mercoledì 22 luglio 2020

Ciao papà

Esattamente due mesi fa ci lasciava mio papà.
E' stato un brutto colpo, nonostante già da diversi mesi sapessimo che il decorso della malattia non avrebbe lasciato speranze. A causa del lockdown, dovuto al COVID 19, io sono rimasto bloccato a Bologna, assieme alla mia famiglia, e se ciò mi ha fatto piacere, perché non ho mai passato tanto tempo consecutivo accanto a Chiara e alle bimbe, d'altro canto non ho potuto stare vicino a mio papà negli ultimi suoi giorni di vita. 
Durante tutto quel periodo sono riuscito a tornare a casa solo un paio di volte e l'ultima lui ha sempre dormito e non credo si sia nemmeno reso conto che ero lì.
Quando, a fine febbraio, l'Italia si è bloccata, mio papà si muoveva ancora, non molto, ma ancora era in grado di arrangiarsi per i piccoli mestieri di casa, poi è andato piano, piano spegnendosi, bloccato a letto, costretto a nutrirsi con flebo, seguito soprattutto da mia zia e mio fratello.
Lui, però, non ha mai perso il buonumore che lo caratterizzava, fino a quando ha potuto essere cosciente, sorrideva e faceva sorridere la gente che veniva a trovarlo.
Il 22 maggio ha esalato il suo ultimo respiro e qualche giorno dopo c'è stato il funerale.
A me sembra ancora impossibile, sebbene fossi preparato a quanto accaduto. La casa, qui a Padova, è così vuota ora; anche se non ci parlavamo molto, soprattutto per colpa del mio carattere chiuso, ci volevamo molto bene, lo so, sembra una banalità dirlo, ma credo sia necessario, almeno per me.
Quando tornavo a casa da Bologna, lo chiamavo per dirgli che ero partito e poi la mattina dopo, di ritorno dal lavoro lo trovavo lì, che in qualche modo mi aspettava. Ora non ci sarà più nessuno ad aspettarmi qui.
Potrei stare qui a raccontare quanti e quali sacrifici abbia fatto per la sua famiglia, di quanto amasse mia mamma e i suoi figli, di quanto gli sia debitore, ma sarebbe mai abbastanza.
Posso solo sperare di portare avanti i suoi insegnamenti e di trasmetterli alle mie figlie e di essere un papà bravo, anche solo la metà di quello che è stato lui.
Ciao papà, saluta la mamma, vi voglio bene.


Sailing down behind the sun
Waiting for my prince to come
Praying for the healing rain
To restore my soul again
Just a toe rag on the run
How did I get here?
What have I done?
When will all my hopes arise?
How will I know him?
When I look in my father's eyes
My father's eyes
When I look in my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
Then the light begins to shine
And I hear those ancient lullabies
And as I watch this seedling grow
Feel my heart start to overflow
Where do I find the words to say?
How do I teach him?
What do we play?
Bit by bit, I've realized
That's when I need them
That's when I need my father's eyes
My father's eyes
That's when I need my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes (yeah)
Then the jagged edge appears
Through the distant clouds of tears
I'm like a bridge that was washed away
My foundations were made of clay
As my soul slides down to die
How could I lose him?
What did I try?
Bit by bit, I've realized
That he was here with me
And I looked into my father's eyes
My father's eyes
I looked into my father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
My father's eyes (look into my father's eyes)
My father's eyes
I looked into my father's eyes (looked into my father's eyes)
My father's eyes
(Look into my father's eyes)
(Look into my father's eyes, yeah, yeah)

martedì 2 giugno 2020

Liebster Award (scoprendo nuovi blog)



Dopo mesi si silenzio (vi spiegherò, forse, in un altro post questa mia lunga assenza) grazie a Cassidy de La Bara Volante, che mi ha nominato per il Liebster Award 2020.
Dopo aver abbracciato virtualmente, con tanto di mascherina l'amico Cassidy, passo rapidamente a spiegare il regolamento:


  1. Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link al suo blog
  2. Rispondere alle undici (11) domande ricevute
  3. Nominare altri 5-11 blogger
  4. Fare altre undici (11) domande ai blogger nominati
  5. Avvisare i blogger che sono stati nominati
E adesso vediamo ai quesiti che mi sono stati posti:

1. Prodotti artistici o prodotti industriali? Arte di consumo o arte pura?

Perché scegliere? Il cinema è fatto sia di prodotti commerciali, sia di opere raffinate e se ne trovano di buoni e meno buoni in entrambi i casi (anche perché artistico non è sinonimo di "bello").
Il massimo sarebbe trovare un film commerciale, ma con un'anima autoriale. Difficile, ma non impossibile.


2. Ti senti più un tipo nordico o mediterraneo?


Un po' entrambe le cose. Amo la calma e l'ordine dei Paesi nordici, ma anche la gioia di vivere e la fantasia tipiche delle zone mediterranee. Amo la cucina mediterranea e le birre nordiche. In teoria sono un tipo tranquillo e quasi "inglese", ma sotto sotto ho le braci di un fuoco iberico. Diciamo che mi sento cittadino del mondo...banale, ma abbastanza calzante.




3. Preferisci le cose che si sentono o le cose che si vedono?


Difficile scegliere, ma credo che se costretto risponderei l'ultima opzione. Cinema, pittura, lettura sono alcune delle mie passioni e tutte richiedono l'uso della vista e poi non so quanto resisterei senza poter più vedere mia moglie e le mie bimbe...


4. Ti inondi nei social? Ti mantieni distante? Li rifiuti?

Sicuramente qualche tempo ne facevo un uso più assiduo, ora per diverse ragioni li seguo un po' meno e soprattutto per restare in contatto con gli amici dispersi per tutta Italia e per informarmi sulle novità cinematografiche, oltre naturalmente per pubblicizzare il mio blog.


5. Hai un criterio di organizzazione del blog?


Magari, io ci ho anche provato, ma ho la mente talmente disordinata che tentare un qualsiasi tipo di organizzazione è pura utopia. Anche se in realtà ho un quadernetto dove ho iniziato ad appuntare qualche idea e futuri progetti di post, ma anche in questo caso tutto è molto variabile.





6. Programmi molto i tuoi post o "pubblichi" a istinto quando capita?


Come dicevo al punto precedente, sono piuttosto disordinato mentalmente, per cui pubblico molto a caso, quando ho un po' di tempo (dato che comunque per scrivere anche un piccolo post mi ci vuole qualche ora), quando ho l'idea giusta, quando sono sicuro di poter scrivere qualcosa di buono...


7. Come ti approcci alle tematiche femministe?


Cerco di mettermi nei panni di una donna, provo a pensare cosa proverei io se facessi parte del'altra metà del cielo, ma naturalmente, per quanto mi sforzi, da maschietto, non riuscirò mai a capire del tutto l'universo femminile. A volte ne parlo con mia moglie o qualche amica e dopo un'attenta e ponderata valutazione torno a essere il solito sempliciotto XY.


8. Rapporto con la tv: la guardi? e se sì cosa guardi?


La guardo e forse pure troppo...Oltre a film e qualche vecchia serie tv, mi piacciono anche alcuni programmi di intrattenimento, documentari di vario genere, poco sport...L'informazione invece la cerco quasi esclusivamente on line, dato che i tg mi mettono di mal umore e li trovo fin troppo faziosi. Poi naturalmente, data la presenza di quattro minorenni in giro per caso, c'è una buona dose di cartoni animati.





9. A livello musicale sei da oggetto (compri CD, vinili ecc.) o vivi bene anche i file?


Qualche tempo fa compravo spesso CD e ogni tanto qualche vinile, poi avendo cambiato interessi, sono passato ai file audio, Ora uso molto Spotify e soprattutto la radio quando sono in auto. Però se potessi comprerei un bel juke-box


10. Ti consideri un eterno bambino o preferisci essere adulto?


Ho quasi quarantacinque anni, una moglie, due figlie e due figliastri e sto facendo del mio meglio per comportarmi da adulto responsabile, ma se guardate nell'enciclopedia, alla voce "sindrome di Peter Pan" ci troverete la mia fotografia.


11. Sei ordinato o disordinato? Riesci a spiegare la tua posizione in proposito?


Come ho già ripetuto spesso qui, per alcune cose sono piuttosto disordinato, ma per altre sarei metodico al limite dell'ossessione, peccato che con tutto il trambusto che c'è in casa alla fine a vincere è sempre il disordine.

Aggiornamento: anche la simpatica Arwen de La fabbrica dei sogni mi ha nominato per lo stesso premio-tag. La ringrazio tantissimo e rispondo qui sotto alle sue domande:



1. A che età hai capito di essere cinefilo seriamente?
Relativamente tardi, verso i 15/16 anni. Anche prima mi piacevano i film e ne avevo visti anche di "impegnati" e d'autore, ma solo quando ho cominciato ad interessarmi alle pellicole tratte dai libri che leggevo ho ampliato i miei interessi cinefili e da lì è stato come le tessere del domino che cadono una dopo l'altra.


2. Perché hai aperto il tuo blog e cosa vuoi segnalare?

Ho aperto il blog perché mi piace scrivere e ne ho bisogno, vorrei far sentire il mio pensiero soprattutto in ambito cinematografico, ma non solo, dato che credo di avere, almeno talvolta, idee e posizioni abbastanza originali. Tuttavia credo che scriverei anche se non avessi nessuno che mi legge. Certo avere qualcuno con cui confrontarsi è sempre piacevole.


3. Cosa mangiucchi o bevi quando guardi un film o una serie tv?
Boh, dipende dall'orario, diciamo che per un film serale di solito stuzzico patatine e birra.


4. Parliamo di musica, preferisci CD o vinili?

Mi piacciono entrambi, il cd è più pratico e ha sicuramente un suono più pulito, ma il suono caldo del vinile, anche se con qualche fruscio, ha un qualcosa di magico.


5. Quanti soldi spendi per la tua collezione cinefila o musicofila?

Fino a prima di avere una famiglia spendevo circa cento euro al mese, ora non saprei dire, ma compro DVD solo di rado.


6. La tua casa è strapiena di dvd/blu ray o cd?

A Padova ho circa un migliaio di DVD e qualche decina di CD, mentre a Bologna ho ancora poca roba, dato che lo spazio è alquanto esiguo, ma appena riesco a sistemare un po' ci porterò tutta la mia collezione.


7. Come preferisci guardare film al cinema, in streaming o alla tv con il tuo impiantino e la tua collezioncina?


Partiamo col dire che da un punto di vista tecnico, un film visto al cinema, in un buona sala, non ha paragoni con nulla; poi però ci sono altre cose da mettere in conto, come la comodità e la tranquillità di casa. Non ho un gran impianto o una gran tv per cui mi accontento del mio pc, ma che mi consente di potermi portare i film che mi interessano un po' ovunque.


8. Partiamo di libri? L'ultimo che hai acquistato e perché?

Circa un mesetto fa ho comprato "La Principessa Sposa", romanzo dal quale è tratto il film "La Storia Fantastica"; comprato come regalo per mia moglie (anche se poi, probabilmente, leggerò anch'io).


9. Quali sono i giovani registi che preferisci e che potrebbero in futuro diventare grandi?

Purtroppo da qualche anno ho meno tempo per seguire i nuovi talenti e devo recuperare tanti film per dare un risposta più completa, ma per quel che ho potuto vedere fin'ora questi alcuni dei nuovi talenti che con le loro opere mi hanno conquistato:

Duncan Jones ("Moon" - "Source Code")
Ari Aster ("Ereditary - Le radici del male")
Ryan Coogler ("Creed" - "Black Panther")
...
...
...


10. Con la pandemia CONVID-19 hai ampliato la tua cultura cinematografica?

No, anzi...Con due figlie di due anni a cui badare, la casa da sistemare, burocrazia modificata, vita di coppia e quant'altro, il tempo da dedicare al cinema è pochissimo, spero di recuperare in futuro.


11. Cosa preferisci ristorante tradizionale o fast food?

Ristorante tradizione sicuramente, magari qualcosa di etnico.



Passo ora alle nomination:

Chi scrive non muore mai
Moz O'Clock
Frammenti e Tormenti

Amici animali
Il bazar del calcio


Ce ne sarebbe tanti altri di blog da segnalare, e spero che i miei amici non se la prendano, ma non potendo nominarli tutti, ho fatto una piccola scelta. Comunque chiunque può accodarsi e partecipare al tag.

Ecco le domande alle quale dovete rispondere, domande scritte in tutta fretta dunque un po' cazzone, abbiate pietà:


  1. Vinci una cifra tale che ti permetterebbe di non lavorare mai più, cosa faresti?
  2. A quale persona del passato, famosa o meno, chiederesti un consiglio e cosa gli chiederesti?
  3. Sei credente o no? Cosa ne pensi delle religioni?
  4. Cosa potrebbe farti commettere un delitto?
  5. Hai fiducia nell'essere umano, pensi che siamo sostanzialmente buoni o che siamo nati per farci del male?
  6. In che momento hai capito di essere diventato grande?
  7. Se potessi eliminare un solo programma televisivo, quale elimineresti e perché?
  8. Il finale di quale film vorreste cambiare e in che modo lo fareste?
  9. Ti svegli una mattina e scopri di essere immortale. Ciò cambierebbe la tua vita? Cosa faresti da lì in poi?
  10. Domanda un po' "macabra": quale canzone vorresti fosse suonata al tuo funerale?
  11. Qual è la cosa più cattiva che avete fatto per interesse personale?
Bene, questo è tutto per ora, spero di non far passare ancora tanto tempo per il prossimo post, in ogni caso a rileggerci presto.


mercoledì 19 febbraio 2020

I telefilm dimenticati (5) - La Gang degli Orsi

Il baseball è lo sport nazionale americano ed è stato al centro di diverse trame cinematografiche. Tra i numerosi titoli, uno dei più popolari è stato Che botte se incontri gli "Orsi" (The Bad News Bears) del 1976 che aveva come protagonisti Walter Matthau e Tatum O'Neal.
Il film racconta dell'ex giocatore Morris Buttermaker (Matthau), che diventato un allenatore alcolizzato, viene reclutato per addestrare una squadra della lega giovanile, ma soltanto quando nel club entrerà a far parte la lanciatrice Amanda Whurlizer (Tatum O'Neal), la scapestrata squadra comincerà a vincere partita dopo partita.




Grazie al successo della pellicola, verranno realizzati due sequel di minor successo (Gli Orsi interrompono gli allenamenti e Gli Orsi vanno in Giappone) e nel 1979 di una serie tv.
Nel ruolo che fu di Matthau c'è Jack Warden, che qui diventa un ex addetto alle pulizie di una piscina, che per evitare la prigione accetta di allenare la mal assortita squadra di baseball degli Orsi.



La Gang degli Orsi fu prodotta dalla CBS per un totale di 26 episodi, di cui 23 della prima stagione e tre della seconda, poi interrotta a causa dei bassi ascolti. Ciò fu dovuto sia per una trama meno avvincente rispetto al film e più incentrata sulla commedia che sugli aspetti drammatici, sia per il continuo cambio di orari nel palinsesto televisivo.



La serie arrivò per un breve periodo anche in Italia nel 1980, trasmessa in emittenti locali.
Tra il cast, nel ruolo del piccolo Regi, c'era Corey Feldman, futura star di film per ragazzi come I Goonies, I Gremlins, Stand by me e molti altri.
Altra cosa da segnalare è che come sigla del telefilm è stata usata l'aria Toreador de La Carmen di Bizet.

Fonti: Wikipedia e Serietv draconia

martedì 4 febbraio 2020

Perché Sanremo è Sanremo (e non tutto è da buttare)

Stasera inizia il Festival di Sanremo, trasmissione che,nel corso degli anni ha spesso portato a discussioni, critiche e polemiche. Io, come sempre, lo seguirò in maniera distratta con la speranza (troppo spesso vana) che ci sia qualche canzone che soddisfi i miei padiglioni auricolari.
Qui di seguito andrò a riproporre alcuni momenti del passato che ritengo degni di essere ricordati, al di là della classifica finale.

Buon ascolto.

Un'avventura - Lucio Battisti


Perchè Battisti è Battisti, qui alla sua prima e unica partecipazione al Festival come concorrente.
In coppia con Lucio (in quegli anni ogni canzone veniva presentata da due interpreti) c'era il grande Wilson Pikett.


Radio Ga Ga - Queen


Tra gli ospiti internazionali di quell'anno, un posto d'onore lo ebbero i Queen che sull'onda del successo del brano Radio Ga Ga, arrivarono anche in Italia. Tuttavia non mancarono le polemiche poiché la Rai impose ai suoi ospiti l'uso del playback; Freddie Mercury che avrebbe voluto esibirsi dal vivo, per protesta per quasi tutta l'esibizione tenne il microfono lontano dalla bocca, rendendo così evidente l'avvilente trucco voluto dagli organizzatori.


Grande Joe
- Banco del Mutuo Soccorso



Nell'anno (il 1985) del clamoroso successo di Luis Miguel col brano "Noi, ragazzi di oggi", anche il Banco di Mutuo Soccorso, una delle band italiane più famose (assieme a PFM, Area e Orme) nel panorama prog. nazionale e internazionale.
Qui la band si allontana ulteriormente dalle sonorità progressive degli album degli anni settanta, in un percorso iniziato con i primi due album degli anni 80, puntando su brani più semplici e diretti, ma sempre di grande valore.


Almeno tu nell'universo
- Mia Martini


Il 1989 vede il ritorno al successo e alle esibizioni pubbliche di Mia Martini che, a causa di maldicenze sul fatto che lei portasse sfortuna, anni prima fu costretta a ritirarsi dalle scene.
Con questo splendido brano, scritto ben diciassette anni prima da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio, vinse più che giustamente il premio della critica, anche se nella classifica finale si classificò al nono posto dietro anche a Vasco di Jovanotti ed Esatto di Francesco Salvi (sic!)


Pitzinnos in sa gherra - Tazenda


Nell'anno precedente i Tazenda erano in gara assieme a Pierangelo Bertoli con la canzone "Spunta la luna dal monte" classificandosi al quinto posto; nel 1992 parteciparono da soli portando questo brano, che parla dei bambini vittime delle guerre, scritto e cantato in sardo logudorese, con una piccola collaborazione di Fabrizio De André.



Signor Tenente
- Giorgio Faletti





Nel 1994 erano ancora fresche nella mente di tutti le stragi di Capaci e di Via D'Amelio avvenute due anni prima e così la canzone di Giorgio Faletti, che racconta la vita dura di poliziotti e carabinieri, vista dal punto di vista di uno di loro, con riferimenti agli attentati del 1992, colpisce duramente il pubblico di Sanremo. Il brano, seppure più recitato che cantato, si classifica meritatamente al secondo posto e resterà uno dei momenti più alti della storia del Festival.


Sulla porta - Federico Salvatore


Nel 1996 piomba sul Festival, come un fulmine a ciel sereno, questo brano di Federico Salvatore che dato la tematica delicata, si può dire che abbia scosso non poco la kermesse. Parlare così esplicitamente di certi argomenti, specialmente in prima serata sul primo canale nazionale, era ancora qualcosa di tabù (o quasi), basti far caso a come Pippo Baudo presenta il brano, senza mai pronunciare le parole omosessualità, omosessuale o gay, una vera vergogna. Un brano che a mio avviso avrebbe meritato molto di più.


Papa Nero
- Pitura Freska


Un gruppo che canta in veneziano a Sanremo, incredibile, ma vero.
Una delle pochi brani del gruppo di Marghera che non fa riferimento al Venezia o al Veneto, ma che fa riferimento ad una delle profezie di Nostradamus che vuole che la fine del mondo sia anticipata dall'elezione di un Papa proveniente dall'Africa.

Chiudo qui la mia selezione di momenti storici di Sanremo, canzoni da menzionare ce ne sarebbero state molte altre, ma come sempre ho dovuto fare delle scelte. Se volete segnalarmi i brani che voi ricordate con più affetto la cosa mi farà molto piacere.
Buon Festival a tutti, anche a chi non perderà un minuto per seguirlo.





domenica 2 febbraio 2020

Dylan Dog 401: L'alba nera - Dylan è morto, Dylan è rinato

Dove eravamo rimasti? L'ultima volta che ho parlato di Dylan Dog è stato a gennaio dell'anno scorso con il numero 388, il secondo del "ciclo della meteora". La mia intenzione era quella di recensire questa serie, numero per numero, mese per mese, fino ad arrivare al tanto atteso nuovo inizio; cosa che per svariati motivi non sono riuscito a fare, chiudiamo dunque questa fase e ripartiamo da zero, anzi da 401.



Va detto, innanzitutto, che per quanto questo nuovo albo possa funzionare anche come numero a se stante, soprattutto per chi dovesse cominciare a leggere Dylan Dog solo ora, sarebbe meglio contestualizzarlo in un'ottica più ampia, cioè sia come nuova ripartenza dopo "l'apocalisse" dei numeri precedenti, sia come primo capitolo di un primo ciclo che porterà il personaggio e il mondo dylandoghiano a qualcosa di nuovo e diverso da quello che i lettori storici e nostalgici erano abituati.
Dunque, per un giudizio più obiettivo, sarebbe meglio aspettare per lo meno questi primi sei numeri del già annunciato mini ciclo.



"L'alba nera" è si un nuovo inizio, ma è anche una sorta di remake/reboot dello storico numero 1, "L'alba dei morti viventi", che riprende vecchi e nuovi personaggi con piccole, ma sostanziali differenze per caratterizzare il Dylan voluto da Roberto Recchioni.
Rivediamo dunque il caro vecchio Bloch, qui nel nuovo ruolo di soprintendente (che ironia no?), il misterioso Hamlin di Safarà, Xabaras, qui per ora come semplice spettatore, ma anche l'ispettore Carpenter e Rania con una storia e un passato leggermente diversi da come li avevamo lasciati nel numero 399, cosa che non mancherà di sorprendere i vecchi lettori. Infine abbiamo Gnaghi, personaggio che rimanda direttamente alle origini di Dylan Dog, ispirato a quel Francesco Dellamorte di Sclaviana memoria, protagonista del romanzo "Dellamorte Dellamore" e dell'omonimo film.
E Groucho? Beh, mi sa che per lui dovremmo aspettare per capire le scelte di Casa Bonelli.
Per quanto riguarda Dylan è sicuramente diverso da quello ideato da Sclavi (sembra più sicuro di sé ed è più chiacchierone), ma allo stesso tempo ne ricalca alcuni particolari (il citazionismo, l'essere un playboy...).



Come dicevo prima, è però presto per dare un già un giudizio sul personaggio, bisogna aspettare un po' e vedere come evolve.
La domanda fondamentale è invece un'altra: era necessaria questa nuova partenza?
Per quanto mi riguarda la risposta è nì. Sicuramente Dylan Dog aveva bisogno di una bella rinfrescata e di qualche novità, ma questo già da un bel po' tempo, direi ancora da prima che Recchioni ne prendesse la cura editoriale, ma se il cambiamento fosse stato più graduale probabilmente sarebbe stato accettato meglio anche dai lettori più tradizionalisti (o almeno da parte di essi) e avrebbe evitato alcune scelte e alcune storie che sono risultate un po' forzate e stonate.
Ora si può ripartire andando anche a riprendere alcune di quelle caratteristiche di cui molti hanno lamentato l'assenza da molti anni a oggi.



Prima di passare alle conclusioni non si può non fare due parole sull'aspetto tecnico-artistico dell'albo, che vede ai disegni il magnifico Corrado Roi. Splendide le sue tavole e perfette per la storia sceneggiata da Roberto Rercchioni, con i suoi chiaro scuri e le sue sfumature che ben delineano sia i personaggi che le scene d'azione.
Molto bella anche la copertina, disegnata come sempre da Gigi Cavenago e dai riflessi laminati, peccato per quel bollino blu che indica il nuovo inizio che poteva sicuramente essere indicato in maniera diversa.
Inoltre, i già più volte ricordati nostalgici, non potranno non apprezzare la terza pagina che rimanda alla stessa dei primissimi albi.



"L'alba nera" è, a mio avviso, un albo interessante, ben scritto e sceneggiato (non manca qualche stonatura, ma tutto sommato ci può stare) che può piacere sia ai vecchi appassionati, i quali rimarranno sicuramente sorpresi dal finale d'episodio, che sappiano però accettare i cambiamenti, ma anche a chi si avvicina ora alla lettura dell'Indagatore dell'incubo.
Per me dunque un albo pienamente promosso, sperando che mantenga le promesse e le premesse fin qui gettate.


venerdì 17 gennaio 2020

A Spanish Honeymoon

A due anni dalla nascita di Rosa e Grace, finalmente Chiara ed io siamo riusciti a prenderci una settimana tutta per noi e a fare il viaggio di nozze a lungo programmato e sognato.
Certo c'è stato qualche contrattempo, dovuto soprattutto alla mala organizzazione dell'agenzia alla quale ci siamo affidati, ma ci siamo comunque divertiti e rilassati e alla fine siamo stati molto contenti; ecco dunque un breve riassunto di questo tour in terra iberica:

Primo giorno, 28 dicembre 2019: Bologna - Barcellona


Dopo aver preparato le ultime cose abbiamo caricato le gemelle in auto e le abbiamo portate a casa dei nonni materni che ce le hanno tenute per tutta la settimana permettendoci di goderci la nostra meritata vacanza.
Quando le abbiamo salutate Grace pare essersi resa conto che non era come quando le lasciamo al nido, ma che c'era qualcosa di diverso e così ho visto il suo sorriso tramutarsi prima in stupore e poi scoppiare in un pianto inconsolabile mentre mi tendeva le braccia per essere presa in braccio. Credo che questa cosa non la scorderò mai.
Superato questo piccolo "dramma", siamo tornati a casa a recuperare le valigie.



Con la navetta siamo arrivati all'aeroporto e dopo un breve ritardo, finalmente siamo saliti in aereo dove abbiamo dovuto far fronte al primo imprevisto: in agenzia avevamo specificatamente richiesto dei posti comodi che permettessero a Chiara di allacciare le cinture senza troppi problemi, così hanno prenotato dei posti accanto alle uscite di sicurezza dove non era permesso usare la prolunga per la cintura e così abbiamo dovuto fare il viaggio in posti separati.
Arrivati a Barcellona andiamo a recuperare la nostra auto; ci viene data una bella cabrio con cambio automatico, ma che non vuole decidersi a partire, per cui torno indietro e me la faccio cambiare con un'altra, forse meno "figa", ma sicuramente molto comoda e spaziosa.



Non amando molto guidare per tutta la vacanza ha guidato Chiara, che come sempre è stata un'autista migliore di quanto sia io.
Con non poca sorpresa abbiamo scoperto che il nostro albergo, il Porte de Gallecs, si trovava a circa venti chilometri dal centro di Barcellona (una buona mezz'ora di macchina) e praticamente perso nel nulla di una zona residenziale, tra palazzine di appartamenti e uffici.
La stanza era un po' piccina, con un materasso un po' troppo duro, che ha causato un fastidioso mal di schiena a Chiara per i successivi 3/4 giorni.
Usciti per cena abbiamo trovato quasi subito una graziosa taperia dove abbiamo mangiato bene e soprattutto scoperto che lì la birra è buona e costa pochissimo (1,80 euro per una bottiglia da 33cl).
Rientro in albergo e nanna (naturalmente tralascio di raccontare i momenti di giochi di coppia).


Secondo giorno, 29 dicembre 2019: Barcellona

Colazione relativamente presto, dato che avevamo appuntamento alle nove in Plaça de Catalunya per trovarci con il resto del gruppo per il tour Casa Battlò e Sagrada Familia.
Tuttavia non conoscendo bene la città e dovendo cercare parcheggio abbiamo fatto tardi perdendo così la prima parte della visita.
Abbiamo recuperato gli altri quando sono arrivati per la visita guidata (da noi richiesta in spagnolo, ma poi eseguita in inglese) alla basilica, opera del maestro Antoni Gaudì e ancora non terminata.
Non starò qui a dilungarmi in spiegazioni artistiche che, sinceramente, avrei difficoltà a riportare e che potete facilmente trovare in giro per la rete, ma vorrei per lo meno attirare l'attenzione sulla differenza di stile tra l'esterno e l'interno della chiesa; tanto pomposo, eccessivo e ricco il primo, quanto sobrio, minimalista ed equilibrato il secondo. Comunque un capolavoro.



Lasciato il gruppo, dopo un pranzo ristoratore e l'acquisto dei primi souvenirs, ci siamo diretti verso Casa Battlò per vedere se fosse possibile recuperare la visita, ma il prezzo esagerato ci ha fatto desistere da l'idea. Ad ogni modo, girando a piedi per le vie della città abbiamo scoperto vecchi palazzi dai deliziosi balconcini, antichi edifici e bellissime chiese, che nulla (o quasi) hanno da invidiare ai vicoli parigini.
Dopo un estenuante camminata e con qualche problema a ritrovare il parcheggio, siamo rientrati in albergo.
Doccia rigenerante, cena (ancora tapas e birra) e finalmente il meritato riposo.


Terzo giorno, 30 dicembre 2019: Barcellona - Madrid

In mattinata ritorniamo in città per visitare il Parco Güell, ma nonostante siamo arrivati abbastanza presto all'ingresso, i biglietti per la parte architettonica erano già esauriti per cui abbiamo fatto una passeggiata nel resto del parco aperto al pubblico, tra abeti, palme,eucalipti, querce e le altre centinaia di diversità di vegetazione. Quindi, dopo aver visitato la casa di Gaudì all'interno del parco, siamo tornati in centro e pranzato al Bar Bacaro, che forse ricorderete nell'episodio di "4 ristoranti" di Alessandro Borghese, girato proprio nel capoluogo catalano.



Poi, dato che si stava facendo piuttosto tardi, abbiamo recuperato l'auto e ci siamo messi in viaggio verso Madrid.
Il viaggio è stato più lungo ed estenuante del previsto dato che in agenzia ci avevano assicurato che ci avremmo messo non più di quattro ore, mentre ne abbiamo impiegate almeno sette.
Siamo arrivati in albergo che era quasi l'una di notte. Anche in questo caso la struttura l'Holiday Inn Express Madrid Leganes era a più di venti chilometri dalla città, ma stavolta la camera calda e confortevole con un letto super comodo.
Da  notare che anche per questo albergo, nonostante avessimo chiesto all'agenzia di prenotare solo camere matrimoniali, ci avevano assegnato una camera a letti separati, ma che dopo aver telefonato per avvertire che avremmo tardato, ci è stata gentilmente cambiata.


Quarto giorno, 31 dicembre (ultimo dell'anno): Madrid

Colazione varia e abbondante, poi partenza per il centro, ma questa volta, memori dell'esperienza di Barcellona, chiediamo consiglio alla receptionist per il parcheggio, scoprendo così che quel giorno, la maggior parte del centro sarebbe stato interdetto alle auto.
Parcheggiamo a circa mezz'ora a piedi dal Prado, ma il dolore alla schiena comincia a dare qualche problema a Chiara, problema solo parzialmente risolto con un tappa in farmacia.
Arrivati nei pressi del museo mi accorgo di aver dimenticato la cartellina con tutti i documenti del viaggio, compresi la stampa dei biglietti già pagati e che ci davano l'accesso prioritario alla visita.
Abbandono la fila e cerco aiuto tra il personale all'ingresso, ma inizialmente mi viene detto che senza biglietti non si poteva far nulla; tento inutilmente di contattare l'agenzia per farmi mandare via mail copia dei biglietti, ma non risponde nessuno.



Torniamo dalla ragazza all'entrata che prima prova a informarsi se si trovano i nostri biglietti nel loro sito, ma l'agenzia ha effettuato la prenotazione tramite una compagnia esterna, facendoci anche pagare di più, per cui al museo non risultano i nostri nominativi, poi impietosita dal fatto che fossimo in viaggio di nozze e che avevamo avuto già altri problemi con l'organizzazione del viaggio, è riuscita a farci superare la fila e comprare i biglietti (due degli ultimi rimasti prima della chiusura delle casse), naturalmente pagandoli nuovamente, ma al normale prezzo del museo.
Non avendo molto tempo ci affrettiamo a visitare più sale possibile e io mi faccio beccare mentre tento di fotografare la Maya Desnuda di Goya (a mia discolpa vi assicuro che non avevo notato i cartelli con il divieto di fare foto o filmati).
Terminata la visita andiamo in cerca di un posto dove pranzare e decidiamo di fermarci in un ristorante thailandese in una specie di vecchia cripta cattolica.
Passeggiata tra le vie della zona in cerca di un buon caffè che ci riscaldasse un po' che abbiamo trovato in localino gestito da venezuelani.



Ritorniamo sui nostri passi e ci fermiamo a visitare la caratteristica stazione di Atocha e al suo boschetto interno, quindi una volta usciti, ci siamo fermati ad assistere ad un concerto che si teneva presso la Glorieta Emperador Carlos V. Il gruppo era veramente fantastico e mescolava musiche gitano-balcaniche a pezzi decisamente più rock, con molte cover di brani celebri, ma sempre con arrangiamenti di musica popolare.
Poco dopo è passata la San Silvestro Vallecana, una gara sui dieci chilometri che da quasi sessant'anni si tiene a Madrid a a fine anno e che vede coinvolti diverse decine di migliaia di concorrenti, professionisti o semplici amatori.
Dopo esserci fermati ancora un po' ad ascoltare il concerto, abbiamo cominciato a cercare un posto per cenare, ma la maggior parte dei locali stava già chiudendo, probabilmente per aprire più tardi per festeggiare il capodanno per cui abbiamo dovuto ripiegare su un KFC al volo, che comunque stava chiudendo, ritrovandoci a mangiare pollo fritto e bere birra di nuovo in piazza al freddo.
Ormai piuttosto stanchi, abbiamo acquistato una piccola bottiglia di spumante e i classici chicchi d'uva da mangiare alla mezzanotte e siamo rientrati a "festeggiare" in albergo.


Quinto giorno, 1 gennaio 2020: Madrid - Toledo

In questo giorno decidiamo di prendercela un po' più comoda e dato che il primo dell'anno a Madrid è (quasi) impossibile trovare qualcosa di visitabile, scegliamo di partire direttamente per Toledo.
In soli quaranta minuti siamo già a destinazione e ci fermiamo nei pressi di un castello poco fuori il centro della città, se ben ricordo era il Castillio San Servando.
Foto di rito e quindi scendiamo fino alle sponde del Tago, fiume che costeggia quasi tutto il centro di Toledo, da dove godiamo di una bella vista sulla città vecchia, sormontata dall'Alcazar e del bel Puente de San Martin.



Visita esterna dell'Alcazar e dopo un po' di shopping siamo entrati in una piccola locanda con cucina ispano-messicana, con tanto di toro impagliato appeso alla parete.
Finito il pranzo ci dirigiamo al nostro albergo, il San Juan de los Reyes, che scopriamo essere in pieno centro antico, in un edificio storico che fu prima una fabbrica di armi bianche e poi fabbrica di farina.
A parte il solito problema della camera a due letti al posto di quella matrimoniale, che comunque ci è stata prontamente sostituita, per il resto la stanza era comoda e spaziosa.
La ragazza alla reception è sempre stata gentile e pronta ad aiutarci, nonostante l'abbiamo dovuta "disturbare" più volte per svariati motivi.
Nel pomeriggio abbiamo passeggiato per le caratteristiche vie della città scattando foto ai vari monumenti tra cui la Puerta del Cambron e il monastero de San Juan de los Reyes (si, esattamente lo stesso nome dell'albergo) e ai vari scorci più interessanti.




Prima di rientrare in hotel ci concediamo aperitivo poco fuori le mura.
Una volta in camera, mentre Chiara tenta di riposarsi a causa dei dolori alla schiena, io mi concedo una bagno con idromassaggio.
La cena è stata una vera tragedia greca; abbiamo chiesto aiuto alla receptionist che ci ha suggerito alcuni ristoranti nei dintorni e ci ha aiutato a contattarli, ma o erano chiusi o al completo, così come lo era il lussuoso ristorante dell'albergo. Dato che Chiara non stava bene abbiamo optato per ordinare qualcosa si Just Eat, ma l'ordine ci è stato consegnato con un'ora e mezza di ritardo e anche se non proprio pessimo, certamente ho visto pizze decisamente migliori e credo di averla mangiata solo per la fame.
Poi, finalmente, ci siamo abbandonati ad un sonno profondo e ristoratore.


Sesto giorno, 2 gennaio 2020: Toledo - Valencia

La mattinata del sesto giorno la dedichiamo a visitare ancora un po' la città, soffermandoci in particolare sulla parte moresca. Quindi visita al bel museo de El Greco a soli tre euro.
Pranzo in un ristorante li accanto al ridicolo prezzo di tredici euro a testa.
Salutiamo dunque Toledo con la promessa di tornarci quanto prima dato che entrambi ne siamo rimasti conquistati e in un solo giorno non siamo riuscito a visitarla come avrebbe meritato.
Partenza per Valencia e altre quattro ore di auto.



Stavolta l'albergo, il Silken Puerta Valencia, pur essendo fuori dal centro era tuttavia vicino ai luoghi che avremmo visitato il giorno seguente.
Con qualche difficoltà, dovuta a indicazioni poco chiare, riusciamo a trovare il parcheggio dell'hotel.
Ancora una volta (quattro su quattro) abbiamo dovuto chiedere un cambio camera dato che invece che una matrimoniale ci era stata assegnata una a due letti.
Ci rinfreschiamo e usciamo a cena in un ristorante che in quel momento era frequentato solo da italiani. Poi, dopo qualche coccola, ci affidiamo a  Morfeo.


Settimo giorno, 3 gennaio 2020: Valencia

Dopo colazione ci avviamo a piedi verso la Città delle Arti e della Scienza.
Il museo della scienza, che come dice la parola è un museo scientifico interattivo, forse più adatto a bambini e ragazzi, ma comunque interessante e curioso.
Passiamo così a visitare il Parco Oceanografico che rivela essere più grande di quello che sembrava esternamente: così passiamo il resto della mattinata e del pomeriggio tra fenicotteri, tartarughe marine, squali, pesci tropicali, foche e soprattutto tre bellissimi beluga.
A pranzo ci siamo fermati al ristorante interno e finalmente abbiamo assaggiato la tipica paella valenciana e sorseggiato un dissetante sangria.



Per ragioni di tempo siamo costretti a saltare la proiezione in 4D, ma poco male. Passeggiamo ancora per la cittadella visitando il bosco sospeso e i mercatini natalizi.
Poi, vinti dalla stanchezza, decidiamo di tornare in albergo per prepararci per l'ultima serata spagnola; ci vestiamo eleganti e andiamo a cena ad un elegante, ma informale, ristorante a due passi dall'hotel.
Nonostante sarebbe servita una prenotazione ci trovano comunque un tavolo e ancora una volta ci troviamo circondati da moltissimi italiani.
La cena si conclude con un dolce molto simile a quello che avevamo scelto per il matrimonio (neanche a farlo apposta).
Prima di rientrare in camera ci concediamo un bicchierino di un liquore tipico al bar dell'albergo.
Infine ci infiliamo assieme sotto le coperte.


Ottavo giorno, 4 gennaio 2020: Valencia - Bologna

Lasciato l'albergo ci dirigiamo verso l'aeroporto e il deposito della Hertz per riconsegnare l'auto, cosa che si rivelerà più complicato del previsto a causa delle scarse e approssimative indicazioni stradali.
Una volta saliti in aereo ci troviamo ad avere gli stessi problemi per i posti che avevamo avuto all'andata e anche se ce lo aspettavamo è stata comunque una seccatura non da poco. Seccatura che non deve essere stata soltanto nostra, dato che un ragazzo piuttosto alto, a causa dei posti stretti, ha fatto tutto il viaggio con le ginocchia in gola, salvo ogni tanto riuscire a distendere le gambe lungo il corridoio.
Pranzo in volo con un panino di pessima qualità e caffè bollente.
Quattro chiacchiere con una coppia di ragazzi toscani che si erano concessi una toccata e fuga super economica a Valencia.
Una volta atterrati a Bologna corriamo a prendere la navetta che ci avrebbe dovuto portare a casa, ma questa ci parte sotto il naso; per evitare di dover aspettare un'ora per quella successiva, prendiamo un taxi.
Arrivati a casa, troviamo ad aspettarci la mamma e la sorella di Chiara che come ulteriore sorpresa avevano anche fatto un po' di pulizia e ordine.
Poi, nel tardo pomeriggio, il nonno ci ha riportato le bimbe, che felici e sorridenti ci hanno gettato le braccia al collo e non volevano più staccarsi da noi.


Conclusioni:

Viaggio non privo di difficoltà e imprevisti, ma che siamo riusciti a goderci e che ci ha affascinato molto e soprattutto che era necessario per avere del tempo tutto per noi come coppia. Un viaggio sicuramente da rifare in modo da vedere quello, che per un motivo o l'altro, ci siamo persi, con più calma e attenzione, ma che sono felice per quello che ci ha permesso di vedere e per aver passato del tempo da solo con Chiara, come marito e moglie.




mercoledì 25 dicembre 2019

Caro Babbo Natale ti scrivo




Caro Babbo Natale,
probabilmente l'ultima volta che ti ho scritto, la mia età anagrafica non aveva raggiunto le due cifre, ma ora, dopo tanto tempo, ho pensato fosse tornato il momento di riprendere carta e penna o meglio, tastiera e video e inviarti questa lettera che hai tra le mani.
Buffo, no? A quarantaquattro anni dovrei sapere che tu non esisti, ma poi, chi lo dice che sia così?
In realtà io credo ancora in te, forse perché ho ancora, anche se un po' più nascosto, uno spirito fanciullesco; credo nella magia, nei sogni e nelle favole.
Del resto se la religione ci insegna a credere in un Dio invisibile e onnipotente in grado di ridare la vista ad un cieco e di trasformare l'acqua in vino; allora perché non credere in un vecchio corpulento che porta doni e gioia in tutto in ogni angolo della terra?
Okay, okay, se tirassi fuori il mio lato cinico e realista dovrei avere seri dubbi sull'esistenza di entrambi, dato come stanno andando le cose in giro per il mondo, ma non è questo il momento.
Parliamo invece dell'anno che sta per finire e alla fine ti lascerò le mie richieste per il prossimo.
Com'è normale che sia, quest'anno è stato fatto di alti e bassi: la prima cosa da ricordare è sicuramente il matrimonio con Chiara; l'organizzazione è stato piuttosto impegnativa e faticosa, ma alla fine la festa è riuscita benissimo, è stata un splendida giornata e credo che siamo stati tutti, sposi e invitati, molto contenti. E di questo ti ringrazio.
In tutto ciò, la nota negativa è che purtroppo, per ora, la nostra continua a essere una relazione a distanza e questo ferisce entrambi.
Le bimbe continuano a crescere, ora camminano (abbastanza) bene entrambe, anzi corrono, si arrampicano e bisogna avere mille occhi per stare attenti che non si facciano male. Non parlano ancora bene, ma conoscono un sacco di paroline e tante continuano a impararne. Vederle fare progressi ogni giorno è una cosa meravigliosa.
In generale la salute va bene, c'è stata qualche piccola magagna, ma al momento l'abbiamo superata.
In conclusione posso ritenermi soddisfatto di quest'anno, anche se non ho ricevuto tutto quello che speravo e nonostante un po' di stanchezza, alla fine non posso che ringraziarti per tutte le cose positive che ci sono state.
Passiamo ora alle richieste di quest'anno (devi decidere tu se sono meritevole di riceverle oppure no, probabilmente a volte avrei potuto essere un po più bravo, ma altre sono stato decisamente buono dunque le cose si compensano, giusto?): come sempre ti chiedo salute e serenità per la me, la mia famiglia e le persone a me care. Lo so, è una cosa che tutti ti chiedono, ma se non ci sono quelle, non avrebbe senso che ti chiedessi altre cose, non trovi?
Ti chiedo poi un lavoro a Bologna, così posso trasferirmi stabilmente dalla mia famiglia. Durante la settimana mi mancano tremendamente tutti e conto sempre i giorni che mancano per rivederli.
Se poi volessi farmi vincere una piccola somma di denaro, la cosa non mi farebbe schifo. Lo so, è una richiesta decisamente venale, ma un aiuto economico andrebbe a rafforzare, almeno temporaneamente, quella serenità di cui sopra.
Ho come l'impressione di star dimenticando di scriverti qualcosa, ma forse era una bugia...
Il mio regalo per te è questa canzone che ti lascio qui sotto, spero tu gradisca. Buon Natale!