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sabato 31 ottobre 2020

Cattivi bambini 2 - Un Halloween con la Geek League

 Anche quest'anno gli amici della Geek League si riuniscono per festeggiare Halloween tutti assieme, ognuno a suo modo, tra cinema, libri, fumetti e musica, ma tutti all'insegna dell'orrore e della paura.
Per quanto mi riguarda ho deciso di continuare con la tematica dedicata ai bambini nel cinema horror, di cui avevo già parlato QUI.

Ecco dunque, Cattivi Bambini 2


SUSPENSE (1961)

Miss Giddens viene assunta come istitutrice da un ricco uomo d'affari per occuparsi dei suoi nipoti, Flora e Miles, ma dopo un primo iniziale entusiasmo, la donna scoprirà che c'è qualcosa di sinistro che avvolge l'abitazione e i due bambini. Infatti la precedente istitutrice e il giardiniere, che avevano intrecciato una relazione coinvolgendo anche i bambini, sono morti in circostanze misteriose. 
Miss Giddens comincerà a sospettare che i due fratellini siano posseduti dagli spiriti dei due amanti e in particolare Miles, dato che il ragazzino ha cominciato ad avere atteggiamenti sempre più negativi e scorretti.
Tratto da "Il giro di vite" di Henry James, Jack Clayton ("Il Grande Gatsby", "Qualcosa di sinistro sta per accadere") dirige un film dalla tensione palpabile, mantenendo l'ambiguità del racconto di James, grazie anche ad un abile sceneggiatura a cui ha collaborato anche Truman Capote.
Il film ha avuto diversi riconoscimenti tra cui, nel 1962, il Premio Edgard Allan Poe, proprio per la migliore sceneggiatura.



ORPHAN (2009)

Dopo che la loro terzogenita nasce priva di vita, il rapporto tra Kate e John Coleman entra in crisi, anche perché la donna, scossa dalla recente perdita, inizia ad abusare di alcool.
Per superare questo difficile momento, la coppia decide di adottare una bambina al locale orfanotrofio.
Qui vengono subito conquistati da Esther, una dolce bambina russa, amante della pittura. 
Una volta arrivata a casa dei suoi genitori adottivi, Esther viene accolta in maniera differente dai due fratelli; mentre la piccola Max si affeziona subito alla nuova sorella, Daniel, il primogenito di John e Kate, rimane freddo e distaccato.
Un po' alla volta però, Esther comincia a manifestare comportamenti violenti e poco appropriati per una bambina della sua età, di cui sembra accorgersi solo Kate.
Fatti inquietanti attorno a Esther e alla sua famiglia si fanno sempre più frequenti, fino a quando indagando sulle origini della bambina, Kate scoprirà la spaventosa verità che porterà al drammatico finale.
Il film, basato su fatti reali, ha avuto un buon successo di critica e pubblico, ma a me non ha particolarmente entusiasmato, lasciandomi invece freddo e indifferente.
Va segnalato che invece le associazioni per le adozioni di diverse parti del mondo hanno duramente contestato il film, arrivando a chiedere il boicottaggio da parte del pubblico.



MILO (1998)

In una cittadina della provincia americana cinque bambine (Claire, Abigail, Marian, Ruth e May) stanno giocando nel giardino della scuola quando vengono avvicinate da uno Milo, uno strano bambino dall'impermeabile giallo che gira sempre con la sua bicicletta. 
Milo invita le cinque amiche a casa sua, dove suo padre fa il medico abortista, con la scusa di vedere alcuni feti morti, ma in cambio chiede di visitare una di loro. Ad accettare la richiesta sarà May, la quale verrà brutalmente uccisa da Milo che poi tenterà di accoltellare anche Claire.
Molti anni dopo, Claire ormai adulta fa la supplente in un liceo e quando viene a sapere che Ruth si sta per sposare, per cui fa ritorno alla sua città natale. Qui strani omicidi riconducono agli avvenimenti del passato e fanno pensare a Claire che Milo sia ancora vivo, nonostante il suo cadavere sia stato ritrovato lungo la riva di un fiume, e che voglia uccidere lei e le sue amiche.
Buon horror, in cui abbondano le scene violente e sanguinolente, cosa che ha fatto si che la pellicola abbia un visto di censura ovunque sia stato distribuito,



THE CHILDREN (2008)

Due sorelle, che hanno tra loro un rapporto difficile, decidono di risolvere le problematiche passando il periodo natalizio assieme, accompagnate dalle rispettive famiglie, in un isolato cottage di montagna, immerso nella neve. Un po' alla volta, gli spazi chiusi e l'isolamento e le incomprensioni sopite, danno via a faide interne sempre più accese. Il peggio però avviene quando, dopo quella che sembra essere solo una banale influenza, i bambini si ribellano agli adulti, diventando veri e propri strumenti di morte e gli adulti, incapaci a difendersi, non potranno che subire la feroce rivolta dei loro figli.
Tom Shankland dirige un ottimo film, ricco di tensione e di momenti disturbanti, che pur rifacendosi a molte altre pellicole con protagonisti bambini malvagi ("Ma come si può uccidere un bambino" e "Grano rosso sangue" su tutti), riesce a conferire una certa originalità alla sua opera, soprattutto grazie ad una malsana atmosfera che si respira per tutta la durata del film, che inoltre non rifugge qualche sequenza davvero dura.



BABY KILLER (1974)

Frank e Lenore dopo diversi anni in cui non avevano voluto avere altri figli, oltre al primogenito Chris, e durante i quali la donna aveva preso contracettivi orali, decidono di avere un secondo bambino.
Quando però viene al mondo, il piccolo ha le sembianze di un'orrenda creatura dotata di zanne e artigli che uno dei medici tenta di sopprimere, venendo però ucciso, insieme agli altri dottori e infermieri, dallo stesso neonato, che però risparmia la madre.
Una volta scoperta la terribile carneficina, comincerà una caccia al mostro, che nella sua fuga ha ucciso molte altre persone, a cui parteciperanno, oltre alla polizia, anche il medico che ha prescritto gli anticoncezionali a Lenore e da cui dipendono probabilmente le deformazioni del bambino e Frank che non accetta come suo tale creatura.
Tuttavia dopo uno scontro presso l'abitazione della coppia, la caccia prosegue nelle fogne, dove però Frank scopre di voler bene al bambino, ma una volta uscito ad aspettarlo ci sono la polizia e il dottore, pronti ad eliminare il pericolo baby killer.
Cult di Larry Cohen che dopo anni dalla sua uscita, continua a spaventare e disturbare gli spettatori.



EDEN LAKE (2008)

Steve e Jenny decidono di trascorrere un romantico weekend in riva ad uno splendido lago circondato da boschi, ma i loro sogni vanno subito in fumo, quando incontrano dei ragazzini del luogo, che si divertono a bullizzare e a provocare la coppia. 
I ragazzi si rivelano presto essere ben più aggressivi e crudeli di quanto i due credevano, infatti Steve e Jenny verranno catturati e torturati dai piccoli criminali e in particolare dal loro capo Brett. 
Dopo essere riusciti a fuggire una prima volta, la coppia verrà nuovamente catturata, ma stavolta, dopo che la gang ha dato loro alle fiamme, solo Jenny si salverà fuggendo un'altra volta. Nel frattempo Brett non esiterà ad uccidere due dei suoi amici nel tentativo di convincere la donna a tornare indietro che invece continuerà la sua fuga, arrivando a sua volta a far fuori un paio dei suoi aguzzini.
Una volta arrivata in città, Jenny verrà soccorsa da alcuni adulti che si scopriranno essere i genitori dei giovani teppisti e che non si riveleranno essere diversi dai loro figli. 
Film duro, ispirato a fatti reali, legati alle baby gangs, che tiene incollati allo schermo dal primo all'ultimo minuto. Il contesto sociale è quello delle cittadine di provincia, chiuse e abitate da famiglie disagiate in cui domina la violenza domestica, violenza che i ragazzini assorbono e poi replicano. 
Ottima la regia claustrofobica e che tiene desta l'attenzione dello spettatore fino alla fine.



IL RESPIRO DEL DIAVOLO (2007)

Quando Max, ex malvivente che ha deciso di mettersi sulla retta via, vede rifiutarsi dalla banca l'ennesima richiesta di prestito, accetta di partecipare ad un ultimo colpo sperando di ottenere i soldi per aprire un ristorante con la sua fidanzata Roxanne.
La proposta è quella di rapire il figlio di otto anni di una facoltosa coppia e chiederne il riscatto. Inizialmente tutto procede per il verso giusto, ma poi, nella baita nella quale i rapitori si sono nascosti, cominciano a verificarsi fatti inquietanti e Max e i suoi amici si scontreranno l'uno con l'altro.
A quel punto capiranno che il ragazzino che hanno rapito, nasconde un lato oscuro e demoniaco.
Il film non è certo un capolavoro, ma è comunque un buon film, che mantiene una buona tensione per quasi l'intera durata della pellicola, peccato per il finale che  butta tutto in vacca.



THEM (2006)

Clementine e il marito Lucas si trasferiscono in un piccolo centro rurale vicino a Bucarest, dove lei deve iniziare ad insegnare in una scuola elementare, mentre lui porta avanti al sua attività di scrittore.
La loro casa è piuttosto isolata e una notte vengono svegliati da alcuni rumori, ma una volta scesi in giardino riusciranno soltanto a vedere qualcuno che si allontana sulla loro auto. La coppia tenterà di chiamare i soccorsi, ma presto i loro assalitori li isoleranno tagliando la corrente e il telefono.
Clementine e Lucas proveranno a rifugiarsi in casa, ma scopriranno che anche i misteriosi ospiti si nascondono lì dentro e che questi non sono altro che bambini. Dopo un lungo scontro durato tutta la notte saranno proprio i ragazzini ad avere la meglio e far fuori la coppia.
Film interessante e ben diretto, che la produzione ha voluta far risalire ad una vicenda realmente accaduta, quando in realtà è soltanto una leggenda metropolitana della Repubblica Ceca.



IL NASTRO BIANCO (2009)

In un villaggio della Germania protestante, alle soglie della prima guerra mondiale, alcuni strani e inquietanti incidenti sconvolgono la pace della piccola comunità. Soltanto il maestro della locale scuola ha qualche sospetto.
Film girato in un angosciante bianco e nero e in cui Michael Haneke, il regista, ci conduce fino alle radici dell'odio che sarà il seme del futuro nazismo.
Come in quasi tutti i suoi film. al regista austriaco non interessa trovare il colpevole, ma preferisce esaminare i rapporti umani che poi portano alle conseguenze mostrate.
Film pessimistico (come nella maggior parte delle opere di Haneke), reso ancora più angosciante dalla totale assenza di un commento sonoro.
Non una pellicola semplice, ma se già conoscete Haneke, allora forse potrete apprezzare il film in tutte le sue due ore e mezzo di durata.



BRIGHTBURN - L'ANGELO DEL MALE (2019)

Tori e Kyle vivono a Brightburn e da molto tempo stanno provando ad avere un figlio, ma a causa di problemi di fertilità non riescono a concepirlo. Una notte, nei pressi della fattoria, si schianto una navicella spaziale con a bordo un bambino, che la coppia decide di tenere e adottare chiamandolo Brandon. 
Quando compie dodici anni, il ragazzino scopre di avere una forza sovrumana e sente delle strane voci nella sua testa che lo conducono verso l'astronave sulla quale è arrivato, nascosta nel fienile.
Un po' alla volta comincerà ad avere atteggiamenti sempre più violenti e irrispettosi, anche nei confronti dei suoi genitori. Quando poi, misteriosi incidenti cominciano ad accadere alle persone accanto a Brandon, Tori e Kyle saranno costretti a fare i conti con la vera natura di loro figlio, che conscio ormai delle sue capacità porterà paura e morte per il mondo.
Film interessante, tra horror e fantascienza in cui viene ribaltata la figura del supereroe buono che viene da un altro mondo per aiutare i terrestri,
Già poco dopo la sua uscita, si è cominciato a parlare di possibili sequel, creando un universo Brightburn.



mercoledì 11 dicembre 2019

Cattivi bambini

I bambini, simbolo di candore e purezza per antonomasia.
Ma non sempre le cose stanno così come sembra e come nella vita, anche il cinema ci ha insegnato che i bambini possono essere cattivi, disturbati e pericolosi e quando ci capita di incontrarli rimaniamo interdetti e non sappiamo come comportarci.
Ecco dunque dieci titoli (di alcuni di questi ne ho già parlato in post singoli e più completi) in cui il male ha assunto le sembianze della dolcezza e dell'innocenza:

IL VILLAGGIO DEI DANNATI (1960)

Un villaggio inglese rimane improvvisamente isolato per alcune ore; tutti i suoi abitanti cadono in una sorta di torpore perdendo i sensi e ciò accade anche a chiunque tenti di avvicinarsi  al paese.
Quando lo strano fenomeno è passato, si scopre che tutte le donne fertili sono incinte, anche quelle caste o senza compagno.
Alla nascita tutti i bambini mostrano subito caratteristiche fisiche e intellettive simili tra loro, hanno un forte senso del gruppo, isolandosi dagli altri bambini, e tendono a nascondere i propri sentimenti.
Inoltre questi dimostrano di avere delle straordinarie capacità mentali con le quali leggono la mente degli altri e influenzano l'altrui volontà.
Si scopre così che in realtà questi bambini non sono altro che una nuova razza aliena e che con i loro poteri leggono e controllano la mente umana e causando il suicidio di coloro che li minacciano.
Quando si viene a sapere che in altre parti del mondo sono avvenuti fatti simili e che ovunque i bambini sono stati uccisi, gli abitanti del villaggio affidano i ragazzi al padre di uno di loro, ma quando costui capisce la pericolosità di questi esseri, li attira in una trappola.
Film di fantascienza, tratto dal romanzo "I figli dell'invasione" (1957) di John Wyndham, ha avuto un sequel "La stirpe dei dannati" (1963) e un remake nel 1995 diretto da John Carpenter.
Costato solo 300.000 dollari, la pellicola ne ha incassati più di 5 milioni. Girato con mestiere da Wolf Rilla il film riesce a creare una tensione sempre più crescente, con vaghi riferimenti al nazismo ebbe un grosso successo grazie anche al periodo in cui uscì, dato che in quegli anni si cominciava a parlare della pillola anticoncezionale e di studio sui poteri ESP.
Un piccolo capolavoro.





IL PRESAGIO (1976)

Il figlio di Robert Thorn, diplomatico statunitense a Roma, nasce morto alle 6 del 6 giugno. Pur di alleviare le sofferenze della moglie, l'uomo accetta la proposta di alcuni prelati e decide di sostituire il bambino con un altro nato nello stesso momento, ma la cui madre è morta dandolo alla luce.
Sei anni più tardi, nel giorno del compleanno del piccolo Demian, cominciano a verificarsi una serie di sanguinosi eventi che porteranno alla morte di diverse persone, tra cui la stessa madre del bambino, rimasta nuovamente incinta e un prete che conosceva la verità sul passato di Demian e che stava tentando di avvertire Robert su questi orribili segreti.
Indagando su quei terribili eventi, Robert scopre che Demian è in realtà l'Anticristo, il figlio del demonio. Inizialmente titubante e restio ad uccidere un bambino, in seguito ad altre morti ed incidenti, l'uomo capisce che l'unica soluzione è sopprimere il proprio figlio, ma quando è sul punto di pugnalarlo viene ucciso da alcuni poliziotti.
Richard Donner dirige un film forse non perfetto, ma che riesce a disturbare e inquietare ancora oggi.
La pellicola ha avuto tre sequel, un remake e una serie televisiva.
Il film è anche noto per alcuni strani incidenti avvenuti dentro e fuori dal set durante la lavorazione del film, tanto che c'è chi crede sia un film maledetto.




GRANO ROSSO SANGUE (1984)

Una coppia in crisi sta attraversando le strade del Nebraska e per errore investe un ragazzo, che in realtà risulterà essere morto prima dell'impatto con la loro auto. I due si metteranno in cerca di aiuto e giungeranno nella cittadina di Gatlin che però risulterà deserta. Presto la coppia scoprirà che tutti gli adulti sono stati sterminati dai ragazzini del luogo e che loro sono le prossime vittime disegnate come sacrificio di un fantomatico dio chiamato "Colui che cammina nel grano".
Tratto dal racconto "I figli del grano" contenuto nella raccolta di racconti "A volte ritornano", la pellicola ha avuto un enorme successo di pubblico, nonostante le critiche mosse dallo stesso King e dalla maggior parte della critica.
Tale successo ha portato a nove tra sequel e remake.
Nonostante le numerose differenze dal racconto, il film risulta essere un godibile e interessante horror tipico degli anni 80.
Va ricordato che la protagonista femminile è Linda Hamilton che sarebbe divenuta celebre poco tempo più tardi grazie alla saga di Terminator.




CHI E' L'ALTRO? (1972)

Il piccolo Niles vive con la madre e con la nonna in una fattoria del Connecticut e proprio quest'ultima insegna al bambino a usare le sue facoltà per imparare a identificarsi con le creature della natura, animali e umane. Tuttavia il ragazzino rifiuta di credere alla morte del proprio gemello e a lui attribuisce la colpa di alcuni omicidi avvenuti nei dintorni. In realtà Niles nasconde un orribile segreto.
Film diretto molto bene da Robert Mulligan ("Il buio oltre la siepe") fa dell'ambiguità la sua forza e che nonostante qualche alto e basso, ti tiene col fiato sospeso fino al sorprendente finale.
Per certi versi (il rapporto con la natura e la ruralità, la serie di omicidi inspiegabili...) il film ricorda il più recente "Riflessi sulla pelle", altro film in cui troviamo un bambino dalla personalità disturbata.




L'INNOCENZA DEL DIAVOLO  (1993)

Mark (Elijah Wood) ha recentemente perso la madre, morta a causa di un cancro e vive con difficoltà questo lutto.
A causa di un viaggio d'affari, il padre deve mandare Mark dagli zii Wallace e Susan i quali hanno due figli: Henry (Macaulay Culkin) della stessa età di Mark e la piccola Connie. Inoltre hanno da poco perso il figlio più piccolo per un incidente domestico.
Ben presto Mark si renderà conto che il cugino, sotto l'aspetto da bravo ragazzino, nasconde in realtà un animo malvagio, sociopatico e violento, ma nonostante i numerosi tentativi di smascherarlo, nessuno gli crederà. Soltanto alla fine Susan scoprirà la vera natura di Henry e in uno scontro sulla scogliera sarà costretta a scegliere se salvare Mark o il proprio figlio.
Lontano dall'essere un capolavoro, il film risulta interessante per almeno un paio di motivi: il dilemma morale del finale, in cui un genitore deve scegliere se salvare il proprio figlio, che sa essere malvagio e responsabile di atti orribili, ma al verso il quale prova comunque un sincero amore, oppure il nipote buono, ma per il quale non sente lo stesso tipo di affetto; e per il fatto che lo psicotico Henry sia stato interpretato da Macaulay Culkin divenuto celebre per il ruolo del pestifero, ma simpativo Kevin McCallister nei due "Mamma ho perso l'aereo"




IL SIGNORE DELLE MOSCHE (1963)

In fuga dalla città in guerra, un aereo che trasporta alcuni ragazzini precipita nei pressi di un'isola deserta. In attesa dell'arrivo dei soccorsi, i piccoli naufraghi tenteranno di sopravvivere in quell'ambiente ostile, ma se inizialmente le cose sembrano funzionare andare per il meglio, presto il gruppo si spaccherà in due e le ostilità tra le due fazioni porterà a scontri sempre più duri e cruenti e solo l'arrivo dei soccorsi fermerà quello che è diventato un gioco al massacro.
Tratto dall'omonimo romanzo di William Golding, il film ne ricalca fedelmente lo spirito mettendo in scena una sorta di allegoria sulla malvagità umana, dato che l'autore pensava che l'uomo è cattivo per natura e a dimostrazione della sua tesi ha scelto, per il suo romanzo, dei bambini come protagonisti, solitamente simbolo di innocenza e purezza, ma che messi nel giusto contesto sono capacità della stessa malvagità di un adulto il cui spirito è stato guastato dal tempo e dalla società.




LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO (2007)

David ha dodici anni e passa le sue giornata a giocare con gli amici o in riva al fiume dove un giorno incontra la sedicenne Meg che assieme alla sorella minore da qualche giorno si è trasferita, dopo essere rimasta orfana, da una loro lontana parente, vicina di casa della famiglia di David.
Ben presto Ruth, questo il nome della donna, rivelerà tutto il suo sadismo nei confronti delle due sorelle, prima con qualche semplice umiliazione, poi riservando loro violenze fisiche e psicologiche, violenze alle quali partecipano anche i figli della donna e altri ragazzini del vicinato. David sarà testimone muto di quei segreti diviso tra il timore reverenziale verso la donna e il senso di colpa nei confronti di Meg.
Tratto dal romanzo omonimo di Jack Ketchum che si ispira a sua volta a fatti realmente accaduti, il film è uno spaccato di quell'America rurale e chiusa da cui ogni tanto emergono sanguinosi fatti di cronaca. Un film è duro e atroce proprio perché, in questo caso, l'orrore non viene da vampiri o lupi mannari, ma da veri esseri umani che possono essere i vicini di casa di chiunque di noi e tra questi ci sono anche dei ragazzini.




IL GIGLIO NERO (1956)

Rhoda è una graziosa bambina di otto anni, sempre educata e dall'aspetto impeccabile, ma in realtà nasconde un terribile segreto. Dopo essere tornata a casa da una festa campestre in cui è morto un suo compagno di scuola, la bambina non dimostra nessun turbamento e nessuna forma di empatia, anzi sembra aver trovato la cosa emozionante. Preoccupata dalla scoperta di questo lato del carattere di sua figlia, la madre tenterà di scoprire qualcosa di più su quanto accaduto, ma finirà con l'accorgersi di quanto, in realà, sia perversa Rhoda.
All'uscita nelle sale, questo film sorprese e sconvolse un'America perbenista, mettendola di fronte a scomode verità, come il fatto che il male può nascondersi ovunque, anche dietro al sorriso innocente di un bambino.
La pellicola ha un taglio teatrale (difatti è tratta da una pièce teatrale a sua volta ispirata al romanzo "The Bad Seed" di William March) ed è ambientata quasi interamente in unica location e funziona soprattutto alla bravura degli attori e ai dialoghi che devono raccontare quello che il regista non ci mostra direttamente.




MA COME SI PUO' UCCIDERE UN BAMBINO? (1976)

Tom ed Evelyn sono una coppia di turisti inglesi in vacanza nel Mediterraneo che decidono di visitare l'isola di Almanzora. Al loro arrivo però notano qualcosa di strano e sinistro, in giro non c'è nessun adulto e il villaggio sembra essere completamente deserto. In giro si vedono soltanto bambini che li guardano in maniera sospetta. I due protagonisti scopriranno così che, forse in preda ad un attacco di follia, i bambini si sono ribellati agli adulti uccidendoli tutti e facendo scempio dei cadaveri.
Salvarsi non sarà facile come sembra perché per quanto malvagio e pericoloso "ma come si può uccidere un bambino?"
Horror iberico girato completamente alla luce del sole che crea disagio e disturbo per il tipo di messaggio che vuole mandare.
La pellicola si apre con immagini di repertorio di poveri villaggi africani e delle guerre nel sud est asiatico così a mostrarci come l'uomo sia stato in grado di fare del male agli esseri più indifesi e innocenti e così il regista ci mostra una sorta di vendetta dei bambini nei confronti degli adulti, ma nonostante i cattivi siano i bambini, non li vediamo mai come degli esseri puramente malvagi e sanguinari, ma come dei ragazzini intenti a giocare e divertirsi.





GOODNIGHT MOMMY (2014)

Lukas ed Elias sono due gemellini di dieci anni che vivono in splendida quanto glaciale villa nella campagna austriaca. Qui passano le giornate a rincorrersi tra i filari di grano, facendo il bagno in un bel laghetto o facendo la lotta tra i verdi campi davanti casa. Quando finalmente la loro madre ritorna a casa, dopo un'operazione di chirurgia estetica, con il volto interamente coperto di bende, i due bambini sospettano che in realtà lei non sia chi dice di essere, ma all'interno del piccolo nucleo famigliare ci sono altri segreti che porteranno ad una spirarle di follia e violenza, fino al drammatico quanto inevitabile finale.
Il cinema dei due registi, di cui anche Michael Haneke è uno degli esponenti, è fatto di lunghe attese che poi esplodono in una violenza sempre più forte e disturbante. In questo caso c'è una prima fase in cui sembra di assistere ad una specie di caccia al topo, ma con i ruoli che costantemente si invertono per poi passare, man mano che ci si avvia verso il finale, ad una fase più violenta in cui nulla è risparmiato.
Bravi i due piccoli protagonisti che scelti per il loro aspetto innocente e rassicurante, risultano essere inquietanti ed emanare un'aura di mistero e tensione.



Si conclude qui il viaggio tra i film che vedono protagonisti bambini cattivi e perversi, ma dato che sul tema sono state girate tante altre pellicole, appena possibile tornerò sull'argomento con nuovi titoli.









domenica 27 gennaio 2019

Come Alfredino

Raramente ho parlato di attualità in questo blog, ma stavolta ho sentito la necessità di raccontare questa storia, perché è una vicenda che mi ha colpito, ricordandomi un fatto molto simile accaduto quando ero bambino e che anche allora mi turbò molto.
Sto naturalmente parlando del caso di Julen Rossello, il bimbo di due anni, caduto di un pozzo  artesiano e trovato morto, dopo tredici giorni, la notte tra il 25 e il 26 gennaio.
Già da qualche giorno, data la giovanissima età del bambino, nutrivo poche speranze sul fatto che potessero recuperarlo in vita. Tredici giorni sono tanti senza cibo ne acqua, anche solo cinque giorni sono tanti soprattutto se hai solo due anni.
Secondo i primi esami sembrerebbe che Julen sia morto il giorno stesso della caduta per una frattura cranica e, col senno di poi, viene da dire "meglio così", non certo per augurare del male a qualcuno, ma semplicemente perché, visto che ci sono volute quasi due settimane per riuscire a raggiungerlo, almeno ha evitato una lunga e sofferta agonia.



Questa tragedia, come ricordato da molti, riporta alla mente quella di Vermicino in cui perse la vita il piccolo Alfredo Rampi, di appena sei anni.
Quelli che hanno più di quarant'anni sicuramente ricorderanno quella terribile storia che tenne col fiato sospeso tutta l'Italia, come ricorderanno le polemiche per il sensazionalismo mediatico che portò alla nascita del termine "tv del dolore"
Alfredino Rampi, tornando a casa dopo una passeggiata con la sua famiglia nella campagna vicino casa, cadde in un pozzo artesiano. I soccorsi si misero in moto dopo poche ore e i tentativi per recuperare il bambino andarono avanti per tre giorni, quando poi si capì che non c'era più nulla da fare.
Le ultime diciotto ore dei soccorsi furono mandate in onda in diretta televisiva sulle reti rai e ciò permise a venti milioni di italiani di seguire la triste vicenda.
Anche i miei genitori seguirono il caso; io all'epoca avevo quasi la stessa età di Alfredino (avrei fatto sei anni qualche mese più tardi), ma ricordo le loro facce preoccupate, ricordo l'aria mesta che si respirava in casa e ricordo che mi sentivo, in qualche modo, partecipe a questo dolore.
Sarei un bugiardo se affermassi che in quei giorni, o in quelli immediatamente successivi, non feci altro che pensare ad Alfredo, ma il fatto che un mio coetaneo stesse passando dei così brutti momenti, mi rattristava molto.
Mi fermo qui, non voglio soffermarmi sulle polemiche che in seguito sono nate, sia per i molti errori nei soccorsi, sia per la mediaticità dell'evento, anche perché all'ora ero troppo piccolo per capire queste cose e quello che volevo ricordare, sono le sensazioni che provai.




Un pezzetto bello tondo di cielo
d’estate sta sopra di me
non ci credo
lo vedo restringersi
conto le stelle, ora
sento tutte queste voci
tutta questa gente ha già capito
che ho sbagliato, sono scivolato
son caduto dentro il buco
bravi, son venuti subito
son stato stupido
ma sono qua gli aiuti
quelli dei pompieri, i carabinieri
Intanto Dio guardava il Figlio Suo
e in onda lo mandò
a Wojtyła e alla P2
a tutti lo indicò
a Cossiga e alla Dc
a BR e Platini
a Repubblica e alla Rai
la morte ricordò
Scivolo nel fango gelido
il cielo è un punto
non lo vedo più
l’Uomo Ragno m’ha tirato un polso
si è spezzato l’osso, ora
dormo oppure sto sognando
perché parlo ma la voce non è mia
dico Ave Maria
che bimbo stupido
piena di grazia, mamma
Padre Nostro
con la terra in bocca
non respiro
la tua volontà sia fatta
non ricordo bene, ho paura
sei nei cieli
E Lui guardava il Figlio Suo
in diretta lo mandò
a Wojtyła e alla P2
a tutti lo mostrò
a Forlani e alla Dc
a Pertini e Platini
a chi mai dentrò di sé
il Vuoto misurò


venerdì 25 gennaio 2019

Dylan Dog 388: Esercizio numero 6 - Bene, ma non benissimo

Mancano pochi giorni all'uscita del nuovo Dylan Dog (il numero 389 "La sopravvissuta"), e ancora non ho parlato dell'ultimo albo, uscito a fine dicembre, ma datato gennaio 2019, "Esercizio numero 6".
Come accade spesso, anche questo numero ha diviso i lettori: c'è chi lo ha apprezzato, chi lo ha odiato e altri, come me, che stanno sulla via di mezzo.
Andiamo però con ordine e iniziamo dalla copertina, disegnata sempre da Gigi Cavenago, ma se nel precedente albo, erano predominanti i colori colori caldi (i gialli, gli arancioni...), in questo caso il copertinista usa tonalità più fredde, con un ambientazione notturna in cui prevale il blu.
La scritta "Dylan Dog" si sta sgretolando, come già spiegato, sempre di più, anche se la cosa può sfuggire al lettore più distratto.



L'albo, il secondo dedicato al "Ciclo della meteora", è sceneggiato dalla sempre brava Paola Barbato, anche se stavolta ha scritto una storia che avrebbe necessitato più di un numero, dato che i molti personaggi, per poter essere sufficientemente caratterizzati, avrebbero avuto bisogno di qualche pagina più delle 96 classiche. Probabilmente su uno Speciale, la storia avrebbe funzionato meglio.
La vicenda vede Dylan Dog chiamato a investigare sulla scomparsa del giovane Grady da una scuola per soggetti con poteri speciali. Il ragazzino è sparito dopo aver svolto l'esercizio numero 6, che da il titolo all'albo, che serve all'uso dei propri poteri tramite il controllo della paura.



La storia è chiaramente ispirata dal film del 1960  "Il villaggio dei dannati" di Wolf Rilla e al suo remake del 1995 girato da John Carpenter, entrambi trasposizione del romanzo "I figli dell'invasione" di John Wyndham.
Nel suo editoriale, Recchioni, fa accenno anche al bellissimo "Ma come si può uccidere un bambino?", ma i riferimenti alla pellicola di Serrador si limitano al fatto che i protagonisti sono costretti a difendersi da dei bambini.



La continuità con "il ciclo della meteora" viene data solo da un incipit e un finale, che nulla hanno a che fare con la storia in se, in cui uno scienziato parla dell'avvicinarsi del meteorite e durante la trama si fa risalire l'esponenziale aumento delle capacità ESP dei ragazzi, proprio al passaggio della meteora, senza però aggiungere notizie sui cambiamenti che questa porterà all'intero mondo di Dylan Dog.
L'albo avrebbe dunque potuto essere un numero a se stante, con una storia auto conclusiva, ma se non ricordo male, l'idea che, seppure in una più ampia continuity, alcuni albi avrebbero avuto micro storie fatte e finite, come del resto succede in molte serie tv, era già stata preannunciata.



I disegni sono del mitico Giovanni Freghieri, disegnatore storico della collana e uno dei miei preferiti, che anche questa volta non mi ha deluso, seppure in alcune tavole si vede un po' di stanchezza.
In conclusione "Esercizio numero 6" è un albo senza infamia e senza lode (un passo indietro rispetto al numero scorso), con un storia interessante, ma che poteva essere approfondita meglio, con qualche refuso a livello editoriale e bellissimi disegni, con qualche piccola sbavatura.
Non ci resta che aspettare il prossimo numero per vedere come si allineerà nella continuity del nuovo ciclo.

martedì 5 giugno 2018

Il giglio nero (1956)

Rhoda Penmark è una graziosa bambina di otto anni, sempre educata e dall'aspetto impeccabile. Tornata a casa dopo una festa campestre in cui è morto un suo compagno, la bambina non mostra nessun segno di turbamento per quanto accaduto, anzi dice di averlo trovato emozionante. La madre di Rhoda, preoccupata per la mancanza di empatia della figlia, cerca di capire come stanno veramente le cose e così scopre che è stata proprio la bambina ad uccidere il suo amichetto per un futile motivo.



Un po’ alla volta emergerà una terribile verità sulla vera natura di Rhoda, che porterà la donna ad un’estrema decisione. Film con protagonisti bambini cattivi ne sono stati fatti moltissimi, ma questo merita certamente di entrare nella top five. Il film si basa sull’opera teatrale “The Bad Seed”, a sua volta tratto dall’omonimo romanzo di William March.


In un America perbenista, questo film è una vera doccia fredda, in quanto mette in luce delle scomode verità che si è sempre preferito tenere nascoste, cioè che la malvagità può nascondersi ovunque, anche dietro al sorriso di un bambino. Rhoda è consapevole del suo aspetto innocente e lo usa a suo vantaggio arrivando anche a macchiarsi di orribili delitti, tanto è sicura che non potrà mai essere colpevolizzata, perché lei è solo un bambina.




Christine, la madre della piccola, giustamente rimane turbata dalla natura perversa della figlia, ma ciò che veramente spaventa lei e lo spettatore, è la mancanza di empatia e di rimorso di Rhoda; perché, se chiunque può commettere un crimine, la maggior parte delle persone, poi si pentirebbe o quanto meno si sentirebbe gravare la coscienza da un peso non indifferente.
Nel suo tentativo di capire il perché sua figlia sia così, la donna arriverà a scoprire le sue vere origini e quindi a chiedersi se la malvagità nei bambini è ereditaria o frutto dell’ambiente. Il regista, attraverso il personaggio di uno scrittore amico di famiglia, propende per la prima ipotesi, adducendo che ci sono casi di bambini incapaci di provare rimorso o pietà e paragonandoli, appunto, a dei gigli neri.


La messa in scena è propria del teatro, infatti la vicenda si svolge quasi tutta in un unico ambiente e la forza del film viene data dalla bravura degli interpreti, e del regista che non mostra mai i delitti di Rhoda, ma lascia che la storia emerga dai dialoghi dei protagonisti.
Il film, ancora oggi, risulta essere disturbante e spiazzante; l’ideale immagine del bambino innocuo e innocente, viene stravolta e rivoltata, lasciandoci interdetti.



La pellicola ha avuto anche problemi con la censura dell’epoca; infatti il Codice Hays, proibiva che un film potesse finire con il crimine che non viene punito; così mentre nell’opera originale la malvagia Rhoda si salva, e la madre muore, nel film accade il contrario. Da notare che una volta tanto il titolo italiano risulta forse più efficace di quello originale.

lunedì 16 ottobre 2017

Il signore delle mosche (romanzo + film 1963)


Come per “Stand by me”, anche per “Il signore delle mosche”, è difficile tenere separata l’opera letteraria, dal film al quale si ispira perché il regista fa un ottimo lavoro e riesce a mantenere intatti i significati di cui William Golding impernia il romanzo.
La storia è quella di un gruppo di ragazzini, che in fuga dalla guerra, precipitano con il loro aereo nei pressi di un’isola deserta. Da quel momento i piccoli naufraghi tenteranno di sopravvivere in un ambiente ostile fino all’arrivo dei soccorsi, ma se inizialmente le cose sembrano funzionare bene, in seguito il gruppo si spaccherà in due e ben presto le ostilità tra le due fazioni, porterà a scontri sempre più cruenti e solo l’arrivo dei soccorsi, fermerà quello che ormai era un gioco al massacro.



Golding è convinto che l’uomo sia cattivo per natura (sua la frase  “L’uomo produce il male come le api producono il miele”), così la sua opera, e di conseguenza anche il film, è impregnata di questo suo pessimismo e  a rendere la storia ancora più disturbante e spaventosa, è il fatto che i protagonisti siano bambini.
I giovani protagonisti, privi di figure adulte, tentano di costruire una società ideale e migliore rispetto a quella in cui vivono, ma proprio la mancanza di linee guida che insegnino la differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato, farà si che questa società si spacchi presto, facendo regredire i ragazzi ad uno stato selvaggio che li porta a sviluppare i loro istinti animaleschi, in cui prevale la legge della giungla a discapito del senso di colpa, del senso del peccato e dell’educazione.



Come già detto, a rendere ancora più greve la vicenda, è il fatto che a compiere queste efferatezze non siano adulti inevitabilmente guastati dal tempo e dalla società, ma bambini e ragazzi, simboli di innocenza e purezza per definizione. Ralph è il protagonista “buono”, quello dotato di maggior buon senso e intenzionato a costruire una società civile, basata su regole precise, in cui ognuno ha il suo compito e la sua preoccupazione maggiore è quella di mantenere sempre acceso il fuoco che permettere di essere avvistati da possibili soccorritori.
L’antitesi di Ralph è Jack, istintivo e irrazionale, vorrebbe essere lui il vero leader del gruppo e per riuscirci non rinuncia a usare la violenza. Per dimostrare la sua virilità e superiorità organizza un gruppo di cacciatori e affascina gli altri ragazzi con storie e canti di guerra. Per conquistare la leadership punta sulle paure più irrazionali e forti, quelle del buio e di possibili creature mostruose, anteponendole a quelle meno viscerali, cioè a quella di rimanere li per sempre, senza che nessuno li avvisti mai.



C’è poi Bombolo (Piggy nel romanzo), di cui non conosciamo il vero nome e che è uno dei pochi che rimane sempre fedele a Ralph. Il ragazzino, grassottello e asmatico, e rappresenta la razionalità e quel poco che ne resta nei bambini che li lega alla civiltà, ma è allo stesso tempo l'anello debole della catena, quello che nessuno ascolta e potenziale vittima sacrificale. Simon invece è un bambino timido e insicuro, anche lui legato a Ralph, fugge però dal gruppo e sarò il primo a scoprire che la bestia non esiste, cosa che purtroppo non potrà raccontare, perché ucciso prima. La sua epilessia lo porta a frequenti svenimenti e visioni e in uno di questi attacchi si ritroverò a parlare con “Il Signore delle mosche”.  Nell’iconografia della storia, Simon rappresenta la spiritualità, la volontà dell'uomo di fare del bene, ma l'incapacità di metterlo in atto, e la sua morte segna la perdita della verità e dell’innocenza.



Vi è infine Roger, alleato di Jack, che rappresenta il vero lato malvagio della natura umana, cattivo per il piacere di esserlo, inizialmente frenato dalla sua educazione, una volta che il gruppo si è spaccato, lui libera tutta la sua crudeltà, arrivando perfino ad uccidere. “Il Signore delle mosche” però, non è soltanto una metafora sulla natura perversa dell’essere umano, ma anche un chiaro esempio di come nascano i totalitarismi, più o meno violenti.
Quando prevale la paura di sopravvivenza, la società è disposta ad accettare le prepotenze e i metodi soppressivi, di un leader che punta a eliminare questa paura, ritenendolo un male minore o necessario. 


Così, in questo caso, i giovani protagonisti accettano la prepotenza e la violenza di Jack e il suo gruppo, che assicura di sconfiggere il mostro, e con esso la paura ancestrale di esso, piuttosto che sobbarcarsi il sacrificio che potrebbe portarli ad un salvataggio dall’isola. Però una volta ottenuto il potere, Jack sfrutta le paure dei ragazzini per continuare a dominarli e quando infine tutto pare precipitare in un escalation di irrazionale violenza, solo l’intervento esterno di alcuni militari giunti sull’isola, porta la situazione ad un nuovo equilibrio, ma con i protagonisti ormai traviati da quanto successo e consapevoli della perdita della loro innocenza e spensieratezza.
Da un punto di vista tecnico la pellicola è ben diretta, anche se la fotografia non è delle migliori.
Bravi tutti i protagonisti.

giovedì 16 febbraio 2017

L'identità del lupo

Ecco un altro vecchio racconto, forse non tra i migliori che abbia scritto, ma con qualche buon passaggio:

Aaron scoprì quella notte cosa significasse realmente avere paura; fino ad allora nemmeno il suo incubo peggiore era stato tanto terrificante.
Rinchiuso nell’armadio a muro, abbracciato al fucile da caccia che era appartenuto a suo padre, il suo respiro si era fatto affannoso, mentre grossi rivoli di sudore gli solcavano il volto.
Fuori la bestia fiutava l’aria, fiutava la sua paura. Presto lo avrebbe trovato, e allora lui avrebbe dovuto ammazzarla, ma come poteva sparare a Mark, come poteva uccidere un bambino?

Aaron si era trasferito ad Howling Rock da poco più di un mese, trovando subito lavoro nella locale scuola media, come insegnante d’Inglese, e per arrotondare lo stipendio dava ripetizioni privatamente. Proprio quella sera stava ripassando la lezione con il piccolo Mark Grimm, un suo allievo della prima media.
Mentre il bambino stava riordinando la cartella per tornare a casa, Aaron scostò le tende guardando dalla finestra.
La luna era già alta in cielo e in quella limpida serata di principio d’autunno sembrava ancora più grande e luminosa.
“E’ proprio una bella serata, vero signor Levi?” chiese improvvisamente il ragazzino.
“Si hai  proprio ragione Mark”
“Lei conosce la storia del mostro di Howling Rock?”
Aaron si voltò a guardare il suo piccolo interlocutore.
“Si ne ho sentito parlare, ma è solo una leggenda.”
“E se non fosse così?” chiese nuovamente Mark.
Ora c’era qualcosa di strano nel volto del bambino, qualcosa di sbagliato. Il suo sguardo era triste e impaurito allo stesso tempo.
“Cosa succede Mark” chiese Aaron “c’è qualcosa che non va?”
“Mi dispiace…” rispose il ragazzino
Poi, portatosi le mani alla testa, cadde in ginocchio e un  urlo spaventoso gli uscì di gola.
Aaron si precipitò per soccorrerlo, ma appena gli fu vicino indietreggiò immediatamente con gli occhi sgranati.
Il bambino continuava  a dibattersi a terra e a strillare come in preda ad atroci dolori; le sue membra iniziarono a gonfiarsi lacerando i vestiti e Aaron poté sentire chiaramente lo scricchiolio delle ossa di Mark che si stavano allungando, mentre il corpo nudo veniva ricoperto da un folto pelo.
Gli splendidi occhi verdi del ragazzino si trasformarono in enormi, gialli occhi ferini; la mandibola si allungò fino ad assumere una forma animalesca, mentre il labbro inferiore si arricciò mettendo in mostra una lunga fila di denti aguzzi.
A quel punto Aaron, ormai in preda al terrore più profondo, cominciò a indietreggiare, non riuscendo però a distogliere lo sguardo da quella mostruosità.
Quando giunse alla porta della cucina, la creatura ululò e poi digrignando i denti si voltò verso di lui.
Aaron allungò il braccio verso il tavolo e afferrò il matterello che vi era appoggiato sopra; appena l’essere gli si avventò contro lui ritirò il braccio colpendolo così in pieno volto.
La creatura guaì.
Aaron approfittò di quell’attimo di stordimento del mostro per fuggire. Passando per il suo studio, con un calcio spaccò la rastrelliera dove erano esposti alcuni fucili, ne prese uno e controllò che fosse carico. Non avrebbe mai voluto usarlo, ma se fosse stato necessario almeno aveva un’arma con cui difendersi.
Scostò leggermente la porta e vide che il lupo teneva bloccata la porta d’uscita, per cui cercando di non fare rumore, salì al piano superiore passando per la cucina.
Dalla balaustra spiò al piano terra. Mark-lupo stava annusando l’aria, si fermò per un istante, poi spostò lo sguardo verso il suo nascondiglio. Il ghingo della bestia si fece più largo, come a volerlo deridere e con passi lenti, ma decisi cominciò a salire le scale.
Aaron strisciò il più rapidamente possibile in camera sua, chiuse la porta e si nascose nell’ampio armadio a muro.
Rimase in ascolto, ma per un lungo tempo non udì nulla, il tempo sembrava essersi bloccato e sentiva la paura aumentare maggiormente. Armò il fucile, ma ora non era più tanto sicuro che sarebbe riuscito a sparare a quel mostro. Continuava a vedere il volto sorridente di Mark e anche se adesso aveva le sembianze di un orribile lupo, lui continuava a vederlo soltanto come un bellissimo bambino.
Un colpo secco fece scricchiolare la porta, e al secondo la porta si aprì.
La creatura fiutò l’aria, fiutò l’odore di urina che chiazzò i jeans di  Aaron; si voltò in quella direzione, e con un balzo sfondò le ante dell’armadio.
Aaron fece fuoco.

Quando la polizia giunse a casa del nuovo insegnate di Howling Rock, si trovò di fronte ad una sena agghiacciante. Nella camera da letto dell’uomo, un bambino completamente nudo, giaceva in un mare di sangue con mezza testa maciullata da un colpo di fucile.
Aaron fu trovato agonizzante nella vasca da bagno con le vene tagliate. Trasportato d’urgenza all’ospedale riuscirono a salvargli la vita.
Tre anni dopo, in una notte di luna piena, del tutto simile a quella in cui si era verificata quell’orrenda tragedia, Aaron Levi fu assassinato nelle docce della prigione in cui stava scontando la sua condanna, in attesa del giorno in cui la sentenza di condanna a morte fosse stata eseguita.

I colpevoli non furono mai cercati


venerdì 27 gennaio 2017

27 Gennaio: Per non dimenticare

Son morto con altri cento, 
son morto che ero bambino,
passato per il camino 
e adesso sono nel vento
e adesso sono nel vento...

Il 27 gennaio 1945 , l'Armata Rossa, impegnata in un'operazione atta a superare le linee di difesa tedesche in Polonia, per poi avanzare nel cuore della Germania, entrò ad Auschwitz liberandone il campo di concentramento.
Per non dimenticare le vittime dell'Olocausto, ogni anno dal 2005, in tale data si celebra la "Giornata della Memoria".
Qui di seguito propongo alcuni film che affrontano il tema dello sterminio nazifascista; ce ne sono molti altri, magari più "importanti" o più veritieri, ma questi sono quelli che ho visto e che in un modo o nell'altro mi hanno colpito...

Arrivederci ragazzi: Film del 1987 di Louis Malle, ispirato in parte ad un ricordo dei tempi della scuola dello stesso regista, racconta l'amicizia nata tra i banchi di scuola tra Julien e Jean, un ragazzo ebreo che ha trovato rifugio nel collegio assieme ad altri due ragazzi, per sfuggire alle persecuzioni razziali.
Malle ci racconta una bella storia di amicizia nata in un momento difficile, un'amicizia fatta di incomprensioni, giochi, musica, fiducia e che purtroppo verrà spezzata dalla follia umana.
Un film da mostrare in tutte le scuole, come del resto, tutti quelli in questa lista.



Amen.: Il film del 2002 di Costa-Gavras, basato sull'opera teatrale "Il Vicario", parla di Kurt Gerstein, un ufficiale delle SS che, suo malgrado, è coinvolto nello sterminio nazista. Una volta scoperta l'atroce verità, tenterà di farla conoscere al mondo intero, ma solo un frate gesuita sarà disposto ad ascoltarlo ed aiutarlo, quando pure le più alte sfere ecclesiastiche hanno preferito ignorare quanto stesse accadendo.
Con questa pellicola, Costa-Gavras è andato a toccare un tasto dolente della Chiesa Cattolica; molte sono state le polemiche (alcune legate anche alla forte immagine della locandina), e il film colpisce duro, proprio perché punta il dito contro chi, invece, avrebbe dovuto alzare la voce e schierarsi apertamente contro l'eccidio dei campi di concentramento.
Questo film dovrebbe essere visto soprattutto da certi cattolici bigotti che difendono sempre a spada tratta la Chiesa, anche quando ha commesso grossi errori come questo,



La vita è bella: Guido Orefice un ebreo toscano, lavora come cameriere assieme allo zio, conosce la maestra Dora e se ne innamora. Dopo un lungo corteggiamento riesce a conquistarla e i due si sposano e poco dopo nasce Giosuè. Sei anni più tardi, Guido ha finalmente aperto una libreria, ma il giorno del compleanno di suo figlio, l'intera famiglia viene catturata e deportata in un campo di concentramento. Qui, pur di proteggere il figlio dagli orrori della realtà, Guido si inventa un gioco che ha come premio finale un carro armato.
Qui Benigni dirige il suo capolavoro, che seppure non esente da qualche critica, ha conquistato il mondo per essere riuscito ad affrontare un tema delicato, come quello della Shoah, con toni da commedia, senza tuttavia mancare di sensibilità.



Train de vie: In un villaggio ebraico della Romania, Shlomo avverte i suoi compaesani che nei villaggi vicini stanno iniziando a deportare i cittadini ebrei. Durante il consiglio degli anziani, viene accettata l'idea dello stesso Schlomo, di organizzare un finto treno tedesco, per riuscire a fuggire in Palestina, attraverso la Russia.
Come già aveva fatto "La vita è bella" e che in seguito farò anche "Jakob il bugiardo". il film di Mihaileanu, usa i toni leggeri della commedia per ricordare una delle pagine più nere della storia dell'umanità.



Schindler's list: Oskar Schindler è un industriale tedesco, inizialmente affiliato alle SS, che vuole sfruttare gli operai ebrei per la sua fabbrica. Quando però si accorgerò della barbarie nazista, comincerà a lottare per salvare più persone possibile, fino a ridursi sul lastrico e a fuggire a guerra finita.
Spielberg gira quello che è da molti considerato il suo capolavoro, una pagina di cinema forte, che fa soffrire e commuove, raccontando una vicenda realmente accaduta, fotografata in uno splendido bianco e nero. Molte le sequenze memorabili che resteranno nella storia del cinema.



Vento di primavera: Durante l'occupazione nazista a Parigi, la famiglia di Joseph, vive nel quartiere di Montmartre, con un po' di preoccupazione, ma tutto sommato serenamente, ma nella notte tra il 15 e il 16 luglio tutti gli ebrei vengono catturati e confinati nel Vel d'Hiv.  Dopo un ulteriore trasferimento, i bambini vengono separati dai genitori, che vengono trasferiti ad Auschwitz. Solo la giovane Annette si occupa dei piccoli, mettendo anche a rischio la sua vita quando cerca di denunciare le pessime condizioni in cui sono costretti a vivere gli ebrei. Prima che anche tutti i bambini vengano caricati nei treni diretti ai campi di sterminio, Joseph e un suo compagno riescono a fuggire.
Diversamente da altri film, pur affrontato un argomento forte e mettendo in primo piano i bambini, questo non mi ha particolarmente colpito. Non è un brutto film, anzi, ma non ha la forza di altre pellicole del genere e mi pare che pecchi di un po' di manierismo.



L'isola in via degli uccelli: Alex vive con la sua famiglia nel ghetto ebraico di Varsavia, diviso dal resto della città da un imponente muro. Qui, pur con molte difficoltà la vita prosegue normalmente, fino a quando, anche il ragazzino e i suoi cari vengono catturati durante uno dei rastrellamenti da parte dei nazisti. Grazie all'aiuto del nonno, Alex riesce a fuggire e a nascondersi tra le rovine della città, dove tenterà di sopravvivere, fiducioso che il padre rispetti la promessa di venirlo a prendere a guerra finita.
Bel film, tratto dall'omonimo romanzo di Uri Orlev, è un opera atipica per quanto riguarda quelle che denunciano l'Olocausto; infatti il film si concentra unicamente sulla sopravvivenza del piccolo protagonista, senza mostrare la barbarie dell'esercito tedesco. E' però un film forte e che emoziona e che merita di entrare in questa rassegna.



Jona che visse nella balena: Il piccolo Jona vive ad Amsterdam con i suoi genitori. Durante l'occupazione tedesca, il bambino e la sua famiglia vengono deportati in un campo di prigionia. Qui Jona, separato dal padre, soffrirà la fame e il freddo oltre a subire le angherie dei ragazzi più grandi, per cui il bambino sarà costretto a inventarsi un mondo tutto suo per sopravvivere a tutti quegli orrori.
Buon film italiano, tutto ad altezza di bambino e nonostante non raggiunga i livelli di altre pellicole, riesce comunque a colpire lo spettatore. Celebre la scena in cui tutti i bambini cantano la famosa canzone ebraica Gam Gam 




Il pianista: Wladyslaw Szpilman è uno straordinario pianista polacco. Durante la seconda guerra mondiale, prima viene costretto a vivere, con la sua famiglia, nel ghetto ebraico, poi sfugge per miracolo alla deportazione ad Auschwitz e infine dopo numerose difficoltà e quasi allo stremo delle forze, riesce a sopravvivere all'invasione nazista, anche grazie all'aiuto di un ufficiale tedesco ammiratore delle sue capacità musicali.
Polanski firma uno dei più bei film sulla Shoah, un film delicato, forte, duro, un film che colpisce allo stomaco e al cuore, e seppure anche qui non ci siano scene ambientate in campi di concentramento, non mancano sequenze che fanno male. Adrien Brody è qui nel suo ruolo migliore e le musiche sono stupende.
Un film da vedere e rivedere.



Il bambino con il pigiama a righe: Nella Germania della seconda guerra mondiale, Bruno, un bambino di otto anni, figlio di un ufficiale nazista, è costretto a trasferirsi da Berlino ad un cittadina di campagna, in seguito alla promozione del padre. Inizialmente, il bambino, prende la notizia con tristezza, perché costretto ad abbandonare gli amici e a vivere in un luogo noioso. Spinto però dal suo spirito d'avventura e dalla curiosità, Bruno esplora i dintorni della casa, scoprendo, poco distante, una strana "fattoria".  In realtà questa è un campo di concentramento, tra i cui reclusi c'è il piccolo Shmuel. I due bambini, seppur osteggiati dall'odio degli adulti, riescono a stringere una forte amiczia che spinerà Bruno a oltrepassare il filo spinato che li divide.
Film che ha avuto un enorme successo, eppure non sono mancate le critiche, rivolte soprattutto all'eccessiva ingenuità attribuita al piccolo protagonista. Per quanto mi riguarda ho trovato il film coinvolgente, ben diretto, anche se forse con un po' di furbizia e ben recitato. Il finale rimarrà uno dei più duri, pur non mostrando nulla direttamente, o forse lo è proprio per questo. Ricordo che è uno dei pochissimi film, che uscendo dalla sala del cinema, poi non si sentiva volare una mosca.



L'ultimo treno: Un ragazzino ebreo, per sfuggire alla deportazione, si nasconde presso un contadino cattolico fingendo di esserne il nipote. Qui incontrerà altri bambini nella sua stessa situazione e verranno aiutati da un prete cattolico, che pur rispettando il loro credo, insegnerà loro i fondamentali cattolici, per superare i controlli dei tedeschi.
Film polacco, intenso, tutto filtrato dagli occhi del giovane protagonista, interpretato dal bravissimo Haley Joel Osment, costretto a nascondersi e ad affrontare le incomprensioni coi suoi compagni cattolici. Molto bene anche Willem Dafoe che interpreta il prete.