martedì 13 giugno 2017

Quella volta all'Appiani...



Sono stato la prima volta allo stadio quando ancora non avevo diciassette anni. La partita era Padova Venezia al vecchio Appiani, stadio poi abbandonato dalla società bianco-scudata per il più sicuro, ma più brutto Euganeo.
Era una bella domenica primaverile e con il gruppo di amici ci trovammo a casa di uno di noi, non ricordo di preciso di chi, forse proprio casa mia, dato che era quella più vicina alla fermata dell'autobus.
Il nostro gruppetto era numeroso; oltre a me e mio fratello c'erano Stefano, il Brugne, il P, il Guscio, uno o due dei fratelli Pastore e qualcun altro.
Prendemmo l'autobus extraurbano che fa il percorso tra Venezia e Padova per poi, arrivati al capolinea, prendere quello cittadino che ci avrebbe portato direttamente allo stadio, ma una volta saliti ci siamo accorti che erano numerosi i tifosi veneziani, pronti a dar battaglia.
Il derby veneto è spesso più sentito di molte stracittadine di serie A e non di rado i tifosi se le sono suonate di santa ragione, per non parlare dei danni fatti per le strade delle due città, danni che poi abbiamo saputo che i cugini lagunari avevano effettivamente procurato nel loro percorso.
Appena saliti sul bus ci siamo accorti subito della situazione potenzialmente pericolosa, tutti tranne il P, che senza nemmeno il tempo di trovare posto urlò:
"Dai che oggi vinciamo 3 a 0!"
Dal fondo del mezzo un ragazzo partì alla carica, bloccato fortunatamente dai suoi compagni che evidentemente non volevano guai prima di essere arrivati a destinazione.
Tuttavia, sentendoci addosso gli sguardi feroci degli avversari, decidemmo di non aspettare il capolinea e di scendere alla prima fermata utile per prendere un autobus urbano.
Arrivati indenni allo stadio, prendemmo posto in curva e ancora prima che iniziasse la partita partirono i classici cori per incitare la squadra e per sbeffeggiare i rivali.
"Datemi un PA!"
"PA!"
"Datemi un DO!"
"DO!"
"Datemi un VA!"
"VA!"

"PADOVA, PADOVA!"
Poi la partita iniziò, ma di quel primo tempo, a causa della mia bassa statura e del fisico mingherlino riuscii a vedere gran poco, infatti ero sovrastato da gente decisamente più alta di me e ad ogni ola o coreografia venivo sballottato da una parte all'altra, senza capirci nulla e ritrovandomi distante dal resto della mia compagnia.
Ad un certo punto notai a terra una bella sciarpa e cercai il momento adatto per intascarla, tanto in mezzo a quella bolgia, trovare il proprietario sarebbe stato impossibile; tuttavia quando mi stavo chinando per raccoglierla, il capo ultrà ricominciò a incitare la curva:
"Tutti a destra oh-o, tutti a sinistra oh-o!" 
E così persi la mia occasione.
Durante l'intervallo, quando la situazione si era in parte calmata, cercai un posto per assistere meglio al resto della partita e godermi almeno il secondo tempo. Mi arrampicai così sulla balaustra della barriera di protezione in cima alla curva e mi avvinghiai ad uno dei pali alti.
Da lì riuscii a vedere bene tutto il secondo tempo, che a dire il vero, come il resto della partita fu di livello abbastanza scarso, ma io ero comunque carico e mi divertii lo stesso.
La partita finì zero a zero e noi ce ne tornammo a casa, fortunatamente evitando gli scontri tra tifoserie.
Dopo quella prima volta, riuscii a tornare allo stadio solo diversi anni più avanti, quando il Padova ottenne la promozione in serie A, ma di questo ne parlerò un'altra volta, forse...

venerdì 9 giugno 2017

Mr. Nobody (2009)



In un futuristico 2093 Nemo Nobody è un uomo anziano di quasi 120 anni, l'ultimo mortale, in un mondo dove morte e malattie sono state sconfitte, rinunciando però alla sessualità, per evitare problemi di sovrappopolazione, dovuti alla mancanza di decessi.



L'uomo viene studiato da scienziati, dottori, psicologi e giornalisti; tutti vogliono sapere com'era la vita, quando l'umanità era ancora mortale, ma quando la stessa era resa interessante da vizi quali sesso, alcol, fumo e droga, che nel futuro sono scomparsi per permettere all'uomo la vita eterna.Sottoposto a ipnosi, Nemo comincia a raccontare la sua vita, iniziando ancora prima della sua nascita, quando bambino onnisciente, insieme a molti altri bambini, in un bianco e luminoso limbo, era in attesa di poter scegliere i suoi futuri genitori.



La storia (quella raccontata dal protagonista) prosegue abbastanza linearmente fino al momento in cui, quando Nemo ha nove anni, i suoi genitori decidono di separarsi e lui è costretto a decidere se andare a vivere con sua madre o restare con suo padre. 
Ed è qui che la vicenda si complica; infatti l'uomo prosegue la sua testimonianza, intrecciando entrambe le scelte del Nemo bambino come se fossero avvenute ambedue, ma non solo, perché in ognuna delle scelte che prese, all'interno la storia prendeva una piega diverse a seconda di altre scelte o altri fattori. 
Vediamo così Nemo quindicenne e poi adulto frequentare, e poi sposare, donne diverse, avere vite diverse e fare esperienze diverse, tutto come se fossero un unico passato per il Nemo del futuro.



Il film è dunque complesso, in quanto tocca vari argomenti, che vanno dalla filosofia, alle vite parallele, passando per la teoria del caos e l'effetto farfalla; si parla di destino, caso e libero arbitrio, ma proprio questi argomenti rendono il film molto interessante e intrigante.E' interessante notare, inoltre come il nome del protagonista sia Nemo (cioè "nessuno" in latino) Nobody ("nessuno" in inglese), con riferimento sia al capitano Nemo di "20000 leghe sotto i mari", sia a Ulisse che disse di chiamarsi "Nessuno" al ciclope Polifemo, per riuscire a salvarsi.



Moltissimi sono poi altri riferimenti che vanno da Kubrik, a Weir; dai Monty Python a Matrix e così via. Bravo Jared Leto, che interpreta Mr. Nobody sia a 34 anni che a 118.
Per molti anni il film non ha avuto una vera distribuzione in Italia, arrivando solo in lingua originale e con i sottotitoli. Finalmente l'anno scorso è stato posto rimedio a questa mancanza, con buona pace dei detrattori del doppiaggio...

martedì 30 maggio 2017

Chi vuole intendere (in)tenda

L'estate sta arrivando, a ricordarcelo, oltre al calendario, c'è anche il caldo di questi giorni che minaccia una bella stagione con temperature sahariane, dunque perché non andare a rinfrescarci con una bella gita in mezzo al verde, magari in tenda o in un vecchio bungalow vicino ad un lago dalle fresche ed invitanti acque?
Allora ecco alcuni film, che in maniera diversa, affrontano la tematica del campeggio; tra commedie e film horror, film che hanno fatto storia o improbabili (s)cult...Buona lettura e non dimenticate il sacco a pelo...

Polpette: Il film racconta le avventure e disavventure del Campo "Stella del nord", dei suoi animatori, alle prese con i mille scherzi al direttore del campo, dei ragazzi qui ospitati e della competizione con il campo Mohawk.
Polpette è un film divertente, leggero, ma non stupido, con molte trovate spassose e che ha lanciato la carriera di Bill Murray, qui nei panni del capo degli animatori, e al suo primo ruolo da protagonista.



Venerdì 13: Dopo molti anni, riapre Camp Crystal Lake, chiuso in seguito a numerose tragedie avvenute nel corso degli anni, prima delle quali la morte di un bambino, avvenuta per annegamento e dovuta alle negligenza degli animatori. Tuttavia fin da subito la maledizione del campeggio sembra ripetersi e i giovani animatori cominciano a perire ancora prima che il campo riapra ufficialmente.
Il film, nonostante i numerosi difetti (molti sono i suoi detrattori), è diventato un vero cult, uno degli horror più famosi della storia del cinema, tanto da annoverare nove sequel, un remake (più un'altro in arrivo) e un crossover. Inoltre ha creato uno dei personaggi horror più iconici di ogni tempo. C'è bisogno di altro per decidere di vederlo?



Un furfante tra i boyscout: Divertente commedia per famiglie in cui un povero fattorino, accusato per errore di omicidio, nel tentativo di fuga viene, sempre per errore, scambiato per uno capo scout. Durante l'escursione, dopo la diffidenza iniziale, riesce a conquistare la fiducia dei piccoli scout e a dimostrare la sua innocenza.
Film senza alti né bassi, piacevole per passare un'ora e mezza senza pensieri. Il protagonista è noto soprattutto per il ruolo del ladro "Marv" nei primi due "Mamma ho perso l'aereo"



Moonrise Kingdom: Nell'isola di New Pezance, i giovani Sam, orfano che fa parte di un gruppo scout, e Suzy, che vive con la sua numerosa famiglia, si incontrano ad una recita e dopo essersi scritti per un anno, decidono di improvvisare una fuga d'amore, gettando nello scompiglio la piccola comunità dell'isola. Fino al salvifico e liberatorio finale.
A mio avviso uno dei più bei film di Wes Anderson, che qui conferma il suo stile originale, in cui riesce ad amalgamare benissimo, dramma, commedia e sentimenti. Ottimo tutto il super cast, ma ancora più bravi i due ragazzini protagonisti.




Eden Lake: Steve decide di portare la sua fidanzata Jenny in campeggio nei pressi di un tranquillo lago immerso nei boschi, dove aveva trascorso dei bei momenti da ragazzo e qui chiederle di sposarlo. Tuttavia la presenza di un gruppo di ragazzi, che si diverte a provocare gli adulti, renderà la loro vacanza un vero incubo, soprattutto quando Steve decide di affrontarli.
Film sul genere "survival-horror" che si basa su fatti reali, cioè quello delle giovani baby gang, che in un paese come il Regno Unito, continuano ad essere un vero problema.
Qui non ci sono più mostri, ma normali ragazzini, dal volto innocente, ma capaci di cose indicibili. Un film duro e crudo con alcune scene di una violenza atroce. Il protagonista è un ancora poco conosciuti Michael Fassbender.




Primi amori, primi vizi, primi baci: Titolo imbarazzante per un bel film francese, il cui titolo originale ("Nos jours heureux") significa "i nostri giorni felici". Vincente è il direttore di una colonia estiva in procinto di partire per una vacanza con un gran numero di bambini e ragazzi e un gruppo di animatori inesperti e più desiderosi di divertirsi che di fare bene il loro lavoro.
Vediamo dunque le iniziali difficoltà sia dei ragazzi che faticano a legare e divertirsi sia degli animatori, troppo occupati a vincere le proprie frustrazioni e ostilità amorose. Nondimeno, con il passare dei giorni, il gruppo si salderà, nasceranno nuove amicizie e le insicurezze svaniranno. Alla fine tutti rimpiangeranno la fine di quell'estate, che per molti sarà la più bella della loro vita.



Sleepaway Camp: Dopo aver perso il padre e il fratello in un incidente durante una vacanza al lago, Angela va a vivere dalla stravagante zia Martha e dal cugino Ricky. Un giorno la ragazzina e il cugino vengono mandati a passare le vacanze a Camp Arawak, ma a causa della sua timidezza, Angela è vittima del bullismo degli altri ragazzi. Ben presto però, nel campeggio comincerà a scorrere il sangue, infatti un misterioso assassino mieterà vittima tra adulti e ragazzi e in particolare con tutti quelli che hanno bullizzato Angela.
Il film fa parte del mondo degli slasher-movies e si ispira palesemente a "Venerdì 13", ma riesce comunque a essere abbastanza originale. Qui non c'è il budget che aveva Cunningham per il suo film, ma il film è comunque efficace e si è creato una sua schiera di fans, tanto che poi ne sono stati girati altri cinque sequel, tutti inediti in Italia. Il film è famoso soprattutto per il sorprendente finale, considerato uno dei più shockanti del cinema horror.




King of Summer: Joy è oppresso da un padre troppo severo e che lo tratta come ancora come un bambino, mentre Patrick sente che i suoi genitori, in realtà non lo ascoltino realmente. I due ragazzi, a cui poi si aggiunge un eccentrico amico, decidono di fuggire di casa e di andare a vivere tra i boschi, dove si sono costruiti una casetta in legno.
Classico "coming of age" movie, in cui viene messo in scena il contrasto generazionale e la crescita formativa dei giovani protagonisti, che dopo essersi allontanati dalla famiglia, perché troppo "pressati", torneranno a casa cambiati e cresciuti e troveranno che anche i genitori sono cambiati da questa esperienza, aprendo così un nuovo dialogo. Film non particolarmente originale e accostato troppo facilmente a pellicole di più notevole spessore ("Stand by me" e "In to the wild"), ma comunque ben fatto, che mantiene sempre desta l'attenzione del pubblico  e che sotto ad un aspetto da commedia, nasconde un anima profonda e drammatica.




The Blair Witch Project: Film che ha bisogno di pochissime presentazioni, tanto è il successo che ha avuto. Le vicende sono quelle di tre amici, che hanno deciso di realizzare un documentario scolastico per fare luce su una locale leggenda, quella della Strega di Blair, un'anziana donna vissuta in quel paese sulla fine del settecento e ritenuta la responsabile di violenze e della scomparsa di alcuni bambini. Per scoprire la verità i tre studenti dovranno avventurarsi tra i misteriosi boschi locali. Non faranno più ritorno.
Che sia solo un abile campagna pubblicitaria o un film realmente originale e (quasi) innovativo, la pellicola è sicuramente molto interessante, realizzata con intelligenza e che sa quali corde toccare per spaventare lo spettatore. A mi avviso, può rientrare nella top ten dei film più spaventosi di sempre.




Cub - Piccole prede: Sam è un ragazzino introverso, dal passato oscuro e problematico, che si avvia a partecipare ad un campeggio scout. Qui però viene escluso dalla maggior parte dei suoi compagni e anche da uno degli animatori. Nei boschi, nei pressi del campo, Sam incontra un ragazzino selvaggio che scambia per Kay, un fantomatico ragazzo che può trasformarsi in lupo, la cui storia viene raccontata dai capi scout per spaventare i ragazzini. Un misterioso individuo, però, si aggira veramente nel bosco e un po' alla volta farà fuori tutti gli scout fino allo scontro finale con il piccolo Sam.
Film belga, ben realizzato, che pur non essendo molto originale, riesce a essere efficace sia come film di genere, che nella sua sotto traccia sociale. Piuttosto realistica anche la ricostruzione della vita da scout. La scelta del regista di smorzare la tensione con musiche allegre e canti scout si è rivelata efficace nel creare un forte pathos e tenere lo spettatore in continua apprensione.


venerdì 12 maggio 2017

Pieles (2017)



Dopo gli shockanti cortometraggi "La misma piel" e "Eat my shit", Eduardo Casanova fa il grande passo e dirige questo lungometraggio di forte impatto emotivo, prodotto da quell'altro talento estremo che è Alex de la Iglesia.
Il film, presentato fuori concorso al Festival di Berlino, creando, se non altro, un bel po' di stupore.
"Pieles" racconta le storie di diversi individui che devono fare i conti con la loro diversità fisica, confrontandosi coi così detti "normali", storie che finiranno con l'intrecciarsi l'una all'altra, in una sorta di puzzle, la cui immagine/soluzione finale è l'accettazione di se stessi e l'accettazione da parte degli altri.



Conosciamo così Samantha, una ragazza con l'ano al posto della bocca e viceversa (già vista nel corto "Eat my shit" e di cui questo film è l'ideale estensione), che desidera essere normale, colleziona bocche ritagliate da riviste e appassionata di social network. E proprio qui abbiamo una delle critiche più forti su cui ci fa riflettere il regista spagnolo, che ci mostra come questi mezzi di comunicazione siano i primi a demonizzare la diversità fisica e chi ne è affetto, salvo poi cercare "like" e visualizzazioni con immagini violente e realmente di cattivo gusto.



C'è poi Laura, una giovane prostituta, senza occhi, che nell'incipit del film ha solo undici anni ed è "comprata" da un pedofilo, che pur sentendosi in colpa non riesce a vincere la sua tentazione.
La ragazza riesce a fare l'amore solo con due diamanti al posto degli occhi, che le sono stati regalati proprio dal pedofilo e quando qualcuno glieli ruberà andrà in crisi. Tuttavia è proprio Laura che si dimostra il personaggio più edificante di tutto il film, perché non solo perdonerà la donna che l'ha derubata, ma intreccerà con lei una relazione amorosa, perché lei, priva della vista riuscirà a non farsi condizionare dall'aspetto, non certo aggraziato, della donna.



Invece Ana, ancora legata morbosamente al ricordo della madre defunta, ha il volto deformato e tradisce il fidanzato Ernesto, attratto unicamente da dalla malformazione fisica, con Guille, un uomo dal corpo completamente ustionato. Anche qui Casanova gioca ribaltando le regole della nostra società per ribadire il concetto che siamo schiavi della bellezza apparente e dell'estetica e allo stesso tempo condanniamo chi invece questi pregiudizi non li ha. Infatti Ana critica Ernesto perché sta con lei solo per il suo aspetto, ma allo stesso tempo, per sentirsi accettata lo tradisce con Guille, il cui corpo è devastato dalle ustioni.



Vanesa è una nana che lavora in televisione nei panni di un gommoso orsetto rosa, ma stanca di quella vita deciderà di ricorrere all'inseminazione in vitro per avere un figlio e cercare la vera felicità.
Infine abbiamo Cristian, figlio del pedofilo, che mai lo ha visto avendo abbandonato lui e la moglie, affetto da somatoparafrenia e che tenta più volte di amputarsi le gambe e che desidera diventare una sirena. Anche qui si tocca un argomento caro al regista, cioè quello che il disagio che sentono queste persone, spesso non è concepito da chi sta loro vicino, amici o parenti che siano e spesso questi, invece di essere di supporto, peggiorano solo la situazione.



Casanova, con questa sua opera prima, voleva sicuramente colpire lo spettatore e innegabilmente ha raggiunto il suo scopo, senza però usare un voyeurismo gratuito e fine a se stesso. Una pellicola che pur sbandierando una vera e propria morale, riesce a far passare chiaramente il messaggio per cui dobbiamo imparare ad accettarci per come siamo.
Molto bella è anche la fotografia, caratterizzata dai colori pastello (il rosa trionfa su tutto, come ad esasperare il concetto di bellezza, rendendola qualcosa di kitsch) e da immagini che sembrano prese dalle opere di David LaChapelle.



In conclusione, Casanova costruisce un'opera originale, mescolando "Freaks"ad Almodovar e al John Waters di "Pink Flamingos", caratterizzata da personaggi grotteschi, ben disegnati, che forse con un po' più di cattiveria avrebbe lasciato un segno più evidente, ma che non mancherà di far parlare di se e che lancia nel cosmo cinematografico europeo un regista di sicuro talento e dal promettente futuro.

lunedì 8 maggio 2017

Sogni: Un misterioso rapimento

Sogno del 7 maggio

Sono al lavoro e ho quasi finito il turno quando la titolare mi dice che servono dei surgelati per il ristorante dell'albergo. Le rispondo che li vicino c'è un magazzino specializzato proprio nella rivendita di surgelati, così lei mi chiede se posso andare a prenderli io.
Acconsento di farle questo piacere, ma una volta in macchina non riesco a ricordare di preciso dove sia il magazzino, così comincio a fare avanti e indietro cercando di trovarlo.
Tuttavia si sta facendo sempre più buio e ad un certo punto mi trovo nei pressi di un tunnel dove vedo spuntare dal nulla, come un sorta di fantasma, una ragazza dal viso tumefatto e in lacrime che sta tentando di urlare, anche se io non posso sentirla.
Dopo lo spavento iniziale, mi accorgo che la ragazza è tenuta prigioniera nel cassone trasparente, coperto malamente da un telo.
A quel punto decido di chiamare la polizia, ma non avendo molti elementi per identificare il camion, decido prima di provare a seguirlo e raccogliere qualche indizio.
Appena fuori dal tunnel, però, il camion fa inversione di marcia e così anche la 126 azzurra che lo precedeva, che capisco far parte del gruppo di rapitori.
Io cerco di non dare nell'occhio, ma la ragazza all'interno del cassone continua a urlare e gesticolare nella mia direzione, così i malviventi si accorgono che ho visto tutto e cominciano a inseguirmi.
Io tento di fuggire, ma sento che loro sono più veloci e a quel punto mi sveglio tutto agitato, svegliando anche la mia fidanzata

.

martedì 2 maggio 2017

Fido (2006)



Siamo negli Stati Uniti degli anni 50, quelli delle famiglie felici, delle mamme vestite con ampi abiti colorati, indaffarate a relazionare con il vicinato; dei papà gran lavorati, e che vanno a giocare a golf con i colleghi di lavoro; e dei bambini di nome Timmy, che giocano a palla in giardino; insomma il classico quadretto da spot pubblicitario (se fossimo in Italia qualcuno urlerebbe "Mulino bianco").



Tuttavia, in questa particolare società, c'è qualcosa di atipico; infatti la nazione è da poco uscita da una guerra contro gli zombie, riportati in vita da un nube radioattiva (eh si caro George...), vedendosi costretta a costruire delle aree protette, dove la popolazione può continuare la propria felice esistenza, lontana dalle zone non ancora risanate. Inoltre, le famiglie di questa società, possono contare sull'aiuto domestico, di zombie, resi docili da un particolare collare inventato dalla ditta Zomcon.Ed è proprio qui che vive il nostro Timmy, ragazzino timido e solitario, vittima degli scherzi dei compagni, la cui vita è destinata a cambiare, quando la madre decide di comprare uno di questi zombie. L'inizio non sarà dei più facili, anche perché il padre di Timmy, nasconde un oscuro passato, che gli fa odiare i morti viventi, ma quando Fido (così il bambino chiama il suo zombie domestico) salva Timmy dall'aggressione di due bulli, i due diventano amici inseparabili.



"Fido", dunque, si rivela per quello che è, cioè una gradevole e simpatica commedia a tinte horror, che si diverte a prendere in giro l'america del boom economico e del consumismo imperante, strizzando l'occhio ai classici zombie-movies, primo dei quali è inevitabilmente "Il ritorno dei morti viventi".Certo se vi aspettate una festa di sangue e membra dilaniate, correte il rischio di rimanere delusi, anche se qualche sequenza granguignolesca non manca.Il film, come detto, punta più sulla critica sociale, e anche se alla fine non arriva ad affondare del tutto il colpo, aggiungendo un certa dose di buonismo, sicuramente sa punzecchiare per benino, lasciando spazio anche ad un bel po' di divertimento.



Ottimo l'intero cast dallo zombie Fido, che recita di soli sguardi e mugugni, a K'Sun Ray, che interpreta il piccolo Timmy (anche se nel doppiaggio italiano gli hanno dato una vocia piuttosto odiosa), passando per la sempre splendida Carrie-Anne Moss e il bravo Dylan Baker, che ricordiamo nei difficili panni del padre pedofilo in "Happyness".



Insomma una commedia tutta da gustare, che sa variare su un tema con intelligenza, su un tema già inflazionato.


martedì 18 aprile 2017

Il clown triste

Questa poesia l'ho scritta nel marzo 2006



Cammina lento,
per buie strade,
con lo sguardo basso
su scarpe consumate.
In una mano,
una valigia piena di ricordi,
nell'altra,
un fiasco pieno di rimpianti.
In testa,
sotto un vecchio cappello,
l'ombra di un passato
sempre più lontano.
E in fondo al cuore,
la rabbia
di una vita spezzata




mercoledì 12 aprile 2017

Very Pop Blog - I miei anni '80: Gli Intramontabili



Rispondo solo ora all'invito dell'amico Cassidy, sul tag dedicato ai mitici anni 80, a sua volta chiamato a partecipare da MikiMoz.

Gli anni 80 sono stato un periodo speciale, ci ho passato praticamente tutta la mia infanzia "consapevole", come la chiamo io, cioè tutto quel periodo che va' dalla prima elementare all'inizio della prima superiore, e anche se, diversamente da tanti altri, ancora non avevo maturato le passioni che invece mi accompagnano dall'adolescenza (lettura a parte).
Prima di iniziare il veloce exursus sui miei anni 80, ecco quali sono le regole da seguire:

1- Elencare tutto ciò che per noi sono stati gli anni '80, in base ai vari macroargomenti forniti (nota: parlare del vissuto dell'epoca, non di ciò che il decennio rappresenta per noi oggi! Chi non era ancora nato può parlare, invece, per esperienze indirette);
2- Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento QUI
3- Taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.

I MIEI ANNI 80

MUSICA:

In quel periodo avevo una bella collezione di  45 giri di sigle tv (cartoni animati, telefilm, trasmissioni), poi le poche cassette, oltre a quelle di BimboMix che ricevevo alla Befana, che giravano per casa erano quelle di Battisti, Vasco Rossi, e alcune compilations artigianali. E naturalmente tanta radio.




CINEMA:

Sicuramente avrete capito che il cinema è una mia grande passione, ma questa è esplosa in tutta la sua forza solo verso i quindici anni, quando ormai eravamo entrati negli anni 90. Da piccolo i miei genitori non ci portarono molto al cinema, anzi...Però una delle poche volte fu per un film, che come una brace ardente, ha alimentato il mio amore per la settima arte, si trattava di "E.T. L'extratterestre", ricordo anche una riproposizione di "Biancaneve e sette nani".
Poi con i miei compagni di scuola, sul finire delle medie ho visto "Rambo III" e "Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi" . Ci sarebbe anche un altro film, ma dato la totale idiozia della pellicola, non ammetterò mai di averlo visto, tanto più al cinema...:P





FILM:

Oh...qui ci vorrebbe un lunghissimo post a parte solo per questo argomento: come ho detto la "maturità" cinefila l'avrei raggiunta qualche anno più tardi, ma durante quel magico decennio, ho comunque visto tanti bei film, comprese alcune piccole perle oggi quasi introvabili.
Inizialmente erano soprattutto film targati Disney tipo "Quattro bassotti per un danese" o "Il fantasma del pirata Barbanera" e via dicendo, poi sono passato a film per ragazzi tra i quali "Navigator", "Explorers", il bellissimo "Stand by me" per poi approdare a qualche film più "adulto" come "Duel", "Terminator" e i primissimi horror  ("Brivido", "Un lupo mannaro americano a Londra") sulla fine degli anni ottanta, che fino quel momento avevo tenuto lontano perché troppo impaurito.



COMICS:

Per un lungo periodo sono stato abbonato a "Il Giornalino", poi naturalmente i vari "Topolino" in tutte le versioni e raccolte possibili. Ogni tanto leggevo anche qualche "Skorpio" e "Lanciostory" che di solito trovavo in giro per casa dei nonni.




GIOCHI:

Quelli certo non mi sono mancati...dalle macchinine, con cui inventavo incredibili inseguimenti o gare, agli immancabili Lego, anche se spesso non riuscivo a riprodurre le idee che avevo in testa...forse ero troppo ambizioso o più probabilmente un disastro nelle cose pratiche...Poi i Playmobil, i robot che facevo combattere inventando improbabili crossover tra i protagonisti dei cartoni animati, e infine (giochi all'aperto a parte) i giochi in scatola come "Il trabocchetto", "Indovina chi" "Non t'arrabbiare" e altri.




VIDEOGAMES:

Il computer è entrato in casa mia abbastanza tardi, verso il 1988/89 se non sbaglio: era un fighissimo Comodore 64 e quasi tutti i giochi che io e mio fratello compravamo, erano quelli che vendevano in edicola con cassette che contenevano un numero imprecisato di giochi a prezzi ridicoli, non sempre memorabili, ma che ci hanno fatto passare lunghi pomeriggi a divertirci, Ricordo bene però che abbiamo dovuto cambiare molti joysticks prima di trovare quelli che avessero una resistenza decente.




TELEVISIONE:

Anche per questa categoria servirebbe un post a parte...Numerosissimi i cartoni animati, di cui ne citerò solo una parte: "Jeeg Robot", "Daitarn 3", "Daltanious", "Conana il ragazzo del futuro", "Sasuke il piccolo ninja", "Sam il ragazzo del west", "Mr. Baseball", "Banner lo scoiattolo", "Topcat", "Gli Erculoidi", "Mask"...e potrei continuare all'infinito.
I telefilm: "Supercar" "Hazzard", "Happy Days", "Automan", Manimal", "Casa Keaton", "Genitori in blue jeans", Baby sitter", "I ragazzi della terza C" (questo poi aveva un sapore particolare perché, oltre a essere italiano, quando lo trasmettevano, alle medie ero in sezione C)
E poi varie trasmissioni: "Domenica In", "Giochi senza frontiere", Drive in",..e altre ancora...





CIBO:

Tante merendine: del Mulino Bianco, Motta, Mr.Day. I gelati Algida, Eldorado, Sammontana. I bastoncini Findus, i succhi in bricco soprattutto il Billy, i Ringo e i Colussi..


.


LIBRI:

Ho sempre avuto la passione per la lettura (anche se attualmente mi sono molto impigrito), ho foto di quando avevo circa due anni (dunque prima ancora degli anni 80) nel lettone con mia mamma che sfogliavo un libro e non di quelli con figure.
Ho iniziato però a leggere veramente verso i nove anni partendo con classici per l'infanzia, primo su tutti "Cuore" per poi passare a "Le avventure di Pinocchio", "Tom Sawyer", molti romanzi di Jules Verne e quindi, verso i tredici anni ai gialli di Agatha Christie e infine i primi Stephen King.




SHOPPING: 

A parte qualche giochino o fumetto comprato in edicola, per quanto riguarda l'abbigliamento io mi limitavo a dire se una t-shirt, un jeans o un paio di scarpe fossero di mio gusto, ma poi erano i miei genitori che ponevano il veto sulla scelta finale. Ricordo dunque i jeans della Carrera e le scarpe Canguro...




LIFE:

Un bel periodo, ricco di momenti felici e spensierati, dove sono nate tante delle mie passioni. I giochi con gli amici, la maestra delle elementari, il tepore delle giornate invernali davanti alla tv con la cioccolata calda, le lunghe serate estive, le gite delle medie, le vacanze in montagna, il mercatino dell'usato...e tanto altro ancora...Sicuramente non è stato un periodo perfetto, ci saranno stati momenti difficili, ma comunque li ricordo con affetto e nostalgia...


RICORDO DELL'EPOCA:

Una foto,un disegno o un'immagine che rimandi a quell'epoca.
Me stesso alle elementari, credo in terza o quarta con i miei compagni e la maestra Stella.
(Se volete saperlo io sono il piccoletto in prima fila coi capelli neri che tenta di abbracciare il piccoletto biondo)




La mia parte l'ho fatta, ora passo la palla a:

Cameriera e genitldonna
Emme Bouclès
Frammenti e tormenti
I nostri sogni
Mari's Red Room

Grazie a chi accetterà la sfida, e buon divertimento a tutti...

venerdì 7 aprile 2017

Tomboy (2011)



Non è così semplice fare una recensione di questo film; la storia in se è semplice e prosegue fino all'unico conflitto finale con leggerezza e tranquillità, ma poi, la storia stessa, si pone a più chiavi di lettura, nessuno delle quali banale o scontata. Laure è una bambina di dieci anni, ma ha l'aspetto, gli atteggiamenti, e il modo di vestirsi di un maschio. La sua famiglia sembra non dare molta importanza alla cosa, del resto Laure è in una fase ancora prepuberale e avrà tanto tempo per maturare i tratti distintivi che caratterizzeranno la sua vera sessualità. Quando però la bambina e la sua famiglia si trasferiscono in una nuova città, lei sente, naturalmente, il desiderio e il bisogno di trovare il suo spazio in questo nuovo ambiente così, quando Lisa, una bambina del quartiere si rivolge a lei scambiandola per un maschio, invece di correggerla, Laure, "sta al gioco" e finge di chiamarsi Mickael. Aiutata dal suo fisico androgino, Mickael/Laure si immedesima sempre di più nel suo nuovo ruolo cercando anche di imitare i suoi compagni maschi, come nelle partite a calcio a torso nudo, sputando a terra, giocando alla lotta e addirittura scambiandosi qualche tenero, ma casto bacio con la sua amica Lisa, che sembra effettivamente innamorata di Mickael. 



Particolarmente divertente, ma anche significativa, la sequenza in cui Mickael/Laure, per risultare più credibile, prima di andare a nuotare si costruisce un finto pene con il pongo della sorellina, sorellina che in seguito diventa complice in questo "gioco". Poi c'è la svolta, quando manca poco all'inizio della scuola e alla fine dell'estate, in seguito alla lite con uno dei compagni di gioco, la madre di Laure viene a conoscenza della menzogna della figlia e arrabbiata, forse eccessivamente, ma non del tutto ingiustamente, costringerà la bambina a svelare la sua vera identità. Tra senso di colpa e umiliazione, Laure si allontanerà inizialmente dai suoi amici, salvo poi nel finale, andare incontro a Lisa e svelarle il suo vero nome, dando via così ad un nuovo inizio. 



La regista fa un ottimo lavoro, affrontando un tema delicato, come quello dell'identità sessuale senza morbosità, ma con delicatezza e freschezza e lasciando molto spazio ai suoi bravi piccoli attori (gli adulti hanno ruoli marginali). Come dicevo all'inizio, la pellicola può essere soggetta a diverse chiavi di lettura: Laure, ad esempio, può usare il travestitismo semplicemente come metodo per essere accettata più velocemente dal gruppo, magari per paura di essere presa in giro per il suo aspetto mascolino ha preferito fingere direttamente di essere maschio, pur consapevole che la bugia prima o poi sarebbe stata scoperta, ma con l'ingenuità tipica della sua età, di poterla portare avanti il più possibile. Oppure, avendo lei sempre avuto comportamenti, oltre che l'aspetto, più maschili che femminili, si può leggere la cosa, come una ricerca di un'identità sessuale diversa da quella sua, sentendosi intrappolata in un corpo che non le appartiene, come già ci era stato mostrato nel bel film belga "La mia vita in rosa" in cui un bambino continuava a vestirsi e atteggiarsi da femminuccia, perché sentiva di appartenere a quel genere. Tuttavia, ciò che conta realmente è che Laure, sia riuscita a farsi accettare per quello che è realmente, qualsiasi se stessa essa sia, perché non è un nome che determina il proprio essere.


venerdì 31 marzo 2017

Sogni: Un assegno pericoloso

Con un gruppo di amici, non meglio identificati, dovevo portare un assegno e girarlo ad un'anziana signora. Tuttavia questa donna aveva una fama particolare e mentre ci dirigevamo verso la sua abitazione, sentivo una sorta di disagio e tensione farsi sempre più palpabile.
Quando siamo arrivati era ormai tarda sera e la signora ci ha fatto accomodare nel salottino. La stanza, come il resto della casa era piuttosto piccola, illuminata solo da un paio di vecchi abat-jours.
Ricordo che l'ambiente era ricoperto di stoffe pesanti, dal tappeto alle poltrone, alla tovaglia sul grosso tavolo di legno. Anche i paralumi degli abat-jours erano di un colore scuro, tanto che la luce ne era notevolmente smorzata.
Tutta quella pesantezza gravava su di me come una coperta bagnata e l'anziana signora pur essendo gentile e cordiale emanava un'aura pericolosa; avevo la netta sensazione di trovarmi nell'antro della strega.
La padrona di casa mi fece accomodare ad un tavolo, tirai fuori l'assegno e mentre lei lo controllava, vidi che seduta ad una delle poltrone, che ci dava le spalle, c'era un'altra signora, altrettanto anziana, che immaginai essere la sorella. La donna non diede, nemmeno per un istante, l'impressione di accorgersi di noi; la sua attenzione era rivolta alla televisione e quando vidi ciò che stava guardando, un brivido mi fece sussultare. L'apparecchio era sintonizzato su un canale locale che stava trasmettendo "Freaks" di Tod Browning.
Distolsi lo sguardo e tornai a occuparmi degli affari che mi avevano portato in quella casa. Presi l'assegno lo girai e cominciai a porvi la mia firma, tuttavia la cosa non fu così semplice perché l'assegno era diventato ruvido, come se anche esso fosse della stessa stoffa greve di tutta la stanza.
L'anziana donna verificò la mia firma e poi mi chiese di mettervi accanto un simbolo. Iniziai a disegnare qualcosa e fu allora che mi svegliai.


mercoledì 8 marzo 2017

Anche per te (dedicato a tutte le donne)

8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne; quale che sia il motivo che ha portato alla nascita di tale ricorrenza, ho pensato di celebrarla qui, ricordando dieci film in cui la figura femminile assume ruolo fondamentale e di spicco. Fortunatamente, nella storia del cinema, i film che trattano storie di donne, sono molteplici; io ne ho scelte dieci a caso, sicuramente ce ne saranno di più importanti e di fatti meglio, ma ho cercato di raccontare la donna nella sua completezza e in varie sfaccettature: donne bambine e donne adulte, lavoratrici, mamme, donne sfruttate e donne forti, donne che amano uomini e donne  che amano donne...

The Help: A Jackson, nel Mississippi degli anni Sessanta, sono ancora forti le discriminazioni razziali di cui sono vittima soprattutto le donne di colore che lavorano come cameriere e bambinaie nelle case delle ricche famiglie locali. A raccontare le loro storie è Eugenia "Skeeter" Phelan, una ragazza bianca, cresciuta proprio da una di queste donne, che sogna di diventare scrittrice.
Film che racconta una brutta pagina di storia contemporanea, ma seppur denunciando con forza quanto accadeva, non manca di qualche tocco di leggerezza e di umorismo. Cast eccezionale che ha portato all'Oscar come miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer.



Quelle due: Karen e Martha sono due insegnanti che dirigono una scuola privata femminile. Un giorno, una ragazzina, dopo essere stata messa in punizione, inventa una relazione omosessuale tra le due donne. La piccola comunità condanna subito le due insegnanti, costringendole a chiudere l'istituto. Quando ormai le cose sono precipitate, la bambina confesserà di essersi inventata tutto, ma ormai la vita di Karen e Martha è rovinata, inoltre, prima del drammatico finale, quest'ultima si confiderà con l'amica raccontandole di essere effettivamente innamorata di lei.
Film forte, soprattutto per l'aspetto sessuale della storia, dato che in quegli anni era complicato raccontare storie di omosessualità, anche solo con accenni velati. Tuttavia Wyler, (di cui questo è un remake di un suo stesso film) fa un buon lavoro, grazie anche ad un cast stellare in gran forma. In particolare spiccano le due attrici protagoniste, Audrey Hepburn e Shirley MacLaine.



Stella: Stella è una bambina di undici anni che vive nella banlieue parigina. I suoi genitori sono proprietari di un bar frequentato soprattutto da disadattati e alcolizzati, Quando la ragazzina inizia a frequentare la prima media di un istituto borghese, comincia ad avvertire le differenze con i suoi nuovi compagni; inoltre sente che le manca qualcosa, perché pur conoscendo un sacco di giochi con le carte, di notizie sul calcio e sui "fatti della vita", a scuola non va' molto bene. Sarà l'amicizia con una sua compagna di classe, figlia di intellettuali argentini, a spingere a migliorarsi e a desiderare una vita migliore.
Bel film, delicato, da noi passato quasi inosservato, che richiama sia il cinema di Truffaut, come quello de "I quattrocento colpi" e "Gli anni in tasca", sia le opere dei fratelli Dardenne per lo stile con cui e girato. Una bella storia, che non manca di qualche momento forte, ma con un finale edificante.



Una donna in carriera: Tess McGill è una giovane segretaria di grandi ambizioni, sogna infatti di sfondare nell'alta finanza. Dopo aver cambiato numerosi posti di lavoro, a causa del suo carattere poco remissivo, Tess arriva allo studio di Katharine Parker una delle più importanti dirigenti agenti borsistiche della città. La donna si dimostra però, fin da subito, capricciosa e dispotica nei confronti della nuova segretaria e quando questa le parlerà di un suo progetto finanziario, farà finta di non trovarlo interessante per poi appropriarsene di nascosto. Tess riuscirà ad avere la sua rivincita quando il suo capo resterà bloccata a letto per un incidente di sci e ne prenderà il posto, anche nel cuore del suo amante.
Graffiante e divertente commedia, diretta con brio e ben recitata dai tre protagonisti principali, Melanie Griffith, Sigourney Weaver ed Harrison Ford




Nausicaa della valle del vento: In un mondo post apocalittico, una foresta tossica ha ricoperto la quasi totalità del pianeta. Quando sembra che un nuovo conflitto stia per sconvolgere quel che rimane della terra, sarà la Principessa Nausicaa del regno della Valle del Vento, una delle poche zone ancora abitate dall'uomo, a intervenire e a lottare per riportare la pace e la serenità tra l'umanità e la Terra.
Film d'animazione-fantasy, ma come in (quasi) tutte le opere del Maestro Miyazaki, la figura femminile è al centro della storia e si rivela fondamentale per portare al riflessivo, ma positivo finale.



Lilja 4-ever: Lilja ha sedici anni e vive con la madre e il compagno di lei in una cittadina dell'ex unione sovietica, ma in procinto di partire per gli Stati Uniti in cerca di una vita migliore. Al momento della partenza, la madre le dice che lei potrà raggiungerli solo in seguito e nel frattempo avrebbe dovuto vivere con un anziana zia. La donna però, non prova affetto per la ragazzina e la caccia di casa, costringendola a vivere in un piccolo e sporco appartamento. Inoltre una compagna di classe farà passare Lilja per una prostituta, così la ragazza si troverà sempre più sola. Al suo fianco resta solo un ragazzino più giovane, innamorato di lei. Un giorno Lilja conosce un ragazzo che la tratta con dolcezza e decide di andare a vivere con lui in Svezia. Qui lui rivelerà le sue vere intenzioni e costringerà la ragazzina a prostituirsi davvero. Sempre più sola e umiliata, Lilja deciderà di togliersi la vita.
Terzo film dello svedese Moodysson che in questo caso racconta una storia drammatica, senza happy end, puntando il dito contro il mondo della prostituzione minorile, prendendo spunto da una vicenda realmente accaduta. Film di denuncia, forte e che non può lasciare indifferenti.



Thelma & Luoise: Thelma e Louise sono due amiche, una casalinga l'altra cameriera che decidono di partire per un weekend in montagna, senza però avvertire i rispettivi compagni. Durante una sosta in un locale western, Thelma subisce un tentativo di violenza e Louise, accorsa in suo aiuto, uccide l'uomo con un colpo di pistola. A questo punto le due donne decidono di fuggire in Messico, inseguite dalla polizia, fino al drammatico finale.
On the road al femminile che racconta la storia di due donne determinate a non essere vittime e che cercano riscatto dalle loro vite insoddisfacenti, spesso vittime di abusi da parte degli uomini, che in questo film sono quasi tutti figure negative.
Ottimo cast, ottima regia e finale che ha fatto storia nel cinema.



La pazza gioia: Beatrice e Donatella sono due ospiti di un istituto femminile di correzione mentale. Un giorno, stanche delle restrizioni a cui sono sottoposte, decidono di fuggire, in cerca di avventura in quel pazzo posto che è il mondo esterno. Le due diventano così amiche e insieme riusciranno ad affrontare i propri fantasmi del passato.
Virzì dirige il suo "Thelma & Louise" con uno spirito tipico italiano, in una commedia divertente, ma con tanti spunti di riflessione, un po' fiaba e un po' cronaca. Bravissime le due protagoniste.



...E ora parliamo di Kevin: Eva è costretta a mettere da parte la sua vita professionale e tutte le sue ambizioni quando rimane incinta. Quando nasce il bambino, la donna si dimostra subito distaccata e anaffettiva, cosa di cui Kevin risente e di conseguenza si comportasi in maniera aggressiva, soprattutto nei suoi confronti, fino a quando, da adolescente compirà un gesto irreparabile. A questo punto, additata dalla comunità come colpevole, Eva comincia a interrogarsi sulla sua reale responsabilità nel rapporto con il figlio e cercherà di ricostruire il legame da troppo tempo perduto.
Film duro, in cui la figura femminile e della madre viene messo in discussione. Non tutte le donne sono portate per essere mamme, ma in questo film la protagonista cerca una sorta di redenzione, riavvicinandosi al figlio colpevole di una terribile strage.



Fucking Amal - Il coraggio di amare: Agnes ed Elin sono due quindicenni che vivono ad Amal, una triste e anonima cittadina svedese. La prima è una ragazzina solitaria, che non riesce a farsi amici ed è segretamente innamorata di Elin, cosa di cui riesce a parlare solo attraverso le poesie che scrive al computer. Elin invece è una delle ragazze più desiderate della scuola, ma solo all'apparenza sicura di se e in realtà annoiata dai suoi coetanei e impaurita dal futuro. Dopo un inizio difficile, le due ragazze diventeranno intime amiche e anche Elin si scoprirà innamorata di Agnes.
Bella storia d'amore adolescenziale, raccontata con la libertà che solo i Paesi nordici riescono a mettere anche in vicende che toccano il difficile tema della sessualità e omosessualità in età giovanile, ma anche sul male di vivere tipico di quell'età, fortunatamente con un finale positivo.