martedì 24 gennaio 2017

Dylan Dog: Memorie dal passato? Magari...

Le storie in cui emerge il passato "normale" di Dylan Dog mi sono sempre piaciute, fin dallo stupendo "Il lungo addio". Certo quelli erano anni in cui gli sceneggiatori dell'inquilino di Craven Road non sbagliavano un colpo, tutto funzionava benissimo ed era praticamente impossibile trovare un albo che non mi soddisfacesse. In ogni caso poi sono venute altre ottime storie che ci hanno rivelato i segreti del passato di Dylan, su come sia entrato nella polizia e sul perché sia stato vittima dell'alcolismo, storie come "Finché morte non vi separi", "Il numero duecento", forse non prive di difetti, ma comunque ben scritte e sceneggiate.
Ed eccoci dunque all'ultimo numero "Gli anni selvaggi", che di per se non mi è dispiaciuto, proprio perché ci fa conoscere altri aspetti della giovinezza dell'Indagatore dell'Incubo, ma a tratti la storia l'ho trovata un po' forzata, ho riscontrato alcuni bloopers che rendono poco chiari certi passaggi; certo nulla che influenzi la vicenda, ma che comunque danno un senso di confusione. Forse dipende dai disegni di Nicola Mari, che proprio non mi piacciono, ma quest'albo, pur trattando un argomento che, come ho già detto, mi interessa e piace, non è riuscito a conquistarmi.
Parlando invece delle storie in generale, seppure ormai lo compri solo saltuariamente, spero che presto si torni a concentrasi su incubi e misteri, magari con qualche momento "gore" e quell'ironia che mi pare mancare da un po' di tempo a questa parte.


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