domenica 25 ottobre 2020

Essere blogger nel 2020: Un Intervista





Rispondo oggi, con un po'di ritardo, alla proposta dell'amico MikiMoz: circa un anno fa ci chiedevamo cosa significasse essere blogger alle soglie del 2020, undici mesi dopo, quando l'anno è quasi finito, proviamo a rispondere alla stessa domanda.

Per ogni informazione in più potete passare da MikiMoz o nel blog di Nocturnia, di Nick, che ha dato via all'iniziativa.

- Cosa conoscevi della rete prima di diventare blogger / gestore web magazine / youtuber / podcaster?

Siti web, forum, chatroom: inizialmente giravo per curiosità per vari siti di cinema, libri, fumetti, horror e così via, poi mi sono iscritto a qualche chat per conoscere gente, sono passato poi ai forum per avere la possibilità di dire la mia su varie tematiche, quando ho capito che quello spazio mi era stretto ho deciso di aprire un blog.


- Cosa ti ha fatto decidere di aprire un blog / webzine / canale youtybe / podcast? Racconta i tuoi inizi.

Come dicevo sopra, è stato il bisogno di avere uno spazio tutto mio per poter parlare liberamente di ciò che mi piace. Inizialmente lo usavo come una sorta di diario personale, poi lentamente ho cambiato cominciando a scrivere recensioni, pubblicare racconti e quant'altro.


- La tua concezione e le tue idee sul bloggin

Fare bloggin vuol dire parlare di ciò che mi piace, con un minimo di conoscenza e far conoscere agli altri queste passioni, magari riuscendo a essere utile a qualcuno, nel mio piccolo, con queste passioni.


- Qual è il rapporto con internet oggi?

Da una parte ne sono un po' dipendente, cerco continuamente informazioni e curiosità, dall'altra mi sto un po' stancando, mi pare che qualcosa si sia perso.




- Qual è invece  il tuo rapporto con i social? Amore? Odio? Un sano uso o una distanza incolmabile? 

Li uso soprattutto per tenermi in contatto con gli amici e per pubblicizzare il mio blog, poi naturalmente tutto quello che viene in più ben venga


- Cosa ti ha portato e cosa ti ha invece tolto, l'attività di blogger?

Mi ha fatto conoscere tante persone interessanti, scoprire curiosità e dato una piccola visibilità. Certo mi piacerebbe farmi conoscere un po' di più, ma al momento questo è il tempo che ho di scrivere, per tanto va benissimo così.


- Com'è cambiata la rete rispetto ai tuoi inizi?

E' cambiata enormemente, da una parte in meglio, ci sono più contenuti, più approfondimenti, ma ho notato anche un aumento della censura e questa è una delle cose che di più mi fanno incazzare. Capisco tenere sotto controllo certi fenomeni, ma oscurare varie forma artistiche, per puro buonismo, proprio no...


- Il momento migliore e quello peggiore? L'evento che ti ha dato più soddisfazione e quello che ti ha creato più problemi?

Difficile da dire, non ho la visibilità che hanno alcuni amici blogger; controllando le statistiche ho notato che qualche post ha avuto delle buone visualizzazioni, anche non solo in Italia, ma niente di clamoroso. Il momento peggiore con un hater che mi ha attaccato pesantemente sfruttando le mie insicurezze.


- Dì la tua sul fenomeno degli haters: personalmente ti hanno mai infastidito? E se si, come si neutralizzano?

Come detto, per ora ho avuto a che fare con un solo vero hater. Le sue parole mi hanno ferito, perché puntavano sulle mie insicurezze, ma l'ho bloccato senza rispondergli e cancellato i suoi commenti, facendo finta di nulla e continuando sulla mia strada.


- Un blog o un sito che consiglieresti?

Basta scegliere uno qualsiasi di quelli tra gli amici, qui accanto.


- Sempre in tema di consigli, cosa diresti a qualcuno che volesse aprire oggi un nuovo sito?

Parla di ciò che ti piace, di ciò che conosci. Dedica tempo ai tuoi post/articoli; scrivi correttamente, mettici impegno. E soprattutto cerca di divertirti.




- Quali sono gli errori tipici che si commettono in rete?

Pensare di poter vivere facendo questo mestiere; quelli che ce la fanno sono veramente pochi e spesso il successo dura poco. 


- Vita privata e attività online: dì la tua

Questo è uno dei miei punti deboli come blogger. Durante la settimana lavoro di notte lontano dalla mia famiglia, devo poi cercare lavoro per avvicinarmi a loro, gestire la casa e il weekend è dedicato totalmente a mia moglie e ai miei figli; perciò non ho molto tempo da dedicare al mio blog.


- Su internet possono nascere vere amicizie?

Certo che si. In rete ho conosciuto tante belle persone, con alcune delle quali l'amicizia è rimasta virtuale (ma comunque importante), con altre si è approfondita creando dai bellissimi rapporti.


- Internet, legislazione e libertà di parola: dì la tua

Certamente c'è più libertà che su altri mezzi di comunicazione, ma sto notando qualche censura in più rispetto a qualche anno fa, soprattutto su canali come Youtube e sullo stesso Facebook, Non conosco la legislazione, ma come dicevo poco sopra, la censura immotivata, non la condivido ne capisco.


- Che anno è stato per te il 2020 (inteso nell'ambito del web)? 

Purtroppo quest'anno per me è stato un anno da incubo, oltre alle problematiche legate al COVID, ho perso mio papà e altre difficoltà private. Tutto ciò ha influito anche sulla mia attività di blogger; per alcuni mesi non ho scritto nulla, per altri ho scritto solo un post. Sto ricominciando ora ad avere il tempo e la lucidità per tornare ad una normale attività.


- Previsioni e programmi per il futuro?

No, nessun programma, devo vivere giorno per giorno e vedere ciò che il tempo e le occasioni mi concederanno di fare. Spero di riprendere a scrivere con più costanza e magari anche qualcosa di più, ma non faccio promesse ne proclami.

giovedì 15 ottobre 2020

Auguri per la tua morte (2017)


Si, la morte di noia nel vedere questo film

"Auguri per la tua morte" è uno di quei film che mi fa sospettare di non capirci nulla di cinema. Si, perché ha ricevuto quasi solo giudizi positivi, sia Italia che in giro per il mondo, mentre a me è sembrato, se non un brutto film, per lo meno scarso e un'occasione sprecata. Avevo comprato il dvd quasi a scatola chiusa, solo in base ad una trama che sembrava interessante, anche se non esattamente originale e a qualche voce che ne parlava sufficientemente bene, quasi un anno fa, ma il film è poi rimasto a lungo sullo scaffale dei dvd e quando finalmente ho deciso di vederlo, poche settimane fa, ne sono rimasto alquanto deluso. 


Ma veramente l'autore di questa maschera è lo stesso che ha creato Ghostface?

Partiamo però dalla trama: Theresa "Tree" Gelbman (Jessica Rothe) è una delle studentesse più belle e popolari del college; esuberante ed egocentrica è lo stereotipo della ragazza superficiale di molti teen movie americani. Il mattino del suo compleanno, la ragazza si risveglia nella camera del suo compagno Carter, in seguito ad una colassale sbronza. Ritorna quindi nel suo dormitorio e continua la giornata con la solita arroganza e strafottenza che la caratterizza. La stessa sera, mentre si sta recando ad una festa, viene aggredita ed uccisa da un misterioso killer che indossa la maschera di un bambino. Tuttavia Tree si risveglia nuovamente nella camera di Carter e rivive esattamente la stessa giornata, ma quando decide di cambiare il percorso per arrivare al party, l'assassino la segue e la uccide nuovamente per poi risvegliarsi ancora una volta nella stanza del suo amico e ricominciare per l'ennesima volta lo stesso giorno. Tree capisce di essere finita in un un loop temporale e che per uscirne dovrà scoprire chi è il suo assassno e salvarsi così la pelle. 


Bisogna darci un taglio a queste cavolate

Film sui loop temporali ne sono stati fatti molti a partire dal capostipite "Ricominicio da capo", che il regista, Christopher Landon, afferma esplicitamente essere stata una delle sue fonti di ispirazione, oltre a farlo dire ai suoi protagonisti sul finale del film; oppure "100 volte Natale", "Source code" e "Prima di domani" (uscito contemporaneamente a questo "Auguri per la tua morte"), ma a differenza di tutti questi film, la pellicola di Landon non riesce a rimanere impressa, risultando banale e noiosa. Non potendo contare su un'idea originale, speravo che fosse l'ambientazione horror-thriller a dare qualcosa di più a questo film, ma invece ciò si è rivelato essere proprio il suo punto debole perché non c'è un minino di tensione, né momenti che riescano a spaventare nemmeno il più smaliziato degli spettatori.


Bel compleanno del cazzo, speriamo che nel 2020 vada meglio...

Da un film horror di ambientazione studentesca mi aspettavo molto più sangue e sesso, ma entrambi questi elementi sono usati poco e male (mi pare si veda giusto il culo della protagonista mentre passeggia per il campus). La pellicola fallisce (sempre a mio avviso) anche dal lato della commedia, perché non diverte, non riesce a essere corrosiva né pungente. Difficile anche giudicare le prove attoriali perché penalizzati da una storia e una sceneggiatura imbarazzanti. Tutto il film è permeato dal classico buonistmo americano, soprattutto nella sua messa in scena e nella sua morale finale che definire irritante è poco. Probabilmente però, come dicevo all'inizio, sono io che non ci ho capito nulla e in realtà questo è un buon film, dato che in giro se ne parla tanto bene e che ne è stato fatto un sequel.

martedì 1 settembre 2020

Notte Horror 2020 - Unico indizio la luna piena (1985)

Come ogni estate, da sette anni a questa parte, il solito manipolo di blogger si riunisce per ricordare Zio Tibia e le Notti Horror che ci hanno spaventato e tenuto compagnia quando eravamo ragazzini. 
E per questa mia quinta partecipazione ho deciso di parlare del film "Unico indizio la luna piena"; recensione che chiuderà la lunga rassegna iniziata il 7 luglio (alla fine dell'articolo troverete il bannerone con le indicazioni per recuperare le altre recensioni).


Gli anni 80 furono un decennio fortunato per i licantropi cinematografici; infatti dopo i bellissimi "L'ululato" di Joe Dante e "Un lupo mannaro americano a Londra" di John Landis e il buon "In compagnia dei lupi" di Neil Jordan, nel 1985 esce nelle sale americane (in Italia arrivò nel marzo 1986) "Unico indizio la luna piena", film basato su un romanzo breve di Stephen King.



Siamo a Tarker's Mills, nel Maine, quando, nella primavera del 1976, inizia una serie di brutali omicidi  che sconvolge la piccola comunità.
Il primo assassinio viene scambiato per un casuale incidente, ma dato che le morti continuano, gli abitanti della cittadina, convinti che la polizia sia quanto meno impotente, se non addirittura incapace di catturare l'efferato killer, si organizzano per trovarlo da soli.
L'unico a intuire che il mostro possa essere un essere soprannaturale è il giovane Marty Coslaw (Corey Haim), costretto su una sedia a rotelle. Una sera, il ragazzino, esce di casa, violando il coprifuoco imposto dallo sceriffo, con la sua nuova sedia motorizzata, chiamata "Silver Bullet" (da qui il titolo originale del film), regalata dall'amato zio Red (Gary Busey), per far esplodere alcuni fuochi artificiali, (altro dono dello zio) dato che lo spettacolo pirotecnico è stato annullato a causa degli omicidi.



E' proprio in quest'occasione che Marty si troverà faccia a faccia con il lupo mannaro che cercherà di ucciderlo. Fortunatamente egli riuscirà a sfuggirgli e a ferirlo ad un'occhio con uno dei razzi artificiali.
Naturalmente nessuno crede alle parole di Marty, tranne la sorella maggiore, Jane, che ha con il fratello un rapporto di amore/odio, poiché costui è più "coccolato" per la sua disabilità e per la giovane età.
Jane comincerà così a girare per la città in cerca di un uomo con un occhio ferito, ma quando arrivata quasi alla fine della sua ricerca, ancora  non ha trovato nessuno con qualche tipo di menomazione oculare, penserà all'ennesimo scherzo di Marty. Tuttavia è proprio nell'ultima persona a cui fa visita che troverà il mostro sotto sembianze umane, ovvero il reverendo Lowe.


I due ragazzi sanno che non saranno mai creduti per cui decidono di mandare alcune lettere anonime a Lowe, consigliandogli di suicidarsi, data la sua natura demoniaca.
Il reverendo non ci mette molto a capire chi sono i mandanti di quelle lettere e si metterà sulle loro tracce dando loro la caccia.
Solo questo punto, Marty e la sorella si confideranno con lo zio Red, che inizialmente, come tutti gli altri, non crederà alle loro parole, ma data la loro insistenza accetterà di recarsi dalla polizia per far controllare il reverendo. 


Quando anche lo sceriffo scomparirà, all'uomo non rimane che credere alle parole del nipote e gli procurerà una pallottola d'argento. Alla successiva notte di luna piena, con i genitori di Marty fuori di casa, il ragazzino, assieme alla sorella e allo zio, attenderanno l'arrivo del lupo, che infatti farà irruzione nell'abitazione per uccidere tutti. Sarà proprio Marty, che grazie alla sua pallottola d'argento, ucciderà il mostro, liberando la città dal terribile incubo.


Alla sua uscita, la critica specializzata, sia la critica specializzata che il pubblico si sono suddivisi abbastanza equamente sull'opera prima di Daniel Attias
Per quanto mi riguarda lo giudico un buon film, che ha certamente molti difetti, ma che mi diverte e appassiona ogni volta che lo vedo.
Bisogna dire che la pellicola ha avuto una produzione travagliata e non semplice:
come già detto, la pellicola è tratta da un romanzo breve di Stephen King, che inizialmente avrebbe dovuto uscire sotto forma di calendario, con un capitolo e un'illustrazione per ogni mese dell'anno, tuttavia questo limite stava stretto all'autore di Bangor, il quale decise di allungare la trama e di farne, appunto, un racconto lungo. 
L'editore che aveva proposto il progetto a King ne fu entusiasta e nel 1983 uscì in edizione limitata "Cyrcle of werewolf" con illustrazioni di Berni Wrightson.



Qualche tempo dopo, Dino De Laurentis acquisì i diritti dell'opera e contatto King per scriverne la sceneggiatura e Don Coscarelli ("Fantasmi", "Kaan principe guerriero"...) per dirigere il film. Tuttavia a seguito di alcuni problemi di lavorazione la regia passò nelle mani dell'esordiente Attias.
Altre problematiche furono quelle relative alla realizzazione della creatura, affidata a Carlo Rambaldi, che non soddisfò per nulla (non a torto) De Laurentis.
Alla fine però il film venne realizzato e uscì nelle sale americane l'ottobre del 1985, solo sei mesi dopo l'uscita regolare del romanzo.

Una delle critiche più ricorrenti al film è che i personaggi sono poco sfaccettati e mal curati, ma se si considera che anche nel romanzo, lo stesso King non ha potuto sviluppare molto i suoi protagonisti, data la natura dell'opera, direi che questi non sono riusciti per niente male, anzi nella loro semplicità risultano comunque "vivi" e credibili. Inoltre in quest'opera si possono riconoscere molti personaggi "tipo" del maestro del brivido, seppure in parte diversi tra romanzo e film; troviamo infatti la donna goffa e bruttina, il padre ubriacone e violento, gli adulti, quasi tutti assenti e che non capiscono i figli, il ragazzino protagonista che riesce ad affrontare e vincere le forze del male e così via.

Inoltre Attias riesce a conferire una buona tensione a tutto il film. con degli omicidi ben confezionati (soprattutto i primi due) e alcuni momenti davvero inquietanti, che assieme ad un ritmo rapido e conciso rendono il film perfettamente godibile.


Vera pecca del film è invece proprio la realizzazione del mostro, che seppure nelle abili mani di Rambaldi, è decisamente non riuscito; infatti più che un lupo, la creatura sembra un brutto orsacchiotto.
Fortunatamente questa, a parte il finale, si vede di rado e rapidamente e in queste occasioni si salva grazie a degli omicidi ben realizzati.

Bravi anche tutti i protagonisti e in particolare il simpatico Gary Busey ("Un mercoledì da leoni", "Arma Letale", "Point Break"...) e il giovane e sfortunato Corey Haim, deceduto a causa di abusi di alcol e droghe, che negli anni 80 divenne celebre per aver partecipato a diverse commedie per ragazzi ("Lucas", "Ragazzi perduti"...) e per aver fatto spesso coppia con il coetaneo Corey Feldman, tanto che vennero conosciuti come "i due Corey".

"Unico indizio la luna piena" è, in conclusione, una buona opera d'intrattenimento, tipica dei prodotti degli anni 80, che pur con i suoi difetti riesce a divertire ed appassionare ancora oggi.

Se ancora non lo avete fatto e voleste leggere anche tutte le altre recensioni dell'iniziativa, qui di seguito troverete il calendario per recuperare i link alle pagine.


21 luglio 2020, ore 23: La fabbrica dei sogni (Hemogoblin)
28 luglio 2020, ore 23: Director's cult (Tutti i colori del buio)
4 agosto 2020, ore 23: Il Bollalmanacco di cinema (Demoni 2)
18 agosto 2020, ore 23: In Central Perk (La notte dei morti viventi)
25 agosto 2020, ore 21: Pensieri cannibali (Generazione perfetta)
25 agosto 2020, ore 23: Not Just Movie (Brivido)
1 settembre 2020, ore 21: Redrumia (Dovevi essere morta)
1 settembre 2020, ore 23: La stanza di Gordie (Unico indizio la luna piena)

giovedì 6 agosto 2020

D.A.R.Y.L. (1985)

Questo post avrebbe dovuto far parte del Geekoni Film Festival, la versione nerd e blogger del celebre Giffoni Film Festival, però per svariati motivi, quest'anno il progetto non è partito, e siccome mi sarebbe dispiaciuto buttare tutto all'aria, eccomi qui a parlarvi di D.A.R.Y.L.



Il dodicenne Daryl viene abbandonato su una strada di montagna da un uomo che poi precipita con la sua auto in un burrone. Dopo aver passato qualche tempo in un orfanotrofio, il ragazzino viene dato in affidamento ai coniugi Richardson, che da tempo aspettavano di poter adottare un bambino.
A parte l'amnesia di cui è affetto e che non gli permette di non ricordare nulla del suo passato, Daryl è un bambino sano dotato di un'intelligenza fuori dal comune, cosa che gli permette di spiccare nello studio, nei giochi e nello sport. E' inoltre in grado di imparare rapidamente nuove nozioni come risolvere complessi calcoli matematici e a suonare il pianoforte.



Daryl inoltre si dimostra servizievole e autosufficiente, tanto che la signora Richardson si sente inadatta nei suoi confronti, perché sembra che lui non abbia bisogno di cure o aiuto in nulla. 
Tuttavia sia lei che il marito si affezionano molto al bambino, che ricambia genuinamente il sentimento e che nel frattempo ha legato una forte amicizia con Turtle detto Sisma, figlio dei vicini di casa dei Richardson.
Purtroppo la felicità acquisita da tutti è destinata a durare poco; infatti dopo pochi mesi, si fanno vivi un uomo e una donna che asseriscono di essere i veri genitori di Daryl.



In questo momento scopriamo che in realtà Daryl è un avanzatissimo prototipo di intelligenza artificiale, dal corpo umano, ma con un micro-computer al posto del cervello, finanziato dall'esercito al fine di creare un soldato super intelligente e privo di emozioni che ubbidisca ad ogni ordine.
Quando però si accorgono che il soggetto, oltre che ad incredibili capacità cognitive, ha acquisito anche le emozioni che caratterizzano ogni essere umano, gli ufficiali decidono di porre fine al progetto e, dunque, di distruggere Daryl.
I due scienziati a capo del progetto, i quali ormai considerano la loro creatura un essere umano vero e proprio, fanno solo finta di ucciderlo, per poi farlo fuggire e riportarlo a casa dei Richardson.
Quando però il generale dell'esercito si accorge dell'imbroglio darà inizio alla caccia del ragazzino per poterlo eliminare una volta per tutte.



Durante la fuga, il dottore che accompagna il bambino viene ucciso, ma Daryl riesce a entrare in un di aviazione e a rubare un sofisticato aereo militare.
A questo punto l'esercito decide di far esplodere il velivolo, ma solo un'attimo dopo che Daryl si è eiettando fuori dall'abitacolo.
Dopo un rocambolesco atterraggio, quando tutti lo credono morto, Daryl viene riportato in vita dall'ultima degli scienziati che lo avevano progettato, e può fare finalmente ritorno dalle persone che ama.



D.A.R.Y.L. è un film del 1985 che si inserisce in tutto quel filone di film per ragazzi tipico di quel periodo come "Explorers", "Navigator", "War Games", "E.T. - L'extraterrestre" e molti altri.
Certo se ci si aspetta un film come i "Goonies" ricco di tensione e momenti emozionanti, o di vedere una fantascienza adulta e piena di effetti speciali, si può rimanete delusi da quest'opera, che tuttavia grazie ad una storia interessante, che punta decisamente sui sentimenti e alla bravura degli interpreti riesce a conquistare lo spettatore.



Il regista, Simon Wincer ("Harley Davidson e Marlboro Man", "Free Willy - Un amico da salvare"...) dirige senza troppi guizzi, ma con abilità un film che riesce a porre domande morali che non ci si sarebbe aspettati da un film del genere e cioè dove si può tracciare una linea etica tra uomo e macchina . A rispondere al quesito, nel film, è la dottoressa Lamb che dice "Una macchina diventa umana quando la diversità non è più avvertibile", frase che si rifà direttamente all'esperimento di pensiero sull'intelligenza artificiale ideato dal matematico Alan Turing, padre della moderna teoria informatica.



Dilemmi simili ne sono stati posti spesso al cinema, vale la pena di ricordare, ad esempio "A.I. - Intelligenza artificiale" di Spielberg, che più di quindici anni dopo racconta una storia simile, seppure poi questa si sviluppi in maniera diversa.
Ottima la prova del giovane protagonista Barret Oliver, già protagonista de "La storia infinita" e che quell'anno vedremo anche in "Cocoon - L'energia dell'universo".


Un paio di curiosità prima di chiudere:

Il videogioco a cui Daryl e Sisma giocano è "Pole Position" riprodotto su piattaforma Atari, mentre il film che si vede mentre i dure ragazzini parlano al walkie-talkie è il celebre "Il pianeta proibito"


mercoledì 22 luglio 2020

Ciao papà

Esattamente due mesi fa ci lasciava mio papà.
E' stato un brutto colpo, nonostante già da diversi mesi sapessimo che il decorso della malattia non avrebbe lasciato speranze. A causa del lockdown, dovuto al COVID 19, io sono rimasto bloccato a Bologna, assieme alla mia famiglia, e se ciò mi ha fatto piacere, perché non ho mai passato tanto tempo consecutivo accanto a Chiara e alle bimbe, d'altro canto non ho potuto stare vicino a mio papà negli ultimi suoi giorni di vita. 
Durante tutto quel periodo sono riuscito a tornare a casa solo un paio di volte e l'ultima lui ha sempre dormito e non credo si sia nemmeno reso conto che ero lì.
Quando, a fine febbraio, l'Italia si è bloccata, mio papà si muoveva ancora, non molto, ma ancora era in grado di arrangiarsi per i piccoli mestieri di casa, poi è andato piano, piano spegnendosi, bloccato a letto, costretto a nutrirsi con flebo, seguito soprattutto da mia zia e mio fratello.
Lui, però, non ha mai perso il buonumore che lo caratterizzava, fino a quando ha potuto essere cosciente, sorrideva e faceva sorridere la gente che veniva a trovarlo.
Il 22 maggio ha esalato il suo ultimo respiro e qualche giorno dopo c'è stato il funerale.
A me sembra ancora impossibile, sebbene fossi preparato a quanto accaduto. La casa, qui a Padova, è così vuota ora; anche se non ci parlavamo molto, soprattutto per colpa del mio carattere chiuso, ci volevamo molto bene, lo so, sembra una banalità dirlo, ma credo sia necessario, almeno per me.
Quando tornavo a casa da Bologna, lo chiamavo per dirgli che ero partito e poi la mattina dopo, di ritorno dal lavoro lo trovavo lì, che in qualche modo mi aspettava. Ora non ci sarà più nessuno ad aspettarmi qui.
Potrei stare qui a raccontare quanti e quali sacrifici abbia fatto per la sua famiglia, di quanto amasse mia mamma e i suoi figli, di quanto gli sia debitore, ma sarebbe mai abbastanza.
Posso solo sperare di portare avanti i suoi insegnamenti e di trasmetterli alle mie figlie e di essere un papà bravo, anche solo la metà di quello che è stato lui.
Ciao papà, saluta la mamma, vi voglio bene.


Sailing down behind the sun
Waiting for my prince to come
Praying for the healing rain
To restore my soul again
Just a toe rag on the run
How did I get here?
What have I done?
When will all my hopes arise?
How will I know him?
When I look in my father's eyes
My father's eyes
When I look in my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
Then the light begins to shine
And I hear those ancient lullabies
And as I watch this seedling grow
Feel my heart start to overflow
Where do I find the words to say?
How do I teach him?
What do we play?
Bit by bit, I've realized
That's when I need them
That's when I need my father's eyes
My father's eyes
That's when I need my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes (yeah)
Then the jagged edge appears
Through the distant clouds of tears
I'm like a bridge that was washed away
My foundations were made of clay
As my soul slides down to die
How could I lose him?
What did I try?
Bit by bit, I've realized
That he was here with me
And I looked into my father's eyes
My father's eyes
I looked into my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
My father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
I looked into my father's eyes (looked into my father's eyes)
My father's eyes
(Look into my father's eyes)
(Look into my father's eyes, yeah, yeah)

martedì 2 giugno 2020

Liebster Award (scoprendo nuovi blog)



Dopo mesi si silenzio (vi spiegherò, forse, in un altro post questa mia lunga assenza) grazie a Cassidy de La Bara Volante, che mi ha nominato per il Liebster Award 2020.
Dopo aver abbracciato virtualmente, con tanto di mascherina l'amico Cassidy, passo rapidamente a spiegare il regolamento:


  1. Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link al suo blog
  2. Rispondere alle undici (11) domande ricevute
  3. Nominare altri 5-11 blogger
  4. Fare altre undici (11) domande ai blogger nominati
  5. Avvisare i blogger che sono stati nominati
E adesso vediamo ai quesiti che mi sono stati posti:

1. Prodotti artistici o prodotti industriali? Arte di consumo o arte pura?

Perché scegliere? Il cinema è fatto sia di prodotti commerciali, sia di opere raffinate e se ne trovano di buoni e meno buoni in entrambi i casi (anche perché artistico non è sinonimo di "bello").
Il massimo sarebbe trovare un film commerciale, ma con un'anima autoriale. Difficile, ma non impossibile.


2. Ti senti più un tipo nordico o mediterraneo?


Un po' entrambe le cose. Amo la calma e l'ordine dei Paesi nordici, ma anche la gioia di vivere e la fantasia tipiche delle zone mediterranee. Amo la cucina mediterranea e le birre nordiche. In teoria sono un tipo tranquillo e quasi "inglese", ma sotto sotto ho le braci di un fuoco iberico. Diciamo che mi sento cittadino del mondo...banale, ma abbastanza calzante.




3. Preferisci le cose che si sentono o le cose che si vedono?


Difficile scegliere, ma credo che se costretto risponderei l'ultima opzione. Cinema, pittura, lettura sono alcune delle mie passioni e tutte richiedono l'uso della vista e poi non so quanto resisterei senza poter più vedere mia moglie e le mie bimbe...


4. Ti inondi nei social? Ti mantieni distante? Li rifiuti?

Sicuramente qualche tempo ne facevo un uso più assiduo, ora per diverse ragioni li seguo un po' meno e soprattutto per restare in contatto con gli amici dispersi per tutta Italia e per informarmi sulle novità cinematografiche, oltre naturalmente per pubblicizzare il mio blog.


5. Hai un criterio di organizzazione del blog?


Magari, io ci ho anche provato, ma ho la mente talmente disordinata che tentare un qualsiasi tipo di organizzazione è pura utopia. Anche se in realtà ho un quadernetto dove ho iniziato ad appuntare qualche idea e futuri progetti di post, ma anche in questo caso tutto è molto variabile.





6. Programmi molto i tuoi post o "pubblichi" a istinto quando capita?


Come dicevo al punto precedente, sono piuttosto disordinato mentalmente, per cui pubblico molto a caso, quando ho un po' di tempo (dato che comunque per scrivere anche un piccolo post mi ci vuole qualche ora), quando ho l'idea giusta, quando sono sicuro di poter scrivere qualcosa di buono...


7. Come ti approcci alle tematiche femministe?


Cerco di mettermi nei panni di una donna, provo a pensare cosa proverei io se facessi parte del'altra metà del cielo, ma naturalmente, per quanto mi sforzi, da maschietto, non riuscirò mai a capire del tutto l'universo femminile. A volte ne parlo con mia moglie o qualche amica e dopo un'attenta e ponderata valutazione torno a essere il solito sempliciotto XY.


8. Rapporto con la tv: la guardi? e se sì cosa guardi?


La guardo e forse pure troppo...Oltre a film e qualche vecchia serie tv, mi piacciono anche alcuni programmi di intrattenimento, documentari di vario genere, poco sport...L'informazione invece la cerco quasi esclusivamente on line, dato che i tg mi mettono di mal umore e li trovo fin troppo faziosi. Poi naturalmente, data la presenza di quattro minorenni in giro per caso, c'è una buona dose di cartoni animati.





9. A livello musicale sei da oggetto (compri CD, vinili ecc.) o vivi bene anche i file?


Qualche tempo fa compravo spesso CD e ogni tanto qualche vinile, poi avendo cambiato interessi, sono passato ai file audio, Ora uso molto Spotify e soprattutto la radio quando sono in auto. Però se potessi comprerei un bel juke-box


10. Ti consideri un eterno bambino o preferisci essere adulto?


Ho quasi quarantacinque anni, una moglie, due figlie e due figliastri e sto facendo del mio meglio per comportarmi da adulto responsabile, ma se guardate nell'enciclopedia, alla voce "sindrome di Peter Pan" ci troverete la mia fotografia.


11. Sei ordinato o disordinato? Riesci a spiegare la tua posizione in proposito?


Come ho già ripetuto spesso qui, per alcune cose sono piuttosto disordinato, ma per altre sarei metodico al limite dell'ossessione, peccato che con tutto il trambusto che c'è in casa alla fine a vincere è sempre il disordine.

Aggiornamento: anche la simpatica Arwen de La fabbrica dei sogni mi ha nominato per lo stesso premio-tag. La ringrazio tantissimo e rispondo qui sotto alle sue domande:



1. A che età hai capito di essere cinefilo seriamente?
Relativamente tardi, verso i 15/16 anni. Anche prima mi piacevano i film e ne avevo visti anche di "impegnati" e d'autore, ma solo quando ho cominciato ad interessarmi alle pellicole tratte dai libri che leggevo ho ampliato i miei interessi cinefili e da lì è stato come le tessere del domino che cadono una dopo l'altra.


2. Perché hai aperto il tuo blog e cosa vuoi segnalare?

Ho aperto il blog perché mi piace scrivere e ne ho bisogno, vorrei far sentire il mio pensiero soprattutto in ambito cinematografico, ma non solo, dato che credo di avere, almeno talvolta, idee e posizioni abbastanza originali. Tuttavia credo che scriverei anche se non avessi nessuno che mi legge. Certo avere qualcuno con cui confrontarsi è sempre piacevole.


3. Cosa mangiucchi o bevi quando guardi un film o una serie tv?
Boh, dipende dall'orario, diciamo che per un film serale di solito stuzzico patatine e birra.


4. Parliamo di musica, preferisci CD o vinili?

Mi piacciono entrambi, il cd è più pratico e ha sicuramente un suono più pulito, ma il suono caldo del vinile, anche se con qualche fruscio, ha un qualcosa di magico.


5. Quanti soldi spendi per la tua collezione cinefila o musicofila?

Fino a prima di avere una famiglia spendevo circa cento euro al mese, ora non saprei dire, ma compro DVD solo di rado.


6. La tua casa è strapiena di dvd/blu ray o cd?

A Padova ho circa un migliaio di DVD e qualche decina di CD, mentre a Bologna ho ancora poca roba, dato che lo spazio è alquanto esiguo, ma appena riesco a sistemare un po' ci porterò tutta la mia collezione.


7. Come preferisci guardare film al cinema, in streaming o alla tv con il tuo impiantino e la tua collezioncina?


Partiamo col dire che da un punto di vista tecnico, un film visto al cinema, in un buona sala, non ha paragoni con nulla; poi però ci sono altre cose da mettere in conto, come la comodità e la tranquillità di casa. Non ho un gran impianto o una gran tv per cui mi accontento del mio pc, ma che mi consente di potermi portare i film che mi interessano un po' ovunque.


8. Partiamo di libri? L'ultimo che hai acquistato e perché?

Circa un mesetto fa ho comprato "La Principessa Sposa", romanzo dal quale è tratto il film "La Storia Fantastica"; comprato come regalo per mia moglie (anche se poi, probabilmente, leggerò anch'io).


9. Quali sono i giovani registi che preferisci e che potrebbero in futuro diventare grandi?

Purtroppo da qualche anno ho meno tempo per seguire i nuovi talenti e devo recuperare tanti film per dare un risposta più completa, ma per quel che ho potuto vedere fin'ora questi alcuni dei nuovi talenti che con le loro opere mi hanno conquistato:

Duncan Jones ("Moon" - "Source Code")
Ari Aster ("Ereditary - Le radici del male")
Ryan Coogler ("Creed" - "Black Panther")
...
...
...


10. Con la pandemia CONVID-19 hai ampliato la tua cultura cinematografica?

No, anzi...Con due figlie di due anni a cui badare, la casa da sistemare, burocrazia modificata, vita di coppia e quant'altro, il tempo da dedicare al cinema è pochissimo, spero di recuperare in futuro.


11. Cosa preferisci ristorante tradizionale o fast food?

Ristorante tradizione sicuramente, magari qualcosa di etnico.



Passo ora alle nomination:

Chi scrive non muore mai
Moz O'Clock
Frammenti e Tormenti

Amici animali
Il bazar del calcio


Ce ne sarebbe tanti altri di blog da segnalare, e spero che i miei amici non se la prendano, ma non potendo nominarli tutti, ho fatto una piccola scelta. Comunque chiunque può accodarsi e partecipare al tag.

Ecco le domande alle quale dovete rispondere, domande scritte in tutta fretta dunque un po' cazzone, abbiate pietà:


  1. Vinci una cifra tale che ti permetterebbe di non lavorare mai più, cosa faresti?
  2. A quale persona del passato, famosa o meno, chiederesti un consiglio e cosa gli chiederesti?
  3. Sei credente o no? Cosa ne pensi delle religioni?
  4. Cosa potrebbe farti commettere un delitto?
  5. Hai fiducia nell'essere umano, pensi che siamo sostanzialmente buoni o che siamo nati per farci del male?
  6. In che momento hai capito di essere diventato grande?
  7. Se potessi eliminare un solo programma televisivo, quale elimineresti e perché?
  8. Il finale di quale film vorreste cambiare e in che modo lo fareste?
  9. Ti svegli una mattina e scopri di essere immortale. Ciò cambierebbe la tua vita? Cosa faresti da lì in poi?
  10. Domanda un po' "macabra": quale canzone vorresti fosse suonata al tuo funerale?
  11. Qual è la cosa più cattiva che avete fatto per interesse personale?
Bene, questo è tutto per ora, spero di non far passare ancora tanto tempo per il prossimo post, in ogni caso a rileggerci presto.


mercoledì 19 febbraio 2020

I telefilm dimenticati (5) - La Gang degli Orsi

Il baseball è lo sport nazionale americano ed è stato al centro di diverse trame cinematografiche. Tra i numerosi titoli, uno dei più popolari è stato Che botte se incontri gli "Orsi" (The Bad News Bears) del 1976 che aveva come protagonisti Walter Matthau e Tatum O'Neal.
Il film racconta dell'ex giocatore Morris Buttermaker (Matthau), che diventato un allenatore alcolizzato, viene reclutato per addestrare una squadra della lega giovanile, ma soltanto quando nel club entrerà a far parte la lanciatrice Amanda Whurlizer (Tatum O'Neal), la scapestrata squadra comincerà a vincere partita dopo partita.




Grazie al successo della pellicola, verranno realizzati due sequel di minor successo (Gli Orsi interrompono gli allenamenti e Gli Orsi vanno in Giappone) e nel 1979 di una serie tv.
Nel ruolo che fu di Matthau c'è Jack Warden, che qui diventa un ex addetto alle pulizie di una piscina, che per evitare la prigione accetta di allenare la mal assortita squadra di baseball degli Orsi.



La Gang degli Orsi fu prodotta dalla CBS per un totale di 26 episodi, di cui 23 della prima stagione e tre della seconda, poi interrotta a causa dei bassi ascolti. Ciò fu dovuto sia per una trama meno avvincente rispetto al film e più incentrata sulla commedia che sugli aspetti drammatici, sia per il continuo cambio di orari nel palinsesto televisivo.



La serie arrivò per un breve periodo anche in Italia nel 1980, trasmessa in emittenti locali.
Tra il cast, nel ruolo del piccolo Regi, c'era Corey Feldman, futura star di film per ragazzi come I Goonies, I Gremlins, Stand by me e molti altri.
Altra cosa da segnalare è che come sigla del telefilm è stata usata l'aria Toreador de La Carmen di Bizet.

Fonti: Wikipedia e Serietv draconia