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giovedì 4 aprile 2019

Certi bambini (2004)

Quest'anno è uscito il film "La paranza dei bambini", film tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano, ma la difficile vita dei bambini e ragazzi dei quartieri poveri di Napoli, che trovano nella criminalità l'unica via d'uscita dalla miseria in cui sono costretti a vivere, è stata raccontata nel 1991 nel film "Vito e gli altri" e poi nel 2004 con questo bel "Certi bambini" dei fratelli Frazzi




Il film, basato sull’omonimo romanzo di Diego De Silva, racconta la vita disagiata, di un gruppo di ragazzini nei quartieri più poveri di Napoli, e in particolare quella dell’undicenne Rosario, le cui giornate sono in perenne bilico tra le amorevoli cure per la nonna malata, il volontariato all’oratorio e le rapine, i furti, e pericolose “roulette russe” sulla tangenziale, compiute con gli amici.
Andrea e Antonio Frazzi ci mostrano uno spaccato di realtà, che se anche noto, viene spesso dimenticato, o nascosto sotto al tappeto, realtà che vede coinvolti tanti bambini, che hanno come unica maestra di vita la strada, e come solo futuro, quello della delinquenza.



La storia ci viene narrata in diversi flashback, mentre Rosario in metropolitana, si avvia verso il suo inevitabile destino. Vediamo così i ragazzini che si prostituiscono con un vecchio pedofilo, che li sfrutta anche per rapine e furti; bambini che giocano alla roulette russa, attraversando di corsa la trafficata tangenziale, undicenni che passano le loro giornate in sala giochi o al bar, a fumare sigarette e scherzare. Contemporaneamente assistiamo alla parte buona della vita di Rosario, quella in cui si prende cura della nonna, o quella delle giornate passate come volontario all’oratorio, dove il ragazzo incontra Caterina, una ragazza più grande di cui si innamora, e Santino uno dei volontari, che cerca di portare Rosario verso la buona strada, figura che si contrappone a quella di Damiano, che invece vuole fare di lui un killer per la mafia.



Il buon cuore di Rosario ci viene mostrato anche nella sequenza in cui, in cerca di una facile avventura sessuale, con i suoi amici si rivolgono ad una signora che fa prostituire le figlia, ma resosi conto che questa, è una bambina ancora più giovane di loro, preferisce desistere. Tuttavia la morte di Caterina, e la conseguente voglia di vendetta, porteranno Rosario a scegliere la strada della delinquenza.



I bambini dei fratelli Frazzi, che molto devono al film “Vito e gli altri” di  Antonio Capuano, compiono atti di delinquenza, allo stesso modo in cui si compiono quelli d’affetto, poiché non hanno la capacità di diversificarli, nessuno ha spiegato loro la differenza tra bene e male, sono cresciuti in ambiente dove tutto e ambiguo e privo di moralità, tanto che anche dopo un omicidio, si può tranquillamente giocare una partita di calcio.



Certi bambini” è un film crudo, per nulla buonista, che denuncia una tremenda realtà, che non avviene in lontane baraccopoli del Sud-America, ma qui, sotto il nostro naso, sotto l’indifferenza e l’incapacità delle autorità a fermare questa piaga.

venerdì 16 novembre 2018

Stella (2008)

Stella ha undici anni, e vive con i suoi genitori che gestiscono un bar-locanda nella banlieue parigina, frequentato per lo più da disadattati e alcolizzati. Quando inizia a frequentare la prima media, di un istituto “borghese”, la ragazzina sente che manca qualcosa nella sua vita; infatti mentre sa tutto sul calcio, sui giochi di carte e sui “fatti della vita”, all’inizio a scuola ha solo brutti voti. L’amicizia con una compagna di classe, figlia di intellettuali argentini la spingerà a migliorarsi e a desiderare qualcosa di più di quello che la vita le ha dato finora.



Stella è un piccolo film francese, da noi distribuito dalla Sacher di Nanni Moretti, ma in talmente poche copie che pochissimi lo conosceranno. Eppure è un film che merita molta attenzione; delicato e intelligente strizza l’occhio sia al Truffaut de “I quattrocento colpi” e “Gli anni in tasca”, sia allo stile dei fratelli Dardenne. Impossibile non affezionarsi alla piccola protagonista, una bravissima Léora Barbara, costretta a crescere in un ambiente non adatto ad una ragazzina della sua età. I suoi modelli sono ubriaconi, giocatori incalliti, piccoli criminali; assiste spesso a risse e una volta persino ad un omicidio.



E i suoi genitori non sono figure migliori, con i loro problemi (di coppia e personali) non riescono a seguire la figlia nel delicato periodo del passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Così Stella si costruisce un muro, una barriera che le impedisce di relazionarsi con gli altri e di esplorare strade diverse, rassegnata all’ignoranza che il suo contesto sociale pare volerle cucire addosso. Tuttavia, quando comincia a frequentare una scuola nuova, comincia a sentire l’esigenza di adattarsi a questa nuova realtà, di essere più simile a quei compagni così “intelligenti”.



Inoltre sente il bisogno di avere dei veri amici, che non siano gli adulti che frequentano il bar, che pure si sono affezionati a lei (qualcuno fin troppo) e che non sia nemmeno l’amichetta  delle vacanze, una ragazzina un po’ troppo spigliata e precoce, a cui è legata solo dai ricordi di un infanzia spensierata, fatta di giochi e scherzi. Ed ecco, allora conosce Gladys, una ragazzina figlia di gente di cultura; e quest’amicizia spinge Stella a migliorarsi, a impegnarsi nello studio,  per uscire da  quell’ambiente che ormai sente stretto.



Molto brava Sylvie Verheyde, sia nel disegnare il personaggio di Stella, per cui, dice essersi ispirata alla propria vita ed esperienza. Ben delineati gli ambienti che la bambina frequenta maggiormente: il bar e la scuola, entrambi con i loro personaggi, alcuni positivi altri negativi, ma tutti utili per l’evoluzione della protagonista.
Certo il film non è perfetto; alcuni personaggi e alcune situazioni avrebbero richiesto un maggiore approfondimento, ma tutto sommato l’opera si mantiene sempre su un livello molto buono e riesce ad coinvolgere emotivamente.



Tenera la sequenza del ballo alla festa, che non può non ricordare quella de “Il tempo delle mele”, ma senza la furbizia calcolata del film Claude Pinoteau (anche perché i due film affrontano tematiche diverse). Una curiosità è che il film è uscito con il divieto ai minori di quattordici anni, forse a causa di alcuni argomenti delicati, o da parte del linguaggio, ma mio avviso, un divieto quanto meno discutibile…
In ogni caso un film da vedere e recuperare.

mercoledì 2 maggio 2018

La mia vita a quattro zampe (1985)

Ripesco, ancora una volta, una vecchia recensione in attesa di qualcosa di nuovo appena avrò un po' più di tempo...



Svezia, fine anni 50. Ingem
ar vive con la madre e il fratello maggiore in un piccolo centro, mentre il padre è lontano per motivi di lavoro. Giochi, risate e qualche sgridata caratterizzano le giornate del bambino, fino a quando la madre si ammala di tubercolosi. Il bambino deve dunque trasferirsi a casa di uno zio, a nord, abbandonando anche Sikkar, il suo amato cagnolino.


Qui incontrerà molti strani personaggi: un vecchio malato che si fa leggere dal ragazzo cataloghi di biancheria intima per signora; un altro strampalato signore che passa tutto il tempo ad rattoppare il suo tetto, Berit, la bella del paese, che posando nuda per un eccentrico artista, si fa accompagnare dallo stesso Ingemar per evitare eventuali pettegolezzi e che, una volta, il ragazzino spierà dal lucernario dello studio, finendo però per sfondarlo e piombando quasi addosso alla donna. C'è poi Saga, una ragazzina con atteggiamenti da maschio, bravissima nel calcio e nella boxe. In mezzo a tutti questi personaggi, Ingemar se la caverà grazie alla sua filosofia: "...poteva andare peggio". Uno dei suoi esempi preferiti riguardo a questa filosofia è quello della cagnetta Laika, spedita nello spazio dai russi, e morta dopo poche settimane per mancanza di cibo e acqua. Questa sorte, sembra a Ingemar, molto peggiore dei suoi problemi.


Tornato a casa per l'invero, la felicità durerà poco, infatti poco dopo la madre avrà una ricaduta e morira. Il bambino si trasferisce così definitivamente a casa degli zii, con l'unica speranza di riabbracciare presto il suo adorato Sikkar. Tuttavia durante una lite, l'amica Saga, gli rivela che il cagnolino è morto da tempo, così Ingemar andrà a chiudersi nella "casa dei giochi" costruita dallo zio, dove passerà tutta la notte, piangendo e dando sfogo a tutto il dolore per la perdita della madre, che aveva fin'ora tenuto represso, ripetendosi che avrebbe dovuto parlarle di più. Ne uscirà il mattino dopo rafforzato e pronto ad affrontare l'età adulta.


Hallstrom, fa tesoro della lezione imparata da Truffaut (I 400 colpi) e racconta con delicatezza una fase cruciale della vita di ogni persona, infatti qui Ingemar ricorda il suo passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dalla suo prospettiva "a quattro zampe" alla coscienza dei fatti della vita. Come quasi tutti i più bei film sull'adolescenza, dal già citato "I 400 colpi" ad "Arrivederci ragazzi" di Louis Malle, ma anche a "Stand by me" di Rob Reiner, anche il film del regista svedese punta sui due elementi fondamentali "ricordo" e "passaggio". Ed è forse qui che si differenziano i film sui ragazzi, dai film per ragazzi. Il film di Hallstrom è infatti un film per adulti, è il ricordo di un ragazzino di dodici anni che scopre all'improvviso di avere un passato e con esso fa conti, lasciandoselo, infine, alle spalle.


Lo sguardo con cui affronta questo cambiamento è all'inizio uno sguardo straniato, esterno quasi fosse quello del suo cane. E in questa visione a "quattro zampe" il mondo pare strano e folle, come i personaggi che lo popolano, ma una volta che riuscirà ad affrontare il suo passato, darà un significato anche alla morte di sua madre, e allora inizierà a "fare i confronti", enumerando così le più strane ingiustizie di cui è a conoscenza e al cui confronto, la morte della madre appare ridimensionata. Ed ecco che "trovando la giusta distanza dalle cose", trova anche il suo spazio nel mondo degli adulti.

venerdì 23 giugno 2017

La vita di Adèle



Adele è un’adolescente come tante, con una famiglia che le vuole bene e un bel gruppo di amiche, a scuola non va né bene né male e la sua vita scorre tranquilla fino a quando un giorno per strada incrocia una strana ragazza dai capelli blu. Da quel momento non fa che pensare a lei, la sogna di notte e si masturba pensando a quel fuggevole incontro.



Spaventata da questa nuova realtà decide di andare a letto con un suo compagno innamorato di lei, quasi ad esorcizzare la paura, della presa di coscienza di qualcosa che ormai le è chiaro. Il rapporto con il ragazzo si interrompe presto, e grazie ad un suo compagno omosessuale, Adele riesce ad incontrare la misteriosa ragazza, ad un locale per gay. Un po’ alla volta quella che è una semplice amicizia, si trasforma in una intensa e travolgente storia d’amore. Purtroppo, però, tra Adele ed Emma le cose in comune finisco alla reciproca attrazione fisica, Emma che è più grande vorrebbe che Adele inseguisse i suoi sogni di scrittrice, che facesse qualcosa di importante e che non si limitasse a vivere di quel poco che ha. Adele invece, è una ragazza semplice, è contenta di fare la maestra in una scuola materna, perché ama i bambini, le piace cucinare e fare una vita tranquilla; non chiede altro se non l’affetto della sua amata.



Inoltre Emma è un’artista, che vive in un mondo fatto di gente “colta”, che parla di pittura e filosofia con nonchalance, ed Adele si sente esclusa e spesso messa in disparte dalla stessa Emma. Il rapporto così si deteriora un po’ alla volta, fino a quando, in seguito ad un presunto tradimento, Emma caccia di casa Adele, in malo modo, che in tutti modi cerca di farsi perdonare; infine disperata, lascia la casa della persona amata. Non è facile per lei, il ricordo di Emma è costante e solo il lavoro con i bambini, le da qualche momento di serenità.
Dopo qualche anno le due ragazze, si incontrano in un bar, e se Adele spera in una riconciliazione, Emma pur sentendosi ancora fortemente legata all’ex amante, non ha intenzione di tornare indietro.
L’ultimo incontro è ad un vernissage di Emma, ormai affermata artista, che in molti suo quadri ha usato Adele come soggetto. Qui però la ragazza capisce di non poter far più parte di quel mondo e seppure ferita, perché ha capito di aver perso per sempre Emma, lascia la mostra diretta verso la sua nuova vita.



La regia di Kechiche è travolgente, come lo è il rapporto tra le due ragazze, è una regia piena, fatta di primi piani di affanni e respiri, con la camera che indugia in particolari, senza però mai cadere nella volgarità, anzi spesso donando un qualcosa di autentica ingenuità, come quando si sofferma a inquadrare Adele che mangia gli spaghetti. Tutto ciò ci porta a entrare in contatto emotivo con le due protagoniste e in particolare con Adele, i cui sguardi, ora accesi di autentica passione, ora smarriti nell’abbandono, non lasciano dubbi sui sentimenti della ragazza. In questo modo, le esplicite scene di sesso, assumono connotati più vitali, e che vanno al di là della messa in scena di un atto amoroso, per quanto “estremo”, ma che servono a farci scivolare ancora più in profondità nel legame tra le due ragazze e in particolare nei sentimenti di Adele. Come detto le due protagoniste hanno caratteri completamente diversi e provengono da realtà completamente diverse: Adele è ingenua, alle sue prime esperienze amorose, e semplice che non chiede molto, se non di essere amata; il successo non le interessa, per lei la vita è una bella famiglia felice. 



Emma no, Emma è un artista, circondata da amici intellettuali e un po’ snob, che ambisce a diventare famosa e per questo spinge Adele a sviluppare le sue qualità di scrittrice. Due caratteri così non sono destinati a restare a lungo assieme, tant’è che nella scena in cui Emma caccia Adele, ci ho visto un bel po’ di malizia in questo suo atteggiamento, nel suo rifiuto di perdonare un presunto (dato che non ci è mai stato mostrato) tradimento; anche perché all’inizio della loro storia, la stessa Emma aveva una relazione con un’altra donna, o potrebbe essere che lei si sia sentita ferita dal fatto che Adele avesse rinnegato la sua identità di omosessuale. Questo non ci è dato saperlo, ma sappiamo che alla fine del film, Adele, seppur ancora innamorata, si lascia alle spalle la storia con Emma e si avvia verso la sua nuova vita da adulta, consapevole dei propri sentimenti e un po’ più sicura.

mercoledì 8 marzo 2017

Anche per te (dedicato a tutte le donne)

8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne; quale che sia il motivo che ha portato alla nascita di tale ricorrenza, ho pensato di celebrarla qui, ricordando dieci film in cui la figura femminile assume ruolo fondamentale e di spicco. Fortunatamente, nella storia del cinema, i film che trattano storie di donne, sono molteplici; io ne ho scelte dieci a caso, sicuramente ce ne saranno di più importanti e di fatti meglio, ma ho cercato di raccontare la donna nella sua completezza e in varie sfaccettature: donne bambine e donne adulte, lavoratrici, mamme, donne sfruttate e donne forti, donne che amano uomini e donne  che amano donne...

The Help: A Jackson, nel Mississippi degli anni Sessanta, sono ancora forti le discriminazioni razziali di cui sono vittima soprattutto le donne di colore che lavorano come cameriere e bambinaie nelle case delle ricche famiglie locali. A raccontare le loro storie è Eugenia "Skeeter" Phelan, una ragazza bianca, cresciuta proprio da una di queste donne, che sogna di diventare scrittrice.
Film che racconta una brutta pagina di storia contemporanea, ma seppur denunciando con forza quanto accadeva, non manca di qualche tocco di leggerezza e di umorismo. Cast eccezionale che ha portato all'Oscar come miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer.



Quelle due: Karen e Martha sono due insegnanti che dirigono una scuola privata femminile. Un giorno, una ragazzina, dopo essere stata messa in punizione, inventa una relazione omosessuale tra le due donne. La piccola comunità condanna subito le due insegnanti, costringendole a chiudere l'istituto. Quando ormai le cose sono precipitate, la bambina confesserà di essersi inventata tutto, ma ormai la vita di Karen e Martha è rovinata, inoltre, prima del drammatico finale, quest'ultima si confiderà con l'amica raccontandole di essere effettivamente innamorata di lei.
Film forte, soprattutto per l'aspetto sessuale della storia, dato che in quegli anni era complicato raccontare storie di omosessualità, anche solo con accenni velati. Tuttavia Wyler, (di cui questo è un remake di un suo stesso film) fa un buon lavoro, grazie anche ad un cast stellare in gran forma. In particolare spiccano le due attrici protagoniste, Audrey Hepburn e Shirley MacLaine.



Stella: Stella è una bambina di undici anni che vive nella banlieue parigina. I suoi genitori sono proprietari di un bar frequentato soprattutto da disadattati e alcolizzati, Quando la ragazzina inizia a frequentare la prima media di un istituto borghese, comincia ad avvertire le differenze con i suoi nuovi compagni; inoltre sente che le manca qualcosa, perché pur conoscendo un sacco di giochi con le carte, di notizie sul calcio e sui "fatti della vita", a scuola non va' molto bene. Sarà l'amicizia con una sua compagna di classe, figlia di intellettuali argentini, a spingere a migliorarsi e a desiderare una vita migliore.
Bel film, delicato, da noi passato quasi inosservato, che richiama sia il cinema di Truffaut, come quello de "I quattrocento colpi" e "Gli anni in tasca", sia le opere dei fratelli Dardenne per lo stile con cui e girato. Una bella storia, che non manca di qualche momento forte, ma con un finale edificante.



Una donna in carriera: Tess McGill è una giovane segretaria di grandi ambizioni, sogna infatti di sfondare nell'alta finanza. Dopo aver cambiato numerosi posti di lavoro, a causa del suo carattere poco remissivo, Tess arriva allo studio di Katharine Parker una delle più importanti dirigenti agenti borsistiche della città. La donna si dimostra però, fin da subito, capricciosa e dispotica nei confronti della nuova segretaria e quando questa le parlerà di un suo progetto finanziario, farà finta di non trovarlo interessante per poi appropriarsene di nascosto. Tess riuscirà ad avere la sua rivincita quando il suo capo resterà bloccata a letto per un incidente di sci e ne prenderà il posto, anche nel cuore del suo amante.
Graffiante e divertente commedia, diretta con brio e ben recitata dai tre protagonisti principali, Melanie Griffith, Sigourney Weaver ed Harrison Ford




Nausicaa della valle del vento: In un mondo post apocalittico, una foresta tossica ha ricoperto la quasi totalità del pianeta. Quando sembra che un nuovo conflitto stia per sconvolgere quel che rimane della terra, sarà la Principessa Nausicaa del regno della Valle del Vento, una delle poche zone ancora abitate dall'uomo, a intervenire e a lottare per riportare la pace e la serenità tra l'umanità e la Terra.
Film d'animazione-fantasy, ma come in (quasi) tutte le opere del Maestro Miyazaki, la figura femminile è al centro della storia e si rivela fondamentale per portare al riflessivo, ma positivo finale.



Lilja 4-ever: Lilja ha sedici anni e vive con la madre e il compagno di lei in una cittadina dell'ex unione sovietica, ma in procinto di partire per gli Stati Uniti in cerca di una vita migliore. Al momento della partenza, la madre le dice che lei potrà raggiungerli solo in seguito e nel frattempo avrebbe dovuto vivere con un anziana zia. La donna però, non prova affetto per la ragazzina e la caccia di casa, costringendola a vivere in un piccolo e sporco appartamento. Inoltre una compagna di classe farà passare Lilja per una prostituta, così la ragazza si troverà sempre più sola. Al suo fianco resta solo un ragazzino più giovane, innamorato di lei. Un giorno Lilja conosce un ragazzo che la tratta con dolcezza e decide di andare a vivere con lui in Svezia. Qui lui rivelerà le sue vere intenzioni e costringerà la ragazzina a prostituirsi davvero. Sempre più sola e umiliata, Lilja deciderà di togliersi la vita.
Terzo film dello svedese Moodysson che in questo caso racconta una storia drammatica, senza happy end, puntando il dito contro il mondo della prostituzione minorile, prendendo spunto da una vicenda realmente accaduta. Film di denuncia, forte e che non può lasciare indifferenti.



Thelma & Luoise: Thelma e Louise sono due amiche, una casalinga l'altra cameriera che decidono di partire per un weekend in montagna, senza però avvertire i rispettivi compagni. Durante una sosta in un locale western, Thelma subisce un tentativo di violenza e Louise, accorsa in suo aiuto, uccide l'uomo con un colpo di pistola. A questo punto le due donne decidono di fuggire in Messico, inseguite dalla polizia, fino al drammatico finale.
On the road al femminile che racconta la storia di due donne determinate a non essere vittime e che cercano riscatto dalle loro vite insoddisfacenti, spesso vittime di abusi da parte degli uomini, che in questo film sono quasi tutti figure negative.
Ottimo cast, ottima regia e finale che ha fatto storia nel cinema.



La pazza gioia: Beatrice e Donatella sono due ospiti di un istituto femminile di correzione mentale. Un giorno, stanche delle restrizioni a cui sono sottoposte, decidono di fuggire, in cerca di avventura in quel pazzo posto che è il mondo esterno. Le due diventano così amiche e insieme riusciranno ad affrontare i propri fantasmi del passato.
Virzì dirige il suo "Thelma & Louise" con uno spirito tipico italiano, in una commedia divertente, ma con tanti spunti di riflessione, un po' fiaba e un po' cronaca. Bravissime le due protagoniste.



...E ora parliamo di Kevin: Eva è costretta a mettere da parte la sua vita professionale e tutte le sue ambizioni quando rimane incinta. Quando nasce il bambino, la donna si dimostra subito distaccata e anaffettiva, cosa di cui Kevin risente e di conseguenza si comportasi in maniera aggressiva, soprattutto nei suoi confronti, fino a quando, da adolescente compirà un gesto irreparabile. A questo punto, additata dalla comunità come colpevole, Eva comincia a interrogarsi sulla sua reale responsabilità nel rapporto con il figlio e cercherà di ricostruire il legame da troppo tempo perduto.
Film duro, in cui la figura femminile e della madre viene messo in discussione. Non tutte le donne sono portate per essere mamme, ma in questo film la protagonista cerca una sorta di redenzione, riavvicinandosi al figlio colpevole di una terribile strage.



Fucking Amal - Il coraggio di amare: Agnes ed Elin sono due quindicenni che vivono ad Amal, una triste e anonima cittadina svedese. La prima è una ragazzina solitaria, che non riesce a farsi amici ed è segretamente innamorata di Elin, cosa di cui riesce a parlare solo attraverso le poesie che scrive al computer. Elin invece è una delle ragazze più desiderate della scuola, ma solo all'apparenza sicura di se e in realtà annoiata dai suoi coetanei e impaurita dal futuro. Dopo un inizio difficile, le due ragazze diventeranno intime amiche e anche Elin si scoprirà innamorata di Agnes.
Bella storia d'amore adolescenziale, raccontata con la libertà che solo i Paesi nordici riescono a mettere anche in vicende che toccano il difficile tema della sessualità e omosessualità in età giovanile, ma anche sul male di vivere tipico di quell'età, fortunatamente con un finale positivo.





martedì 2 agosto 2016

Du er ikke alene (1978)



Du er ikke alene (traducibile con "Non sei solo"), è uno di quei film che per il tema trattato e soprattutto per come viene trattato, difficilmente trovano spazio nel cinema nostrano, ma fortunatamente oggi, grazie ad alcuni appassionati e alle nuove tecnologie è possibile recuperarlo anche in una versione fruibile da noi italiani.
Il film racconta la vita di un gruppo di studenti in una scuola diretta con severi principi cristiani, dei loro primi turbamenti amorosi e delle prime esperienze sessuali di alcuni di loro. In particolare l'obiettivo si concentra sul quindicenne Bo, che si sente attratto da Kim, il figlio dodicenne del preside della scuola, che a sua volta ricambia i sentimenti di Bo e lentamente il loro rapporto si fa sempre più profondo. 



Questo rapporto diviene così simbolo di rivolta contro il bigottismo e la repressione degli adulti, è il modo in cui Kim si ribella contro il padre, ed è il modo con cui Bo riesce a liberarsi delle  repressioni che lo hanno tenuto imbrigliato fino a quel momento e ancora di più, il loro rapporto diventa simbolo della ribellione contro le istituzioni scolastiche, quando queste decidono di espellere uno studente, reo di aver tappezzato le pareti di un bagno, con fotografie pornografiche. Così il loro bacio, nel finale del filmino, alla fine del film, girato dai ragazzi come compito e che viene utilizzato da essi come mezzo dimostrativo della loro rivolta, risulta essere il colpo di scena per far trionfare (e così è) le loro ragioni.
Il tutto viene diretto con una libertà che oggi sarebbe difficilmente ripetibile anche in Paesi dai costumi sessuali meno restrittivi e liberi dal bigottismo della morale cattolica, come lo è la Danimarca. Raccontare l'amore tra adolescenti è già difficile, ma raccontarne la sessualità è praticamente un tabù, specialmente se si tratta di un rapporto omosessuale. I due registi lo fanno però, con una certa delicatezza, e con una poetica naturalezza, che non rifugge l'immagine di qualche nudo, non visto con ossessione o con bramosia, ma come qualcosa di normale e naturale, così come lo è l'affetto che nasce tra i due protagonisti e che trionfa nel finale. 
Una tematica simile, anche se con più pudore e meno sensazionalismo, si era visto in "Le amicizie particolari", ma qui la vicenda prende valore anche come difesa della libertà di essere se stessi, compreso nella scelta della propria sessualità. 


mercoledì 30 dicembre 2015

It Follows (2014)



Dopo il primo incontro amoroso con il suo ragazzo, Jay si risveglia legata ad una sedia. Lui le spiega che le ha trasmesso un virus, una maledizione, per cui sarà perseguitata da misteriose figure (a volte sconosciuti, altre persone familiari) che tenteranno di ucciderla. L’unico modo per liberarsi da questa condanna è andare a letto con qualcuno, passando a lui la dannazione.

“It Follows”, esso ti segue, già il titolo è qualcosa di geniale creando un alone di mistero attorno a questa cosa, a questa entità malefica che perseguita la protagonista del film e già dalla prima scena, che urla “Capenter” a pieni polmoni, capisci che siamo di fronte ad un prodotto di ottima levatura, perché si David Robert Mitchell, si ispira al regista di “Halloween”, ma lo fa con intelligenza , senza scopiazzare, ma ricreando a modo suo le ambientazioni in cui si muoveva Michael Myers.



Così pur avvicinandosi agli horror degli anni 70 e 80, “It Follows” ne è anche enormemente distante: le scene sanguinolente si contano sulle punte di tre dita, non ci sono rumori improvvisi o mostri che appaiono da dietro l’angolo, ma questo film riesce a essere altrettanto angosciante e spaventoso, grazie alla continua minaccia, che pur camminando lentamente, risulta inarrestabile. Il regista si muove molto bene dietro alla macchina da presa creando ottime inquadrature che scendono in morbosi dettagli. Perfetta anche la fotografia, che rispecchia l’animo dei protagonisti impauriti e malinconici e splendida la colonna sonora, che pure richiama il cinema Carpenteriano.
Il film non è certo privo di difetti, soprattutto di sceneggiatura, basti pensare alla scena della piscina che risulta un po’ forzata, e in altre scene i personaggi si comportano in maniera poco logica, ma stiamo pur sempre parlando di un horror e in ogni caso, in un prodotto del genere, qualche sbavatura si perdona.



Per quanto riguarda i significati, quello più evidente è quello di giovani abbandonati a se stessi e alle loro paure, in cui gli adulti sono assenti, se non peggio, nemici (l’entità nella già citata scena della piscina ne è une esempio). Mitchell invece si mantiene più vago sulla malattia (il male del secolo non viene mai nominato), non ci dice da dove proviene, non ci spiega chi sono questi esseri, non è ben chiaro nemmeno se voglia metterci in guardia dalla promiscuità sessuale, come faceva una vecchia pubblicità degli anni 80 e strizzando l’occhio al Cronenberg de “Il demone sotto la pelle” (e comunque ai teen-horror in generale in cui una regola non scritta prevede che chi cede al peccato della lussuria non arrivi vivo a fine film),o invece ci spinga ad avere più avventure possibili, dato che è l’unico modo di togliere la maledizione è passarla ad un’altra persona attraverso un rapporto sessuale.
 E così si arriva al bellissimo finale, aperto, ma per nulla consolatorio, un finale che ci lascia quella sensazione di disagio e inquietudine che fanno di questo film, uno dei migliori prodotti di genere dell’anno.