lunedì 12 agosto 2019

Geekoni film festival: L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

Per il secondo anno consecutivo, la Geek League, omaggia il più famoso festival cinematografico per ragazzi, il Giffoni film festival, di cui Truffaut ebbe a dire: "Tra tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario".
Per il film di quest'anno sono volato in Brasile a recuperare una pellicola che usa la leggerezza per parlare di temi seri e delicati: "L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza" di Cao Hamburger del 2006.



1970, Mauro è un ragazzino di dodici anni, che come tutti i brasiliani, attende con impazienza l'inizio dei mondiali di calcio (quelli che noi italiani ricorderemo, ancor più che per la cocente sconfitta in finale contro Pelè e compagni, per la semifinale contro la Germania vinta 4 a 3 e che è passata alla storia calcistica come la partita del secolo).
Tuttavia quello è anche un periodo di rivolte politiche e molti oppositori del governo sono costretti all'esilio, tra questi ci sono anche i genitori di Mauro che decidono di raccontare al figlio che devono partire per una vacanza e lo lasceranno a casa del nonno, con la promessa di tornare a prenderlo entro la fine dei mondiali di calcio.



L'anziano, che vive nel quartiere ebraico di San Paolo. è però morto poco prima dell'arrivo del bambino, che si ritrova così solo in un ambiente a lui estraneo.
In quest'occasione, Mauro conosce Shlomo, un vicino di casa del nonno, dal carattere scorbutico, che sarà costretto dalla sua comunità a occuparsi del ragazzino.
Inizialmente il rapporto tra i due sarà difficile, ma con il passare del tempo i due riusciranno a trovare un equilibrio e ad affezionarsi l'uno all'altro.



Nel frattempo Mauro, mentre aspetta il ritorno dei suoi genitori, entrerà in contatto con il variegato quartiere di Bom Retiro in cui, oltre agli ebrei, convivono anche italiani, greci e arabi; farà amicizia con la coetanea Hanna, con la bella barista Irene e con Italo studente di sinistra, amico di suo padre e sua madre.
Durante quell'estate, il Paese è diviso tra l'entusiasmo per i successi della nazionale e le preoccupazioni per il pesante clima politico, cosa che si riflette anche nella vita di Mauro che alla fine capirà che ci sono cose più importanti di una partita di calcio.



Cao Hamburger, ha decido di raccontarci una pagina oscura del storia del Brasile, ma vista con gli occhi innocenti di un bambino, che in realtà non capisce cosa stia succedendo, che vorrebbe solo riunirsi ai suoi genitori, e che sogna di essere "negro e volare tra i pali".
Da questo punto di vista il film si distacca molto da pellicole dure e crude, come "City of God" e si accosta di più al film argentino "Kamchatka", in cui la rivoluzione è tenuta sullo sfondo, per raccontare le difficoltà di un ragazzino costretto ad un nuova situazione che è ancora troppo piccolo per poter comprendere a pieno.




Il film è infatti una storia di formazione, un racconto di passaggio dall'infanzia all'adolescenza, in cui il protagonista imparerà, grazie alla convivenza con culture diverse da quelle con cui è vissuto fino a quel momento, a crescere e maturare e che ci sono cose ben più importanti di una finale di coppa del mondo.


giovedì 8 agosto 2019

I telefilm dimenticati (4) - Good Morning, Miss Bliss

Sono sicuro che quasi tutti ricorderete la serie-tv "Bayside School" (Saved by the bell in originale). Sit-com che vedeva come protagonisti sei amici (Zack, Lisa, Kelly, Screech, Jessie, Slater), ambientata proprio nel liceo Bayside High e nel vicino locale "Il Max", andata in onda, negli Stati Uniti tra il 1989 e il  1993 per un totale di quattro stagioni, mentre qui in Italia è stata trasmessa per la prima volta su Italia 1 tra il 1993 e il 1994.




In realtà questa serie era uno spin-off di un'altra sfortunata serie intitolata "Good Morning, Miss Bliss", composta da soli 13 episodi più il pilot.
La sit-com fu poi cancellata e i diritti vennero comprati dalla NBC, che cambiò il format e dando vita a "Bayside School".
I tredici episodi furono poi integrati nella nuova serie  e introdotti da Mark-Paul Gosselaar, l'attore che interpretava Zack Morris, che spiegava che questi erano ambientati qualche tempo prima rispetto al resto della serie.



Il telefilm era incentrato sulla vita dell'insegnante Miss Carrie Bliss (Hayley Mills) e sul suo rapporto con i suoi studenti tra cui Zack Morris, Samuel "Screech" Power e Lisa Turtle, che poi ritroveremo, come già detto, in "Saved by the bell".
Un altro personaggio che rimase nel cast di entrambe le serie fu il preside Richard Belding.



La serie è stata prodotta dalla Peter Engel Productions, dalla Buena Vista Televison e dalla ormai onnipresente Walt Disney Productions e fu mandata in onda proprio su Disney Channel: invece qui in Italia fu trasmessa su Rai 1 nell'estate del 1990.

Fonte Wikipedia


martedì 6 agosto 2019

The final girls (2015)

Per Final Girl, si intende quella ragazza che, nei film horror e slasher, riesce a sopravvivere fino alla fine, per poi confrontarsi con il mostro di turno, a volte vincendolo, altre cadendone vittima come tutti gli altri.
Celebri final girls sono: Sally Hardesty (Marilyn Burns) in Non aprite quella porta, Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) nella saga di Halloween, Alice Hardy (Adrienne King) in Venerdì 13, Nancy Thompson (Heather Langekamp) in Nightmare - Dal profondo della notte, Sidney Prescott (Neve Campbell) nella saga di Scream e molte altre.



Il film di Todd Strauss-Schulson è una horror-comedy del 2015, citazionista, parodistica e metacinematografica che, pur con tutti i suoi difetti, funzione molto bene, magari non spaventa (ma non è questo il suo scopo), però diverte e non disdegna qualche momento puramente slasher.

Max Cartwright (la Taissa Farmiga, nota per la serie American Horror Story e sorella della più nota Vera) frequenta l'ultimo anno del liceo e dopo molti anni, soffre ancora per la morte della madre, avvenuta in un incidente automobilistico di cui si sente responsabile. Una sera, seppure riluttante, si reca con alcuni amici, alla proiezione di Camp Bloodbath 1 e 2, horror in cui recitava sua madre da ragazza. Quando nel cinema dove si tiene la retrospettiva scoppia un incendio, il gruppo nel tentativo di fuggire attraversa lo schermo, trovandosi così proiettati all'interno del film stesso.
Qui Max ritroverà la madre, che naturalmente non potrà riconoscerla, poiché avrà a che fare con il suo personaggio e non con l'attrice che lo interpreta.
Una volta capito cosa sta succedendo i ragazzi lotteranno per arrivare vivi alla fine del film.



Come detto, questo film, pesca a piene mani dagli anni 80, a partire dalla colonna sonora in cui possiamo sentire brani come Dance Hall Days di Wang Chung, Cruel Summer delle Bananarama, Cherry Pie dei Warrannt e soprattutto Bette Davis Eyes di Kim Carnes, che ritroveremo più volte durante la pellicola.
E' però il cinema di quel decennio a essere al centro della parodia del regista, infatti a essere presi di mira sono quegli slasher come Venerdì 13 e tutti i suoi epigoni , in cui i protagonisti sono sempre adolescenti arrapati, in cerca di qualche facile avventura erotico-amorosa, spesso dediti ad alcol e droghe e che essendo "peccatori" vengono puniti dal cattivo di turno da cui si salva (forse) solo la protagonista (la final girs appunto), casta e pura, ma dura come una roccia.



A differenza di altre pellicole del genere usciti in questi anni (vedi Quella casa nel bosco), che hanno un ironia e un umorismo più fine, The final girls, punta molto sulla parodia e sulla caricatura dei personaggi, tanto che gli stessi protagonisti, proiettati all'interno del film nel film, si stupiranno dell'imbecillità dei comprimari e dell'assurdità di certe situazioni.




Altro punto di forza del film è la questione metacinematografica: i protagonisti che conoscendo la storia del film si comportano di conseguenza per potere arrivare alla fine e tornare, si spera, alla realtà; oppure il loro rapporto con i personaggi del film, dunque con delle macchiette create da degli sceneggiatori, e non con persone "reali"; ma molto divertenti sono anche tutte quelle situazioni in cui i cinque ragazzi avvertiranno i trucchi cinematografici, rendendosi conto, ad esempio, dell'entrata in scena dell'assassino sentendo la musica che lo sottolinea, oppure quando capiscono che stanno per vivere un flashback poiché la pellicola sta cambiando colore.
Parlando di colore non va scordata la splendida fotografia di Elie Smolkin, caratterizzata da colori più freddi nel mondo reale, mentre nel film dentro il film ci sono colori caldi e accesi, quasi a sottolineare la finzione della pellicola.



Vale infine la pena ricordare che la sceneggiatura del film è stata scritta assieme da M.A. Fortin, da Joshua John Miller, che abbiamo visto in diversi film degli anni 80, tra cui Il buio si avvicina e Classe 1999, figlio di Jason Miller (il Padre Karras de L'esorcista) e fratellastro di Jason Patric.

Insomma, non siamo di fronte ad un capolavoro del cinema, ma sicuramente ad una intelligente e simpatica commedia orrorifica, che ci farà passare un'ora e mezza tra divertenti momenti, numerose citazioni e una parodia che però è una dichiarazione d'amore per quello stesso genere che prende in giro.


martedì 30 luglio 2019

Notte horror 2019: American Gothic (1988)

Tempo d'estate, tempo di "Notte horror". Ecco dunque, che per il sesto anno consecutivo (il quarto per me), la solita cricca di blogger nostalgici di quella trasmissione che per tanto tempo ci ha tenuto compagnia nelle calde notti estive del passato, si riunisce per scrivere e discutere di cinema horror.
Anche quest'anno ho scelto una pellicola non celeberrima, ma che ha la sua schiera di fans e che, nonostante i molti difetti, ha raggiunto lo stato di cult-movie; sto parlando di "American Gothic"



Cynthia e suo marito hanno perso la loro bambina in un incidente domestico, così dopo un periodo di ricovero della donna, su consiglio dei medici i due decidono di prendersi un periodo di vacanza.
La coppia, assieme a quattro amici, affittano un aereo da turismo per recarsi in Oregon, ma durante il viaggio il velivolo ha un guasto che li costringe ad un ammaraggio di fortuna nei pressi di un isola, all'apparenza deserta.
Costretti a cercare aiuto, i ragazzi si inoltrano nell'isola e vi trovano una vecchia casa abitata da due anziani contadini (che si fanno chiamare semplicemente Pa' e Ma') e i loro tre figli affetti da ritardo mentale. La strana famiglia vive ancora come all'inizio del ventesimo secolo, senza elettricità o comfort moderni e riconoscendo nei nuovi venuti immoralità e peccato, li faranno fuori uno ad uno.



Il film, uscito nel 1988 e accostato a pellicole di maggior successo come "Non aprite quella porta", non si può certo definire un capolavoro del genere, ma nonostante tutto riesce a risultare malato e disturbante. La famiglia di contadini è così grottesca ed estrema che crea nello spettatore un senso di disagio che avvolge quasi tutto il film.
Dico "quasi tutto" perché il film ci mette un po' a prendere quota e comunque la regia ha un taglio televisivo di qualità tutt'altro che eccelsa; eppure John Hough di cose buone in passato ne aveva fatte come "Zozza Mary, pazzo Gary" action movie sulla scia di "Punto Zero" o "Incredibile viaggio verso l'ignoto", film avventuroso targato Disney.



Un'altra pecca della pellicola è che gli omicidi sono quasi sempre fuori scena e a parte il sangue che si vede in seguito, di splatter non c'è molto.
Tuttavia Hough riesce a rifarsi in alcune sequenze sferrando dei colpi piuttosto duri allo spettatore: quando a Cynthia viene mostrata la stanza delle bambole, dove ritrova appesi come manichini i suoi vecchi amici, oltre ai corpi mummificati di vittime precedenti; quando la stessa Cynthia e Funny si litigano il corpo, anch'esso mummificato, di una piccola bambina, frutto di un probabile rapporto incestuoso, che ribalterà i ruoli nel finale; l'omicidio di una delle ragazze da parte di Teddy che tenterà poi di avere un rapporto sessuale con il cadavere e per questo sarà punito dal padre.



Il finale del film non è male, anche se forse un po' troppo affrettato e qualche minuto speso in più per creare un una maggiore tensione non avrebbe certo guastato.
Non è male il cast di cui vanno ricordati soprattutto il grande Rod Steiger e la splendida Yvonne De Carlo che per questo ruolo vinse il premio come miglior attrice al Fantatestival.
Buone anche le musiche composte da Alan Parker, compositore solo omonimo del celebre regista britannico, anche se nella copertina del dvd della Raro Video viene confuso proprio con il regista stesso.




Infine va ricordato che il titolo e la locandina del film si rifànno ad un celebre dipinto di Grant Wood, intitolato proprio "American Gothic".




Qui di seguito tutta la programmazione dell'evento:

  • 9 luglio 2019, ore 21: La bara volante (Stuff, il gelato che uccide)
  • 9 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS (Vivere nel terrore)
  • 16 luglio 2019, ore 21: Il Zinefilo (L'albero del male)
  • 16 luglio 2019, ore 23: Non c'è paragone (The Omen)
  • 23 luglio 2019, ore 21: Stories (Scream)
  • 23 luglio 2019, ore 23: Solaris (Il villaggio dei dannati)
  • 30 luglio 2019, ore 21: La stanza di Gordie (American Gothic)
  • 30 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS (Trucks)
  • 6 agosto 2019, ore 21: Pensieri Cannibali (So cosa hai fatto)
  • 6 agosto 2019, ore 23: Il Bollalmanacco di cinema (La casa 5)
  • 13 agosto 2019, ore 21: In central perk (The Ring)
  • 13 agosto 2019, ore 23: La fabbrica dei sogni (Changeling)
  • 20 agosto 2019, ore 21: Pietro Saba World (Cimitero Vivente)
  • 20 agosto 2019, ore 23: Deliria (Deliria)
  • 27 agosto 2019, ore 21: Combinazione casuale (La setta)
  • 27 agosto 2019, ore 23: Il Zinefilo (Dr. Giggles)
  • 3 settembre 2019, ore 21: Redrumia (Society)
  • 3 settembre 2019, ore 23: White Russian (La casa del diavolo)
  • 10 settembre 2019, ore 21: Il Zinefilo (Virus)
  • 10 settembre 2019, ore 23: The Obsidian Mirror (Non aprite quell'armadio)



martedì 23 luglio 2019

Il Golem (2018)

Nella Lituania del XVII secolo, una piccola comunità ebraica vive pacificamente, nel rispetto delle tradizioni e delle regole della loro società e del loro credo.
Ad Hanna però, ancora in lutto per la perdita del figlio di sette anni, sottostare ad una culture patriarcale, in cui alle donne è impedito l'accesso al tempio, non sta bene; così, di nascosto dal rabbino segue le funzioni da sotto il pavimento della sinagoga e, grazie all'aiuto del marito Benjamin, figlio del rabbino stesso, entra in possesso dei libri sacri, come la Qabballah.



Quello che l'uomo non sa è che l'infertilità della moglie non ha origini naturali, ma è dovuta a una pozione che Hanna ha avuto dalla guaritrice del villaggio. Scoperto l'inganno la coppia entra in crisi, cosa che viene accentuata da una probabile relazione di Benjamin con la vicina di casa.
Nel frattempo, un'epidemia di peste, fa numerosi morti nella regione, ma risparmiando la piccola comunità. Un giorno, un gruppo di sopravvissuti fa irruzione nel villaggio, accusando la comunità di essere la causa dell'infezione e minacciando una strage se qualcuno non avesse salvato la vita alla figlia adolescente del loro capo.



Mentre la guaritrice si offre i occuparsi lei della giovane e mentre gli anziani provano a risolvere la situazione con la preghiera, Hanna decide di ribellarsi e grazie alle sue conoscenze cabalistiche, dà vita ad un Golem. Tuttavia la creatura non nulla a che vedere con quella gigantesca della tradizione ebraica, ma ha l'aspetto e le fattezze di un bambino di sette anni, per la precisione di Joseph, il figlio perduto di Hanna e Benjamin.
Il piccolo Golem riesce facilmente a liberarsi dei nemici, ma si dimostra morbosamente attaccato alla sua creatrice, con cui sembra avere un profondo rapporto simbiotico e perciò metterà in pericolo l'intera esistenza del villaggio.




Il Golem è una creatura del folklore ebraico, che è già stata portata più volte sul grande schermo; le più celebri sono quelle del 1915, oggi perduta, e del 1920 "Il Golem - Come venne al mondo" entrambe di Paul Wegener, uno dei più celebri protagonisti del cinema espressionista tedesco.
In questa nuova versione, sceneggiata da Ariel Cohen e girata dai fratelli Doron e Yoav Paz però, la magica creatura non è quella colossale dei racconti ebraici, ma viene rivista con le sembianze di un bambino, questo probabilmente per giocare con l'aspetto innocente della creatura.



Altra cosa importante è che il film è visto da un punto di vista femminile, quello di Hanna, che ancora ancora soffre per la perdita del figlio e che vorrebbe la parità tra uomo e donna.
Il film dunque, almeno all'inizio, si concentra più che altro sull'aspetto drammatico della storia, lasciando l'horror sullo sfondo.
Quando poi la vicenda entra nel vivo, la pellicola perde un po' della sua originalità e si avvicina pericolosamente a tutti quei film in cui il ritorno dall'aldilà si rivela più una condanna che una buona cosa, uno su tutti il recente remake di "Pet Semetery".
Inoltre, le atmosfere e la fotografia del film, non possono non riportare alla mente quelle di "The Witch", senza però averne la forza evocativa, ma limitandosi a essere una sorta di revange-movie che non approfondisce le tante tematiche appena affrontate.



Tuttavia, nonostante questi limiti, il film rimane un prodotto discreto, che tiene sempre desto l'interesse dello spettatore e che nei momenti più gore fa il suo sporco lavoro di film horror.
Come detto la fotografia è splendida e molto buone sono le prove attoriali, così come i costumi e la direzione artistica in generale.
Un film sì consigliato, ma senza grandi aspettative.


mercoledì 10 luglio 2019

Le mie prigioni

"Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni" diceva Dostoevskij e il cinema, da questo punto di vista, ci da una bella panoramica sul sistema carcerario mondiale.
Registi e sceneggiatori ci hanno mostrato prigioni sporche e terribili e altre più vivibili e umane, prigioni con secondini aguzzini e carceri moderne e "vivibili", prigioni futuristiche e altre fittizie. Spesso i protagonisti hanno tentato la fuga, altre volte invece hanno atteso i loro destino, qualunque esso fosse.
Ecco dunque una lista di film di ambientazione carceraria che consiglio di vedere.
Ricordo, come sempre, che ho dovuto fare delle scelte, lasciando fuori alcuni film, sicuramente meritevoli di essere ricordati, ma che magari non ho visto o non conosco bene, ma magari all'interno troverete altre pellicole che non vi aspettavate e che vi sorprenderanno.

FUGA DA ALCATRAZ

Probabilmente il film di ambientazione carceraria e di fuga da una prigione per eccellenza, interpretato da un grandissimo Clint Eastwood e diretto in maniera magistrale da Don Siegel. Frank Morris, il protagonista, è un criminale, così come gli altri prigionieri e ciò non viene mai dimenticato dal regista che dirige un film asciutto ed essenziale. ma che non dimentica di mostrarci la durezza delle prigioni di massima sicurezza e di come per sopravvivere il quell'ambiente bisognasse fingere di stare alle regole per poi lottare per far valere i propri diritti. Da ricordare che la pellicola è stata girata realmente ad Alcatraz, chiusa ormai da diversi anni.



BRONSON

Bronson
racconta la storia di Michael Gordon Peterson, che arrestato per una rapina e condannato a sette anni, a causa della sua mania di protagonismo e del suo carattere violento, ha finito col passare in prigione più di trent'anni, la maggior parte dei quali in isolamento.
Film duro quello di Nicolas Winding Refn che non lesina nel mostrare la violenza, ma alterna queste scene con altre grottesche e spiritose.
A interpretare quello che è stato definito il "più violento prigioniero britannico vivente" è un eccezionale Tom Hardy.



LE ALI DELLA LIBERTA'

E chi non lo conosce questo film? Uno dei film carcerari più noti e apprezzati di sempre, che fa leva sui sentimenti e sulla voglia di rivalsa di un innocente.
Il film racconta le vicende di Andy Dufresne (Tim Robbins), ingiustamente condannato all'ergastolo per un omicidio che non ha commesso, che grazie alla sua intelligenza e all'aiuto di un altro carcerato, Red (Morgan Freeman) riuscirà a sopravvivere a quell'ambiente fatto di violenza, soprusi e corruzione, riuscendo infine a fuggire e a far condannare l'intero sistema carcerario.
Uno dei migliori film tratti da un racconto di Stephen King.



CELLA 211

Tratto dall'omonimo romanzo di Francisco Pèrez Gandul, il film parla di Juan Oliver, un secondino che al primo giorno di lavoro, durante un giro per conoscere la prigione, viene colpito da un pezzo di intonaco alla testa che gli fa perdere i sensi. In attesa di essere soccorso, l'uomo viene lasciato in una cella vuota (la 211 appunto), ma nel frattempo nel carcere scoppia una rivolta. Per sopravvivere a quell'inferno Juan dovrà fingersi un detenuto.
Film avvincente che tiene con il fiato sospeso fino all'ultimo minuto. Vincitore di ben nove Premi Goya.



FUGA DI MEZZANOTTE

Atroce film che, basato sull'autobiografia di Billy Heyes, racconta della sua detenzione in una terribile prigione turca a seguito dell'arresto per detenzione di due chilogrammi di droga.
Nel film ci vengono mostrate le difficili condizioni in cui sono costretti i carcerati in una prigione di un Paese meno sviluppato. La pellicola ha avuto anche diverse polemiche, soprattutto da parte della Turchia, per come vennero rappresentate in maniera poco realistiche le guardie e per alcune falsità raccontate. Giorgio Moroder ha vinto l'Oscar per la migliore colonna sonora.



L'ISOLA DELL'INGIUSTIZIA - ALCATRAZ

Dramma carcerario di forte impatto che narra la storia, seppure in parte romanzata, di Henri Young, finito in prigione per un crimine di poco conto, ma in seguito ad un tentativo di fuga costretto ad un lungo isolamento; ciò lo ha portato ad uccidere un altro detenuto e alla conseguente condanna alla sedia elettrica. Grazie al suo avvocato il processo si trasforma in un'atto di accusa contro il sistema carcerario statunitense e alla disumanità perpetrata ad Alcatraz. Cast stellare che vede come protagonisti Kevin Bacon, Christian Slater e un magnifico Gary Oldman.



ALIEN3

Dopo essere sfuggita nuovamente agli xenomorgi, Ripley, in seguito ad un incidente alla sua navicella, si ritrova nella colonia penale Fiorina 161. Qui, oltre a guardarsi dai carcerati, che da diversi anni non vedono una donna, scopre che uno degli alieni l'ha seguito fino a lì e ora tutta la piccola comunità è in pericolo. Esordio alla regia di David Fincher, che dirige un film cupo e permeato da un senso di rovina e annientamento, grazie anche alla sceneggiatura di Walter Hill.



IL PROFETA

Malik quando finisce in prigione ha solo diciotto anni, è analfabeta e insicuro, ma col passare del tempo si indurisce, si fa una cultura e guadagna il rispetto degli altri carcerati e soprattutto quello dei corsi, che comandano la prigione. Presto però, grazie alla sua furbizia, riesce a sottrarsi all'influenza del capo dei corsi e diviene lui stesso un importante boss.
Avvincente film francese, vincitore di numerosi premi César e candidato all'Oscar come miglior film straniero..



PAPILLON

Henri Charrière
, noto come Papillon, è accusato ingiustamente di omicidio e recluso nel carcere dell'isola del Diavolo nella Guaiana Francese. Qui farà amicizia con il falsario Dega, ma le condizioni di vita impossibili lo porteranno a numerosi tentativi di fuga e ogni volta che viene catturato, non si arrenderà, ma fino alla fine cercherà un modo per lasciare l'isola.
Celebre film, basato sul romanzo dello stesso Charrière, e interpretato splendidamente da Steve McQueen e Dustin Hoffman., in cui prevale l'insaziabile sete di libertà del protagonista.



SCIUSCIA'

Pasquale e Giuseppe sono due amici che lavorano come lustrascarpe sui marciapiedi di Roma. Il loro sogno è quello di comprare un cavallo bianco che qualche volta hanno cavalcato. I due ragazzini sono coinvolti, senza volerlo, in un furto a casa di una chiromante e per questo vengono arrestati e portati in carcere minorile, non prima di essere riusciti a comprare l'amato cavallo. In prigione però vengono separati e a causa dell'ambiente duro e delle manovre della polizia che li usano per trovare i veri colpevoli del furto, la loro amicizia viene messa in crisi, fino al drammatico finale.
Capolavoro di Vittorio De Sica che dipinge il difficile mondo dell'infanzia nell'immediato dopoguerra, mostrando anche la durezza degli istituti correzionali.



1997: FUGA DA NEW YORK

Cult movie diretto dal maestro John Carpenter e interpretato da Kurt Russell. Il film è un thriller dal ritmo mozzafiato, ricco di scene d'azione e di grandi emozioni. Intriso di una fine ironia la pellicola è anche una critica alla violenza della società nel mondo moderno.
In un futuro non troppo lontano, New York,  divenuta una città ingestibile, viene trasformata in un'enorme prigione dalla quale è impossibile fuggire. Quando però l'aereo presidenziale viene dirottato e precipita nella città, per salvare il presidente degli Stati Uniti, tenuto in ostaggio dal Duca che rivendica la sua libertà, viene chiamato lo specialista Jena Plissken, che però ha solo 24 ore di tempo per compiere la sua missione.



IL MIGLIO VERDE

Frank Darabont, regista de "Le ali della libertà", riprende in mano un'altro romanzo di Stephen King e fa di nuovo centro, dirigendo un film emozionante e appassionante. Forse non riuscito come l'opera precedente, ma anche in questo caso non ci si può affezionare ai personaggi più buonio provare rabbia verso quelli negativi.
La storia è quella di Paul Edgecomb (Tom Hanks) che, da una casa di riposo per anziani, ricorda il periodo in cui era il capo dei secondini nel braccio della morte nel carcere di Cold Mountain e in particolare dell'incontro con il gigantesco carcerato John Coffey (Michael Clarke Duncan), accusato ingiustamente di aver violentato e ucciso due bambine e di come quest'incontro abbia cambiato la sua vita e quella dei suoi colleghi.



THE EXPERIMENT - CAVIE UMANE CERCASI

Film del 2001 che racconta dell'esperimento carcerario di Stanford, condotto da Philip Zimbardo, nel 1971 in cui un gruppo di venti volontari veniva suddiviso in detenuti e secondini e di come quest'ultimi abbiano, dopo pochi giorni assunto atteggiamenti da aguzzini tali da scatenare una rivolta da parte dei carcerati e quindi a sospendere l'esperimento. L'intento dello psicologo era dimostrare come l'ambiente influenzi il comportamento di alcuni individui arrivando anche a casi di depersonalizzazione. Peccato che poi si scoprì che molti degli atteggiamenti vessatori delle guardie fossero in realtà suggeriti dagli organizzatori dell'esperimento.
Tuttavia il film è ben realizzato e fa il suo sporco lavoro coinvolgendo lo spettatore grazie ad un'ottima tensione e ad alcune sequenze piuttosto forti.



Bonus: OZ
Oz è una serie televisa della HBO, che narra in maniera cruda e realistica le vicende dei detenuti del quinto braccio, meglio conosciuto come Paradiso della prigione di Oswald (abbreviato ad Oz).
Qui i detenuti sono sempre sotto controllo, in celle con vetri di plexiglass definite "acquari". In questo microcosmo, composto da prigionieri di vari etnie e nazionalità, regnano la violenza, lo spaccio, l'uso di droghe, gli abusi (sessuali e non), le risse e gli omicidi.



Bene, ora siete liberi di dire la vostra, magari suggerendomi film che non ho preso in considerazione, meglio ancora se poco noti. Ma ricordatevi che se sarete cattivi potrei sempre sbattervi in cella di isolamento...

martedì 2 luglio 2019

I cartoni dimenticati (3): Lucy May

Tra i vari progetti della Nippon Animation, per un lungo periodo, c'è stato il World Masterpiece Theater, in cui vennero prodotti degli anime ispirati a romanzi per ragazzi, per lo più di origine occidentale. Tra i vari titoli si possono ricordare Marco, Anna dai capelli rossi, Tom Story, Flo la piccola Robinson, Pollyanna e molti altri tra cui l'anime di cui parlerò oggi: Lucy May.



Basato sul romanzo Southern Rainbow di Phyllis Piddington, Lucy May (Minami no Niji no Rūshī)  è incentrato sul personaggio di Lucy May Popple, che assieme alla sua famiglia si trasferisce in Australia, dall'Inghilterra, alla fine del XIX secolo. Fin da subito le cose si riveleranno più dure di quanto la famiglia si aspettasse, ma dopo varie vicissitudine tutto terminerà per il meglio.La serie, composta da cinquanta episodi, è stata trasmessa per la prima volta in Italia il 26 settembre 1983 da Italia 1, per poi essere replicata qualche anno più tardi su Rete 4 e dopo più di vent'anni d'assenza di nuovo mandato in onda su Mediaset Premium Hiro.



Come detto, la storia racconta della famiglia Popple, che si trasferisce in Australia, con la speranza di impiantare una fattoria per poi trasformarla un'importante azienda agricola. Tuttavia le difficoltà sono subito numerose, anche perché i coloni non sono ben accolti dai locali, e il luogo si dimostra, si dimostra ancora primitivo.
Non potendo trasportare la casa prefabbricata che Arthur, il padre di Lucy May, si era portato dall'Inghilterra, per la mancanza di adeguati mezzi di trasporto, l'uomo è costretto a venderla e prendere una casa poco fuori città (Adelaide).





Qui Arthur, in attesa di realizzare il suo sogno, accetta di fare vari lavori, ma tutta la famiglia si impegnerà per migliorare le proprie condizioni di vita.
In attesa di tornare a scuola Lucy May e la sorella Kate esplorano questo nuovo mondo, che ai loro occhi si rivelerà meraviglioso e ricco di misteri. In particolare, la piccola protagonista, ama molto gli animali e vorrebbe occuparsi di tutte le creature che incontra nelle sue passeggiate, come koala, ornitorinchi e canguri e dopo un po' avrà il permesso di allevare un cucciolo di dingo che chiamerà Piccolo.



Il tempo passa, ma per la famiglia Popple le cose non cambiano, anzi in seguito ad un incidente sul luogo di lavoro, Arthur si ferisce ad una gamba e scivola in una profonda depressione che lo porta a diventare un alcolista. Solo grazie all'aiuto di tutti i suoi famigliari l'uomo capirà il suo errore e ritorna a lavorare.


Poco dopo però, un'altra tragedia si abbatte sui Popple; Lucy May è vittima di un incidente in cui perde la memoria. La bambina viene soccorsa da Frank Princeton, un ricco possedente terriero, che la accoglie in casa sua. La moglie di costui si affeziona molto a Lucy May in cui rivede la propria figlia morta poco tempo prima. Quando la bambina riacquista la memoria, la donna chiederà ai suoi genitori di poterla adottare, in cambio di un terreno dove poter avviare la tanto agognata fattoria. Tuttavia i Popple non accetteranno la proposta.Dopo altre vicissitudini, grazie proprio ai Princeton, Lucy May e la sua famiglia riusciranno a realizzare il proprio sogno.


L'anime descrive molto bene le difficoltà dei protagonisti e non fa nessuno sconto nel raccontare anche problematiche come l'immigrazione, l'alcolismo e la depressione dovuta ai sogni infranti.Proprio per questo Lucy May è un prodotto che risente poco, o per nulla, del tempo passato e riesce a coinvolgere un pubblico abbastanza ampio, nonostante la maggior parte delle avventure siano incentrate sulla piccola protagonista.Il character design, opera di Junichi Seki, (Vicky il Vichingo, Peline Story, Belle e Sebastien...) risulta molto curato e riesce a riportare piuttosto fedelmente quella che doveva essere la vita dei coloni di due secoli fa.

(Fonte Wikipedia)