martedì 2 giugno 2015

Meglio soli che...

Qualche tempo fa, per una situazione come quella di sabato, probabilmente me la sarei presa parecchio e mi sarei visibilmente lamentato, ma ormai ho imparato che non serve a nulla arrabbiarsi per queste cose e che alla fine ognuno agisce per quello che crede meglio.
La settimana precedente ho mandato un messaggio agli amici, per una serie di incomprensioni non ci siamo trovati e così ho passato il pomeriggio e la serata al cinema da solo; sabato non ho chiamato nessuno, ne mandato alcun messaggio...non posso andare sempre io in cerca degli altri, ho anch'io il mio orgoglio, per cui senza alcuna polemica o rancore, ho passato l'ennesima giornata in solitudine. Stavolta però non avevo intenzione di passare tutto il tempo al chiuso, anche perché era una bella giornata dopo diverse giorni di pioggia, per cui, armato della macchina fotografica, mi sono fatto un giro per il centro di Padova.
Ho cercato qualche scorcio da fotografare, ho camminato un bel po' e ho respirato dell'aria estiva.
Dopo un po' però, ho cominciato a sentirmi avvilito, perché ero da solo, mentre in giro era pieno di gruppi di amici, famiglie, e coppie di fidanzati; sicuramente ci sarà stata altra gente sola, ma in quel momento i miei occhi vedevano quello che volevano...Dopo aver condiviso la mia solitudine su facebook, qualche amico mi ha aiutato a risollevare il morale, e ho ricevuto un invito per una birra, da uno di loro che ha un bar li in centro (non prima di aver preso uno spritz naturalmente). Dopo qualche chiacchiera e un paio di birre, ho lasciato l'amico ai suoi affari e ho cercato un posto per cenare.
Ho trovato posto in un ristorantino in un affollata Piazza dei Signori e nonostante non ci fosse nessuno a farmi compagnia, la città illuminata di notte, i bambini sorridenti che giocavano in piazza e una simpatica coppia di australiani con cui ho conversato un po', mi hanno rimesso di buon umore.
Io non sto bene da solo, ma sono in grado di starci e non ho più intenzione di aspettare nessuno, mi scuserete però se in un momento di sconforto mi sfogherò in qualche maniera.
Detto questo, tanti saluti e amici come sempre.



mercoledì 20 maggio 2015

Eden Lake

(Queste, e altre mie recensioni si possono trovare sul forum di "Movieplayer" e sulla mia pagina facebook "Cinema Giovane", il cui link è qui accanto)

Jenny e Steve sono fidanzati, e lui ha deciso di chiederle di sposarlo, portandola ad un romantico weekend sulle sponde di un incantevole lago. La loro tranquillità viene però disturbata da alcuni ragazzini del luogo, che si divertono a provocare gli adulti. Le cose cominciano a precipitare quando Steve decide di affrontare questi giovani, scatenando così la rappresaglia di quest’ultimi, che presto si trasforma in una vera e propria caccia all’uomo. Il genere survival-horror, è uno dei più sfruttati nel filone dei film thriller e horror, partendo dagli anni 70 con film quali “Non violentate Jennifer” e “L’ultima casa a sinistra” (questi più propriamente appartenenti al sottogenere “rape & revenge”), passando per “Un tranquillo weekend di paura”. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e di porcherie ne sono state fatte molte, soprattutto da quando è entrato in auge il teen-horror; per cui questo “Eden Lake” è una graditissima e piacevole sorpresa, un film decisamente ben fatto, che ti tiene con fiato sospeso dall’inizio alla fine, senza lasciarti un attimo di tregua. Il film prende spunto da veri fatti di cronaca, quello delle baby gang, che soprattutto in Gran Bretagna, sono diventate una forte problematica sociale. Per questo motivo, “Eden Lake” è ancora più inquietante e disturbante, in quanto gli autori delle violenze, non sono più mostri dal volto mascherato armati di machete o di motosega, ma dei ragazzini, solitamente simbolo di innocenza e purezza, rendendo così più difficoltoso il compito a chi si deve difendere dal loro attacco. A ciò ci aveva già pensato Narciso Ibanez Serradon con il suo “Ma come si può uccidere un bambino?” (forse ancora più inquietante data la ancora più giovane età dei baby assassini), e più recentemente Tom Shankland con “The children” (non a caso altro film britannico del 2008). Tuttavia nel film di James Watkins viene maggiormente evidenziato il contesto sociale per cui questa violenza ha origine; ragazzi cresciuti in ambiente provinciale e chiuso, in famiglie disagiate, in cui domina la violenza domestica, per cui i giovani imparano a essere aggressivi e irruenti. Ragazzi che diventano i veri protagonisti della pellicola, mettendo in secondo piano i pur bravissimi Kelly Reilly e l’ancora poco conosciuto Michael Fassbender, e tra cui riconosciamo Thomas Turgoose, lo Shaun di “This is England” e Jack O'Connell sempre del film Shane Meadows. Vera forza del film, è però la regia di Watkins; claustrofobica, intensa che ti tiene inchiodato alla sedia, costretto a vedere una violenza crescente, assurda e ingiustificata, senza però indugiare in particolari raccapriccianti, anzi le scene più crude spesso rimangono in secondo piano, lasciando allo spettatore il compito di concretizzare ciò che non è mostrato e perciò ancora più disturbanti. “Eden Lake” è la dimostrazione di come il cinema horror europeo (a eccezione forse dell’ Italia purtroppo) goda di ottima salute e del fatto che sia probabilmente superiore a quello statunitense.


martedì 12 maggio 2015

Il Paese delle favole

A volte è bello credere nelle favole e io stavolta voglio crederci.
I programmi televisivi, spesso ci spacciano per vero ciò che vero non è: carrambate, liti, pianti, talvolta sono programmati per aumentare l'audience puntando sull'empatia dello spettatore.
Beh, io spero che quanto visto ieri ad "Italian Got's Talent", sia autentico, perché in un Paese bigotto e ipocrita come il nostro, sarebbe una cosa importante.
Alla fine dell'esibizione di un gruppo di acrobati, l'atleta principale h chiesto ad un suo compagno di sposarlo e i due si sono baciati.
In Italia siamo ancora molto indietro, quanto a diritti per le coppie omosessuali e spesso, anche solo parlare di questo tipo "diverso" di amore, crea  non pochi imbarazzi; probabilmente dovuti anche al Vaticano, che fa pesare molto la sua ancora retrograda mentalità.
Fin troppo spesso al telegiornale si è sentito parlare di omofobia, ma poi cosa si fa realmente per sradicare un così assurdo e stupido pregiudizio? E' raro vedere programmi con coppie formate da due uomini o due donne, e film e serie tv dedicate a questo tema, quelle volte che passano in tv, vengono programmati ad orari con poca visibilità.
Per questo, una dichiarazione di questo tipo, in prima serata, sotto gli occhi di milioni di spettatori, non può che essere una cosa buona, una prima martellata per abbattere il muro dell'omofobia, della paura del "diverso", per mostrare che l'amore è universale e non una prerogativa degli eterosessuali.
Io voglio credere non sia stata una messa in scena, che sia stato tutto vero, perché se fatto unicamente per aumentare gli ascolti. ciò svilirebbe l'importanza del gesto.
Si, a volte mi piace credere alle favole...


giovedì 7 maggio 2015

Un Cuore

Andrea non si accorse che il suo insegnante gli rovesciò di proposito la tazza di cioccolata sulla camicia, e quando questi lo spogliò per aiutarlo a ripulirsi non fece resistenza. Le foto di quel ragazzino che gli sorrideva dalla mensola sopra il camino, erano rassicuranti. Poi l'uomo iniziò ad accarezzargli e baciargli il petto; allora in quel momento cercò di divincolarsi dalla sua presa impaurito, perché lo avevano messo in guardia da quel tipo di persone. Quando però, sentì le lacrime dell'uomo inumidirgli il torace, capì che non era in pericolo. Quella sera, dopo il bagno, Andrea guardò il suo corpo riflesso allo specchio e vide quella cicatrice che gli divideva in due il petto. La sfiorò con la mano e udì il battito del suo cuore. Di quel cuore appartenuto ad un bambino che ora non sorrideva più.


giovedì 30 aprile 2015

Cinema; molto più che una passione

Io mi sono appassionato al cinema relativamente tardi, soprattutto rispetto ad alcuni amici che già a otto/nove anni guardavano film di Sergio Leone, piuttosto che di John Carpenter o Martin Scorsese; è stato circa verso i quindici/sedici anni, grazie alla letteratura e ai fumetti che mi sono immerso a pieno nella settima arte. E' nata così una passione, che un po' alla volta è diventata viscerale e che mi ha fatto sognare, divertire, commuovere, arrabbiare, che è stata compagna di tante serate solitarie, ma cosa estremamente più importante, mi ha fatto conoscere tante splendide persone.

Ed è qui che volevo arrivare: se non fosse stato per il cinema probabilmente non avrei conosciuto tanti amici che hanno arricchito la mia vita, a partire dall'allora Castlerock, oggi Movieplayer, dove ho incontrato persone che piano piano, sono diventate dei preziosi amici, grazie alle quali ho cominciato a viaggiare anche da solo, a vedere parti d'Italia che non conoscevo e addirittura a visitare Paesi, che prima mai immaginavo che mai avrei toccato. 
Poi è arrivato Facebook, strumento certamente ambiguo, che va preso e usato con le dovute attenzioni, ma in cui ho incontrato tante altre persone con la mia stessa passione e da qui sono nate delle amicizie importanti, con persone di una sensibilità unica, capaci di starmi accanto sia in momenti difficili, che in momenti di allegria. Non avrei mai creduto di affezionarmi in questo modo a dei perfetti sconosciuti e farli diventare una parte importante della mia quotidianità, gente magari che abita a centinaia di chilometri da qui, ma che afferrano il telefono e ti chiamano per farti gli auguri, le congratulazioni o per alleviare un periodo difficile, come se fossero amici di una vita.
E infine c'è lei, quella che seppur per un breve periodo è stata la persona più importante della mia vita, quella persona che mi faceva star bene soltanto a sentirne la voce o a guardarle gli occhi; avrei mille cose da scrivere su di lei, ma non è questo il momento, ne il post adatto, posso solo dire che se anche ora la nostra storia è finita, e stiamo passando un periodo in cui fatichiamo a comunicare, io le sarò per sempre grato, per tutto quello che mi ha dato, per tutto il bene che mi ha fatto...
Per tutto questo, per me, il cinema è molto più che una passione...

domenica 19 aprile 2015

Come volevasi dimostrare

Caspita...ho ricominciato a latitare...e non di poco...
Vediamo di riprendere in mano questo blog e ricominciare a scrivere qualcosina...

mercoledì 17 dicembre 2014

Questione d'estro

"La cosa più triste al mondo è il talento sprecato" (Bronx - 1993)

A differenza di quanto si dice, non tutti hanno talento; tutti abbiamo delle capacità, possiamo essere più o meno bravi in una qualche attività, ma il talento è un'altra cosa, il talento è qualcosa di innato, che pochi hanno la fortuna di averne dono; e quando questo viene espresso da bambini o giovanissimi, rimaniamo maggiormente conquistati, quasi fosse qualcosa di sovrannaturale.
Purtroppo poi non tutti mantengono le promesse, c'è chi non lo coltiva, chi si perde per strada, altri che per motivi sociali, famigliari o di altro tipo, non hanno la possibilità di far sbocciare il loro talento. E allora si, che il talento sprecato diventa una cosa triste, e allora ci vorrebbe qualcuno che li aiutasse, ma talvolta sono proprio le persone che dovrebbero incoraggiare questi talenti, i primi a smontarli, a "renderli piccoli".
Il talento va assecondato e non ostacolato...
Mi capita qualche volta di provare invidia (anche se non è un bel sentimento) per persone che con poche difficoltà riescono nella vita di tutti i giorni, ma per i talenti no...Il talento mi suscita ammirazione; non so esattamente perché, dato che come dicevo all'inizio, è una cosa innata, che si ha o non si ha...forse perché come diceva Cartier-Bresson "Se hai un talento, ne sei responsabile e ci puoi (devi) lavorare sopra"