Visualizzazione post con etichetta Divertimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Divertimento. Mostra tutti i post

venerdì 17 gennaio 2020

A Spanish Honeymoon

A due anni dalla nascita di Rosa e Grace, finalmente Chiara ed io siamo riusciti a prenderci una settimana tutta per noi e a fare il viaggio di nozze a lungo programmato e sognato.
Certo c'è stato qualche contrattempo, dovuto soprattutto alla mala organizzazione dell'agenzia alla quale ci siamo affidati, ma ci siamo comunque divertiti e rilassati e alla fine siamo stati molto contenti; ecco dunque un breve riassunto di questo tour in terra iberica:

Primo giorno, 28 dicembre 2019: Bologna - Barcellona


Dopo aver preparato le ultime cose abbiamo caricato le gemelle in auto e le abbiamo portate a casa dei nonni materni che ce le hanno tenute per tutta la settimana permettendoci di goderci la nostra meritata vacanza.
Quando le abbiamo salutate Grace pare essersi resa conto che non era come quando le lasciamo al nido, ma che c'era qualcosa di diverso e così ho visto il suo sorriso tramutarsi prima in stupore e poi scoppiare in un pianto inconsolabile mentre mi tendeva le braccia per essere presa in braccio. Credo che questa cosa non la scorderò mai.
Superato questo piccolo "dramma", siamo tornati a casa a recuperare le valigie.



Con la navetta siamo arrivati all'aeroporto e dopo un breve ritardo, finalmente siamo saliti in aereo dove abbiamo dovuto far fronte al primo imprevisto: in agenzia avevamo specificatamente richiesto dei posti comodi che permettessero a Chiara di allacciare le cinture senza troppi problemi, così hanno prenotato dei posti accanto alle uscite di sicurezza dove non era permesso usare la prolunga per la cintura e così abbiamo dovuto fare il viaggio in posti separati.
Arrivati a Barcellona andiamo a recuperare la nostra auto; ci viene data una bella cabrio con cambio automatico, ma che non vuole decidersi a partire, per cui torno indietro e me la faccio cambiare con un'altra, forse meno "figa", ma sicuramente molto comoda e spaziosa.



Non amando molto guidare per tutta la vacanza ha guidato Chiara, che come sempre è stata un'autista migliore di quanto sia io.
Con non poca sorpresa abbiamo scoperto che il nostro albergo, il Porte de Gallecs, si trovava a circa venti chilometri dal centro di Barcellona (una buona mezz'ora di macchina) e praticamente perso nel nulla di una zona residenziale, tra palazzine di appartamenti e uffici.
La stanza era un po' piccina, con un materasso un po' troppo duro, che ha causato un fastidioso mal di schiena a Chiara per i successivi 3/4 giorni.
Usciti per cena abbiamo trovato quasi subito una graziosa taperia dove abbiamo mangiato bene e soprattutto scoperto che lì la birra è buona e costa pochissimo (1,80 euro per una bottiglia da 33cl).
Rientro in albergo e nanna (naturalmente tralascio di raccontare i momenti di giochi di coppia).


Secondo giorno, 29 dicembre 2019: Barcellona

Colazione relativamente presto, dato che avevamo appuntamento alle nove in Plaça de Catalunya per trovarci con il resto del gruppo per il tour Casa Battlò e Sagrada Familia.
Tuttavia non conoscendo bene la città e dovendo cercare parcheggio abbiamo fatto tardi perdendo così la prima parte della visita.
Abbiamo recuperato gli altri quando sono arrivati per la visita guidata (da noi richiesta in spagnolo, ma poi eseguita in inglese) alla basilica, opera del maestro Antoni Gaudì e ancora non terminata.
Non starò qui a dilungarmi in spiegazioni artistiche che, sinceramente, avrei difficoltà a riportare e che potete facilmente trovare in giro per la rete, ma vorrei per lo meno attirare l'attenzione sulla differenza di stile tra l'esterno e l'interno della chiesa; tanto pomposo, eccessivo e ricco il primo, quanto sobrio, minimalista ed equilibrato il secondo. Comunque un capolavoro.



Lasciato il gruppo, dopo un pranzo ristoratore e l'acquisto dei primi souvenirs, ci siamo diretti verso Casa Battlò per vedere se fosse possibile recuperare la visita, ma il prezzo esagerato ci ha fatto desistere da l'idea. Ad ogni modo, girando a piedi per le vie della città abbiamo scoperto vecchi palazzi dai deliziosi balconcini, antichi edifici e bellissime chiese, che nulla (o quasi) hanno da invidiare ai vicoli parigini.
Dopo un estenuante camminata e con qualche problema a ritrovare il parcheggio, siamo rientrati in albergo.
Doccia rigenerante, cena (ancora tapas e birra) e finalmente il meritato riposo.


Terzo giorno, 30 dicembre 2019: Barcellona - Madrid

In mattinata ritorniamo in città per visitare il Parco Güell, ma nonostante siamo arrivati abbastanza presto all'ingresso, i biglietti per la parte architettonica erano già esauriti per cui abbiamo fatto una passeggiata nel resto del parco aperto al pubblico, tra abeti, palme,eucalipti, querce e le altre centinaia di diversità di vegetazione. Quindi, dopo aver visitato la casa di Gaudì all'interno del parco, siamo tornati in centro e pranzato al Bar Bacaro, che forse ricorderete nell'episodio di "4 ristoranti" di Alessandro Borghese, girato proprio nel capoluogo catalano.



Poi, dato che si stava facendo piuttosto tardi, abbiamo recuperato l'auto e ci siamo messi in viaggio verso Madrid.
Il viaggio è stato più lungo ed estenuante del previsto dato che in agenzia ci avevano assicurato che ci avremmo messo non più di quattro ore, mentre ne abbiamo impiegate almeno sette.
Siamo arrivati in albergo che era quasi l'una di notte. Anche in questo caso la struttura l'Holiday Inn Express Madrid Leganes era a più di venti chilometri dalla città, ma stavolta la camera calda e confortevole con un letto super comodo.
Da  notare che anche per questo albergo, nonostante avessimo chiesto all'agenzia di prenotare solo camere matrimoniali, ci avevano assegnato una camera a letti separati, ma che dopo aver telefonato per avvertire che avremmo tardato, ci è stata gentilmente cambiata.


Quarto giorno, 31 dicembre (ultimo dell'anno): Madrid

Colazione varia e abbondante, poi partenza per il centro, ma questa volta, memori dell'esperienza di Barcellona, chiediamo consiglio alla receptionist per il parcheggio, scoprendo così che quel giorno, la maggior parte del centro sarebbe stato interdetto alle auto.
Parcheggiamo a circa mezz'ora a piedi dal Prado, ma il dolore alla schiena comincia a dare qualche problema a Chiara, problema solo parzialmente risolto con un tappa in farmacia.
Arrivati nei pressi del museo mi accorgo di aver dimenticato la cartellina con tutti i documenti del viaggio, compresi la stampa dei biglietti già pagati e che ci davano l'accesso prioritario alla visita.
Abbandono la fila e cerco aiuto tra il personale all'ingresso, ma inizialmente mi viene detto che senza biglietti non si poteva far nulla; tento inutilmente di contattare l'agenzia per farmi mandare via mail copia dei biglietti, ma non risponde nessuno.



Torniamo dalla ragazza all'entrata che prima prova a informarsi se si trovano i nostri biglietti nel loro sito, ma l'agenzia ha effettuato la prenotazione tramite una compagnia esterna, facendoci anche pagare di più, per cui al museo non risultano i nostri nominativi, poi impietosita dal fatto che fossimo in viaggio di nozze e che avevamo avuto già altri problemi con l'organizzazione del viaggio, è riuscita a farci superare la fila e comprare i biglietti (due degli ultimi rimasti prima della chiusura delle casse), naturalmente pagandoli nuovamente, ma al normale prezzo del museo.
Non avendo molto tempo ci affrettiamo a visitare più sale possibile e io mi faccio beccare mentre tento di fotografare la Maya Desnuda di Goya (a mia discolpa vi assicuro che non avevo notato i cartelli con il divieto di fare foto o filmati).
Terminata la visita andiamo in cerca di un posto dove pranzare e decidiamo di fermarci in un ristorante thailandese in una specie di vecchia cripta cattolica.
Passeggiata tra le vie della zona in cerca di un buon caffè che ci riscaldasse un po' che abbiamo trovato in localino gestito da venezuelani.



Ritorniamo sui nostri passi e ci fermiamo a visitare la caratteristica stazione di Atocha e al suo boschetto interno, quindi una volta usciti, ci siamo fermati ad assistere ad un concerto che si teneva presso la Glorieta Emperador Carlos V. Il gruppo era veramente fantastico e mescolava musiche gitano-balcaniche a pezzi decisamente più rock, con molte cover di brani celebri, ma sempre con arrangiamenti di musica popolare.
Poco dopo è passata la San Silvestro Vallecana, una gara sui dieci chilometri che da quasi sessant'anni si tiene a Madrid a a fine anno e che vede coinvolti diverse decine di migliaia di concorrenti, professionisti o semplici amatori.
Dopo esserci fermati ancora un po' ad ascoltare il concerto, abbiamo cominciato a cercare un posto per cenare, ma la maggior parte dei locali stava già chiudendo, probabilmente per aprire più tardi per festeggiare il capodanno per cui abbiamo dovuto ripiegare su un KFC al volo, che comunque stava chiudendo, ritrovandoci a mangiare pollo fritto e bere birra di nuovo in piazza al freddo.
Ormai piuttosto stanchi, abbiamo acquistato una piccola bottiglia di spumante e i classici chicchi d'uva da mangiare alla mezzanotte e siamo rientrati a "festeggiare" in albergo.


Quinto giorno, 1 gennaio 2020: Madrid - Toledo

In questo giorno decidiamo di prendercela un po' più comoda e dato che il primo dell'anno a Madrid è (quasi) impossibile trovare qualcosa di visitabile, scegliamo di partire direttamente per Toledo.
In soli quaranta minuti siamo già a destinazione e ci fermiamo nei pressi di un castello poco fuori il centro della città, se ben ricordo era il Castillio San Servando.
Foto di rito e quindi scendiamo fino alle sponde del Tago, fiume che costeggia quasi tutto il centro di Toledo, da dove godiamo di una bella vista sulla città vecchia, sormontata dall'Alcazar e del bel Puente de San Martin.



Visita esterna dell'Alcazar e dopo un po' di shopping siamo entrati in una piccola locanda con cucina ispano-messicana, con tanto di toro impagliato appeso alla parete.
Finito il pranzo ci dirigiamo al nostro albergo, il San Juan de los Reyes, che scopriamo essere in pieno centro antico, in un edificio storico che fu prima una fabbrica di armi bianche e poi fabbrica di farina.
A parte il solito problema della camera a due letti al posto di quella matrimoniale, che comunque ci è stata prontamente sostituita, per il resto la stanza era comoda e spaziosa.
La ragazza alla reception è sempre stata gentile e pronta ad aiutarci, nonostante l'abbiamo dovuta "disturbare" più volte per svariati motivi.
Nel pomeriggio abbiamo passeggiato per le caratteristiche vie della città scattando foto ai vari monumenti tra cui la Puerta del Cambron e il monastero de San Juan de los Reyes (si, esattamente lo stesso nome dell'albergo) e ai vari scorci più interessanti.




Prima di rientrare in hotel ci concediamo aperitivo poco fuori le mura.
Una volta in camera, mentre Chiara tenta di riposarsi a causa dei dolori alla schiena, io mi concedo una bagno con idromassaggio.
La cena è stata una vera tragedia greca; abbiamo chiesto aiuto alla receptionist che ci ha suggerito alcuni ristoranti nei dintorni e ci ha aiutato a contattarli, ma o erano chiusi o al completo, così come lo era il lussuoso ristorante dell'albergo. Dato che Chiara non stava bene abbiamo optato per ordinare qualcosa si Just Eat, ma l'ordine ci è stato consegnato con un'ora e mezza di ritardo e anche se non proprio pessimo, certamente ho visto pizze decisamente migliori e credo di averla mangiata solo per la fame.
Poi, finalmente, ci siamo abbandonati ad un sonno profondo e ristoratore.


Sesto giorno, 2 gennaio 2020: Toledo - Valencia

La mattinata del sesto giorno la dedichiamo a visitare ancora un po' la città, soffermandoci in particolare sulla parte moresca. Quindi visita al bel museo de El Greco a soli tre euro.
Pranzo in un ristorante li accanto al ridicolo prezzo di tredici euro a testa.
Salutiamo dunque Toledo con la promessa di tornarci quanto prima dato che entrambi ne siamo rimasti conquistati e in un solo giorno non siamo riuscito a visitarla come avrebbe meritato.
Partenza per Valencia e altre quattro ore di auto.



Stavolta l'albergo, il Silken Puerta Valencia, pur essendo fuori dal centro era tuttavia vicino ai luoghi che avremmo visitato il giorno seguente.
Con qualche difficoltà, dovuta a indicazioni poco chiare, riusciamo a trovare il parcheggio dell'hotel.
Ancora una volta (quattro su quattro) abbiamo dovuto chiedere un cambio camera dato che invece che una matrimoniale ci era stata assegnata una a due letti.
Ci rinfreschiamo e usciamo a cena in un ristorante che in quel momento era frequentato solo da italiani. Poi, dopo qualche coccola, ci affidiamo a  Morfeo.


Settimo giorno, 3 gennaio 2020: Valencia

Dopo colazione ci avviamo a piedi verso la Città delle Arti e della Scienza.
Il museo della scienza, che come dice la parola è un museo scientifico interattivo, forse più adatto a bambini e ragazzi, ma comunque interessante e curioso.
Passiamo così a visitare il Parco Oceanografico che rivela essere più grande di quello che sembrava esternamente: così passiamo il resto della mattinata e del pomeriggio tra fenicotteri, tartarughe marine, squali, pesci tropicali, foche e soprattutto tre bellissimi beluga.
A pranzo ci siamo fermati al ristorante interno e finalmente abbiamo assaggiato la tipica paella valenciana e sorseggiato un dissetante sangria.



Per ragioni di tempo siamo costretti a saltare la proiezione in 4D, ma poco male. Passeggiamo ancora per la cittadella visitando il bosco sospeso e i mercatini natalizi.
Poi, vinti dalla stanchezza, decidiamo di tornare in albergo per prepararci per l'ultima serata spagnola; ci vestiamo eleganti e andiamo a cena ad un elegante, ma informale, ristorante a due passi dall'hotel.
Nonostante sarebbe servita una prenotazione ci trovano comunque un tavolo e ancora una volta ci troviamo circondati da moltissimi italiani.
La cena si conclude con un dolce molto simile a quello che avevamo scelto per il matrimonio (neanche a farlo apposta).
Prima di rientrare in camera ci concediamo un bicchierino di un liquore tipico al bar dell'albergo.
Infine ci infiliamo assieme sotto le coperte.


Ottavo giorno, 4 gennaio 2020: Valencia - Bologna

Lasciato l'albergo ci dirigiamo verso l'aeroporto e il deposito della Hertz per riconsegnare l'auto, cosa che si rivelerà più complicato del previsto a causa delle scarse e approssimative indicazioni stradali.
Una volta saliti in aereo ci troviamo ad avere gli stessi problemi per i posti che avevamo avuto all'andata e anche se ce lo aspettavamo è stata comunque una seccatura non da poco. Seccatura che non deve essere stata soltanto nostra, dato che un ragazzo piuttosto alto, a causa dei posti stretti, ha fatto tutto il viaggio con le ginocchia in gola, salvo ogni tanto riuscire a distendere le gambe lungo il corridoio.
Pranzo in volo con un panino di pessima qualità e caffè bollente.
Quattro chiacchiere con una coppia di ragazzi toscani che si erano concessi una toccata e fuga super economica a Valencia.
Una volta atterrati a Bologna corriamo a prendere la navetta che ci avrebbe dovuto portare a casa, ma questa ci parte sotto il naso; per evitare di dover aspettare un'ora per quella successiva, prendiamo un taxi.
Arrivati a casa, troviamo ad aspettarci la mamma e la sorella di Chiara che come ulteriore sorpresa avevano anche fatto un po' di pulizia e ordine.
Poi, nel tardo pomeriggio, il nonno ci ha riportato le bimbe, che felici e sorridenti ci hanno gettato le braccia al collo e non volevano più staccarsi da noi.


Conclusioni:

Viaggio non privo di difficoltà e imprevisti, ma che siamo riusciti a goderci e che ci ha affascinato molto e soprattutto che era necessario per avere del tempo tutto per noi come coppia. Un viaggio sicuramente da rifare in modo da vedere quello, che per un motivo o l'altro, ci siamo persi, con più calma e attenzione, ma che sono felice per quello che ci ha permesso di vedere e per aver passato del tempo da solo con Chiara, come marito e moglie.




mercoledì 7 marzo 2018

Aule, lavagne e compiti (venti film di ambientazione scolastica - senza intervallo)

I film di ambientazione scolastica sono un'infinità, alcuni impegnati, altri divertenti, si potrebbero scrivere interi tomi su questo particolare sottogenere cinematografico; io qui mi limiterò a segnalarne alcuni, senza alcuna pretesa che siano i più importanti o i più belli e nemmeno, necessariamente, quelli che più mi piacciono (a proposito i film saranno in ordine sparso, dunque questa non è una classifica). Semplicemente ho scelto film un po' da diversi decenni, di diverse nazionalità e diversi generi. In ogni caso sono ben accetti consigli e critiche...E ora tutti in aula che la campanella sta suonando:

LA SCUOLA (1995): Il film di Lucchetti è tratto da una pièce teatrale di Domenico Starnone, a sua volta tratta dai racconti dello stesso Starnone, è narra le vicende, per lo più in flashback di un gruppo di studenti e professori in un istituto nella periferia romana. Commedia ben scritta, che in chiave quasi caricaturale, disegna in modo impietoso, le condizione della scuola italiana. Bravi i protagonisti e in particolare il simpatico Silvio Orlando (che riprenderà un ruolo simile in "Auguri Professore").


RUSHMORE (1998): Secondo film di quel gran genio di Wes Anderson. Qui assistiamo alle (dis)avventure del liceale Max Fisher, studente svogliato, dotato però di una grande creatività che il ragazzo riverserà in diverse attività extracurriculari. Commedia dolce-amara in cui già si notano il particolare stile visivo e narrativo del regista.


LA CLASSE - ENTRE LES MURS (2008): Pellicola francese abbastanza anticonvenzionale, interpretata da attori non professionisti e basata su un libro, in parte autobiografico, dell'insegnate François Bégaudeau, che qui interpreta il ruolo principale del film. 
In un istituto della banlieue parigina, un professore ha a che fare con una classe particolarmente difficile e indisciplinata, a causa delle differenti classi sociali e razziali. Da qui le difficoltà di linguaggio tra professori e studenti.


ANIMAL HOUSE (1978): Questa è probabilmente la madre di tutte le commedie studentesche; spassosa, irriverente, geniale, racconta le vicende di due giovani matricole, che rifiutati dalla confraternita più "in" dell'università, vengono invece accettati da quella più sconclusionata, composta da studenti casinisti e svogliati. Sarà guerra aperte tra le due confraternite. Alla regia c'è un maestro del genere: John Landis e tra i protagonisti il compianto John Belushi e che assieme allo stesso Landis, qualche anno più tardi darà vita al mito dei Blues Brothers. 



LA GUERRA DEI FIORI ROSSI (2006): Il film racconta di Qiang, un bambino di quattro anni, che costretto a vivere in un convitto, poiché entrambi i suoi genitori sono impegnati con i rispettivi lavori, prima cerca di adeguarsi alle regole della scuola, poi, quando viene ingiustamente ripreso e punito, impara a ribellarsi a quelle situazioni che ritiene ingiuste. Opera interessante, la cui metafora non è nemmeno troppo nascosta.


ZERO IN CONDOTTA (1933): Diretto da Jean Vigo, il film è stato duramente contestato, tanto che è uscito nelle sale solo nel 1945. La pellicola inizia con il rientro a scuola, dopo le vacanze, di alcuni studenti di un severo istituto. Gli insegnati vengono mostrati come ottusi e incapaci di capire i ragazzi e che per questo li puniscono con degli "zero" in condotta. Quattro di questi decideranno di ribellarsi, grazie anche alla complicità dell'unico professore che li comprende, scatenando una battaglia in cui gli adulti avranno la peggio.


NON UNO DI MENO (1999): Pellicola cinese di Zhang Yimou, premiata con il Leone d'oro a Venezia.
Wei Minzhi è una ragazzina di tredici anni che accetta di fare da supplente nella scuola del suo piccolo villaggio in cambio di una piccola somma di denaro; l'unica condizione che pone l'anziano maestro è che al suo ritorno, non uno dei suoi studenti abbia abbandonato la scuola. Inizialmente in difficoltà la ragazzina riuscirà a conquistare l'affetto dei piccoli alunni, soprattutto dopo che è riuscita a ritrovarne uno che aveva dovuto recarsi in città, ritrovandosi solo e affamato.
Bel film emozionante e che ci mostra una realtà a noi distante, a cui contesto solo un finale, forse un po' troppo buonista.




IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO (1992): Tratto dall'omonimo libro di Marcello D'Orta, il film racconta del maestro elementare Tullio Sperelli, finito per errore ad insegnare a Corzano in provincia di Napoli, anziché a Corsano in Liguria. Qui si trova a che fare con una scuola in cui mancano ordine e disciplina, i bambini non frequentano, la preside non dirige come dovrebbe e il bidello ha creato un piccolo racket rivendendo a studenti e insegnanti il materiale scolastico. Alla fine, dopo alcuni momenti difficili, il maestro riuscirà a conquistare l'affetto dei suoi alunni. 
Film in cui viene messa in luce la condizione della scuola nel meridione d'Italia e in particolare in quelle zone in cui comanda la camorra. Paolo Villaggio qui dimostra di saper svestire i panni fantozziani e recitare in ruoli più drammatici.


L'ATTIMO FUGGENTE (1989): Il professor John Keating, insegnante di letteratura, viene trasferito al collegio maschile Welton, dove, con i suoi metodi alternativi e anticonvenzionali, conquista la fiducia e l'attenzioni degli studenti, ma non è ben visto dalle istituzioni scolastiche.
Beh, che dire di uno dei film più conosciuti al mondo? E' una pellicola che si ama o si odia (molti la ritengono banale e retorica). Personalmente è uno dei miei film preferiti, con una grande regia, ottime interpretazioni (su tutti il bravissimo Robin Williams) e una fotografia magnifica.


L'ONDA (2008): Il film è tratto dal romanzo omonimo di Todd Strasser, che a sua si basa su un esperimento sociale, avvenuto in California nel 1967, che un professore mise in atto per dimostrare ai suoi studenti come si fosse potuti arrivare alla nascita del nazismo. Il film racconta appunto di come un insegnante spieghi ai suoi ragazzi come, una nuova dittatura, possa nascere in qualsiasi momento. Per dimostrare la sua tesi, il professore dà vita ad un esperimento, che porterà gli studenti partecipanti al movimento, a formare una sorta di club esclusivo. Ben presto, l'esperimento sfuggirà dalle mani del suo ideatore, portando a gravi conseguenze.


ESSERE E AVERE (2002): Opera documentaristica, che riprende le vicende di una scuola della Francia rurale. Protagonisti sono alcuni bambini di diverse età (tra i 4 e i 13 anni) e del loro maestro. Le lezioni a scuola, i rapporti tra compagni, la vita a casa i colluqui tra professore e genitori compongono la trama del film che risulta essere un interessante pellicola dal sicuro interesse didattico e pedagogico



SCHOOL OF ROCK (2003): Dewey Finn è un musicista senza un soldo, che cacciato dalla sua band per il suo eccessivo esibizionismo, finge di essere il suo coinquilino per ottenere un posto di lavoro come insegnante in una scuola elementare e raccimolare qualche soldo per pagare l'affitto. Inizialmente svogliato e disinteressato, quando scopre che i ragazzini sono dotati di grande talento musicale, decide di insegnare loro le basi del rock per poi partecipare ad una gara di rock bands.
Film scritto su misura per il suo protagonista, Jack Black e con una colonna sonoro assolutamente fantastica.


LA RIVINCITA DEI NERDS (1984): Lewis e Gilbert arrivano nel prestigioso Adam's College pieni di entusiasmo, ma fin da subito, data la loro ingenuità, vengono presi di mira, dai membri dell'Alpha Beta, la più importante confraternita dell'istituto. I due ragazzi si uniranno ad un gruppetto di nerds dando vita ad una loro confraternita, i "Lambda Lambda Lambda" e riuscendo a prende la rivincita contro i loro più quotati rivali. Il film si rifà evidentemente ad "Animal House", ma pur non avendo la stessa classe, ha conquistato il grande pubblico, tanto che ne sono stati fatti diversi sequel e un tentativo di remake. Tutto sommato divertente.

CONFESSIONS (2010): Un'insegnate di una scuola media, annuncia alla sua classe di voler lasciare l'insegnamento. I ragazzi sono indisciplinati e nemmeno la ascoltano; soltanto quando lei affermerà di aver scoperto che la sua bambina è stata uccisa da due suoi studenti (chiamati semplicemente A e B) e che ha avvelenato il loro latte con il sangue infetto dal virus dell'HIV del marito, la donna otterrà l'attenzione voluta. Questo di Nakashima è un film duro e complesso, dalla morale imperfetta e che può lasciare interdetti. Assolutamente da vedere.


CLASSE 1999 (1990): In una scuola del prossimo futuro, ordine e disciplina non sono più controllabili con i metodi tradizionali. Il preside dell'istituto decide così di rivolgersi ad un costruttore di robot, ma i cyborg progettati da questi, invece di sistemare la preoccupante situazione, la peggioreranno portando ad un conflitto interno. Film che sicuramente non è un capolavoro, ma intrattiene con una buona suspense, ritmo, azione e in cui non manca nemmeno del contenuto.


DOV'E' LA CASA DEL MIO AMICO? (1987): Pellicola iraniana che oltre a mostrarci una realtà a noi distante (quella di una scuola di una paese non occidentale e di un villaggio povero) e che punta il dito contro l'incomunicabilità tra bambini e adulti, con questi incapaci di capire la sensibilità dei bambini. Il film racconta del piccolo Ahmed che si accorge di aver preso per sbaglio il quaderno di un suo compagno e per evitare che quest'ultimo venga nuovamente sgridato dal maestro, decide di riportarglielo, pur non sapendo di preciso dove abiti. Film delicato e poetico, da riscoprire.


ELEPHANT (2003): Gus Van Sant dirige un film asciutto, privo di fronzoli e inutili orpelli, per lasciare spazio alla sola cronaca di una giornata in una scuola superiore americana, in cui i protagonisti vengono seguiti dalle telecamere in lunghi piani sequenza, fino alla strage finale.
La pellicola si ispira alle vicende del massacro alla Columbine High School e il titolo si rifà alla metafora dell'elefante nella stanza, cioè ad un problema che tutti vedono, ma che nessuno vuole risolvere.


MONSIEUR LAZHAR (2011): Dopo la morte per suicidio dell'insegnate di una classe di una scuola elementare di Montreal, viene assunto come supplente Bashir Lazhar, un immigrato algerino, dal misterioso passato. Dopo un inizio difficile, l'uomo ottiene la fiducia dei suoi alunni e riesce a far elaborare loro il lutto per la perdita dell'amata maestra. Pellicola franco-canadese, che affronta vari argomenti tutti con un tocco delicato e sensibile.


AS THE GODS WILL (2014): Opera estrema di Takashi Miike, tratto dal manga omonimo. In una scuola superiore una bambola daruma prende il posto di uno degli insegnanti e obbliga gli studenti a partecipare ad un gioco, simile al nostro "uno, due tre stella", ma con in palio le loro vite. I superstiti dovranno affrontare altri giochi cercando di rimanere in vita. Film assurdo, nel più classico stile del prolifico regista giapponese. Divertente, estremo, sanguinolento...Consigliatissimo.



BREAKFAST CLUB (1985): Cinque studenti di una scuola superiore, a seguito di varie punizioni, sono costretti a passare l'intera giornata in biblioteca. Inoltre il preside, che li controlla svogliatamente, assegna loro un tema "Chi sono io?". I ragazzi avranno modo di confrontarsi tra di loro e dopo qualche screzio iniziale, il gruppo si compatterà e i cinque diventeranno amici, avendo imparato qualcosa su se stessi.

John Hughes scrive e dirige una delle commedie generazionali per eccellenza. La pellicola riesce a descrivere bene le paure e i sogni degli adolescenti degli anni 80. Bravissimi gli interpreti, che assieme ad un'altro pugno di attori del periodo, formarono il celebre Brat Pack.


Bene, anche per oggi le lezioni sono finite, spero di essere stato un buon insegnante e di avervi regalato qualche momento di piacevole lettura.

giovedì 27 agosto 2015

Oh, Mexico, I guess I'll have to go...

Siamo arrivati di notte, ma già così si vedeva che la città era diversa da tutte quelle che avevamo visitato negli anni passati. Messico City è una delle città più grandi e caotiche al mondo, ma anche una di quelle in cui si nota maggiormente la differenza tra chi sta bene, e chi sta meno bene, tra la periferia e il centro. Tuttavia, l'eccitazione di trovarci in un Paese esotico, e la piacevole soundtrack fornitaci dal tassista, composta esclusivamente da brani anglofoni (Red Hot Chili Peppers -ok qui ci stava pure bene- e U2 tra gli altri) non ci avevano permesso di apprendere a pieno la realtà in cui ci trovavamo.
Il giorno dopo, alla luce del sole, una volta recuperata la nostra auto, forme e colori hanno preso sostanza e abbiamo iniziato a vivere la nostra vacanza,
Il traffico della città è qualcosa di indescrivibile; io fortunatamente non ho dovuto guidare, perché tra improbabili incroci, e auto che sfrecciavano indifferentemente a destra e sinistra, suonando il clacson dopo un microsecondo che era scattato il verde, probabilmente avrei fatto qualche danno.
La nostra prima tappa è stata Teotihuacan, dove si trova uno dei maggiori siti archeologici del Centro-America, ma arrivarci non è stato così semplice, dato che dando retta a due navigatori diversi abbiamo sbagliato strada, trovandoci così in un paesino caratteristico, ma in cui i turisti ci passano appunto per sbaglio. Inoltre abbiamo fatto conoscenza delle topas, i corrispettivi messicani dei nostri rallentatori del traffico, con la differenza che lì li trovi ad ogni pisciata di cane (scusate il francesismo), spesso sono dello stesso colore dell'asfalto e altrettanto spesso non sono segnalati. Questa sorte di attentati all'incolumità delle persone e delle auto, ci hanno accompagnato per tutta la vacanza.
Siamo comunque giunti a destinazione, e lo spettacolo è stato magnifico. L'arrampicata sulle Piramidi del Sole e della Luna non è stata per me semplice, a causa della mia indolenza durante l'anno, ma alla fine sono sempre giunto in cima pienamente soddisfatto. La visita ci ha portato via l'intera mattinata e poi il pomeriggio siamo rientrati in città con visita al Museo Antropologico.

La Piramide della Luna vista da La Piramide del Sole

Il giorno dopo siamo partiti in direzione di Oaxaca, con un breve tappa a Puebla e il mio viso e le mie braccia stavano già assumendo un colore rosso vivo per via della solata del giorno precedente.
Avendo scelto di fare un percorso abbastanza diverso da quelli classici, in questa prima parte del viaggio, cioè per tutta la prima settimana circa, abbiamo avuto modo di avventurarci anche in zone rurali, in cui oltre alle già citate topas e alle moltissime curve, a rallentarci ci pensavano uomini, donne e soprattutto bambini che si piazzavano in mezzo alla strada tra le due carreggiate per provare a venderci qualche prodotto tipico o comunque a racimolare pochi pesos.
I due giorni seguenti sono proseguiti con le visite ai siti di Monte Alban e Yagul inframmezzati da quella a Mitla. Qui ci siamo fermati ad una piccola ditta che produce metzcal e ne abbiamo assaggiato qualche bicchierino prima di decidere di comprare tre bottiglie da portare a casa. Non contenti, sulla strada del ritorno abbiamo trovato una delle filiali della Corona e anche qui abbiamo preso una bottiglia a testa che però abbiamo consumato subito...
La festa alcolica però non è durata a lungo dato che, un paio di giorni dopo, forse a causa di qualcosa che avevamo mangiato, siamo stati tutti e tre colpiti da un virus intestinale che ci ha tenuto compagnia per quasi tutto il resto della vacanza, costringendoci a bere soltanto acqua.
Le temperature a San Cristobal ci hanno in parte sorpreso, se non altro per la differenza tra il giorno e la sera (o la mattina presto) in cui devi coprirti con una felpa o una giacchettina. Nei giorni a seguire avremo avuto modo di rimpiangere quella frescura dato l'innalzarsi della temperatura e dell'umidità.
Prima però ci sono state la navigazione del Canyon Sumidero con sguardo sulla fauna locale (alligatori, scimmie e vari tipi di uccelli), il Mirador (vista del Canyon stesso dall'alto) e la città di Chamula con la sua particolare chiesa senza panche e il pavimento ricoperto di aghi di pino, dove siamo stati "assaliti" da numerosi bambini in cerca di qualche soldo.

Pellicano al Canyon Sumidero

La tappa seguente è stata forse la più bella di tutta la vacanza, con una visita guidata al sito di Toninà, a mio avviso più armonioso rispetto al più appariscente  sito di Teotihuacan e alle splendide aree naturalistiche di Agua Azul e Mazul-ha.
Nonostante la loro bellezza, questi luoghi sono rimasti fuori dai circuiti del turismo di massa, e in particolare da quello europeo e italiano, per cui siamo sempre riusciti a fare delle visite tranquille, godendoci le meraviglie costruite dall'uomo e lo spettacolo della natura.

Agua Azul

Da li in poi però le cose sarebbero notevolmente cambiate, avvicinandoci infatti allo stato dello Yucatan il flusso di turisti è notevolmente aumentato, già a partire dalla bellissima Palenque.
Ed è stato nel piccolo albergo di Xpujil che abbiamo incrociato una chiassosa famiglia snob, probabilmente di Milano, che poi abbiamo avuto modo di ritrovare almeno altre due volte durante il nostro percorso, senza che accennassero mai ad un saluto.
Un'altra tappa che mi è molto piaciuta è stata quella successiva di Calakmul, città archeologica immersa nella giungla, dove oltre alle splendide piramidi e costruzioni di vario genere, abbiamo potuto vedere vari animali nel loro ambiente naturale come scimmie, tapiri, coati e quant'altro...
La volta successiva è stato il viaggio per Chetumal, con visite a Chicannà e Kohunlich e quindi Uxmal, con le sue imponenti costruzioni.
Una volta salutata Merida, ci siamo messi in moto verso Valladolid con tappa obbligata alla celebre Chichen-Itza, uno dei centri archeologici più grandi e ben conservati dello Yucata e dell'intero Messico, nonché uno dei più visitati, in quanto vicino alle spiagge e ai villaggi turistici.
Ma di quella giornata ricorderò per sempre la visita e il bagno ai cenote...Se non lo sapete, i cenote sono delle specie di grotte con presenze di acqua dolce (talvolta mista a salata), dove è possibile farsi una nuotata.

Cenote nei pressi di Chichen Itza

Il giorno dopo, in direzione Playa del Carmen, abbiamo visitato Tulum, un centro archeologico (l'ultimo del nostro viaggio) a ridosso dell'oceano.
Gli ultimi due giorni sono stati dedicati al relax, alle spiagge, al cocco e allo shopping..
Ma oltre a quello fin qui descritto, di questo viaggio voglio ricordare ogni singolo momento: dai miei fantastici compagni di viaggio, alla gentilezza e cortesia dimostrataci della gente del posto; dai lunghi e interminabili spostamenti in auto, alle difficoltà a prelevare i pesos (almeno una volta ognuno di noi ha dovuto affidarsi agli altri per i prelievi di denaro); le risate, il buon cibo, i bagni rilassanti in piscina, il benzinaio che ci ha fregato duecento pesos...Un viaggio stupendo, che mi ha permesso di vedere, oltre a bellissimi posti, anche una realtà diversa da quella che avevo visto nei viaggi precedenti, e che vedo ogni giorno...

I tre amigos

Adios Mexico!!!