lunedì 16 ottobre 2017

Il signore delle mosche (romanzo + film 1963)


Come per “Stand by me”, anche per “Il signore delle mosche”, è difficile tenere separata l’opera letteraria, dal film al quale si ispira perché il regista fa un ottimo lavoro e riesce a mantenere intatti i significati di cui William Golding impernia il romanzo.
La storia è quella di un gruppo di ragazzini, che in fuga dalla guerra, precipitano con il loro aereo nei pressi di un’isola deserta. Da quel momento i piccoli naufraghi tenteranno di sopravvivere in un ambiente ostile fino all’arrivo dei soccorsi, ma se inizialmente le cose sembrano funzionare bene, in seguito il gruppo si spaccherà in due e ben presto le ostilità tra le due fazioni, porterà a scontri sempre più cruenti e solo l’arrivo dei soccorsi, fermerà quello che ormai era un gioco al massacro.



Golding è convinto che l’uomo sia cattivo per natura (sua la frase  “L’uomo produce il male come le api producono il miele”), così la sua opera, e di conseguenza anche il film, è impregnata di questo suo pessimismo e  a rendere la storia ancora più disturbante e spaventosa, è il fatto che i protagonisti siano bambini.
I giovani protagonisti, privi di figure adulte, tentano di costruire una società ideale e migliore rispetto a quella in cui vivono, ma proprio la mancanza di linee guida che insegnino la differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato, farà si che questa società si spacchi presto, facendo regredire i ragazzi ad uno stato selvaggio che li porta a sviluppare i loro istinti animaleschi, in cui prevale la legge della giungla a discapito del senso di colpa, del senso del peccato e dell’educazione.



Come già detto, a rendere ancora più greve la vicenda, è il fatto che a compiere queste efferatezze non siano adulti inevitabilmente guastati dal tempo e dalla società, ma bambini e ragazzi, simboli di innocenza e purezza per definizione. Ralph è il protagonista “buono”, quello dotato di maggior buon senso e intenzionato a costruire una società civile, basata su regole precise, in cui ognuno ha il suo compito e la sua preoccupazione maggiore è quella di mantenere sempre acceso il fuoco che permettere di essere avvistati da possibili soccorritori.
L’antitesi di Ralph è Jack, istintivo e irrazionale, vorrebbe essere lui il vero leader del gruppo e per riuscirci non rinuncia a usare la violenza. Per dimostrare la sua virilità e superiorità organizza un gruppo di cacciatori e affascina gli altri ragazzi con storie e canti di guerra. Per conquistare la leadership punta sulle paure più irrazionali e forti, quelle del buio e di possibili creature mostruose, anteponendole a quelle meno viscerali, cioè a quella di rimanere li per sempre, senza che nessuno li avvisti mai.



C’è poi Bombolo (Piggy nel romanzo), di cui non conosciamo il vero nome e che è uno dei pochi che rimane sempre fedele a Ralph. Il ragazzino, grassottello e asmatico, e rappresenta la razionalità e quel poco che ne resta nei bambini che li lega alla civiltà, ma è allo stesso tempo l'anello debole della catena, quello che nessuno ascolta e potenziale vittima sacrificale. Simon invece è un bambino timido e insicuro, anche lui legato a Ralph, fugge però dal gruppo e sarò il primo a scoprire che la bestia non esiste, cosa che purtroppo non potrà raccontare, perché ucciso prima. La sua epilessia lo porta a frequenti svenimenti e visioni e in uno di questi attacchi si ritroverò a parlare con “Il Signore delle mosche”.  Nell’iconografia della storia, Simon rappresenta la spiritualità, la volontà dell'uomo di fare del bene, ma l'incapacità di metterlo in atto, e la sua morte segna la perdita della verità e dell’innocenza.



Vi è infine Roger, alleato di Jack, che rappresenta il vero lato malvagio della natura umana, cattivo per il piacere di esserlo, inizialmente frenato dalla sua educazione, una volta che il gruppo si è spaccato, lui libera tutta la sua crudeltà, arrivando perfino ad uccidere. “Il Signore delle mosche” però, non è soltanto una metafora sulla natura perversa dell’essere umano, ma anche un chiaro esempio di come nascano i totalitarismi, più o meno violenti.
Quando prevale la paura di sopravvivenza, la società è disposta ad accettare le prepotenze e i metodi soppressivi, di un leader che punta a eliminare questa paura, ritenendolo un male minore o necessario. 


Così, in questo caso, i giovani protagonisti accettano la prepotenza e la violenza di Jack e il suo gruppo, che assicura di sconfiggere il mostro, e con esso la paura ancestrale di esso, piuttosto che sobbarcarsi il sacrificio che potrebbe portarli ad un salvataggio dall’isola. Però una volta ottenuto il potere, Jack sfrutta le paure dei ragazzini per continuare a dominarli e quando infine tutto pare precipitare in un escalation di irrazionale violenza, solo l’intervento esterno di alcuni militari giunti sull’isola, porta la situazione ad un nuovo equilibrio, ma con i protagonisti ormai traviati da quanto successo e consapevoli della perdita della loro innocenza e spensieratezza.
Da un punto di vista tecnico la pellicola è ben diretta, anche se la fotografia non è delle migliori.
Bravi tutti i protagonisti.

6 commenti:

  1. Libro stupendo, film altrettanto.
    Ho ricomprato il romanzo un paio di anni fa e ora è nella mia libreria.
    Vero, il senso è quello che citi. Come nascono i regimi, questo è l'uomo (e sono solo ragazzini, a maggior ragione)

    Moz-

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    1. Il romanzo l'ho adorato, Golding riesce a raccontare una vicenda complessa con un linguaggio semplice ed efficace. Il film, questo del 1963, mi ha sorpreso per la sua fedeltà al libro e per com'è ben diretto e recitato...Nel 1990 ne hanno fatto una nuova versione, ma è più deludente...
      See you soon!

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  2. Il signore delle mosche è uno dei libri più angoscianti mai letti, triste presagio della società di oggi, tra l'altro, in una realtà in cui se incontri un branco di mocciosi che ti guardano storto conviene cambiare strada. E questo prima ancora della dinamica del regime.
    Purtroppo il film che citi non l'ho visto, ho guardato il remake: niente di che ma la scena di Piggy mi aveva tramortita come se il sasso l'avessi preso in testa io.

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    1. Si hai ragione, il romanzo è angosciante e in un certo modo profetico...Il film del 1963 è al momento disponibile su youtube e ti consiglio di vederlo perché molto più inquietante e forte del remake...

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  3. Ogni promessa è debito ;)
    Eccoti i giusti ringraziamenti:

    http://solaris-film.blogspot.it/2017/10/blogger-recognition-award.html

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