mercoledì 19 febbraio 2020

I telefilm dimenticati (5) - La Gang degli Orsi

Il baseball è lo sport nazionale americano ed è stato al centro di diverse trame cinematografiche. Tra i numerosi titoli, uno dei più popolari è stato Che botte se incontri gli "Orsi" (The Bad News Bears) del 1976 che aveva come protagonisti Walter Matthau e Tatum O'Neal.
Il film racconta dell'ex giocatore Morris Buttermaker (Matthau), che diventato un allenatore alcolizzato, viene reclutato per addestrare una squadra della lega giovanile, ma soltanto quando nel club entrerà a far parte la lanciatrice Amanda Whurlizer (Tatum O'Neal), la scapestrata squadra comincerà a vincere partita dopo partita.




Grazie al successo della pellicola, verranno realizzati due sequel di minor successo (Gli Orsi interrompono gli allenamenti e Gli Orsi vanno in Giappone) e nel 1979 di una serie tv.
Nel ruolo che fu di Matthau c'è Jack Warden, che qui diventa un ex addetto alle pulizie di una piscina, che per evitare la prigione accetta di allenare la mal assortita squadra di baseball degli Orsi.



La Gang degli Orsi fu prodotta dalla CBS per un totale di 26 episodi, di cui 23 della prima stagione e tre della seconda, poi interrotta a causa dei bassi ascolti. Ciò fu dovuto sia per una trama meno avvincente rispetto al film e più incentrata sulla commedia che sugli aspetti drammatici, sia per il continuo cambio di orari nel palinsesto televisivo.



La serie arrivò per un breve periodo anche in Italia nel 1980, trasmessa in emittenti locali.
Tra il cast, nel ruolo del piccolo Regi, c'era Corey Feldman, futura star di film per ragazzi come I Goonies, I Gremlins, Stand by me e molti altri.
Altra cosa da segnalare è che come sigla del telefilm è stata usata l'aria Toreador de La Carmen di Bizet.

Fonti: Wikipedia e Serietv draconia

martedì 4 febbraio 2020

Perché Sanremo è Sanremo (e non tutto è da buttare)

Stasera inizia il Festival di Sanremo, trasmissione che,nel corso degli anni ha spesso portato a discussioni, critiche e polemiche. Io, come sempre, lo seguirò in maniera distratta con la speranza (troppo spesso vana) che ci sia qualche canzone che soddisfi i miei padiglioni auricolari.
Qui di seguito andrò a riproporre alcuni momenti del passato che ritengo degni di essere ricordati, al di là della classifica finale.

Buon ascolto.

Un'avventura - Lucio Battisti


Perchè Battisti è Battisti, qui alla sua prima e unica partecipazione al Festival come concorrente.
In coppia con Lucio (in quegli anni ogni canzone veniva presentata da due interpreti) c'era il grande Wilson Pikett.


Radio Ga Ga - Queen


Tra gli ospiti internazionali di quell'anno, un posto d'onore lo ebbero i Queen che sull'onda del successo del brano Radio Ga Ga, arrivarono anche in Italia. Tuttavia non mancarono le polemiche poiché la Rai impose ai suoi ospiti l'uso del playback; Freddie Mercury che avrebbe voluto esibirsi dal vivo, per protesta per quasi tutta l'esibizione tenne il microfono lontano dalla bocca, rendendo così evidente l'avvilente trucco voluto dagli organizzatori.


Grande Joe
- Banco del Mutuo Soccorso



Nell'anno (il 1985) del clamoroso successo di Luis Miguel col brano "Noi, ragazzi di oggi", anche il Banco di Mutuo Soccorso, una delle band italiane più famose (assieme a PFM, Area e Orme) nel panorama prog. nazionale e internazionale.
Qui la band si allontana ulteriormente dalle sonorità progressive degli album degli anni settanta, in un percorso iniziato con i primi due album degli anni 80, puntando su brani più semplici e diretti, ma sempre di grande valore.


Almeno tu nell'universo
- Mia Martini


Il 1989 vede il ritorno al successo e alle esibizioni pubbliche di Mia Martini che, a causa di maldicenze sul fatto che lei portasse sfortuna, anni prima fu costretta a ritirarsi dalle scene.
Con questo splendido brano, scritto ben diciassette anni prima da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio, vinse più che giustamente il premio della critica, anche se nella classifica finale si classificò al nono posto dietro anche a Vasco di Jovanotti ed Esatto di Francesco Salvi (sic!)


Pitzinnos in sa gherra - Tazenda


Nell'anno precedente i Tazenda erano in gara assieme a Pierangelo Bertoli con la canzone "Spunta la luna dal monte" classificandosi al quinto posto; nel 1992 parteciparono da soli portando questo brano, che parla dei bambini vittime delle guerre, scritto e cantato in sardo logudorese, con una piccola collaborazione di Fabrizio De André.



Signor Tenente
- Giorgio Faletti



Nel 1994 erano ancora fresche nella mente di tutti le stragi di Capaci e di Via D'Amelio avvenute due anni prima e così la canzone di Giorgio Faletti, che racconta la vita dura di poliziotti e carabinieri, vista dal punto di vista di uno di loro, con riferimenti agli attentati del 1992, colpisce duramente il pubblico di Sanremo. Il brano, seppure più recitato che cantato, si classifica meritatamente al secondo posto e resterà uno dei momenti più alti della storia del Festival.


Sulla porta - Federico Salvatore


Nel 1996 piomba sul Festival, come un fulmine a ciel sereno, questo brano di Federico Salvatore che dato la tematica delicata, si può dire che abbia scosso non poco la kermesse. Parlare così esplicitamente di certi argomenti, specialmente in prima serata sul primo canale nazionale, era ancora qualcosa di tabù (o quasi), basti far caso a come Pippo Baudo presenta il brano, senza mai pronunciare le parole omosessualità, omosessuale o gay, una vera vergogna. Un brano che a mio avviso avrebbe meritato molto di più.


Papa Nero
- Pitura Freska


Un gruppo che canta in veneziano a Sanremo, incredibile, ma vero.
Una delle pochi brani del gruppo di Marghera che non fa riferimento al Venezia o al Veneto, ma che fa riferimento ad una delle profezie di Nostradamus che vuole che la fine del mondo sia anticipata dall'elezione di un Papa proveniente dall'Africa.

Chiudo qui la mia selezione di momenti storici di Sanremo, canzoni da menzionare ce ne sarebbero state molte altre, ma come sempre ho dovuto fare delle scelte. Se volete segnalarmi i brani che voi ricordate con più affetto la cosa mi farà molto piacere.
Buon Festival a tutti, anche a chi non perderà un minuto per seguirlo.





domenica 2 febbraio 2020

Dylan Dog 401: L'alba nera - Dylan è morto, Dylan è rinato

Dove eravamo rimasti? L'ultima volta che ho parlato di Dylan Dog è stato a gennaio dell'anno scorso con il numero 388, il secondo del "ciclo della meteora". La mia intenzione era quella di recensire questa serie, numero per numero, mese per mese, fino ad arrivare al tanto atteso nuovo inizio; cosa che per svariati motivi non sono riuscito a fare, chiudiamo dunque questa fase e ripartiamo da zero, anzi da 401.



Va detto, innanzitutto, che per quanto questo nuovo albo possa funzionare anche come numero a se stante, soprattutto per chi dovesse cominciare a leggere Dylan Dog solo ora, sarebbe meglio contestualizzarlo in un'ottica più ampia, cioè sia come nuova ripartenza dopo "l'apocalisse" dei numeri precedenti, sia come primo capitolo di un primo ciclo che porterà il personaggio e il mondo dylandoghiano a qualcosa di nuovo e diverso da quello che i lettori storici e nostalgici erano abituati.
Dunque, per un giudizio più obiettivo, sarebbe meglio aspettare per lo meno questi primi sei numeri del già annunciato mini ciclo.



"L'alba nera" è si un nuovo inizio, ma è anche una sorta di remake/reboot dello storico numero 1, "L'alba dei morti viventi", che riprende vecchi e nuovi personaggi con piccole, ma sostanziali differenze per caratterizzare il Dylan voluto da Roberto Recchioni.
Rivediamo dunque il caro vecchio Bloch, qui nel nuovo ruolo di soprintendente (che ironia no?), il misterioso Hamlin di Safarà, Xabaras, qui per ora come semplice spettatore, ma anche l'ispettore Carpenter e Rania con una storia e un passato leggermente diversi da come li avevamo lasciati nel numero 399, cosa che non mancherà di sorprendere i vecchi lettori. Infine abbiamo Gnaghi, personaggio che rimanda direttamente alle origini di Dylan Dog, ispirato a quel Francesco Dellamorte di Sclaviana memoria, protagonista del romanzo "Dellamorte Dellamore" e dell'omonimo film.
E Groucho? Beh, mi sa che per lui dovremmo aspettare per capire le scelte di Casa Bonelli.
Per quanto riguarda Dylan è sicuramente diverso da quello ideato da Sclavi (sembra più sicuro di sé ed è più chiacchierone), ma allo stesso tempo ne ricalca alcuni particolari (il citazionismo, l'essere un playboy...).



Come dicevo prima, è però presto per dare un già un giudizio sul personaggio, bisogna aspettare un po' e vedere come evolve.
La domanda fondamentale è invece un'altra: era necessaria questa nuova partenza?
Per quanto mi riguarda la risposta è nì. Sicuramente Dylan Dog aveva bisogno di una bella rinfrescata e di qualche novità, ma questo già da un bel po' tempo, direi ancora da prima che Recchioni ne prendesse la cura editoriale, ma se il cambiamento fosse stato più graduale probabilmente sarebbe stato accettato meglio anche dai lettori più tradizionalisti (o almeno da parte di essi) e avrebbe evitato alcune scelte e alcune storie che sono risultate un po' forzate e stonate.
Ora si può ripartire andando anche a riprendere alcune di quelle caratteristiche di cui molti hanno lamentato l'assenza da molti anni a oggi.



Prima di passare alle conclusioni non si può non fare due parole sull'aspetto tecnico-artistico dell'albo, che vede ai disegni il magnifico Corrado Roi. Splendide le sue tavole e perfette per la storia sceneggiata da Roberto Rercchioni, con i suoi chiaro scuri e le sue sfumature che ben delineano sia i personaggi che le scene d'azione.
Molto bella anche la copertina, disegnata come sempre da Gigi Cavenago e dai riflessi laminati, peccato per quel bollino blu che indica il nuovo inizio che poteva sicuramente essere indicato in maniera diversa.
Inoltre, i già più volte ricordati nostalgici, non potranno non apprezzare la terza pagina che rimanda alla stessa dei primissimi albi.



"L'alba nera" è, a mio avviso, un albo interessante, ben scritto e sceneggiato (non manca qualche stonatura, ma tutto sommato ci può stare) che può piacere sia ai vecchi appassionati, i quali rimarranno sicuramente sorpresi dal finale d'episodio, che sappiano però accettare i cambiamenti, ma anche a chi si avvicina ora alla lettura dell'Indagatore dell'incubo.
Per me dunque un albo pienamente promosso, sperando che mantenga le promesse e le premesse fin qui gettate.


venerdì 17 gennaio 2020

A Spanish Honeymoon

A due anni dalla nascita di Rosa e Grace, finalmente Chiara ed io siamo riusciti a prenderci una settimana tutta per noi e a fare il viaggio di nozze a lungo programmato e sognato.
Certo c'è stato qualche contrattempo, dovuto soprattutto alla mala organizzazione dell'agenzia alla quale ci siamo affidati, ma ci siamo comunque divertiti e rilassati e alla fine siamo stati molto contenti; ecco dunque un breve riassunto di questo tour in terra iberica:

Primo giorno, 28 dicembre 2019: Bologna - Barcellona


Dopo aver preparato le ultime cose abbiamo caricato le gemelle in auto e le abbiamo portate a casa dei nonni materni che ce le hanno tenute per tutta la settimana permettendoci di goderci la nostra meritata vacanza.
Quando le abbiamo salutate Grace pare essersi resa conto che non era come quando le lasciamo al nido, ma che c'era qualcosa di diverso e così ho visto il suo sorriso tramutarsi prima in stupore e poi scoppiare in un pianto inconsolabile mentre mi tendeva le braccia per essere presa in braccio. Credo che questa cosa non la scorderò mai.
Superato questo piccolo "dramma", siamo tornati a casa a recuperare le valigie.



Con la navetta siamo arrivati all'aeroporto e dopo un breve ritardo, finalmente siamo saliti in aereo dove abbiamo dovuto far fronte al primo imprevisto: in agenzia avevamo specificatamente richiesto dei posti comodi che permettessero a Chiara di allacciare le cinture senza troppi problemi, così hanno prenotato dei posti accanto alle uscite di sicurezza dove non era permesso usare la prolunga per la cintura e così abbiamo dovuto fare il viaggio in posti separati.
Arrivati a Barcellona andiamo a recuperare la nostra auto; ci viene data una bella cabrio con cambio automatico, ma che non vuole decidersi a partire, per cui torno indietro e me la faccio cambiare con un'altra, forse meno "figa", ma sicuramente molto comoda e spaziosa.



Non amando molto guidare per tutta la vacanza ha guidato Chiara, che come sempre è stata un'autista migliore di quanto sia io.
Con non poca sorpresa abbiamo scoperto che il nostro albergo, il Porte de Gallecs, si trovava a circa venti chilometri dal centro di Barcellona (una buona mezz'ora di macchina) e praticamente perso nel nulla di una zona residenziale, tra palazzine di appartamenti e uffici.
La stanza era un po' piccina, con un materasso un po' troppo duro, che ha causato un fastidioso mal di schiena a Chiara per i successivi 3/4 giorni.
Usciti per cena abbiamo trovato quasi subito una graziosa taperia dove abbiamo mangiato bene e soprattutto scoperto che lì la birra è buona e costa pochissimo (1,80 euro per una bottiglia da 33cl).
Rientro in albergo e nanna (naturalmente tralascio di raccontare i momenti di giochi di coppia).


Secondo giorno, 29 dicembre 2019: Barcellona

Colazione relativamente presto, dato che avevamo appuntamento alle nove in Plaça de Catalunya per trovarci con il resto del gruppo per il tour Casa Battlò e Sagrada Familia.
Tuttavia non conoscendo bene la città e dovendo cercare parcheggio abbiamo fatto tardi perdendo così la prima parte della visita.
Abbiamo recuperato gli altri quando sono arrivati per la visita guidata (da noi richiesta in spagnolo, ma poi eseguita in inglese) alla basilica, opera del maestro Antoni Gaudì e ancora non terminata.
Non starò qui a dilungarmi in spiegazioni artistiche che, sinceramente, avrei difficoltà a riportare e che potete facilmente trovare in giro per la rete, ma vorrei per lo meno attirare l'attenzione sulla differenza di stile tra l'esterno e l'interno della chiesa; tanto pomposo, eccessivo e ricco il primo, quanto sobrio, minimalista ed equilibrato il secondo. Comunque un capolavoro.



Lasciato il gruppo, dopo un pranzo ristoratore e l'acquisto dei primi souvenirs, ci siamo diretti verso Casa Battlò per vedere se fosse possibile recuperare la visita, ma il prezzo esagerato ci ha fatto desistere da l'idea. Ad ogni modo, girando a piedi per le vie della città abbiamo scoperto vecchi palazzi dai deliziosi balconcini, antichi edifici e bellissime chiese, che nulla (o quasi) hanno da invidiare ai vicoli parigini.
Dopo un estenuante camminata e con qualche problema a ritrovare il parcheggio, siamo rientrati in albergo.
Doccia rigenerante, cena (ancora tapas e birra) e finalmente il meritato riposo.


Terzo giorno, 30 dicembre 2019: Barcellona - Madrid

In mattinata ritorniamo in città per visitare il Parco Güell, ma nonostante siamo arrivati abbastanza presto all'ingresso, i biglietti per la parte architettonica erano già esauriti per cui abbiamo fatto una passeggiata nel resto del parco aperto al pubblico, tra abeti, palme,eucalipti, querce e le altre centinaia di diversità di vegetazione. Quindi, dopo aver visitato la casa di Gaudì all'interno del parco, siamo tornati in centro e pranzato al Bar Bacaro, che forse ricorderete nell'episodio di "4 ristoranti" di Alessandro Borghese, girato proprio nel capoluogo catalano.



Poi, dato che si stava facendo piuttosto tardi, abbiamo recuperato l'auto e ci siamo messi in viaggio verso Madrid.
Il viaggio è stato più lungo ed estenuante del previsto dato che in agenzia ci avevano assicurato che ci avremmo messo non più di quattro ore, mentre ne abbiamo impiegate almeno sette.
Siamo arrivati in albergo che era quasi l'una di notte. Anche in questo caso la struttura l'Holiday Inn Express Madrid Leganes era a più di venti chilometri dalla città, ma stavolta la camera calda e confortevole con un letto super comodo.
Da  notare che anche per questo albergo, nonostante avessimo chiesto all'agenzia di prenotare solo camere matrimoniali, ci avevano assegnato una camera a letti separati, ma che dopo aver telefonato per avvertire che avremmo tardato, ci è stata gentilmente cambiata.


Quarto giorno, 31 dicembre (ultimo dell'anno): Madrid

Colazione varia e abbondante, poi partenza per il centro, ma questa volta, memori dell'esperienza di Barcellona, chiediamo consiglio alla receptionist per il parcheggio, scoprendo così che quel giorno, la maggior parte del centro sarebbe stato interdetto alle auto.
Parcheggiamo a circa mezz'ora a piedi dal Prado, ma il dolore alla schiena comincia a dare qualche problema a Chiara, problema solo parzialmente risolto con un tappa in farmacia.
Arrivati nei pressi del museo mi accorgo di aver dimenticato la cartellina con tutti i documenti del viaggio, compresi la stampa dei biglietti già pagati e che ci davano l'accesso prioritario alla visita.
Abbandono la fila e cerco aiuto tra il personale all'ingresso, ma inizialmente mi viene detto che senza biglietti non si poteva far nulla; tento inutilmente di contattare l'agenzia per farmi mandare via mail copia dei biglietti, ma non risponde nessuno.



Torniamo dalla ragazza all'entrata che prima prova a informarsi se si trovano i nostri biglietti nel loro sito, ma l'agenzia ha effettuato la prenotazione tramite una compagnia esterna, facendoci anche pagare di più, per cui al museo non risultano i nostri nominativi, poi impietosita dal fatto che fossimo in viaggio di nozze e che avevamo avuto già altri problemi con l'organizzazione del viaggio, è riuscita a farci superare la fila e comprare i biglietti (due degli ultimi rimasti prima della chiusura delle casse), naturalmente pagandoli nuovamente, ma al normale prezzo del museo.
Non avendo molto tempo ci affrettiamo a visitare più sale possibile e io mi faccio beccare mentre tento di fotografare la Maya Desnuda di Goya (a mia discolpa vi assicuro che non avevo notato i cartelli con il divieto di fare foto o filmati).
Terminata la visita andiamo in cerca di un posto dove pranzare e decidiamo di fermarci in un ristorante thailandese in una specie di vecchia cripta cattolica.
Passeggiata tra le vie della zona in cerca di un buon caffè che ci riscaldasse un po' che abbiamo trovato in localino gestito da venezuelani.



Ritorniamo sui nostri passi e ci fermiamo a visitare la caratteristica stazione di Atocha e al suo boschetto interno, quindi una volta usciti, ci siamo fermati ad assistere ad un concerto che si teneva presso la Glorieta Emperador Carlos V. Il gruppo era veramente fantastico e mescolava musiche gitano-balcaniche a pezzi decisamente più rock, con molte cover di brani celebri, ma sempre con arrangiamenti di musica popolare.
Poco dopo è passata la San Silvestro Vallecana, una gara sui dieci chilometri che da quasi sessant'anni si tiene a Madrid a a fine anno e che vede coinvolti diverse decine di migliaia di concorrenti, professionisti o semplici amatori.
Dopo esserci fermati ancora un po' ad ascoltare il concerto, abbiamo cominciato a cercare un posto per cenare, ma la maggior parte dei locali stava già chiudendo, probabilmente per aprire più tardi per festeggiare il capodanno per cui abbiamo dovuto ripiegare su un KFC al volo, che comunque stava chiudendo, ritrovandoci a mangiare pollo fritto e bere birra di nuovo in piazza al freddo.
Ormai piuttosto stanchi, abbiamo acquistato una piccola bottiglia di spumante e i classici chicchi d'uva da mangiare alla mezzanotte e siamo rientrati a "festeggiare" in albergo.


Quinto giorno, 1 gennaio 2020: Madrid - Toledo

In questo giorno decidiamo di prendercela un po' più comoda e dato che il primo dell'anno a Madrid è (quasi) impossibile trovare qualcosa di visitabile, scegliamo di partire direttamente per Toledo.
In soli quaranta minuti siamo già a destinazione e ci fermiamo nei pressi di un castello poco fuori il centro della città, se ben ricordo era il Castillio San Servando.
Foto di rito e quindi scendiamo fino alle sponde del Tago, fiume che costeggia quasi tutto il centro di Toledo, da dove godiamo di una bella vista sulla città vecchia, sormontata dall'Alcazar e del bel Puente de San Martin.



Visita esterna dell'Alcazar e dopo un po' di shopping siamo entrati in una piccola locanda con cucina ispano-messicana, con tanto di toro impagliato appeso alla parete.
Finito il pranzo ci dirigiamo al nostro albergo, il San Juan de los Reyes, che scopriamo essere in pieno centro antico, in un edificio storico che fu prima una fabbrica di armi bianche e poi fabbrica di farina.
A parte il solito problema della camera a due letti al posto di quella matrimoniale, che comunque ci è stata prontamente sostituita, per il resto la stanza era comoda e spaziosa.
La ragazza alla reception è sempre stata gentile e pronta ad aiutarci, nonostante l'abbiamo dovuta "disturbare" più volte per svariati motivi.
Nel pomeriggio abbiamo passeggiato per le caratteristiche vie della città scattando foto ai vari monumenti tra cui la Puerta del Cambron e il monastero de San Juan de los Reyes (si, esattamente lo stesso nome dell'albergo) e ai vari scorci più interessanti.




Prima di rientrare in hotel ci concediamo aperitivo poco fuori le mura.
Una volta in camera, mentre Chiara tenta di riposarsi a causa dei dolori alla schiena, io mi concedo una bagno con idromassaggio.
La cena è stata una vera tragedia greca; abbiamo chiesto aiuto alla receptionist che ci ha suggerito alcuni ristoranti nei dintorni e ci ha aiutato a contattarli, ma o erano chiusi o al completo, così come lo era il lussuoso ristorante dell'albergo. Dato che Chiara non stava bene abbiamo optato per ordinare qualcosa si Just Eat, ma l'ordine ci è stato consegnato con un'ora e mezza di ritardo e anche se non proprio pessimo, certamente ho visto pizze decisamente migliori e credo di averla mangiata solo per la fame.
Poi, finalmente, ci siamo abbandonati ad un sonno profondo e ristoratore.


Sesto giorno, 2 gennaio 2020: Toledo - Valencia

La mattinata del sesto giorno la dedichiamo a visitare ancora un po' la città, soffermandoci in particolare sulla parte moresca. Quindi visita al bel museo de El Greco a soli tre euro.
Pranzo in un ristorante li accanto al ridicolo prezzo di tredici euro a testa.
Salutiamo dunque Toledo con la promessa di tornarci quanto prima dato che entrambi ne siamo rimasti conquistati e in un solo giorno non siamo riuscito a visitarla come avrebbe meritato.
Partenza per Valencia e altre quattro ore di auto.



Stavolta l'albergo, il Silken Puerta Valencia, pur essendo fuori dal centro era tuttavia vicino ai luoghi che avremmo visitato il giorno seguente.
Con qualche difficoltà, dovuta a indicazioni poco chiare, riusciamo a trovare il parcheggio dell'hotel.
Ancora una volta (quattro su quattro) abbiamo dovuto chiedere un cambio camera dato che invece che una matrimoniale ci era stata assegnata una a due letti.
Ci rinfreschiamo e usciamo a cena in un ristorante che in quel momento era frequentato solo da italiani. Poi, dopo qualche coccola, ci affidiamo a  Morfeo.


Settimo giorno, 3 gennaio 2020: Valencia

Dopo colazione ci avviamo a piedi verso la Città delle Arti e della Scienza.
Il museo della scienza, che come dice la parola è un museo scientifico interattivo, forse più adatto a bambini e ragazzi, ma comunque interessante e curioso.
Passiamo così a visitare il Parco Oceanografico che rivela essere più grande di quello che sembrava esternamente: così passiamo il resto della mattinata e del pomeriggio tra fenicotteri, tartarughe marine, squali, pesci tropicali, foche e soprattutto tre bellissimi beluga.
A pranzo ci siamo fermati al ristorante interno e finalmente abbiamo assaggiato la tipica paella valenciana e sorseggiato un dissetante sangria.



Per ragioni di tempo siamo costretti a saltare la proiezione in 4D, ma poco male. Passeggiamo ancora per la cittadella visitando il bosco sospeso e i mercatini natalizi.
Poi, vinti dalla stanchezza, decidiamo di tornare in albergo per prepararci per l'ultima serata spagnola; ci vestiamo eleganti e andiamo a cena ad un elegante, ma informale, ristorante a due passi dall'hotel.
Nonostante sarebbe servita una prenotazione ci trovano comunque un tavolo e ancora una volta ci troviamo circondati da moltissimi italiani.
La cena si conclude con un dolce molto simile a quello che avevamo scelto per il matrimonio (neanche a farlo apposta).
Prima di rientrare in camera ci concediamo un bicchierino di un liquore tipico al bar dell'albergo.
Infine ci infiliamo assieme sotto le coperte.


Ottavo giorno, 4 gennaio 2020: Valencia - Bologna

Lasciato l'albergo ci dirigiamo verso l'aeroporto e il deposito della Hertz per riconsegnare l'auto, cosa che si rivelerà più complicato del previsto a causa delle scarse e approssimative indicazioni stradali.
Una volta saliti in aereo ci troviamo ad avere gli stessi problemi per i posti che avevamo avuto all'andata e anche se ce lo aspettavamo è stata comunque una seccatura non da poco. Seccatura che non deve essere stata soltanto nostra, dato che un ragazzo piuttosto alto, a causa dei posti stretti, ha fatto tutto il viaggio con le ginocchia in gola, salvo ogni tanto riuscire a distendere le gambe lungo il corridoio.
Pranzo in volo con un panino di pessima qualità e caffè bollente.
Quattro chiacchiere con una coppia di ragazzi toscani che si erano concessi una toccata e fuga super economica a Valencia.
Una volta atterrati a Bologna corriamo a prendere la navetta che ci avrebbe dovuto portare a casa, ma questa ci parte sotto il naso; per evitare di dover aspettare un'ora per quella successiva, prendiamo un taxi.
Arrivati a casa, troviamo ad aspettarci la mamma e la sorella di Chiara che come ulteriore sorpresa avevano anche fatto un po' di pulizia e ordine.
Poi, nel tardo pomeriggio, il nonno ci ha riportato le bimbe, che felici e sorridenti ci hanno gettato le braccia al collo e non volevano più staccarsi da noi.


Conclusioni:

Viaggio non privo di difficoltà e imprevisti, ma che siamo riusciti a goderci e che ci ha affascinato molto e soprattutto che era necessario per avere del tempo tutto per noi come coppia. Un viaggio sicuramente da rifare in modo da vedere quello, che per un motivo o l'altro, ci siamo persi, con più calma e attenzione, ma che sono felice per quello che ci ha permesso di vedere e per aver passato del tempo da solo con Chiara, come marito e moglie.




mercoledì 25 dicembre 2019

Caro Babbo Natale ti scrivo




Caro Babbo Natale,
probabilmente l'ultima volta che ti ho scritto, la mia età anagrafica non aveva raggiunto le due cifre, ma ora, dopo tanto tempo, ho pensato fosse tornato il momento di riprendere carta e penna o meglio, tastiera e video e inviarti questa lettera che hai tra le mani.
Buffo, no? A quarantaquattro anni dovrei sapere che tu non esisti, ma poi, chi lo dice che sia così?
In realtà io credo ancora in te, forse perché ho ancora, anche se un po' più nascosto, uno spirito fanciullesco; credo nella magia, nei sogni e nelle favole.
Del resto se la religione ci insegna a credere in un Dio invisibile e onnipotente in grado di ridare la vista ad un cieco e di trasformare l'acqua in vino; allora perché non credere in un vecchio corpulento che porta doni e gioia in tutto in ogni angolo della terra?
Okay, okay, se tirassi fuori il mio lato cinico e realista dovrei avere seri dubbi sull'esistenza di entrambi, dato come stanno andando le cose in giro per il mondo, ma non è questo il momento.
Parliamo invece dell'anno che sta per finire e alla fine ti lascerò le mie richieste per il prossimo.
Com'è normale che sia, quest'anno è stato fatto di alti e bassi: la prima cosa da ricordare è sicuramente il matrimonio con Chiara; l'organizzazione è stato piuttosto impegnativa e faticosa, ma alla fine la festa è riuscita benissimo, è stata un splendida giornata e credo che siamo stati tutti, sposi e invitati, molto contenti. E di questo ti ringrazio.
In tutto ciò, la nota negativa è che purtroppo, per ora, la nostra continua a essere una relazione a distanza e questo ferisce entrambi.
Le bimbe continuano a crescere, ora camminano (abbastanza) bene entrambe, anzi corrono, si arrampicano e bisogna avere mille occhi per stare attenti che non si facciano male. Non parlano ancora bene, ma conoscono un sacco di paroline e tante continuano a impararne. Vederle fare progressi ogni giorno è una cosa meravigliosa.
In generale la salute va bene, c'è stata qualche piccola magagna, ma al momento l'abbiamo superata.
In conclusione posso ritenermi soddisfatto di quest'anno, anche se non ho ricevuto tutto quello che speravo e nonostante un po' di stanchezza, alla fine non posso che ringraziarti per tutte le cose positive che ci sono state.
Passiamo ora alle richieste di quest'anno (devi decidere tu se sono meritevole di riceverle oppure no, probabilmente a volte avrei potuto essere un po più bravo, ma altre sono stato decisamente buono dunque le cose si compensano, giusto?): come sempre ti chiedo salute e serenità per la me, la mia famiglia e le persone a me care. Lo so, è una cosa che tutti ti chiedono, ma se non ci sono quelle, non avrebbe senso che ti chiedessi altre cose, non trovi?
Ti chiedo poi un lavoro a Bologna, così posso trasferirmi stabilmente dalla mia famiglia. Durante la settimana mi mancano tremendamente tutti e conto sempre i giorni che mancano per rivederli.
Se poi volessi farmi vincere una piccola somma di denaro, la cosa non mi farebbe schifo. Lo so, è una richiesta decisamente venale, ma un aiuto economico andrebbe a rafforzare, almeno temporaneamente, quella serenità di cui sopra.
Ho come l'impressione di star dimenticando di scriverti qualcosa, ma forse era una bugia...
Il mio regalo per te è questa canzone che ti lascio qui sotto, spero tu gradisca. Buon Natale!



mercoledì 11 dicembre 2019

Cattivi bambini

I bambini, simbolo di candore e purezza per antonomasia.
Ma non sempre le cose stanno così come sembra e come nella vita, anche il cinema ci ha insegnato che i bambini possono essere cattivi, disturbati e pericolosi e quando ci capita di incontrarli rimaniamo interdetti e non sappiamo come comportarci.
Ecco dunque dieci titoli (di alcuni di questi ne ho già parlato in post singoli e più completi) in cui il male ha assunto le sembianze della dolcezza e dell'innocenza:

IL VILLAGGIO DEI DANNATI (1960)

Un villaggio inglese rimane improvvisamente isolato per alcune ore; tutti i suoi abitanti cadono in una sorta di torpore perdendo i sensi e ciò accade anche a chiunque tenti di avvicinarsi  al paese.
Quando lo strano fenomeno è passato, si scopre che tutte le donne fertili sono incinte, anche quelle caste o senza compagno.
Alla nascita tutti i bambini mostrano subito caratteristiche fisiche e intellettive simili tra loro, hanno un forte senso del gruppo, isolandosi dagli altri bambini, e tendono a nascondere i propri sentimenti.
Inoltre questi dimostrano di avere delle straordinarie capacità mentali con le quali leggono la mente degli altri e influenzano l'altrui volontà.
Si scopre così che in realtà questi bambini non sono altro che una nuova razza aliena e che con i loro poteri leggono e controllano la mente umana e causando il suicidio di coloro che li minacciano.
Quando si viene a sapere che in altre parti del mondo sono avvenuti fatti simili e che ovunque i bambini sono stati uccisi, gli abitanti del villaggio affidano i ragazzi al padre di uno di loro, ma quando costui capisce la pericolosità di questi esseri, li attira in una trappola.
Film di fantascienza, tratto dal romanzo "I figli dell'invasione" (1957) di John Wyndham, ha avuto un sequel "La stirpe dei dannati" (1963) e un remake nel 1995 diretto da John Carpenter.
Costato solo 300.000 dollari, la pellicola ne ha incassati più di 5 milioni. Girato con mestiere da Wolf Rilla il film riesce a creare una tensione sempre più crescente, con vaghi riferimenti al nazismo ebbe un grosso successo grazie anche al periodo in cui uscì, dato che in quegli anni si cominciava a parlare della pillola anticoncezionale e di studio sui poteri ESP.
Un piccolo capolavoro.





IL PRESAGIO (1976)

Il figlio di Robert Thorn, diplomatico statunitense a Roma, nasce morto alle 6 del 6 giugno. Pur di alleviare le sofferenze della moglie, l'uomo accetta la proposta di alcuni prelati e decide di sostituire il bambino con un altro nato nello stesso momento, ma la cui madre è morta dandolo alla luce.
Sei anni più tardi, nel giorno del compleanno del piccolo Demian, cominciano a verificarsi una serie di sanguinosi eventi che porteranno alla morte di diverse persone, tra cui la stessa madre del bambino, rimasta nuovamente incinta e un prete che conosceva la verità sul passato di Demian e che stava tentando di avvertire Robert su questi orribili segreti.
Indagando su quei terribili eventi, Robert scopre che Demian è in realtà l'Anticristo, il figlio del demonio. Inizialmente titubante e restio ad uccidere un bambino, in seguito ad altre morti ed incidenti, l'uomo capisce che l'unica soluzione è sopprimere il proprio figlio, ma quando è sul punto di pugnalarlo viene ucciso da alcuni poliziotti.
Richard Donner dirige un film forse non perfetto, ma che riesce a disturbare e inquietare ancora oggi.
La pellicola ha avuto tre sequel, un remake e una serie televisiva.
Il film è anche noto per alcuni strani incidenti avvenuti dentro e fuori dal set durante la lavorazione del film, tanto che c'è chi crede sia un film maledetto.




GRANO ROSSO SANGUE (1984)

Una coppia in crisi sta attraversando le strade del Nebraska e per errore investe un ragazzo, che in realtà risulterà essere morto prima dell'impatto con la loro auto. I due si metteranno in cerca di aiuto e giungeranno nella cittadina di Gatlin che però risulterà deserta. Presto la coppia scoprirà che tutti gli adulti sono stati sterminati dai ragazzini del luogo e che loro sono le prossime vittime disegnate come sacrificio di un fantomatico dio chiamato "Colui che cammina nel grano".
Tratto dal racconto "I figli del grano" contenuto nella raccolta di racconti "A volte ritornano", la pellicola ha avuto un enorme successo di pubblico, nonostante le critiche mosse dallo stesso King e dalla maggior parte della critica.
Tale successo ha portato a nove tra sequel e remake.
Nonostante le numerose differenze dal racconto, il film risulta essere un godibile e interessante horror tipico degli anni 80.
Va ricordato che la protagonista femminile è Linda Hamilton che sarebbe divenuta celebre poco tempo più tardi grazie alla saga di Terminator.




CHI E' L'ALTRO? (1972)

Il piccolo Niles vive con la madre e con la nonna in una fattoria del Connecticut e proprio quest'ultima insegna al bambino a usare le sue facoltà per imparare a identificarsi con le creature della natura, animali e umane. Tuttavia il ragazzino rifiuta di credere alla morte del proprio gemello e a lui attribuisce la colpa di alcuni omicidi avvenuti nei dintorni. In realtà Niles nasconde un orribile segreto.
Film diretto molto bene da Robert Mulligan ("Il buio oltre la siepe") fa dell'ambiguità la sua forza e che nonostante qualche alto e basso, ti tiene col fiato sospeso fino al sorprendente finale.
Per certi versi (il rapporto con la natura e la ruralità, la serie di omicidi inspiegabili...) il film ricorda il più recente "Riflessi sulla pelle", altro film in cui troviamo un bambino dalla personalità disturbata.




L'INNOCENZA DEL DIAVOLO  (1993)

Mark (Elijah Wood) ha recentemente perso la madre, morta a causa di un cancro e vive con difficoltà questo lutto.
A causa di un viaggio d'affari, il padre deve mandare Mark dagli zii Wallace e Susan i quali hanno due figli: Henry (Macaulay Culkin) della stessa età di Mark e la piccola Connie. Inoltre hanno da poco perso il figlio più piccolo per un incidente domestico.
Ben presto Mark si renderà conto che il cugino, sotto l'aspetto da bravo ragazzino, nasconde in realtà un animo malvagio, sociopatico e violento, ma nonostante i numerosi tentativi di smascherarlo, nessuno gli crederà. Soltanto alla fine Susan scoprirà la vera natura di Henry e in uno scontro sulla scogliera sarà costretta a scegliere se salvare Mark o il proprio figlio.
Lontano dall'essere un capolavoro, il film risulta interessante per almeno un paio di motivi: il dilemma morale del finale, in cui un genitore deve scegliere se salvare il proprio figlio, che sa essere malvagio e responsabile di atti orribili, ma al verso il quale prova comunque un sincero amore, oppure il nipote buono, ma per il quale non sente lo stesso tipo di affetto; e per il fatto che lo psicotico Henry sia stato interpretato da Macaulay Culkin divenuto celebre per il ruolo del pestifero, ma simpativo Kevin McCallister nei due "Mamma ho perso l'aereo"




IL SIGNORE DELLE MOSCHE (1963)

In fuga dalla città in guerra, un aereo che trasporta alcuni ragazzini precipita nei pressi di un'isola deserta. In attesa dell'arrivo dei soccorsi, i piccoli naufraghi tenteranno di sopravvivere in quell'ambiente ostile, ma se inizialmente le cose sembrano funzionare andare per il meglio, presto il gruppo si spaccherà in due e le ostilità tra le due fazioni porterà a scontri sempre più duri e cruenti e solo l'arrivo dei soccorsi fermerà quello che è diventato un gioco al massacro.
Tratto dall'omonimo romanzo di William Golding, il film ne ricalca fedelmente lo spirito mettendo in scena una sorta di allegoria sulla malvagità umana, dato che l'autore pensava che l'uomo è cattivo per natura e a dimostrazione della sua tesi ha scelto, per il suo romanzo, dei bambini come protagonisti, solitamente simbolo di innocenza e purezza, ma che messi nel giusto contesto sono capacità della stessa malvagità di un adulto il cui spirito è stato guastato dal tempo e dalla società.




LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO (2007)

David ha dodici anni e passa le sue giornata a giocare con gli amici o in riva al fiume dove un giorno incontra la sedicenne Meg che assieme alla sorella minore da qualche giorno si è trasferita, dopo essere rimasta orfana, da una loro lontana parente, vicina di casa della famiglia di David.
Ben presto Ruth, questo il nome della donna, rivelerà tutto il suo sadismo nei confronti delle due sorelle, prima con qualche semplice umiliazione, poi riservando loro violenze fisiche e psicologiche, violenze alle quali partecipano anche i figli della donna e altri ragazzini del vicinato. David sarà testimone muto di quei segreti diviso tra il timore reverenziale verso la donna e il senso di colpa nei confronti di Meg.
Tratto dal romanzo omonimo di Jack Ketchum che si ispira a sua volta a fatti realmente accaduti, il film è uno spaccato di quell'America rurale e chiusa da cui ogni tanto emergono sanguinosi fatti di cronaca. Un film è duro e atroce proprio perché, in questo caso, l'orrore non viene da vampiri o lupi mannari, ma da veri esseri umani che possono essere i vicini di casa di chiunque di noi e tra questi ci sono anche dei ragazzini.




IL GIGLIO NERO (1956)

Rhoda è una graziosa bambina di otto anni, sempre educata e dall'aspetto impeccabile, ma in realtà nasconde un terribile segreto. Dopo essere tornata a casa da una festa campestre in cui è morto un suo compagno di scuola, la bambina non dimostra nessun turbamento e nessuna forma di empatia, anzi sembra aver trovato la cosa emozionante. Preoccupata dalla scoperta di questo lato del carattere di sua figlia, la madre tenterà di scoprire qualcosa di più su quanto accaduto, ma finirà con l'accorgersi di quanto, in realà, sia perversa Rhoda.
All'uscita nelle sale, questo film sorprese e sconvolse un'America perbenista, mettendola di fronte a scomode verità, come il fatto che il male può nascondersi ovunque, anche dietro al sorriso innocente di un bambino.
La pellicola ha un taglio teatrale (difatti è tratta da una pièce teatrale a sua volta ispirata al romanzo "The Bad Seed" di William March) ed è ambientata quasi interamente in unica location e funziona soprattutto alla bravura degli attori e ai dialoghi che devono raccontare quello che il regista non ci mostra direttamente.




MA COME SI PUO' UCCIDERE UN BAMBINO? (1976)

Tom ed Evelyn sono una coppia di turisti inglesi in vacanza nel Mediterraneo che decidono di visitare l'isola di Almanzora. Al loro arrivo però notano qualcosa di strano e sinistro, in giro non c'è nessun adulto e il villaggio sembra essere completamente deserto. In giro si vedono soltanto bambini che li guardano in maniera sospetta. I due protagonisti scopriranno così che, forse in preda ad un attacco di follia, i bambini si sono ribellati agli adulti uccidendoli tutti e facendo scempio dei cadaveri.
Salvarsi non sarà facile come sembra perché per quanto malvagio e pericoloso "ma come si può uccidere un bambino?"
Horror iberico girato completamente alla luce del sole che crea disagio e disturbo per il tipo di messaggio che vuole mandare.
La pellicola si apre con immagini di repertorio di poveri villaggi africani e delle guerre nel sud est asiatico così a mostrarci come l'uomo sia stato in grado di fare del male agli esseri più indifesi e innocenti e così il regista ci mostra una sorta di vendetta dei bambini nei confronti degli adulti, ma nonostante i cattivi siano i bambini, non li vediamo mai come degli esseri puramente malvagi e sanguinari, ma come dei ragazzini intenti a giocare e divertirsi.





GOODNIGHT MOMMY (2014)

Lukas ed Elias sono due gemellini di dieci anni che vivono in splendida quanto glaciale villa nella campagna austriaca. Qui passano le giornate a rincorrersi tra i filari di grano, facendo il bagno in un bel laghetto o facendo la lotta tra i verdi campi davanti casa. Quando finalmente la loro madre ritorna a casa, dopo un'operazione di chirurgia estetica, con il volto interamente coperto di bende, i due bambini sospettano che in realtà lei non sia chi dice di essere, ma all'interno del piccolo nucleo famigliare ci sono altri segreti che porteranno ad una spirarle di follia e violenza, fino al drammatico quanto inevitabile finale.
Il cinema dei due registi, di cui anche Michael Haneke è uno degli esponenti, è fatto di lunghe attese che poi esplodono in una violenza sempre più forte e disturbante. In questo caso c'è una prima fase in cui sembra di assistere ad una specie di caccia al topo, ma con i ruoli che costantemente si invertono per poi passare, man mano che ci si avvia verso il finale, ad una fase più violenta in cui nulla è risparmiato.
Bravi i due piccoli protagonisti che scelti per il loro aspetto innocente e rassicurante, risultano essere inquietanti ed emanare un'aura di mistero e tensione.



Si conclude qui il viaggio tra i film che vedono protagonisti bambini cattivi e perversi, ma dato che sul tema sono state girate tante altre pellicole, appena possibile tornerò sull'argomento con nuovi titoli.









mercoledì 20 novembre 2019

Essere blogger alle soglie del 2020

Ringrazio l'amico Pirkaf del blog Frammenti e Tormenti per l'invito a partecipare a questo nuovo tag a cui rispondo, e di questo mi scuso, con notevole ritardo.
Ma ora cominciamo:




QUALI SONO LE RAGIONI CHE TI HANNO SPINTO AD APRIRE UN BLOG?

Semplicemente perché mi piace scrivere. Come ho già avuto modo di raccontare, questo blog ha origini lontane; prima c'è stato Spritz.it che usavo più che altro per cazzeggiare, poi sono passato a Splinder che usavo come un diario personale, di cui mi piacerebbe recuperare le folli storie che mi capitavano in albergo a quei tempi, infine, dopo un lungo silenzio dovuto alla mia pigrizia e alla chiusura della piattaforma, ho deciso di approdare qui su Blogger, cercando di scrivere in maniera più tematica, ma concedendomi qualche off-topic e qualche sfogo personale.
Come dice il sottotitolo al mio blog "Pensieri, racconti, recensioni, idee...tutto quanto mi passa per la mente"


COME NASCE L'IDEA DENTRO I TUOI POST?

Nasce da film visti, libri o fumetti letti, da ricordi improvvisi, da curiosità che mi passano per la mente, cose che elaboro per un po' e se alla fine ritengo abbastanza valida l'idea studio il modo per pubblicarla. Ho recentemente iniziato a usare un quaderno per appuntare le idee per i post, ma mi capita ancora che le illuminazioni mi vengano nei momenti più strani, mentre sto registrando i clienti al lavoro, o mentre sono in viaggio in auto o sotto la doccia. Qualche volta queste sono diventate post altre volte invece si sono perse nei meandri della mia psiche senza trovare più via d'uscita.




QUALI MEZZI USI PER IL BLOGGING?

Salvo rarissime eccezioni uso il pc portatile, solo sporadicamente ho usato lo smartphone o il tablet, forse un paio di volte il pc fisso dell'hotel. Come dicevo nel punto precedente, da qualche tempo uso un quaderno per prendere gli appunti e fissare le idee.


QUANTO IMPIEGHI PER UN POST E COME LO INSERISCI NEL TUO TEMPO LIBERO?

Dipende...Prima mi deve venire l'idea giusta, poi la elaboro mentalmente per un po', quindi cerco informazioni e confronti online, a questo punto metto tutto assieme e comincio a buttare giù il testo; solo questa fase richiede un bel po' di tempo perché cerco di essere grammaticalmente e sintatticamente corretto, onde per cui ho sempre il vocabolario dei sinonimi sotto mano. Poi c'è la ricerca delle immagini e di eventuali link. Il tutto richiede dalle due alle tre ore, ma talvolta ho impiegato anche mezza giornata di tempo. L'unica cosa a cui, mea culpa, dedico poco tempo è la revisione del testo.
Non pubblico con la costanza che vorrei, ma non me ne faccio un cruccio.


QUAL E' IL TUO RAPPORTO CON I SOCIAL NETWORK E COME SONO LEGATI AL TUO BLOG?

Diciamo che c'è un rapporto di amore/odio...Uso soprattutto Facebook, ma meno di qualche anno fa, c'è troppa gente che lo usa per veicolare odio e fake news. Instgram lo uso per quello che doveva essere il suo scopo iniziale, pubblicare fotografie "artistiche" fatte da me. Da poco ho cominciato a usare Twitter per dare voce al polemico che è in me.
Su Facebook ho una pagina legata direttamente al blog che poi condivido sulla mia bacheca o in alcuni gruppi.




VEDI QUESTA CRISI DEL BLOGGING IN PRIMA PERSONA, TANTO DA AVER AVUTO LA TENTAZIONE DI TRASFERIRTI IN PIANTA STABILE SUI SOCIAL?

Indubbiamente un po' di crisi c'è, ma questo soprattutto per quei blog che venivano usati come diario personale o come luogo per dire la propria sulle notizie di ogni giorno, cosa che ormai si è spostata sui social che regalano una maggiore e più veloce visibilità.
Per quanto riguarda i blog tematici invece, non vedo tutta questa crisi, anzi. Io del resto ho accantonato in parte proprio i social network perché il blog mi da possibilità di scrivere in maniera più ampia, approfondita e soprattutto più libera, senza tutte le limitazioni che FB o Instagram impongono ai propri utenti.


Beh, ora che ho risposto a tutte le domande in teoria dovrei nominare qualcuno per continuare il tag, ma un po' perché io stesso sono in ritardo nel rispondere all'invito di Pirkaf, un po' perché non ne ho molta voglia, non nomino nessuno in particolare, ma invito chiunque voglia a partecipare e a  rispondere alle sopracitate domande.