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martedì 29 ottobre 2019

I bambini del cielo (1997)

Alì, tornando a casa dal calzolaio, si fa rubare le scarpe di sua sorella Zohre. La loro famiglia è povera, la madre è malata e il padre lavora molte ore per un misero stipendio, per cui, per non venir sgridati e per non dare ulteriori preoccupazioni alla famiglia, i due bambini decidono che si divideranno le scarpe di Alì.




I bambini del cielo” è uno di quei rari film iraniani che è riuscito a vedere la luce anche al di fuori del proprio paese, vincendo anche l premio come miglior film al Festival Internazionale di Montreal. Il regista, Majid Majidi, si rifà chiaramente al cinema neorealista italiano, girando un film ad altezza di bambino, permettendoci così di vedere la realtà attraverso gli occhi dei due piccoli protagonisti. La macchina da presa segue così le scarpe, che diventano così le terze protagoniste della storia, attraverso le vie di una Teheran povera ed ancora arretrata, con la tecnica del pedinamento, particolarmente care a De Sica e Zavattini.





Il film è dunque una sorta di denuncia contro la società iraniana contemporanea, in cui le differenze sociali sono enormi (basti vedere le sequenze in cui Alì e suo padre vanno in cerca di lavoro nei quartieri ricchi della città). Alì e Zohre, sono così costretti a fare la staffetta con le sole scarpe del bambino, ma mantenere il segreto è difficile, perché Zohre con quelle scarpe troppo grandi, che rischia anche di perdere, si sente a disagio, lei vorrebbe le sue scarpe da femminuccia. Poi quando è il turno di Alì di indossarle, il ragazzino arriva sempre in ritardo a scuola, rischiando più volte di venire punito.




Majid Majidi tuttavia, usa una mano piuttosto leggera nel raccontarci la storia dei due bambini, donando al film un tocco fin troppo edulcorato, in cui non risulta esser ci nessun personaggio totalmente negativo e in cui non si raggiunge un vero e proprio climax nemmeno nel finale, che nonostante potrebbe risultare beffardo, viene anticipato da una breve sequenza, che assicura l’happy end, abbassando così il potenziale critico del film. Malgrado ciò, la forza maggiore della pellicola, è la poetica di cui traspare, dalla prima all’ultima scena, grazie soprattutto ai due piccoli protagonisti non professionisti, capaci di un espressività e di un intensità emotiva, che non possono non commuovere.



In questo senso, acquistano maggior forza, sia la sequenza della gara di corsa, in cui Alì, quando si vede disonestamente ostacolato, andrà oltre le proprie forze, vincendo la gara, ma perdendo l’occasione di vincere un paio di scarpe nuove, sia nel finale vero e proprio, quando vediamo il bambino sconsolato, dare riposo ai piedi distrutti dalla faticosa corsa, mettendoli nella fontana del cortile, consolato solo dai pesci rossi, che sembrano volersi prendere cura dei piedi del ragazzino. In sostanza un film che sarebbe potuto essere più incisivo, ma dalla bellissima poetica, e che dovrebbe essere mostrato nelle nostre scuole, ma non soltanto, per farci rendere conto, quali sono i veri valori della vita, altro che l’ultimo modello di I-pod…

domenica 28 ottobre 2018

Pelle alla conquista del mondo (1987)

Alcuni impegni mi tengono lontano dal blog, per cui, ecco rispolverata un'altra vecchia recensione:

Lasse è un uomo anziano ed è costretto a emigrare dalla natia Svezia, fino in Danimarca a cercare lavoro e fortuna.
Assieme a lui c'è il figlio undicenne Pelle, avuto in tarda età. Il viaggio è lungo e all'arrivo le cose si dimostrano subito difficili. Fin dall'inizio è molto chiaro il carattere di Lasse, uomo buono e generoso, che ama teneramente il figlio, ma debole di carattere, che parla tanto, ma agisce poco
"Non bisogna accettare la prima offerta" ripete al figlio, riferendosi al lavoro, ma alla fine si vede costretto ad accettare la prima (e unica) offerta che riceve.



Pelle invece all'apparenza timido e dall'aria sempre impaurita, con il passare del tempo si rivela essere di carattere indomito.
All'inizio però sono costretti a subire molte umiliazioni, soprattutto da parte dell'aiuto fattore.
Tuttavia, la speranza di una vita migliore, da la forza ad entrambi di sopportare fatica e mortificazioni.
Veniamo così a conoscenza del microcosmo della fattoria dove padre e figlio lavorano, tutto visto attraverso gli occhi curiosi del piccolo Pelle.



C'è Erik, un altro lavoratore svedese (mal visto dal fattore che lo crede solo un sovversivo), che fa amicizia con Pelle e che gli fa nascere la voglia di andarsene in America (o in Cina), c'è la giovane fantesca che innamoratasi (ricambiata) dal figlio di un benestante locale, annega il figlio nato da quel rapporto per non compromettere il ragazzo, c'è il padrone incallito donnaiolo, che arriva addirittura ad insidiare la giovane nipote che era venuta a passare un periodo di vacanza dagli zii, e dunque una notte subisce la vendetta della moglie, che più non sopportava le sue continue scappatelle.



Con il passare delle stagioni, Pelle oltre a lavorare, inizia a frequentare la scuola, dove subisce altre prese in giro e umiliazioni, da parte dei compagni, mentre Lasse è alla ricerca di una moglie per dare una vita migliore al flui e al figlio (e magari per avere una tazza di caffè a letto).
Quando finalmente sembra averla trovata, un imprevisto fa precipitare le cose, e l'uomo comincia a bere.
A quel punto Pelle decide che è venuto il momento di abbandonare quella sconfortante vita, anche se gli era stata promessa una promozione sul lavoro, e di partire per il Nuovo Mondo. Tuttavia Lasse si sente troppo vecchio e stanco per affrontare un nuovo viaggio, così padre e figlio si devono separare. Pelle, ormai maturo e cresciuto, prende il coraggio a due mani, saluta il padre e parte alla scoperta della sua nuova vita.
 


August dirige una piccola epopea che ci racconta la povertà di inizio secolo (1900) vista attraverso gli occhi di un ragazzino. La storia si base sul primo di quattro volumi dell'omonimo romanzo scritto da M.A. Nexo ed ha avuto già una trasposizione cinematografica, l'anno prima.
Certo nel film non tutto funziona sempre a meglio, a volte sembra eccessivamente prolisso, e secondo alcuni critici è troppo accademico. Invece a me è piaciuto quel taglio da romanzo di formazione, mi sono piaciuti gli sguardi naturalistici del regista (molto bella la fotografia) e il disegno dei personaggi.



Il film mi pare strizzare l'occhio, in parte a romanzi quali Oliver Twist, ma da un certo punto di vista, anche alla letteratura verista di Verga.
Nonostante non abbia la fluidità di altri film nordici del periodo, "Pelle alla conquista del mondo" è un film che non può lasciare indifferenti, e che riesce anche ad affascinare, grazie soprattutto al suo coraggioso protagonista.
Bravissimi i due interpreti principali: Max Von Sydow nel ruolo del padre e Pelle Hvenegaard, in quello di Pelle, così chiamato dalla madre, proprio perché appassionata del romanzo.

mercoledì 8 marzo 2017

Anche per te (dedicato a tutte le donne)

8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne; quale che sia il motivo che ha portato alla nascita di tale ricorrenza, ho pensato di celebrarla qui, ricordando dieci film in cui la figura femminile assume ruolo fondamentale e di spicco. Fortunatamente, nella storia del cinema, i film che trattano storie di donne, sono molteplici; io ne ho scelte dieci a caso, sicuramente ce ne saranno di più importanti e di fatti meglio, ma ho cercato di raccontare la donna nella sua completezza e in varie sfaccettature: donne bambine e donne adulte, lavoratrici, mamme, donne sfruttate e donne forti, donne che amano uomini e donne  che amano donne...

The Help: A Jackson, nel Mississippi degli anni Sessanta, sono ancora forti le discriminazioni razziali di cui sono vittima soprattutto le donne di colore che lavorano come cameriere e bambinaie nelle case delle ricche famiglie locali. A raccontare le loro storie è Eugenia "Skeeter" Phelan, una ragazza bianca, cresciuta proprio da una di queste donne, che sogna di diventare scrittrice.
Film che racconta una brutta pagina di storia contemporanea, ma seppur denunciando con forza quanto accadeva, non manca di qualche tocco di leggerezza e di umorismo. Cast eccezionale che ha portato all'Oscar come miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer.



Quelle due: Karen e Martha sono due insegnanti che dirigono una scuola privata femminile. Un giorno, una ragazzina, dopo essere stata messa in punizione, inventa una relazione omosessuale tra le due donne. La piccola comunità condanna subito le due insegnanti, costringendole a chiudere l'istituto. Quando ormai le cose sono precipitate, la bambina confesserà di essersi inventata tutto, ma ormai la vita di Karen e Martha è rovinata, inoltre, prima del drammatico finale, quest'ultima si confiderà con l'amica raccontandole di essere effettivamente innamorata di lei.
Film forte, soprattutto per l'aspetto sessuale della storia, dato che in quegli anni era complicato raccontare storie di omosessualità, anche solo con accenni velati. Tuttavia Wyler, (di cui questo è un remake di un suo stesso film) fa un buon lavoro, grazie anche ad un cast stellare in gran forma. In particolare spiccano le due attrici protagoniste, Audrey Hepburn e Shirley MacLaine.



Stella: Stella è una bambina di undici anni che vive nella banlieue parigina. I suoi genitori sono proprietari di un bar frequentato soprattutto da disadattati e alcolizzati, Quando la ragazzina inizia a frequentare la prima media di un istituto borghese, comincia ad avvertire le differenze con i suoi nuovi compagni; inoltre sente che le manca qualcosa, perché pur conoscendo un sacco di giochi con le carte, di notizie sul calcio e sui "fatti della vita", a scuola non va' molto bene. Sarà l'amicizia con una sua compagna di classe, figlia di intellettuali argentini, a spingere a migliorarsi e a desiderare una vita migliore.
Bel film, delicato, da noi passato quasi inosservato, che richiama sia il cinema di Truffaut, come quello de "I quattrocento colpi" e "Gli anni in tasca", sia le opere dei fratelli Dardenne per lo stile con cui e girato. Una bella storia, che non manca di qualche momento forte, ma con un finale edificante.



Una donna in carriera: Tess McGill è una giovane segretaria di grandi ambizioni, sogna infatti di sfondare nell'alta finanza. Dopo aver cambiato numerosi posti di lavoro, a causa del suo carattere poco remissivo, Tess arriva allo studio di Katharine Parker una delle più importanti dirigenti agenti borsistiche della città. La donna si dimostra però, fin da subito, capricciosa e dispotica nei confronti della nuova segretaria e quando questa le parlerà di un suo progetto finanziario, farà finta di non trovarlo interessante per poi appropriarsene di nascosto. Tess riuscirà ad avere la sua rivincita quando il suo capo resterà bloccata a letto per un incidente di sci e ne prenderà il posto, anche nel cuore del suo amante.
Graffiante e divertente commedia, diretta con brio e ben recitata dai tre protagonisti principali, Melanie Griffith, Sigourney Weaver ed Harrison Ford




Nausicaa della valle del vento: In un mondo post apocalittico, una foresta tossica ha ricoperto la quasi totalità del pianeta. Quando sembra che un nuovo conflitto stia per sconvolgere quel che rimane della terra, sarà la Principessa Nausicaa del regno della Valle del Vento, una delle poche zone ancora abitate dall'uomo, a intervenire e a lottare per riportare la pace e la serenità tra l'umanità e la Terra.
Film d'animazione-fantasy, ma come in (quasi) tutte le opere del Maestro Miyazaki, la figura femminile è al centro della storia e si rivela fondamentale per portare al riflessivo, ma positivo finale.



Lilja 4-ever: Lilja ha sedici anni e vive con la madre e il compagno di lei in una cittadina dell'ex unione sovietica, ma in procinto di partire per gli Stati Uniti in cerca di una vita migliore. Al momento della partenza, la madre le dice che lei potrà raggiungerli solo in seguito e nel frattempo avrebbe dovuto vivere con un anziana zia. La donna però, non prova affetto per la ragazzina e la caccia di casa, costringendola a vivere in un piccolo e sporco appartamento. Inoltre una compagna di classe farà passare Lilja per una prostituta, così la ragazza si troverà sempre più sola. Al suo fianco resta solo un ragazzino più giovane, innamorato di lei. Un giorno Lilja conosce un ragazzo che la tratta con dolcezza e decide di andare a vivere con lui in Svezia. Qui lui rivelerà le sue vere intenzioni e costringerà la ragazzina a prostituirsi davvero. Sempre più sola e umiliata, Lilja deciderà di togliersi la vita.
Terzo film dello svedese Moodysson che in questo caso racconta una storia drammatica, senza happy end, puntando il dito contro il mondo della prostituzione minorile, prendendo spunto da una vicenda realmente accaduta. Film di denuncia, forte e che non può lasciare indifferenti.



Thelma & Luoise: Thelma e Louise sono due amiche, una casalinga l'altra cameriera che decidono di partire per un weekend in montagna, senza però avvertire i rispettivi compagni. Durante una sosta in un locale western, Thelma subisce un tentativo di violenza e Louise, accorsa in suo aiuto, uccide l'uomo con un colpo di pistola. A questo punto le due donne decidono di fuggire in Messico, inseguite dalla polizia, fino al drammatico finale.
On the road al femminile che racconta la storia di due donne determinate a non essere vittime e che cercano riscatto dalle loro vite insoddisfacenti, spesso vittime di abusi da parte degli uomini, che in questo film sono quasi tutti figure negative.
Ottimo cast, ottima regia e finale che ha fatto storia nel cinema.



La pazza gioia: Beatrice e Donatella sono due ospiti di un istituto femminile di correzione mentale. Un giorno, stanche delle restrizioni a cui sono sottoposte, decidono di fuggire, in cerca di avventura in quel pazzo posto che è il mondo esterno. Le due diventano così amiche e insieme riusciranno ad affrontare i propri fantasmi del passato.
Virzì dirige il suo "Thelma & Louise" con uno spirito tipico italiano, in una commedia divertente, ma con tanti spunti di riflessione, un po' fiaba e un po' cronaca. Bravissime le due protagoniste.



...E ora parliamo di Kevin: Eva è costretta a mettere da parte la sua vita professionale e tutte le sue ambizioni quando rimane incinta. Quando nasce il bambino, la donna si dimostra subito distaccata e anaffettiva, cosa di cui Kevin risente e di conseguenza si comportasi in maniera aggressiva, soprattutto nei suoi confronti, fino a quando, da adolescente compirà un gesto irreparabile. A questo punto, additata dalla comunità come colpevole, Eva comincia a interrogarsi sulla sua reale responsabilità nel rapporto con il figlio e cercherà di ricostruire il legame da troppo tempo perduto.
Film duro, in cui la figura femminile e della madre viene messo in discussione. Non tutte le donne sono portate per essere mamme, ma in questo film la protagonista cerca una sorta di redenzione, riavvicinandosi al figlio colpevole di una terribile strage.



Fucking Amal - Il coraggio di amare: Agnes ed Elin sono due quindicenni che vivono ad Amal, una triste e anonima cittadina svedese. La prima è una ragazzina solitaria, che non riesce a farsi amici ed è segretamente innamorata di Elin, cosa di cui riesce a parlare solo attraverso le poesie che scrive al computer. Elin invece è una delle ragazze più desiderate della scuola, ma solo all'apparenza sicura di se e in realtà annoiata dai suoi coetanei e impaurita dal futuro. Dopo un inizio difficile, le due ragazze diventeranno intime amiche e anche Elin si scoprirà innamorata di Agnes.
Bella storia d'amore adolescenziale, raccontata con la libertà che solo i Paesi nordici riescono a mettere anche in vicende che toccano il difficile tema della sessualità e omosessualità in età giovanile, ma anche sul male di vivere tipico di quell'età, fortunatamente con un finale positivo.





lunedì 14 dicembre 2015

Le dieci peggiori frasi da sentirsi dire

Questo post ha un intento ironico; cercare di sorridere su situazioni difficili o quanto meno imbarazzanti, perciò non prendetelo troppo sul serio, cercate piuttosto di vedere il lato satirico della cosa.
Naturalmente, nell'elencare le dieci peggiori frasi che ci possa sentir dire, ho tralasciato veri problemi, sui quali non è bello scherzare.
La classifica è in ordine inverso, cioè dalla frase meno "brutta" per finire con la più "cattiva":

10. "Le faremo sapere..." (Quante volte ce la siamo sentita dire...ad un colloquio di lavoro, ad provino per uno spettacolo, all'audizione per entrare in una band...Oramai non ci si fa più caso, ma tutti sappiamo che il novanta per cento delle volta che ci viene detta, poi la risposta sarà sempre negativa.)

09. "Patente e libretto, prego!" (Magari poi non succede nulla, ma tu nel tuo sai già che se hai trovato il poliziotto stronzo, il carabiniere fiscale o il vigile che vuole rimpinguare le casse del comune, non hai scampo, basta una lampadina leggermente bruciacchiata o lo specchietto inclinato male per assicurarti una multa e la detrazione dei punti patente.)

08. "Serve la fattura?" (Che a dirtela sia il meccanico, l'idraulico o il dentista poco cambia, Tu sai già che il prezzo dell'operazione sarà da debito pubblico. Di qui il dilemma morale se essere partecipe di una truffa, che farebbe felice li tuo creditore; dilemma che di solito dura meno di un battito di ciglia. Nonostante ciò, lo sconto che ti verrà offerto non eviterà di farti piangere quando aprirai il portafoglio.)

07. "E' finita la carta igienica..." (Tu sei lì, seduto tranquillamente, hai appena finito di liberarti dei residui delle cene di Natale, Santo Stefano e Capodanno, dopo aver completato le parole crociate a schema libero difficili della Settimana Enigmistica e cerchi il rotolo nel suo supporto, ma la mano non afferra niente. Dopo un secondo di panico chiedi aiuto ai tuoi famigliari, ma loro ti urlano che l'oggetto del desiderio è al momento esaurito. A quel punto non ti resta che decidere se sporcarti la mano, le mutande, o intasare lo scarico con le pagine del Quesito con la Susi.)

06. "Cielo, mio marito" (La frase può essere coniugata anche al femminile, e può sembrare uno sketch da cinepanettone di Boldi e De Sica, ma trovarsi in questa situazione è tutt'altro che divertente; anche se pure i cinepanettoni non lo sono. Dover fuggire da una situazione compromettente e potenzialmente dannosa per i vostri connotati, vi farà rimpiangere le partite a calcetto con gli amici con temperature siberiane.)

05. "Hai una matita in tasca?" (Anche questa può sembrare una pessima battuta da commedia studentesca, ma in realtà è in grado di ferire l'orgoglio di qualsiasi maschio dai dodici anni in su.
Qualsiasi siano le dimensioni reali dell'attrezzo, per il suo proprietario sarà sempre lungo e grosso e paragonarlo ad un mezzo lapis è ferire la virilità del soggetto in questione. Piuttosto ditegli che la sua squadra del cuore fa schifo.)

04. "Era l'ultima birra." (Finalmente è sabato sera, dopo una settimana lavorativa in cui il vostro capo vi ha fatto fare gli straordinari sugli straordinari, e un pomeriggio passato in giro per negozio con la vostra compagna, che sì è provata dozzine di vestiti e un numero infinito di paia di scarpe, ecco ora è il vostro momento; seduti in mutande in poltrona a guardare la partita o il vostro film di Van Damme preferito, sorseggiate dell'ottima birra ghiacciata, ma quando vi alzate per prenderne un'altra, ecco che lei vi stronca ricordandovi che quella era l'ultima.)

03. "Occupato!" (C'è poco da fare, quando scappa, scappa, ma ci sono momenti in cui trovare un bagno è di vitale importanza e se lo trovi occupato inizia una sofferenza degna del peggiore dei gironi infernali. Non è come quando sei bambino, che se anche la fai in un angolo al massimo ti prendi uno scappellotto; se provi a farlo da adulto rischi una denuncia per atti osceni, per cui ti ritrovi a fare la danza della pioggia, sperando che la pioggia non sia quella nei tuoi pantaloni. Se poi quello che ti scappa è roba grossa, è meglio che fai testamento.)

02. "Il codice non è valido." (Se la frase proviene da uno sportello bancomat dopo il terzo tentativo di inserire il codice di sicurezza che non ricordi perché l'hai scelto più complicato della successione di Fibonacci per renderlo impossibile da identificare da eventuali rapinatori, allora improperi ed eresie fioccheranno come multe in un giorno di mercato. E se pure il prete ti sentisse, capendo il problema si unirebbe a te nell'inventare nuove imprecazioni.)

01. "Dobbiamo parlare..." (In qualsiasi delle sue varianti, quando un uomo si sente dire questa frase dalla sua donna, sa che non c'è più niente da fare. Colpevole? Innocente? Non cambia nulla. Sei sempre stato bravo, romantico, gentile, rispettoso? Non cambia nulla. Quando lei ti dice quella frase si è già messa in testa che qualcosa non va, per cui, se va bene, ti devi sorbire una serie di idee per ravvivare il vostro rapporto, se va male è finita, sei storia. E anche se ti tappi le orecchie per non sentire quell'orribile frasi, ormai sarà troppo tardi. Lei ha deciso.)


mercoledì 1 luglio 2015

Dieci buoni motivi per essere misantropi



Anche senza scomodare motivi gravi quali guerre, violenza e politica, ogni giorno i motivi per scegliere di essere misantropi sono centinaia, qui ne ho raccolti una decina che riguardano il mio punto di vista:
  1. Trovarmi incastrato tra le possibilità e i mezzi dell'azienda e le richieste giuste, ma a volte incompatibili dei clienti.
  2. Gli operatori telefonici, che ti disturbano a qualsiasi ora del giorno e soprattutto quando stai riposando dopo una difficile giornata lavorativa
  3. I clienti che non sanno aspettare il loro turno, che vengono ad assillarmi che non le loro richieste mentre sono occupato con altre persone o al telefono
  4. Quelli che per strada se la prendono comoda, non perché vogliono rispettare i limiti (ma vale anche per i pedoni che attraversano), o non conoscono la zona, ma perché loro, non hanno fretta
  5. Gli insegnanti che accompagnano gli studenti in gita scolastica e poi vanno a letto a mezzanotte, lasciando i giovani a disturbare e far danni, se tutto va bene, o a farsi del male, nei casi peggiori (senza considerare quelli che si ubriacano e fanno casino con i ragazzi)
  6. I ciclisti che evitano in tutti i modi la pista ciclabile, anche se questa è solo dalla parte opposta di una piccola strada e non di una superstrada. E magari sono genitori con bimbi sul sellino
  7. I clienti che credono che l'hotel deve girare attorno a loro e gli altri clienti devono stare alle loro pretese, solo perché hanno pagato e allora devono avere (esser serviti per primi, silenzio perfetto alle 21.30, cena anche a mezzanotte...)
  8. Gli habitué che, in quanto tali, credono di aver diritto a trattamenti di favore. Spesso anche quelli più tranquilli riescono a spingersi troppo oltre.
  9. Quei commercianti che quando vai a servirti da loro sembra che siano loro fa farti un favore...Non pretendo il tappeto rosso, ma un attimo di cortesia professionale si...
  10. I fruitori occasionali di cinema, quelli che in sala parlano, ridono sguaiatamente, o usano il cellulare come se niente fosse
Per chi prendesse questo post troppo sul serio, avviso che il mio intento era ironico...Ho usato un iperbole per sorridere un po' su piccoli fastidi quotidiani.


Il Misantropo (1568) - Pieter Bruegel il vecchio

lunedì 17 novembre 2014

L'uomo senza sonno

Lavorare di notte non è facile, nemmeno qui dove lavoro io, dove dopo una certa ora, c'è poco o nulla da fare...La notte è fatta per dormire e sconvolgere così, i "normali" ritmi del corpo, non è per niente salutare. Io faccio questo lavoro da quasi quattordici anni, e ho praticamente sempre lavorato di notte, perciò dopo tanto tempo, ho il cervello che ha cominciato a dare i numeri, sono sempre stanco, l'appetito è diminuito (già prima non ero un mangione, ma comunque facevo dei pasti più equilibrati)..
Anche quando sono a casa, ormai ho preso l'abitudine ad addormentarmi solo di mattina, per cui poi non mi alzo prima di mezzogiorno; stranamente riesco ad avere un normale ritmo di sonno, solo quando dormo fuori casa...
La gente è convinta che io qui possa mettermi a sonnecchiare quando voglio, ma non è così, può sempre capitare che arrivi un cliente a tarda notte, o una telefonata, o che da una camera mi si chieda di risolvere un problema; non posso farmi trovare impreparato o che sto dormendo...
Non nego che in alcune situazioni, tipo se non sto molto bene, o se particolarmente stanco, mi sia concesso dieci minuti con gli occhi chiusi e la testa appoggiata sulla spalliera del divano, ma capita rarissimamente...
Dato il periodo difficile, per ora mi tengo stretto questo posto, ma spero prima o poi di trovare altro, perché questo turno mi sta logorando e prima o poi rischio di fare la fine di Trevor Reznik o di Jack Torrance...e in questo caso, spero per voi di non incrociarmi per strada :)