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mercoledì 16 ottobre 2019

Un matrimonio in scarpe da tennis

Rieccomi a scrivere qualcosa dopo un lungo silenzio; che volete farci...le ultime settimane sono state piuttosto impegnative perché...beh perché sabato 5 ottobre mi sono sposato.
E così, dopo un fidanzamento di meno di tre anni e dopo esser divenuti genitori di due splendide bimbe, Chiara ed io, abbiamo finalmente coronato anche questo sogno.



In realtà, noi pensavamo al matrimonio già nel 2017, ma con la scoperta della gravidanza abbiamo dovuto rimandare i nostri propositi.
Tuttavia, avendo appunto iniziato a organizzare la preparazione già un paio di anni fa (vestiti e bomboniere sono rimasti chiusi nell'armadio per quasi due anni), abbiamo potuto fare le cose con un po' più di calma, anche se non sono mancati inconvenienti e problematiche di vario tipo che mi hanno talvolta demoralizzato ed esasperato.



Avendo deciso di sposarci a Vigonza, dove vivo io, la maggior parte dell'organizzazione pratica è toccata a me, anche se Chiara mi ha sempre aiutato come poteva, sia da Bologna, sia quando veniva a passare il weekend qui. Inoltre, dato che lei si occupa da sola delle gemelle per la maggior parte della settimana, il minimo che potessi fare era darmi da fare per organizzare un matrimonio che la rendesse felice e perciò le chiedo scusa se ogni tanto mi sono lamentato e sono stato nervoso.



Fin dall'inizio la nostra idea era quella di fare un matrimonio informale, libero e alla fine così è stato: entrambi con delle simil Converse rosse ai piedi, lei con un abito stile anni 50 io con jeans e una giacca in pelle. Il rinfresco, fatto a buffet, sotto alla barchessa nel giardino di una villa comunale, ha permesso agli invitati di non dover sottostare alle rigide tempistiche di un classico ristorante; chi voleva stava seduto, chi voleva stava in piedi, si poteva tranquillamente girare per il grande parco e i bimbi hanno potuto usufruire di scivoli, altalene e altri giochi. Abbiamo cantato, ballato, chiacchierato, ritrovato vecchi amici; insomma è stata proprio una bellissima giornata, grazie anche al tempo che è stato a noi benevole, in cui credo si siano divertiti tutti, che era un altro dei nostri obiettivi.
Di cose da scrivere ce ne sarebbero tante altre, sia dal punto di vista organizzativo, sia per ricordare i vari momenti della festa, ma dato la nebbia che ancora offusca il mio cervello preferisco chiudere con questa frase dii Walt Whitman:

"Eravamo assieme, tutto il resto del tempo l'ho scordato"

giovedì 4 aprile 2019

Certi bambini (2004)

Quest'anno è uscito il film "La paranza dei bambini", film tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano, ma la difficile vita dei bambini e ragazzi dei quartieri poveri di Napoli, che trovano nella criminalità l'unica via d'uscita dalla miseria in cui sono costretti a vivere, è stata raccontata nel 1991 nel film "Vito e gli altri" e poi nel 2004 con questo bel "Certi bambini" dei fratelli Frazzi




Il film, basato sull’omonimo romanzo di Diego De Silva, racconta la vita disagiata, di un gruppo di ragazzini nei quartieri più poveri di Napoli, e in particolare quella dell’undicenne Rosario, le cui giornate sono in perenne bilico tra le amorevoli cure per la nonna malata, il volontariato all’oratorio e le rapine, i furti, e pericolose “roulette russe” sulla tangenziale, compiute con gli amici.
Andrea e Antonio Frazzi ci mostrano uno spaccato di realtà, che se anche noto, viene spesso dimenticato, o nascosto sotto al tappeto, realtà che vede coinvolti tanti bambini, che hanno come unica maestra di vita la strada, e come solo futuro, quello della delinquenza.



La storia ci viene narrata in diversi flashback, mentre Rosario in metropolitana, si avvia verso il suo inevitabile destino. Vediamo così i ragazzini che si prostituiscono con un vecchio pedofilo, che li sfrutta anche per rapine e furti; bambini che giocano alla roulette russa, attraversando di corsa la trafficata tangenziale, undicenni che passano le loro giornate in sala giochi o al bar, a fumare sigarette e scherzare. Contemporaneamente assistiamo alla parte buona della vita di Rosario, quella in cui si prende cura della nonna, o quella delle giornate passate come volontario all’oratorio, dove il ragazzo incontra Caterina, una ragazza più grande di cui si innamora, e Santino uno dei volontari, che cerca di portare Rosario verso la buona strada, figura che si contrappone a quella di Damiano, che invece vuole fare di lui un killer per la mafia.



Il buon cuore di Rosario ci viene mostrato anche nella sequenza in cui, in cerca di una facile avventura sessuale, con i suoi amici si rivolgono ad una signora che fa prostituire le figlia, ma resosi conto che questa, è una bambina ancora più giovane di loro, preferisce desistere. Tuttavia la morte di Caterina, e la conseguente voglia di vendetta, porteranno Rosario a scegliere la strada della delinquenza.



I bambini dei fratelli Frazzi, che molto devono al film “Vito e gli altri” di  Antonio Capuano, compiono atti di delinquenza, allo stesso modo in cui si compiono quelli d’affetto, poiché non hanno la capacità di diversificarli, nessuno ha spiegato loro la differenza tra bene e male, sono cresciuti in ambiente dove tutto e ambiguo e privo di moralità, tanto che anche dopo un omicidio, si può tranquillamente giocare una partita di calcio.



Certi bambini” è un film crudo, per nulla buonista, che denuncia una tremenda realtà, che non avviene in lontane baraccopoli del Sud-America, ma qui, sotto il nostro naso, sotto l’indifferenza e l’incapacità delle autorità a fermare questa piaga.

venerdì 16 novembre 2018

Stella (2008)

Stella ha undici anni, e vive con i suoi genitori che gestiscono un bar-locanda nella banlieue parigina, frequentato per lo più da disadattati e alcolizzati. Quando inizia a frequentare la prima media, di un istituto “borghese”, la ragazzina sente che manca qualcosa nella sua vita; infatti mentre sa tutto sul calcio, sui giochi di carte e sui “fatti della vita”, all’inizio a scuola ha solo brutti voti. L’amicizia con una compagna di classe, figlia di intellettuali argentini la spingerà a migliorarsi e a desiderare qualcosa di più di quello che la vita le ha dato finora.



Stella è un piccolo film francese, da noi distribuito dalla Sacher di Nanni Moretti, ma in talmente poche copie che pochissimi lo conosceranno. Eppure è un film che merita molta attenzione; delicato e intelligente strizza l’occhio sia al Truffaut de “I quattrocento colpi” e “Gli anni in tasca”, sia allo stile dei fratelli Dardenne. Impossibile non affezionarsi alla piccola protagonista, una bravissima Léora Barbara, costretta a crescere in un ambiente non adatto ad una ragazzina della sua età. I suoi modelli sono ubriaconi, giocatori incalliti, piccoli criminali; assiste spesso a risse e una volta persino ad un omicidio.



E i suoi genitori non sono figure migliori, con i loro problemi (di coppia e personali) non riescono a seguire la figlia nel delicato periodo del passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Così Stella si costruisce un muro, una barriera che le impedisce di relazionarsi con gli altri e di esplorare strade diverse, rassegnata all’ignoranza che il suo contesto sociale pare volerle cucire addosso. Tuttavia, quando comincia a frequentare una scuola nuova, comincia a sentire l’esigenza di adattarsi a questa nuova realtà, di essere più simile a quei compagni così “intelligenti”.



Inoltre sente il bisogno di avere dei veri amici, che non siano gli adulti che frequentano il bar, che pure si sono affezionati a lei (qualcuno fin troppo) e che non sia nemmeno l’amichetta  delle vacanze, una ragazzina un po’ troppo spigliata e precoce, a cui è legata solo dai ricordi di un infanzia spensierata, fatta di giochi e scherzi. Ed ecco, allora conosce Gladys, una ragazzina figlia di gente di cultura; e quest’amicizia spinge Stella a migliorarsi, a impegnarsi nello studio,  per uscire da  quell’ambiente che ormai sente stretto.



Molto brava Sylvie Verheyde, sia nel disegnare il personaggio di Stella, per cui, dice essersi ispirata alla propria vita ed esperienza. Ben delineati gli ambienti che la bambina frequenta maggiormente: il bar e la scuola, entrambi con i loro personaggi, alcuni positivi altri negativi, ma tutti utili per l’evoluzione della protagonista.
Certo il film non è perfetto; alcuni personaggi e alcune situazioni avrebbero richiesto un maggiore approfondimento, ma tutto sommato l’opera si mantiene sempre su un livello molto buono e riesce ad coinvolgere emotivamente.



Tenera la sequenza del ballo alla festa, che non può non ricordare quella de “Il tempo delle mele”, ma senza la furbizia calcolata del film Claude Pinoteau (anche perché i due film affrontano tematiche diverse). Una curiosità è che il film è uscito con il divieto ai minori di quattordici anni, forse a causa di alcuni argomenti delicati, o da parte del linguaggio, ma mio avviso, un divieto quanto meno discutibile…
In ogni caso un film da vedere e recuperare.

mercoledì 14 marzo 2018

Possession (1981)

"Possession" è un film complesso di difficile lettura e lo è ancora di più per me che sono un profano dal punto di vista degli studi cinematografici e che le mie recensioni, per lo più sono fatte di pancia e che quando invece scrivo in maniera più analitica, è dovuto a ricerche e letture personali.




Partiamo però col raccontare la storia: Mark e Anna sono una coppia in crisi e quando lui rientra da un lungo viaggio di lavoro, trova lei che lo vuole lasciare, senza però addurre valide motivazioni.
Più tardi Mark scopre che lei lo tradisce e vorrà saperne di più, portandolo a scontrarsi con uno strano individuo di nome Heinrich, avvezzo all'uso di droghe, ma costui, pur ammettendo di aver avuto una lunga relazione con la donna, afferma di non essere lui il misterioso amante.
Mark, sempre più ossessionato, farà seguire Anna da due detective, che però scompariranno nel nulla. Deciso a scoprire la verità l'uomo decide di investigare per conto proprio, scoprendo che la moglie lo tradisce con un essere mostruoso, partorito da lei stessa.




Catalogare il film come horror e forse riduttivo, eppure è proprio questo il genere che meglio calza alla pellicola di Zulawski, perché è un vero viaggio nell'incubo, uno caduta nel malessere e nella psiche disturbata dei protagonisti.
Ambientato in una Berlino grigia e decadente, "Possession" si rivela essere un film misogino e pessimista, in cui non c'è speranza di salvezza e in cui anche Dio ha abbandonato l'umanità ("Dio è una malattia" afferma Mark in un dialogo con Heinrich), un film profondamente nichilista, nel senso proprio del termine.




Un altro elemento fondamentale del film è la struttura del doppio; Berlino, città divisa in due (significativo che l'appartamento di Anna sia proprio a ridosso del muro che separa la città due parti), le anime dei protagonisti, combattute tra ciò che è giusto (il loro dover essere buoni genitori, rispettosi dei loro doveri coniugali...) e ciò che li ossessiona (l'amore cieco da una parte, l'odio dall'altra) e i protagonisti stessi; la maestra del figlio della coppia è identica ad Anna, cosa che vuole sottolineare la fissazione che Mark ha per sua moglie e che dunque la ricerca in ogni donna che incontra, e la forma finale del mostro partorito da Anna ha le sembianze di Mark stesso, diventando così quel doppelgänger portatore di sfortuna e morte. E infine abbia la dualità della possessione del titolo che è una possessione sia demoniaca che fisica e carnale.




Zulawski mette dunque in scena un film delirante e provocatorio, grazie all'uso vorticoso della macchina da presa, di dialoghi confusi e farneticanti (e che talvolta i protagonisti fanno rivolti direttamente in macchina, sfondando così la quarta parete e rivolgendosi esplicitamente allo spettatore), di scene estreme (non mancano alcuni momenti veramente disgustosi), all'uso della violenza, sia fisica che psicologica e alla presenza di personaggi assurdi e grotteschi. Un cinema che mischia quello "mentale" di Lynch a quello fisico dei primi lavori di Cronenberg, senza dimenticarsi del Polanski di "Rosemary's baby".



Il film risulta così, come già detto, essere inclassificabile e di difficile lettura arrivando, nel tempo, ad assumere lo status di cult e film maledetto, massacrato in molte sue distribuzioni (negli Stati Uniti è stato tagliato di venti minuti e in Italia addirittura di quaranta, dovendo così rimontarlo per dare un senso alla pellicola).



Ottime le prove dei due protagonisti; un giovane Sam Neill e soprattutto una magnifica Isabelle Adjani, qui in una delle sue prove migliori, che ha richiesto anni di preparazione (la scena della metropolitana è una delle cose più folli e disturbanti che viste sul grande schermo).
"Possession" non è un film per tutti, ma è un film che tutti gli amanti del cinema dovrebbero vedere.



mercoledì 6 dicembre 2017

La creatura nel buio - Seconda parte

QUI trovate la prima parte

Passarono il resto della serata giocando tutti e tre assieme, ma per qualche "magico" motivo, il vincitore era sempre Rupert.
Mentre la piccola pendola da tavola, appartenuta alla madre di Shirley, suonò le nove, il bambino faticava a tenere gli occhi aperti e la testa gli oscillava continuamente in avanti, rischiando di picchiarla sul tavolo.
"E' ora di andare a letto" sentenziò lei
A quelle parole Rupert spalancò gli occhi e cominciò a urlare:
"No mamma, ho paura, per favore...ancora un po'..."
Shirley ripensò a suo figlio che spariva nel buio della sua camerette per recuperare il gioco in scatola, ma decise di non dire nulla a tal proposito. Invece lo prese tra le braccia e gli disse:
"Non vedi che stai crollando dal sonno? I bambini della tua età hanno bisogno di molte ore di sonno"
"No, non voglio!" continuò a Rupert scoppiando in un pianto isterico "c'è il mostro dell'armadio...".
"Non c'è nessun mostro..." replicò Shriley
"Va bene, puoi stare alzato ancora dieci minuti" la interruppe Ed
Lei gli lanciò un'occhiataccia; non le piaceva dover far la parte della mamma cattiva e quando Edwin la contrariava così sentiva minata la sua autorità, non che ciò capitasse spesso, anzi, ma la cosa comunque non le andava giù.
Qualcosa nello sguardo di suo marito però la sorprese, tanto da dimenticare subito quella piccola onta; Ed sembrava spaventato.
Lui parve accorgersene e le si avvicinò sussurrandole qualcosa all'orecchio.
Il broncio di Shirley si trasformò in un sorriso; poi sorrise anche lui.

Mezz'ora dopo il bambino non era ancora andato a letto, tuttavia la stanchezza aveva avuto la meglio su di lui e si era addormentato sul divano, incurante dei tuoni che facevano tremare i vetri delle finestre. Edwin lo prese delicatamente in braccio e guardando la moglie le disse:
"Arrivo subito, aspettami di là".  Poi portò il figlio nella sua cameretta, lo spogliò, gli mise il pigiama e lo infilò sotto le coperte.
Dopo averlo baciato sulla fronte se ne andò, ma si bloccò sull'uscio. Si guardò indietro e vide che alcune ante dell'armadio erano aperte, tornò sui suoi passi e le chiuse, poi andò da sua moglie.


Si sedettero sul letto e cominciarono entrambi a spogliarsi vicendevolmente; lui le tolse la camicetta, scoprendole i bianchi seni che accarezzò con dolcezza e baciò con passione mordicchiandole i rosei capezzoli. Lei gli sfilò la t-shirt e gli passò le mani sul petto liscio e ben definito, passando per i fianchi e arrivando al ventre piatto, qui lei gli passò la lingua attorno all'ombelico, mentre gli sbottonava i jeans, quindi gli afferrò il membro assaporandolo prima con le labbra e poi la lingua e il palato. Edwin lasciò che lei continuasse ancora un po'. poi con forza la scaraventò supina sul letto, con un solo colpo le tolse pantaloncini e slip e ricambiò l'appagamento appena ricevuto.
Continuarono a far l'amore per molto tempo, mentre il temporale, che non accennava a smettere, copriva i loro gemiti di piacere.

mercoledì 8 marzo 2017

Anche per te (dedicato a tutte le donne)

8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne; quale che sia il motivo che ha portato alla nascita di tale ricorrenza, ho pensato di celebrarla qui, ricordando dieci film in cui la figura femminile assume ruolo fondamentale e di spicco. Fortunatamente, nella storia del cinema, i film che trattano storie di donne, sono molteplici; io ne ho scelte dieci a caso, sicuramente ce ne saranno di più importanti e di fatti meglio, ma ho cercato di raccontare la donna nella sua completezza e in varie sfaccettature: donne bambine e donne adulte, lavoratrici, mamme, donne sfruttate e donne forti, donne che amano uomini e donne  che amano donne...

The Help: A Jackson, nel Mississippi degli anni Sessanta, sono ancora forti le discriminazioni razziali di cui sono vittima soprattutto le donne di colore che lavorano come cameriere e bambinaie nelle case delle ricche famiglie locali. A raccontare le loro storie è Eugenia "Skeeter" Phelan, una ragazza bianca, cresciuta proprio da una di queste donne, che sogna di diventare scrittrice.
Film che racconta una brutta pagina di storia contemporanea, ma seppur denunciando con forza quanto accadeva, non manca di qualche tocco di leggerezza e di umorismo. Cast eccezionale che ha portato all'Oscar come miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer.



Quelle due: Karen e Martha sono due insegnanti che dirigono una scuola privata femminile. Un giorno, una ragazzina, dopo essere stata messa in punizione, inventa una relazione omosessuale tra le due donne. La piccola comunità condanna subito le due insegnanti, costringendole a chiudere l'istituto. Quando ormai le cose sono precipitate, la bambina confesserà di essersi inventata tutto, ma ormai la vita di Karen e Martha è rovinata, inoltre, prima del drammatico finale, quest'ultima si confiderà con l'amica raccontandole di essere effettivamente innamorata di lei.
Film forte, soprattutto per l'aspetto sessuale della storia, dato che in quegli anni era complicato raccontare storie di omosessualità, anche solo con accenni velati. Tuttavia Wyler, (di cui questo è un remake di un suo stesso film) fa un buon lavoro, grazie anche ad un cast stellare in gran forma. In particolare spiccano le due attrici protagoniste, Audrey Hepburn e Shirley MacLaine.



Stella: Stella è una bambina di undici anni che vive nella banlieue parigina. I suoi genitori sono proprietari di un bar frequentato soprattutto da disadattati e alcolizzati, Quando la ragazzina inizia a frequentare la prima media di un istituto borghese, comincia ad avvertire le differenze con i suoi nuovi compagni; inoltre sente che le manca qualcosa, perché pur conoscendo un sacco di giochi con le carte, di notizie sul calcio e sui "fatti della vita", a scuola non va' molto bene. Sarà l'amicizia con una sua compagna di classe, figlia di intellettuali argentini, a spingere a migliorarsi e a desiderare una vita migliore.
Bel film, delicato, da noi passato quasi inosservato, che richiama sia il cinema di Truffaut, come quello de "I quattrocento colpi" e "Gli anni in tasca", sia le opere dei fratelli Dardenne per lo stile con cui e girato. Una bella storia, che non manca di qualche momento forte, ma con un finale edificante.



Una donna in carriera: Tess McGill è una giovane segretaria di grandi ambizioni, sogna infatti di sfondare nell'alta finanza. Dopo aver cambiato numerosi posti di lavoro, a causa del suo carattere poco remissivo, Tess arriva allo studio di Katharine Parker una delle più importanti dirigenti agenti borsistiche della città. La donna si dimostra però, fin da subito, capricciosa e dispotica nei confronti della nuova segretaria e quando questa le parlerà di un suo progetto finanziario, farà finta di non trovarlo interessante per poi appropriarsene di nascosto. Tess riuscirà ad avere la sua rivincita quando il suo capo resterà bloccata a letto per un incidente di sci e ne prenderà il posto, anche nel cuore del suo amante.
Graffiante e divertente commedia, diretta con brio e ben recitata dai tre protagonisti principali, Melanie Griffith, Sigourney Weaver ed Harrison Ford




Nausicaa della valle del vento: In un mondo post apocalittico, una foresta tossica ha ricoperto la quasi totalità del pianeta. Quando sembra che un nuovo conflitto stia per sconvolgere quel che rimane della terra, sarà la Principessa Nausicaa del regno della Valle del Vento, una delle poche zone ancora abitate dall'uomo, a intervenire e a lottare per riportare la pace e la serenità tra l'umanità e la Terra.
Film d'animazione-fantasy, ma come in (quasi) tutte le opere del Maestro Miyazaki, la figura femminile è al centro della storia e si rivela fondamentale per portare al riflessivo, ma positivo finale.



Lilja 4-ever: Lilja ha sedici anni e vive con la madre e il compagno di lei in una cittadina dell'ex unione sovietica, ma in procinto di partire per gli Stati Uniti in cerca di una vita migliore. Al momento della partenza, la madre le dice che lei potrà raggiungerli solo in seguito e nel frattempo avrebbe dovuto vivere con un anziana zia. La donna però, non prova affetto per la ragazzina e la caccia di casa, costringendola a vivere in un piccolo e sporco appartamento. Inoltre una compagna di classe farà passare Lilja per una prostituta, così la ragazza si troverà sempre più sola. Al suo fianco resta solo un ragazzino più giovane, innamorato di lei. Un giorno Lilja conosce un ragazzo che la tratta con dolcezza e decide di andare a vivere con lui in Svezia. Qui lui rivelerà le sue vere intenzioni e costringerà la ragazzina a prostituirsi davvero. Sempre più sola e umiliata, Lilja deciderà di togliersi la vita.
Terzo film dello svedese Moodysson che in questo caso racconta una storia drammatica, senza happy end, puntando il dito contro il mondo della prostituzione minorile, prendendo spunto da una vicenda realmente accaduta. Film di denuncia, forte e che non può lasciare indifferenti.



Thelma & Luoise: Thelma e Louise sono due amiche, una casalinga l'altra cameriera che decidono di partire per un weekend in montagna, senza però avvertire i rispettivi compagni. Durante una sosta in un locale western, Thelma subisce un tentativo di violenza e Louise, accorsa in suo aiuto, uccide l'uomo con un colpo di pistola. A questo punto le due donne decidono di fuggire in Messico, inseguite dalla polizia, fino al drammatico finale.
On the road al femminile che racconta la storia di due donne determinate a non essere vittime e che cercano riscatto dalle loro vite insoddisfacenti, spesso vittime di abusi da parte degli uomini, che in questo film sono quasi tutti figure negative.
Ottimo cast, ottima regia e finale che ha fatto storia nel cinema.



La pazza gioia: Beatrice e Donatella sono due ospiti di un istituto femminile di correzione mentale. Un giorno, stanche delle restrizioni a cui sono sottoposte, decidono di fuggire, in cerca di avventura in quel pazzo posto che è il mondo esterno. Le due diventano così amiche e insieme riusciranno ad affrontare i propri fantasmi del passato.
Virzì dirige il suo "Thelma & Louise" con uno spirito tipico italiano, in una commedia divertente, ma con tanti spunti di riflessione, un po' fiaba e un po' cronaca. Bravissime le due protagoniste.



...E ora parliamo di Kevin: Eva è costretta a mettere da parte la sua vita professionale e tutte le sue ambizioni quando rimane incinta. Quando nasce il bambino, la donna si dimostra subito distaccata e anaffettiva, cosa di cui Kevin risente e di conseguenza si comportasi in maniera aggressiva, soprattutto nei suoi confronti, fino a quando, da adolescente compirà un gesto irreparabile. A questo punto, additata dalla comunità come colpevole, Eva comincia a interrogarsi sulla sua reale responsabilità nel rapporto con il figlio e cercherà di ricostruire il legame da troppo tempo perduto.
Film duro, in cui la figura femminile e della madre viene messo in discussione. Non tutte le donne sono portate per essere mamme, ma in questo film la protagonista cerca una sorta di redenzione, riavvicinandosi al figlio colpevole di una terribile strage.



Fucking Amal - Il coraggio di amare: Agnes ed Elin sono due quindicenni che vivono ad Amal, una triste e anonima cittadina svedese. La prima è una ragazzina solitaria, che non riesce a farsi amici ed è segretamente innamorata di Elin, cosa di cui riesce a parlare solo attraverso le poesie che scrive al computer. Elin invece è una delle ragazze più desiderate della scuola, ma solo all'apparenza sicura di se e in realtà annoiata dai suoi coetanei e impaurita dal futuro. Dopo un inizio difficile, le due ragazze diventeranno intime amiche e anche Elin si scoprirà innamorata di Agnes.
Bella storia d'amore adolescenziale, raccontata con la libertà che solo i Paesi nordici riescono a mettere anche in vicende che toccano il difficile tema della sessualità e omosessualità in età giovanile, ma anche sul male di vivere tipico di quell'età, fortunatamente con un finale positivo.





giovedì 17 novembre 2016

LE SVOLTE DELLA VITA

In questo vecchio racconto mi sono cimentato in un genere che non è il mio, ma nonostante qualche ingenuità e un finale, probabilmente troppo affrettato, credo che mi sia riuscito abbastanza bene...


Tommaso non sapeva cosa gli accadde quella sera, forse furono le sette birre che si fece fuori in meno di due ore, o forse fu l’ennesima delusione amorosa o, più probabilmente, la concomitanza di entrambe le cose; fatto sta che quando Francesco gli infilò la lingua in bocca, non fece nulla per allontanarlo, almeno inizialmente.
Marzio aveva organizzato quella serata, invitando qualche amico del forum in cui si erano conosciuti, ma lui, inizialmente, non voleva andarci. Non amava molto questi incontri, gente, poco più che sconosciuti, che fingevano di essere amici da una vita. Certo con qualcuno era nata una bella amicizia, come con Marzio appunto, ma per il resto erano amicizie superficiali, che rimanevano tali anche dopo questi fuggevoli incontri. Poi però, dato l’insistenza dell’amico, si decise ad andarci; per lo meno, pensò, non avrebbe passato l’ennesima serata da solo tra cinema e seghe mentali.
Arrivò a casa di Marzio con qualche minuto di anticipo e aiutò l’amico negli ultimi preparativi.
<< Dai, vedrai che ci divertiremo>> gli disse
Lui lo guardò sorridendo, e fece un cenno d’assenso, anche se in realtà, era poco convinto che sarebbe riuscito a divertirsi realmente. Continuava a pensare a Roberta…
Tuttavia, contrariamente a quanto aveva creduto, per qualche ora, riuscì a distrarsi e a dimenticare i suoi problemi.
La serata trascorse, tra discorsi faceti, risate, musica e alcol, forse un po’ troppo alcol, tant’è che dopo l’ennesima birra, Tommaso sentì salire i primi sintomi della sbornia, per cui preferì uscire in terrazzo per prendere una boccata d’aria.
La fresca brezza di fine settembre lo colpì piacevolmente, restituendogli un po’ di lucidità.
Il quartiere dove viveva Marzio era particolarmente tranquillo, a quell’ora per strada non si vedeva più nessuno, a parte un ragazzotto dall’aria assonnata, che accompagnava la bestiola di casa a marcare il territorio. Le luci alle finestre erano quasi tutte spente, la gente andava a letto presto da quelle parti, nonostante il giorno dopo fosse domenica.
La porta alle spalle di Tommaso si aprì e lui si voltò per vedere chi lo stesse raggiungendo.
<<Oh, sei tu Francesco…>>
<<Si… Stai bene Tommaso?>> chiese l’amico preoccupato <<mi sembravi strano…>>
<<Si, si, tutto bene, ho solo bevuto un po’ troppo>> rispose lui sorridendo <<dovrei darci un taglio con tutte queste birre. Sicuramente domani mi sveglierò con un gran bel mal di testa>>
<<Eh si forse dovresti>> replicò Francesco
Poi, l’amico fece una cosa che sorprese Tommaso; si avvicinò rapidamente e lo baciò. Fu un bacio lungo e appassionato, con le lingue che danzavano l’una nella bocca dell’altro.
Di sotto, il cane abbaiò un paio di volte per avvisare il suo padrone che era ora di tornare a casa. Quell’intrusione sonora, spezzò qualcosa nell’intensità del momento e Tommaso si allontanò di scatto da Francesco, gettando lo sguardo all’interno dell’appartamento.
<<Non ci ha visto nessuno, tranquillo>>  lo rassicurò l’amico
Lui continuò a guardarsi i piedi, senza dire nulla. Ora non sarebbe riuscito a sostenere lo sguardo del ragazzo che gli stava di fronte.
<<Va beh… io vado dentro>> disse Francesco, rassegnato.
<<No, scusa è che…>> mormorò lui
<<Cosa?>>
<<Niente… è che non sono…>>
<<Non sei cosa?>> insistette Francesco
<<Non sono gay…>>
Francesco sospirò.
<<Ti è piaciuto?>> gli chiese
<<Cosa?>>
<<Quando ci siamo baciati. Ti è piciuto?>>
Tommaso ancora una volta non rispose; si limitò a fissare l’amico che rientrava in casa e che, dopo aver recuperato le sue cose, lasciava la festa. Solo allora si decise a raggiungere il resto della compagnia.

Quella notte Tommaso non riuscì a chiudere occhio, ma non fu per gli effetti dell’alcol, ne per il bacio in se, quanto, per la domanda di Francesco. Era inutile rimuginarci su, quel bacio glie era piaciuto, ma aveva paura ad ammetterlo. Il fatto di poter essere omosessuale, o anche semplicemente bisessuale, lo riempiva di cieco terrore; era cresciuto con la convinzione di essere un normale eterosessuale, anche se poi non aveva avuto molte esperienze con donne. Non aveva pregiudizi nei confronti di gay e lesbiche, infatti già sapeva delle tendenze sessuali di Francesco, ma il fatto di far parte della “categoria”, era tutt’altro paio di maniche.
Disteso sul suo letto, con gli occhi spalancati, allungò una mano e premette il pulsante sulla radiosveglia, che con il laser proiettò, a grandi caratteri rossi, l’ora sul soffitto.
Le quattro e mezza.
Accidenti, non c’era proprio modo di dormire quella notte.
Poco male, pensò, andrò avanti con la lettura di quel mattone che mi porto avanti da due mesi…”. Tuttavia era troppo pensieroso per concentrarsi sul libro, per cui, dopo appena un paio di pagine, lo abbandonò sul comodino.
Continuò a rigirarsi nel letto fino a quando gli sorse spontanea una domanda: “Posso amare un uomo nello stesso modo in cui amerei una donna?
La risposta arrivò immediata. Rapida. Secca. Senza possibilità di smentite.

Nonostante avesse dormito poco più di due ore, alle nove, Tommaso era già in piedi.
Con gli occhi ancora pesanti, prese in mano il telefono e chiamò Marzio:
<<Ciao Marzio…si scusa se ti sveglio così presto…no, nessun problema, solo mi serviva il numero di Francesco, ce l’hai? Si? … No, non so perché è andato via così in fretta…Okay, grazie per il numero, a presto.>>
Per qualche secondo si limitò a fissare il numero che aveva segnato su un post-it giallo, chiedendosi se era poi così sicuro di quello che stava per fare.
Con la mano che gli tremava e il cuore che gli martellava in petto come il tamburo di una fanfara, compose il numero.
Il telefono squillò una volta.
<<Pronto?>>
<<Ciao Francesco, sono Tommaso…>>
Silenzio.
<<Ti ho svegliato?>>
<<Mi sono alzato alle sette questa mattina, non ti preoccupare. Che vuoi, piuttosto?>>
La voce dell’amico era fredda e non lasciava trasparire emozioni.
<<Hai da fare oggi?>> balbettò lui <<Ho bisogno di parlarti…>>
Dall’altra parte ci fu ancora qualche attimo di silenzio, poi:
<<Okay, ti do il mio indirizzo. Ti aspetto nel pomeriggio…>>
<<Parto subito, pranziamo assieme>> si sbrigò a dire Tommaso <<offro io.>>
Senza aspettare la risposta dell’amico riagganciò, e dopo una veloce, quanto gelida doccia, e una colazione a base di caffè e biscotti, montò in macchina.
Durante il viaggio continuò a pensare cosa avrebbe detto a Francesco; non aveva preparato nessun discorso, era tutto così strano e nuovo per lui. Una cosa era certa, anche se non ne era del tutto consapevole, aveva già preso una decisione che avrebbe cambiato la sua vita.

Un’ora e mezza dopo era davanti casa dell’amico. Suonò il campanello e lui venne ad aprire elegantemente vestito, col viso rasato di fresco e con sorriso che non si sarebbe aspettato, data la freddezza, con cui gli aveva parlato al telefono.
Tommaso sentì un tuffo al cuore. Alla vista di Francesco, le idee per un discorso andarono in fumo, tutta la sicurezza che era riuscito a costruirsi andò in frantumi. Tutto aveva perso senso. O forse, esattamente il contrario.
A pranzo, i due amici si limitarono a parlare del più e del meno, ricordando la sera precedente, facendo entrambi finta di dimenticare, quanto accaduto a fine serata. Che poi era il motivo per il quale, ora erano assieme.
Francesco aveva capito le difficoltà dell’amico, ma per il momento preferiva non fargli pressioni; era sicuro che era venuto fin lì, poi sarebbe andato fino in fondo.
Tommaso riuscì a sbloccarsi un paio d’ore dopo, mentre passeggiavano per le strade affollate del centro. Le parole gli uscirono di getto, come un fiume in piena; parlò per venti minuti di seguito, mentre Francesco ascoltava attentamente, senza mai perdere il suo sorriso.
Quando ebbe finito di parlare, Tommaso osservò l’amico, in attesa di una risposta, ma ancora di più, di una conferma.
Invece di rispondergli, lui lo prese per un braccio e gli disse: <<Vieni con me.>>
Svoltarono in una via laterale, e dopo qualche passo, Francesco vide quello che stava cercando. Sotto uno dei portici, un portone era rimasto aperto. Vi si infilò dentro, trascinando con se l’amico, e bloccatolo contro l’angolo dell’uscio, mentre contemporaneamente chiudeva la porta, iniziò a baciarlo.
Questa volta Tommaso non si tirò indietro, continuò a baciare il ragazzo che gli aveva fatto perdere la testa, fino a quando non fu questi ad staccarsi da lui.
I due si guardarono per un lungo istante. Fu Tommaso a rompere quell’imbarazzante silenzio.
<<Mi è piaciuto.>> disse.
Poi, i due ragazzi, scoppiarono a ridere.

Sette mesi più tardi, a primavera ormai inoltrata, Tommaso e Francesco si frequentavano con regolarità, entrambi felici per quella relazione. Comprensibilmente, i primi tempi furono i più difficili, soprattutto per Tommaso, che dovette vincere le iniziali titubanze e dimenticare tutte le certezze che, fino a quel momento, aveva avuto di se stesso. Poi, però, sconfitte le sue paure, si scoprì realmente innamorato e ora, non provava nemmeno più  ne imbarazzo, a mostrarsi in pubblico, in atteggiamenti affettuosi con il suo compagno.
Fu allora, che la sua vita subì una nuova svolta.
Da qualche settimana seguiva un corso di teatro amatoriale, durante il quale conobbe Monica, una ragazza dolce ed estroversa, verso la quale finì col provare una spontanea simpatia. Scoprì di avere diverse cose in comune con lei: oltre al teatro, amavano entrambi il cinema e la lettura, e tutti e due sognavano un giorno, di fare il coast to coast, degli Stati Uniti.
Un paio di volte uscirono assieme per una birra in compagnia, ma il loro rapporto non andò mai oltre a quello di due buoni amici, fino a quando, lei lo invitò a cena casa sua.


Quella sera non accadde nulla tra di loro, ma lui conobbe il figlio di Monica; uno splendido bambino di quattro anni, biondo con i capelli lisci che scendevano fin oltre la nuca. Gli occhi di un azzurro intenso, come non ne aveva mai visti e un sorriso così tenero e coinvolgente al quale non era possibile resistere.
Lei, gli raccontò che il suo compagno se n’era andato all’estero poco dopo la nascita del bambino, senza lasciare traccia di se.
Vedendo quel bambino, Tommaso, provò la stessa sensazione che aveva provato quando vide Francesco, il giorno dopo il loro primo bacio. In quell’istante capì, che nella vita, gli mancava qualcosa.
Nei mesi successivi, l’amicizia con Monica, divenne qualcosa di più importante, tant’è, che una sera che era stato a trovarla a casa, dopo che assieme avevano messo a letto il bambino, e complice una bottiglia di vino, finirono col far l’amore sul divano.
In seguito a ciò, Tommaso si sentì in colpa per aver tradito Francesco, per cui abbandonò il corso di teatro, così da non vedere più la ragazza della quale si stava innamorando.
Tuttavia non gli fu così semplice cercare di dimenticarla, infatti si ritrovò spesso a pensare a lei e suo figlio, cosa che lo spinse a chiedersi, se in realtà non fosse l’affetto che provava per quel bambino, a farlo credere innamorato di Monica.
Quella creatura, gli fece nascere un forte senso di paternità, ma sapeva che restando con Francesco, non avrebbe mai potuto realizzare questo sogno. Si domandò se sarebbe stato giusto interrompere la relazione con una persona che ancora amava, per intraprenderne un’altra con una ragazza, alla quale voleva bene, ma di cui non era sicuro di esserne innamorato, solo per realizzare un suo sogno.
Come altre volte gli era capitato in quell’ultimo anno, la risposta gli giunse rapida, quanto inaspettata. La risposta fu una telefonata di Monica, che gli arrivò quasi due mesi dopo l’ultima volta che si erano visti.
La conversazione non durò molto, ma ora Tommaso sapeva cosa doveva fare.
Con la vista annebbiata dalle lacrime compose il numero di Francesco, mentre nelle orecchie aveva ancora le parole di Monica.
<<Sono incinta.>>





martedì 2 agosto 2016

Du er ikke alene (1978)



Du er ikke alene (traducibile con "Non sei solo"), è uno di quei film che per il tema trattato e soprattutto per come viene trattato, difficilmente trovano spazio nel cinema nostrano, ma fortunatamente oggi, grazie ad alcuni appassionati e alle nuove tecnologie è possibile recuperarlo anche in una versione fruibile da noi italiani.
Il film racconta la vita di un gruppo di studenti in una scuola diretta con severi principi cristiani, dei loro primi turbamenti amorosi e delle prime esperienze sessuali di alcuni di loro. In particolare l'obiettivo si concentra sul quindicenne Bo, che si sente attratto da Kim, il figlio dodicenne del preside della scuola, che a sua volta ricambia i sentimenti di Bo e lentamente il loro rapporto si fa sempre più profondo. 



Questo rapporto diviene così simbolo di rivolta contro il bigottismo e la repressione degli adulti, è il modo in cui Kim si ribella contro il padre, ed è il modo con cui Bo riesce a liberarsi delle  repressioni che lo hanno tenuto imbrigliato fino a quel momento e ancora di più, il loro rapporto diventa simbolo della ribellione contro le istituzioni scolastiche, quando queste decidono di espellere uno studente, reo di aver tappezzato le pareti di un bagno, con fotografie pornografiche. Così il loro bacio, nel finale del filmino, alla fine del film, girato dai ragazzi come compito e che viene utilizzato da essi come mezzo dimostrativo della loro rivolta, risulta essere il colpo di scena per far trionfare (e così è) le loro ragioni.
Il tutto viene diretto con una libertà che oggi sarebbe difficilmente ripetibile anche in Paesi dai costumi sessuali meno restrittivi e liberi dal bigottismo della morale cattolica, come lo è la Danimarca. Raccontare l'amore tra adolescenti è già difficile, ma raccontarne la sessualità è praticamente un tabù, specialmente se si tratta di un rapporto omosessuale. I due registi lo fanno però, con una certa delicatezza, e con una poetica naturalezza, che non rifugge l'immagine di qualche nudo, non visto con ossessione o con bramosia, ma come qualcosa di normale e naturale, così come lo è l'affetto che nasce tra i due protagonisti e che trionfa nel finale. 
Una tematica simile, anche se con più pudore e meno sensazionalismo, si era visto in "Le amicizie particolari", ma qui la vicenda prende valore anche come difesa della libertà di essere se stessi, compreso nella scelta della propria sessualità. 


venerdì 15 aprile 2016

Lasciami entrare (2008)



Difficile inquadrare in un unico genere questo piccolo gioiello della cinematografia svedese. Pur trattando di un tema horrorifico, di horror ha molto poco, se non qualche sequenza più grand-guignolesca che spaventosa. E' sicuramente un film drammatico che tocca tematiche quanto mai attuali, come quella della solitudine dovuta all'incomunicabilità (soprattutto tra adulti e giovanissimi), e alla paura del diverso. Infatti Oskar è abbandonato a se stesso, i suoi genitori sono divorziati e sembrano non accorgersi della sua sofferenza e della sua rabbia, dovuta ai soprusi di alcuni bulletti, e anche gli altri adulti sono ciechi al bisogno d'aiuto del biondo ragazzino, che immagina di accoltellare i compagni che lo vessano continuamente. Poi Oskar, conosce Eli, una ragazzina che si è trasferita da poco nel suo stesso palazzo, che sembra non temere il freddo e che vive assieme ad uomo anziano. 
Tra i due ragazzini nasce presto una tenera amicizia e un affetto profondo (qui il film si tinge di atmosfere romantiche, anche se si tratta di un amore casto e quasi infantile) e sarà proprio la nuova amica a dare ad Oskar il coraggio di affrontare i compagni di scuola che lo tormentano. In seguito Il ragazzino scoprirà che Eli non è un essere umano, ma un vampiro asessuato, che per sopravvivere ha bisogno di nutrirsi di sangue. Ma questa sua natura non spaventa lo spettatore, anzi si prova quasi pena per lei, costretta a macchiarsi di atroci delitti per sopravvivere. Particolarmente significativa la sequenza nella quale Eli chiede a Oskar di provare a identificarsi in lei, per fargli capire che non è un mostro, che sarebbe come condannare un leone o un ghepardo, perché uccidono delle indifese gazzelle; è solo bisogno di sopravvivenza. La situazione della ragazzina peggiora quando il suo "servo", ormai troppo vecchio per poterle essere utile e ancora di più per essere amato da lei, decide di suicidarsi. Un'altra scena importante è quella in cui Eli, chiede a Oskar di invitarla a entrare in casa, perché secondo la tradizione, i vampiri per entrare in una casa devono essere invitati da chi vi abita (e qui si capisce il significato del titolo), ma il ragazzino invece la stuzzica e invece di invitarla le fa segno con la mano di passare la porta, e solo quando vede che la sua amica rischia di fare una brutta fine, le da il suo permesso. Ed proprio qui, che Oskar capisce il dramma di Eli e decide di esserle comunque amico.Tutta la storia si svolge nei degradati sobborghi di Stoccalma, in paesaggi completamente imbiancanti dalla neve, che diventa la terza vera protagonista del film, con il suo biancore che copre ogni altro colore e sembra fare isolare ancora di più, i personaggi gli uni dagli altri.Le ultime immagini del film mostrano Oskar allontanarsi in treno, assieme alla sua amica, ben nascosta in uno scatolone e fanno presumere che diventerà il suo nuovo "servo" in un ciclo per lei infinito.Il film si può dunque definire un dramma-horror, sulla solitudine e sul bisogno di comunicabilità, che ormai non sembra appartenere più a questa società ed è anche una tenera storia d'amore, di due ragazzini soli e bisognosi l'uno dell'altra.


mercoledì 9 marzo 2016

Infanzia Clandestina (2011)



Juan ha dodici anni, e ha vissuto gran parte della sua infanzia in esilio. Sul finire degli anni settanta, i genitori del ragazzino, militanti armati dell’organizzazione che si oppone alla dittatura militare al potere, e convinti peronisti, decidono di tornare in Argentina da clandestini, per continuare la lotta al potere. Così per i compagni di scuola, gli insegnanti e chiunque incontri fuori di casa, Juan diventa Ernesto, come il “Che”, l’eroe di cui i suoi genitori gli hanno raccontato le eroiche imprese. Ma mentre i suoi genitori continuano a combattere l’oppressione, Juan si innamora di Maria, la sorella di un suo compagno di scuola, e sogna una vita normale. 



La vicenda narrata da Avila, si basa in parte su fatti autobiografici, la madre è infatti uno dei molti desaparecidos, ma il regista, anziché sbatterci in faccia gli orrori causati dal regime Videla, ci mostra la difficile quotidianità, vista dagli occhi di un bambino, che sta per diventare uomo. Così, grazie allo sguardo di Juan/Ernesto, noi vediamo dall’interno il mondo ristretto dei ribelli, ma messo a nudo dall’ingenuità del ragazzino, così da svelarne le contraddizioni e l’irrazionalità. Juan ha imparato i principi e i valori che i genitori gli hanno insegnato, e non ha mai pensato di metterli in discussione, anzi nel tentativo di tenerli alti, in una significativa sequenza il bambino rifiuta di issare la nuova bandiera argentina, simbolo della dittatura militare, rischiando di far scoprire la sua vera identità. 



Tuttavia un mondo fatto di segreti continui, di riunioni clandestine, di armi e di nascondigli non è un mondo adatto ad un ragazzino e Juan ne prende coscienza quando si innamora di Maria, in quel momento, gli ideali dei genitori non sembrano più così assoluti e importanti, perché entrano in gioco gli affetti, e non gli sta più bene di essere obbligato ad uno stile di vita che gli nega la libertà di giocare con gli amici, o di amare qualcuno.  In questo modo il regista ci pone di fronte a molti dubbi, e a molte domande, lasciando a noi il compito di trovare le risposte, perché lui, come Juan, non giudica ma ci mostra in maniera analitica, come molti argentini vivevano in quel difficile periodo, chi per scelta e chi per obbligo. A rendere più lieve quell’assurda esistenza, è la figura di zio Beto, che cerca di donare un po’ di normalità all’infanzia di Juan,  riuscendo anche a organizzargli una festa per il suo finto compleanno. Avila è bravo nel non cadere nella trappola del sentimentalismo o del facile ricatto del voyerismo, e anziché mostrarci la violenza che la dittatura usa nei confronti degli oppositori, la tiene per lo più fuori dall’obiettivo e quel poco che viene mostrato, viene fatto attraverso scene animate (non so quanto sia volontario il rimando a Kill Bill vol.1), come le potrebbe vedere, o immaginare, un bambino spaventato, costretto suo malgrado ad assistere ad avvenimenti più grandi di lui.

giovedì 17 dicembre 2015

Womb (2010)



Rebecca e Tommy si conoscono quando entrambi hanno nove anni, tra loro nasce subito una bella amicizia, che presto si trasforma in qualcosa di più profondo. Purtroppo lei deve partire con i genitori, ma non dimentica il ragazzino che le ha fatto battere forte il cuore, infatti dodici anni più tardi, ormai adulta, torna dal suo amato e tra i due sembra poter riprendere la storia, come se il tempo non fosse mai passato. Ancora una volta però il destino è loro avverso, e Tommy muore in un incidente stradale. Incapace di rassegnarsi alla perdita del ragazzo, Rebecca si rivolge ad un "Dipartimento di replicazione genetica" e si fa impiantare nell'utero, il clone del nuovo Tommy.



La vicenda di "Womb", pone di fronte a più di qualche interrogativo. Innanzitutto quello sulla scelta etica di Rebecca; certo da fuori è facile dire che la donna ha commesso un errore, e che la sua è una decisione "contro natura", ma credo che vissuta, la situazione sarebbe molto diversa. Diciamo che Rebecca si era per un attimo illusa di poter riportare realmente in vita il suo Tommy, ma una volta cresciuto in grembo (Womb appunto), quello non sarebbe più stato semplicemente il suo amato, ma per prima cosa sarebbe stato suo figlio e anche una volta cresciuto tra loro poteva esserci solo un rapporto madre-figlio, ma forse a lei questo sarebbe bastato, e forse proprio per questo aveva scelto un posto isolato per crescerlo, in modo di tenerlo tutto per se, e una volta adulto, amandolo in modo platonico.



Tuttavia non aveva fatto i conti col fatto che Tommy si facesse degli amici prima, e si trovasse una ragazza poi, cosa che chiaramente la faceva soffrire, senza che potesse però esprimere questo suo dolore.Inoltre, in almeno due occasioni, notiamo che Tommy ha degli slanci d'affetto verso usa madre, che hanno qualcosa di più dell'amore filiale; la prima, quando ancora ragazzino lotta con lei sulla spiaggia difronte a casa, una lotta che ha qualcosa di selvaggio e sensuale, fino a quando i loro due visi arriveranno a sfiorarsi e gli sguardi che sembrano esprimere qualcosa di proibito. La seconda, quando già adulto, dopo aver gettato per scherzo la rete da pesca addosso a Rebecca, infila la testa sotto la maglia di lei in un gioco che si rivela presto "sbagliato". E qui arriviamo ad un altra tematica interessante, molto cara al regista, cioè su quanto possano influenzare i geni la crescita di una persona e quanto può farlo l'ambiente in cui questa si forma. Secondo Fliegauf, i geni contano più dell'ambiente, ma a questo punto, viene da chiedersi se i geni hanno memoria; e nello specifico della vicenda narrata, ci si domanda se è possibile che prelevando i geni di una persona morta, questi conservino parte dei ricordi di questa persona, e trasmettendo questi ricordi alla nuova persona. Poi c'è la questione dell'incesto, che in questo contesto ha una valenza quasi edipica da una parte, ma anche una sorta di punizione dall'altra, perché Rebecca sa che una volta consumato il rapporto con il figlio-amante, lo perderà per sempre.



A parlare di una tematica simile, ci aveva già pensato quasi più di quarant'anni prima, Louis Malle, in "Soffio al cuore", che seppur raccontato con maggior leggerezza, quasi con candore direi, la vicenda era a ben pensarci, più scandalosa, perché ingiustificata se non dal fatto del puro desiderio sessuale; mentre in "Womb" ci sono una serie di eventi che portano al determinarsi inevitabile di quel fatto.Infine c'è il tema appena sfiorato nel film, di declassare i cloni come cittadini di serie B, di ritenerli dei diversi...il punto è che se nessuno sapesse che sono dei cloni verrebbero trattati come persone normali, che poi è quello che succede a Tommy bambino fino a quando viene scoperta la verità, che nemmeno lui conosce. E in ogni caso far pagare ai bambini le scelte errate dei genitori è comunque sbagliato di per se.Partendo da uno spunto fantascientifico, poi il regista ci racconta una storia umana, piena di punti interrogativi e questioni morali di non facile soluzione. Lo fa ambientato la vicenda in un paesaggio isolato, gelido in cui vincono i colori freddi: il bianco, l'azzurro, poco verde, bellissima dunque la fotografia, che aiuta a mantenersi concentrati nella vicenda. Bravissimi anche i protagonisti, in particolare Eva Green spesso costretta a dover recitare solo con le espressioni del volto.