martedì 30 gennaio 2018

La creatura nel buio - Terza parte

Continua con la terza parte il racconto che ho iniziato QUI e proseguito QUI:

Ed si svegliò nel cuore della notte in preda all'agitazione; il suo corpo era madido di sudore, il suo respiro affannose e il battito del cuore era accelerato.
Si voltò a guardare sua moglie che dormiva tranquillamente, la coprì con il lenzuolo, poi si alzo e andò nella camera di Rupert.
Anche suo figlio dormiva pacificamente e dopo avergli accarezzato i capelli andò in bagno.
Aprì il rubinetto dell'acqua calda e si infilò sotto la doccia.
Rimase sotto l'acqua corrente per più di mezz'ora, con lo sguardo perso nel vuoto e cercando di ricordare l'incubo che lo aveva svegliato, ma più si sforzava di ricordare, meno riusciva a darsi una risposta. Eppure qualcosa gli diceva che fosse un ricordo del passato, probabilmente rimosso e che anche le paure del suo bambino ne facessero, in qualche modo, parte.
Uscì dalla doccia annodandosi un asciugamano attorno alla vita, passò una mano sullo specchio reso opaco dal vapore e fissò a lungo la sua immagine riflessa, poi andò in salotto, passando prima dal frigo dove prese una birra fredda.
La corrente era già tornata da qualche tempo, per cui, dopo essersi seduto in poltrona, accese la televisione, sperando di trovare qualcosa di abbastanza noioso che lo facesse crollare dal sonno.
Dopo aver fatto un po' di zapping, Edwin optò per un vecchio film di fantascienza in bianco e nero.
Nel film, il presidente degli Stati Uniti avvertiva la nazione che alcuni dischi volanti erano atterrati in diversi punti della Terra, ma che per ora non si conoscevano le intenzioni degli alieni, per cui per ora ci si sarebbe limitati ad un'azione di controllo. Ed sorrise mentre pensava che quell'attore gli ricordava molto suo zio Dan, poi tutto si fece buio.




"Papà?!"
Nessuna risposta
"Papà!"
Ancora silenzio.
"Mamma, papà, dove siete?"
Un lampo illuminò la cameretta di Ed, che chiamò ancora aiuto, ma le sue grida si persero nel fragore di un tuono.
Ora nella casa si sentiva anche il pianto disperato di un neonato.
Scese dal letto e andò nella camera dei suoi genitori. I piedi nudi lasciavano sul pavimento freddo delle impronte di sudore.
"Papà!?" chiamò un'altra volta Edwin e ancora una volta nessuno gli rispose.
Gli unici rumori che sentiva erano lo scrosciare della pioggia e il fratellino che piangeva.
Quando entrò in camera provò ad accendere la luce, ma la stanza rimase buia.
Ed cercò di avvicinarsi alla culla di suo fratello, quando inciampò in qualcosa e finì a terra battendo la testa contro l'armadio.
Ora il ragazzino era, se possibile, ancora più spaventato; aveva voglia di piangere, ma si fece coraggio e tentò di rialzarsi, ma il piede scivolò ancora una volta, facendolo finire nuovamente col sedere sul pavimento. Questa volta sentì qualcosa di umido e appiccicaticcio bagnargli le natiche e la mano che aveva usato per rimettersi in piedi, ma prima che potesse chiedersi cosa fosse, un lampo illuminò la stanza e se fino a quel momento aveva avuto paura, quello che vide in quell'istante quasi lo fece impazzire.
Ed aprì e chiuse  più volte la bocca, come se tentasse di chiedere aiuto, ma non un riuscì a emettere alcun suono.
La scena gli si presentò solo per pochi secondi, ma era talmente nitida e terribile che lo travolse con la forza di uno tsunami. La "cosa" sulla quale era inciampato era il corpo di suo padre, in parte riverso dentro all'armadio e completamente ricoperto di sangue.  Sangue che ricopriva tutta la camera; le pareti, il soffitto, il lampadario e il letto dove giaceva sua madre con il petto squarciato.
Urlò.
Finalmente il grido che gli era rimasto strozzato in gola uscì con tutta la forza dei suoi piccoli polmoni. Si gettò in lacrime sul corpo di sua madre, chiamandola per nome e sporcandosi il pigiama con il suo sangue.
Improvvisamente Edwin, si ricordò del suo fratellino, il cui pianto lo aveva attirato fino a lì e si girò per cercarlo con lo sguardo.
Ancora una volta, quella notte, il suo cervello dovette fare i conti con qualcosa di spaventoso.
Jack, suo fratello di pochi mesi, stava fluttuando a mezz'aria, volando dentro all'armadio, ma lui aveva l'impressione che in realtà venisse trascinato dentro da una mano invisibile.
Quell'ultima scioccante immagine gli fece perdere i sensi, proprio nel momento in cui la porta d'ingresso veniva sfondata dai vicini allarmati dalle urla. L'ultima cosa che riuscì a vedere prima che tutto diventasse confuso, fu la mano del mostro che per un istante, da invisibile si materializzò per poi sparire all'interno dell'armadio.

venerdì 19 gennaio 2018

Peccato, ho peccato!




Quando si parla di peccati capitali al cinema, di solito si pensa subito a "Seven" di David Fincher, ma in questo caso volevo tentare qualcosa di diverso, cioè trovare un film per ognuno dei setti peccati capitali e che ne esprima a grandi linee i concetti.
Senza perdere altro tempo in inutile spiegazioni partiamo con la presentazione dei film che ho scelto:

SUPERBIA

L'avvocato del diavolo (1997): Lo dice lo stesso Al Pacino nel film: "Vanità, decisamente il mio peccato preferito" e in questo caso vanità è intesa come superbia, quella del protagonista (Keanu Reeves) che sa di essere bravo e più passa il tempo e più cause vince, più aumenta questa sua consapevolezza, ma con essa cresce anche il suo ego, tanto che finirà col mettere in secondo piano l'amata moglie e non si accorge della realtà delle cose. Un gran bel film che ha dalla sua una cast in gran forma, soprattutto quel mostro sacro di Al Pacino.




AVARIZIA

Wall Street (1987): Quale miglior film può rappresentare tale vizio, se non uno che parla di quell'arrivismo, dei giochi di potere, dello yuppismo rampante degli anni 80, dove l'unica cosa che contava era accumulare denaro...In questo film Stone ci racconta le vicende di Bud Fox, un giovane che vorrebbe entrare nell'alta finanza e di Gordon Gekko, che di quelle acque è uno dei più spietati squali, disposto ad ogni mezzo, anche il più illecito per arricchirsi sempre di più.




LUSSURIA

Le età di Lulù (1990): Partendo dal presupposto che per lussuria si intenda "un'incontrollata sessualità, irrefrenabile desiderio del piacere sessuale..." fino a se stesso, era quasi inevitabile scegliere in questa categoria un film erotico. Film che parlano di sessualità ce ne sono molti, ma spesso è mascherata come metafora, in questo film invece il sesso è l'unica cosa che tiene legati i due protagonisti, ne sono praticamente schiavi e ciò porta allo scoppia di vicende drammatiche che si risolvono solo nel finale.. Film che ha creato scandalo e che lo ha reso uno dei film erotici più noti di sempre.




INVIDIA

Amadeus (1984): Per questo tipo di peccato ho avuto pochissimi dubbi su che film scegliere, perché se da un punto di vista storico, le vicende narrate da Milos Forman sono quanto meno discutibili, da quello della storia in se, non c'è un invidioso più grande del Salieri interpretato da F. Murray Abraham, che ha passato una vita intera a tentare di distruggere il mito di Mozart, pur continuando ad ammirarne le opere.




GOLA

La grande abbuffata (1973): Anche in questo caso non ho dovuto pensare molto al film che rappresentasse al meglio il peccato di gola. La trama infatti parla di quattro amici, annoiati dalla loro vita che decidono di suicidarsi mangiando fino alla morte. Ferreri usa questa vicenda come critica alla società consumi e del benessere e proprio per questo, in quanto i protagonisti mangiano in maniera esagerata, perdendo così anche il piacere per ciò che stanno gustando, il film risulta essere perfetto per questa categoria.




IRA

Un giorno di ordinaria follia (1993): Un uomo, abbandonato dalla moglie (che inoltre vuole impedirgli di vedere anche la figlioletta), licenziato dall'azienda che lo considera ormai obsoleto, in una torrida giornata estiva, bloccato in mezzo al traffico fa esplodere tutta la sua rabbia portandolo a scontrarsi con varia gente e con la polizia. Reso cieco dall'ira, il protagonista, ha messo a soqquadro un'intera città e non riuscendo più a vedere le cose con chiarezza e obiettività, ha finito con il farsi travolgere dalla sua rabbia.




ACCIDIA

La grande bellezza (2013): Se avessi dovuto scegliere unicamente un personaggio che rappresentasse la pigrizia, l'indolenza, probabilmente avrei scelto il Drugo Jeffrey Lebowski, ma dovendo invece trovare un film che nel suo complesso, rappresentasse al meglio il peccato dell'accidia, quale opera migliore se non quella di Paolo Sorrentino che descrive un mondo annoiato, fatto di persone incapaci di godersi veramente la vita, una mondanità che è sempre la stessa e trionfa il mal di vivere.




C'è ora qualcuno degli amici che mi segue che vuole fare una sua lista di sette film sui vizi capitali? In caso fatemi sapere che poi vengo confrontarmi con voi...

martedì 16 gennaio 2018

Rosa e Grace: la mia nuova vita da papà




"...A questa musica che non ha orecchi,
a questi libri senza parole 
benvenuto raggio di sole, 
avrai matite per giocare 
e un bicchiere per bere forte,
e un bicchiere per bere piano 
un sorriso per difenderti 
e un passaporto per andare via lontano..."

Dopo diverse settimane rieccomi a scrivere qualcosa su queste pagine. Chiedo scusa agli amici blogger, soprattutto a quelli che seguo con costanza e che a loro volta seguono me, per questa lunga assenza, anche se non è la prima volta che rimango per tanto tempo senza scrivere nulla o commentare i loro post, ma questa volta non è per per pigrizia o mancanza di idee.
Il due gennaio di quest'anno sono diventato, finalmente, papà di due bellissime gemelline (sorelle gemelle per la precisione, dato che sono molto diverse tra di loro) e naturalmente ciò ha assorbito la quasi totalità del mio tempo.
I primi tre giorni in ospedale, dopo il parto, avrò dormito si e no un'ora per notte e non consecutiva, tra pappe, cambi di pannolini, le incursioni delle infermiere che dovevano controllare le bimbe e la mia compagna a diverse ore del giorno e della notte...Poi finalmente a casa, ma anche qui il tempo è dedicato al benessere di Rosa e Grace e al riposo quando ci viene concesso.
In realtà di giorno sono piuttosto tranquille, ma non c'è molto tempo per mettersi al computer, pensare al pezzo da scrivere, rivederlo, metterlo nero su bianco eccetera, eccetera.
Purtroppo io e la mia compagna viviamo (relativamente) lontani, io abito e lavoro vicino a Padova, lei  è di Bologna. Dopo quindici giorni dedicati alle mie donne, sono dunque dovuto tornare dalle mie parti e per questo ho trovato il tempo di scrivere questo pezzo.
Spero, prima o poi, di trovare lavoro a Bologna, così mi trasferirò definitivamente invece di avere solo il weekend da dedicare alle persone che amo.
I primi giorni da papà, come dicevo, sono stati intensi e impegnativi e immagino lo saranno sempre di più, almeno per i primi tre, quattro anni, ma sono stati anche i giorni più felici della mia vita. Se avessi potuto le avrei tenute sempre in braccio, coccolandole e baciandole, ma naturalmente ciò sarebbe diseducativo e poi loro lo richiederebbero sempre, cosa quanto meno inopportuna.
Devo dunque ringraziare Chiara, la mia compagna, per avermi fatto vivere queste emozioni, ma anche per tutto l'amore e l'affetto che mi da ogni giorno, da un'anno e mezzo a oggi, per come mi fa sentire bene e importante...Forse abbiamo fatto le cose un po' di corsa, considerando la situazione non proprio semplice, ma non mi sono pentito un solo istante delle scelte fatte.
Quando abbiamo saputo dell'arrivo delle bimbe è stato una bella sorpresa e naturalmente c'è stata e ancora c'è, un po' di preoccupazione, ma abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e di portare avanti questa splendida storia 
Poi abbiamo cominciato a pensare ai nomi e devo dire che la scelta non ha richiesto molto tempo; Grace viene dall'unione della passione del cinema (Grace Kelly) e della musica (la prima canzone che mi è venuta in mente è stata Grace di Jeff Buckley), oltre alla voglia di avere un nome un po' "esotico". Rosa invece è dedicato ad una cara amica, a cui eravamo molto affezionati, che purtroppo è scomparsa un'anno fa, un omaggio che è venuto naturale e devo dire che la prima a pensarci è stata proprio la mia compagna, anche se a differenza mia, che conoscevo Mariarosaria da qualche anno, lei l'aveva conosciuta solo pochi mesi prima, ma già ci era molto legata.
Bene, per ora mi sembra di aver detto abbastanza, ma prometto che prossimamente vi aggiornerò sulla mia nuova vita. Un salutone a tutti.

venerdì 29 dicembre 2017

Yakuza Apocalypse (2015)



Che Takashi Miike sia un regista fuori dalle regole è un eufemismo...una tautologia...e probabilmente non c'è bisogno che ve lo dica io, ma con questo "Yakuza Apocalypse" la sua follia supera ogni limite, riuscendo a sembrare più assurdo anche di "As the Gods Will" e direi che non è poco.
Di cosa parla il film? Prima di riassumere un po' questo delirio, va detto che la trama, pur avendo comunque un filo conduttore, è per lo più una scusa per mettere in scena sequenze sempre più folli e spettacolari, fino ad un finale cartoonesco e apertissimo, ma andiamo con ordine.


Kamiura è un boss yakuza di una cittadina giapponese, dove è amato e benvoluto, dato che protegge i suoi abitanti e cerca di mantenere la pace. Il boss nasconde però un segreto, infatti è un vampiro, ma anziché nutrirsi col sangue di innocenti civili, che lo renderebbero forte, preferisce quello di altri yakuza, che invece lo indebolisce sempre di più, infatti quando due strani individui arrivano in città, Kamiura farà una brutta fine, ma farà in tempo a passare il suo potere al suo braccio destro Kageyama. Questi scopre che i due killer lavorano assieme al capitano della yakuza e dunque capisce il suo tradimento. Inizia così una battaglia tra yakuza vampiri, alleati di Kageyama a bizzarri personaggi, tra cui un kappa con problemi di alitosi e una rana mascotte con il potere di uccidere con lo sguardo alleati agli yakuza traditori.


"Yakuza Apocalypse" parte dunque come uno yakuza-movie, ma fin da subito mette in scena la sua anima grottesca, per poi attingere al genere vampiresco-horror, alla commedia e naturalmente ai film sulle arti marziali, rendendo impossibile l'incasellamento in unico genere.
Miike dirige così un film fatto unicamente per intrattenere, senza logiche e senza morali; quello che conta è unicamente stupire e divertire lo spettatore che in questo gran minestrone di idee e avvenimenti si fa prendere dal delirio del regista e nemmeno si accorge delle quasi due ore di film.
Va però detto che per girare un film così fuori dagli schemi ed esagerato, ci vuole un signor regista, che sappia far vivere la pellicola di vita proprio, ma che allo stesso tempo non lo perda di mano, rischiando di sconfinare nel cattivo gusto. E Miike è uno di questi rari registi.



"Yakuza Apocalypse" si rifà più che al cinema, al mondo dei fumetti e dei cartoni animati, dei videogiochi e della cultura sotto-popolare giapponese con personaggio come l'otaku o la rana combattente.
E in tutto questo virtuosismo di assurdità e violenza, il regista si ricorda di omaggiare il cinema italiano, infatti il personaggio di Bateren, che porta con se una cassa da morto con dentro un fucile è un chiaro riferimento a Django di Corbucci, che Miike aveva già omaggiato in "Sukiyaki Western Django" dove faceva un cameo anche Tarantino (e poi si dice...).
Molto belle le musiche di Koji Endo.
Come dicevo all'inizio, il finale del film è apertissimo e potrebbe lasciare spazio a un futuro sequel, sperando che a girarlo sia sempre quel gran cane pazzo di Takashi Miike.

sabato 23 dicembre 2017

Parenti Serpenti (1992)




A Natale siamo tutti più buoni? Forse, ma spesso più che di bontà si può parlare di buonismo e con questo film, per me fin troppo sottovalutato, Monicelli ci mostra tutta l'ipocrisia dell'umanità e più in particolare dell'italiano medio borghese, un film in cui traspare tutto il suo pessimismo.
Il film si apre con la voce fuoricampo del piccolo Mauro che ci presenta la cittadina dove si svolge la storia e alcuni dei suoi abitanti e lo attraverso il suo sguardo innocente, ma anche influenzato dai racconti che gli sono stati fatti dai genitori.



Poi passiamo a conoscere i personaggi di questa commedia: nonna Trieste, donna energica che ama molto la sua famiglia, il marito Saverio ex carabiniere ormai in pensione affetto da una leggera forma di demenza senile. Lina e Michele, i genitori di Mauro, lei sempre nevrotica, che lavora come bibliotecaria e lui, geometra comunale e iscritto alla DC (e così non manca anche qualche bella staffilata alla classe politica italiana); Milena, sorella di Lina, depressa perché impossibilitata ad avere figli e suo marito Filippo, maresciallo dell'Aeronautica; Alessandro, terzo figlio di Trieste e Saverio, impiegato alle poste, dalle ideologie comuniste, ma che ha ottenuto il lavoro tramite raccomandazione del cognato democristiano (e mettiamoci una bella critica al mal costume del nepotismo), sua moglie Gina, snob e che probabilmente tradisce il marito con uomini che le regalano oggetti costosi e per questo mal sopportata dalle cognate, la loro figlia Monica, ragazzina leggermente sovrappeso che ha come sogno quello di diventare ballerina di Fantastico (probabilmente caricatura della persona mediocre, dai sogni futili, ma allo stesso tempo incapace di impegnarsi per raggiungerli). Infine c'è Alfredo, professore d'italiano in un istituto femminile, celibe e senza figli.




All'inizio sembra procedure bene secondo le più tradizionali consuetudini natalizie nostrane, con il cenone della vigilia, la processione, la tombola, la messa di mezzanotte e lo scambio di regali con le prime ipocrisie, ma la scintilla che porterà all'esplosione dei rapporti tra il parentado, è l'annuncio dei nonni, durante il pranzo di Natale, di voler andare a vivere con uno dei figli (a loro scelta) in cambio della casa come eredità.



Nessuno però è disposto a rinunciare alle proprie abitudini e alla propria pace famigliare, ne nascono così una serie di feroci litigi che smascherano tutte le ipocrisie, i rancori, gli odi e le gelosie oltre a mostrare gli scheletri negli armadi, fino a quel momento nascosti per paura di essere giudicati.
Inoltre Monicelli mostra quanto la famiglia possa essere volgare e grossolana quando i parenti litigano per l'umile casa e i pochi oggetti di scarso valore che essa contiene, ma non sono in alcun modo disposti a occuparsi dei propri cari.



Il finale del film è poi uno dei più cattivi e feroci della commedia italiana degli ultimi trent'anni, che non lascia spazio a positività o speranza (per il regista la speranza è una trappola inventata da chi è al potere). Ipocrisia che viene smascherata dalle parole del piccolo Mauro, nel suo tema al ritorno dalla vacanze.
In quest'opera di Monicelli, girata quasi come se fosse una pièce teatrale, non esistono personaggi positivi, ma tutti nascondono una doppiezza e falsità di carattere tipiche del cinema del regista romano.



Un classico film natalizio, ma che a differenza della maggior parte dei film ambientati durante questa festività, non la esalta, ma invece ne mostra tutta la superficialità e falsità.
Ottimi tutti gli interpreti, in particolare quello femminile su cui svettano Marina Confalone, Cinzia Leone e Pia Velsi.

GLI ALTRI FILM DELLA CINEVIGILIA:

SOLARIS: A CASA PER LE VACANZE
MOZ O'CLOCK: BATMAN RETURNS
NON C'E' PARAGONE: GREMLINS
IL BOLLALMANACCO DI CINEMA: SOS FANTASMI
LA COLLEZIONISTA DI BIGLIETTI: NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS
LA BARA VOLANTE: GREMLINS
PIETRO SABA WORLD: SANTA CLAUSE 1994
DIRECTOR'S CULT: VERY MURRAY CHRISTMAS

venerdì 15 dicembre 2017

Scare Campaign (2016)


Scare Campaign è una trasmissione che mette in scena delle paurose candid camera a tema horror, a danno di ignare vittime che si ritrovano a dover affrontare situazioni spaventose, filmate di nascosto.
Quando però gli ascolti cominciano a calare, anche a causa del successo di un gruppo di persone mascherate che organizza veri e sempre più efferati omicidi che poi caricano nel loro sito internet, la produttrice televisiva impone loro di dare una svolta al programma, pena la soppressione dello stesso.
A questo punto Marcus e la sua troupe decidono di alzare l'asticella della paura e progettano uno scherzo in un vecchio manicomio abbandonato, ma forse questa volta hanno sbagliato vittima, infatti presto la situazione precipiterà nel peggiore dei modi.




La Midnight Factory (che Dio l'abbia in lode), porta in Italia un nuovo, spaventoso film australiano, terra che ultimamente ci sta regalando diversi ottimi horror (Babadook, The Devil's Candy...) e anche in questo caso fa centro.
Il film, che si rifà a quelle terrorizzanti candid camera tanto in voga su Youtube, ma anche a trasmissioni come Scare Tactics, funziona con il principio delle scatole cinesi e dopo un inizio come un classico horror demoniaco, con i classici spaventi dovuti a forti rumori e apparizioni improvvise, rivela subito la sua anima da mockumentary (genere che continua ad avere ancora un discreto successo) mostrandoci come tutto sia finto (o reale a seconda dei punti di vista) e svelando solo il primo dei diversi colpi di scena della pellicola.




E a questo punto il film cambia di nuovo registro, trasformandosi in un splatter senza mezze misure, con morti truculente e se anche talvolta queste sono riprese in modo da non mostrare troppo, risultano comunque forti e non adatte a tutti gli stomaci.
In questa parte della pellicola, avremo una nuova serie di colpi di scena consecutivi spingendo lo spettatore in un twist disorientante, fino all'entrate in scena di veri killers, che porteranno ad apparente e sanguinoso status quo, ma l'apparenza potrebbe essere ancora una volta da quella che ci viene mostrata inizialmente.



I fratelli Cairnes dimostrano di essere degli attenti e appassionati fruitori della materia horror (bella la citazione a Mario Bava) e mettono in scena un film che spaventa e disturba, mantenendo però un profilo basso. La pellicola non ha infatti grosse pretese se non quella di intrattenere lo spettatore per un'ora e venti circa e in questo ci riesce alla perfezione.
Certo non mancano le punzecchiature ad un certo tipo di televisione, che bada solo agli ascolti, ma queste hanno più funzione di pretesto, che di critica vera e propria, così come le accuse ad un pubblico sempre più voyeurista e sempre meno sensibile alla violenza.


Bene tutto il cast, in particolare le due finals girls (o screem queens) tra cui Olivia DeJonge, che era già apparsa in The Visit di M. Night Shyamalan.
In sostanza un piacevole film, forse non eccezionale, ma che fa bene il suo dovere, intrattiene, diverte e spaventa e oggi come oggi non è cosa da poco.

sabato 9 dicembre 2017

Dylan Dog 375: Nel Mistero - Già proprio un gran bel mistero...



Dopo diverso tempo, tornano a collaborare ad un albo della serie regolare, Tiziano Sclavi e Angelo Stano. La prima volta fu per il numero uno "L'alba dei morti viventi" per far nascere il mito di Dylan Dog, personaggio poi entrato di prepotenza nella cultura pop italiana.
Ed eccoci oltre trent'anni dopo a parlare di un fumetto, a cui spesso è stato fatto un troppo precoce funerale, ma che riesce ancora a tenere desto l'interesse degli appassionati.
Cosa dire, dunque, di questo nuovo numero?
E' sicuramente interessante, ben scritto (ci mancherebbe altro stiamo pur sempre parlando di Sclavi) e certamente uno degli albi migliori degli ultimi anni, però c'è qualcosa che non mi convince del tutto per cui l'albo lasci un po' l'amaro in bocca, quasi un senso di incompiutezza...
La storia, seppure piacevole, sa di già visto e già letto, più e più volte, ma prima che mi si accusi di rimpiangere il passato, per poi lamentarmi quando questo viene riproposto, voglio chiarire che mi sto riferendo alla storia in sé, al soggetto e non allo stile con la quale viene raccontata, che invece mi ha soddisfatto (vedi ad esempio l'uso della filastrocca in rima quando la morte colpisce, tipico di Sclavi e più in generale del Dylan Dog vecchio stile).
I limiti della storia, però, forse non sono tutti imputabili al buon Tiziano, ma anche alla nuova linea "editoriale", voluta da Recchioni. A tal proposito, mi pare che una delle pecche di questo nuovo corso, sia la piattezza dei personaggi secondari, ma forse mi sono capitati tra le mani i numeri sbagliati, dato che ora lo compro solo saltuariamente, comunque ho intenzione di aspettare il nuovo, preannunciato step, per poter dare un giudizio più obiettivo su questo, ormai non più nuovo, corso di  Dylan Dog.


Tornando invece al numero in questione, quello che lo rende interessante sono alcuni particolari, come ad esempio il nome del barbone che aiuta Dylan, Nemo, cioè Nessuno, forse un riferimento a quel numero 43 "Storia di nessuno", sempre del duo Sclavi-Stano che fece la storia della collana.
C'è poi il particolare della targa dell'auto della morte "RIP 999" in antitesi a quella del nostro eroe "DYD 666", forse una cosa da poco, ma anche questo è in puro stile Dylan prima maniera.
Inutile soffermasi sulla bellezza dei disegni di Angelo Stano (anche se le mie matite preferite sono altre),se non per il fatto che l'autore abbia conferito al personaggio della morte, che poi sembra essere il vero protagonista dell'albo, anche a discapito di Dylan, un aspetto molto simile a quello di John Ghost (a proposito, che fine ha fatto?) attuale nemesi dell'inquilino di Craven Road. Cosa voluta, non voluta? Suggerimento per quello che saranno le nuove storie?  Boh, non ci resta che aspettare per capire.


Infine parliamo dei colori dell'albo, opera della grandissima Giovanna Niro: beh anche qui c'è poco da dire, se non che, sarei tentato di affermare che è uno degli albi coi colori più belli in assoluto.
Conclusione? Un albo che si fa leggere, ma una storia che mi ha convinto solo in parte e che come in generale per questo nuovo corso, mi dà la sensazione che manchi qualcosa.