sabato 14 settembre 2019

La scomoda maschera di Fantozzi

Ugo Fantozzi è un personaggio che nasce dalla mente e dalla penna di Paolo Villaggio, che poi interpreterà la sua stessa creatura in sketches televisivi e in numerosi film cinematografici.
Sfortunato, inetto, continuamente succube dell'autorità, Fantozzi è entrato nell'immaginario comune come prototipo dell'uomo vessato dalla società che prova costantemente a trovare una forma di riscatto senza, peraltro, quasi mai riuscirci.
Il personaggio esordisce nel 1968, in alcuni sketches interpretati dallo stesso Villaggio, durante la trasmissione Quelli della domenica e in seguito trasposto in un libro, edito da Rizzoli, pubblicato nel 1971 che avrà un enorme successo, tanto da essere tradotto in varie lingue e che vincerà, in Unione Sovietica, il premio Gogol come migliore opera umoristica.

Fantozzi ragionier Ugo, matricola 1001/Bis dell'Ufficio Sinistri


Nel 1975 Fantozzi esordisce al cinema, in un film diretto da Luciano Salce, che unisce i primi due libri dell'autore genovese, trovando subito il consenso del pubblico, ma solo parte della critica, che lo definisce perlopiù, un film riuscito solo in parte e con scene troppo slegate tra loro.
Tuttavia, con il tempo, il film è divenuto un vero e proprio cult e molti critici si sono ricreduti, attribuendogli sempre più spesso, pareri favorevoli e positivi.
Il successo di Fantozzi è dovuto alla graffiante ironia assieme all'iperbole con la quale è disegnato il personaggio, nel quale molta gente si identificava o in cui vedeva riconosciuto un mondo a loro vicino (chi non ha mai avuto a che fare con superiori sfruttatori e cinici, con colleghi arrivisti o con l'autorità forte con i più deboli e servile con chi è al comando?).

La corazzata Kotiomkin è una caxxta pazzesca!


Nel 1976 esce al cinema Il secondo tragico Fantozzi, che avendo per base gli stessi due libri utilizzati per la prima pellicola, ne è quasi un naturale continuo, altrettanto riuscito e con altrettante sequenze ormai divenute celeberrime e stracitate.
E' dal terzo film della serie, Fantozzi contro tutti, che le cose cominciano a cambiare e non del tutto in positivo, anzi.
Innanzitutto la regia passa da Salce a Neri Parenti, che ha tutt'altra mano, rispetto al regista romano, con una comicità meno raffinata, pur tuttavia conservando ancora una discreta qualità, non ancora scatologica e volgare, come invece capiterà con altre pellicole (vedi i vari cinepanettoni).

Com'è umano Lei


Inoltre, proprio da questo terzo episodio, il personaggio di Fantozzi subisce una fusione con quello di Giandomenico Fracchia, altro personaggio di Paolo Villaggio, che nei libri aveva il ruolo di compagno di sventure del celebre ragioniere (ruolo che nei film viene modificato e da cui nasce il ragioniere, poi geometra, Filini), ma che in Quelli della domenica, ha sketches tutti suoi, con un personaggio solo vagamente simile a quello di Fantozzi, ma molto più vigliacco, inetto, dalla parlata confusa.

Beh in effetti questa storia comincia a essere un po' ripetitiva...


Questa fusione verrà maggiormente messa in evidenza in Fantozzi subisce ancora e da lì riproposta in diversi altri personaggi in altri film, come Suola di ladri (1 e 2), I pompieri e Missione eroica - I pompieri 2, Ho vinto la lotteria di capodanno, Io no spik inglish e molti altri, ma se nella saga di Fantozzi, fino a Fantozzi alla riscossa, grazie a delle sceneggiature che in qualche modo riuscivano a fare ancora della critica sociale, da lì in poi e in tutte le altre pellicole nelle quale veniva riproposta la maschera inventata da Villaggio ha cominciato a stancare anche il pubblico meno esigente, in quanto fine a se stessa ed eternamente ripetitiva.

Avete visto che so recitare veramente?


Per di più, Paolo Villaggio si ritrovò intrappolato nella sua stessa creatura, in quanto il pubblico ormai lo identificava unicamente come Fantozzi/Fracchia, dimenticando che l'attore ligure era un artista a tutto tondo e che sapeva dare vita a personaggi brillanti, ma non macchiettistici come in Io speriamo che me la cavo o La voce della luna, o drammatici come ne Il segreto del bosco vecchio o Azzurro.
In conclusione, ritengo che Fantozzi (in tutte le sue varianti) sia una delle maschere più riuscite e importanti del cinema italiano, ma che come altre saghe cinematografiche o serie tv, avrebbe dovuto fermarsi un po' di tempo prima.

martedì 3 settembre 2019

Tarzan di gomma (1981)

Le ferie, la famiglia e altri impegni, mi hanno tenuto distante dal blog. In attesa di tempi più tranquilli, posto una vecchia recensione, almeno per farvi sapere che sono ancora vivo e vegeto.



Ivan è un bambino di otto anni, buono e tranquillo, ma che soffre con tormento il confronto con la vita di tutti i giorni. A scuola i compagni lo prendono in giro, per la sua debolezza fisica, e lo vessano con scherzi, spesso pesanti; lui però non si sente in grado di reagire e così si isola sempre di più, rimanendo triste e solo.
Gli insegnanti, anziché aiutarlo a uscire dal suo guscio, lo ignorano o ancora peggio, assecondano  il comportamento del resto della scolaresca. A casa le cose vanno, possibilmente anche peggio, con una madre troppo indaffarata nelle vicende domestiche, e un padre che non solo non lo stima, ma che anzi, il più delle volte lo umilia, chiamandolo “stupido” o paragonandolo ad un Tarzan di gomma



L’uomo vorrebbe che suo figlio fosse forte e coraggioso, e gli indica come modello il vero Tarzan, arrivando a regalargli dei fumetti e una sveglia del suo eroe, sveglia che il bambino farà precipitare dalla finestra dell’appartamento, dimostrando in realtà di avere un carattere che si sta formando, e che sa ciò che vuole e ciò che non gli piace. Ben presto però, Ivan capisce che l’aggressività del padre è solo apparenza, perché questi, quando ha a che fare con persone più “forti” di lui, china la testa e dimostra di essere un debole, anche più debole del figlio. Ciò non fa che contribuire all’isolamento del bambino, che tuttavia dimostra tutta la sua sensibilità nei confronti degli animali, come nella scena in cui salva una mosca che stava annegando nella sua tazza del latte.



L’unico che sembra capire Ivan, è Ole, un operaio del porto con cui il ragazzo ha stretto amicizia, una volta che aveva tentato di nascondersi  tra i containers del molo. L’uomo gli insegna a nuotare, ad andare in bicicletta e addirittura a pilotare la sua gru, ma soprattutto gli insegna ad avere fiducia in se stesso e gli ricorda che tutti hanno delle qualità e delle capacità, tutto sta nel saperle tirare fuori. Ivan ora comincia a prendere coraggio e in una sequenza particolarmente significativa, seppur solo in sogno, il bambino riesce a prendersi la sua rivincita nei confronti di tutti gli adulti. 



Alla fine del film, troviamo Ivan che festeggia il compleanno, finalmente felice e sereno, assieme ad Ole e ai suoi genitori, che hanno imparato ad accettarlo ed amarlo così com’è. Film educativo, tipicamente nordico, e anche se un po’ didascalico, trasmette comunque valori positivi, e nella sua semplicità, può piacere non soltanto ad un pubblico giovane. Il regista mantiene uno stile sobrio e delicato, rimanendo attento alle sfumature psicologiche dei personaggi. Bravi gli attori e in particolare Alex Svanbjerg, che interpreta il piccolo protagonista.

lunedì 12 agosto 2019

Geekoni film festival: L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

Per il secondo anno consecutivo, la Geek League, omaggia il più famoso festival cinematografico per ragazzi, il Giffoni film festival, di cui Truffaut ebbe a dire: "Tra tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario".
Per il film di quest'anno sono volato in Brasile a recuperare una pellicola che usa la leggerezza per parlare di temi seri e delicati: "L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza" di Cao Hamburger del 2006.



1970, Mauro è un ragazzino di dodici anni, che come tutti i brasiliani, attende con impazienza l'inizio dei mondiali di calcio (quelli che noi italiani ricorderemo, ancor più che per la cocente sconfitta in finale contro Pelè e compagni, per la semifinale contro la Germania vinta 4 a 3 e che è passata alla storia calcistica come la partita del secolo).
Tuttavia quello è anche un periodo di rivolte politiche e molti oppositori del governo sono costretti all'esilio, tra questi ci sono anche i genitori di Mauro che decidono di raccontare al figlio che devono partire per una vacanza e lo lasceranno a casa del nonno, con la promessa di tornare a prenderlo entro la fine dei mondiali di calcio.



L'anziano, che vive nel quartiere ebraico di San Paolo. è però morto poco prima dell'arrivo del bambino, che si ritrova così solo in un ambiente a lui estraneo.
In quest'occasione, Mauro conosce Shlomo, un vicino di casa del nonno, dal carattere scorbutico, che sarà costretto dalla sua comunità a occuparsi del ragazzino.
Inizialmente il rapporto tra i due sarà difficile, ma con il passare del tempo i due riusciranno a trovare un equilibrio e ad affezionarsi l'uno all'altro.



Nel frattempo Mauro, mentre aspetta il ritorno dei suoi genitori, entrerà in contatto con il variegato quartiere di Bom Retiro in cui, oltre agli ebrei, convivono anche italiani, greci e arabi; farà amicizia con la coetanea Hanna, con la bella barista Irene e con Italo studente di sinistra, amico di suo padre e sua madre.
Durante quell'estate, il Paese è diviso tra l'entusiasmo per i successi della nazionale e le preoccupazioni per il pesante clima politico, cosa che si riflette anche nella vita di Mauro che alla fine capirà che ci sono cose più importanti di una partita di calcio.



Cao Hamburger, ha decido di raccontarci una pagina oscura del storia del Brasile, ma vista con gli occhi innocenti di un bambino, che in realtà non capisce cosa stia succedendo, che vorrebbe solo riunirsi ai suoi genitori, e che sogna di essere "negro e volare tra i pali".
Da questo punto di vista il film si distacca molto da pellicole dure e crude, come "City of God" e si accosta di più al film argentino "Kamchatka", in cui la rivoluzione è tenuta sullo sfondo, per raccontare le difficoltà di un ragazzino costretto ad un nuova situazione che è ancora troppo piccolo per poter comprendere a pieno.




Il film è infatti una storia di formazione, un racconto di passaggio dall'infanzia all'adolescenza, in cui il protagonista imparerà, grazie alla convivenza con culture diverse da quelle con cui è vissuto fino a quel momento, a crescere e maturare e che ci sono cose ben più importanti di una finale di coppa del mondo.


giovedì 8 agosto 2019

I telefilm dimenticati (4) - Good Morning, Miss Bliss

Sono sicuro che quasi tutti ricorderete la serie-tv "Bayside School" (Saved by the bell in originale). Sit-com che vedeva come protagonisti sei amici (Zack, Lisa, Kelly, Screech, Jessie, Slater), ambientata proprio nel liceo Bayside High e nel vicino locale "Il Max", andata in onda, negli Stati Uniti tra il 1989 e il  1993 per un totale di quattro stagioni, mentre qui in Italia è stata trasmessa per la prima volta su Italia 1 tra il 1993 e il 1994.




In realtà questa serie era uno spin-off di un'altra sfortunata serie intitolata "Good Morning, Miss Bliss", composta da soli 13 episodi più il pilot.
La sit-com fu poi cancellata e i diritti vennero comprati dalla NBC, che cambiò il format e dando vita a "Bayside School".
I tredici episodi furono poi integrati nella nuova serie  e introdotti da Mark-Paul Gosselaar, l'attore che interpretava Zack Morris, che spiegava che questi erano ambientati qualche tempo prima rispetto al resto della serie.



Il telefilm era incentrato sulla vita dell'insegnante Miss Carrie Bliss (Hayley Mills) e sul suo rapporto con i suoi studenti tra cui Zack Morris, Samuel "Screech" Power e Lisa Turtle, che poi ritroveremo, come già detto, in "Saved by the bell".
Un altro personaggio che rimase nel cast di entrambe le serie fu il preside Richard Belding.



La serie è stata prodotta dalla Peter Engel Productions, dalla Buena Vista Televison e dalla ormai onnipresente Walt Disney Productions e fu mandata in onda proprio su Disney Channel: invece qui in Italia fu trasmessa su Rai 1 nell'estate del 1990.

Fonte Wikipedia


martedì 6 agosto 2019

The final girls (2015)

Per Final Girl, si intende quella ragazza che, nei film horror e slasher, riesce a sopravvivere fino alla fine, per poi confrontarsi con il mostro di turno, a volte vincendolo, altre cadendone vittima come tutti gli altri.
Celebri final girls sono: Sally Hardesty (Marilyn Burns) in Non aprite quella porta, Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) nella saga di Halloween, Alice Hardy (Adrienne King) in Venerdì 13, Nancy Thompson (Heather Langekamp) in Nightmare - Dal profondo della notte, Sidney Prescott (Neve Campbell) nella saga di Scream e molte altre.



Il film di Todd Strauss-Schulson è una horror-comedy del 2015, citazionista, parodistica e metacinematografica che, pur con tutti i suoi difetti, funzione molto bene, magari non spaventa (ma non è questo il suo scopo), però diverte e non disdegna qualche momento puramente slasher.

Max Cartwright (la Taissa Farmiga, nota per la serie American Horror Story e sorella della più nota Vera) frequenta l'ultimo anno del liceo e dopo molti anni, soffre ancora per la morte della madre, avvenuta in un incidente automobilistico di cui si sente responsabile. Una sera, seppure riluttante, si reca con alcuni amici, alla proiezione di Camp Bloodbath 1 e 2, horror in cui recitava sua madre da ragazza. Quando nel cinema dove si tiene la retrospettiva scoppia un incendio, il gruppo nel tentativo di fuggire attraversa lo schermo, trovandosi così proiettati all'interno del film stesso.
Qui Max ritroverà la madre, che naturalmente non potrà riconoscerla, poiché avrà a che fare con il suo personaggio e non con l'attrice che lo interpreta.
Una volta capito cosa sta succedendo i ragazzi lotteranno per arrivare vivi alla fine del film.



Come detto, questo film, pesca a piene mani dagli anni 80, a partire dalla colonna sonora in cui possiamo sentire brani come Dance Hall Days di Wang Chung, Cruel Summer delle Bananarama, Cherry Pie dei Warrannt e soprattutto Bette Davis Eyes di Kim Carnes, che ritroveremo più volte durante la pellicola.
E' però il cinema di quel decennio a essere al centro della parodia del regista, infatti a essere presi di mira sono quegli slasher come Venerdì 13 e tutti i suoi epigoni , in cui i protagonisti sono sempre adolescenti arrapati, in cerca di qualche facile avventura erotico-amorosa, spesso dediti ad alcol e droghe e che essendo "peccatori" vengono puniti dal cattivo di turno da cui si salva (forse) solo la protagonista (la final girs appunto), casta e pura, ma dura come una roccia.



A differenza di altre pellicole del genere usciti in questi anni (vedi Quella casa nel bosco), che hanno un ironia e un umorismo più fine, The final girls, punta molto sulla parodia e sulla caricatura dei personaggi, tanto che gli stessi protagonisti, proiettati all'interno del film nel film, si stupiranno dell'imbecillità dei comprimari e dell'assurdità di certe situazioni.




Altro punto di forza del film è la questione metacinematografica: i protagonisti che conoscendo la storia del film si comportano di conseguenza per potere arrivare alla fine e tornare, si spera, alla realtà; oppure il loro rapporto con i personaggi del film, dunque con delle macchiette create da degli sceneggiatori, e non con persone "reali"; ma molto divertenti sono anche tutte quelle situazioni in cui i cinque ragazzi avvertiranno i trucchi cinematografici, rendendosi conto, ad esempio, dell'entrata in scena dell'assassino sentendo la musica che lo sottolinea, oppure quando capiscono che stanno per vivere un flashback poiché la pellicola sta cambiando colore.
Parlando di colore non va scordata la splendida fotografia di Elie Smolkin, caratterizzata da colori più freddi nel mondo reale, mentre nel film dentro il film ci sono colori caldi e accesi, quasi a sottolineare la finzione della pellicola.



Vale infine la pena ricordare che la sceneggiatura del film è stata scritta assieme da M.A. Fortin, da Joshua John Miller, che abbiamo visto in diversi film degli anni 80, tra cui Il buio si avvicina e Classe 1999, figlio di Jason Miller (il Padre Karras de L'esorcista) e fratellastro di Jason Patric.

Insomma, non siamo di fronte ad un capolavoro del cinema, ma sicuramente ad una intelligente e simpatica commedia orrorifica, che ci farà passare un'ora e mezza tra divertenti momenti, numerose citazioni e una parodia che però è una dichiarazione d'amore per quello stesso genere che prende in giro.


martedì 30 luglio 2019

Notte horror 2019: American Gothic (1988)

Tempo d'estate, tempo di "Notte horror". Ecco dunque, che per il sesto anno consecutivo (il quarto per me), la solita cricca di blogger nostalgici di quella trasmissione che per tanto tempo ci ha tenuto compagnia nelle calde notti estive del passato, si riunisce per scrivere e discutere di cinema horror.
Anche quest'anno ho scelto una pellicola non celeberrima, ma che ha la sua schiera di fans e che, nonostante i molti difetti, ha raggiunto lo stato di cult-movie; sto parlando di "American Gothic"



Cynthia e suo marito hanno perso la loro bambina in un incidente domestico, così dopo un periodo di ricovero della donna, su consiglio dei medici i due decidono di prendersi un periodo di vacanza.
La coppia, assieme a quattro amici, affittano un aereo da turismo per recarsi in Oregon, ma durante il viaggio il velivolo ha un guasto che li costringe ad un ammaraggio di fortuna nei pressi di un isola, all'apparenza deserta.
Costretti a cercare aiuto, i ragazzi si inoltrano nell'isola e vi trovano una vecchia casa abitata da due anziani contadini (che si fanno chiamare semplicemente Pa' e Ma') e i loro tre figli affetti da ritardo mentale. La strana famiglia vive ancora come all'inizio del ventesimo secolo, senza elettricità o comfort moderni e riconoscendo nei nuovi venuti immoralità e peccato, li faranno fuori uno ad uno.



Il film, uscito nel 1988 e accostato a pellicole di maggior successo come "Non aprite quella porta", non si può certo definire un capolavoro del genere, ma nonostante tutto riesce a risultare malato e disturbante. La famiglia di contadini è così grottesca ed estrema che crea nello spettatore un senso di disagio che avvolge quasi tutto il film.
Dico "quasi tutto" perché il film ci mette un po' a prendere quota e comunque la regia ha un taglio televisivo di qualità tutt'altro che eccelsa; eppure John Hough di cose buone in passato ne aveva fatte come "Zozza Mary, pazzo Gary" action movie sulla scia di "Punto Zero" o "Incredibile viaggio verso l'ignoto", film avventuroso targato Disney.



Un'altra pecca della pellicola è che gli omicidi sono quasi sempre fuori scena e a parte il sangue che si vede in seguito, di splatter non c'è molto.
Tuttavia Hough riesce a rifarsi in alcune sequenze sferrando dei colpi piuttosto duri allo spettatore: quando a Cynthia viene mostrata la stanza delle bambole, dove ritrova appesi come manichini i suoi vecchi amici, oltre ai corpi mummificati di vittime precedenti; quando la stessa Cynthia e Funny si litigano il corpo, anch'esso mummificato, di una piccola bambina, frutto di un probabile rapporto incestuoso, che ribalterà i ruoli nel finale; l'omicidio di una delle ragazze da parte di Teddy che tenterà poi di avere un rapporto sessuale con il cadavere e per questo sarà punito dal padre.



Il finale del film non è male, anche se forse un po' troppo affrettato e qualche minuto speso in più per creare un una maggiore tensione non avrebbe certo guastato.
Non è male il cast di cui vanno ricordati soprattutto il grande Rod Steiger e la splendida Yvonne De Carlo che per questo ruolo vinse il premio come miglior attrice al Fantatestival.
Buone anche le musiche composte da Alan Parker, compositore solo omonimo del celebre regista britannico, anche se nella copertina del dvd della Raro Video viene confuso proprio con il regista stesso.




Infine va ricordato che il titolo e la locandina del film si rifànno ad un celebre dipinto di Grant Wood, intitolato proprio "American Gothic".




Qui di seguito tutta la programmazione dell'evento:

  • 9 luglio 2019, ore 21: La bara volante (Stuff, il gelato che uccide)
  • 9 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS (Vivere nel terrore)
  • 16 luglio 2019, ore 21: Il Zinefilo (L'albero del male)
  • 16 luglio 2019, ore 23: Non c'è paragone (The Omen)
  • 23 luglio 2019, ore 21: Stories (Scream)
  • 23 luglio 2019, ore 23: Solaris (Il villaggio dei dannati)
  • 30 luglio 2019, ore 21: La stanza di Gordie (American Gothic)
  • 30 luglio 2019, ore 23: Malastrana VHS (Trucks)
  • 6 agosto 2019, ore 21: Pensieri Cannibali (So cosa hai fatto)
  • 6 agosto 2019, ore 23: Il Bollalmanacco di cinema (La casa 5)
  • 13 agosto 2019, ore 21: In central perk (The Ring)
  • 13 agosto 2019, ore 23: La fabbrica dei sogni (Changeling)
  • 20 agosto 2019, ore 21: Pietro Saba World (Cimitero Vivente)
  • 20 agosto 2019, ore 23: Deliria (Deliria)
  • 27 agosto 2019, ore 21: Combinazione casuale (La setta)
  • 27 agosto 2019, ore 23: Il Zinefilo (Dr. Giggles)
  • 3 settembre 2019, ore 21: Redrumia (Society)
  • 3 settembre 2019, ore 23: White Russian (La casa del diavolo)
  • 10 settembre 2019, ore 21: Il Zinefilo (Virus)
  • 10 settembre 2019, ore 23: The Obsidian Mirror (Non aprite quell'armadio)



martedì 23 luglio 2019

Il Golem (2018)

Nella Lituania del XVII secolo, una piccola comunità ebraica vive pacificamente, nel rispetto delle tradizioni e delle regole della loro società e del loro credo.
Ad Hanna però, ancora in lutto per la perdita del figlio di sette anni, sottostare ad una culture patriarcale, in cui alle donne è impedito l'accesso al tempio, non sta bene; così, di nascosto dal rabbino segue le funzioni da sotto il pavimento della sinagoga e, grazie all'aiuto del marito Benjamin, figlio del rabbino stesso, entra in possesso dei libri sacri, come la Qabballah.



Quello che l'uomo non sa è che l'infertilità della moglie non ha origini naturali, ma è dovuta a una pozione che Hanna ha avuto dalla guaritrice del villaggio. Scoperto l'inganno la coppia entra in crisi, cosa che viene accentuata da una probabile relazione di Benjamin con la vicina di casa.
Nel frattempo, un'epidemia di peste, fa numerosi morti nella regione, ma risparmiando la piccola comunità. Un giorno, un gruppo di sopravvissuti fa irruzione nel villaggio, accusando la comunità di essere la causa dell'infezione e minacciando una strage se qualcuno non avesse salvato la vita alla figlia adolescente del loro capo.



Mentre la guaritrice si offre i occuparsi lei della giovane e mentre gli anziani provano a risolvere la situazione con la preghiera, Hanna decide di ribellarsi e grazie alle sue conoscenze cabalistiche, dà vita ad un Golem. Tuttavia la creatura non nulla a che vedere con quella gigantesca della tradizione ebraica, ma ha l'aspetto e le fattezze di un bambino di sette anni, per la precisione di Joseph, il figlio perduto di Hanna e Benjamin.
Il piccolo Golem riesce facilmente a liberarsi dei nemici, ma si dimostra morbosamente attaccato alla sua creatrice, con cui sembra avere un profondo rapporto simbiotico e perciò metterà in pericolo l'intera esistenza del villaggio.




Il Golem è una creatura del folklore ebraico, che è già stata portata più volte sul grande schermo; le più celebri sono quelle del 1915, oggi perduta, e del 1920 "Il Golem - Come venne al mondo" entrambe di Paul Wegener, uno dei più celebri protagonisti del cinema espressionista tedesco.
In questa nuova versione, sceneggiata da Ariel Cohen e girata dai fratelli Doron e Yoav Paz però, la magica creatura non è quella colossale dei racconti ebraici, ma viene rivista con le sembianze di un bambino, questo probabilmente per giocare con l'aspetto innocente della creatura.



Altra cosa importante è che il film è visto da un punto di vista femminile, quello di Hanna, che ancora ancora soffre per la perdita del figlio e che vorrebbe la parità tra uomo e donna.
Il film dunque, almeno all'inizio, si concentra più che altro sull'aspetto drammatico della storia, lasciando l'horror sullo sfondo.
Quando poi la vicenda entra nel vivo, la pellicola perde un po' della sua originalità e si avvicina pericolosamente a tutti quei film in cui il ritorno dall'aldilà si rivela più una condanna che una buona cosa, uno su tutti il recente remake di "Pet Semetery".
Inoltre, le atmosfere e la fotografia del film, non possono non riportare alla mente quelle di "The Witch", senza però averne la forza evocativa, ma limitandosi a essere una sorta di revange-movie che non approfondisce le tante tematiche appena affrontate.



Tuttavia, nonostante questi limiti, il film rimane un prodotto discreto, che tiene sempre desto l'interesse dello spettatore e che nei momenti più gore fa il suo sporco lavoro di film horror.
Come detto la fotografia è splendida e molto buone sono le prove attoriali, così come i costumi e la direzione artistica in generale.
Un film sì consigliato, ma senza grandi aspettative.