venerdì 6 novembre 2020

I cartoni dimenticati (5) - Microsuperman

Dopo più di un anno tornano i "cartoni dimenticati" e stavolta parlerò di un anime, forse non proprio sconosciuto, ma che non è stato replicato molto e che forse in pochi ricorederanno.
Sto parlando de "Microsuperman", (Mikuroido Esu) prodotto dalla Toei Animation, in collaborazione con la NET (network giapponese che ha trasmesso diversi anime e cartoons statunitensi), nel 1973.




La serie è composta da 26 episodi e si basa sul manga "Mikroid Z" di Osamu Tezuka, che se non lo sapete è solo uno dei più grandi fumettisti di sempre (giapponese e non), autore di roba tipo "Kimba, il leone bianco", "Astro Boy", "La principessa Zaffiro" e "I bon bon magici di Lilly".



"Microsuperman" è un anime di genere fantasy e racconta dei Gidoroni, una razza di insetti senzienti, che a causa di una contaminazione radioattiva hanno un'organizzazione e una tecnologia tali da riuscire a minacciare l'umanità intera. Grazie proprio alla loro avanzata tecnologia, i Gidoroni riescono a trasformare gli esseri umani in androidi insettiformi al loro servizio. Tra i primi a essere trasformati ci sono Yanma (con ali da libellula), la bella Akeba (dalle ali di farfalla) e il piccolo Mamesu (con le ali da maggiolino); tutti e tre dotati di straordinari poteri. Ad aiutare i nostri eroi ci sono  uno scienziato e il suo nipote, gli unici a sapere della loro esistenza.


L'anime è andato in onda per la prima volta in Giappone tra l'aprile e l'ottobre 1973 con il titolo Mikroid S (anzichè Mikroid Z, come il manga) per via della sponsorizzazione della Seiko.In Italia invece è stato trasmesso per la prima volta da Italia 1 nel 1982, e poi in alcune reti locali per poi sparire quasi del tutto.

La sigla italiana è di Nico Fidenco che canta assieme a Guendalina Colarossi e il piccolo coro di Torre Spaccata e pubblicato su 45 della Fonit Cetra assieme alla sigla de "Hela Supergirl"

Fonti Wikipedia e Buscafriends


sabato 31 ottobre 2020

Cattivi bambini 2 - Un Halloween con la Geek League

 Anche quest'anno gli amici della Geek League si riuniscono per festeggiare Halloween tutti assieme, ognuno a suo modo, tra cinema, libri, fumetti e musica, ma tutti all'insegna dell'orrore e della paura.
Per quanto mi riguarda ho deciso di continuare con la tematica dedicata ai bambini nel cinema horror, di cui avevo già parlato QUI.

Ecco dunque, Cattivi Bambini 2


SUSPENSE (1961)

Miss Giddens viene assunta come istitutrice da un ricco uomo d'affari per occuparsi dei suoi nipoti, Flora e Miles, ma dopo un primo iniziale entusiasmo, la donna scoprirà che c'è qualcosa di sinistro che avvolge l'abitazione e i due bambini. Infatti la precedente istitutrice e il giardiniere, che avevano intrecciato una relazione coinvolgendo anche i bambini, sono morti in circostanze misteriose. 
Miss Giddens comincerà a sospettare che i due fratellini siano posseduti dagli spiriti dei due amanti e in particolare Miles, dato che il ragazzino ha cominciato ad avere atteggiamenti sempre più negativi e scorretti.
Tratto da "Il giro di vite" di Henry James, Jack Clayton ("Il Grande Gatsby", "Qualcosa di sinistro sta per accadere") dirige un film dalla tensione palpabile, mantenendo l'ambiguità del racconto di James, grazie anche ad un abile sceneggiatura a cui ha collaborato anche Truman Capote.
Il film ha avuto diversi riconoscimenti tra cui, nel 1962, il Premio Edgard Allan Poe, proprio per la migliore sceneggiatura.



ORPHAN (2009)

Dopo che la loro terzogenita nasce priva di vita, il rapporto tra Kate e John Coleman entra in crisi, anche perché la donna, scossa dalla recente perdita, inizia ad abusare di alcool.
Per superare questo difficile momento, la coppia decide di adottare una bambina al locale orfanotrofio.
Qui vengono subito conquistati da Esther, una dolce bambina russa, amante della pittura. 
Una volta arrivata a casa dei suoi genitori adottivi, Esther viene accolta in maniera differente dai due fratelli; mentre la piccola Max si affeziona subito alla nuova sorella, Daniel, il primogenito di John e Kate, rimane freddo e distaccato.
Un po' alla volta però, Esther comincia a manifestare comportamenti violenti e poco appropriati per una bambina della sua età, di cui sembra accorgersi solo Kate.
Fatti inquietanti attorno a Esther e alla sua famiglia si fanno sempre più frequenti, fino a quando indagando sulle origini della bambina, Kate scoprirà la spaventosa verità che porterà al drammatico finale.
Il film, basato su fatti reali, ha avuto un buon successo di critica e pubblico, ma a me non ha particolarmente entusiasmato, lasciandomi invece freddo e indifferente.
Va segnalato che invece le associazioni per le adozioni di diverse parti del mondo hanno duramente contestato il film, arrivando a chiedere il boicottaggio da parte del pubblico.



MILO (1998)

In una cittadina della provincia americana cinque bambine (Claire, Abigail, Marian, Ruth e May) stanno giocando nel giardino della scuola quando vengono avvicinate da uno Milo, uno strano bambino dall'impermeabile giallo che gira sempre con la sua bicicletta. 
Milo invita le cinque amiche a casa sua, dove suo padre fa il medico abortista, con la scusa di vedere alcuni feti morti, ma in cambio chiede di visitare una di loro. Ad accettare la richiesta sarà May, la quale verrà brutalmente uccisa da Milo che poi tenterà di accoltellare anche Claire.
Molti anni dopo, Claire ormai adulta fa la supplente in un liceo e quando viene a sapere che Ruth si sta per sposare, per cui fa ritorno alla sua città natale. Qui strani omicidi riconducono agli avvenimenti del passato e fanno pensare a Claire che Milo sia ancora vivo, nonostante il suo cadavere sia stato ritrovato lungo la riva di un fiume, e che voglia uccidere lei e le sue amiche.
Buon horror, in cui abbondano le scene violente e sanguinolente, cosa che ha fatto si che la pellicola abbia un visto di censura ovunque sia stato distribuito,



THE CHILDREN (2008)

Due sorelle, che hanno tra loro un rapporto difficile, decidono di risolvere le problematiche passando il periodo natalizio assieme, accompagnate dalle rispettive famiglie, in un isolato cottage di montagna, immerso nella neve. Un po' alla volta, gli spazi chiusi e l'isolamento e le incomprensioni sopite, danno via a faide interne sempre più accese. Il peggio però avviene quando, dopo quella che sembra essere solo una banale influenza, i bambini si ribellano agli adulti, diventando veri e propri strumenti di morte e gli adulti, incapaci a difendersi, non potranno che subire la feroce rivolta dei loro figli.
Tom Shankland dirige un ottimo film, ricco di tensione e di momenti disturbanti, che pur rifacendosi a molte altre pellicole con protagonisti bambini malvagi ("Ma come si può uccidere un bambino" e "Grano rosso sangue" su tutti), riesce a conferire una certa originalità alla sua opera, soprattutto grazie ad una malsana atmosfera che si respira per tutta la durata del film, che inoltre non rifugge qualche sequenza davvero dura.



BABY KILLER (1974)

Frank e Lenore dopo diversi anni in cui non avevano voluto avere altri figli, oltre al primogenito Chris, e durante i quali la donna aveva preso contracettivi orali, decidono di avere un secondo bambino.
Quando però viene al mondo, il piccolo ha le sembianze di un'orrenda creatura dotata di zanne e artigli che uno dei medici tenta di sopprimere, venendo però ucciso, insieme agli altri dottori e infermieri, dallo stesso neonato, che però risparmia la madre.
Una volta scoperta la terribile carneficina, comincerà una caccia al mostro, che nella sua fuga ha ucciso molte altre persone, a cui parteciperanno, oltre alla polizia, anche il medico che ha prescritto gli anticoncezionali a Lenore e da cui dipendono probabilmente le deformazioni del bambino e Frank che non accetta come suo tale creatura.
Tuttavia dopo uno scontro presso l'abitazione della coppia, la caccia prosegue nelle fogne, dove però Frank scopre di voler bene al bambino, ma una volta uscito ad aspettarlo ci sono la polizia e il dottore, pronti ad eliminare il pericolo baby killer.
Cult di Larry Cohen che dopo anni dalla sua uscita, continua a spaventare e disturbare gli spettatori.



EDEN LAKE (2008)

Steve e Jenny decidono di trascorrere un romantico weekend in riva ad uno splendido lago circondato da boschi, ma i loro sogni vanno subito in fumo, quando incontrano dei ragazzini del luogo, che si divertono a bullizzare e a provocare la coppia. 
I ragazzi si rivelano presto essere ben più aggressivi e crudeli di quanto i due credevano, infatti Steve e Jenny verranno catturati e torturati dai piccoli criminali e in particolare dal loro capo Brett. 
Dopo essere riusciti a fuggire una prima volta, la coppia verrà nuovamente catturata, ma stavolta, dopo che la gang ha dato loro alle fiamme, solo Jenny si salverà fuggendo un'altra volta. Nel frattempo Brett non esiterà ad uccidere due dei suoi amici nel tentativo di convincere la donna a tornare indietro che invece continuerà la sua fuga, arrivando a sua volta a far fuori un paio dei suoi aguzzini.
Una volta arrivata in città, Jenny verrà soccorsa da alcuni adulti che si scopriranno essere i genitori dei giovani teppisti e che non si riveleranno essere diversi dai loro figli. 
Film duro, ispirato a fatti reali, legati alle baby gangs, che tiene incollati allo schermo dal primo all'ultimo minuto. Il contesto sociale è quello delle cittadine di provincia, chiuse e abitate da famiglie disagiate in cui domina la violenza domestica, violenza che i ragazzini assorbono e poi replicano. 
Ottima la regia claustrofobica e che tiene desta l'attenzione dello spettatore fino alla fine.



IL RESPIRO DEL DIAVOLO (2007)

Quando Max, ex malvivente che ha deciso di mettersi sulla retta via, vede rifiutarsi dalla banca l'ennesima richiesta di prestito, accetta di partecipare ad un ultimo colpo sperando di ottenere i soldi per aprire un ristorante con la sua fidanzata Roxanne.
La proposta è quella di rapire il figlio di otto anni di una facoltosa coppia e chiederne il riscatto. Inizialmente tutto procede per il verso giusto, ma poi, nella baita nella quale i rapitori si sono nascosti, cominciano a verificarsi fatti inquietanti e Max e i suoi amici si scontreranno l'uno con l'altro.
A quel punto capiranno che il ragazzino che hanno rapito, nasconde un lato oscuro e demoniaco.
Il film non è certo un capolavoro, ma è comunque un buon film, che mantiene una buona tensione per quasi l'intera durata della pellicola, peccato per il finale che  butta tutto in vacca.



THEM (2006)

Clementine e il marito Lucas si trasferiscono in un piccolo centro rurale vicino a Bucarest, dove lei deve iniziare ad insegnare in una scuola elementare, mentre lui porta avanti al sua attività di scrittore.
La loro casa è piuttosto isolata e una notte vengono svegliati da alcuni rumori, ma una volta scesi in giardino riusciranno soltanto a vedere qualcuno che si allontana sulla loro auto. La coppia tenterà di chiamare i soccorsi, ma presto i loro assalitori li isoleranno tagliando la corrente e il telefono.
Clementine e Lucas proveranno a rifugiarsi in casa, ma scopriranno che anche i misteriosi ospiti si nascondono lì dentro e che questi non sono altro che bambini. Dopo un lungo scontro durato tutta la notte saranno proprio i ragazzini ad avere la meglio e far fuori la coppia.
Film interessante e ben diretto, che la produzione ha voluta far risalire ad una vicenda realmente accaduta, quando in realtà è soltanto una leggenda metropolitana della Repubblica Ceca.



IL NASTRO BIANCO (2009)

In un villaggio della Germania protestante, alle soglie della prima guerra mondiale, alcuni strani e inquietanti incidenti sconvolgono la pace della piccola comunità. Soltanto il maestro della locale scuola ha qualche sospetto.
Film girato in un angosciante bianco e nero e in cui Michael Haneke, il regista, ci conduce fino alle radici dell'odio che sarà il seme del futuro nazismo.
Come in quasi tutti i suoi film. al regista austriaco non interessa trovare il colpevole, ma preferisce esaminare i rapporti umani che poi portano alle conseguenze mostrate.
Film pessimistico (come nella maggior parte delle opere di Haneke), reso ancora più angosciante dalla totale assenza di un commento sonoro.
Non una pellicola semplice, ma se già conoscete Haneke, allora forse potrete apprezzare il film in tutte le sue due ore e mezzo di durata.



BRIGHTBURN - L'ANGELO DEL MALE (2019)

Tori e Kyle vivono a Brightburn e da molto tempo stanno provando ad avere un figlio, ma a causa di problemi di fertilità non riescono a concepirlo. Una notte, nei pressi della fattoria, si schianto una navicella spaziale con a bordo un bambino, che la coppia decide di tenere e adottare chiamandolo Brandon. 
Quando compie dodici anni, il ragazzino scopre di avere una forza sovrumana e sente delle strane voci nella sua testa che lo conducono verso l'astronave sulla quale è arrivato, nascosta nel fienile.
Un po' alla volta comincerà ad avere atteggiamenti sempre più violenti e irrispettosi, anche nei confronti dei suoi genitori. Quando poi, misteriosi incidenti cominciano ad accadere alle persone accanto a Brandon, Tori e Kyle saranno costretti a fare i conti con la vera natura di loro figlio, che conscio ormai delle sue capacità porterà paura e morte per il mondo.
Film interessante, tra horror e fantascienza in cui viene ribaltata la figura del supereroe buono che viene da un altro mondo per aiutare i terrestri,
Già poco dopo la sua uscita, si è cominciato a parlare di possibili sequel, creando un universo Brightburn.



domenica 25 ottobre 2020

Essere blogger nel 2020: Un Intervista





Rispondo oggi, con un po'di ritardo, alla proposta dell'amico MikiMoz: circa un anno fa ci chiedevamo cosa significasse essere blogger alle soglie del 2020, undici mesi dopo, quando l'anno è quasi finito, proviamo a rispondere alla stessa domanda.

Per ogni informazione in più potete passare da MikiMoz o nel blog di Nocturnia, di Nick, che ha dato via all'iniziativa.

- Cosa conoscevi della rete prima di diventare blogger / gestore web magazine / youtuber / podcaster?

Siti web, forum, chatroom: inizialmente giravo per curiosità per vari siti di cinema, libri, fumetti, horror e così via, poi mi sono iscritto a qualche chat per conoscere gente, sono passato poi ai forum per avere la possibilità di dire la mia su varie tematiche, quando ho capito che quello spazio mi era stretto ho deciso di aprire un blog.


- Cosa ti ha fatto decidere di aprire un blog / webzine / canale youtybe / podcast? Racconta i tuoi inizi.

Come dicevo sopra, è stato il bisogno di avere uno spazio tutto mio per poter parlare liberamente di ciò che mi piace. Inizialmente lo usavo come una sorta di diario personale, poi lentamente ho cambiato cominciando a scrivere recensioni, pubblicare racconti e quant'altro.


- La tua concezione e le tue idee sul bloggin

Fare bloggin vuol dire parlare di ciò che mi piace, con un minimo di conoscenza e far conoscere agli altri queste passioni, magari riuscendo a essere utile a qualcuno, nel mio piccolo, con queste passioni.


- Qual è il rapporto con internet oggi?

Da una parte ne sono un po' dipendente, cerco continuamente informazioni e curiosità, dall'altra mi sto un po' stancando, mi pare che qualcosa si sia perso.




- Qual è invece  il tuo rapporto con i social? Amore? Odio? Un sano uso o una distanza incolmabile? 

Li uso soprattutto per tenermi in contatto con gli amici e per pubblicizzare il mio blog, poi naturalmente tutto quello che viene in più ben venga


- Cosa ti ha portato e cosa ti ha invece tolto, l'attività di blogger?

Mi ha fatto conoscere tante persone interessanti, scoprire curiosità e dato una piccola visibilità. Certo mi piacerebbe farmi conoscere un po' di più, ma al momento questo è il tempo che ho di scrivere, per tanto va benissimo così.


- Com'è cambiata la rete rispetto ai tuoi inizi?

E' cambiata enormemente, da una parte in meglio, ci sono più contenuti, più approfondimenti, ma ho notato anche un aumento della censura e questa è una delle cose che di più mi fanno incazzare. Capisco tenere sotto controllo certi fenomeni, ma oscurare varie forma artistiche, per puro buonismo, proprio no...


- Il momento migliore e quello peggiore? L'evento che ti ha dato più soddisfazione e quello che ti ha creato più problemi?

Difficile da dire, non ho la visibilità che hanno alcuni amici blogger; controllando le statistiche ho notato che qualche post ha avuto delle buone visualizzazioni, anche non solo in Italia, ma niente di clamoroso. Il momento peggiore con un hater che mi ha attaccato pesantemente sfruttando le mie insicurezze.


- Dì la tua sul fenomeno degli haters: personalmente ti hanno mai infastidito? E se si, come si neutralizzano?

Come detto, per ora ho avuto a che fare con un solo vero hater. Le sue parole mi hanno ferito, perché puntavano sulle mie insicurezze, ma l'ho bloccato senza rispondergli e cancellato i suoi commenti, facendo finta di nulla e continuando sulla mia strada.


- Un blog o un sito che consiglieresti?

Basta scegliere uno qualsiasi di quelli tra gli amici, qui accanto.


- Sempre in tema di consigli, cosa diresti a qualcuno che volesse aprire oggi un nuovo sito?

Parla di ciò che ti piace, di ciò che conosci. Dedica tempo ai tuoi post/articoli; scrivi correttamente, mettici impegno. E soprattutto cerca di divertirti.




- Quali sono gli errori tipici che si commettono in rete?

Pensare di poter vivere facendo questo mestiere; quelli che ce la fanno sono veramente pochi e spesso il successo dura poco. 


- Vita privata e attività online: dì la tua

Questo è uno dei miei punti deboli come blogger. Durante la settimana lavoro di notte lontano dalla mia famiglia, devo poi cercare lavoro per avvicinarmi a loro, gestire la casa e il weekend è dedicato totalmente a mia moglie e ai miei figli; perciò non ho molto tempo da dedicare al mio blog.


- Su internet possono nascere vere amicizie?

Certo che si. In rete ho conosciuto tante belle persone, con alcune delle quali l'amicizia è rimasta virtuale (ma comunque importante), con altre si è approfondita creando dai bellissimi rapporti.


- Internet, legislazione e libertà di parola: dì la tua

Certamente c'è più libertà che su altri mezzi di comunicazione, ma sto notando qualche censura in più rispetto a qualche anno fa, soprattutto su canali come Youtube e sullo stesso Facebook, Non conosco la legislazione, ma come dicevo poco sopra, la censura immotivata, non la condivido ne capisco.


- Che anno è stato per te il 2020 (inteso nell'ambito del web)? 

Purtroppo quest'anno per me è stato un anno da incubo, oltre alle problematiche legate al COVID, ho perso mio papà e altre difficoltà private. Tutto ciò ha influito anche sulla mia attività di blogger; per alcuni mesi non ho scritto nulla, per altri ho scritto solo un post. Sto ricominciando ora ad avere il tempo e la lucidità per tornare ad una normale attività.


- Previsioni e programmi per il futuro?

No, nessun programma, devo vivere giorno per giorno e vedere ciò che il tempo e le occasioni mi concederanno di fare. Spero di riprendere a scrivere con più costanza e magari anche qualcosa di più, ma non faccio promesse ne proclami.

giovedì 15 ottobre 2020

Auguri per la tua morte (2017)


Si, la morte di noia nel vedere questo film

"Auguri per la tua morte" è uno di quei film che mi fa sospettare di non capirci nulla di cinema. Si, perché ha ricevuto quasi solo giudizi positivi, sia Italia che in giro per il mondo, mentre a me è sembrato, se non un brutto film, per lo meno scarso e un'occasione sprecata. Avevo comprato il dvd quasi a scatola chiusa, solo in base ad una trama che sembrava interessante, anche se non esattamente originale e a qualche voce che ne parlava sufficientemente bene, quasi un anno fa, ma il film è poi rimasto a lungo sullo scaffale dei dvd e quando finalmente ho deciso di vederlo, poche settimane fa, ne sono rimasto alquanto deluso. 


Ma veramente l'autore di questa maschera è lo stesso che ha creato Ghostface?

Partiamo però dalla trama: Theresa "Tree" Gelbman (Jessica Rothe) è una delle studentesse più belle e popolari del college; esuberante ed egocentrica è lo stereotipo della ragazza superficiale di molti teen movie americani. Il mattino del suo compleanno, la ragazza si risveglia nella camera del suo compagno Carter, in seguito ad una colassale sbronza. Ritorna quindi nel suo dormitorio e continua la giornata con la solita arroganza e strafottenza che la caratterizza. La stessa sera, mentre si sta recando ad una festa, viene aggredita ed uccisa da un misterioso killer che indossa la maschera di un bambino. Tuttavia Tree si risveglia nuovamente nella camera di Carter e rivive esattamente la stessa giornata, ma quando decide di cambiare il percorso per arrivare al party, l'assassino la segue e la uccide nuovamente per poi risvegliarsi ancora una volta nella stanza del suo amico e ricominciare per l'ennesima volta lo stesso giorno. Tree capisce di essere finita in un un loop temporale e che per uscirne dovrà scoprire chi è il suo assassno e salvarsi così la pelle. 


Bisogna darci un taglio a queste cavolate

Film sui loop temporali ne sono stati fatti molti a partire dal capostipite "Ricominicio da capo", che il regista, Christopher Landon, afferma esplicitamente essere stata una delle sue fonti di ispirazione, oltre a farlo dire ai suoi protagonisti sul finale del film; oppure "100 volte Natale", "Source code" e "Prima di domani" (uscito contemporaneamente a questo "Auguri per la tua morte"), ma a differenza di tutti questi film, la pellicola di Landon non riesce a rimanere impressa, risultando banale e noiosa. Non potendo contare su un'idea originale, speravo che fosse l'ambientazione horror-thriller a dare qualcosa di più a questo film, ma invece ciò si è rivelato essere proprio il suo punto debole perché non c'è un minino di tensione, né momenti che riescano a spaventare nemmeno il più smaliziato degli spettatori.


Bel compleanno del cazzo, speriamo che nel 2020 vada meglio...

Da un film horror di ambientazione studentesca mi aspettavo molto più sangue e sesso, ma entrambi questi elementi sono usati poco e male (mi pare si veda giusto il culo della protagonista mentre passeggia per il campus). La pellicola fallisce (sempre a mio avviso) anche dal lato della commedia, perché non diverte, non riesce a essere corrosiva né pungente. Difficile anche giudicare le prove attoriali perché penalizzati da una storia e una sceneggiatura imbarazzanti. Tutto il film è permeato dal classico buonistmo americano, soprattutto nella sua messa in scena e nella sua morale finale che definire irritante è poco. Probabilmente però, come dicevo all'inizio, sono io che non ci ho capito nulla e in realtà questo è un buon film, dato che in giro se ne parla tanto bene e che ne è stato fatto un sequel.

martedì 1 settembre 2020

Notte Horror 2020 - Unico indizio la luna piena (1985)

Come ogni estate, da sette anni a questa parte, il solito manipolo di blogger si riunisce per ricordare Zio Tibia e le Notti Horror che ci hanno spaventato e tenuto compagnia quando eravamo ragazzini. 
E per questa mia quinta partecipazione ho deciso di parlare del film "Unico indizio la luna piena"; recensione che chiuderà la lunga rassegna iniziata il 7 luglio (alla fine dell'articolo troverete il bannerone con le indicazioni per recuperare le altre recensioni).


Gli anni 80 furono un decennio fortunato per i licantropi cinematografici; infatti dopo i bellissimi "L'ululato" di Joe Dante e "Un lupo mannaro americano a Londra" di John Landis e il buon "In compagnia dei lupi" di Neil Jordan, nel 1985 esce nelle sale americane (in Italia arrivò nel marzo 1986) "Unico indizio la luna piena", film basato su un romanzo breve di Stephen King.



Siamo a Tarker's Mills, nel Maine, quando, nella primavera del 1976, inizia una serie di brutali omicidi  che sconvolge la piccola comunità.
Il primo assassinio viene scambiato per un casuale incidente, ma dato che le morti continuano, gli abitanti della cittadina, convinti che la polizia sia quanto meno impotente, se non addirittura incapace di catturare l'efferato killer, si organizzano per trovarlo da soli.
L'unico a intuire che il mostro possa essere un essere soprannaturale è il giovane Marty Coslaw (Corey Haim), costretto su una sedia a rotelle. Una sera, il ragazzino, esce di casa, violando il coprifuoco imposto dallo sceriffo, con la sua nuova sedia motorizzata, chiamata "Silver Bullet" (da qui il titolo originale del film), regalata dall'amato zio Red (Gary Busey), per far esplodere alcuni fuochi artificiali, (altro dono dello zio) dato che lo spettacolo pirotecnico è stato annullato a causa degli omicidi.



E' proprio in quest'occasione che Marty si troverà faccia a faccia con il lupo mannaro che cercherà di ucciderlo. Fortunatamente egli riuscirà a sfuggirgli e a ferirlo ad un'occhio con uno dei razzi artificiali.
Naturalmente nessuno crede alle parole di Marty, tranne la sorella maggiore, Jane, che ha con il fratello un rapporto di amore/odio, poiché costui è più "coccolato" per la sua disabilità e per la giovane età.
Jane comincerà così a girare per la città in cerca di un uomo con un occhio ferito, ma quando arrivata quasi alla fine della sua ricerca, ancora  non ha trovato nessuno con qualche tipo di menomazione oculare, penserà all'ennesimo scherzo di Marty. Tuttavia è proprio nell'ultima persona a cui fa visita che troverà il mostro sotto sembianze umane, ovvero il reverendo Lowe.


I due ragazzi sanno che non saranno mai creduti per cui decidono di mandare alcune lettere anonime a Lowe, consigliandogli di suicidarsi, data la sua natura demoniaca.
Il reverendo non ci mette molto a capire chi sono i mandanti di quelle lettere e si metterà sulle loro tracce dando loro la caccia.
Solo questo punto, Marty e la sorella si confideranno con lo zio Red, che inizialmente, come tutti gli altri, non crederà alle loro parole, ma data la loro insistenza accetterà di recarsi dalla polizia per far controllare il reverendo. 


Quando anche lo sceriffo scomparirà, all'uomo non rimane che credere alle parole del nipote e gli procurerà una pallottola d'argento. Alla successiva notte di luna piena, con i genitori di Marty fuori di casa, il ragazzino, assieme alla sorella e allo zio, attenderanno l'arrivo del lupo, che infatti farà irruzione nell'abitazione per uccidere tutti. Sarà proprio Marty, che grazie alla sua pallottola d'argento, ucciderà il mostro, liberando la città dal terribile incubo.


Alla sua uscita, la critica specializzata, sia la critica specializzata che il pubblico si sono suddivisi abbastanza equamente sull'opera prima di Daniel Attias
Per quanto mi riguarda lo giudico un buon film, che ha certamente molti difetti, ma che mi diverte e appassiona ogni volta che lo vedo.
Bisogna dire che la pellicola ha avuto una produzione travagliata e non semplice:
come già detto, la pellicola è tratta da un romanzo breve di Stephen King, che inizialmente avrebbe dovuto uscire sotto forma di calendario, con un capitolo e un'illustrazione per ogni mese dell'anno, tuttavia questo limite stava stretto all'autore di Bangor, il quale decise di allungare la trama e di farne, appunto, un racconto lungo. 
L'editore che aveva proposto il progetto a King ne fu entusiasta e nel 1983 uscì in edizione limitata "Cyrcle of werewolf" con illustrazioni di Berni Wrightson.



Qualche tempo dopo, Dino De Laurentis acquisì i diritti dell'opera e contatto King per scriverne la sceneggiatura e Don Coscarelli ("Fantasmi", "Kaan principe guerriero"...) per dirigere il film. Tuttavia a seguito di alcuni problemi di lavorazione la regia passò nelle mani dell'esordiente Attias.
Altre problematiche furono quelle relative alla realizzazione della creatura, affidata a Carlo Rambaldi, che non soddisfò per nulla (non a torto) De Laurentis.
Alla fine però il film venne realizzato e uscì nelle sale americane l'ottobre del 1985, solo sei mesi dopo l'uscita regolare del romanzo.

Una delle critiche più ricorrenti al film è che i personaggi sono poco sfaccettati e mal curati, ma se si considera che anche nel romanzo, lo stesso King non ha potuto sviluppare molto i suoi protagonisti, data la natura dell'opera, direi che questi non sono riusciti per niente male, anzi nella loro semplicità risultano comunque "vivi" e credibili. Inoltre in quest'opera si possono riconoscere molti personaggi "tipo" del maestro del brivido, seppure in parte diversi tra romanzo e film; troviamo infatti la donna goffa e bruttina, il padre ubriacone e violento, gli adulti, quasi tutti assenti e che non capiscono i figli, il ragazzino protagonista che riesce ad affrontare e vincere le forze del male e così via.

Inoltre Attias riesce a conferire una buona tensione a tutto il film. con degli omicidi ben confezionati (soprattutto i primi due) e alcuni momenti davvero inquietanti, che assieme ad un ritmo rapido e conciso rendono il film perfettamente godibile.


Vera pecca del film è invece proprio la realizzazione del mostro, che seppure nelle abili mani di Rambaldi, è decisamente non riuscito; infatti più che un lupo, la creatura sembra un brutto orsacchiotto.
Fortunatamente questa, a parte il finale, si vede di rado e rapidamente e in queste occasioni si salva grazie a degli omicidi ben realizzati.

Bravi anche tutti i protagonisti e in particolare il simpatico Gary Busey ("Un mercoledì da leoni", "Arma Letale", "Point Break"...) e il giovane e sfortunato Corey Haim, deceduto a causa di abusi di alcol e droghe, che negli anni 80 divenne celebre per aver partecipato a diverse commedie per ragazzi ("Lucas", "Ragazzi perduti"...) e per aver fatto spesso coppia con il coetaneo Corey Feldman, tanto che vennero conosciuti come "i due Corey".

"Unico indizio la luna piena" è, in conclusione, una buona opera d'intrattenimento, tipica dei prodotti degli anni 80, che pur con i suoi difetti riesce a divertire ed appassionare ancora oggi.

Se ancora non lo avete fatto e voleste leggere anche tutte le altre recensioni dell'iniziativa, qui di seguito troverete il calendario per recuperare i link alle pagine.


21 luglio 2020, ore 23: La fabbrica dei sogni (Hemogoblin)
28 luglio 2020, ore 23: Director's cult (Tutti i colori del buio)
4 agosto 2020, ore 23: Il Bollalmanacco di cinema (Demoni 2)
18 agosto 2020, ore 23: In Central Perk (La notte dei morti viventi)
25 agosto 2020, ore 21: Pensieri cannibali (Generazione perfetta)
25 agosto 2020, ore 23: Not Just Movie (Brivido)
1 settembre 2020, ore 21: Redrumia (Dovevi essere morta)
1 settembre 2020, ore 23: La stanza di Gordie (Unico indizio la luna piena)

giovedì 6 agosto 2020

D.A.R.Y.L. (1985)

Questo post avrebbe dovuto far parte del Geekoni Film Festival, la versione nerd e blogger del celebre Giffoni Film Festival, però per svariati motivi, quest'anno il progetto non è partito, e siccome mi sarebbe dispiaciuto buttare tutto all'aria, eccomi qui a parlarvi di D.A.R.Y.L.



Il dodicenne Daryl viene abbandonato su una strada di montagna da un uomo che poi precipita con la sua auto in un burrone. Dopo aver passato qualche tempo in un orfanotrofio, il ragazzino viene dato in affidamento ai coniugi Richardson, che da tempo aspettavano di poter adottare un bambino.
A parte l'amnesia di cui è affetto e che non gli permette di non ricordare nulla del suo passato, Daryl è un bambino sano dotato di un'intelligenza fuori dal comune, cosa che gli permette di spiccare nello studio, nei giochi e nello sport. E' inoltre in grado di imparare rapidamente nuove nozioni come risolvere complessi calcoli matematici e a suonare il pianoforte.



Daryl inoltre si dimostra servizievole e autosufficiente, tanto che la signora Richardson si sente inadatta nei suoi confronti, perché sembra che lui non abbia bisogno di cure o aiuto in nulla. 
Tuttavia sia lei che il marito si affezionano molto al bambino, che ricambia genuinamente il sentimento e che nel frattempo ha legato una forte amicizia con Turtle detto Sisma, figlio dei vicini di casa dei Richardson.
Purtroppo la felicità acquisita da tutti è destinata a durare poco; infatti dopo pochi mesi, si fanno vivi un uomo e una donna che asseriscono di essere i veri genitori di Daryl.



In questo momento scopriamo che in realtà Daryl è un avanzatissimo prototipo di intelligenza artificiale, dal corpo umano, ma con un micro-computer al posto del cervello, finanziato dall'esercito al fine di creare un soldato super intelligente e privo di emozioni che ubbidisca ad ogni ordine.
Quando però si accorgono che il soggetto, oltre che ad incredibili capacità cognitive, ha acquisito anche le emozioni che caratterizzano ogni essere umano, gli ufficiali decidono di porre fine al progetto e, dunque, di distruggere Daryl.
I due scienziati a capo del progetto, i quali ormai considerano la loro creatura un essere umano vero e proprio, fanno solo finta di ucciderlo, per poi farlo fuggire e riportarlo a casa dei Richardson.
Quando però il generale dell'esercito si accorge dell'imbroglio darà inizio alla caccia del ragazzino per poterlo eliminare una volta per tutte.



Durante la fuga, il dottore che accompagna il bambino viene ucciso, ma Daryl riesce a entrare in un di aviazione e a rubare un sofisticato aereo militare.
A questo punto l'esercito decide di far esplodere il velivolo, ma solo un'attimo dopo che Daryl si è eiettando fuori dall'abitacolo.
Dopo un rocambolesco atterraggio, quando tutti lo credono morto, Daryl viene riportato in vita dall'ultima degli scienziati che lo avevano progettato, e può fare finalmente ritorno dalle persone che ama.



D.A.R.Y.L. è un film del 1985 che si inserisce in tutto quel filone di film per ragazzi tipico di quel periodo come "Explorers", "Navigator", "War Games", "E.T. - L'extraterrestre" e molti altri.
Certo se ci si aspetta un film come i "Goonies" ricco di tensione e momenti emozionanti, o di vedere una fantascienza adulta e piena di effetti speciali, si può rimanete delusi da quest'opera, che tuttavia grazie ad una storia interessante, che punta decisamente sui sentimenti e alla bravura degli interpreti riesce a conquistare lo spettatore.



Il regista, Simon Wincer ("Harley Davidson e Marlboro Man", "Free Willy - Un amico da salvare"...) dirige senza troppi guizzi, ma con abilità un film che riesce a porre domande morali che non ci si sarebbe aspettati da un film del genere e cioè dove si può tracciare una linea etica tra uomo e macchina . A rispondere al quesito, nel film, è la dottoressa Lamb che dice "Una macchina diventa umana quando la diversità non è più avvertibile", frase che si rifà direttamente all'esperimento di pensiero sull'intelligenza artificiale ideato dal matematico Alan Turing, padre della moderna teoria informatica.



Dilemmi simili ne sono stati posti spesso al cinema, vale la pena di ricordare, ad esempio "A.I. - Intelligenza artificiale" di Spielberg, che più di quindici anni dopo racconta una storia simile, seppure poi questa si sviluppi in maniera diversa.
Ottima la prova del giovane protagonista Barret Oliver, già protagonista de "La storia infinita" e che quell'anno vedremo anche in "Cocoon - L'energia dell'universo".


Un paio di curiosità prima di chiudere:

Il videogioco a cui Daryl e Sisma giocano è "Pole Position" riprodotto su piattaforma Atari, mentre il film che si vede mentre i dure ragazzini parlano al walkie-talkie è il celebre "Il pianeta proibito"


mercoledì 22 luglio 2020

Ciao papà

Esattamente due mesi fa ci lasciava mio papà.
E' stato un brutto colpo, nonostante già da diversi mesi sapessimo che il decorso della malattia non avrebbe lasciato speranze. A causa del lockdown, dovuto al COVID 19, io sono rimasto bloccato a Bologna, assieme alla mia famiglia, e se ciò mi ha fatto piacere, perché non ho mai passato tanto tempo consecutivo accanto a Chiara e alle bimbe, d'altro canto non ho potuto stare vicino a mio papà negli ultimi suoi giorni di vita. 
Durante tutto quel periodo sono riuscito a tornare a casa solo un paio di volte e l'ultima lui ha sempre dormito e non credo si sia nemmeno reso conto che ero lì.
Quando, a fine febbraio, l'Italia si è bloccata, mio papà si muoveva ancora, non molto, ma ancora era in grado di arrangiarsi per i piccoli mestieri di casa, poi è andato piano, piano spegnendosi, bloccato a letto, costretto a nutrirsi con flebo, seguito soprattutto da mia zia e mio fratello.
Lui, però, non ha mai perso il buonumore che lo caratterizzava, fino a quando ha potuto essere cosciente, sorrideva e faceva sorridere la gente che veniva a trovarlo.
Il 22 maggio ha esalato il suo ultimo respiro e qualche giorno dopo c'è stato il funerale.
A me sembra ancora impossibile, sebbene fossi preparato a quanto accaduto. La casa, qui a Padova, è così vuota ora; anche se non ci parlavamo molto, soprattutto per colpa del mio carattere chiuso, ci volevamo molto bene, lo so, sembra una banalità dirlo, ma credo sia necessario, almeno per me.
Quando tornavo a casa da Bologna, lo chiamavo per dirgli che ero partito e poi la mattina dopo, di ritorno dal lavoro lo trovavo lì, che in qualche modo mi aspettava. Ora non ci sarà più nessuno ad aspettarmi qui.
Potrei stare qui a raccontare quanti e quali sacrifici abbia fatto per la sua famiglia, di quanto amasse mia mamma e i suoi figli, di quanto gli sia debitore, ma sarebbe mai abbastanza.
Posso solo sperare di portare avanti i suoi insegnamenti e di trasmetterli alle mie figlie e di essere un papà bravo, anche solo la metà di quello che è stato lui.
Ciao papà, saluta la mamma, vi voglio bene.


Sailing down behind the sun
Waiting for my prince to come
Praying for the healing rain
To restore my soul again
Just a toe rag on the run
How did I get here?
What have I done?
When will all my hopes arise?
How will I know him?
When I look in my father's eyes
My father's eyes
When I look in my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
Then the light begins to shine
And I hear those ancient lullabies
And as I watch this seedling grow
Feel my heart start to overflow
Where do I find the words to say?
How do I teach him?
What do we play?
Bit by bit, I've realized
That's when I need them
That's when I need my father's eyes
My father's eyes
That's when I need my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes (yeah)
Then the jagged edge appears
Through the distant clouds of tears
I'm like a bridge that was washed away
My foundations were made of clay
As my soul slides down to die
How could I lose him?
What did I try?
Bit by bit, I've realized
That he was here with me
And I looked into my father's eyes
My father's eyes
I looked into my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
My father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
I looked into my father's eyes (looked into my father's eyes)
My father's eyes
(Look into my father's eyes)
(Look into my father's eyes, yeah, yeah)