mercoledì 26 luglio 2017

Breakfast with Scot (2007)



Eric è un ex campione di hockey, ora affermato giornalista sportivo; Sam è un avvocato e da quattro anni vivono una relazione stabile, ma complicata dal fatto che Eric non vuole che nessuno, all'infuori degli amici più fidati, e in particolare al lavoro sappiano che lui è omosessuale.
Un giorno i due vengono a sapere che l'ex compagna del fratello di Sam è morta di overdose, lasciando solo il figlio undicenne Scot, nato da una precedente relazione. Il bambino dovrebbe essere affidato al patrigno, Billy, ma l'uomo si è trasferito in Sud America, e risulta irreperibile, così è Sam che per un certo periodo si deve occupare di Scot, con disappunto di Eric, che teme che il ragazzino possa destabilizzare il loro già difficile rapporto.



Quando il bambino arriva a casa, i due notano subito che questi è evidentemente effeminato e probabilmente gay, ma lui sembra vivere questa sua natura con tutta l'ingenuità  e spensieratezza dovuta alla giovane età. Scot porterà notevole scompiglio nella vita di Eric e Sam e quando il bambino avrà i primi scontri con i compagni di scuola, sarà proprio Eric ad aiutarlo, tentando però di convincere Scot ad uno stile di vita meno appariscente. A questo punto ricompare Billy, per portare con se il ragazzino, in Brasile, ma Ed e Sam si sono affezionati molto a Scot e cercheranno di tenerlo con loro. 



Breakfast with Scot, è una simpatica e tenera commedia a tinte drammatiche, che affronta sia la scottante questione delle famiglie di omosessuali e della possibilità che queste allevino un figlio; sia la problematica di come una persona, e un bambino in particolare, sia costretto dalla società ad adattarsi ad un ruolo che non sente suo. Scot è evidentemente effeminato e forse è realmente omosessuale, ma in ciò non c'è nulla di male, è la società che pensa che un maschietto non possa andare in giro truccato o indossando abiti femminili e per questo "violenta" la vera natura del ragazzo, costringendolo a essere ciò che non è (qualcosa di simile si era già visto nel bel film belga "La mia vita in rosa").




Inoltre con questo film si vuole mostrare che esistono altri tipi di famiglia, oltre a quella tradizionale e che troppo spesso viene indicata come l'unica che possa essere definita tale e che famiglia è dove c'è affetto e amore, e non semplicemente due persone di sesso diverso che vivono assieme.
Il film non è esente da difetti, ma gli stessi hanno la controparte positiva: se la storia risulta non particolarmente nuova (di commedie coni genitori che lottano per tenere con loro il figlio adottivo, dopo che è tornata la famiglia naturale ne abbiamo viste a bizzeffe), dall'altra parte c'è la novità di rendere il piccolo protagonista effeminato, andando così ad affrontare delicati argomenti sempre attuali e contemporaneamente rendendo la commedia un po' più frizzante.  



In alcuni momenti il film può sembrare eccessivamente buonista, ma non mancano nemmeno i momenti drammatici e commoventi. La pellicola tende a concentrarsi in particolare solo su due personaggi (Eric e Scot), lasciando gli altri in secondo piano, ma così vengono messi in luce i due punti focali del film che come ho già detto sono la famiglia e la ricerca della propria identità.
Insomma una simpatica commedia, con un piccolo protagonista divertentissimo, che non mancherà di far commuovere di far riflettere.

giovedì 20 luglio 2017

Visita all'inferno


Ripropongo un vecchio racconto, ancora un po' ingenuo in alcuni passaggi, soprattutto per il finale frettoloso, ma tutto sommato ne sono abbastanza soddisfatto...e prima di ricevere critiche ingiuriose, si ho avuto ispirazioni dylandoghiane...



Fausto Bonavita era stato mandato al diavolo diverse volte, ma non aveva mai pensato che un giorno ci sarebbe potuto finire realmente.
Tutto ebbe inizio quando Lubrano Saverio, un importante cliente della Hoffman Travel, la ditta per la quale lavorava Fausto, morì d’infarto durante una partita di squash. Qualche giorno dopo, una delle segretarie si accorse che mancava una firma su uno dei documenti che avrebbero permesso all’azienda di incassare svariati milioni di euro.
Fatto sta che la firma mancante fosse proprio quella del signor Lubrano, e poiché era lui che seguiva questo cliente, Fausto fu accusato della grave perdita.
“…o mi porta quella firma o si può considerare licenziato” tuonò il direttore
“Ma è impossibile, il signor Lubrano è morto…”
“Sono affari suoi e le va bene che non posso chiederle i danni per inefficienza”
Fausto uscì dall’ufficio con il morale sotto i tacchi senza mai staccare gli occhi dalla punta delle sue scarpe, eppure sentiva lo sguardo dei colleghi pesare su di lui.
Rimase due giorni a letto non sapendo come risolvere il suo problema; poi preso dalla disperazione decise che sarebbe andato nell’aldilà per far firmare il documento al suo cliente. Si recò da un celebre chiromante che scoprì che Lubrano Saverio era finito all’inferno, e grazie all’aiuto di un buon diavolo ottenne un lasciapassare per una giornata.
Il giorno seguente scese di buon’ora fino alle sponde dello Stige e si meravigliò di trovarlo ricco di pesci di ogni sorta. Un’enorme fuoribordo era ormeggiato lungo la riva destra del fiume e sul ponte di comando un uomo vestito di tutto punto sorseggiava pacificamente un whisky on the rocks. Quando lo vide arrivare, l’uomo saltò giù dall’imbarcazione e porgendogli la mano lo salutò calorosamente:
“Il signor Bonavita suppongo”
“Si, sono io…” balbettò Fausto
“Piacere, Caronte” ribadì il diavolo “Potrebbe per cortesia mostrarmi il lasciapassare, sa com’è, non si è mai troppo sicuri nella vita”
Sempre più confuso Faustò tirò fuori il documento dal portafoglio e lo porse a Caronte.
“Bene, possiamo andare” disse questi salendo a bordo.
Durante la navigazione Fausto notò che lungo le sponde dello Stige la vegetazione cresceva rigogliosa e che centinaia di animali vagavano in piena libertà.
“Non è poi così brutto come lo si dipinge, vero?” gli chiese Caronte che aveva notato la sua perplessità. Lui scosse la stessa e continuò a guardarsi attorno; in lontananza si vedeva sorgere una città e, almeno da quella distanza, non sembrava molto diversa da quelle che lui conosceva.
Poco dopo attraccarono al molo, dove ad attendere Fausto c’era un giovane alto coi capelli ben pettinati, seduto all’interno di una fiammante Lamborghini Diablo.
“Questo è Belfagor, sarà lui ad accompagnarti ora” disse Caronte indicando il collega “Ora io devo andare, ho appuntamento con un certo Dante” strinse energicamente la mano al mortale e ripartì sul suo fuoribordo.
Fausto salì sulla lussuosa auto sportiva da dove Belfagor lo stava osservando impaziente; non aveva ancora chiuso del tutto la portiera, che il diavolo partì a razzo inchiodandolo allo schienale.
Anche ora Fausto continuò a guardarsi attorno: strade, palazzi, negozi, bar, centri commerciali brulicanti di persone, tutto sembrava come se fosse ancora nel mondo dei vivi.
“Credevo fosse diverso” disse rivoltò alla sua guida
“Cosa…?”
“L’inferno, dico, credevo fosse diverso”
Belfagor esplose in una fragorosa risata: “Scommetto che credevi di trovare un luogo arido e deserto con lingue di fuoco che escono da baratri o profondi crepacci in cui i dannati vengono infilzati coi forconi da esseri dalle sembianze caprine…”
“Si, qualcosa di simile” ammise Fausto
“No, quella è roba antica, andava bene nel medioevo, ora ci siamo modernizzati pure noi. Anche questo che vedi, non è il nostro vero aspetto, ma in un periodo in cui ciò che conta sono la superficialità e l’apparenza, abbiamo deciso di adattarci ai tempi, inoltre se ci avessi visto nella nostra vera forma saresti sicuramente impazzito.”
“Ma le punizioni…?” chiese curioso l’uomo
“Oh, quelle sono rimaste, ma come tutto il resto ha subito qualche cambiamento, diciamo che ora sono più personalizzate”
L’auto accostò lungo il marciapiede:
“Vieni ti mostro qualcosa prima di proseguire” lo invitò il diavolo “Lo vedi quello?” chiese indicando un barbone.
Fausto annuì.
“Ebbene quella persona in vita ha sottratto denaro dall’azienda in cui era direttore e ha accusato del furto alcuni impiegati che sono stati licenziati, così mentre lui si arricchiva sempre di più, molta povera gente è finita sul lastrico. Ora qui continuerà a patire la fame per l’eternità subendo umiliazioni di ogni genere.”
I due entrarono poi in quello che sembrava un ufficio statale, dove un uomo stava correndo tutto trafelato da uno sportello ad un altro.
“E lui?” chiese Fausto
“Lui è stato un assenteista cronico, ora è costretto a girare di ufficio in ufficio inutilmente, senza venire a capo del suo problema.”
Usciti dall’edificio si diressero verso il parco; lì Belfagor gli mostrò un uomo in ginocchio accanto ad una fontanella. “Quest’uomo amava molto bere, e spesso si metteva al volante completamente ubriaco, l’ultima volta gli è stata fatale. Nell’incidente che lo ha portato qui, ha ucciso un’intera famiglia. Ora dovrà soffrire la sete in eterno e appena si avvicina a qualsiasi cosa possa dargli sollievo, questa si asciuga del tutto, fosse anche soltanto una fontanella di acqua”
Il cammino lì portò poi sino ad una lussuosissima villa.
“Qui c’è la persona che cerchi” disse Belfagor “Lui è uno dei peggiori. Quand’era in vita era un pedofilo e ora viene ripagato con la stessa moneta: i diavoli più lussuriosi dell’inferno lo usano per i loro piaceri più libidinosi”
Fausto si sentì improvvisamente nauseato; vedere tutti quegli uomini che da vivi erano stati la feccia dell’umanità lo disgustava, e anche se sapeva che ora stavano soffrendo, la cosa non lo consolava affatto. Tirò fuori il documento che avrebbe dovuto far firmare al signor Lubrano e lo strappò, poi rivolgendosi a Belfagor gli disse:
“Ora vorrei tornare a casa.”

Il diavolo gli sorrise e assieme si avviarono verso i cancelli infernali. 

lunedì 17 luglio 2017

Un mondo perfetto (1993)



In un mondo perfetto i bambini possono festeggiare Halloween, e il Natale, possono andare sulle montagne russe e mangiare chili di caramelle e zucchero filato, e soprattutto i bambini non vengono abbandonati dai padri, ma nel Texas del 1963, a pochi mesi dall'omicidio Kennedy le cose sono ben diverse e quando il presidente più amato dagli americani verrà assassinato, la gente si accorge che il mondo perfetto non esiste, non qui almeno.



Butch in carcere non doveva nemmeno starci, aveva passato qualche guaio, forse era un po' ribelle, ma nemmeno il peggiore; criminale lo è diventato in prigione, mettendo in dubbio anche la funzione correttiva degli istituti penitenziari. Decide così di fuggire per andare in Alaska, a trovare un padre che non ha mai conosciuto bene. Con lui ci sono il compagno di cella (lui si un vero "bad boy") e un ragazzino di otto anni, che i due sono stati costretti a prendere come ostaggio per garantirsi la fuga; presto però Butch si vede costretto a liberarsi del violento collega, continuando il viaggio solo con il piccolo Phillip.
Tra i due nasce subito una tenera amicizia, che diventa quasi un rapporto padre-figlio; in cui Butch riempie di consigli il bambino, perché si rispecchia in lui e vorrebbe che avesse un'infanzia felice, senza stupide limitazioni o proibizioni dovute ad un'assurda religione.



A inseguire la strana coppia, c'è un burbero Texas Ranger, responsabile dell'arresto di Butch quando questi era solo un ragazzo e un'affascinante e preparata criminologa, oltre a tutto lo staff del ranger Red Garnet e ad un antipatico agente dell'FBI.
Il viaggio "on the road", come spesso accade, ha valenza simbolica, qui è come una macchina del tempo, come dice lo stesso Butch a Phillip. Dietro di loro hanno il passato, dal quale stanno scappando, mentre avanti c'è l'Alaska, cioè il futuro, ma in mezzo c'è il presente ("goditi il presente" suggerisce l'uomo al suo piccolo compagno di viaggio).



E come spesso accade nei film di Eastwood, il finale è amaro, specchio che riflette il pessimismo del regista, e ritratto di una civiltà cinica, ben lontana da quell'idea di American Way of Life che aveva contribuito fino a quel momento a idealizzare il sogno americano; sogno dal quale la gente si sarebbe risvegliata un venerdì di fine novembre del 1963.



Cast in gran forma, dal "bandito" Kevin Costner, che ha dimostrato che con una solida sceneggiatura possa essere ancora un ottimo attore, a Clint Eastwood, che si ritagliato un ruolo su misura, passando per la sempre brava Laura Dern, in un ruolo tutt'altro che di contorno per finire con il piccolo T.J. Lowther, bravo ed espressivo, che suscita simpatia e tenerezza.

giovedì 29 giugno 2017

Liebster Blog Award 2017




Veramente non me l'aspettavo...Per il secondo anno consecutivo sono stato premiato con l'autorevole Liebster Award piccolo, ma prestigioso riconoscimento assegnato dai colleghi blogger, che condividono la passione di scrivere recensioni, idee o storie. Quest'anno a onorarmi della nomination è stato il buon Kris Kelvin dal suo blog Solaris, che ringrazio di cuore per tanta gentilezza.

Queste in breve le regole del Liebster Award 2017:


  • Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste
  • Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli
  • Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori"
  • Proporre a vostra volta undici domande
Ora, invece, rispondo alle domande di Kris Kelvin

  1. Neflix e lo streaming LEGALE fanno bene o male al cinema?Netflix non ho ancora avuto modo di usarlo, mentre ogni tanto guardo film in streaming...Non so se questi sistemi facciano bene o male, da un punto di vista economico, al cinema, quello che so di  certo è che se non fosse per questi mezzi (compreso il download), molti film non li avrei mai visti. Purtroppo la distribuzione italiana è quello che è, e solo di recente sono cominciate ad arrivare piccole chicche, grazie a case di distribuzione coraggiose.
  2. Mentre state vedendo un film al cinema fate silenzio assoluto oppure fate commenti con il vicino di poltrona?
    Se vado con un amico può capitare che ci siano uno scambio di battute, se si riconosce un attore o qualche citazione particolare, ma di solito preferisco godermi il film zitto, zitto fino alla fine e solo poi discuterne.
  3. (Conseguenza alla domanda precedente): Andate mai al cinema da soli?
    Fino all'anno scorso era praticamente la norma. I miei amici sono quasi tutti sposati o fidanzati, e da qualche anno ci si vede molto meno, dunque prima che anch'io trovassi la morosa, al cinema ci andavo da solo, anche un paio di volte alla settimana.
  4. Doppiaggio o lingua originale?
    Bella domanda...Per pigrizia direi doppiaggio, ma ormai, soprattutto per recuperare certi film "introvabili" non ho problemi a vederli in lingua originale e ammetto che spesso ci guadagnano.
  5. Vi capita mai di giudicare gli altri in base ai loro gusti cinefili?
    Mi piacerebbe dire di no, purtroppo qualche volta l'ho fatto, subito dandomi dello stupido; primo perché non è certo da questo che si può capire il valore di una persona, secondo perché sicuramente anch'io guardo e  mi piacciono film che sono obiettivamente "discutibili",
  6. Avete mai litigato con qualcuno per opinioni diverse su un film?
    Se è successo, è capitato solo "online" e con cosidetti "troll" o persone che vedevano solo la loro ragione e non si mettevano un minimo in discussione.
  7. Nelle vostre recensioni state attenti agli spoiler oppure...non ve ne frega nulla? 
    Per quanto possibile cerco di stare attento, ma a volte, dovendo spiegare perché mi è piaciuto il film di cui sto parlando, mi risulta difficile non raccontare qualche scena che mi ha emozionato, per cui non non mi faccio troppi problemi a raccontarla nei minimi dettagli
  8. Prima di vedere un film leggete mai critiche o recensioni?
    Il meno possibile, giusto quel poco per capire che film sto per andare a vedere e di solito faccio affidamento a pochi ma fidati amici cinefili
  9. Vi piacciono le arene estive?
    Se ben organizzate, un bel programma, uno schermo discreto e un impianto audio che mi costringa all'uso di apparecchi acustici, si...magari se poi inserite in un bel contesto storico-naturale ancora di più...
  10. Avete mai frequentato qualche festival del cinema (Cannes/Venezia/Berlino/Locarno...?)
    Purtroppo no, ma spero prima o poi di riuscire ad andare almeno una volta ad una di queste manifestazioni
  11. Un regista/attore che proprio non sopportavate e vi ha fatto ricredere?
    Se mi avessero fatto questa domanda una quindicina di anni fa avrei risposto quasi sicuramente Leonardo Di Caprio, che dopo alcuni film in cui interpretava ruoli per adolescenti arrapate, mi era diventato particolarmente odioso, ma ben presto ho riscoperto la sua enorme bravura.
    In epoca più recente invece non saprei cosa rispondere...cerco di non farmi più troppi pregiudizi.
Qui rispondo alle domande di Mari:

  1. Quali sono i film e libri di cui hai paura? Non intendo paura da film horror, intendo quelli che non hai ancora affrontato per timore siano troppo grandi.
    Film nessuno, guardo di tutto, libri mi spaventano un po' i grandi classici, soprattutto quelli della letteratura russa, anche se allo stesso tempo mi incuriosiscono.
  2. Preferisci scrivere recensioni positive o negative? Ovviamente tutti preferiamo vedere bei film, ma proprio dal punto di vista della scrittura, cosa ti diverte di più?
    Dipende...in genere mi riesce meglio scrivere recensioni positive, ma se mi imbatto in un film che trovo brutto e stupido, allora mi diverto molto a distruggerlo.
  3. Ho preso una cotta per Adam Driver. Io ho fatto coming out, tocca a voi: attore o attrice bruttarelli, ma che vi piacciono da matti. Qua tutte a dire Fassbender, ma io voglio la verità.
    Boh, forse è più probabile il contrario, cioè attrici che piacciono a molti, ma che per me sono bruttine o insignificanti...Se proprio dovessi fare un nome dire Anne Hataway...
  4. Avete la possibilità di far scrivere la vostra biografia da uno scrittore, non necessariamente il vostro preferito; chi scegliete?
    Sono incerto tra Stephen King, come descrive lui l'infanzia non ho mai trovato nessun altro, oppure Daniel Pennac, permeato di quell'umorismo che tanto mi piace.
  5. La colonna sonora della vostra vita?
    Anche qui non saprei...diciamo Mission Impossible...
  6. Quando scrivete, che sia un post o che sia altro, cosa ascoltate? Riuscite ad avere un sottofondo o vi serve il silenzio?
    Dipende da quello che devo scrivere, a volte mi serve più concentrazione allora lavoro meglio in silenzio, se invece riesco a scrivere in leggerezza allora metto in random la mia cartella musicale, così ascolto un po' di tutto, rock, pop, italiana, sigle dei cartoni animati...
  7. Avete scritto il fumetto della vostra vita, sapete che cambierete le sorti dell'editoria? A chi lo fate disegnare?
    Claudio Castellini, disegnatore di due storie di Dylan Dog, di Nathan Never e poi ha lavorato per la Marvel Comics. Preciso e maniacale, al contrario di me, ma proprio per questo adoro il suo stile.
  8. A quale grande concerto del passato avreste voluto assistere?
    Uh...ce ne sono...Il Live Aid dell'85, i Pink Floyd a Venezia, Live at Wembley dei Queen, De Andrè assieme alla PFM....
  9. Ho detto nelle risposte che odio i cinecomics. Se li ami, vuoi provare a farmi cambiare idea?
    Perché? I gusti sono gusti...A me non piacciono i musical, possono anche provare a convincermi, o a farmene vedere altri, ma difficilmente cambierei idea, è una questione di empatia...
  10. C'è una citazione cinematografica che è diventata parte del tuo linguaggio comune? Quale?
    Non una...molte...da "Non può piovere per sempre", a "...è una boiata pazzesca", oppure "Stupido è chi lo stupido fa"...
  11. Visione di film domenica: divano, letto, poltrona? Pc, telefono, televisione, proiettore? Come vi gestite?
    Se sono dalla mia fidanzata ci accoccoliamo sul divano e guardiamo il film sul televisore, se dovessi essere qui a casa mi metto a letto e guardo il film al pc, possibilmente al buio con solo una lucetta accesa.


Qui di seguito i blog che ho deciso di premiare; alcuni di loro sono fermi da un po' di tempo e spero che questo premio sia un incentivo per ricominciare a scrivere e a raccontare le loro storie:

A CENA DA NICOLA
CAMERIERA E GENTILDONNA
CINEPAURA - ORRORE IN PILLOLE
EMME BOUCLES
FRAMMENTI E TORMENTI
LA BARA VOLANTE DI CASSIDY
LIBRI IN TAVOLA
MARI'S RED ROOM
PIETRO SABA WORLD
SOLARIS
STEPHEN KING ONLY

Ed eccoci dunque arrivati all'ultimo punto del regolamento, le mie undici domande...Naturalmente nessuno è obbligato a rispondere, ma mi farebbe piacere leggervi e conoscere le vostre risposte...

1. Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?
2. Se potessi tornare indietro nel tempo, cambieresti qualche fatto storico? Se si, quale e in che modo lo cambieresti?
3. Quale personaggio di fantasia (cinema, letteratura o fumetti) vorresti come migliore amico?
4. Avete qualche ricordo particolarmente emozionante legato ad una giornata (serata) al cinema?

5. Con quale criterio collezionate i vostri dvd/bluray?
6. In quale città o luogo cinematografico, reale o non, vorreste andare in vacanza?
7. Ti svegli e sei l'uomo più ricco del mondo. Come cambia la tua vita?
8. Quale canzone vorresti fosse suonata al tuo funerale?
9. Se dovessi dare a tuo/a figlio/a un nome cinematografico, quale sarebbe?
10. A quale film associate la vostra infanzia?

11. Con quale blogger, che seguite più o meno assiduamente, uscireste a bere una birra?

Bene, ora è il vostro turno, come già detto spero che qualcuno di voi accetti il premio e partecipi a sua volta, sennò va bene lo stesso e amici come sempre...


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venerdì 23 giugno 2017

La vita di Adèle



Adele è un’adolescente come tante, con una famiglia che le vuole bene e un bel gruppo di amiche, a scuola non va né bene né male e la sua vita scorre tranquilla fino a quando un giorno per strada incrocia una strana ragazza dai capelli blu. Da quel momento non fa che pensare a lei, la sogna di notte e si masturba pensando a quel fuggevole incontro.



Spaventata da questa nuova realtà decide di andare a letto con un suo compagno innamorato di lei, quasi ad esorcizzare la paura, della presa di coscienza di qualcosa che ormai le è chiaro. Il rapporto con il ragazzo si interrompe presto, e grazie ad un suo compagno omosessuale, Adele riesce ad incontrare la misteriosa ragazza, ad un locale per gay. Un po’ alla volta quella che è una semplice amicizia, si trasforma in una intensa e travolgente storia d’amore. Purtroppo, però, tra Adele ed Emma le cose in comune finisco alla reciproca attrazione fisica, Emma che è più grande vorrebbe che Adele inseguisse i suoi sogni di scrittrice, che facesse qualcosa di importante e che non si limitasse a vivere di quel poco che ha. Adele invece, è una ragazza semplice, è contenta di fare la maestra in una scuola materna, perché ama i bambini, le piace cucinare e fare una vita tranquilla; non chiede altro se non l’affetto della sua amata.



Inoltre Emma è un’artista, che vive in un mondo fatto di gente “colta”, che parla di pittura e filosofia con nonchalance, ed Adele si sente esclusa e spesso messa in disparte dalla stessa Emma. Il rapporto così si deteriora un po’ alla volta, fino a quando, in seguito ad un presunto tradimento, Emma caccia di casa Adele, in malo modo, che in tutti modi cerca di farsi perdonare; infine disperata, lascia la casa della persona amata. Non è facile per lei, il ricordo di Emma è costante e solo il lavoro con i bambini, le da qualche momento di serenità.
Dopo qualche anno le due ragazze, si incontrano in un bar, e se Adele spera in una riconciliazione, Emma pur sentendosi ancora fortemente legata all’ex amante, non ha intenzione di tornare indietro.
L’ultimo incontro è ad un vernissage di Emma, ormai affermata artista, che in molti suo quadri ha usato Adele come soggetto. Qui però la ragazza capisce di non poter far più parte di quel mondo e seppure ferita, perché ha capito di aver perso per sempre Emma, lascia la mostra diretta verso la sua nuova vita.



La regia di Kechiche è travolgente, come lo è il rapporto tra le due ragazze, è una regia piena, fatta di primi piani di affanni e respiri, con la camera che indugia in particolari, senza però mai cadere nella volgarità, anzi spesso donando un qualcosa di autentica ingenuità, come quando si sofferma a inquadrare Adele che mangia gli spaghetti. Tutto ciò ci porta a entrare in contatto emotivo con le due protagoniste e in particolare con Adele, i cui sguardi, ora accesi di autentica passione, ora smarriti nell’abbandono, non lasciano dubbi sui sentimenti della ragazza. In questo modo, le esplicite scene di sesso, assumono connotati più vitali, e che vanno al di là della messa in scena di un atto amoroso, per quanto “estremo”, ma che servono a farci scivolare ancora più in profondità nel legame tra le due ragazze e in particolare nei sentimenti di Adele. Come detto le due protagoniste hanno caratteri completamente diversi e provengono da realtà completamente diverse: Adele è ingenua, alle sue prime esperienze amorose, e semplice che non chiede molto, se non di essere amata; il successo non le interessa, per lei la vita è una bella famiglia felice. 



Emma no, Emma è un artista, circondata da amici intellettuali e un po’ snob, che ambisce a diventare famosa e per questo spinge Adele a sviluppare le sue qualità di scrittrice. Due caratteri così non sono destinati a restare a lungo assieme, tant’è che nella scena in cui Emma caccia Adele, ci ho visto un bel po’ di malizia in questo suo atteggiamento, nel suo rifiuto di perdonare un presunto (dato che non ci è mai stato mostrato) tradimento; anche perché all’inizio della loro storia, la stessa Emma aveva una relazione con un’altra donna, o potrebbe essere che lei si sia sentita ferita dal fatto che Adele avesse rinnegato la sua identità di omosessuale. Questo non ci è dato saperlo, ma sappiamo che alla fine del film, Adele, seppur ancora innamorata, si lascia alle spalle la storia con Emma e si avvia verso la sua nuova vita da adulta, consapevole dei propri sentimenti e un po’ più sicura.

martedì 13 giugno 2017

Quella volta all'Appiani...



Sono stato la prima volta allo stadio quando ancora non avevo diciassette anni. La partita era Padova Venezia al vecchio Appiani, stadio poi abbandonato dalla società bianco-scudata per il più sicuro, ma più brutto Euganeo.
Era una bella domenica primaverile e con il gruppo di amici ci trovammo a casa di uno di noi, non ricordo di preciso di chi, forse proprio casa mia, dato che era quella più vicina alla fermata dell'autobus.
Il nostro gruppetto era numeroso; oltre a me e mio fratello c'erano Stefano, il Brugne, il P, il Guscio, uno o due dei fratelli Pastore e qualcun altro.
Prendemmo l'autobus extraurbano che fa il percorso tra Venezia e Padova per poi, arrivati al capolinea, prendere quello cittadino che ci avrebbe portato direttamente allo stadio, ma una volta saliti ci siamo accorti che erano numerosi i tifosi veneziani, pronti a dar battaglia.
Il derby veneto è spesso più sentito di molte stracittadine di serie A e non di rado i tifosi se le sono suonate di santa ragione, per non parlare dei danni fatti per le strade delle due città, danni che poi abbiamo saputo che i cugini lagunari avevano effettivamente procurato nel loro percorso.
Appena saliti sul bus ci siamo accorti subito della situazione potenzialmente pericolosa, tutti tranne il P, che senza nemmeno il tempo di trovare posto urlò:
"Dai che oggi vinciamo 3 a 0!"
Dal fondo del mezzo un ragazzo partì alla carica, bloccato fortunatamente dai suoi compagni che evidentemente non volevano guai prima di essere arrivati a destinazione.
Tuttavia, sentendoci addosso gli sguardi feroci degli avversari, decidemmo di non aspettare il capolinea e di scendere alla prima fermata utile per prendere un autobus urbano.
Arrivati indenni allo stadio, prendemmo posto in curva e ancora prima che iniziasse la partita partirono i classici cori per incitare la squadra e per sbeffeggiare i rivali.
"Datemi un PA!"
"PA!"
"Datemi un DO!"
"DO!"
"Datemi un VA!"
"VA!"

"PADOVA, PADOVA!"
Poi la partita iniziò, ma di quel primo tempo, a causa della mia bassa statura e del fisico mingherlino riuscii a vedere gran poco, infatti ero sovrastato da gente decisamente più alta di me e ad ogni ola o coreografia venivo sballottato da una parte all'altra, senza capirci nulla e ritrovandomi distante dal resto della mia compagnia.
Ad un certo punto notai a terra una bella sciarpa e cercai il momento adatto per intascarla, tanto in mezzo a quella bolgia, trovare il proprietario sarebbe stato impossibile; tuttavia quando mi stavo chinando per raccoglierla, il capo ultrà ricominciò a incitare la curva:
"Tutti a destra oh-o, tutti a sinistra oh-o!" 
E così persi la mia occasione.
Durante l'intervallo, quando la situazione si era in parte calmata, cercai un posto per assistere meglio al resto della partita e godermi almeno il secondo tempo. Mi arrampicai così sulla balaustra della barriera di protezione in cima alla curva e mi avvinghiai ad uno dei pali alti.
Da lì riuscii a vedere bene tutto il secondo tempo, che a dire il vero, come il resto della partita fu di livello abbastanza scarso, ma io ero comunque carico e mi divertii lo stesso.
La partita finì zero a zero e noi ce ne tornammo a casa, fortunatamente evitando gli scontri tra tifoserie.
Dopo quella prima volta, riuscii a tornare allo stadio solo diversi anni più avanti, quando il Padova ottenne la promozione in serie A, ma di questo ne parlerò un'altra volta, forse...

venerdì 9 giugno 2017

Mr. Nobody (2009)



In un futuristico 2093 Nemo Nobody è un uomo anziano di quasi 120 anni, l'ultimo mortale, in un mondo dove morte e malattie sono state sconfitte, rinunciando però alla sessualità, per evitare problemi di sovrappopolazione, dovuti alla mancanza di decessi.



L'uomo viene studiato da scienziati, dottori, psicologi e giornalisti; tutti vogliono sapere com'era la vita, quando l'umanità era ancora mortale, ma quando la stessa era resa interessante da vizi quali sesso, alcol, fumo e droga, che nel futuro sono scomparsi per permettere all'uomo la vita eterna.Sottoposto a ipnosi, Nemo comincia a raccontare la sua vita, iniziando ancora prima della sua nascita, quando bambino onnisciente, insieme a molti altri bambini, in un bianco e luminoso limbo, era in attesa di poter scegliere i suoi futuri genitori.



La storia (quella raccontata dal protagonista) prosegue abbastanza linearmente fino al momento in cui, quando Nemo ha nove anni, i suoi genitori decidono di separarsi e lui è costretto a decidere se andare a vivere con sua madre o restare con suo padre. 
Ed è qui che la vicenda si complica; infatti l'uomo prosegue la sua testimonianza, intrecciando entrambe le scelte del Nemo bambino come se fossero avvenute ambedue, ma non solo, perché in ognuna delle scelte che prese, all'interno la storia prendeva una piega diverse a seconda di altre scelte o altri fattori. 
Vediamo così Nemo quindicenne e poi adulto frequentare, e poi sposare, donne diverse, avere vite diverse e fare esperienze diverse, tutto come se fossero un unico passato per il Nemo del futuro.



Il film è dunque complesso, in quanto tocca vari argomenti, che vanno dalla filosofia, alle vite parallele, passando per la teoria del caos e l'effetto farfalla; si parla di destino, caso e libero arbitrio, ma proprio questi argomenti rendono il film molto interessante e intrigante.E' interessante notare, inoltre come il nome del protagonista sia Nemo (cioè "nessuno" in latino) Nobody ("nessuno" in inglese), con riferimento sia al capitano Nemo di "20000 leghe sotto i mari", sia a Ulisse che disse di chiamarsi "Nessuno" al ciclope Polifemo, per riuscire a salvarsi.



Moltissimi sono poi altri riferimenti che vanno da Kubrik, a Weir; dai Monty Python a Matrix e così via. Bravo Jared Leto, che interpreta Mr. Nobody sia a 34 anni che a 118.
Per molti anni il film non ha avuto una vera distribuzione in Italia, arrivando solo in lingua originale e con i sottotitoli. Finalmente l'anno scorso è stato posto rimedio a questa mancanza, con buona pace dei detrattori del doppiaggio...

martedì 30 maggio 2017

Chi vuole intendere (in)tenda

L'estate sta arrivando, a ricordarcelo, oltre al calendario, c'è anche il caldo di questi giorni che minaccia una bella stagione con temperature sahariane, dunque perché non andare a rinfrescarci con una bella gita in mezzo al verde, magari in tenda o in un vecchio bungalow vicino ad un lago dalle fresche ed invitanti acque?
Allora ecco alcuni film, che in maniera diversa, affrontano la tematica del campeggio; tra commedie e film horror, film che hanno fatto storia o improbabili (s)cult...Buona lettura e non dimenticate il sacco a pelo...

Polpette: Il film racconta le avventure e disavventure del Campo "Stella del nord", dei suoi animatori, alle prese con i mille scherzi al direttore del campo, dei ragazzi qui ospitati e della competizione con il campo Mohawk.
Polpette è un film divertente, leggero, ma non stupido, con molte trovate spassose e che ha lanciato la carriera di Bill Murray, qui nei panni del capo degli animatori, e al suo primo ruolo da protagonista.



Venerdì 13: Dopo molti anni, riapre Camp Crystal Lake, chiuso in seguito a numerose tragedie avvenute nel corso degli anni, prima delle quali la morte di un bambino, avvenuta per annegamento e dovuta alle negligenza degli animatori. Tuttavia fin da subito la maledizione del campeggio sembra ripetersi e i giovani animatori cominciano a perire ancora prima che il campo riapra ufficialmente.
Il film, nonostante i numerosi difetti (molti sono i suoi detrattori), è diventato un vero cult, uno degli horror più famosi della storia del cinema, tanto da annoverare nove sequel, un remake (più un'altro in arrivo) e un crossover. Inoltre ha creato uno dei personaggi horror più iconici di ogni tempo. C'è bisogno di altro per decidere di vederlo?



Un furfante tra i boyscout: Divertente commedia per famiglie in cui un povero fattorino, accusato per errore di omicidio, nel tentativo di fuga viene, sempre per errore, scambiato per uno capo scout. Durante l'escursione, dopo la diffidenza iniziale, riesce a conquistare la fiducia dei piccoli scout e a dimostrare la sua innocenza.
Film senza alti né bassi, piacevole per passare un'ora e mezza senza pensieri. Il protagonista è noto soprattutto per il ruolo del ladro "Marv" nei primi due "Mamma ho perso l'aereo"



Moonrise Kingdom: Nell'isola di New Pezance, i giovani Sam, orfano che fa parte di un gruppo scout, e Suzy, che vive con la sua numerosa famiglia, si incontrano ad una recita e dopo essersi scritti per un anno, decidono di improvvisare una fuga d'amore, gettando nello scompiglio la piccola comunità dell'isola. Fino al salvifico e liberatorio finale.
A mio avviso uno dei più bei film di Wes Anderson, che qui conferma il suo stile originale, in cui riesce ad amalgamare benissimo, dramma, commedia e sentimenti. Ottimo tutto il super cast, ma ancora più bravi i due ragazzini protagonisti.




Eden Lake: Steve decide di portare la sua fidanzata Jenny in campeggio nei pressi di un tranquillo lago immerso nei boschi, dove aveva trascorso dei bei momenti da ragazzo e qui chiederle di sposarlo. Tuttavia la presenza di un gruppo di ragazzi, che si diverte a provocare gli adulti, renderà la loro vacanza un vero incubo, soprattutto quando Steve decide di affrontarli.
Film sul genere "survival-horror" che si basa su fatti reali, cioè quello delle giovani baby gang, che in un paese come il Regno Unito, continuano ad essere un vero problema.
Qui non ci sono più mostri, ma normali ragazzini, dal volto innocente, ma capaci di cose indicibili. Un film duro e crudo con alcune scene di una violenza atroce. Il protagonista è un ancora poco conosciuti Michael Fassbender.




Primi amori, primi vizi, primi baci: Titolo imbarazzante per un bel film francese, il cui titolo originale ("Nos jours heureux") significa "i nostri giorni felici". Vincente è il direttore di una colonia estiva in procinto di partire per una vacanza con un gran numero di bambini e ragazzi e un gruppo di animatori inesperti e più desiderosi di divertirsi che di fare bene il loro lavoro.
Vediamo dunque le iniziali difficoltà sia dei ragazzi che faticano a legare e divertirsi sia degli animatori, troppo occupati a vincere le proprie frustrazioni e ostilità amorose. Nondimeno, con il passare dei giorni, il gruppo si salderà, nasceranno nuove amicizie e le insicurezze svaniranno. Alla fine tutti rimpiangeranno la fine di quell'estate, che per molti sarà la più bella della loro vita.



Sleepaway Camp: Dopo aver perso il padre e il fratello in un incidente durante una vacanza al lago, Angela va a vivere dalla stravagante zia Martha e dal cugino Ricky. Un giorno la ragazzina e il cugino vengono mandati a passare le vacanze a Camp Arawak, ma a causa della sua timidezza, Angela è vittima del bullismo degli altri ragazzi. Ben presto però, nel campeggio comincerà a scorrere il sangue, infatti un misterioso assassino mieterà vittima tra adulti e ragazzi e in particolare con tutti quelli che hanno bullizzato Angela.
Il film fa parte del mondo degli slasher-movies e si ispira palesemente a "Venerdì 13", ma riesce comunque a essere abbastanza originale. Qui non c'è il budget che aveva Cunningham per il suo film, ma il film è comunque efficace e si è creato una sua schiera di fans, tanto che poi ne sono stati girati altri cinque sequel, tutti inediti in Italia. Il film è famoso soprattutto per il sorprendente finale, considerato uno dei più shockanti del cinema horror.




King of Summer: Joy è oppresso da un padre troppo severo e che lo tratta come ancora come un bambino, mentre Patrick sente che i suoi genitori, in realtà non lo ascoltino realmente. I due ragazzi, a cui poi si aggiunge un eccentrico amico, decidono di fuggire di casa e di andare a vivere tra i boschi, dove si sono costruiti una casetta in legno.
Classico "coming of age" movie, in cui viene messo in scena il contrasto generazionale e la crescita formativa dei giovani protagonisti, che dopo essersi allontanati dalla famiglia, perché troppo "pressati", torneranno a casa cambiati e cresciuti e troveranno che anche i genitori sono cambiati da questa esperienza, aprendo così un nuovo dialogo. Film non particolarmente originale e accostato troppo facilmente a pellicole di più notevole spessore ("Stand by me" e "In to the wild"), ma comunque ben fatto, che mantiene sempre desta l'attenzione del pubblico  e che sotto ad un aspetto da commedia, nasconde un anima profonda e drammatica.




The Blair Witch Project: Film che ha bisogno di pochissime presentazioni, tanto è il successo che ha avuto. Le vicende sono quelle di tre amici, che hanno deciso di realizzare un documentario scolastico per fare luce su una locale leggenda, quella della Strega di Blair, un'anziana donna vissuta in quel paese sulla fine del settecento e ritenuta la responsabile di violenze e della scomparsa di alcuni bambini. Per scoprire la verità i tre studenti dovranno avventurarsi tra i misteriosi boschi locali. Non faranno più ritorno.
Che sia solo un abile campagna pubblicitaria o un film realmente originale e (quasi) innovativo, la pellicola è sicuramente molto interessante, realizzata con intelligenza e che sa quali corde toccare per spaventare lo spettatore. A mi avviso, può rientrare nella top ten dei film più spaventosi di sempre.




Cub - Piccole prede: Sam è un ragazzino introverso, dal passato oscuro e problematico, che si avvia a partecipare ad un campeggio scout. Qui però viene escluso dalla maggior parte dei suoi compagni e anche da uno degli animatori. Nei boschi, nei pressi del campo, Sam incontra un ragazzino selvaggio che scambia per Kay, un fantomatico ragazzo che può trasformarsi in lupo, la cui storia viene raccontata dai capi scout per spaventare i ragazzini. Un misterioso individuo, però, si aggira veramente nel bosco e un po' alla volta farà fuori tutti gli scout fino allo scontro finale con il piccolo Sam.
Film belga, ben realizzato, che pur non essendo molto originale, riesce a essere efficace sia come film di genere, che nella sua sotto traccia sociale. Piuttosto realistica anche la ricostruzione della vita da scout. La scelta del regista di smorzare la tensione con musiche allegre e canti scout si è rivelata efficace nel creare un forte pathos e tenere lo spettatore in continua apprensione.


venerdì 12 maggio 2017

Pieles (2017)



Dopo gli shockanti cortometraggi "La misma piel" e "Eat my shit", Eduardo Casanova fa il grande passo e dirige questo lungometraggio di forte impatto emotivo, prodotto da quell'altro talento estremo che è Alex de la Iglesia.
Il film, presentato fuori concorso al Festival di Berlino, creando, se non altro, un bel po' di stupore.
"Pieles" racconta le storie di diversi individui che devono fare i conti con la loro diversità fisica, confrontandosi coi così detti "normali", storie che finiranno con l'intrecciarsi l'una all'altra, in una sorta di puzzle, la cui immagine/soluzione finale è l'accettazione di se stessi e l'accettazione da parte degli altri.



Conosciamo così Samantha, una ragazza con l'ano al posto della bocca e viceversa (già vista nel corto "Eat my shit" e di cui questo film è l'ideale estensione), che desidera essere normale, colleziona bocche ritagliate da riviste e appassionata di social network. E proprio qui abbiamo una delle critiche più forti su cui ci fa riflettere il regista spagnolo, che ci mostra come questi mezzi di comunicazione siano i primi a demonizzare la diversità fisica e chi ne è affetto, salvo poi cercare "like" e visualizzazioni con immagini violente e realmente di cattivo gusto.



C'è poi Laura, una giovane prostituta, senza occhi, che nell'incipit del film ha solo undici anni ed è "comprata" da un pedofilo, che pur sentendosi in colpa non riesce a vincere la sua tentazione.
La ragazza riesce a fare l'amore solo con due diamanti al posto degli occhi, che le sono stati regalati proprio dal pedofilo e quando qualcuno glieli ruberà andrà in crisi. Tuttavia è proprio Laura che si dimostra il personaggio più edificante di tutto il film, perché non solo perdonerà la donna che l'ha derubata, ma intreccerà con lei una relazione amorosa, perché lei, priva della vista riuscirà a non farsi condizionare dall'aspetto, non certo aggraziato, della donna.



Invece Ana, ancora legata morbosamente al ricordo della madre defunta, ha il volto deformato e tradisce il fidanzato Ernesto, attratto unicamente da dalla malformazione fisica, con Guille, un uomo dal corpo completamente ustionato. Anche qui Casanova gioca ribaltando le regole della nostra società per ribadire il concetto che siamo schiavi della bellezza apparente e dell'estetica e allo stesso tempo condanniamo chi invece questi pregiudizi non li ha. Infatti Ana critica Ernesto perché sta con lei solo per il suo aspetto, ma allo stesso tempo, per sentirsi accettata lo tradisce con Guille, il cui corpo è devastato dalle ustioni.



Vanesa è una nana che lavora in televisione nei panni di un gommoso orsetto rosa, ma stanca di quella vita deciderà di ricorrere all'inseminazione in vitro per avere un figlio e cercare la vera felicità.
Infine abbiamo Cristian, figlio del pedofilo, che mai lo ha visto avendo abbandonato lui e la moglie, affetto da somatoparafrenia e che tenta più volte di amputarsi le gambe e che desidera diventare una sirena. Anche qui si tocca un argomento caro al regista, cioè quello che il disagio che sentono queste persone, spesso non è concepito da chi sta loro vicino, amici o parenti che siano e spesso questi, invece di essere di supporto, peggiorano solo la situazione.



Casanova, con questa sua opera prima, voleva sicuramente colpire lo spettatore e innegabilmente ha raggiunto il suo scopo, senza però usare un voyeurismo gratuito e fine a se stesso. Una pellicola che pur sbandierando una vera e propria morale, riesce a far passare chiaramente il messaggio per cui dobbiamo imparare ad accettarci per come siamo.
Molto bella è anche la fotografia, caratterizzata dai colori pastello (il rosa trionfa su tutto, come ad esasperare il concetto di bellezza, rendendola qualcosa di kitsch) e da immagini che sembrano prese dalle opere di David LaChapelle.



In conclusione, Casanova costruisce un'opera originale, mescolando "Freaks"ad Almodovar e al John Waters di "Pink Flamingos", caratterizzata da personaggi grotteschi, ben disegnati, che forse con un po' più di cattiveria avrebbe lasciato un segno più evidente, ma che non mancherà di far parlare di se e che lancia nel cosmo cinematografico europeo un regista di sicuro talento e dal promettente futuro.

lunedì 8 maggio 2017

Sogni: Un misterioso rapimento

Sogno del 7 maggio

Sono al lavoro e ho quasi finito il turno quando la titolare mi dice che servono dei surgelati per il ristorante dell'albergo. Le rispondo che li vicino c'è un magazzino specializzato proprio nella rivendita di surgelati, così lei mi chiede se posso andare a prenderli io.
Acconsento di farle questo piacere, ma una volta in macchina non riesco a ricordare di preciso dove sia il magazzino, così comincio a fare avanti e indietro cercando di trovarlo.
Tuttavia si sta facendo sempre più buio e ad un certo punto mi trovo nei pressi di un tunnel dove vedo spuntare dal nulla, come un sorta di fantasma, una ragazza dal viso tumefatto e in lacrime che sta tentando di urlare, anche se io non posso sentirla.
Dopo lo spavento iniziale, mi accorgo che la ragazza è tenuta prigioniera nel cassone trasparente, coperto malamente da un telo.
A quel punto decido di chiamare la polizia, ma non avendo molti elementi per identificare il camion, decido prima di provare a seguirlo e raccogliere qualche indizio.
Appena fuori dal tunnel, però, il camion fa inversione di marcia e così anche la 126 azzurra che lo precedeva, che capisco far parte del gruppo di rapitori.
Io cerco di non dare nell'occhio, ma la ragazza all'interno del cassone continua a urlare e gesticolare nella mia direzione, così i malviventi si accorgono che ho visto tutto e cominciano a inseguirmi.
Io tento di fuggire, ma sento che loro sono più veloci e a quel punto mi sveglio tutto agitato, svegliando anche la mia fidanzata

.

martedì 2 maggio 2017

Fido (2006)



Siamo negli Stati Uniti degli anni 50, quelli delle famiglie felici, delle mamme vestite con ampi abiti colorati, indaffarate a relazionare con il vicinato; dei papà gran lavorati, e che vanno a giocare a golf con i colleghi di lavoro; e dei bambini di nome Timmy, che giocano a palla in giardino; insomma il classico quadretto da spot pubblicitario (se fossimo in Italia qualcuno urlerebbe "Mulino bianco").



Tuttavia, in questa particolare società, c'è qualcosa di atipico; infatti la nazione è da poco uscita da una guerra contro gli zombie, riportati in vita da un nube radioattiva (eh si caro George...), vedendosi costretta a costruire delle aree protette, dove la popolazione può continuare la propria felice esistenza, lontana dalle zone non ancora risanate. Inoltre, le famiglie di questa società, possono contare sull'aiuto domestico, di zombie, resi docili da un particolare collare inventato dalla ditta Zomcon.Ed è proprio qui che vive il nostro Timmy, ragazzino timido e solitario, vittima degli scherzi dei compagni, la cui vita è destinata a cambiare, quando la madre decide di comprare uno di questi zombie. L'inizio non sarà dei più facili, anche perché il padre di Timmy, nasconde un oscuro passato, che gli fa odiare i morti viventi, ma quando Fido (così il bambino chiama il suo zombie domestico) salva Timmy dall'aggressione di due bulli, i due diventano amici inseparabili.



"Fido", dunque, si rivela per quello che è, cioè una gradevole e simpatica commedia a tinte horror, che si diverte a prendere in giro l'america del boom economico e del consumismo imperante, strizzando l'occhio ai classici zombie-movies, primo dei quali è inevitabilmente "Il ritorno dei morti viventi".Certo se vi aspettate una festa di sangue e membra dilaniate, correte il rischio di rimanere delusi, anche se qualche sequenza granguignolesca non manca.Il film, come detto, punta più sulla critica sociale, e anche se alla fine non arriva ad affondare del tutto il colpo, aggiungendo un certa dose di buonismo, sicuramente sa punzecchiare per benino, lasciando spazio anche ad un bel po' di divertimento.



Ottimo l'intero cast dallo zombie Fido, che recita di soli sguardi e mugugni, a K'Sun Ray, che interpreta il piccolo Timmy (anche se nel doppiaggio italiano gli hanno dato una vocia piuttosto odiosa), passando per la sempre splendida Carrie-Anne Moss e il bravo Dylan Baker, che ricordiamo nei difficili panni del padre pedofilo in "Happyness".



Insomma una commedia tutta da gustare, che sa variare su un tema con intelligenza, su un tema già inflazionato.


martedì 18 aprile 2017

Il clown triste

Questa poesia l'ho scritta nel marzo 2006



Cammina lento,
per buie strade,
con lo sguardo basso
su scarpe consumate.
In una mano,
una valigia piena di ricordi,
nell'altra,
un fiasco pieno di rimpianti.
In testa,
sotto un vecchio cappello,
l'ombra di un passato
sempre più lontano.
E in fondo al cuore,
la rabbia
di una vita spezzata




mercoledì 12 aprile 2017

Very Pop Blog - I miei anni '80: Gli Intramontabili



Rispondo solo ora all'invito dell'amico Cassidy, sul tag dedicato ai mitici anni 80, a sua volta chiamato a partecipare da MikiMoz.

Gli anni 80 sono stato un periodo speciale, ci ho passato praticamente tutta la mia infanzia "consapevole", come la chiamo io, cioè tutto quel periodo che va' dalla prima elementare all'inizio della prima superiore, e anche se, diversamente da tanti altri, ancora non avevo maturato le passioni che invece mi accompagnano dall'adolescenza (lettura a parte).
Prima di iniziare il veloce exursus sui miei anni 80, ecco quali sono le regole da seguire:

1- Elencare tutto ciò che per noi sono stati gli anni '80, in base ai vari macroargomenti forniti (nota: parlare del vissuto dell'epoca, non di ciò che il decennio rappresenta per noi oggi! Chi non era ancora nato può parlare, invece, per esperienze indirette);
2- Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento QUI
3- Taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.

I MIEI ANNI 80

MUSICA:

In quel periodo avevo una bella collezione di  45 giri di sigle tv (cartoni animati, telefilm, trasmissioni), poi le poche cassette, oltre a quelle di BimboMix che ricevevo alla Befana, che giravano per casa erano quelle di Battisti, Vasco Rossi, e alcune compilations artigianali. E naturalmente tanta radio.




CINEMA:

Sicuramente avrete capito che il cinema è una mia grande passione, ma questa è esplosa in tutta la sua forza solo verso i quindici anni, quando ormai eravamo entrati negli anni 90. Da piccolo i miei genitori non ci portarono molto al cinema, anzi...Però una delle poche volte fu per un film, che come una brace ardente, ha alimentato il mio amore per la settima arte, si trattava di "E.T. L'extratterestre", ricordo anche una riproposizione di "Biancaneve e sette nani".
Poi con i miei compagni di scuola, sul finire delle medie ho visto "Rambo III" e "Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi" . Ci sarebbe anche un altro film, ma dato la totale idiozia della pellicola, non ammetterò mai di averlo visto, tanto più al cinema...:P





FILM:

Oh...qui ci vorrebbe un lunghissimo post a parte solo per questo argomento: come ho detto la "maturità" cinefila l'avrei raggiunta qualche anno più tardi, ma durante quel magico decennio, ho comunque visto tanti bei film, comprese alcune piccole perle oggi quasi introvabili.
Inizialmente erano soprattutto film targati Disney tipo "Quattro bassotti per un danese" o "Il fantasma del pirata Barbanera" e via dicendo, poi sono passato a film per ragazzi tra i quali "Navigator", "Explorers", il bellissimo "Stand by me" per poi approdare a qualche film più "adulto" come "Duel", "Terminator" e i primissimi horror  ("Brivido", "Un lupo mannaro americano a Londra") sulla fine degli anni ottanta, che fino quel momento avevo tenuto lontano perché troppo impaurito.



COMICS:

Per un lungo periodo sono stato abbonato a "Il Giornalino", poi naturalmente i vari "Topolino" in tutte le versioni e raccolte possibili. Ogni tanto leggevo anche qualche "Skorpio" e "Lanciostory" che di solito trovavo in giro per casa dei nonni.




GIOCHI:

Quelli certo non mi sono mancati...dalle macchinine, con cui inventavo incredibili inseguimenti o gare, agli immancabili Lego, anche se spesso non riuscivo a riprodurre le idee che avevo in testa...forse ero troppo ambizioso o più probabilmente un disastro nelle cose pratiche...Poi i Playmobil, i robot che facevo combattere inventando improbabili crossover tra i protagonisti dei cartoni animati, e infine (giochi all'aperto a parte) i giochi in scatola come "Il trabocchetto", "Indovina chi" "Non t'arrabbiare" e altri.




VIDEOGAMES:

Il computer è entrato in casa mia abbastanza tardi, verso il 1988/89 se non sbaglio: era un fighissimo Comodore 64 e quasi tutti i giochi che io e mio fratello compravamo, erano quelli che vendevano in edicola con cassette che contenevano un numero imprecisato di giochi a prezzi ridicoli, non sempre memorabili, ma che ci hanno fatto passare lunghi pomeriggi a divertirci, Ricordo bene però che abbiamo dovuto cambiare molti joysticks prima di trovare quelli che avessero una resistenza decente.




TELEVISIONE:

Anche per questa categoria servirebbe un post a parte...Numerosissimi i cartoni animati, di cui ne citerò solo una parte: "Jeeg Robot", "Daitarn 3", "Daltanious", "Conana il ragazzo del futuro", "Sasuke il piccolo ninja", "Sam il ragazzo del west", "Mr. Baseball", "Banner lo scoiattolo", "Topcat", "Gli Erculoidi", "Mask"...e potrei continuare all'infinito.
I telefilm: "Supercar" "Hazzard", "Happy Days", "Automan", Manimal", "Casa Keaton", "Genitori in blue jeans", Baby sitter", "I ragazzi della terza C" (questo poi aveva un sapore particolare perché, oltre a essere italiano, quando lo trasmettevano, alle medie ero in sezione C)
E poi varie trasmissioni: "Domenica In", "Giochi senza frontiere", Drive in",..e altre ancora...





CIBO:

Tante merendine: del Mulino Bianco, Motta, Mr.Day. I gelati Algida, Eldorado, Sammontana. I bastoncini Findus, i succhi in bricco soprattutto il Billy, i Ringo e i Colussi..


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LIBRI:

Ho sempre avuto la passione per la lettura (anche se attualmente mi sono molto impigrito), ho foto di quando avevo circa due anni (dunque prima ancora degli anni 80) nel lettone con mia mamma che sfogliavo un libro e non di quelli con figure.
Ho iniziato però a leggere veramente verso i nove anni partendo con classici per l'infanzia, primo su tutti "Cuore" per poi passare a "Le avventure di Pinocchio", "Tom Sawyer", molti romanzi di Jules Verne e quindi, verso i tredici anni ai gialli di Agatha Christie e infine i primi Stephen King.




SHOPPING: 

A parte qualche giochino o fumetto comprato in edicola, per quanto riguarda l'abbigliamento io mi limitavo a dire se una t-shirt, un jeans o un paio di scarpe fossero di mio gusto, ma poi erano i miei genitori che ponevano il veto sulla scelta finale. Ricordo dunque i jeans della Carrera e le scarpe Canguro...




LIFE:

Un bel periodo, ricco di momenti felici e spensierati, dove sono nate tante delle mie passioni. I giochi con gli amici, la maestra delle elementari, il tepore delle giornate invernali davanti alla tv con la cioccolata calda, le lunghe serate estive, le gite delle medie, le vacanze in montagna, il mercatino dell'usato...e tanto altro ancora...Sicuramente non è stato un periodo perfetto, ci saranno stati momenti difficili, ma comunque li ricordo con affetto e nostalgia...


RICORDO DELL'EPOCA:

Una foto,un disegno o un'immagine che rimandi a quell'epoca.
Me stesso alle elementari, credo in terza o quarta con i miei compagni e la maestra Stella.
(Se volete saperlo io sono il piccoletto in prima fila coi capelli neri che tenta di abbracciare il piccoletto biondo)




La mia parte l'ho fatta, ora passo la palla a:

Cameriera e genitldonna
Emme Bouclès
Frammenti e tormenti
I nostri sogni
Mari's Red Room

Grazie a chi accetterà la sfida, e buon divertimento a tutti...