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lunedì 12 agosto 2019

Geekoni film festival: L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

Per il secondo anno consecutivo, la Geek League, omaggia il più famoso festival cinematografico per ragazzi, il Giffoni film festival, di cui Truffaut ebbe a dire: "Tra tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario".
Per il film di quest'anno sono volato in Brasile a recuperare una pellicola che usa la leggerezza per parlare di temi seri e delicati: "L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza" di Cao Hamburger del 2006.



1970, Mauro è un ragazzino di dodici anni, che come tutti i brasiliani, attende con impazienza l'inizio dei mondiali di calcio (quelli che noi italiani ricorderemo, ancor più che per la cocente sconfitta in finale contro Pelè e compagni, per la semifinale contro la Germania vinta 4 a 3 e che è passata alla storia calcistica come la partita del secolo).
Tuttavia quello è anche un periodo di rivolte politiche e molti oppositori del governo sono costretti all'esilio, tra questi ci sono anche i genitori di Mauro che decidono di raccontare al figlio che devono partire per una vacanza e lo lasceranno a casa del nonno, con la promessa di tornare a prenderlo entro la fine dei mondiali di calcio.



L'anziano, che vive nel quartiere ebraico di San Paolo. è però morto poco prima dell'arrivo del bambino, che si ritrova così solo in un ambiente a lui estraneo.
In quest'occasione, Mauro conosce Shlomo, un vicino di casa del nonno, dal carattere scorbutico, che sarà costretto dalla sua comunità a occuparsi del ragazzino.
Inizialmente il rapporto tra i due sarà difficile, ma con il passare del tempo i due riusciranno a trovare un equilibrio e ad affezionarsi l'uno all'altro.



Nel frattempo Mauro, mentre aspetta il ritorno dei suoi genitori, entrerà in contatto con il variegato quartiere di Bom Retiro in cui, oltre agli ebrei, convivono anche italiani, greci e arabi; farà amicizia con la coetanea Hanna, con la bella barista Irene e con Italo studente di sinistra, amico di suo padre e sua madre.
Durante quell'estate, il Paese è diviso tra l'entusiasmo per i successi della nazionale e le preoccupazioni per il pesante clima politico, cosa che si riflette anche nella vita di Mauro che alla fine capirà che ci sono cose più importanti di una partita di calcio.



Cao Hamburger, ha decido di raccontarci una pagina oscura del storia del Brasile, ma vista con gli occhi innocenti di un bambino, che in realtà non capisce cosa stia succedendo, che vorrebbe solo riunirsi ai suoi genitori, e che sogna di essere "negro e volare tra i pali".
Da questo punto di vista il film si distacca molto da pellicole dure e crude, come "City of God" e si accosta di più al film argentino "Kamchatka", in cui la rivoluzione è tenuta sullo sfondo, per raccontare le difficoltà di un ragazzino costretto ad un nuova situazione che è ancora troppo piccolo per poter comprendere a pieno.




Il film è infatti una storia di formazione, un racconto di passaggio dall'infanzia all'adolescenza, in cui il protagonista imparerà, grazie alla convivenza con culture diverse da quelle con cui è vissuto fino a quel momento, a crescere e maturare e che ci sono cose ben più importanti di una finale di coppa del mondo.


giovedì 4 aprile 2019

Certi bambini (2004)

Quest'anno è uscito il film "La paranza dei bambini", film tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano, ma la difficile vita dei bambini e ragazzi dei quartieri poveri di Napoli, che trovano nella criminalità l'unica via d'uscita dalla miseria in cui sono costretti a vivere, è stata raccontata nel 1991 nel film "Vito e gli altri" e poi nel 2004 con questo bel "Certi bambini" dei fratelli Frazzi




Il film, basato sull’omonimo romanzo di Diego De Silva, racconta la vita disagiata, di un gruppo di ragazzini nei quartieri più poveri di Napoli, e in particolare quella dell’undicenne Rosario, le cui giornate sono in perenne bilico tra le amorevoli cure per la nonna malata, il volontariato all’oratorio e le rapine, i furti, e pericolose “roulette russe” sulla tangenziale, compiute con gli amici.
Andrea e Antonio Frazzi ci mostrano uno spaccato di realtà, che se anche noto, viene spesso dimenticato, o nascosto sotto al tappeto, realtà che vede coinvolti tanti bambini, che hanno come unica maestra di vita la strada, e come solo futuro, quello della delinquenza.



La storia ci viene narrata in diversi flashback, mentre Rosario in metropolitana, si avvia verso il suo inevitabile destino. Vediamo così i ragazzini che si prostituiscono con un vecchio pedofilo, che li sfrutta anche per rapine e furti; bambini che giocano alla roulette russa, attraversando di corsa la trafficata tangenziale, undicenni che passano le loro giornate in sala giochi o al bar, a fumare sigarette e scherzare. Contemporaneamente assistiamo alla parte buona della vita di Rosario, quella in cui si prende cura della nonna, o quella delle giornate passate come volontario all’oratorio, dove il ragazzo incontra Caterina, una ragazza più grande di cui si innamora, e Santino uno dei volontari, che cerca di portare Rosario verso la buona strada, figura che si contrappone a quella di Damiano, che invece vuole fare di lui un killer per la mafia.



Il buon cuore di Rosario ci viene mostrato anche nella sequenza in cui, in cerca di una facile avventura sessuale, con i suoi amici si rivolgono ad una signora che fa prostituire le figlia, ma resosi conto che questa, è una bambina ancora più giovane di loro, preferisce desistere. Tuttavia la morte di Caterina, e la conseguente voglia di vendetta, porteranno Rosario a scegliere la strada della delinquenza.



I bambini dei fratelli Frazzi, che molto devono al film “Vito e gli altri” di  Antonio Capuano, compiono atti di delinquenza, allo stesso modo in cui si compiono quelli d’affetto, poiché non hanno la capacità di diversificarli, nessuno ha spiegato loro la differenza tra bene e male, sono cresciuti in ambiente dove tutto e ambiguo e privo di moralità, tanto che anche dopo un omicidio, si può tranquillamente giocare una partita di calcio.



Certi bambini” è un film crudo, per nulla buonista, che denuncia una tremenda realtà, che non avviene in lontane baraccopoli del Sud-America, ma qui, sotto il nostro naso, sotto l’indifferenza e l’incapacità delle autorità a fermare questa piaga.

venerdì 16 novembre 2018

Stella (2008)

Stella ha undici anni, e vive con i suoi genitori che gestiscono un bar-locanda nella banlieue parigina, frequentato per lo più da disadattati e alcolizzati. Quando inizia a frequentare la prima media, di un istituto “borghese”, la ragazzina sente che manca qualcosa nella sua vita; infatti mentre sa tutto sul calcio, sui giochi di carte e sui “fatti della vita”, all’inizio a scuola ha solo brutti voti. L’amicizia con una compagna di classe, figlia di intellettuali argentini la spingerà a migliorarsi e a desiderare qualcosa di più di quello che la vita le ha dato finora.



Stella è un piccolo film francese, da noi distribuito dalla Sacher di Nanni Moretti, ma in talmente poche copie che pochissimi lo conosceranno. Eppure è un film che merita molta attenzione; delicato e intelligente strizza l’occhio sia al Truffaut de “I quattrocento colpi” e “Gli anni in tasca”, sia allo stile dei fratelli Dardenne. Impossibile non affezionarsi alla piccola protagonista, una bravissima Léora Barbara, costretta a crescere in un ambiente non adatto ad una ragazzina della sua età. I suoi modelli sono ubriaconi, giocatori incalliti, piccoli criminali; assiste spesso a risse e una volta persino ad un omicidio.



E i suoi genitori non sono figure migliori, con i loro problemi (di coppia e personali) non riescono a seguire la figlia nel delicato periodo del passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Così Stella si costruisce un muro, una barriera che le impedisce di relazionarsi con gli altri e di esplorare strade diverse, rassegnata all’ignoranza che il suo contesto sociale pare volerle cucire addosso. Tuttavia, quando comincia a frequentare una scuola nuova, comincia a sentire l’esigenza di adattarsi a questa nuova realtà, di essere più simile a quei compagni così “intelligenti”.



Inoltre sente il bisogno di avere dei veri amici, che non siano gli adulti che frequentano il bar, che pure si sono affezionati a lei (qualcuno fin troppo) e che non sia nemmeno l’amichetta  delle vacanze, una ragazzina un po’ troppo spigliata e precoce, a cui è legata solo dai ricordi di un infanzia spensierata, fatta di giochi e scherzi. Ed ecco, allora conosce Gladys, una ragazzina figlia di gente di cultura; e quest’amicizia spinge Stella a migliorarsi, a impegnarsi nello studio,  per uscire da  quell’ambiente che ormai sente stretto.



Molto brava Sylvie Verheyde, sia nel disegnare il personaggio di Stella, per cui, dice essersi ispirata alla propria vita ed esperienza. Ben delineati gli ambienti che la bambina frequenta maggiormente: il bar e la scuola, entrambi con i loro personaggi, alcuni positivi altri negativi, ma tutti utili per l’evoluzione della protagonista.
Certo il film non è perfetto; alcuni personaggi e alcune situazioni avrebbero richiesto un maggiore approfondimento, ma tutto sommato l’opera si mantiene sempre su un livello molto buono e riesce ad coinvolgere emotivamente.



Tenera la sequenza del ballo alla festa, che non può non ricordare quella de “Il tempo delle mele”, ma senza la furbizia calcolata del film Claude Pinoteau (anche perché i due film affrontano tematiche diverse). Una curiosità è che il film è uscito con il divieto ai minori di quattordici anni, forse a causa di alcuni argomenti delicati, o da parte del linguaggio, ma mio avviso, un divieto quanto meno discutibile…
In ogni caso un film da vedere e recuperare.

giovedì 4 ottobre 2018

Garage Demy (1991)

Garage Demy ricostruisce la biografia dell’infanzia e dell’adolescenza di Jacques Demy, celebre regista francese, noto soprattutto per i suoi musical e marito dell’autrice di questo film, Agnes Varda.Il film è costruito in maniera particolare, e alle immagini di Demy bambino e adolescente, si alternano altre di repertorio, del regista anziano oltre a spezzoni di suoi film, che si rifanno a precisi momenti della sua vita.



L’infanzia di Jacques, che tutti chiamano Jacquot (da cui il titolo originale “Jacquot de Nantes”), è un infanzia felice e spensierata; vive con il padre, gestore di un officina-garage, la madre parrucchiera occasionale e un fratello più piccolo. Fin da bambino si appassiona agli spettacoli del teatro dei burattini, che poi rappresenta a casa per la sua famiglia, passione che poi rivolge anche alla settima arte, prima disegnando un rudimentale cartone animato su una pellicola trovata in una discarica, poi filmando personaggi di cartone da lui stesso mossi, fotogramma per fotogramma, con una telecamera comprata vendendo i suoi giocattoli.



Inizialmente il padre è contrario a questa sua passione, poiché non crede che il figlio abbia il talento per sfondare in un mondo difficile e competitivo come quello del cinema, e preferirebbe che Jacques lavorasse con lui nell’officina. Tuttavia, dopo che il ragazzo ha mostrato una sua pellicola ad un importante regista, e che questi si è dimostrato entusiasta del lavoro del giovane, anche il genitore cambia idea, e lascia che il figlio si iscriva alla scuola sperimentale di cinema di Parigi, realizzando così il sogno del ragazzo.



A differenza di altri biopic, in cui di solito si ha un ricostruzione abbastanza fedele, ma piuttosto fredda, del protagonista; in questo caso siamo difronte ad un vero atto d’amore di una persona verso un’altra. Agnes Varda ci mostra la vita di suo marito, come ci stesse mostrando l’album di famiglia. Non a caso ogni tanto ci viene mostrato il vecchio Demy, morto prima che il film fosse ultimato, mentre sta scrivendo, o mentre racconta la fiaba ad un nipotino; quasi a chiudere un cerchio che non è solo il cerchio della vita, ma anche il completamento di una persona. Infatti lo Jacques  bambino e quello adulto sono molto simili, entrambi con la passione per la pittura, e per la narrazione altruistica di fiabe, e storie. Inoltre è facile notare come la regista abbia concentrato lo sguardo quasi esclusivamente sul protagonista, lasciando sullo sfondo lo stesso contesto storico nel quale il tutto si svolge.



Altro particolare interessante è la continua variazione tra colore e bianco e nero, senza un precisa logica, che oltre a conferire maggiormente il senso di intimità famigliare, ancor di più rende saldo il legame tra le varie età del protagonista, tra il Demy bambino e il Demy anziano, tra il passato e il presente; infatti la stessa autrice avrà a dire: "Filmavo le forze vive del bambino che era stato e vedevo l'adulto che perdeva le sue forze" . Un film particolare, che racconta l’amore di una persona per il cinema e l’amore di una donna per questa persona

lunedì 1 ottobre 2018

I telefilm dimenticati (1) - Il principe delle stelle

Nel 1985 giunge in Italia una di quelle serie televisive che avevano avuto un buon successo, ma che poi per svariati motivi, furono in seguito cancellate. Fortunatamente, a differenza di telefilm come "Manimal" o "Automan" (di cui non credo che parlerò in questa rubrica dato l'enorme successo che hanno avuto), che sono state cancellate solo dopo poche puntate per gli alti costi di produzione, in questo caso, almeno una stagione è stata completata.
Sto parlando de: "Il principe delle stelle" (The powers of Matthew Star), serie prodotta nel 1982 dalla NBC, composta appunto, di un'unica stagione, per un totale di 22 episodi.



La storia verte sulle avventure di Matthew Star, all'apparenza un normale adolescente, che vive in California assieme al suo tutore Walt Sheperd, il quale è anche insegnante nello stesso liceo frequentato da Matthew. In realtà, il ragazzo, è il principe ereditario del pianeta Quadris, da cui è dovuto fuggire ancora bambino, a seguito dell'invasione di un forte nemico, aiutato da Walt, guerriero fedele alla casa reale e che oltre a fargli da guardia del corpo, hai il compito di prepararlo a diventare il futuro leader che riesca a ridare la libertà al suo pianeta e fargli sviluppare i suoi poteri innati. tra cui la telecinesi, il teletrasporto e la possibilità di manipolare gli oggetti.



I primi episodi vedono Matthew, che oltre a prepararsi al suo ruolo di principe di Quadris, deve affrontare le varie problematiche di ogni adolescente; dallo studio, al rapporto con i compagni, all'amore per una delle ragazze più carine della scuola.
Dato il calo degli ascolti, la produzione pensò di rendere più adulta la serie, aggiungendo elementi spionistici; infatti Matthew e Walt iniziarono a collaborare con il governo in alcuni casi speciali, in cambio della riservatezza sulla loro vera identità.



Come per molti prodotti di quel periodo, gli autori preferirono puntare più sull'elemento action-fantastico e sui nuovi effetti speciali, che sull'approfondimento delle tematiche di fondo e dei personaggi. Le insicurezze di Matthew, circa le sue origini, sono appena accennate e quasi sempre sviluppate positivamente all'interno di un singolo episodio; stessa cosa per il suo rapporto con Walt.
Forse sviluppando meglio queste tematiche, la serie avrebbe avuto maggiore fortuna e sarebbe proseguita per qualche altra stagione.



Ricordo che da piccolo, questo telefilm mi piaceva molto, mi piacevano le storie, semplici, ma emozionanti e soprattutto ero affascinato dai poteri del protagonista (effetti speciali a parte), che assieme a mio fratello cercavo di ripetere, naturalmente senza successo, ma ottenendo solo un gran mal di testa.



I protagonisti principali erano Peter Barton, nel ruolo di Matthew Star, che pur non avendo una carriera scintillante è riuscito a ricavarsi qualche ruolo di successo in altre serie tv e soprattutto in alcune soap-opera. Lou Gossett Jr. invece, che qui interpreta Walt Sheperd, ha avuto una buona carriera cinematografica tra cui ricordiamo: "Ufficiale e gentiluomo", "Toy Soldiers" e la serie di "Iron Eagle"
Una curiosità è che tra i candidati per il ruolo poi andato a Barton, c'era un certo Tom Cruise.


Fonti: Wikipedia, Fantasy Magazine e Satyrnet

venerdì 15 giugno 2018

Hesher è stato qui (2010)




TJ è un ragazzino di tredici anni, ha da poco perso la madre in un incidente stradale e ancora non riesce a farsene una ragione. Assieme al padre, depresso e dipendente da psicofarmaci, vive a casa della nonna, che cerca di riportare un po’ di serenità nella vita famigliare, ma viene continuamente snobbata e a lei non resta che assistere impotente al disgregarsi del rapporto tra padre e figlio.
TJ è arrabbiato con il padre, perché ha  mandato allo sfasciacarrozze, quel che resta dell’auto, dove la donna ha perso al vita, l’ultimo oggetto che ancora lo legava alla madre morta e come se non bastasse,  l’indolenza nella quale l’uomo è sprofondato, gli fanno perdere di vista la sofferenza del figlio.



Un giorno, mentre attraversa un cantiere in costruzione, TJ cade dalla bici e lui, per rabbia, rompe il vetro di una finestra; dalla casa, che avrebbe dovuto essere vuota, esce un giovane a torso nudo, con lunghi capelli e coperto di strani tatuaggi, che lo trascina dentro l'edificio per dargli una lezione, ma l’arrivo della polizia lo distoglie dall’intento, costringendolo alla fuga. Tuttavia lo strano giovane, ritenendo TJ responsabile dell’avergli fatto perdere il suo rifugio, comincia a seguirlo ovunque e a tormentarlo, mettendolo anche nei guai con un bullo della scuola. Infine si insinua fin dentro casa del ragazzino, spacciandosi per un suo amico.



TJ non dice nulla spaventato dall’atteggiamento aggressivo del ragazzo, mentre suo padre Paul, finge di credere a quel bizzarro personaggio, troppo abulico e apatico, per reagire, e l’unica a prendere in simpatia Hesher, così si fa chiamare il giovane, è la nonna.
L’arrivo di Hesher ha l’effetto di una bomba, nell’ambiente famigliare di TJ, che si trova sempre più spesso nei guai, sia con il bullo della scuola, sia con la polizia.



Inoltre il ragazzino fa la conoscenza di una simpatica, ma insicura commessa, interpretata da una quasi irriconoscibile Natalie Portman, di cui si innamora, pur non riuscendo a confessarglielo. Quando, dopo la morte della nonna, le cose sembrano peggiorare ancora di più, sarà proprio Hesher, con i suoi modi grevi e volgari, con le sue metafore sporche e il suo fare anticonvenzionale, ad aprire gli occhi a padre e figlio, ristabilendo così la serenità famigliare.



A interpretare Hesher, vero punto di forza del film, nonostante il film racconti principalmente le vicende della famiglia di TJ, è Joseph Gordon-Levitt, a cui il personaggio sembra cucito addosso. Tuttavia, la caratterizzazione di Hesher è così marcata, che finisce per annullare tutti gli altri personaggi, a eccezione forse, quella del piccolo TJ. Infatti tutti gli altri personaggi sono quasi senza spessore a partire Paul, ma anche Nicole, la timida commessa ha un ruolo di quasi nessuna importanza e che incide nel film solo in minima parte.



Se l’intro del film è fulminante e accattivante, il finale è forse un po’ troppo affrettato e poco incisivo. In ogni caso la pellicola rimane una buona opera prima, con diversi punti interessanti e qualche caduta di stile. Come già detto ottima l’interpretazione di Joseph Gordon-Levitt, che dice di essersi ispirato a Cliff Burton, ex bassista dei Metallica, per caratterizzare Hesher, ma altrettanto buona quella di Devin Brochu, che conferisce al suo TJ, la giusta rabbia e frustrazione.

sabato 9 giugno 2018

[TAG] Very Pop Blog - Le mie estati del passato




Ah, che belle le estati di quando eravamo bambini e ragazzini, lunghe giornate all'aperto, niente obbligo di andare a letto presto, le vacanze, pochi compiti...Insomma l'estate sembrava fatta a posta per noi giovanissimi, per divertirci e rilassarci, per darci all'avventura e a tutti quegli hobbies che durante l'anno seguivamo meno...Ecco dunque un nuovo tag, ideato da MikiMoz e per cui sono stato chiamato a partecipare dal buon Riccardo Giannini de Il Bazar di Ricky.
Questo il regolamento:

1- Elencare tutto ciò che è stato un simbolo delle nostre estati da bambini, in base ai vari macroargomenti forniti;
2- Avvisare chi vi ha nominato dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento sul suo blog.
3- taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.


LE MIE ESTATI DEL PASSATO

GIOCO IN CORTILE


In realtà, nei meravigliosi anni 80, il cortile era tutto il paese. Si poteva girare tranquillamente da una parte all'altra, andare a trovare gli amici in bicicletta, o andare a comprare il gelato al bar senza paura di incontrare brutta gente, e anche se per strada bisognava comunque fare attenzione, non c'erano i pazzi patentati che ci sono oggi...In ogni caso, quando ci fermavamo a giocare sotto casa i giochi erano più o meno sempre gli stessi: calcio, nascondino, sardina, guerra...


GIOCO IN SPIAGGIA

Da piccolo non sono stato molto al mare, la mia famiglia era più da montagna, dunque a parte un paio d'anni, in cui siamo stati a Sottomarina, per far respirare aria salmastra a mio fratello, noi preferivamo le lunghe camminate tra boschi e sentieri alpini, ai bagni e alle noiose giornate sabbiose (ora la vedo diversamente, ma si sa, col tempo si cambia). Di quelle poche volte ricordo i castelli di sabbia, le piste con le bilie di plastica, con le foto dei ciclisti e le partite a bocce (che poi ci giocavamo anche in montagna).


FUMETTO

Inizialmente era solo Topolino, nella versione dell'albo settimanale o una delle tante raccolte. Poi ci sono stati i vari Lanciostory e Scorpio...e solo nell'adolescenza è arrivato Dylan Dog.



CIBO

Non c'è estate se non c'è l'insalata di riso...Oppure l'insalata di pollo...Naturalmente tanta frutta; al tempo ne mangiavo molta più di ora e poi il gelato, industriale o artigianale...l'importante era concludere la cena in dolcezza...



CANZONE

Anche qui ci sarebbe l'imbarazzo della scelta...del resto in estate c'era il Festivalbar e i tormentoni, si sprecavano. Potrei dunque citare i Righerira, Spagna, gli Europe o i Pet Shop Boys, ma in questo caso voglio ricordare una canzone che per un paio di settimane ha emozionato tutti noi italiani, nell'estate del 1990. Avevo quattordici anni, quasi quindici e Gianna Nannini con Edoardo Bennato, ci hanno accompagnato fino a quella maledetta semifinale con l'Argentina, con questa canzone che tutti ancora ricordiamo:






LIBRO

Leggevo molto anche durante l'anno, ma d'estate, avendo più tempo disponibile, leggevo ancora di più, avventure, classici per ragazzi, gialli, ma il libro che ricorderò di più è "IT" di Stephen King, letto mentre ripassavo matematica per gli esami di riparazione a settembre. Ci ho messo appena dieci giorni a finire quel tomo...e avrei avuto voglio di ricominciare subito...



FILM

Estate voleva dire "Notte Horror" (o inizialmente Notte con Zio Tibia), ma c'erano anche tanti film per ragazzi, dai classici "Explorers" e "Navigator" a quelli usciti dal circuito del Giffoni Film Festival.



LUOGO

Dovendo scegliere per forza un luogo, probabilmente sceglierei la casa dove abito ora, ma che al tempo era la casa dei miei nonni. Nelle estati dei dodici e i tredici anni, ma forse anche qualche anno dopo, mi prendevo una "vacanza" da casa mia e andavo a passarla dai nonni, dove ero libero e viziato e quando veniva mio cugino facevamo mille giochi di fantasia.



VIDEOGAME 

Prima ci sono stati i vari giochi da edicola per il Commodore 64, poi quando è arrivato il pc, ed ero già adolescente c'è stato un gioco che mi ha intrattenuto, che nelle ore del primo pomeriggio, quando il sole picchiava troppo per poter uscire a giocare e questo gioco era Football Menager.



GIOCO DA TAVOLO

Anche qui ce ne sono molti...Monopoli, Cluedo, HeroQuest...Però tra i tanti sceglierei un gioco che aveva un mio amico, che mi piaceva molto, anche se ora non ricordo bene le regole: Marco Polo



GIOCATTOLO

Boh...non ho un ricordo legato ad un giocattolo in particolare...si giocava con un po' di tutto, dalle macchinine, con le pistole, con i lego...Insomma l'importante era divertirsi non importa con che gioco...



TELEVISIONE

Come sempre tanti cartoni animati, ma poi come già detto c'era il Festivalbar e Zio Tibia Picture Show, c'era Giochi senza frontiere, c'erano i Mondiali di calcio, le olimpiadi...E poi durante l'adolescenza e la preadolescenza, durante la notte si faceva zapping per trovare i film erotici nelle tv private



LIFE


La prima parte dell'estate di solito la passavo al mio paese, se non ero a casa o in giro con gli amici, andavo al Grest, poi come ho già detto, qualche volta andavo dai nonni, che abitavano a pochi chilometri da casa. Ad agosto invece, iniziava la vacanza vera e propria: come ho già detto, la mia famiglia di solito passava le vacanze in montagna (Sappada, Falcade, Auronzo...), ma ci sono state delle eccezioni al mare, una volta in Sardegna e un'altra in cui non siamo andati in soggiorno in un unico luogo, ma abbiamo girato di qua e di là (ricordo ad esempio l'Italia in miniatura). Da adolescente ricordo, invece, i lunghi pomeriggio a giocare a calcio, anche sotto il sole cocente.


FOTO DI UN ESTATE PASSATA

A passeggio tra i monti delle Dolomiti - Anno 1984



La sorte ha voluto che i nominati per proseguire il tag (se vogliono farlo sono)

Cassidy de La Bara Volante
Pirkaf de Frammenti e tormenti
Claudia de Chi non scrive non muore mai
Mari di Redrumia
Arwen Lynch de La fabbrica dei sogni

E BUONA ESTATE A TUTTI!!!











mercoledì 2 maggio 2018

La mia vita a quattro zampe (1985)

Ripesco, ancora una volta, una vecchia recensione in attesa di qualcosa di nuovo appena avrò un po' più di tempo...



Svezia, fine anni 50. Ingem
ar vive con la madre e il fratello maggiore in un piccolo centro, mentre il padre è lontano per motivi di lavoro. Giochi, risate e qualche sgridata caratterizzano le giornate del bambino, fino a quando la madre si ammala di tubercolosi. Il bambino deve dunque trasferirsi a casa di uno zio, a nord, abbandonando anche Sikkar, il suo amato cagnolino.


Qui incontrerà molti strani personaggi: un vecchio malato che si fa leggere dal ragazzo cataloghi di biancheria intima per signora; un altro strampalato signore che passa tutto il tempo ad rattoppare il suo tetto, Berit, la bella del paese, che posando nuda per un eccentrico artista, si fa accompagnare dallo stesso Ingemar per evitare eventuali pettegolezzi e che, una volta, il ragazzino spierà dal lucernario dello studio, finendo però per sfondarlo e piombando quasi addosso alla donna. C'è poi Saga, una ragazzina con atteggiamenti da maschio, bravissima nel calcio e nella boxe. In mezzo a tutti questi personaggi, Ingemar se la caverà grazie alla sua filosofia: "...poteva andare peggio". Uno dei suoi esempi preferiti riguardo a questa filosofia è quello della cagnetta Laika, spedita nello spazio dai russi, e morta dopo poche settimane per mancanza di cibo e acqua. Questa sorte, sembra a Ingemar, molto peggiore dei suoi problemi.


Tornato a casa per l'invero, la felicità durerà poco, infatti poco dopo la madre avrà una ricaduta e morira. Il bambino si trasferisce così definitivamente a casa degli zii, con l'unica speranza di riabbracciare presto il suo adorato Sikkar. Tuttavia durante una lite, l'amica Saga, gli rivela che il cagnolino è morto da tempo, così Ingemar andrà a chiudersi nella "casa dei giochi" costruita dallo zio, dove passerà tutta la notte, piangendo e dando sfogo a tutto il dolore per la perdita della madre, che aveva fin'ora tenuto represso, ripetendosi che avrebbe dovuto parlarle di più. Ne uscirà il mattino dopo rafforzato e pronto ad affrontare l'età adulta.


Hallstrom, fa tesoro della lezione imparata da Truffaut (I 400 colpi) e racconta con delicatezza una fase cruciale della vita di ogni persona, infatti qui Ingemar ricorda il suo passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dalla suo prospettiva "a quattro zampe" alla coscienza dei fatti della vita. Come quasi tutti i più bei film sull'adolescenza, dal già citato "I 400 colpi" ad "Arrivederci ragazzi" di Louis Malle, ma anche a "Stand by me" di Rob Reiner, anche il film del regista svedese punta sui due elementi fondamentali "ricordo" e "passaggio". Ed è forse qui che si differenziano i film sui ragazzi, dai film per ragazzi. Il film di Hallstrom è infatti un film per adulti, è il ricordo di un ragazzino di dodici anni che scopre all'improvviso di avere un passato e con esso fa conti, lasciandoselo, infine, alle spalle.


Lo sguardo con cui affronta questo cambiamento è all'inizio uno sguardo straniato, esterno quasi fosse quello del suo cane. E in questa visione a "quattro zampe" il mondo pare strano e folle, come i personaggi che lo popolano, ma una volta che riuscirà ad affrontare il suo passato, darà un significato anche alla morte di sua madre, e allora inizierà a "fare i confronti", enumerando così le più strane ingiustizie di cui è a conoscenza e al cui confronto, la morte della madre appare ridimensionata. Ed ecco che "trovando la giusta distanza dalle cose", trova anche il suo spazio nel mondo degli adulti.

venerdì 30 marzo 2018

Una pazza giornata di vacanza (1986)

In questi giorni non ho avuto molto tempo per pensare e scrivere un nuovo post, ma non volendo stare tanto tempo senza aggiornare il blog riporto, come ho già fatto in passato, una mia vecchia recensione, in attesa di qualcosa di nuovo nelle prossime settimane. Un saluto a tutti e Buona Pasqua!



Ferris Bueller è un diciottenne come tanti, con molti amici e poca voglia di studiare. Un giorno decide di prendersi l'ennesima vacanza da scuola fingendosi malato; i genitori, che lo adorano, non possono non credergli, anzi sono quasi dispiaciuti per doverlo lasciare a casa da solo, mentre loro vanno al lavoro. Appena però il ragazzo rimane solo darà vita ad una bella vacanza a Chicago, coinvolgendo la sua fidanzata Sloane, e l'amico ipocondriaco Cameron, che convincerà anche a "prendere in prestito" la Ferrari, dell'odiato padre. 



In città i tre amici passeranno una giornata indimenticabile, riuscendo anche a tornare a casa in tempo per non far scoprire l'inganno, nonostante i continui interventi dell'odioso preside e dell'invidiosa sorella di Ferris. John Hughes ci sapeva decisamente fare con la commedia giovanilistica, inquadrando molto bene la natura degli adolescenti anni 80, senza però volgarità o banalità. E questo film non fa eccezione. "Una pazza giornata di vacanza" fa parte di quel movimento di commedie denominato "Brat Pack", anche se mancano alcuni degli attori feticcio di Hughes, che di quel movimento erano veri e propri esponenti, ed è un film completamente pop, che trasuda lo spirito anni 80 da ogni poro.



Una commedia semplice ed allegra, ricca di momenti divertenti, grazie alle trovate di Ferris per non farsi beccare a "fare sega", con elementi tipici della cinematografia hughesiana, come il tema del viaggio o la bellissima sequenza ballata sulle note di Twist & Shout.



Alla fine però il film si rivela per quello che è; una metafora sul passaggio dall'adolescenza all'età adulta, e questo si capisce sia dal finale, quando Cameron decide di voler affrontare il padre, sia dalla sequenza in piscina, quando Ferris, rivolto direttamente al pubblico facendo uso della tecnica Camera Lock (cosa che farà praticamente per tutto il film), spiega che dall'anno seguente i due amici dovranno separarsi per seguire ognuno la sua strada. Insomma un piccolo cult movie generazionale.



mercoledì 7 marzo 2018

Aule, lavagne e compiti (venti film di ambientazione scolastica - senza intervallo)

I film di ambientazione scolastica sono un'infinità, alcuni impegnati, altri divertenti, si potrebbero scrivere interi tomi su questo particolare sottogenere cinematografico; io qui mi limiterò a segnalarne alcuni, senza alcuna pretesa che siano i più importanti o i più belli e nemmeno, necessariamente, quelli che più mi piacciono (a proposito i film saranno in ordine sparso, dunque questa non è una classifica). Semplicemente ho scelto film un po' da diversi decenni, di diverse nazionalità e diversi generi. In ogni caso sono ben accetti consigli e critiche...E ora tutti in aula che la campanella sta suonando:

LA SCUOLA (1995): Il film di Lucchetti è tratto da una pièce teatrale di Domenico Starnone, a sua volta tratta dai racconti dello stesso Starnone, è narra le vicende, per lo più in flashback di un gruppo di studenti e professori in un istituto nella periferia romana. Commedia ben scritta, che in chiave quasi caricaturale, disegna in modo impietoso, le condizione della scuola italiana. Bravi i protagonisti e in particolare il simpatico Silvio Orlando (che riprenderà un ruolo simile in "Auguri Professore").


RUSHMORE (1998): Secondo film di quel gran genio di Wes Anderson. Qui assistiamo alle (dis)avventure del liceale Max Fisher, studente svogliato, dotato però di una grande creatività che il ragazzo riverserà in diverse attività extracurriculari. Commedia dolce-amara in cui già si notano il particolare stile visivo e narrativo del regista.


LA CLASSE - ENTRE LES MURS (2008): Pellicola francese abbastanza anticonvenzionale, interpretata da attori non professionisti e basata su un libro, in parte autobiografico, dell'insegnate François Bégaudeau, che qui interpreta il ruolo principale del film. 
In un istituto della banlieue parigina, un professore ha a che fare con una classe particolarmente difficile e indisciplinata, a causa delle differenti classi sociali e razziali. Da qui le difficoltà di linguaggio tra professori e studenti.


ANIMAL HOUSE (1978): Questa è probabilmente la madre di tutte le commedie studentesche; spassosa, irriverente, geniale, racconta le vicende di due giovani matricole, che rifiutati dalla confraternita più "in" dell'università, vengono invece accettati da quella più sconclusionata, composta da studenti casinisti e svogliati. Sarà guerra aperte tra le due confraternite. Alla regia c'è un maestro del genere: John Landis e tra i protagonisti il compianto John Belushi e che assieme allo stesso Landis, qualche anno più tardi darà vita al mito dei Blues Brothers. 



LA GUERRA DEI FIORI ROSSI (2006): Il film racconta di Qiang, un bambino di quattro anni, che costretto a vivere in un convitto, poiché entrambi i suoi genitori sono impegnati con i rispettivi lavori, prima cerca di adeguarsi alle regole della scuola, poi, quando viene ingiustamente ripreso e punito, impara a ribellarsi a quelle situazioni che ritiene ingiuste. Opera interessante, la cui metafora non è nemmeno troppo nascosta.


ZERO IN CONDOTTA (1933): Diretto da Jean Vigo, il film è stato duramente contestato, tanto che è uscito nelle sale solo nel 1945. La pellicola inizia con il rientro a scuola, dopo le vacanze, di alcuni studenti di un severo istituto. Gli insegnati vengono mostrati come ottusi e incapaci di capire i ragazzi e che per questo li puniscono con degli "zero" in condotta. Quattro di questi decideranno di ribellarsi, grazie anche alla complicità dell'unico professore che li comprende, scatenando una battaglia in cui gli adulti avranno la peggio.


NON UNO DI MENO (1999): Pellicola cinese di Zhang Yimou, premiata con il Leone d'oro a Venezia.
Wei Minzhi è una ragazzina di tredici anni che accetta di fare da supplente nella scuola del suo piccolo villaggio in cambio di una piccola somma di denaro; l'unica condizione che pone l'anziano maestro è che al suo ritorno, non uno dei suoi studenti abbia abbandonato la scuola. Inizialmente in difficoltà la ragazzina riuscirà a conquistare l'affetto dei piccoli alunni, soprattutto dopo che è riuscita a ritrovarne uno che aveva dovuto recarsi in città, ritrovandosi solo e affamato.
Bel film emozionante e che ci mostra una realtà a noi distante, a cui contesto solo un finale, forse un po' troppo buonista.




IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO (1992): Tratto dall'omonimo libro di Marcello D'Orta, il film racconta del maestro elementare Tullio Sperelli, finito per errore ad insegnare a Corzano in provincia di Napoli, anziché a Corsano in Liguria. Qui si trova a che fare con una scuola in cui mancano ordine e disciplina, i bambini non frequentano, la preside non dirige come dovrebbe e il bidello ha creato un piccolo racket rivendendo a studenti e insegnanti il materiale scolastico. Alla fine, dopo alcuni momenti difficili, il maestro riuscirà a conquistare l'affetto dei suoi alunni. 
Film in cui viene messa in luce la condizione della scuola nel meridione d'Italia e in particolare in quelle zone in cui comanda la camorra. Paolo Villaggio qui dimostra di saper svestire i panni fantozziani e recitare in ruoli più drammatici.


L'ATTIMO FUGGENTE (1989): Il professor John Keating, insegnante di letteratura, viene trasferito al collegio maschile Welton, dove, con i suoi metodi alternativi e anticonvenzionali, conquista la fiducia e l'attenzioni degli studenti, ma non è ben visto dalle istituzioni scolastiche.
Beh, che dire di uno dei film più conosciuti al mondo? E' una pellicola che si ama o si odia (molti la ritengono banale e retorica). Personalmente è uno dei miei film preferiti, con una grande regia, ottime interpretazioni (su tutti il bravissimo Robin Williams) e una fotografia magnifica.


L'ONDA (2008): Il film è tratto dal romanzo omonimo di Todd Strasser, che a sua si basa su un esperimento sociale, avvenuto in California nel 1967, che un professore mise in atto per dimostrare ai suoi studenti come si fosse potuti arrivare alla nascita del nazismo. Il film racconta appunto di come un insegnante spieghi ai suoi ragazzi come, una nuova dittatura, possa nascere in qualsiasi momento. Per dimostrare la sua tesi, il professore dà vita ad un esperimento, che porterà gli studenti partecipanti al movimento, a formare una sorta di club esclusivo. Ben presto, l'esperimento sfuggirà dalle mani del suo ideatore, portando a gravi conseguenze.


ESSERE E AVERE (2002): Opera documentaristica, che riprende le vicende di una scuola della Francia rurale. Protagonisti sono alcuni bambini di diverse età (tra i 4 e i 13 anni) e del loro maestro. Le lezioni a scuola, i rapporti tra compagni, la vita a casa i colluqui tra professore e genitori compongono la trama del film che risulta essere un interessante pellicola dal sicuro interesse didattico e pedagogico



SCHOOL OF ROCK (2003): Dewey Finn è un musicista senza un soldo, che cacciato dalla sua band per il suo eccessivo esibizionismo, finge di essere il suo coinquilino per ottenere un posto di lavoro come insegnante in una scuola elementare e raccimolare qualche soldo per pagare l'affitto. Inizialmente svogliato e disinteressato, quando scopre che i ragazzini sono dotati di grande talento musicale, decide di insegnare loro le basi del rock per poi partecipare ad una gara di rock bands.
Film scritto su misura per il suo protagonista, Jack Black e con una colonna sonoro assolutamente fantastica.


LA RIVINCITA DEI NERDS (1984): Lewis e Gilbert arrivano nel prestigioso Adam's College pieni di entusiasmo, ma fin da subito, data la loro ingenuità, vengono presi di mira, dai membri dell'Alpha Beta, la più importante confraternita dell'istituto. I due ragazzi si uniranno ad un gruppetto di nerds dando vita ad una loro confraternita, i "Lambda Lambda Lambda" e riuscendo a prende la rivincita contro i loro più quotati rivali. Il film si rifà evidentemente ad "Animal House", ma pur non avendo la stessa classe, ha conquistato il grande pubblico, tanto che ne sono stati fatti diversi sequel e un tentativo di remake. Tutto sommato divertente.

CONFESSIONS (2010): Un'insegnate di una scuola media, annuncia alla sua classe di voler lasciare l'insegnamento. I ragazzi sono indisciplinati e nemmeno la ascoltano; soltanto quando lei affermerà di aver scoperto che la sua bambina è stata uccisa da due suoi studenti (chiamati semplicemente A e B) e che ha avvelenato il loro latte con il sangue infetto dal virus dell'HIV del marito, la donna otterrà l'attenzione voluta. Questo di Nakashima è un film duro e complesso, dalla morale imperfetta e che può lasciare interdetti. Assolutamente da vedere.


CLASSE 1999 (1990): In una scuola del prossimo futuro, ordine e disciplina non sono più controllabili con i metodi tradizionali. Il preside dell'istituto decide così di rivolgersi ad un costruttore di robot, ma i cyborg progettati da questi, invece di sistemare la preoccupante situazione, la peggioreranno portando ad un conflitto interno. Film che sicuramente non è un capolavoro, ma intrattiene con una buona suspense, ritmo, azione e in cui non manca nemmeno del contenuto.


DOV'E' LA CASA DEL MIO AMICO? (1987): Pellicola iraniana che oltre a mostrarci una realtà a noi distante (quella di una scuola di una paese non occidentale e di un villaggio povero) e che punta il dito contro l'incomunicabilità tra bambini e adulti, con questi incapaci di capire la sensibilità dei bambini. Il film racconta del piccolo Ahmed che si accorge di aver preso per sbaglio il quaderno di un suo compagno e per evitare che quest'ultimo venga nuovamente sgridato dal maestro, decide di riportarglielo, pur non sapendo di preciso dove abiti. Film delicato e poetico, da riscoprire.


ELEPHANT (2003): Gus Van Sant dirige un film asciutto, privo di fronzoli e inutili orpelli, per lasciare spazio alla sola cronaca di una giornata in una scuola superiore americana, in cui i protagonisti vengono seguiti dalle telecamere in lunghi piani sequenza, fino alla strage finale.
La pellicola si ispira alle vicende del massacro alla Columbine High School e il titolo si rifà alla metafora dell'elefante nella stanza, cioè ad un problema che tutti vedono, ma che nessuno vuole risolvere.


MONSIEUR LAZHAR (2011): Dopo la morte per suicidio dell'insegnate di una classe di una scuola elementare di Montreal, viene assunto come supplente Bashir Lazhar, un immigrato algerino, dal misterioso passato. Dopo un inizio difficile, l'uomo ottiene la fiducia dei suoi alunni e riesce a far elaborare loro il lutto per la perdita dell'amata maestra. Pellicola franco-canadese, che affronta vari argomenti tutti con un tocco delicato e sensibile.


AS THE GODS WILL (2014): Opera estrema di Takashi Miike, tratto dal manga omonimo. In una scuola superiore una bambola daruma prende il posto di uno degli insegnanti e obbliga gli studenti a partecipare ad un gioco, simile al nostro "uno, due tre stella", ma con in palio le loro vite. I superstiti dovranno affrontare altri giochi cercando di rimanere in vita. Film assurdo, nel più classico stile del prolifico regista giapponese. Divertente, estremo, sanguinolento...Consigliatissimo.



BREAKFAST CLUB (1985): Cinque studenti di una scuola superiore, a seguito di varie punizioni, sono costretti a passare l'intera giornata in biblioteca. Inoltre il preside, che li controlla svogliatamente, assegna loro un tema "Chi sono io?". I ragazzi avranno modo di confrontarsi tra di loro e dopo qualche screzio iniziale, il gruppo si compatterà e i cinque diventeranno amici, avendo imparato qualcosa su se stessi.

John Hughes scrive e dirige una delle commedie generazionali per eccellenza. La pellicola riesce a descrivere bene le paure e i sogni degli adolescenti degli anni 80. Bravissimi gli interpreti, che assieme ad un'altro pugno di attori del periodo, formarono il celebre Brat Pack.


Bene, anche per oggi le lezioni sono finite, spero di essere stato un buon insegnante e di avervi regalato qualche momento di piacevole lettura.