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giovedì 7 febbraio 2019

Red Ronnie vs Queen: verità e ipocrisie

Qualche giorno fa Red Ronnie faceva una diretta, e in seguito rilasciava un video, in cui sosteneva di non aver stima dei Queen e in particolare di Freddie Mercury, poiché questi parteciparono ad alcuni concerti a Sun City, città simbolo dell'apharteid e, per questo, di non averli mai voluti intervistare.
Premesso che il buon Red ha una cultura musicale enorme e che ha diritto di avere ed esprimere le sue opinioni liberamente, va anche detto che stavolta ha un po' pisciato fuori dal vaso per una serie di contraddizioni e soprattutto per un bella dose di ipocrisia.
Ronnie esordisce dicendo che non ha MAI voluto intervistare i Queen, per poi correggersi al volo, dicendo che fino al momento della loro partecipazione a Sanremo, nel 1984, li avrebbe anche intervistati, ma che non riuscì farlo, e ciò contrasta con quanto dice poco dopo, con non poca superbia, che al tempo poteva, fatte poche eccezioni, chiedere interviste a chi voleva.



Partecipare ai concerti a Sun City fu effettivamente una mossa sbagliata da parte dei Queen e questo nessuno lo nega, come nessuno nega che tardive e poco convincenti furono le giustificazioni della band ("se dovessimo scegliere dove andare a suonare in base al governo che c'è in quel paese, sarebbero davvero pochi i posti in cui potremo farlo"), ma quello che non piace di quanto detto da Red Ronnie è che non usa gli stessi toni per gli altri artisti che hanno deciso di suonare nella capitale del divertimento bianco in Sud Africa, trasgredendo al boicottaggio imposto dalle Nazioni Unite (tra l'altro, a differenza di quanto dice, non furono solo quattro gli artisti, ma ben di più) e soprattutto l'ipocrisia che dimostra, scordandosi che nel 1986 ha intervistato Elton John , che fu uno di quelli che a Sun City ci suonarono e ben un anno prima dei Queen.
Per quanto riguarda il Live Aid, da quanto ne so, Bob Geldof li voleva eccome i Queen e che spinse lui il loro manager a farli partecipare, dato che Freddie, arrabbiato per non essere stato chiamato per il Band Aid, non avrebbe voluto esserci.
Assurda anche l'accusa di aver fatto la prestazione migliore di tutti al Live Aid solo perché la band aveva avuto modo di provare i giorni prima. Beh, i Queen pagarono per quelle prove ed era nel loro diritto farlo.



Gabriele Ansaloni, questo il vero nome di Ronnie, dice di parlare per conoscenze dirette, salvo poi uscirsene con dei "sentito dire", "a quanto pare" eccetera, eccetera, dunque non si dimostra molto professionale, né migliore di quei fan dei Queen che si sono gettati a difesa dei loro beniamini con poca obbiettività.
Che Mercury non fosse una persona facile con cui avere a che fare è risaputo, come è risaputo che amasse la bella vita e il denaro, ma di qui a dipingerlo come un essere senza alcuna morale, ce ne passa.
Tutta la parte in cui fa riferimento a feste trasgressive con largo uso di droghe è poi ridicola: che mi trovi un artista di quel calibro che non abbia mai fatto uso di stupefacenti o organizzato party trasgressivi (ad esempio Keith Richards o Jimi Hendrix che lui tanto adora).




Va poi ricordato che il buon Red è un caro amico di Vasco Rossi, che in quanto a morigeratezza, non è certo uno stinco di santo e lo dice uno a cui Vasco Rossi piace.
Gli va dato atto che durante tutto il video, afferma più volte, che i Queen hanno fatto ottima musica, ma dicendo che in seguito alle vicende di Sun City, non ha alcuna stima di Freddie Mercucy e per questo di non averlo voluto intervistare, dimostra che ipocritamente non ha saputo distinguere l'artista dall'uomo e che, almeno in questo caso, ha dimostrato di valere poco come giornalista.

domenica 27 gennaio 2019

Come Alfredino

Raramente ho parlato di attualità in questo blog, ma stavolta ho sentito la necessità di raccontare questa storia, perché è una vicenda che mi ha colpito, ricordandomi un fatto molto simile accaduto quando ero bambino e che anche allora mi turbò molto.
Sto naturalmente parlando del caso di Julen Rossello, il bimbo di due anni, caduto di un pozzo  artesiano e trovato morto, dopo tredici giorni, la notte tra il 25 e il 26 gennaio.
Già da qualche giorno, data la giovanissima età del bambino, nutrivo poche speranze sul fatto che potessero recuperarlo in vita. Tredici giorni sono tanti senza cibo ne acqua, anche solo cinque giorni sono tanti soprattutto se hai solo due anni.
Secondo i primi esami sembrerebbe che Julen sia morto il giorno stesso della caduta per una frattura cranica e, col senno di poi, viene da dire "meglio così", non certo per augurare del male a qualcuno, ma semplicemente perché, visto che ci sono volute quasi due settimane per riuscire a raggiungerlo, almeno ha evitato una lunga e sofferta agonia.



Questa tragedia, come ricordato da molti, riporta alla mente quella di Vermicino in cui perse la vita il piccolo Alfredo Rampi, di appena sei anni.
Quelli che hanno più di quarant'anni sicuramente ricorderanno quella terribile storia che tenne col fiato sospeso tutta l'Italia, come ricorderanno le polemiche per il sensazionalismo mediatico che portò alla nascita del termine "tv del dolore"
Alfredino Rampi, tornando a casa dopo una passeggiata con la sua famiglia nella campagna vicino casa, cadde in un pozzo artesiano. I soccorsi si misero in moto dopo poche ore e i tentativi per recuperare il bambino andarono avanti per tre giorni, quando poi si capì che non c'era più nulla da fare.
Le ultime diciotto ore dei soccorsi furono mandate in onda in diretta televisiva sulle reti rai e ciò permise a venti milioni di italiani di seguire la triste vicenda.
Anche i miei genitori seguirono il caso; io all'epoca avevo quasi la stessa età di Alfredino (avrei fatto sei anni qualche mese più tardi), ma ricordo le loro facce preoccupate, ricordo l'aria mesta che si respirava in casa e ricordo che mi sentivo, in qualche modo, partecipe a questo dolore.
Sarei un bugiardo se affermassi che in quei giorni, o in quelli immediatamente successivi, non feci altro che pensare ad Alfredo, ma il fatto che un mio coetaneo stesse passando dei così brutti momenti, mi rattristava molto.
Mi fermo qui, non voglio soffermarmi sulle polemiche che in seguito sono nate, sia per i molti errori nei soccorsi, sia per la mediaticità dell'evento, anche perché all'ora ero troppo piccolo per capire queste cose e quello che volevo ricordare, sono le sensazioni che provai.




Un pezzetto bello tondo di cielo
d’estate sta sopra di me
non ci credo
lo vedo restringersi
conto le stelle, ora
sento tutte queste voci
tutta questa gente ha già capito
che ho sbagliato, sono scivolato
son caduto dentro il buco
bravi, son venuti subito
son stato stupido
ma sono qua gli aiuti
quelli dei pompieri, i carabinieri
Intanto Dio guardava il Figlio Suo
e in onda lo mandò
a Wojtyła e alla P2
a tutti lo indicò
a Cossiga e alla Dc
a BR e Platini
a Repubblica e alla Rai
la morte ricordò
Scivolo nel fango gelido
il cielo è un punto
non lo vedo più
l’Uomo Ragno m’ha tirato un polso
si è spezzato l’osso, ora
dormo oppure sto sognando
perché parlo ma la voce non è mia
dico Ave Maria
che bimbo stupido
piena di grazia, mamma
Padre Nostro
con la terra in bocca
non respiro
la tua volontà sia fatta
non ricordo bene, ho paura
sei nei cieli
E Lui guardava il Figlio Suo
in diretta lo mandò
a Wojtyła e alla P2
a tutti lo mostrò
a Forlani e alla Dc
a Pertini e Platini
a chi mai dentrò di sé
il Vuoto misurò


martedì 6 novembre 2018

Addio Apu? Quando il buonismo diventa patetismo

Ormai la notizia gira in rete da qualche settimana; sembra che la Fox sia intenzionata di eliminare il personaggio di Apu, dalla serie de "I Simpson".
Tutto ha inizio più di un'anno fa, quando il comico americano di origini indiane, Hari Kondabolu ha fatto notare che il personaggio di Apu Nahasapeemapetilon (questo il nome completo del gestore del Jet Market) sia un insieme di stereotipi e pregiudizi che gli occidentali hanno nei confronti degli indiani. Il fatto che il personaggio sia doppiato da un attore bianco poi, non ha fatto che peggiorare le cose; infatti secondo Kondabolu, Apu non sarebbe che un "uomo bianco che imita un uomo bianco che prende in giro mio padre".
Nonostante alla Fox abbiano provato a trovare una soluzione al problema, le continue e insistenti polemiche hanno portato alla decisione di eliminare il personaggio.



Questi i fatti.
Ora, è vero che ormai da diversi anni che i Simpson hanno perso la loro verve e sono diventati una parodia di loro stessi, ma che arrivassero addirittura a rinnegare la loro natura mi pare quanto meno patetico. Quello che, infatti, aveva portato al successo lo show, era la sua irriverenza, il suo prendere in giro la nostra società, soprattutto quella americana, anche attraverso gli stereotipi.; basti pensare a come vengono disegnati i personaggi di origine italiana, ovvero un mafioso (Tony Ciccione) e un cuoco ignorante (Luigi Risotto). Però nessuno ha pensato di eliminare questi soggetti, perché appunto macchiette, che magari caricaturizzano certi italiani, ma non ne sono una vera rappresentazione.



Eppure nel caso di Apu, la questione sembra essere degenerata e pur di evitare accuse di razzismo, gli autori hanno deciso di eliminare il problema alla fonte.
La cosa che mi fa sembrare tutto più assurdo è che, a far nascere le polemiche, sia stato un comico, cioè una persona che dovrebbe ridere di questi stereotipi e giocarci sopra.
Stiamo forse arrivando ad un punto in cui non sarà più possibile fare dell'umorismo e dell'ironia? Ad un eccesso di buonismo che sicuramente non fa bene al mondo dello spettacolo, ma anche alla vita in generale?
E allora meglio il "politicaly incorrect" dei Griffin, certo a volte eccessivi, ma per lo meno che non si svendono per delle polemiche di poco conto.
Probabilmente continuerò a guardare i Simpson, soprattutto i vecchi episodi, infondo ci sono affezionato,  ma la mia delusione è inevitabile.