venerdì 8 ottobre 2021

Le partite clamorose: Italia - Olanda Euro 2000

Parte oggi quella che spero essere una rubrica duratura, non so con quale cadenza, dato i miei lunghi tempi di scrittura, ma cercherò di essere costante e di portarla avanti il più a lungo possibile.
Vi parlerò di calcio e più specificatamente di quelle partite clamorose, non tanto per il numero di gol (anche se non mancheranno cappotti eclatanti), ma quanto per come questi risultati sono arrivati e alle conseguenze degli stessi; partite che hanno fatto gioire tifosi da una parte e piangere quelli dall'altra, partite passate alla storia del calcio.




Il primo incontro di cui voglio parlare è quell'Italia - Olanda, semifinale di Euro 2000, che tanto ha fatto esaltare i tifosi italiani. A quell'europeo la nazionale italiana ci arrivò tra mille critiche e polemiche dovute ad un involuzione nel gioco e nei risultati. Di fatto, dopo un buon avvio nel girone di qualificazione, dove oltre all'Italia si trovavano anche Galles, Danimarca, Bielorussia e Svizzera, ad un anno dalla competizione continentale, la compagine azzurra cominciò a perdere colpi, prima pareggiando malamente contro gli elvetici in casa loro, poi perdendo a Napoli, contro la Danimarca, passando dallo 2 a 0 al 2 a 3 e infine pareggiando in casa della Bielorussia con un gioco scialbo e per nulla convincente.
Vero è che per molto tempo Zoff, l'allora ct della nazionale, dovette fare a meno sia di Del Piero che di Baggio e anche Vieri, unico attaccante di peso, era spesso in infermeria. 



Nonostante la qualificazione raggiunta, il feeling tra l'allenatore friulano e la nazionale, sembra finito e destinato a interrompersi a fine torneo. A peggiorare le cose ci sono le sconfitte nelle amichevoli contro Spagna, Belgio e Norvegia, partita in cui si infortuna il nostro portiere titolare, Gigi Buffon, che deve dire addio all'europeo, ancora prima di cominciarlo.
Unica nota lieta è il girone nel quale viene inserita l'Italia, assieme a Belgio, padrone di casa, Turchia e Svezia, certamente il più abbordabile tra i quattro.
La compagine azzurra si presenta alla partita d'esordio contro i turchi con pochissime aspirazioni, ma sorprendentemente proprio da questo momento, i nostri ritrovano bel gioco e risultati, grazie anche al talento di Francesco Totti, che con Baggio fuori dai giochi e Del Piero a mezzo servizio, prese in mano le redini della squadra.




L'Italia supera agevolmente il primo turno, qualificandosi prima nel suo girone, a punteggio pieno.
Finalmente si vede una squadra che si diverte e fa divertire.
Ai quarti troviamo la miracolosa Romania di Hagi, che è stata in grado di piazzarsi come seconda nel proprio girone, e passando il turno alle spese di Germania e Inghilterra.
Tuttavia, nonostante qualche pericolo, quell'Italia è troppo forte e si libera degli avversari per due a zero e si qualifica per la semifinale con un entusiasmo ritrovato.

Il 29 giugno 2000 ad Amsterdam troviamo la fortissima Olanda, padrona di casa e candidata alla vittoria finale.
Gli "orange" hanno raggiunto la semifinale vincendo a punteggio pieno il proprio girone e poi umiliando ai quarti, con un tennistico 6 a 1, la Jugoslavia.
Tra i tanti campioni, tra di loro spunta il capocannoniere del torneo, Patrick Kluivert, che i tifosi del Milan ricordano come un fenomeno parastatale, ma che dopo l'esperienza in rossonero rinacque a nuova vita.




Incredibilmente, Zoff decide di togliere Totti dall'undici iniziale per dare la maglia da titolare ad Alessandro Del Piero.
La partita è a senso unico e il senso è quello arancione. Gli olandesi surclassano gli avversari in ogni zona del campo, ma soprattutto sulle fasce.
Ed è proprio nel mezzo di questo arrembaggio olandese che nasce la favola di Francesco Toldo e in cui la partita assume toni degni della commedia dell'assurdo.
Alla mezz'ora Zambrotta si fa espellere per doppia ammonizione e lascia i suoi compagni in dieci ad affrontare gli scatenati avversari. Poco dopo Kluivert si procura un calcio di rigore e per l'Italia, che deve giocare con un uomo in meno, sembra il segnale che ormai tutto è perduto.
Al dischetto si presenta lo specialista Frank De Boer, ma Toldo si supera e respinge il tiro in calcio d'angolo. Il portierone azzurro si esalta e con lui tutta la squadra, che pur continuando a subire il forcing avversario, si compatta e stringe i denti, respingendo tutti gli attacchi degli olandesi.
A mezz'ora dal termine Davids si procura un secondo rigore per la sua squadra che però Kluivert stampa sul palo. Si rimane sullo zero a zero e i padroni di casa cominciano a pensare che quella sia una partita maledetta e ormai affidano le proprie occasioni, solo con tiri dalla lunga distanza.
Nel finale l'Italia riesce a creare qualche grattacapo a Bergkamp e compagni, ma anche a causa della paura di subire il golden goal, che garantirebbe vittoria e finale immediata, entrambe le squadre si fanno più attente e la partita si chiude a reti inviolate e nemmeno i tempi supplementari riescono a cambiare il risultato. 
Si arriva così ai calci di rigore: il primo azzurro a presentarsi agli undici metri e Di Biagio che probabilmente ha ancora fresco il ricordo del penalty sbagliato ai mondiali del 1998 contro la Francia; stavolta però Gigi fa centro, mentre a sbagliare ci pensa nuovamente De Boer che si fa parare, ancora una volta, il tiro da Toldo che nel finale si ripeterà parando anche il rigore di Bosvelt. Nel mezzo segnano anche Kluivert, per l'Olanda e Pessotto e Totti, che "umilia" Van Der Sar con, il "cucchiaio", per l'Italia, mentre capitan Maldini è l'unico azzurro a sbagliare. 




Dopo una partita intensissima e sofferta l'Italia , dopo trentadue anni, raggiunge la finale la finale del campionato Europeo, e qui dovrà vedersela coi campioni del mondo francesi.
Purtroppo per noi, la nostra fortuna si è esaurita tutta nella semifinale di Amsterdam e con la Francia il discorso sarà ben diverso. Ma questa è un'altra storia e ne parlerò in un altro momento.

Ricordo che ho visto questo match assieme ad alcuni amici, mentre sorseggiavamo della birra gelata in un bar con qualche decina di tifosi azzurri e ad ogni parata di Toldo il locale esplodeva in urla di gioia e improperi contro gli avversari. A fine partita, per festeggiare la vittoria, siamo andati a casa a farci una pasta piccante e a bere vino. E voi ricordate dove eravate durate questo incredibile match?
In chiusura un ringraziamento a Riccardo Giannini de "Il bazar del calcio" e "Abcb: il caffè di Ricky" che mi ha aiutato nell'individuazione e nella scelta delle partite di cui parlare in questa nuova rubrica.

lunedì 20 settembre 2021

Joker (2019)

 "Una risata vi seppellirà", recitava una vecchia frase attribuita all'anarchico Bakunin e poi apparsa sui muri parigini del '68 e quasi un decennio dopo in Italia durante le proteste studentesche e politiche della seconda metà degli anni 70, prima degli anni di piombo. E proprio questo motto, potrebbe essere la perfetta frase di lancio di "Joker" di Todd Philips.


Arthur Fleck è un pover'uomo, sconfitto dalla vita, che vive con la madre malata, della quale si prende cura con amoroso affetto, che sogna di diventare cabarettista, ma che si deve accontentare di fare il clown per un agenzia di intrattenimento. Affetto da una forte depressione, Arthur soffre di un particolare disturbo che fa si che egli scoppi in fragorose e incontrollabili risate, specie in momenti poco opportuni e di forte tensione. Dopo una serie di batoste che lo spingono sempre più a fondo, Arthur raggiunge il punto di non ritorno e lentamente inizia la sua trasformazione in Jocker, quello che poi sarà l'acerrimo nemico di Batman.


Checché se ne dica "Joker" è un cinecomic, certamente ben confezionato e che punta più sulla drammaticità del personaggio e sul messaggio sociale, per quanto non nuovo e stra-abusato, che sulla parte action, qui quasi del tu assente, ma che è comunque figlio del mondo delle nuvole parlanti, dalle quali attinge a piene mani, così come dal mondo dei cinecomics.
Un cinecomic più adulto dunque, grazie anche al personaggio stesso, che non avendo delle origini ben chiare, permette di scrivere storie più interessanti.



Philips scrive una sceneggiatura efficace, certamente non particolarmente originale (del resto la maggior parte dei villains  nascono da uomini comuni che hanno perso la sfida contro la cattiveria della società nei confronti dei più deboli), ma che crea empatia con il protagonista e se si riesce a creare empatia con un personaggio negativo, vuol dire che si è fatto un buon lavoro. 
Da sua stessa ammissione, Philips si è ispirato all'opera di Martin Scorsese e i riferimenti a film come "Toro Scatenato", "Re per una notte" e "Taxi Driver" sono più che evidenti.


Come Travis Bickle, Arthur Fleck è un uomo alienato, che vive ai margini della società, incapace di creare rapporti sociali e che decide di farsi giustizia da solo e come Robert Pupkin cerca una celebrità di cui in realtà non è capace e che otterrà per motivi diversi dalle sue abilità. 

La fisicità di Joaquin Phoenix, la presenza di De Niro nel ruolo dell'anchorman idolatrato da Fleck/Pupkin, sono tutti riferimenti al cinema di Scorsese.


Tuttavia Philips, non so se per scelta voluta o per sua caratteristica professionale, non approfondisce i suoi personaggi a partire dallo stesso Fleck, la cui infanzia abusata è appena accennata e la sua follia è causata da una madre altrettanto pazza e da una società in cui i ricchi sono tutti pezzi di merda e i poveri sono brutti, sporchi e cattivi. Insomma, anche qui i cliché si sprecano.

A dare la giusta spinta al film è l'ottima interpretazione di Joaquin Phoenix, che si cala mente e corpo nel protagonista, arrivando a perdere ben venticinque chili per essere più convincente. Ma del resto non scopriamo qui la sua bravura, no?


Altro punto a favore del film è la rappresentazione di Gotham, una città facilmente riconoscibile (come già aveva fatto Donner con la Metropolis del suo "Superman") e per questo più reale e viva, che contribuisce a sporcare l'atmosfera del film.

In conclusione si può parlare di un gran bel film, con molti pregi e non pochi difetti, che però funziona bene, grazie a qualche bella intuizione del suo autore, ma soprattutto del protagonista che ci regala un altro personaggio iconico che verrà a lungo ricordato.

martedì 31 agosto 2021

Compleanno di sangue (1981) - Notte horror 2021

Anche quest'estate ci ritroviamo qui puntuali, come il Festivalbar e il Mundialito (a chi coglie questa citazione in omaggio un "Cuore di panna" e una "One-o One") per ricordare quel fantastico programma che era "Notte Horror". A farlo la solita cricca di blogger, appassionati di cinema di paura, che pescando per le varie epoche, hanno recensito film spaventosi che hanno fatto la fortuna del genere.
In questa notte di fine agosto il mio articolo segue quello di "In the mood for cinema" che ha parlato di quel gioiello fulciano che è "...e tu vivrai nel terrore - L'aldilà", per cui se non siete ancora passati a leggerlo, correte subito a farlo (oltre a recuperare quelli delle settimane passate se ancora vi mancano).


Per questa edizione ci ho pensato un po' di quale film parlarvi; cercavo un film del periodo '70-'80, che fosse truculento a sufficienza e che non fosse stato ancora recensito nelle edizioni precedenti, per cui, sperando di non essermi sbagliato, la mia scelta è caduta su "Compleanno di sangue".


Per prima cosa però, la trama:
Virginia frequenta un prestigioso college canadese ed è riuscita a entrare nel club dei "Top Ten", di cui fanno parte alcuni dei ragazzi più facoltosi e snob della scuola. La ragazza ha però un passato tormentato, infatti ha perso la madre in un incidente stradale e lei stessa è rimasta gravemente ferita, subendo danni cerebrali per i quali è in cura con tecniche sperimentali. Mentre si avvicina il giorno del diciottesimo compleanno di Virginia, un misterioso assassino comincia a mietere vittime tra i membri dei "Top Ten" e la prima sospettata è la stessa Virginia, ma sarà veramente così?


"Compleanno di sangue" è un film del 1981 che fa parte di quelli slasher-horror, nati in seguito a pellicole di successo come "Black Christmas - Un Natale rosso sangue" (guarda caso un altro horror canadese), ma ancor di più "Halloween" di John Carpenter e "Venerdì 13" uscito solo pochi mesi prima della fine delle riprese di questo.
Il film pur non essendo un capolavoro del genere, si eleva sicuramente sopra la media dei tanti film simili, sia grazie ad una sceneggiatura non banale e con un'interessante tematica di fondo, sia per la buona mano di J. Lee Thompson, regista forse non memorabile, ma che ha diretto quel capolavoro che è "Il promontorio della paura".

Quello che è uno dei punti forti del film, ne è anche uno di quelli deboli, infatti la sceneggiatura, pur essendo di un buon spessore psicologico, è anche un po' troppo confusa, forse a causa di quei continui flashback e a tutti quegli spiegoni che ne inficiano la semplicità. In realtà la sceneggiatura è stata più volte presa in mano, anche poco prima delle riprese, cosa che si nota soprattutto sul finale che avrebbe dovuto essere diverso da quello poi filmato. Una soluzione sarebbe stata accorciare la pellicola di qualche decina di minuti, infatti quelle quasi due ore sono un po' troppe e certamente togliendo qualche minuto il film ne avrebbe giovato.


La pellicola è comunque un prodotto di tutto rispetto, con una tensione palpabile e con buoni effetti truculenti (si dice che Thompson abbia gettato diversi secchi di sangue sul set, per rendere più gore l'effetto sullo schermo),
Non male anche il cast che conta tra gli altri Glenn Ford, vecchia gloria di Hollywood e ormai relegato a ruoli di secondo piano come quello di Jonathan Kent nel "Superman" del compianto Richard Donner, nel ruolo del dottor Faraday, che però pare non fosse molto entusiasta del ruolo e che sia stato indisponente per tutta la durata delle riprese. 
Virginia è invece interpretata da quella Melissa Sue Anderson divenuta celebre nei panni di Mary Ingalls nel telefilm "La casa nella prateria".


Dunque, se vi piacciono gli horror slasher, le trame non banali con diversi colpi di scena, questo è un film che no dovete farvi scappare e che potrebbe piacevolmente sorprendervi, magari da vedere in occasione del vostro compleanno, davanti ad una buona fetta di torta.





mercoledì 4 agosto 2021

Geekoni Film Festival 2021: La mia vita da zucchina (2016)

Torna, dopo un anno di pausa, il Geekoni film festival; la versione blog del Festival di  Giffoni, dedicato al cinema per ragazzi.
Purtroppo non ho trovato il film che cercavo, che avevo visto un paio di volte diversi anni fa (direi almeno una trentina), in passaggi televisivi proprio in occasione di tale festival. A quanto pare riscire a recuperare un film danese per ragazzi del 1992 è quanto meno proibitivo. 
Ho dunque deciso di virare su un recente film d'animazione, un piccola perla che spicca tra i molti Disney e Dreamworks.


Icare è un bambino di nove anni, soprannominato Zucchina da sua madre, che passa le sue giornate chiuso in soffitta a disegnare, per lo più il padre scomparso e a fare piramidi con le lattine di birra vuote, lasciate in giro per casa proprio dalla genitrice, che altro non fa che ubriacarsi e guardare la tv.
Quando anche la madre muore, in seguito ad una caduta dalle scale, Zucchina viene accompagnato in una casa famiglia, dove farà la conoscenza di altri bambini con problemi famigliari alle spalle.
Dopo un inizio difficile, Icare riuscirà a inserirsi nel gruppo, superando la spavalderia dietro la quale si nasconde il piccolo Simon.
Quando poi arriverà Camille, bambina con la quale stringerà una forte amicizia, Zucchina riuscirà a maturare maggiormente, riuscendo ad affrontare e a superare il suo dolore.


"La mia vita da zucchina" è un film d'animazione, presentato al Festival di Cannes nel 2016 e poi proiettato in vari festival in tutto il mondo ed è stato candidato all'Oscar come miglior film d'animazione nel 2017.
Lungo appena 66 minuti e realizzato in stop motion, il film è una delicata favola sull'infanzia violata, sulla solitudine, sulla crescita personale e sull'amicizia. Tratto dal romanzo "Autobiographie d'une courgette", il regista, Claude Barras, ci mostra il mondo con lo sguardo dei bambini protagonisti, a volte tristi e spaventati, altre volte buffi e divertenti senza mai eccedere da una parte o dall'altra, grazie anche alla sapiente sceneggiatura di Céline Sciamma, che ha più volte raccontato con delicatezza l'infanzia e l'adolescenza ("Tomboy", "Diamante nero"...).


Nel film vengono raccontate storie drammatiche, eppure grazie anche alla scelta di usare personaggi di plastilina, il tutto ha un tocco leggero, ma non grossolano così le vicende dei piccoli protagonisti riescono ad arrivarci al cuore e a farci versare qualche lacrima, anche per un finale dolce-amaro, che però ci ridà fiducia verso quel mondo adulto che spesso è causa dei mali dei più piccoli.

Belle le musiche di Sophie Hunger, tra le quali spicca la cover de "Le vent nous portera".



domenica 11 aprile 2021

I telefilm dimenticati (6) - Sister Kate

Immagino che di questo telefilm solo in pochi se ne ricorderanno, del resto ne è stata fatta una sola stagione e in Italia, dopo essere trasmessa su Telemontecarlo è passato per qualche emittente locale per poi sparire completamente dai palinsesti televisivi.


La serie racconta di Suor Katherine Lambert che viene trasferita alla Redemption House, una residenza cattolica di Chicago per l'accoglienza di giovani orfani e ragazzi in difficoltà.Lì vivono in sette, tra bambini e adolescenti, che con i loro modi di fare, sono riusciti a far fuggire ben tre preti. Quando arriva, Suor Kate, ha il compito di riportare la disciplina nell'istituto cercando, nel frattempo, di trovare una famiglia per le sette piccole pesti.


A interpretare il ruolo della protagonista principale è Stephanie Beacham (che ha ottenuto una candidatura ai Golden Globe per questa parte), già nota al grande pubblico per il ruolo di Sable Colby in "Dynasty" ne "I Colby".
Tra gli ospiti della casa invece possiamo facilmente riconoscere un giovane Jason Priestley, che poco tempo dopo diverrà celebre interpretando Brandon Walsh in "Beverly Hills 90210", qui nel ruolo di Todd, il classico adolescente americano e Harley Cross, giovane bimbo prodigio conosciuto in film come "The Believers - I credenti del male", "Le strade della paura" e "La mosca 2" che qui interpreta Eugene, che nonostante abbia solo undici anni si sente già un uomo maturo.

Gli alti interpreti sono Frederika, che tutti chiamano Freddy ed è il maschiaccio del gruppo; April, la classica bionda svampita; Hilary, costretta su una sedia rotelle che vive con difficoltà la sua condizione; Violet, una dolce bambina di nove anni e, infine, Neville un bambino di sette anni che finge atteggiamenti da duro e di essere giamaicano, ma in realtà viene da New York e ha solo bisogno di affetto. Negli ultimi due episodi compare un altro volto noto del cinema: Miko Hughes ("Cimitero vivente", "Nightmare - Nuovo incubo", "Codice Mercury"...)

Per certi versi la serie assomiglia a "L'albero delle mele" e anche in questo caso vengono affrontati tematiche delicate come il sesso, la droga, l'alcol, le disabilità, e seppur mantenendo un tono leggero, si è cercato di trasmettere un messaggio positivo.

La serie. prodotta dalla 20 Century Fox Television e trasmessa sulla NBC dal settembre 1989 al luglio 1990, nella fascia oraria 20-21 della domenica, ma fu cancellata dopo diciotto episodi (un diciannovesimo non fu mai trasmesso) per i bassi ascolti, anche se c'è da dire che doveva superare la concorrenza de "La signora in giallo" e dei neonati "Simpson".

Tra le altre curiosità vale la pena di ricordare che la stessa Stephanie Bacham ha lavorato in "Beverly Hills 90210" interpretando la madre di Dylan McKay, che la sigla di testa è cantata da Amy Grant, celebre cantante statunitense di musica religiosa, ma che non è mai stata pubblicata e che in un episodio compare come ospite il duo musicale Milli Vanilli, famosi per lo scandalo nel mondo della musica, quando si scoprì che loro fingevano solo di cantare le loro canzoni, che in realtà erano eseguite da altri e poi trasmesse in playback.

In conclusione, io la ricordo come una serie simpatica, forse non particolarmente innovativa, ma che avrebbe meritato qualche fortuna in più.

(Fonti: wikipedia e tv-generation.it)


giovedì 8 aprile 2021

100.000 volte grazie

 Le dinamiche familiari mi hanno tenuto distante dal blog e così non mi sono accorto dell'importante traguardo che ho raggiunto, nonostante le lunghe assenze, i pochi post, i numerosi errori e la semplicità del blog stesso (nel senso che altri blog sono ben suddivisi per sezioni, con molte pagine, ben articolati, mentre il mio è essenziale), ho raggiunto (e superato) la ragguardevole cifra di centomila visualizzazioni e tutto questo è solo merito vostro, per cui, grazie mille, anzi grazie centomila a tutti voi!
Spero che continuiate a seguirmi, nonostante la mia prolungata assenza, perché nonostante tutto, nonostante gli impegni, appena avrò un momento libero, coi miei tempi, sarò qui a scrivere qualcosa, e carne al fuoco ce n'è molta. 



venerdì 29 gennaio 2021

Nicolas Cage Day: Il mistero dei Templari (2004)

Dopo l'ennesimo lungo silenzio, torno qui a scrivere per celebrare il Nicolas Cage Day, la giornata che noi amici del "blog segreto" dedichiamo ad uno degli attori più discussi, ma allo stesso tempo più amati del cinema internazionale.
Due anni fa, per la stessa occasione, parlai di "The family man", questa volta ho optato per qualcosa di più adrenalinico e avventuroso, ovvero "Il mistero dei templari", pellicola che ho visto per la prima e unica volta (almeno per ora), qualche giorno fa e anche se non è più fresco nella mia mente, cercherò di esaminare con voi, nella maniera più corretta possibile (naturalmente sempre secondo i miei gusti personali).


Trama:

Benjamin Franklin Gates (Nicolas Cage) è l'ultimo discendente di una famiglia che da sei generazioni è alla ricerca del misterioso tesoro dei Cavalieri Templari, trafugato e nascosto dai Padri Fondatori degli Stati Uniti. Dopo che un indizio l'ha portato a trovare un'antica nave intrappolata tra i ghiacci, un ulteriore serie di enigmi gli fa scoprire che la mappa per trovare il fantastico tesoro potrebbe trovarsi sul retro della Dichiarazione d'Indipendenza. Ben si rende conto che il suo ex amico e socio Ian Howe (Sean Bean) ha intenzione di rubare il prezioso manufatto e decide perciò di anticipare egli stesso il furto e di ritrovare il celebre tesoro.




Fin dai tempi dell'Illuminismo, la leggenda dei Templari ha affascinato l'umanità, così scrittori prima e registi e sceneggiatori in epoca più moderna, ne hanno narrato gesta, quasi sempre concentrandosi più sul mito (vedi i racconti del Sacro Graal e dell'Arca dell'Alleanza), che sui fatti reali. Se poi ci aggiungiamo un pizzico della sbruffoneria e patriottismo americani e che la caccia al tesoro ha sempre affascinato giovani e meno giovani, si capisce perché ci troviamo di fronte ad un'operazione commerciale in piena regola. Del resto a produrre la pellicola c'è Re Mida Jerry Bruckheimer, già dietro a colossal come "La maledizione della prima luna", "Armageddon" e "Top Gun".

Il film non è sicuramente nulla di eccezionale, ne racconta nulla di nuovo; sostanzialmente è il classico film d'avventura che seppure lontano dai grandi classici del genere ("I predatori dell'Arca Perduta", "I Goonies"...), riesce a essere piacevole e a tenere sempre desto l'interesse degli spettatori. Certo bisogna spegnere un po' il cervello e chiudere un occhio (ma anche entrambi) in più di un'occasione, e anche se i colpi di scena sono quasi tutti più che telefonati, alla fine ci si diverte e si passano un paio d'ore senza troppi pensieri.




Jon Turteltaub ("Cool Runnings", "Phenomenon", "L'apprendista stregone") dirige con buona mano mischiando Indiana Jones con Dan Brown (mi riferisco al romanzo, in quanto il film sul "Codice Da Vinci" è uscito due anni dopo il film che stiamo esaminando)e un pizzico di "Mission: Impossible" senza farsi sopraffare dalla storia o dagli effetti speciali.

Nicolas Cage, se la cava discretamente e si vede che è a suo agio in questo ruolo; come è noto non è un campione di espressività, ma per lo meno non gigioneggia come altre volte, in cui è caduto nel ridicolo involontario (vedi i numerosi meme nati dalle sue esagerazioni).
Bene anche il resto del cast da Diane Kruger ("Troy", "Mr. Nobody", "Bastardi senza gloria") a Sean Bean, che una volta tanto non muore sullo schermo, passando per i mostri sacri Jon Voight e Harvey Keitel, qui in ruoli minori, ma comunque che non deludono mai.




Concludendo, come urlava Mike Bongiorno in una vecchia pubblicità, "Il mistero dei Templari" è un discreto film per passare una serata disimpegnata con tutta la famiglia, senza troppe pretese, con un buon cast e una buona regia, tanto che il successo raggiunto ha portato un sequel, "Il mistero delle pagine perdute", che inizialmente non era previsto e ad un possibile terzo capitolo, finora mai realizzato.