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venerdì 23 febbraio 2018

Riflessi sulla pelle (1990)

Piccolo film, poco conosciuto, ma che racconta tante cose e lo fa molto bene.E' un film sulla perdita dell'innocenza, sull'abbandono dell'infanzia, sui mali del mondo e sulle paure dell'uomo. Pur svolgendosi praticamente tutto, sotto la luce accecante del sole nella campagna canadese, il film, per le tematiche che tocca, risulta inquietante e disturbante (non a caso questa pellicola viene associata ad alcuni lavori di David Lynch).



Il periodo è quello della seconda guerra mondiale e all'inizio vediamo Seth giocare con gli amici, tirando un brutto scherzo alla vedova del villaggio, facendole esplodere in pieno viso una grossa rana (il ragazzino e i suoi amici sono affascinati dai riflessi sulla squamosa pelle del grosso anfibio), a cui aveva gonfiato l'intestino.



Interessante è la combinazione del nome del ragazzino: Seth è legato alla mitologia egiziana come divinità dei morti, ma anche dio della guerra e della forza bruta, tutte tematiche che si ritrovano anche nel film. Dove (il cognome del bambino), in inglesi significa colomba, nell'iconografia cristiana, legata alla innocenza e alla purezza. Questi due aspetti, rispecchiano effettivamente la personalità del piccolo protagonista, che assiste all'evolversi degli eventi nella sua vita, con fredda indifferenza, come se tutto ciò per lui fosse "normale".



L'ingenuità di Seth, emerge quando, in seguito ai racconti del padre, crede di identificare nella vedova, un vampiro; così quando il fratello più grande, tornato dalla guerra e probabilmente, dalle isole dove si tenevano esperimenti nucleari (e qui c'è un altro riferimento al titolo, cioè i riflessi che le radiazioni hanno sui corpi dei bambini giapponesi) si innamora della donna, lui farà di tutto per tenerlo distante da lei. In realtà i segni che il bambino vede manifestarsi nel fratello (perdita dei capelli, gengive sanguinanti, dimagrimento...) e che lui crede essere dovuti ai morsi della vampira, altro non sono che le reazioni alle esposizioni nucleari.



Tutto ciò, mentre per il piccolo paese si aggira, all'interno di una grossa macchina nera (evidente simbolo del male) un gruppo di pedofili assassini. Ma quando verrà ritrovato il corpo di uno degli amichetti di Seth, lo sceriffo accuserà il padre del bambino, che tempo prima era stato sorpreso mentre aveva una relazione con un diciassettenne. In realtà l'uomo è omosessuale e si è sposato solo per far tacere le dicerie sul suo conto, ma questa nuova accusa ingiusta lo costringerà al suicidio, dandosi fuoco assieme alla pompo di benzina, e qui ancora una volta c'è un riferimento al titolo quando la vedova fa riferimento ai riflessi delle fiamme.



Un'altra chiave di lettura potrebbe essere invece quella della superficialità delle apparenze, dunque come i protagonisti si soffermino solo alla superficie delle cose, alla pelle per l'appunto: Seth crede che la vedova sia una vampira, la sceriffo accusa ingiustamente il padre del bambino, e suo fratello si sofferma sul fascino dei riflessi sui volti dei bambini giapponesi, causati dalla bomba...Alla fine però, l'unico a crescere, e a capire che le cose sono più profonde di quello che appaiono, è proprio Seth, che non troverà altra soluzione che urlare al cielo, la propria rabbia e la propria impotenza.

mercoledì 26 luglio 2017

Breakfast with Scot (2007)



Eric è un ex campione di hockey, ora affermato giornalista sportivo; Sam è un avvocato e da quattro anni vivono una relazione stabile, ma complicata dal fatto che Eric non vuole che nessuno, all'infuori degli amici più fidati, e in particolare al lavoro sappiano che lui è omosessuale.
Un giorno i due vengono a sapere che l'ex compagna del fratello di Sam è morta di overdose, lasciando solo il figlio undicenne Scot, nato da una precedente relazione. Il bambino dovrebbe essere affidato al patrigno, Billy, ma l'uomo si è trasferito in Sud America, e risulta irreperibile, così è Sam che per un certo periodo si deve occupare di Scot, con disappunto di Eric, che teme che il ragazzino possa destabilizzare il loro già difficile rapporto.



Quando il bambino arriva a casa, i due notano subito che questi è evidentemente effeminato e probabilmente gay, ma lui sembra vivere questa sua natura con tutta l'ingenuità  e spensieratezza dovuta alla giovane età. Scot porterà notevole scompiglio nella vita di Eric e Sam e quando il bambino avrà i primi scontri con i compagni di scuola, sarà proprio Eric ad aiutarlo, tentando però di convincere Scot ad uno stile di vita meno appariscente. A questo punto ricompare Billy, per portare con se il ragazzino, in Brasile, ma Ed e Sam si sono affezionati molto a Scot e cercheranno di tenerlo con loro. 



Breakfast with Scot, è una simpatica e tenera commedia a tinte drammatiche, che affronta sia la scottante questione delle famiglie di omosessuali e della possibilità che queste allevino un figlio; sia la problematica di come una persona, e un bambino in particolare, sia costretto dalla società ad adattarsi ad un ruolo che non sente suo. Scot è evidentemente effeminato e forse è realmente omosessuale, ma in ciò non c'è nulla di male, è la società che pensa che un maschietto non possa andare in giro truccato o indossando abiti femminili e per questo "violenta" la vera natura del ragazzo, costringendolo a essere ciò che non è (qualcosa di simile si era già visto nel bel film belga "La mia vita in rosa").




Inoltre con questo film si vuole mostrare che esistono altri tipi di famiglia, oltre a quella tradizionale e che troppo spesso viene indicata come l'unica che possa essere definita tale e che famiglia è dove c'è affetto e amore, e non semplicemente due persone di sesso diverso che vivono assieme.
Il film non è esente da difetti, ma gli stessi hanno la controparte positiva: se la storia risulta non particolarmente nuova (di commedie coni genitori che lottano per tenere con loro il figlio adottivo, dopo che è tornata la famiglia naturale ne abbiamo viste a bizzeffe), dall'altra parte c'è la novità di rendere il piccolo protagonista effeminato, andando così ad affrontare delicati argomenti sempre attuali e contemporaneamente rendendo la commedia un po' più frizzante.  



In alcuni momenti il film può sembrare eccessivamente buonista, ma non mancano nemmeno i momenti drammatici e commoventi. La pellicola tende a concentrarsi in particolare solo su due personaggi (Eric e Scot), lasciando gli altri in secondo piano, ma così vengono messi in luce i due punti focali del film che come ho già detto sono la famiglia e la ricerca della propria identità.
Insomma una simpatica commedia, con un piccolo protagonista divertentissimo, che non mancherà di far commuovere di far riflettere.

venerdì 23 giugno 2017

La vita di Adèle



Adele è un’adolescente come tante, con una famiglia che le vuole bene e un bel gruppo di amiche, a scuola non va né bene né male e la sua vita scorre tranquilla fino a quando un giorno per strada incrocia una strana ragazza dai capelli blu. Da quel momento non fa che pensare a lei, la sogna di notte e si masturba pensando a quel fuggevole incontro.



Spaventata da questa nuova realtà decide di andare a letto con un suo compagno innamorato di lei, quasi ad esorcizzare la paura, della presa di coscienza di qualcosa che ormai le è chiaro. Il rapporto con il ragazzo si interrompe presto, e grazie ad un suo compagno omosessuale, Adele riesce ad incontrare la misteriosa ragazza, ad un locale per gay. Un po’ alla volta quella che è una semplice amicizia, si trasforma in una intensa e travolgente storia d’amore. Purtroppo, però, tra Adele ed Emma le cose in comune finisco alla reciproca attrazione fisica, Emma che è più grande vorrebbe che Adele inseguisse i suoi sogni di scrittrice, che facesse qualcosa di importante e che non si limitasse a vivere di quel poco che ha. Adele invece, è una ragazza semplice, è contenta di fare la maestra in una scuola materna, perché ama i bambini, le piace cucinare e fare una vita tranquilla; non chiede altro se non l’affetto della sua amata.



Inoltre Emma è un’artista, che vive in un mondo fatto di gente “colta”, che parla di pittura e filosofia con nonchalance, ed Adele si sente esclusa e spesso messa in disparte dalla stessa Emma. Il rapporto così si deteriora un po’ alla volta, fino a quando, in seguito ad un presunto tradimento, Emma caccia di casa Adele, in malo modo, che in tutti modi cerca di farsi perdonare; infine disperata, lascia la casa della persona amata. Non è facile per lei, il ricordo di Emma è costante e solo il lavoro con i bambini, le da qualche momento di serenità.
Dopo qualche anno le due ragazze, si incontrano in un bar, e se Adele spera in una riconciliazione, Emma pur sentendosi ancora fortemente legata all’ex amante, non ha intenzione di tornare indietro.
L’ultimo incontro è ad un vernissage di Emma, ormai affermata artista, che in molti suo quadri ha usato Adele come soggetto. Qui però la ragazza capisce di non poter far più parte di quel mondo e seppure ferita, perché ha capito di aver perso per sempre Emma, lascia la mostra diretta verso la sua nuova vita.



La regia di Kechiche è travolgente, come lo è il rapporto tra le due ragazze, è una regia piena, fatta di primi piani di affanni e respiri, con la camera che indugia in particolari, senza però mai cadere nella volgarità, anzi spesso donando un qualcosa di autentica ingenuità, come quando si sofferma a inquadrare Adele che mangia gli spaghetti. Tutto ciò ci porta a entrare in contatto emotivo con le due protagoniste e in particolare con Adele, i cui sguardi, ora accesi di autentica passione, ora smarriti nell’abbandono, non lasciano dubbi sui sentimenti della ragazza. In questo modo, le esplicite scene di sesso, assumono connotati più vitali, e che vanno al di là della messa in scena di un atto amoroso, per quanto “estremo”, ma che servono a farci scivolare ancora più in profondità nel legame tra le due ragazze e in particolare nei sentimenti di Adele. Come detto le due protagoniste hanno caratteri completamente diversi e provengono da realtà completamente diverse: Adele è ingenua, alle sue prime esperienze amorose, e semplice che non chiede molto, se non di essere amata; il successo non le interessa, per lei la vita è una bella famiglia felice. 



Emma no, Emma è un artista, circondata da amici intellettuali e un po’ snob, che ambisce a diventare famosa e per questo spinge Adele a sviluppare le sue qualità di scrittrice. Due caratteri così non sono destinati a restare a lungo assieme, tant’è che nella scena in cui Emma caccia Adele, ci ho visto un bel po’ di malizia in questo suo atteggiamento, nel suo rifiuto di perdonare un presunto (dato che non ci è mai stato mostrato) tradimento; anche perché all’inizio della loro storia, la stessa Emma aveva una relazione con un’altra donna, o potrebbe essere che lei si sia sentita ferita dal fatto che Adele avesse rinnegato la sua identità di omosessuale. Questo non ci è dato saperlo, ma sappiamo che alla fine del film, Adele, seppur ancora innamorata, si lascia alle spalle la storia con Emma e si avvia verso la sua nuova vita da adulta, consapevole dei propri sentimenti e un po’ più sicura.

mercoledì 8 marzo 2017

Anche per te (dedicato a tutte le donne)

8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne; quale che sia il motivo che ha portato alla nascita di tale ricorrenza, ho pensato di celebrarla qui, ricordando dieci film in cui la figura femminile assume ruolo fondamentale e di spicco. Fortunatamente, nella storia del cinema, i film che trattano storie di donne, sono molteplici; io ne ho scelte dieci a caso, sicuramente ce ne saranno di più importanti e di fatti meglio, ma ho cercato di raccontare la donna nella sua completezza e in varie sfaccettature: donne bambine e donne adulte, lavoratrici, mamme, donne sfruttate e donne forti, donne che amano uomini e donne  che amano donne...

The Help: A Jackson, nel Mississippi degli anni Sessanta, sono ancora forti le discriminazioni razziali di cui sono vittima soprattutto le donne di colore che lavorano come cameriere e bambinaie nelle case delle ricche famiglie locali. A raccontare le loro storie è Eugenia "Skeeter" Phelan, una ragazza bianca, cresciuta proprio da una di queste donne, che sogna di diventare scrittrice.
Film che racconta una brutta pagina di storia contemporanea, ma seppur denunciando con forza quanto accadeva, non manca di qualche tocco di leggerezza e di umorismo. Cast eccezionale che ha portato all'Oscar come miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer.



Quelle due: Karen e Martha sono due insegnanti che dirigono una scuola privata femminile. Un giorno, una ragazzina, dopo essere stata messa in punizione, inventa una relazione omosessuale tra le due donne. La piccola comunità condanna subito le due insegnanti, costringendole a chiudere l'istituto. Quando ormai le cose sono precipitate, la bambina confesserà di essersi inventata tutto, ma ormai la vita di Karen e Martha è rovinata, inoltre, prima del drammatico finale, quest'ultima si confiderà con l'amica raccontandole di essere effettivamente innamorata di lei.
Film forte, soprattutto per l'aspetto sessuale della storia, dato che in quegli anni era complicato raccontare storie di omosessualità, anche solo con accenni velati. Tuttavia Wyler, (di cui questo è un remake di un suo stesso film) fa un buon lavoro, grazie anche ad un cast stellare in gran forma. In particolare spiccano le due attrici protagoniste, Audrey Hepburn e Shirley MacLaine.



Stella: Stella è una bambina di undici anni che vive nella banlieue parigina. I suoi genitori sono proprietari di un bar frequentato soprattutto da disadattati e alcolizzati, Quando la ragazzina inizia a frequentare la prima media di un istituto borghese, comincia ad avvertire le differenze con i suoi nuovi compagni; inoltre sente che le manca qualcosa, perché pur conoscendo un sacco di giochi con le carte, di notizie sul calcio e sui "fatti della vita", a scuola non va' molto bene. Sarà l'amicizia con una sua compagna di classe, figlia di intellettuali argentini, a spingere a migliorarsi e a desiderare una vita migliore.
Bel film, delicato, da noi passato quasi inosservato, che richiama sia il cinema di Truffaut, come quello de "I quattrocento colpi" e "Gli anni in tasca", sia le opere dei fratelli Dardenne per lo stile con cui e girato. Una bella storia, che non manca di qualche momento forte, ma con un finale edificante.



Una donna in carriera: Tess McGill è una giovane segretaria di grandi ambizioni, sogna infatti di sfondare nell'alta finanza. Dopo aver cambiato numerosi posti di lavoro, a causa del suo carattere poco remissivo, Tess arriva allo studio di Katharine Parker una delle più importanti dirigenti agenti borsistiche della città. La donna si dimostra però, fin da subito, capricciosa e dispotica nei confronti della nuova segretaria e quando questa le parlerà di un suo progetto finanziario, farà finta di non trovarlo interessante per poi appropriarsene di nascosto. Tess riuscirà ad avere la sua rivincita quando il suo capo resterà bloccata a letto per un incidente di sci e ne prenderà il posto, anche nel cuore del suo amante.
Graffiante e divertente commedia, diretta con brio e ben recitata dai tre protagonisti principali, Melanie Griffith, Sigourney Weaver ed Harrison Ford




Nausicaa della valle del vento: In un mondo post apocalittico, una foresta tossica ha ricoperto la quasi totalità del pianeta. Quando sembra che un nuovo conflitto stia per sconvolgere quel che rimane della terra, sarà la Principessa Nausicaa del regno della Valle del Vento, una delle poche zone ancora abitate dall'uomo, a intervenire e a lottare per riportare la pace e la serenità tra l'umanità e la Terra.
Film d'animazione-fantasy, ma come in (quasi) tutte le opere del Maestro Miyazaki, la figura femminile è al centro della storia e si rivela fondamentale per portare al riflessivo, ma positivo finale.



Lilja 4-ever: Lilja ha sedici anni e vive con la madre e il compagno di lei in una cittadina dell'ex unione sovietica, ma in procinto di partire per gli Stati Uniti in cerca di una vita migliore. Al momento della partenza, la madre le dice che lei potrà raggiungerli solo in seguito e nel frattempo avrebbe dovuto vivere con un anziana zia. La donna però, non prova affetto per la ragazzina e la caccia di casa, costringendola a vivere in un piccolo e sporco appartamento. Inoltre una compagna di classe farà passare Lilja per una prostituta, così la ragazza si troverà sempre più sola. Al suo fianco resta solo un ragazzino più giovane, innamorato di lei. Un giorno Lilja conosce un ragazzo che la tratta con dolcezza e decide di andare a vivere con lui in Svezia. Qui lui rivelerà le sue vere intenzioni e costringerà la ragazzina a prostituirsi davvero. Sempre più sola e umiliata, Lilja deciderà di togliersi la vita.
Terzo film dello svedese Moodysson che in questo caso racconta una storia drammatica, senza happy end, puntando il dito contro il mondo della prostituzione minorile, prendendo spunto da una vicenda realmente accaduta. Film di denuncia, forte e che non può lasciare indifferenti.



Thelma & Luoise: Thelma e Louise sono due amiche, una casalinga l'altra cameriera che decidono di partire per un weekend in montagna, senza però avvertire i rispettivi compagni. Durante una sosta in un locale western, Thelma subisce un tentativo di violenza e Louise, accorsa in suo aiuto, uccide l'uomo con un colpo di pistola. A questo punto le due donne decidono di fuggire in Messico, inseguite dalla polizia, fino al drammatico finale.
On the road al femminile che racconta la storia di due donne determinate a non essere vittime e che cercano riscatto dalle loro vite insoddisfacenti, spesso vittime di abusi da parte degli uomini, che in questo film sono quasi tutti figure negative.
Ottimo cast, ottima regia e finale che ha fatto storia nel cinema.



La pazza gioia: Beatrice e Donatella sono due ospiti di un istituto femminile di correzione mentale. Un giorno, stanche delle restrizioni a cui sono sottoposte, decidono di fuggire, in cerca di avventura in quel pazzo posto che è il mondo esterno. Le due diventano così amiche e insieme riusciranno ad affrontare i propri fantasmi del passato.
Virzì dirige il suo "Thelma & Louise" con uno spirito tipico italiano, in una commedia divertente, ma con tanti spunti di riflessione, un po' fiaba e un po' cronaca. Bravissime le due protagoniste.



...E ora parliamo di Kevin: Eva è costretta a mettere da parte la sua vita professionale e tutte le sue ambizioni quando rimane incinta. Quando nasce il bambino, la donna si dimostra subito distaccata e anaffettiva, cosa di cui Kevin risente e di conseguenza si comportasi in maniera aggressiva, soprattutto nei suoi confronti, fino a quando, da adolescente compirà un gesto irreparabile. A questo punto, additata dalla comunità come colpevole, Eva comincia a interrogarsi sulla sua reale responsabilità nel rapporto con il figlio e cercherà di ricostruire il legame da troppo tempo perduto.
Film duro, in cui la figura femminile e della madre viene messo in discussione. Non tutte le donne sono portate per essere mamme, ma in questo film la protagonista cerca una sorta di redenzione, riavvicinandosi al figlio colpevole di una terribile strage.



Fucking Amal - Il coraggio di amare: Agnes ed Elin sono due quindicenni che vivono ad Amal, una triste e anonima cittadina svedese. La prima è una ragazzina solitaria, che non riesce a farsi amici ed è segretamente innamorata di Elin, cosa di cui riesce a parlare solo attraverso le poesie che scrive al computer. Elin invece è una delle ragazze più desiderate della scuola, ma solo all'apparenza sicura di se e in realtà annoiata dai suoi coetanei e impaurita dal futuro. Dopo un inizio difficile, le due ragazze diventeranno intime amiche e anche Elin si scoprirà innamorata di Agnes.
Bella storia d'amore adolescenziale, raccontata con la libertà che solo i Paesi nordici riescono a mettere anche in vicende che toccano il difficile tema della sessualità e omosessualità in età giovanile, ma anche sul male di vivere tipico di quell'età, fortunatamente con un finale positivo.





giovedì 23 febbraio 2017

Nella casa (2012)

Anche in questo caso riporto una vecchia recensione che potete trovare nella mia pagina facebook "Cinema giovane" il cui link è qui accanto.



Il professor Germain (Fabrice Luchini), insegnante  letteratura in un liceo francese,  diretto con spirito innovativo e tradizionalista allo stesso tempo (vedi l’idea di istituire la divisa per annullare le differenze sociali), un giorno assegna alla classe un tema apparentemente semplice: chiede ai ragazzi di mettere per iscritto come hanno trascorso il weekend appena passato.  La maggior parte dei lavori, per il professore, sono  tutt’al più mediocri, ma in mezzo a tutta quegli scritti modesti,  uno spicca per le sue qualità. E’ il tema di Claude Garcia (Ernst Umhauer), studente timido e introverso, in cui questi descrive di come si è introdotto in casa del suo compagno Rapha (Bastien Ughetto) , per dargli ripetizioni di matematica, e spiandone la vita famigliare. Ma la cosa particolare è che il tema si interrompe bruscamente e finisce con la parola “continua”.  Affascinato dal talento del ragazzo, e incuriosito su come prosegue la storia, Germain invita il giovane a proseguire in questo “gioco” voyeuristico.



 Di volta in volta, Claude consegna al professore una nuova pagina del tema (che si avvia ad essere un’avvincente romanzo sui vizi e virtù di una “normale” famiglia francese), che lo aiuta nella costruzione dei passaggi più difficili della storia.  Ben presto però la situazione sfugge di mano ai suoi protagonisti, ripercuotendosi sulle vite di tutti, ma se la famiglia di Rapha ne esce comunque unita, nonostante le attenzioni di Claude verso la madre del suo compagno (una splendida Emmanuelle Seigner), non è lo stesso per il professor Germain e sua moglie (una sempre bravissima KristinScott Thomas ) gallerista d’arte sull’orlo del fallimento, infine uniti unicamente per la morbosa curiosità della storia raccontata da Claude.




Fin dal suo esordio in “Sitcom”, Ozon ama esaminare le vicende famigliari, dissezionandone pregi e difetti, e portando così a galla falsità e ipocrisie. In questo “Nella casa”, tratto dalla pièce teatrale “Il ragazzo dell’ultimo banco” dello spagnolo Juan Mayorga, il regista francese si pone a metà strada tra dramma e commedia noir, giocando la carta del voyeurismo, stavolta non con accezione negativa, ma come sorta di denuncia di una certa morbosa e pericolosa curiosità. Il richiamo ad Hitchcock in questo caso è piuttosto evidente. Partendo dalla potenza  fascinosa della scrittura, Ozon ci conduce a scoprire come degli equilibri precari, possano essere messi a dura prova da un semplice fattore esterno, in questo caso un ragazzo di sedici anni, che entrando con garbo e innocenza, all’interno di una famiglia già turbata da problematiche dei singoli componenti, ne mini le basi dall’interno.
Il film sembra così un avvincente romanzo, in cui alla fine di ogni capitolo siè totalmente incuriositi a proseguire e a conoscere il destino dei personaggi,ma man mano che si prosegue nella visione (lettura) diventa sempre più difficile distinguere realtà e finzione, in un gioco ad incastri, tanto intricato quanto affascinante.





Splendido il finale, in cui il professore e lo studente si ritrovano assieme,ancora una volta uniti da un legame indissolubile, in quanto necessario l’uno all’altro.
Bravissimi tutti i protagonisti, che danno vita ad un film intrigante e ironico, ricco di sfumature e intelligente.

giovedì 17 novembre 2016

LE SVOLTE DELLA VITA

In questo vecchio racconto mi sono cimentato in un genere che non è il mio, ma nonostante qualche ingenuità e un finale, probabilmente troppo affrettato, credo che mi sia riuscito abbastanza bene...


Tommaso non sapeva cosa gli accadde quella sera, forse furono le sette birre che si fece fuori in meno di due ore, o forse fu l’ennesima delusione amorosa o, più probabilmente, la concomitanza di entrambe le cose; fatto sta che quando Francesco gli infilò la lingua in bocca, non fece nulla per allontanarlo, almeno inizialmente.
Marzio aveva organizzato quella serata, invitando qualche amico del forum in cui si erano conosciuti, ma lui, inizialmente, non voleva andarci. Non amava molto questi incontri, gente, poco più che sconosciuti, che fingevano di essere amici da una vita. Certo con qualcuno era nata una bella amicizia, come con Marzio appunto, ma per il resto erano amicizie superficiali, che rimanevano tali anche dopo questi fuggevoli incontri. Poi però, dato l’insistenza dell’amico, si decise ad andarci; per lo meno, pensò, non avrebbe passato l’ennesima serata da solo tra cinema e seghe mentali.
Arrivò a casa di Marzio con qualche minuto di anticipo e aiutò l’amico negli ultimi preparativi.
<< Dai, vedrai che ci divertiremo>> gli disse
Lui lo guardò sorridendo, e fece un cenno d’assenso, anche se in realtà, era poco convinto che sarebbe riuscito a divertirsi realmente. Continuava a pensare a Roberta…
Tuttavia, contrariamente a quanto aveva creduto, per qualche ora, riuscì a distrarsi e a dimenticare i suoi problemi.
La serata trascorse, tra discorsi faceti, risate, musica e alcol, forse un po’ troppo alcol, tant’è che dopo l’ennesima birra, Tommaso sentì salire i primi sintomi della sbornia, per cui preferì uscire in terrazzo per prendere una boccata d’aria.
La fresca brezza di fine settembre lo colpì piacevolmente, restituendogli un po’ di lucidità.
Il quartiere dove viveva Marzio era particolarmente tranquillo, a quell’ora per strada non si vedeva più nessuno, a parte un ragazzotto dall’aria assonnata, che accompagnava la bestiola di casa a marcare il territorio. Le luci alle finestre erano quasi tutte spente, la gente andava a letto presto da quelle parti, nonostante il giorno dopo fosse domenica.
La porta alle spalle di Tommaso si aprì e lui si voltò per vedere chi lo stesse raggiungendo.
<<Oh, sei tu Francesco…>>
<<Si… Stai bene Tommaso?>> chiese l’amico preoccupato <<mi sembravi strano…>>
<<Si, si, tutto bene, ho solo bevuto un po’ troppo>> rispose lui sorridendo <<dovrei darci un taglio con tutte queste birre. Sicuramente domani mi sveglierò con un gran bel mal di testa>>
<<Eh si forse dovresti>> replicò Francesco
Poi, l’amico fece una cosa che sorprese Tommaso; si avvicinò rapidamente e lo baciò. Fu un bacio lungo e appassionato, con le lingue che danzavano l’una nella bocca dell’altro.
Di sotto, il cane abbaiò un paio di volte per avvisare il suo padrone che era ora di tornare a casa. Quell’intrusione sonora, spezzò qualcosa nell’intensità del momento e Tommaso si allontanò di scatto da Francesco, gettando lo sguardo all’interno dell’appartamento.
<<Non ci ha visto nessuno, tranquillo>>  lo rassicurò l’amico
Lui continuò a guardarsi i piedi, senza dire nulla. Ora non sarebbe riuscito a sostenere lo sguardo del ragazzo che gli stava di fronte.
<<Va beh… io vado dentro>> disse Francesco, rassegnato.
<<No, scusa è che…>> mormorò lui
<<Cosa?>>
<<Niente… è che non sono…>>
<<Non sei cosa?>> insistette Francesco
<<Non sono gay…>>
Francesco sospirò.
<<Ti è piaciuto?>> gli chiese
<<Cosa?>>
<<Quando ci siamo baciati. Ti è piciuto?>>
Tommaso ancora una volta non rispose; si limitò a fissare l’amico che rientrava in casa e che, dopo aver recuperato le sue cose, lasciava la festa. Solo allora si decise a raggiungere il resto della compagnia.

Quella notte Tommaso non riuscì a chiudere occhio, ma non fu per gli effetti dell’alcol, ne per il bacio in se, quanto, per la domanda di Francesco. Era inutile rimuginarci su, quel bacio glie era piaciuto, ma aveva paura ad ammetterlo. Il fatto di poter essere omosessuale, o anche semplicemente bisessuale, lo riempiva di cieco terrore; era cresciuto con la convinzione di essere un normale eterosessuale, anche se poi non aveva avuto molte esperienze con donne. Non aveva pregiudizi nei confronti di gay e lesbiche, infatti già sapeva delle tendenze sessuali di Francesco, ma il fatto di far parte della “categoria”, era tutt’altro paio di maniche.
Disteso sul suo letto, con gli occhi spalancati, allungò una mano e premette il pulsante sulla radiosveglia, che con il laser proiettò, a grandi caratteri rossi, l’ora sul soffitto.
Le quattro e mezza.
Accidenti, non c’era proprio modo di dormire quella notte.
Poco male, pensò, andrò avanti con la lettura di quel mattone che mi porto avanti da due mesi…”. Tuttavia era troppo pensieroso per concentrarsi sul libro, per cui, dopo appena un paio di pagine, lo abbandonò sul comodino.
Continuò a rigirarsi nel letto fino a quando gli sorse spontanea una domanda: “Posso amare un uomo nello stesso modo in cui amerei una donna?
La risposta arrivò immediata. Rapida. Secca. Senza possibilità di smentite.

Nonostante avesse dormito poco più di due ore, alle nove, Tommaso era già in piedi.
Con gli occhi ancora pesanti, prese in mano il telefono e chiamò Marzio:
<<Ciao Marzio…si scusa se ti sveglio così presto…no, nessun problema, solo mi serviva il numero di Francesco, ce l’hai? Si? … No, non so perché è andato via così in fretta…Okay, grazie per il numero, a presto.>>
Per qualche secondo si limitò a fissare il numero che aveva segnato su un post-it giallo, chiedendosi se era poi così sicuro di quello che stava per fare.
Con la mano che gli tremava e il cuore che gli martellava in petto come il tamburo di una fanfara, compose il numero.
Il telefono squillò una volta.
<<Pronto?>>
<<Ciao Francesco, sono Tommaso…>>
Silenzio.
<<Ti ho svegliato?>>
<<Mi sono alzato alle sette questa mattina, non ti preoccupare. Che vuoi, piuttosto?>>
La voce dell’amico era fredda e non lasciava trasparire emozioni.
<<Hai da fare oggi?>> balbettò lui <<Ho bisogno di parlarti…>>
Dall’altra parte ci fu ancora qualche attimo di silenzio, poi:
<<Okay, ti do il mio indirizzo. Ti aspetto nel pomeriggio…>>
<<Parto subito, pranziamo assieme>> si sbrigò a dire Tommaso <<offro io.>>
Senza aspettare la risposta dell’amico riagganciò, e dopo una veloce, quanto gelida doccia, e una colazione a base di caffè e biscotti, montò in macchina.
Durante il viaggio continuò a pensare cosa avrebbe detto a Francesco; non aveva preparato nessun discorso, era tutto così strano e nuovo per lui. Una cosa era certa, anche se non ne era del tutto consapevole, aveva già preso una decisione che avrebbe cambiato la sua vita.

Un’ora e mezza dopo era davanti casa dell’amico. Suonò il campanello e lui venne ad aprire elegantemente vestito, col viso rasato di fresco e con sorriso che non si sarebbe aspettato, data la freddezza, con cui gli aveva parlato al telefono.
Tommaso sentì un tuffo al cuore. Alla vista di Francesco, le idee per un discorso andarono in fumo, tutta la sicurezza che era riuscito a costruirsi andò in frantumi. Tutto aveva perso senso. O forse, esattamente il contrario.
A pranzo, i due amici si limitarono a parlare del più e del meno, ricordando la sera precedente, facendo entrambi finta di dimenticare, quanto accaduto a fine serata. Che poi era il motivo per il quale, ora erano assieme.
Francesco aveva capito le difficoltà dell’amico, ma per il momento preferiva non fargli pressioni; era sicuro che era venuto fin lì, poi sarebbe andato fino in fondo.
Tommaso riuscì a sbloccarsi un paio d’ore dopo, mentre passeggiavano per le strade affollate del centro. Le parole gli uscirono di getto, come un fiume in piena; parlò per venti minuti di seguito, mentre Francesco ascoltava attentamente, senza mai perdere il suo sorriso.
Quando ebbe finito di parlare, Tommaso osservò l’amico, in attesa di una risposta, ma ancora di più, di una conferma.
Invece di rispondergli, lui lo prese per un braccio e gli disse: <<Vieni con me.>>
Svoltarono in una via laterale, e dopo qualche passo, Francesco vide quello che stava cercando. Sotto uno dei portici, un portone era rimasto aperto. Vi si infilò dentro, trascinando con se l’amico, e bloccatolo contro l’angolo dell’uscio, mentre contemporaneamente chiudeva la porta, iniziò a baciarlo.
Questa volta Tommaso non si tirò indietro, continuò a baciare il ragazzo che gli aveva fatto perdere la testa, fino a quando non fu questi ad staccarsi da lui.
I due si guardarono per un lungo istante. Fu Tommaso a rompere quell’imbarazzante silenzio.
<<Mi è piaciuto.>> disse.
Poi, i due ragazzi, scoppiarono a ridere.

Sette mesi più tardi, a primavera ormai inoltrata, Tommaso e Francesco si frequentavano con regolarità, entrambi felici per quella relazione. Comprensibilmente, i primi tempi furono i più difficili, soprattutto per Tommaso, che dovette vincere le iniziali titubanze e dimenticare tutte le certezze che, fino a quel momento, aveva avuto di se stesso. Poi, però, sconfitte le sue paure, si scoprì realmente innamorato e ora, non provava nemmeno più  ne imbarazzo, a mostrarsi in pubblico, in atteggiamenti affettuosi con il suo compagno.
Fu allora, che la sua vita subì una nuova svolta.
Da qualche settimana seguiva un corso di teatro amatoriale, durante il quale conobbe Monica, una ragazza dolce ed estroversa, verso la quale finì col provare una spontanea simpatia. Scoprì di avere diverse cose in comune con lei: oltre al teatro, amavano entrambi il cinema e la lettura, e tutti e due sognavano un giorno, di fare il coast to coast, degli Stati Uniti.
Un paio di volte uscirono assieme per una birra in compagnia, ma il loro rapporto non andò mai oltre a quello di due buoni amici, fino a quando, lei lo invitò a cena casa sua.


Quella sera non accadde nulla tra di loro, ma lui conobbe il figlio di Monica; uno splendido bambino di quattro anni, biondo con i capelli lisci che scendevano fin oltre la nuca. Gli occhi di un azzurro intenso, come non ne aveva mai visti e un sorriso così tenero e coinvolgente al quale non era possibile resistere.
Lei, gli raccontò che il suo compagno se n’era andato all’estero poco dopo la nascita del bambino, senza lasciare traccia di se.
Vedendo quel bambino, Tommaso, provò la stessa sensazione che aveva provato quando vide Francesco, il giorno dopo il loro primo bacio. In quell’istante capì, che nella vita, gli mancava qualcosa.
Nei mesi successivi, l’amicizia con Monica, divenne qualcosa di più importante, tant’è, che una sera che era stato a trovarla a casa, dopo che assieme avevano messo a letto il bambino, e complice una bottiglia di vino, finirono col far l’amore sul divano.
In seguito a ciò, Tommaso si sentì in colpa per aver tradito Francesco, per cui abbandonò il corso di teatro, così da non vedere più la ragazza della quale si stava innamorando.
Tuttavia non gli fu così semplice cercare di dimenticarla, infatti si ritrovò spesso a pensare a lei e suo figlio, cosa che lo spinse a chiedersi, se in realtà non fosse l’affetto che provava per quel bambino, a farlo credere innamorato di Monica.
Quella creatura, gli fece nascere un forte senso di paternità, ma sapeva che restando con Francesco, non avrebbe mai potuto realizzare questo sogno. Si domandò se sarebbe stato giusto interrompere la relazione con una persona che ancora amava, per intraprenderne un’altra con una ragazza, alla quale voleva bene, ma di cui non era sicuro di esserne innamorato, solo per realizzare un suo sogno.
Come altre volte gli era capitato in quell’ultimo anno, la risposta gli giunse rapida, quanto inaspettata. La risposta fu una telefonata di Monica, che gli arrivò quasi due mesi dopo l’ultima volta che si erano visti.
La conversazione non durò molto, ma ora Tommaso sapeva cosa doveva fare.
Con la vista annebbiata dalle lacrime compose il numero di Francesco, mentre nelle orecchie aveva ancora le parole di Monica.
<<Sono incinta.>>





martedì 2 agosto 2016

Du er ikke alene (1978)



Du er ikke alene (traducibile con "Non sei solo"), è uno di quei film che per il tema trattato e soprattutto per come viene trattato, difficilmente trovano spazio nel cinema nostrano, ma fortunatamente oggi, grazie ad alcuni appassionati e alle nuove tecnologie è possibile recuperarlo anche in una versione fruibile da noi italiani.
Il film racconta la vita di un gruppo di studenti in una scuola diretta con severi principi cristiani, dei loro primi turbamenti amorosi e delle prime esperienze sessuali di alcuni di loro. In particolare l'obiettivo si concentra sul quindicenne Bo, che si sente attratto da Kim, il figlio dodicenne del preside della scuola, che a sua volta ricambia i sentimenti di Bo e lentamente il loro rapporto si fa sempre più profondo. 



Questo rapporto diviene così simbolo di rivolta contro il bigottismo e la repressione degli adulti, è il modo in cui Kim si ribella contro il padre, ed è il modo con cui Bo riesce a liberarsi delle  repressioni che lo hanno tenuto imbrigliato fino a quel momento e ancora di più, il loro rapporto diventa simbolo della ribellione contro le istituzioni scolastiche, quando queste decidono di espellere uno studente, reo di aver tappezzato le pareti di un bagno, con fotografie pornografiche. Così il loro bacio, nel finale del filmino, alla fine del film, girato dai ragazzi come compito e che viene utilizzato da essi come mezzo dimostrativo della loro rivolta, risulta essere il colpo di scena per far trionfare (e così è) le loro ragioni.
Il tutto viene diretto con una libertà che oggi sarebbe difficilmente ripetibile anche in Paesi dai costumi sessuali meno restrittivi e liberi dal bigottismo della morale cattolica, come lo è la Danimarca. Raccontare l'amore tra adolescenti è già difficile, ma raccontarne la sessualità è praticamente un tabù, specialmente se si tratta di un rapporto omosessuale. I due registi lo fanno però, con una certa delicatezza, e con una poetica naturalezza, che non rifugge l'immagine di qualche nudo, non visto con ossessione o con bramosia, ma come qualcosa di normale e naturale, così come lo è l'affetto che nasce tra i due protagonisti e che trionfa nel finale. 
Una tematica simile, anche se con più pudore e meno sensazionalismo, si era visto in "Le amicizie particolari", ma qui la vicenda prende valore anche come difesa della libertà di essere se stessi, compreso nella scelta della propria sessualità. 


martedì 12 maggio 2015

Il Paese delle favole

A volte è bello credere nelle favole e io stavolta voglio crederci.
I programmi televisivi, spesso ci spacciano per vero ciò che vero non è: carrambate, liti, pianti, talvolta sono programmati per aumentare l'audience puntando sull'empatia dello spettatore.
Beh, io spero che quanto visto ieri ad "Italian Got's Talent", sia autentico, perché in un Paese bigotto e ipocrita come il nostro, sarebbe una cosa importante.
Alla fine dell'esibizione di un gruppo di acrobati, l'atleta principale h chiesto ad un suo compagno di sposarlo e i due si sono baciati.
In Italia siamo ancora molto indietro, quanto a diritti per le coppie omosessuali e spesso, anche solo parlare di questo tipo "diverso" di amore, crea  non pochi imbarazzi; probabilmente dovuti anche al Vaticano, che fa pesare molto la sua ancora retrograda mentalità.
Fin troppo spesso al telegiornale si è sentito parlare di omofobia, ma poi cosa si fa realmente per sradicare un così assurdo e stupido pregiudizio? E' raro vedere programmi con coppie formate da due uomini o due donne, e film e serie tv dedicate a questo tema, quelle volte che passano in tv, vengono programmati ad orari con poca visibilità.
Per questo, una dichiarazione di questo tipo, in prima serata, sotto gli occhi di milioni di spettatori, non può che essere una cosa buona, una prima martellata per abbattere il muro dell'omofobia, della paura del "diverso", per mostrare che l'amore è universale e non una prerogativa degli eterosessuali.
Io voglio credere non sia stata una messa in scena, che sia stato tutto vero, perché se fatto unicamente per aumentare gli ascolti. ciò svilirebbe l'importanza del gesto.
Si, a volte mi piace credere alle favole...