martedì 29 agosto 2017

Jolly Killer (1986)



Rieccomi qua, un'anno dopo (circa) per la "Notte Horror Blogger Edition"; molti di voi ricorderanno la trasmissione cult di Italia 1, iniziata nel 1989 con "Zio Tibia Picture Show", proseguita l'anno successivo con "Venerdì con Zio Tibia" e poi divenuta semplicemente "Notte Horror", in seguito spostata al martedì sera dopo il "Festivalbar", ecco con questa rubrica, noi blogger appassionati, vogliamo ricordare proprio quella trasmissione che ci ha fatto passare tante notti emozionanti, abbracciati al cuscino, sussultando ad ogni minimo rumore.



Anche quest'anno avrò l'onore e l'onere di concludere la rassegna e a farmi compagnia in questa lunga serata sarà l'amico Cassidy di Bara Volante che presenterà il film "Sbirri oltre la vita"
Il film che invece ho scelto per voi è un piccolo cult, poco conosciuto se non proprio dagli appassionati del genere e che per molto tempo è stato di difficile reperibilità; sto parlando di "Jolly Killer"
In realtà, qualche anno fa, questa pellicola veniva passata spesso in alcuni canali locali a tarda notte ed è proprio in una di queste occasioni che l'ho vista per la prima volta.




Ed ora...Trama:

Marty Rantzen è il classico studente secchione, imbranato e un po' "sfigato", vittima degli scherzi dei compagni più popolari. Il primo aprile, giorno del suo compleanno, la bella della classe lo attira nei bagni femminili con la scusa di un incontro amoroso, ma in realtà con l'intenzione di tendergli l'ennesimo scherzo che lo vedrà ritrovarsi nudo e umiliato davanti a tutti. Scoperti dall'insegnante di ginnastica, i ragazzi verranno puniti. Questi, ritenendo Marty colpevole della loro pena, decidono di giocargli un nuovo scherzo, sabotando il suo esperimento di chimica, ma questa volta le cose andranno nel peggiore dei modi, infatti il povero Marty finirà con il volto e parte del corpo orribilmente sfigurati. Sei anni dopo, ormai cresciuti, ma non molto cambiati, i giovani ricevono un invito per un raduno degli ex studenti che si terrà il primo aprile, nel vecchio liceo ormai in disuso.
Ad attenderli troveranno un misterioso killer mascherato come il Jolly che darà la caccia a tutti loro.



Negli anni 80, gli slasher movie andavano forte ed erano quelli che, più di altri, attiravano il pubblico giovanile. Consapevoli di ciò, gli autori di "Venerdì 13", scrissero questa pellicola, non riuscendo però a replicare il successo del film di Sean S. Cunningham.
Tuttavia, nonostante i numerosi difetti, "Jolly Killer" resta un film gradevole e dignitoso, con diversi buoni momenti legati alle scene più forti.
Il film è infatti il classico teen horror interpretato da attori per lo più sconosciuti e alle prime parti, a parte la scream queen Caroline Munro; ed è proprio l'interpretazione di alcuni degli attori a  non sembrare sempre all'altezza, forse anche per colpa dello scarso doppiaggio italiano.
Un'altra pecca viene da una sceneggiatura che mostra diversi buchi e situazioni non sempre chiare e a volte ripetitive.



Buona è invece la regia, sia nei movimenti di telecamera (come negli inseguimenti per i corridoi della scuola), sia nelle inquadrature fisse delle location, con interessanti giochi di ombre, soprattutto quando dopo il lampo, appare la silhouette del Jolly accompagnata dal rumore, inquietante, dei sonagli.
Molto intriganti sono i vari omicidi, che nonostante un budget ridottissimo, risultano efficaci e disturbanti, invece le musiche sono abbastanza strambe in quanto per alcune scene sono ben inserite e creano il giusto pathos, mentre in altre risultano eccessivamente leggere togliendo tutta la suspense necessaria.



Oltre alle varie morti, come detto ben realizzate, va ricordata la breve sequenza in cui gli autori omaggiano Jason Voorhees e la saga di "Venerdì 13".
"Jolly Killer" è dunque un buon prodotto, non eccezionale sicuramente, ma che assicura un'ora e mezza di puro divertimento, con un assassino originale e intelligente, come pochi ce ne sono stati nel panorama horror di ogni tempo.
Il film, a differenza di molte altre pellicole di successo, non ha avuto alcun sequel, anche se qualcuno pensa che "La scuola degli orrori", realizzato un'anno dopo e che vede l'esordio di George Clooney, possa essere un presunto seguito.





Curioso che il film sia noto con ben tre titoli, infatti inizialmente i produttori avevano intenzione di farlo uscire con il titolo "April fool's day", ma quando vennero a conoscenza che la Paramount stava uscendo con una pellicola dallo stesso titolo lo cambiarono in "Slaughter High"...decisamente meglio il titolo nostrano.
Va infine ricordata la prematura scomparsa del protagonista Simon Scuddamore, che interpreta Marty Rantzen, morto suicida per overdose.




lunedì 28 agosto 2017

La donna sulla Punto rossa



Ancora un vecchio racconto:

Al ritorno da una serata passata in compagnia, un tale che stava guidando su una strada secondaria, quando nota sul ciglio della strada una bella ragazza che faceva l’autostop. Dopo un attimo di esitazione decide comunque di fermarsi e di darle un passaggio.
Durante il tragitto la ragazza si dimostra simpatica e loquace, così i due chiacchierano molto.
Ad un certo punto lei dice di aver freddo, così l’uomo le presta la sua giacca.
Dopo qualche chilometro la ragazza si fa lasciare nei pressi di una casa isolata, e dopo aver salutato se ne va. A questo punto lui si accorge che la giovane ha tenuto con se la sua giacca, ma decide di tornare a prenderla il giorno seguente, così avrebbe avuto una scusa per rivedere la bella autopista.
Il giorno dopo tornò dunque a casa della ragazza e quando suonò alla porta, ad aprirgli venne un anziana signora. Lui disse di essere venuto a riprendersi la giacca che aveva prestato la sera precedente alla figlia. La signora disse che non era possibile poiché la figlia era morta da cinque anni. Il ragazzo sbigottito si fece indicare dov’era sepolta la ragazza. Quando arrivò alla tomba, il ragazzo si bloccò impietrito, la foto sulla lapide era proprio della giovane alla quale aveva dato un passaggio la notte prima, ma ciò che gli fece gelare il sangue nelle vene fu un’altra cosa.
Appoggiata sulla lastra tombale c’era la sua giacca a cui era stato appuntato un biglietto che diceva: “GRAZIE”

Questa è una delle leggende metropolitane più diffuse in assoluto, che credo ognuno di noi si sia sentito raccontare o abbia raccontato almeno una volta in vita sua, magari con qualche piccola differenza, ma i cui punti fondamentali rimangono gli stessi. E così l’ho sempre presa io; come una storia da narrare durante una serata passata tra amici, per spaventare le ragazze con la scusa poi di abbracciarle voluttuosamente, quando queste ci sarebbero saltate addosso impaurite.
Mi sbagliavo. Ora, dopo quanto mi è accaduto non più di due mesi fa, credo che certe storie non siano semplicemente veritiere, ma reali; fatti veri accaduti realmente.

Tutto ha avuto inizio lo scorso 17 agosto. Quella mattina ero stato nel nuovo appartamento, dove mi sono poi trasferito con Giulia, per controllare che i lavori proseguissero regolarmente secondo gli accordi presi col costruttore. L’appartamento si trova a meno di un chilometro dalla casa dei miei genitori, in un quartiere  costituito da un'unica via, che a ferro di cavallo, gira attorno ad un piccolo nucleo di palazzine e case a schiera.
Avendo ancora alcune cose da sistemare, a mezzogiorno mi preparai un paio di panini, tirai fuori l’unica una birra che avevo in un frigo ancora vuoto, e mi sedetti in terrazza a consumare il mio frugale pranzo. Il sole picchiava con forza, in un cielo sgombro da nuvole, sul quartiere silenzioso.
In quel momento, soltanto una mezza dozzina tra appartamenti e villette erano abitati, mentre altrettante abitazioni si sarebbero riempite da li a poco, quando i padroni di casa sarebbero tornati dalle ferie. La maggior parte degli edifici era dunque vuota e così, in quel primo pomeriggio di un giorno di metà agosto, l’unico rumore che si poteva udire in tutto il quartiere era la voce della giornalista televisiva, proveniente da una finestra aperta in qualche angolo nascosto.
Tutta quella quiete, insieme allo stomaco sufficientemente sazio, mi fecero cadere in un breve, seppur profondo, stato di sonno.
Quando mi risvegliai erano quasi le due; il sole continuava imperterrito a soffocare l’aria e la gola mi bruciava come se avessi inghiottito dei pezzi di vetro. La poca birra rimasta nella bottiglia era ormai imbevibile, per cui mi decisi a finire gli ultimi lavori per poi andare al Feeling a farmi un paio di spritz.
Salii in auto e accesi immediatamente l’aria condizionata per far fronte alla pesante cappa di caldo che si era formata all’interno dell’abitacolo.
Lasciando la via, con un gesto della mano salutai alcuni ragazzini, scesi in strada a giocare a rincorrersi con i gavettoni, quindi svoltai a sinistra per uscire dal quartiere e mi accodai ad una Punto rossa ferma allo stop.
La strada era completamente deserta, ma l’auto di fronte a me non accennava a sgombrare l’incrocio; stavo per suonare un colpo di clacson, quando dal finestrino del conducente sbucò una mano femminile che mi fece cenno di affiancarmi.
Alla guida c’era una signora di circa quarant’anni; i capelli biondi e cortissimi le conferivano un aspetto quasi androgino, mentre gli occhi erano nascosti da un paio di scuri occhiali da sole.
“Ha bisogno di aiuto?” le chiesi abbassando il finestrino dal lato del passeggero.
Lei si tolse gli occhiali e mi sorrise imbarazzata.
“Veramente si” rispose “sto cercando una vecchia villa con un grande cancello in ferro…”  e dopo aver riflettuto un attimo continuò “mi hanno detto che è in Via delle Camelie.”
Capii subito di quale abitazione stava parlando; ad un paio di chilometri da li, lungo una strada non asfaltata che passava tra i campi dei contadini locali e che andava a perdersi nei pressi di un faggeto, si ergeva un’antica villa dal giardino enorme, ricco di altissimi alberi e al cui ingresso, a renderla ancora più misteriosa, c’era un imponente cancello in ferro battuto.
“Si ho capito, se vuole le faccio strada io” proposi alla donna.
“Sarebbe molto gentile da parte sua.” rispose lei mentre tornava ad indossare gli occhiali.
Le feci dunque segno di seguirmi e girai a sinistra per avviarmi verso la strada principale, ma quando osservai dallo specchietto retrovisore, mi accorsi che la signora non mi stava seguendo. Accostai sul lato della strada, pensando che forse stava sistemando alcune cose in auto, ma dopo alcuni minuti ancora non si vedeva nessuno. Feci una veloce retromarcia fino all’incrocio, ma incredibilmente lo trovai deserto. Inizialmente considerai che forse mi aveva voluto fare uno scherzo, ma scartai subito quell’ipotesi, soprattutto perché non c’era assolutamente nulla di comico in uno scherzo così. Pensai, allora, che forse aveva fatto il giro del quartiere per uscire in fondo alla strada, anche se la cosa sarebbe stata, quanto meno insensata. Perché fare inversione, tornare indietro e venir fuori qualche centinaio di metri più avanti, quando uscendo da quell’incrocio avrebbe risparmiato tempo e le energie di una manovra inutile? Decisi comunque di controllare e feci il giro in direzione opposta in maniera da venirle incontro, in caso avesse deciso di fare quell’assurda manovra, ma non trovai traccia della signora bionda, ne della sua Punto rossa.
Cominciai a provare una  sorta di disagio; in quella situazione c’era qualcosa di assolutamente sbagliato. Da quando mi ero offerto di accompagnarla erano passati meno di cinque minuti, dunque anche prendendo per buona la teoria dello scherzo,  non avrebbe avuto il tempo di nascondersi da nessuna parte, anche perché, come ho già detto, in quel quartiere non c’erano stradine secondarie o laterali, ma un'unica via a ferro di cavallo. Feci un’altra volta il giro, per accertarmi di non essermi sbagliato, magari avevo incrociato l’auto senza accorgermene, ma anche questa volta non ebbi maggior fortuna. Provai a chiedere ai ragazzini che stavano giocando per strada se avessero visto qualcosa, ma mi risposero che  non avevano visto passare nessun’auto a parte la mia.
A quel punto un brivido mi percorse la spina dorsale. Semplicemente la donna nella Punto rossa era svanita nel nulla; o forse non c’era mai stata…
Continuai a rimuginare su quella storia per tutto il resto del pomeriggio, tuttavia quella sera a cena con tutta la compagnia, non volevo che gli altri si preoccupassero per me, per cui cercai di comportarmi come al solito. Poi Alberto raccontò la sua storia e tutto cambiò.
“L’altro giorno mi è capitato un fatto stranissimo” esordì “stavo tornado dalla palestra, ed ero nei pressi del quartiere dove Matteo e Giulia si stanno costruendo l’appartamento. Sul lato della strada ho notato una bella donna su una Punto rossa che sembrava in difficoltà. Le ho chiesto se potevo esserle d’aiuto e lei mi ha chiesto indicazioni per la vecchia villa vicina al bosco di faggi. Le ho spiegato come arrivarci e l’ho salutata, ma appena ripartito mi sono reso conto che avevo sbagliato nel spiegarle la strada, allora mi sono fermato…”
“Ma quando ti sei voltato per richiamarla lei era sparita nel nulla” intervenni io “era sparita nel nulla nonostante non avesse avuto il tempo di allontanarsi”
“Esatto, ma tu come fai a….che c’è Matteo?”
Si voltarono tutti a guardarmi, ero improvvisamente impallidito e stavo vistosamente tremando.
“L’ho vista anch’io” affermai
Raccontai così quello che mi era accaduto quel pomeriggio e quando finii sulla tavola era calato un pesante silenzio. Nessuno sapeva cosa dire, fino a quando anche Patrizia disse:
“L’ha vista anche mia zia, e so che anche altra gente racconta di aver parlato con una donna bionda alla guida di una Punto rossa che sparisce all’improvviso”
In quel momento presi la decisione che avrei scoperto chi era quella donna, altrimenti avrei rischiato di ammalarmi.
Domandai un po’ di giro, ma senza ottenere nessuna informazione utile per far luce su quel mistero.
La cosa sicura ormai, è che avevo a che fare con un fantasma o qualcosa di simile, ma anche se qualcuno affermava di aver visto qualcosa di strano, nessuno aveva idea di chi potesse essere quella donna.
Alla fine le mie ricerche mi portarono alla vecchia villa, di cui la donna chiedeva sempre informazioni. Suonai al campanello dell’imponente cancellata e dalla dependance, adibita ad alloggio per il personale, venne ad aprirmi quello che doveva essere il maggiordomo.
“Si, prego?” chiese
Senza entrare troppo nei dettagli, gli dissi che stavo cercando una ragazza bionda di cui ignoravo il nome, ma che sapevo guidasse una Punto rossa e che l’ultima volta che avevo visto era diretta proprio in quella casa.
“Mi spiace, non ne so nulla” rispose lui gentilmente
“Potrei chiedere al padrone di casa?” insistetti
Il maggiordomo, si portò la mano al mento e fece roteare un paio di volte gli occhi, come a valutare la mia richiesta.
“D’accordo…” acconsentì alla fine
L’uomo mi accompagnò in casa  e mi fece accomodare in un salottino.
“Attenda qui un attimo”mi disse
Dopo qualche minuto mi venne ad accogliere un uomo anziano, di circa ottant’anni, alto e allampanato, camminava lento, trascinandosi dietro ad un grosso bastone da passeggio.
I capelli bianchi che gli scendevano lunghi fin oltre le spalle, gli incorniciavano un volto incredibilmente magro e spigoloso.
“Buongiorno, mi chiamo Matteo Zanardi” mi presentai
“Valerio Spada” rispose l’uomo guardandomi da sopra gli occhiali
Fui sorpreso dalla forza con la quale mi strinse la mano; non mi sarei mai aspettato tanta energia in braccia tanto esili.
“Cosa vuole esattamente da me?” chiese seccamente
Riferii al vecchio la stessa storia che avevo già raccontato al suo maggiordomo, ma questi mi interruppe con un gesto brusco della mano.
“Lei non può voler parlare con quella donna, mi dica cos’è venuto a fare qui”
“Perché, secondo lei, mi sarei inventato tutta questa storia?”
“Perché quella donna è un fantasma, almeno per quanto mi riguarda…”
Capii in quel momento che quell’uomo sapeva più di quanto sospettassi, decisi dunque di essere sincero fino in fondo, anche a costo che mi prendesse per pazzo. Gli raccontai, dunque, di quando incontrai la donna misteriosa e di come rimasi sconvolto quando mi accorsi che era sparita nel nulla; gli riferii che anche altra gente l’aveva vista e che se non avessi trovato soluzione a quel mistero non avrei più avuto pace.
Dopo aver ascoltato silenziosamente la mia storia il signor Spada trasse un profondo respiro, poi si avvicinò al tavolino e dal cassetto ne estrasse un oggetto che immediatamente mi porse.
Era una fotografia sulla quale era raffigurata la donna bionda affianco ad ragazzo dai capelli scuri, di qualche anno più giovane di lei.
“…è lei…” borbottai io
Invece di rispondermi il signor Spada cominciò a raccontare:
“Dieci anni fa, mio figlio Davide conobbe questa donna. Si chiamava Alice. Lei era più grande di lui di quasi dieci anni, ma si volevano comunque molto bene; almeno all’inizio. Per un breve periodo andarono a convivere, avevano anche fissato la data delle nozze, ma poi successe qualcosa. Davide cominciò a frequentare brutte compagnie, non so dove avesse conosciuto queste persone, ma fu spesso invischiato in storie di droga e sesso, e solo grazie alle mie conoscenze sono riuscito a non farlo finire in prigione. Dopo solo tre mesi che si erano conosciuti, Davide lasciò Alice e abbandonò il loro appartamento, andando a vivere a casa di uno dei suoi nuovi amici. Proprio in quel periodo Alice scoprì di essere incinta, per cui chiese a mio figlio di darle un aiuto economico per la crescita del figlio. Lui si rifiutò e le disse di non farsi più vedere altrimenti l’avrebbe ammazzata. Per un po’ lei se ne restò tranquilla, ma dopo un paio di settimane mi telefonò e mi disse che se non l’avessi aiutata avrebbe fatto condannare Davide, che aveva tra le mani delle prove che lo incriminavano e stavolta non avrei potuto far nulla per tenerlo fuori da questa vicenda.
Accettai di incontrarla con la speranza di giungere ad un compromesso e le diedi appuntamento qui da me; ma non sapevo che Davide aveva ascoltato quella telefonata.
Due giorni dopo Alice fu trovata all’interno della sua auto, una Punto rossa, in campo poco distante di qui, proprio dove ora c’è il quartiere dove lei, Matteo, ha comprato casa, ammazzata da un colpo di pistola alla testa. Il colpevole non fu mai trovato, ma un giorno, forse in un momento di rimorso, Davide ammise di essere stato lui, anche se poi negò la confessione.
Non ho mai trovato il coraggio di denunciare mio figlio, ma poi ci pensò il destino a rimediare.
Cinque anni fa il suo corpo fu ritrovato nell’appartamento che aveva per pochi mesi condiviso con Alice. Morì di overdose.
Quando lo seppellii sperai di seppellire con lui anche questa brutta storia, ma a quanto pare certi segreti non sono destinati a rimanere tali…”
Rimasi silenziosamente ad ascoltare il racconto di quel vecchio, poi mi alzai e strappai la foto che avevo ancora in mano.
Il signor Spada mi guardò stupito, poi capì e sorrise.
Lasciai quella casa e i misteri che la riguardavano, deciso a mettere la  parola fine su quella storia.

Da quel giorno non ho più rivisto Alice, ne la sua auto e per quanto ne so, nessun altro l’ho più rivista. 

martedì 22 agosto 2017

Leòn (1994)



Questo mese ho avuto poco tempo per seguire e soprattutto aggiornare il blog; già da qualche settimana è pronta la recensione per la Notte Horror dei blogger, ma poi tra impegni famigliari e meritate vacanze non ho avuto modo di mettermi al computer per scrivere altro, per cui, giusto per tenere viva la mia creatura, ripropongo una vecchia recensione...:




Al suo esordio hollywoodiano, Luc Besson dirige quello che è probabilmente il suo miglior film. "Léon" è un noir moderno, un film duro e tragico che racconta la storia di un amore impossibile, tra un sicario, e un ragazzina di dodici anni; lui è Léon (Jean Reno) un killer tanto spietato e preciso nel suo lavoro (la cui regola principale è "niente donne, niente bambini"), quanto ingenuo e di animo docile nella vita di tutti i giorni; lei è Mathilda (Natalie Portman), fuma sigarette di nascosto, odia la sua famiglia a parte il fratellino più piccolo al quale è molto affezionata, si dimostra piuttosto precoce e determinata a dispetto della giovane età.


Quando dei poliziotti corrotti le sterminano la famiglia, lei trova rifugio nell'appartamento di Léon, a cui chiede aiuto per vendicare la morte dell'amato fratellino. Inizialmente lui si rifiuta, ma in seguito, conquistato dalla determinatezza della bambina, la aiuta nel suo intento. Nel frattempo tra i due nasce un tenero rapporto di simbiosi in cui lui, le insegna i segreti del suo mestiere; lei invece, risveglia quell'umanità e quell'amore che l'uomo aveva da tempo soppresso. 


Il film si sviluppa così tra violente sparatorie e delicati momenti di serenità e giocosità, tra azione e buoni sentimenti, in un mix che funziona perfettamente, grazie ad un'ottima sceneggiatura e a degli interpreti superbi, a cui, oltre ai già citati Reno e Portman, va aggiunto un fantastico Gary Oldman, che qui interpreta la parte del poliziotto corrotto e drogato.


lunedì 31 luglio 2017

Nuoce gravemente alla salute


Alfio rideva mentre Sandro gli raccontava di quel corso motivazionale per smettere di fumare che aveva fatto l’inverno prima.
Erano sotto la tettoia dell’Irish Pub per ripararsi dalla leggera, ma fastidiosa pioggerella; entrambi con una Marlboro tra le labbra e una Tennent’s in mano.
“Non è servita ad un cazzo” ribadì sprezzante, l’amico “duemila euro buttati in fumo… letteralmente”
“Te l’avevo detto io” lo riprese Alfio
“Si, si…”
“E poi non capisco questa cosa che vuoi smettere di fumare…”
“Faccio sempre più fatica a fare le scale di casa, ho l’alito che definire pesante è un eufemismo e la pelle che puzza peggio di un posacenere… dai lo sanno anche i bambini che fumare fa male” rispose Sandro
“Palle!” lo interruppe Alfio “si, forse per la puzza hai ragione, ma per il resto sono tutte storie inventate dai non-fumatori e dai salutisti per romperci i coglioni”
Schiacciò la sigaretta nell’apposito contenitore colmo di sabbia, in mezzo a decine di altre cicche e subito se ne accese un’altra.
“Mio nonno ha fumato tutta la vita” continuò Alfio “è morto ad ottantotto anni cadendo dal tetto di casa mentre ripuliva la grondaia. Mio papà ha iniziato a fumare durante il servizio militare, ma tutte le domeniche si fa venti chilometri di corsa, senza problemi. Io ho iniziato a dodici anni, da quando ne ho diciassette  fumo un pacchetto al giorno e non ho mai avuto nessun fastidio”
Fece tutto quel discorso parlando più a se stesso che all’amico, che continuava ad ascoltarlo sorseggiando la sua birra, quasi a voler giustificare un vizio che sapeva comunque essere sbagliato.
“Ce ne facciamo un’altra?” chiese Sandro indicando la bottiglia vuota.
Alfio lo fissò confuso, ancora preso dai suoi pensieri. Poi, appena si schiarì le idee rispose:
“No è meglio di no, ho già bevuto troppo”
“Allora non sei così scapestrato come vuoi far sembrare” lo prese in giro l’amico
Entrambi risero a quella battuta, prima di salutarsi.
“Ci vediamo domani in pizzeria. Buonanotte”
“Buonanotte”
Mentre attraversava la strada, Alfio si esaminò le tasche in cerca delle chiavi dell’auto. Le trovò nella tasca anteriore dei pantaloni, ma estraendole fece cadere il pacchetto stropicciato con le ultime due sigarette.

Si accucciò per raccoglierlo e ancora una volta lesse quella dicitura che tanto odiava: NUOCE  GRAVEMENTE ALLA SALUTE. Quando, rialzandosi, si accorse dei fari della macchina in arrivo fu troppo tardi.





mercoledì 26 luglio 2017

Breakfast with Scot (2007)



Eric è un ex campione di hockey, ora affermato giornalista sportivo; Sam è un avvocato e da quattro anni vivono una relazione stabile, ma complicata dal fatto che Eric non vuole che nessuno, all'infuori degli amici più fidati, e in particolare al lavoro sappiano che lui è omosessuale.
Un giorno i due vengono a sapere che l'ex compagna del fratello di Sam è morta di overdose, lasciando solo il figlio undicenne Scot, nato da una precedente relazione. Il bambino dovrebbe essere affidato al patrigno, Billy, ma l'uomo si è trasferito in Sud America, e risulta irreperibile, così è Sam che per un certo periodo si deve occupare di Scot, con disappunto di Eric, che teme che il ragazzino possa destabilizzare il loro già difficile rapporto.



Quando il bambino arriva a casa, i due notano subito che questi è evidentemente effeminato e probabilmente gay, ma lui sembra vivere questa sua natura con tutta l'ingenuità  e spensieratezza dovuta alla giovane età. Scot porterà notevole scompiglio nella vita di Eric e Sam e quando il bambino avrà i primi scontri con i compagni di scuola, sarà proprio Eric ad aiutarlo, tentando però di convincere Scot ad uno stile di vita meno appariscente. A questo punto ricompare Billy, per portare con se il ragazzino, in Brasile, ma Ed e Sam si sono affezionati molto a Scot e cercheranno di tenerlo con loro. 



Breakfast with Scot, è una simpatica e tenera commedia a tinte drammatiche, che affronta sia la scottante questione delle famiglie di omosessuali e della possibilità che queste allevino un figlio; sia la problematica di come una persona, e un bambino in particolare, sia costretto dalla società ad adattarsi ad un ruolo che non sente suo. Scot è evidentemente effeminato e forse è realmente omosessuale, ma in ciò non c'è nulla di male, è la società che pensa che un maschietto non possa andare in giro truccato o indossando abiti femminili e per questo "violenta" la vera natura del ragazzo, costringendolo a essere ciò che non è (qualcosa di simile si era già visto nel bel film belga "La mia vita in rosa").




Inoltre con questo film si vuole mostrare che esistono altri tipi di famiglia, oltre a quella tradizionale e che troppo spesso viene indicata come l'unica che possa essere definita tale e che famiglia è dove c'è affetto e amore, e non semplicemente due persone di sesso diverso che vivono assieme.
Il film non è esente da difetti, ma gli stessi hanno la controparte positiva: se la storia risulta non particolarmente nuova (di commedie coni genitori che lottano per tenere con loro il figlio adottivo, dopo che è tornata la famiglia naturale ne abbiamo viste a bizzeffe), dall'altra parte c'è la novità di rendere il piccolo protagonista effeminato, andando così ad affrontare delicati argomenti sempre attuali e contemporaneamente rendendo la commedia un po' più frizzante.  



In alcuni momenti il film può sembrare eccessivamente buonista, ma non mancano nemmeno i momenti drammatici e commoventi. La pellicola tende a concentrarsi in particolare solo su due personaggi (Eric e Scot), lasciando gli altri in secondo piano, ma così vengono messi in luce i due punti focali del film che come ho già detto sono la famiglia e la ricerca della propria identità.
Insomma una simpatica commedia, con un piccolo protagonista divertentissimo, che non mancherà di far commuovere di far riflettere.

giovedì 20 luglio 2017

Visita all'inferno


Ripropongo un vecchio racconto, ancora un po' ingenuo in alcuni passaggi, soprattutto per il finale frettoloso, ma tutto sommato ne sono abbastanza soddisfatto...e prima di ricevere critiche ingiuriose, si ho avuto ispirazioni dylandoghiane...



Fausto Bonavita era stato mandato al diavolo diverse volte, ma non aveva mai pensato che un giorno ci sarebbe potuto finire realmente.
Tutto ebbe inizio quando Lubrano Saverio, un importante cliente della Hoffman Travel, la ditta per la quale lavorava Fausto, morì d’infarto durante una partita di squash. Qualche giorno dopo, una delle segretarie si accorse che mancava una firma su uno dei documenti che avrebbero permesso all’azienda di incassare svariati milioni di euro.
Fatto sta che la firma mancante fosse proprio quella del signor Lubrano, e poiché era lui che seguiva questo cliente, Fausto fu accusato della grave perdita.
“…o mi porta quella firma o si può considerare licenziato” tuonò il direttore
“Ma è impossibile, il signor Lubrano è morto…”
“Sono affari suoi e le va bene che non posso chiederle i danni per inefficienza”
Fausto uscì dall’ufficio con il morale sotto i tacchi senza mai staccare gli occhi dalla punta delle sue scarpe, eppure sentiva lo sguardo dei colleghi pesare su di lui.
Rimase due giorni a letto non sapendo come risolvere il suo problema; poi preso dalla disperazione decise che sarebbe andato nell’aldilà per far firmare il documento al suo cliente. Si recò da un celebre chiromante che scoprì che Lubrano Saverio era finito all’inferno, e grazie all’aiuto di un buon diavolo ottenne un lasciapassare per una giornata.
Il giorno seguente scese di buon’ora fino alle sponde dello Stige e si meravigliò di trovarlo ricco di pesci di ogni sorta. Un’enorme fuoribordo era ormeggiato lungo la riva destra del fiume e sul ponte di comando un uomo vestito di tutto punto sorseggiava pacificamente un whisky on the rocks. Quando lo vide arrivare, l’uomo saltò giù dall’imbarcazione e porgendogli la mano lo salutò calorosamente:
“Il signor Bonavita suppongo”
“Si, sono io…” balbettò Fausto
“Piacere, Caronte” ribadì il diavolo “Potrebbe per cortesia mostrarmi il lasciapassare, sa com’è, non si è mai troppo sicuri nella vita”
Sempre più confuso Faustò tirò fuori il documento dal portafoglio e lo porse a Caronte.
“Bene, possiamo andare” disse questi salendo a bordo.
Durante la navigazione Fausto notò che lungo le sponde dello Stige la vegetazione cresceva rigogliosa e che centinaia di animali vagavano in piena libertà.
“Non è poi così brutto come lo si dipinge, vero?” gli chiese Caronte che aveva notato la sua perplessità. Lui scosse la stessa e continuò a guardarsi attorno; in lontananza si vedeva sorgere una città e, almeno da quella distanza, non sembrava molto diversa da quelle che lui conosceva.
Poco dopo attraccarono al molo, dove ad attendere Fausto c’era un giovane alto coi capelli ben pettinati, seduto all’interno di una fiammante Lamborghini Diablo.
“Questo è Belfagor, sarà lui ad accompagnarti ora” disse Caronte indicando il collega “Ora io devo andare, ho appuntamento con un certo Dante” strinse energicamente la mano al mortale e ripartì sul suo fuoribordo.
Fausto salì sulla lussuosa auto sportiva da dove Belfagor lo stava osservando impaziente; non aveva ancora chiuso del tutto la portiera, che il diavolo partì a razzo inchiodandolo allo schienale.
Anche ora Fausto continuò a guardarsi attorno: strade, palazzi, negozi, bar, centri commerciali brulicanti di persone, tutto sembrava come se fosse ancora nel mondo dei vivi.
“Credevo fosse diverso” disse rivoltò alla sua guida
“Cosa…?”
“L’inferno, dico, credevo fosse diverso”
Belfagor esplose in una fragorosa risata: “Scommetto che credevi di trovare un luogo arido e deserto con lingue di fuoco che escono da baratri o profondi crepacci in cui i dannati vengono infilzati coi forconi da esseri dalle sembianze caprine…”
“Si, qualcosa di simile” ammise Fausto
“No, quella è roba antica, andava bene nel medioevo, ora ci siamo modernizzati pure noi. Anche questo che vedi, non è il nostro vero aspetto, ma in un periodo in cui ciò che conta sono la superficialità e l’apparenza, abbiamo deciso di adattarci ai tempi, inoltre se ci avessi visto nella nostra vera forma saresti sicuramente impazzito.”
“Ma le punizioni…?” chiese curioso l’uomo
“Oh, quelle sono rimaste, ma come tutto il resto ha subito qualche cambiamento, diciamo che ora sono più personalizzate”
L’auto accostò lungo il marciapiede:
“Vieni ti mostro qualcosa prima di proseguire” lo invitò il diavolo “Lo vedi quello?” chiese indicando un barbone.
Fausto annuì.
“Ebbene quella persona in vita ha sottratto denaro dall’azienda in cui era direttore e ha accusato del furto alcuni impiegati che sono stati licenziati, così mentre lui si arricchiva sempre di più, molta povera gente è finita sul lastrico. Ora qui continuerà a patire la fame per l’eternità subendo umiliazioni di ogni genere.”
I due entrarono poi in quello che sembrava un ufficio statale, dove un uomo stava correndo tutto trafelato da uno sportello ad un altro.
“E lui?” chiese Fausto
“Lui è stato un assenteista cronico, ora è costretto a girare di ufficio in ufficio inutilmente, senza venire a capo del suo problema.”
Usciti dall’edificio si diressero verso il parco; lì Belfagor gli mostrò un uomo in ginocchio accanto ad una fontanella. “Quest’uomo amava molto bere, e spesso si metteva al volante completamente ubriaco, l’ultima volta gli è stata fatale. Nell’incidente che lo ha portato qui, ha ucciso un’intera famiglia. Ora dovrà soffrire la sete in eterno e appena si avvicina a qualsiasi cosa possa dargli sollievo, questa si asciuga del tutto, fosse anche soltanto una fontanella di acqua”
Il cammino lì portò poi sino ad una lussuosissima villa.
“Qui c’è la persona che cerchi” disse Belfagor “Lui è uno dei peggiori. Quand’era in vita era un pedofilo e ora viene ripagato con la stessa moneta: i diavoli più lussuriosi dell’inferno lo usano per i loro piaceri più libidinosi”
Fausto si sentì improvvisamente nauseato; vedere tutti quegli uomini che da vivi erano stati la feccia dell’umanità lo disgustava, e anche se sapeva che ora stavano soffrendo, la cosa non lo consolava affatto. Tirò fuori il documento che avrebbe dovuto far firmare al signor Lubrano e lo strappò, poi rivolgendosi a Belfagor gli disse:
“Ora vorrei tornare a casa.”

Il diavolo gli sorrise e assieme si avviarono verso i cancelli infernali. 

lunedì 17 luglio 2017

Un mondo perfetto (1993)



In un mondo perfetto i bambini possono festeggiare Halloween, e il Natale, possono andare sulle montagne russe e mangiare chili di caramelle e zucchero filato, e soprattutto i bambini non vengono abbandonati dai padri, ma nel Texas del 1963, a pochi mesi dall'omicidio Kennedy le cose sono ben diverse e quando il presidente più amato dagli americani verrà assassinato, la gente si accorge che il mondo perfetto non esiste, non qui almeno.



Butch in carcere non doveva nemmeno starci, aveva passato qualche guaio, forse era un po' ribelle, ma nemmeno il peggiore; criminale lo è diventato in prigione, mettendo in dubbio anche la funzione correttiva degli istituti penitenziari. Decide così di fuggire per andare in Alaska, a trovare un padre che non ha mai conosciuto bene. Con lui ci sono il compagno di cella (lui si un vero "bad boy") e un ragazzino di otto anni, che i due sono stati costretti a prendere come ostaggio per garantirsi la fuga; presto però Butch si vede costretto a liberarsi del violento collega, continuando il viaggio solo con il piccolo Phillip.
Tra i due nasce subito una tenera amicizia, che diventa quasi un rapporto padre-figlio; in cui Butch riempie di consigli il bambino, perché si rispecchia in lui e vorrebbe che avesse un'infanzia felice, senza stupide limitazioni o proibizioni dovute ad un'assurda religione.



A inseguire la strana coppia, c'è un burbero Texas Ranger, responsabile dell'arresto di Butch quando questi era solo un ragazzo e un'affascinante e preparata criminologa, oltre a tutto lo staff del ranger Red Garnet e ad un antipatico agente dell'FBI.
Il viaggio "on the road", come spesso accade, ha valenza simbolica, qui è come una macchina del tempo, come dice lo stesso Butch a Phillip. Dietro di loro hanno il passato, dal quale stanno scappando, mentre avanti c'è l'Alaska, cioè il futuro, ma in mezzo c'è il presente ("goditi il presente" suggerisce l'uomo al suo piccolo compagno di viaggio).



E come spesso accade nei film di Eastwood, il finale è amaro, specchio che riflette il pessimismo del regista, e ritratto di una civiltà cinica, ben lontana da quell'idea di American Way of Life che aveva contribuito fino a quel momento a idealizzare il sogno americano; sogno dal quale la gente si sarebbe risvegliata un venerdì di fine novembre del 1963.



Cast in gran forma, dal "bandito" Kevin Costner, che ha dimostrato che con una solida sceneggiatura possa essere ancora un ottimo attore, a Clint Eastwood, che si ritagliato un ruolo su misura, passando per la sempre brava Laura Dern, in un ruolo tutt'altro che di contorno per finire con il piccolo T.J. Lowther, bravo ed espressivo, che suscita simpatia e tenerezza.