Owen Wilson, Julia Roberts e il piccolo Jacob Tremblay che già abbiamo visto in "Room" e "Somnia".