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mercoledì 13 marzo 2019

Ospiti pericolosi (1995)

Ripesco dalle vecchie recensioni, un altro film poco noto, ma che secondo me vale la pena recuperare:

Durante la seconda guerra mondiale, nella Francia occupata dai nazisti, una numerosa famiglia decide di ospitare, nascosti in cantina, una famiglia ebrea, nonostante il pericolo di venir scoperti. Tra François (Stanislas Crevillén) il figlio più piccolo dei padroni di casa, e Georgi, la bambina ebrea, nasce una bella amicizia. Le cose però si complicano quando, nella casa si installa un generale nazista.
 



Pierre Granier-Deferre, ci racconta la storia dei Dande, famiglia numerosa e benestante, emigrata nella campagna francese, per sfuggire all’occupazione nazista a Parigi. Lo sguardo è quello dell’ultimogenito, François, curioso e vivace come tutti i bambini della sua età. Per la maggior parte della pellicola, l’orrore dell’olocausto e la violenza della guerra rimango lontani, nascosti, se ne avverte qualche eco, si vedono notizie al cinegiornale, se ne parla, com’è giusto che sia, ma per François la vita è bella, fatta di studio e scampagnate in bicicletta, di ripetizioni di grammatica con l’avvenente signora Roussel, che turba i cuori di più di un componente della famiglia Dande, e pomeriggi a prendersi cura di un piccolo pino; insomma nel piccolo borgo la vita scorre pacifica, tant’è che lo stesso François avrà a dire: “non sembra che ci sia la guerra”



Però il bambino è sveglio e si accorge che un giorno in casa sta succedendo qualcosa di nuovo e suo padre si incontra più spesso con un misterioso personaggio che lui chiama “l’uomo scuro”; infatti qualche giorno dopo, François scopre che in cantina, viene nascosta una famiglia ebrea. Il rischio di venire scoperti è grosso, anche perché in paese sono arrivati i tedeschi, con i loro autoblindo e i loro cannoni, che tanto affascinano i bambini, corsi in fretta a vedere i nuovi arrivati. La guerra è ora qualcosa di reale, e allo scorrere della vita quotidiana, adesso si sovrappongono immagini di impiccagioni e gente che scompare nel nulla, come Germain, giardiniere dei Dande, un tempo letterato auto esiliatosi, per salvare la pelle.
Nel frattempo, il legame tra François e la piccola “ospite”, si fa sempre più forte, mettendo in pericolo la permanenza della famiglia fuggitiva, soprattutto quando un commando di nazisti decide di installarsi nell’abitazione dei Dande. I due bambini sono costretti a vedersi di sfuggita, per brevi momenti, per lo più attraverso la grata che dà in cantina, unico spiraglio sul mondo esterno, per la famiglia nascosta.



Quando il generale nazista, fa capire al capofamiglia, che ospitare certe persone potrebbe essere pericoloso, per i due amici è venuto il momento di separarsi. François accompagna con il padre, Georgi e i suoi genitori, verso il confine spagnolo, attraverso i monti. Lì i bambini giocano per un’ultima volta assieme, per poi salutarsi per sempre. Infine anche la famiglia Dande lascia il piccolo borgo per far ritorno a Parigi, lasciando però a François tanti ricordi, quelli più dolci, perché legati agli ultimi istanti dell’infanzia, in cui anche un periodo difficile, come quello della guerra, può essere visto con tenerezza e malinconia.



Pierre Granier-Deferre, mantiene per tutto il film toni leggeri, cosa che per qualcuno rappresenta un grosso difetto, accusando il film di frivolezza e retorica, ma a mio avviso, essendo la storia ambientata lontano dal fronte e soprattutto perché vista dagli occhi di un bambino, il regista ha fatto la scelta giusta, puntando invece sullo sguardo di François, che sia muove curioso tra i vari personaggi che incontra, e su un mondo per lui ancora così misterioso.




mercoledì 2 gennaio 2019

Rosa e Grace: Un anno di voi - Tanti auguri meravigliose creature

"Per giocare un aquilone
un gesso bianco,
il vecchio muro
bastava un niente
per sorridere
una bugia
per esser grande.
Crescerai, imparerai
crescerai, arriverai
crescerai, tu amerai."


E' già passato un anno, eppure sembra ieri che vi tenevo in braccio per la prima volta e ancora tutto mi sembra così incredibile.
Ho sempre desiderato  diventare papà, ma c'erano due cose che non sapevo; non sapevo quanto fosse effettivamente impegnativo e faticoso e non sapevo quanto fosse, allo stesso tempo, gratificante e meraviglioso.
E' stato un anno di piccoli e grandi cambiamenti: all'inizio vi piaceva quando vi spogliavamo e rivestivamo, ora è quasi necessario mettersi in due per farlo; i primi mesi per cambiarvi il pannolino si faceva in un attimo, adesso è spesso una guerra; avete cominciato a dormire tutta la notte (o quasi) dopo solo un mese, ora ci svegliate con urla disperate, però...
Però in un anno vi ho visto imparare a sorridere, a stare sedute da sole, a gattonare sempre più velocemente; siete passate dal mangiare solo latte a "rubarci" il cibo dai nostri piatti, ormai siete in grado di giocare da sole (anche se solo per brevi periodi), interagite con noi e tra di voi, state in piedi e quasi camminate.






Eppure, nonostante la distanza che ci costringe durante la settimana, la maggior parte di questi cambiamenti sono riuscito a vederle dal vivo ed è stato ogni volta un'incerdibile emozione.
Siete gemelle, perché nate lo stesso giorno, ma per il resto non potreste essere più diverse di così:
Grace sei così tenace e testarda, se vuoi (o non vuoi) una cosa è impossibile farti cambiare idea ed è ogni volta una lotta per ottenere da te quello che vogliamo, ma sei anche così sveglia e caparbia, impari in fretta, ci sorprendi ogni settimana con qualche miglioramento. Sei buffa come un cartone animato e ci fai fare un sacco di risate.





Rosa, rispetto a tua sorella, tu hai uno sviluppo psicomotorio più lento, ma un po' alla volta riesci a raggiungerla, sei più tranquilla, ma quando ti arrabbi sei una furia (in questo assomigli a tuo papà), anche tu sei riuscita a sorprenderci con i tuoi progressi. Hai un viso dolcissimo che ci fa sciogliere il cuore.
Vi chiedo scusa se qualche volta sono un po' nervoso, non ce l'ho con voi è che per me è tutto così nuovo e diventare papà a più di quarant'anni non è facile, soprattutto considerando che fin'ora ho dovuto pensare solo a me stesso.
Vi prometto che cercherò di migliorare e, in ogni caso, che non finirò mai di amarvi alla follia.
Avete regalato a me e alla mamma un anno fantastico, impegnativo, ma pieno di una gioia che mai avrei creduto di provare.
Tanti auguri bimbe mie, buon primo compleanno.

venerdì 14 settembre 2018

Molto forte, incredibilmente vicino (2011)

Come sempre, quando ho poco tempo per aggiornare il blog con qualcosa di nuovo, vi propongo una vecchia recensione. Questa volta si tratta del film "Molto forte, incredibilmente vicino". Buona lettura.

Oskar è un ragazzino di nove anni, intelligente, ma timido e insicuro, che ha perso il padre, interpretato da Tom Hanks, durante gli attacchi alle Twin Towers dell’11 settembre. Da quel giorno, il bambino si chiude ancora più in se stesso diventando ancora più diffidente e spaventato. Un giorno, mentre curiosa tra gli oggetti del padre, trova una misteriosa chiave, e convinto che sia stata lasciata li apposta per lui, inizia una lunga ricerca per tutta New York, per trovare la serratura che quella chiave apre.
 


L’attentato dell’11 settembre è una ferita ancora che ancora brucia e in questa pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, già autore di Ogni cosa è illuminata, Stephed Daldry ci mostra gli effetti di quella cicatrice, attraverso gli occhi di un bambino.
Oskar è ancora piccolo, e vorrebbe capire perché ha dovuto perdere il padre, in maniera così tragica, non gli è sufficiente sapere che certe cose accadono e basta, ha bisogno di una risposta. Così quando, tra le cose del padre, trova una misteriosa chiave e un misterioso nome, “Black”, inizia un’affannosa ricerca per trovare cosa quella chiave apre, e chi è quel fantomatico “Black”.



L’impresa si rivela subito proibitiva, troppe le persone con quel cognome, e ancora di più le serrature che quella chiave potrebbe aprire; inoltre il bambino, per riuscire nella sua ricerca, deve vincere tutte le sue fobie, la paura dei luoghi chiusi, la paura degli sconosciuti, la paura del contatto fisico e così via. Alle immagini di Oskar che si aggira per le brulicanti strade newyorkesi, Daldry alterna flashbacks del bambino che gioca con il padre e altri “del giorno più brutto”, aggiungendo ogni volta un pezzo del puzzle che solo alla fine, si vedrà nella sua interezza.



Fin dall’inizio si vede che Oskar è particolarmente legato al padre, mentre la madre, una brava Sandra Bullock, è sempre in secondo piano; così il bambino decide di tenerle nascosto il suo progetto, perché crede che lei non possa capire il motivo di tutto ciò e non capendo il dolore della donna, che ancora soffre per la perdita del marito e che vede il figlio allontanarsi sempre di più. Tuttavia Oskar continua ostinato la sua ricerca, in cui per un po’ verrà aiutato dal misterioso coinquilino di sua nonna; un uomo anziano, che da diversi anni non dice più una parola e si esprime scrivendo su un notes.



L’uomo, interpretato da un bravissimo Max Von Sydow, lo aiuta non solo nella ricerca, ma anche a vincere molte delle sue paure, così il bambino senza quasi accorgersene inizia  a prendere la metropolitana, ad attraversare pontili traballanti e così via. Verso la fine, il film si fa più intenso, vengono svelati dolorosi segreti, di voci registrate in una segreteria e di bare vuote, e quando finalmente Oskar trova la soluzione ai suoi quesiti, scopre che non è quello che cercava, ma alla delusione iniziale farà spazio la consapevolezza di aver fatto qualcosa di importante, di essere cresciuto vincendo le sue paure e di essersi riavvicinato alla madre, che in questo percorso non lo ha mai abbandonato.



Daldry usa il mistero della chiave come una sorta di MacGuffin hitchcockiano, poiché alla fine non ha importanza cosa apre quella chiave, ma ciò che importa realmente è il cammino di Oskar e la sua crescita. Inoltre il regista britannico riesce a conferire al film la giusta drammaticità, senza essere troppo melenso, ma piuttosto conquistando lo spettatore al cuore, legandolo ad una vicenda intensa ed emozionante. Come già detto gli attori sono tutti bravi, ma a spiccare è la prova del giovane Thomas Horn (Oskar), che sfodera un’interpretazione  non solo convincente, ma anche profondamente emotiva.

mercoledì 2 maggio 2018

La mia vita a quattro zampe (1985)

Ripesco, ancora una volta, una vecchia recensione in attesa di qualcosa di nuovo appena avrò un po' più di tempo...



Svezia, fine anni 50. Ingem
ar vive con la madre e il fratello maggiore in un piccolo centro, mentre il padre è lontano per motivi di lavoro. Giochi, risate e qualche sgridata caratterizzano le giornate del bambino, fino a quando la madre si ammala di tubercolosi. Il bambino deve dunque trasferirsi a casa di uno zio, a nord, abbandonando anche Sikkar, il suo amato cagnolino.


Qui incontrerà molti strani personaggi: un vecchio malato che si fa leggere dal ragazzo cataloghi di biancheria intima per signora; un altro strampalato signore che passa tutto il tempo ad rattoppare il suo tetto, Berit, la bella del paese, che posando nuda per un eccentrico artista, si fa accompagnare dallo stesso Ingemar per evitare eventuali pettegolezzi e che, una volta, il ragazzino spierà dal lucernario dello studio, finendo però per sfondarlo e piombando quasi addosso alla donna. C'è poi Saga, una ragazzina con atteggiamenti da maschio, bravissima nel calcio e nella boxe. In mezzo a tutti questi personaggi, Ingemar se la caverà grazie alla sua filosofia: "...poteva andare peggio". Uno dei suoi esempi preferiti riguardo a questa filosofia è quello della cagnetta Laika, spedita nello spazio dai russi, e morta dopo poche settimane per mancanza di cibo e acqua. Questa sorte, sembra a Ingemar, molto peggiore dei suoi problemi.


Tornato a casa per l'invero, la felicità durerà poco, infatti poco dopo la madre avrà una ricaduta e morira. Il bambino si trasferisce così definitivamente a casa degli zii, con l'unica speranza di riabbracciare presto il suo adorato Sikkar. Tuttavia durante una lite, l'amica Saga, gli rivela che il cagnolino è morto da tempo, così Ingemar andrà a chiudersi nella "casa dei giochi" costruita dallo zio, dove passerà tutta la notte, piangendo e dando sfogo a tutto il dolore per la perdita della madre, che aveva fin'ora tenuto represso, ripetendosi che avrebbe dovuto parlarle di più. Ne uscirà il mattino dopo rafforzato e pronto ad affrontare l'età adulta.


Hallstrom, fa tesoro della lezione imparata da Truffaut (I 400 colpi) e racconta con delicatezza una fase cruciale della vita di ogni persona, infatti qui Ingemar ricorda il suo passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dalla suo prospettiva "a quattro zampe" alla coscienza dei fatti della vita. Come quasi tutti i più bei film sull'adolescenza, dal già citato "I 400 colpi" ad "Arrivederci ragazzi" di Louis Malle, ma anche a "Stand by me" di Rob Reiner, anche il film del regista svedese punta sui due elementi fondamentali "ricordo" e "passaggio". Ed è forse qui che si differenziano i film sui ragazzi, dai film per ragazzi. Il film di Hallstrom è infatti un film per adulti, è il ricordo di un ragazzino di dodici anni che scopre all'improvviso di avere un passato e con esso fa conti, lasciandoselo, infine, alle spalle.


Lo sguardo con cui affronta questo cambiamento è all'inizio uno sguardo straniato, esterno quasi fosse quello del suo cane. E in questa visione a "quattro zampe" il mondo pare strano e folle, come i personaggi che lo popolano, ma una volta che riuscirà ad affrontare il suo passato, darà un significato anche alla morte di sua madre, e allora inizierà a "fare i confronti", enumerando così le più strane ingiustizie di cui è a conoscenza e al cui confronto, la morte della madre appare ridimensionata. Ed ecco che "trovando la giusta distanza dalle cose", trova anche il suo spazio nel mondo degli adulti.

mercoledì 7 marzo 2018

Aule, lavagne e compiti (venti film di ambientazione scolastica - senza intervallo)

I film di ambientazione scolastica sono un'infinità, alcuni impegnati, altri divertenti, si potrebbero scrivere interi tomi su questo particolare sottogenere cinematografico; io qui mi limiterò a segnalarne alcuni, senza alcuna pretesa che siano i più importanti o i più belli e nemmeno, necessariamente, quelli che più mi piacciono (a proposito i film saranno in ordine sparso, dunque questa non è una classifica). Semplicemente ho scelto film un po' da diversi decenni, di diverse nazionalità e diversi generi. In ogni caso sono ben accetti consigli e critiche...E ora tutti in aula che la campanella sta suonando:

LA SCUOLA (1995): Il film di Lucchetti è tratto da una pièce teatrale di Domenico Starnone, a sua volta tratta dai racconti dello stesso Starnone, è narra le vicende, per lo più in flashback di un gruppo di studenti e professori in un istituto nella periferia romana. Commedia ben scritta, che in chiave quasi caricaturale, disegna in modo impietoso, le condizione della scuola italiana. Bravi i protagonisti e in particolare il simpatico Silvio Orlando (che riprenderà un ruolo simile in "Auguri Professore").


RUSHMORE (1998): Secondo film di quel gran genio di Wes Anderson. Qui assistiamo alle (dis)avventure del liceale Max Fisher, studente svogliato, dotato però di una grande creatività che il ragazzo riverserà in diverse attività extracurriculari. Commedia dolce-amara in cui già si notano il particolare stile visivo e narrativo del regista.


LA CLASSE - ENTRE LES MURS (2008): Pellicola francese abbastanza anticonvenzionale, interpretata da attori non professionisti e basata su un libro, in parte autobiografico, dell'insegnate François Bégaudeau, che qui interpreta il ruolo principale del film. 
In un istituto della banlieue parigina, un professore ha a che fare con una classe particolarmente difficile e indisciplinata, a causa delle differenti classi sociali e razziali. Da qui le difficoltà di linguaggio tra professori e studenti.


ANIMAL HOUSE (1978): Questa è probabilmente la madre di tutte le commedie studentesche; spassosa, irriverente, geniale, racconta le vicende di due giovani matricole, che rifiutati dalla confraternita più "in" dell'università, vengono invece accettati da quella più sconclusionata, composta da studenti casinisti e svogliati. Sarà guerra aperte tra le due confraternite. Alla regia c'è un maestro del genere: John Landis e tra i protagonisti il compianto John Belushi e che assieme allo stesso Landis, qualche anno più tardi darà vita al mito dei Blues Brothers. 



LA GUERRA DEI FIORI ROSSI (2006): Il film racconta di Qiang, un bambino di quattro anni, che costretto a vivere in un convitto, poiché entrambi i suoi genitori sono impegnati con i rispettivi lavori, prima cerca di adeguarsi alle regole della scuola, poi, quando viene ingiustamente ripreso e punito, impara a ribellarsi a quelle situazioni che ritiene ingiuste. Opera interessante, la cui metafora non è nemmeno troppo nascosta.


ZERO IN CONDOTTA (1933): Diretto da Jean Vigo, il film è stato duramente contestato, tanto che è uscito nelle sale solo nel 1945. La pellicola inizia con il rientro a scuola, dopo le vacanze, di alcuni studenti di un severo istituto. Gli insegnati vengono mostrati come ottusi e incapaci di capire i ragazzi e che per questo li puniscono con degli "zero" in condotta. Quattro di questi decideranno di ribellarsi, grazie anche alla complicità dell'unico professore che li comprende, scatenando una battaglia in cui gli adulti avranno la peggio.


NON UNO DI MENO (1999): Pellicola cinese di Zhang Yimou, premiata con il Leone d'oro a Venezia.
Wei Minzhi è una ragazzina di tredici anni che accetta di fare da supplente nella scuola del suo piccolo villaggio in cambio di una piccola somma di denaro; l'unica condizione che pone l'anziano maestro è che al suo ritorno, non uno dei suoi studenti abbia abbandonato la scuola. Inizialmente in difficoltà la ragazzina riuscirà a conquistare l'affetto dei piccoli alunni, soprattutto dopo che è riuscita a ritrovarne uno che aveva dovuto recarsi in città, ritrovandosi solo e affamato.
Bel film emozionante e che ci mostra una realtà a noi distante, a cui contesto solo un finale, forse un po' troppo buonista.




IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO (1992): Tratto dall'omonimo libro di Marcello D'Orta, il film racconta del maestro elementare Tullio Sperelli, finito per errore ad insegnare a Corzano in provincia di Napoli, anziché a Corsano in Liguria. Qui si trova a che fare con una scuola in cui mancano ordine e disciplina, i bambini non frequentano, la preside non dirige come dovrebbe e il bidello ha creato un piccolo racket rivendendo a studenti e insegnanti il materiale scolastico. Alla fine, dopo alcuni momenti difficili, il maestro riuscirà a conquistare l'affetto dei suoi alunni. 
Film in cui viene messa in luce la condizione della scuola nel meridione d'Italia e in particolare in quelle zone in cui comanda la camorra. Paolo Villaggio qui dimostra di saper svestire i panni fantozziani e recitare in ruoli più drammatici.


L'ATTIMO FUGGENTE (1989): Il professor John Keating, insegnante di letteratura, viene trasferito al collegio maschile Welton, dove, con i suoi metodi alternativi e anticonvenzionali, conquista la fiducia e l'attenzioni degli studenti, ma non è ben visto dalle istituzioni scolastiche.
Beh, che dire di uno dei film più conosciuti al mondo? E' una pellicola che si ama o si odia (molti la ritengono banale e retorica). Personalmente è uno dei miei film preferiti, con una grande regia, ottime interpretazioni (su tutti il bravissimo Robin Williams) e una fotografia magnifica.


L'ONDA (2008): Il film è tratto dal romanzo omonimo di Todd Strasser, che a sua si basa su un esperimento sociale, avvenuto in California nel 1967, che un professore mise in atto per dimostrare ai suoi studenti come si fosse potuti arrivare alla nascita del nazismo. Il film racconta appunto di come un insegnante spieghi ai suoi ragazzi come, una nuova dittatura, possa nascere in qualsiasi momento. Per dimostrare la sua tesi, il professore dà vita ad un esperimento, che porterà gli studenti partecipanti al movimento, a formare una sorta di club esclusivo. Ben presto, l'esperimento sfuggirà dalle mani del suo ideatore, portando a gravi conseguenze.


ESSERE E AVERE (2002): Opera documentaristica, che riprende le vicende di una scuola della Francia rurale. Protagonisti sono alcuni bambini di diverse età (tra i 4 e i 13 anni) e del loro maestro. Le lezioni a scuola, i rapporti tra compagni, la vita a casa i colluqui tra professore e genitori compongono la trama del film che risulta essere un interessante pellicola dal sicuro interesse didattico e pedagogico



SCHOOL OF ROCK (2003): Dewey Finn è un musicista senza un soldo, che cacciato dalla sua band per il suo eccessivo esibizionismo, finge di essere il suo coinquilino per ottenere un posto di lavoro come insegnante in una scuola elementare e raccimolare qualche soldo per pagare l'affitto. Inizialmente svogliato e disinteressato, quando scopre che i ragazzini sono dotati di grande talento musicale, decide di insegnare loro le basi del rock per poi partecipare ad una gara di rock bands.
Film scritto su misura per il suo protagonista, Jack Black e con una colonna sonoro assolutamente fantastica.


LA RIVINCITA DEI NERDS (1984): Lewis e Gilbert arrivano nel prestigioso Adam's College pieni di entusiasmo, ma fin da subito, data la loro ingenuità, vengono presi di mira, dai membri dell'Alpha Beta, la più importante confraternita dell'istituto. I due ragazzi si uniranno ad un gruppetto di nerds dando vita ad una loro confraternita, i "Lambda Lambda Lambda" e riuscendo a prende la rivincita contro i loro più quotati rivali. Il film si rifà evidentemente ad "Animal House", ma pur non avendo la stessa classe, ha conquistato il grande pubblico, tanto che ne sono stati fatti diversi sequel e un tentativo di remake. Tutto sommato divertente.

CONFESSIONS (2010): Un'insegnate di una scuola media, annuncia alla sua classe di voler lasciare l'insegnamento. I ragazzi sono indisciplinati e nemmeno la ascoltano; soltanto quando lei affermerà di aver scoperto che la sua bambina è stata uccisa da due suoi studenti (chiamati semplicemente A e B) e che ha avvelenato il loro latte con il sangue infetto dal virus dell'HIV del marito, la donna otterrà l'attenzione voluta. Questo di Nakashima è un film duro e complesso, dalla morale imperfetta e che può lasciare interdetti. Assolutamente da vedere.


CLASSE 1999 (1990): In una scuola del prossimo futuro, ordine e disciplina non sono più controllabili con i metodi tradizionali. Il preside dell'istituto decide così di rivolgersi ad un costruttore di robot, ma i cyborg progettati da questi, invece di sistemare la preoccupante situazione, la peggioreranno portando ad un conflitto interno. Film che sicuramente non è un capolavoro, ma intrattiene con una buona suspense, ritmo, azione e in cui non manca nemmeno del contenuto.


DOV'E' LA CASA DEL MIO AMICO? (1987): Pellicola iraniana che oltre a mostrarci una realtà a noi distante (quella di una scuola di una paese non occidentale e di un villaggio povero) e che punta il dito contro l'incomunicabilità tra bambini e adulti, con questi incapaci di capire la sensibilità dei bambini. Il film racconta del piccolo Ahmed che si accorge di aver preso per sbaglio il quaderno di un suo compagno e per evitare che quest'ultimo venga nuovamente sgridato dal maestro, decide di riportarglielo, pur non sapendo di preciso dove abiti. Film delicato e poetico, da riscoprire.


ELEPHANT (2003): Gus Van Sant dirige un film asciutto, privo di fronzoli e inutili orpelli, per lasciare spazio alla sola cronaca di una giornata in una scuola superiore americana, in cui i protagonisti vengono seguiti dalle telecamere in lunghi piani sequenza, fino alla strage finale.
La pellicola si ispira alle vicende del massacro alla Columbine High School e il titolo si rifà alla metafora dell'elefante nella stanza, cioè ad un problema che tutti vedono, ma che nessuno vuole risolvere.


MONSIEUR LAZHAR (2011): Dopo la morte per suicidio dell'insegnate di una classe di una scuola elementare di Montreal, viene assunto come supplente Bashir Lazhar, un immigrato algerino, dal misterioso passato. Dopo un inizio difficile, l'uomo ottiene la fiducia dei suoi alunni e riesce a far elaborare loro il lutto per la perdita dell'amata maestra. Pellicola franco-canadese, che affronta vari argomenti tutti con un tocco delicato e sensibile.


AS THE GODS WILL (2014): Opera estrema di Takashi Miike, tratto dal manga omonimo. In una scuola superiore una bambola daruma prende il posto di uno degli insegnanti e obbliga gli studenti a partecipare ad un gioco, simile al nostro "uno, due tre stella", ma con in palio le loro vite. I superstiti dovranno affrontare altri giochi cercando di rimanere in vita. Film assurdo, nel più classico stile del prolifico regista giapponese. Divertente, estremo, sanguinolento...Consigliatissimo.



BREAKFAST CLUB (1985): Cinque studenti di una scuola superiore, a seguito di varie punizioni, sono costretti a passare l'intera giornata in biblioteca. Inoltre il preside, che li controlla svogliatamente, assegna loro un tema "Chi sono io?". I ragazzi avranno modo di confrontarsi tra di loro e dopo qualche screzio iniziale, il gruppo si compatterà e i cinque diventeranno amici, avendo imparato qualcosa su se stessi.

John Hughes scrive e dirige una delle commedie generazionali per eccellenza. La pellicola riesce a descrivere bene le paure e i sogni degli adolescenti degli anni 80. Bravissimi gli interpreti, che assieme ad un'altro pugno di attori del periodo, formarono il celebre Brat Pack.


Bene, anche per oggi le lezioni sono finite, spero di essere stato un buon insegnante e di avervi regalato qualche momento di piacevole lettura.

mercoledì 27 settembre 2017

Ruggine (2011)


Film molto ben riuscito, anche se non perfetto. Gaglianone porta sul grande schermo la storia basata sull'omonimo romanzo di Stefano Massaron, e lo fa in maniera delicata, senza giocare la facile, ma infima, carta del voyerismo. 
Molto bello il montaggio, che pur intrecciando continuamente presente e passato dei protagonisti (dando però maggior spazio a quest'ultimo), non si ha la sensazione di veri e propri flashback e flashforward , quanto piuttosto, di un accavallamento di vicende, che contribuisce a mantenere sempre un forte disagio nello spettatore; nel passato per gli orribili fatti in se; nel presente perché vediamo come i protagonisti, ormai adulti, non riescano a liberarsi dei fantasmi del passato. 



Forse, proprio perché ha avuto meno spazio, la parte in cui si vedono i tre protagonisti adulti, è leggermente meno riuscita di quella ambientata nel passato. Tuttavia gli interpreti sono tutti bravissimi, in particolare Valerio Mastrandrea. Particolarmente riuscite sono le sequenze in cui vediamo la vita quotidiana dei ragazzini, a giocare per strade polverose o tra lamiere arrugginite e auto abbandonate. Non tutti i giovani protagonisti, però, riescono a essere credibili e la recitazione risulta scostante, fa eccezione a mio avviso, il piccolo Giuseppe Furlò (Sandro), che è molto espressivo. 



Discontinua mi è parsa anche la recitazione di Filippo Timi; bravissimo in alcune scene, eccessivo in altre. Va comunque detto che il suo era il personaggio più difficile e scomodo, e Filippo riesce a renderlo realmente odioso. Il fatto che il dottor Boldrini, cantasse un pezzo dell'aria "Una furtiva lagrima", immagino sia un richiamo a "M il mostro di Dusseldorf", nel quale il protagonista, interpretato magistralmente da Peter Lorre, fischiava un motivo dalla suite Peer Gynt. Un altro omaggio è quello dello del matto del paese, accusato di essere il colpevole degli orribili omicidi, che appunto si rifà a quello de "Non si sevizia un paperino" di Lucio Fulci. 



Altro personaggio che mi ha creato parecchio fastidio, è stato quello del professore di lettere, che disegna perfettamente la voluta cecità di certe persone, che piuttosto di vedere la realtà che sta attorno a loro, si rifugiano dietro a comportamenti ipocriti. 
Nel complesso il film mi è piaciuto molto, soprattutto perché dall'inizio alla fine ho avvertito una forte senso di disagio, e siccome credo fosse nelle intenzioni del regista, almeno da questo punto di vista ha raggiunto il suo scopo.


venerdì 9 giugno 2017

Mr. Nobody (2009)



In un futuristico 2093 Nemo Nobody è un uomo anziano di quasi 120 anni, l'ultimo mortale, in un mondo dove morte e malattie sono state sconfitte, rinunciando però alla sessualità, per evitare problemi di sovrappopolazione, dovuti alla mancanza di decessi.



L'uomo viene studiato da scienziati, dottori, psicologi e giornalisti; tutti vogliono sapere com'era la vita, quando l'umanità era ancora mortale, ma quando la stessa era resa interessante da vizi quali sesso, alcol, fumo e droga, che nel futuro sono scomparsi per permettere all'uomo la vita eterna.Sottoposto a ipnosi, Nemo comincia a raccontare la sua vita, iniziando ancora prima della sua nascita, quando bambino onnisciente, insieme a molti altri bambini, in un bianco e luminoso limbo, era in attesa di poter scegliere i suoi futuri genitori.



La storia (quella raccontata dal protagonista) prosegue abbastanza linearmente fino al momento in cui, quando Nemo ha nove anni, i suoi genitori decidono di separarsi e lui è costretto a decidere se andare a vivere con sua madre o restare con suo padre. 
Ed è qui che la vicenda si complica; infatti l'uomo prosegue la sua testimonianza, intrecciando entrambe le scelte del Nemo bambino come se fossero avvenute ambedue, ma non solo, perché in ognuna delle scelte che prese, all'interno la storia prendeva una piega diverse a seconda di altre scelte o altri fattori. 
Vediamo così Nemo quindicenne e poi adulto frequentare, e poi sposare, donne diverse, avere vite diverse e fare esperienze diverse, tutto come se fossero un unico passato per il Nemo del futuro.



Il film è dunque complesso, in quanto tocca vari argomenti, che vanno dalla filosofia, alle vite parallele, passando per la teoria del caos e l'effetto farfalla; si parla di destino, caso e libero arbitrio, ma proprio questi argomenti rendono il film molto interessante e intrigante.E' interessante notare, inoltre come il nome del protagonista sia Nemo (cioè "nessuno" in latino) Nobody ("nessuno" in inglese), con riferimento sia al capitano Nemo di "20000 leghe sotto i mari", sia a Ulisse che disse di chiamarsi "Nessuno" al ciclope Polifemo, per riuscire a salvarsi.



Moltissimi sono poi altri riferimenti che vanno da Kubrik, a Weir; dai Monty Python a Matrix e così via. Bravo Jared Leto, che interpreta Mr. Nobody sia a 34 anni che a 118.
Per molti anni il film non ha avuto una vera distribuzione in Italia, arrivando solo in lingua originale e con i sottotitoli. Finalmente l'anno scorso è stato posto rimedio a questa mancanza, con buona pace dei detrattori del doppiaggio...

lunedì 8 agosto 2016

Stand by me - Ricordo di un'estate (1986)

Ed ecco, come dicevo quando iniziavo a scrivere questo blog, "La stanza di Gordie" ha origine da qui, da questo meraviglioso racconto di Stephen King e in seguito dal film che ha ispirato.
Era l'8 agosto 1986 quando usciva per la prima volta negli Stati Uniti, in anteprima nazionale (la data ufficiale è quella del 22 agosto), uno dei più bei film sul passaggio dall'infanzia all'adolescenza, un film, che grazie ai quattro giovani interpreti e ad una storia intensa e profonda, è entrato nella storia del cinema. Un film che non mi stancherò mai di vedere e di consigliare, così come il racconto, contenuto nella raccolta "Stagioni diverse", che racchiude anche i racconti dai quali sono tratti "Le ali della libertà" e "L'allievo"



Stand by me è uno di quei film che è difficile tenere separati dall’opera al quale sono ispirati, grazie soprattutto all'ottimo lavoro di Rob Reiner, che si limita a piccoli cambiamenti ( ad esempio sposta la vicenda dal Maine all’Oregon, e dal 1960 al 1959) che non pregiudicano il significato del racconto di Stephen King e anzi, ne sono quasi un valore aggiunto. La storia è quella di quattro amici dodicenni, che sul finire dell’estate decidono di avventurarsi alla ricerca del corpo di un loro coetaneo, morto travolto da un treno (episodio che si fa risalire all’infanzia di King, ma che non è mai stato provato).
Il film è considerato, giustamente, uno dei migliori coming of age movie, ma è molto di più, è un inno all’amicizia, un grido di dolore di un infanzia abbandonata a se stessa, un viaggio irto di ostacoli, ma anche di belle scoperte.



Conosciamo quindi Vern Tessio (Jerry O’Connell), ragazzino timido e impacciato ed è quello che più spesso è vittima degli scherzi dei compagni; Teddy Duchamp (Corey Feldman), è la personalità eccentrica del gruppo, istintivo al limite della temerarietà; Chris Chambers (River Phoenix) è il leader della banda, carismatico e coraggioso è mal visto a Castle Rock per via dalla pessima reputazione della sua famiglia, in realtà è un bravo ragazzo. Migliore amico di Gordie, lo sprona a coltivare la sua abilità nello scrivere e diventa per lui una sorta di fratello maggiore; Gordon “Gordie” Lachance (Wil Weathon ,)protagonista della storia e voce narrante, è un ragazzino sensibile, dalla spiccata intelligenza e con un gran talento nell’inventarsi storie, cosa che lo porterà da adulto, a diventare scrittore. La morte del fratello Danny, oltre a turbarlo personalmente, sarà causa di una frattura tra lui e i suoi genitori a cui preferivano il figlio maggiore.



Quattro amici, che all’inizio del film sono poco più che bambini, che passano il tempo a giocare e scherzare, e a parlare “di tutto quello che sembra importante fino a quando scopri le ragazze” , mentre alla fine sono pronti per affrontare quel difficile periodo chiamato adolescenza. In particolare è bella l’amicizia tra Gordie e Chris, così differenti (uno timido e riflessivo, l’altro spontaneo e profondo), eppure così simili nella loro sensibilità di ragazzini e nella loro solitudine. Amicizia che porterà a occuparsi reciprocamente l’uno dell’altro, in quanto ad entrambi mancano delle figure di riferimento.
Ad uscirne distrutti dal film (come nel racconto), sono infatti gli adulti: alcolizzati, violenti o peggio ancora indifferenti nei confronti dei figli, adulti che insultano ragazzini o che li usano per i loro scopi. Si crea così una spaccatura netta tra il mondo dei bambini e quello degli adulti, senza alcuna possibilità di dialogo.



Ma quell’avventura, vissuta in quel modo (“Stiamo proprio bene” dice Vern ad un certo punto, alludendo a qualcosa di più profondo del  semplice viaggio) li renderà consapevoli di quello che vogliono, ma soprattutto di quello che non vogliono essere. Non vogliono essere come i loro genitori che non si prendono cura di loro, non vogliono essere come i ragazzi più grandi che li vessano e umiliano e infatti, almeno Chris e Gordie riusciranno a riscattarsi  e a superare le loro difficoltà. Così nel finale vediamo Gordon, padre amorevole, mentre sta finendo di scrivere di quest’avventura, prima di uscire a giocare con i figli. L’ultima frase rivela tutta la nostalgia del protagonista per quello che è forse il periodo più bello della vita di ognuno di noi: “Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?”. Eh si, perché l’amicizia nell’infanzia è qualcosa di profondo, sincero e indimenticabile.