domenica 19 giugno 2016
Nessuno lo sa (2004)
Bellissimo film, che riesce a essere poetico e duro allo stesso tempo. Koreda ci racconta questa storia, basata su un fatto realmente accaduto, con un talio quasi documentaristico, come a dire "questo è quello che è successo, giudicate voi". All'inizio la madre viene mostrata affettuosa, che cerca di fare il possibile per mantenere i quattro figli e per loro è normale viaggiare nascosti all'interno di una valigia o rimanere sempre dentro all'appartamento senza la possibilità di uscire. Solo il più grande, che ha appena dodici anni,può muoversi tranquillamente ed è costretto a prendersi cura dei fratelli più piccoli. Anche quando la madre parte una prima volta (dice per lavoro, ma si capisce che la verità è un'altra), ci viene mostrato tutto come se fosse normale. I bambini più piccoli chiusi in casa giocano e ridono, si divertono in questa situazione assurda, mentre il più grande deve occuparsi di loro andando a fare la spesa e nelle faccende domestiche, ma in lui si vede tutto il disagio di un bambino costretto a fare cose più grandi di lui. Lui vorrebbe giocare con i suoi coetanei, li osserva li invidia, vorrebbe andare a scuola, così come la sorella di poco più giovane, ma la madre non li ha iscritti, anzi loro per la legge proprio non esistono, dunque è costretto a studiare a casa da solo (significativa la scena in cui non riesce a risolvere una semplice operazione da terza elementare).
Nonostante tutto ciò, quando la madre parte un'altra volta per seguire una sua nuova fiamma (i bambini sono tutti figli di padri diversi), Akira, oltre a occuparsi come ha sempre fatto dei fratelli, lottando contro l'indifferenza dei vicini, e dei padri dei suoi fratelli, cercando di mantenere un regime di vita adeguato alla sua famiglia e non facendo mai mancare il sorriso e il buon umore, anche nei momenti più difficili. Il ragazzo riesce anche a fare amicizia, ma la situazione non dura molto. Dopo un po' il denaro che gli aveva lasciato la madre finisce, così i quattro bambini si devono arrangiare come possono, non tentano nemmeno più di nascondersi, mangiano avanzi, sono costretti a lavarsi alla fontana, perché la corrente e l'acqua in casa sono state bloccate. Ma mentre i più piccoli continuano a vivere tutto come un gioco, Akira, vive un forte disagio, non sa dove sbattere la testa, non può (non vuole) chiedere aiuto alla polizia perché altrimenti verrebbero tutti divisi, ma allo stesso tempo gli adulti a cui si rivolge si dimostrano indifferenti e sordi alla sua richiesta di aiuto. Molto belle le inquadrature dei particolari che usa il regista, come ad esempio le scarpe, troppo piccole per dei piedi che sono cresciuti, o lo smalto sulle unghie della sorella più grande, che un po alla volta si sta consumando, come la fiducia sul possibile ritorno della madre. O ancora la macchia, sempre dello smalto, sul pavimento, che ricorda l'egoismo della madre, che aveva rimproverato la figlia fin troppo aspramente. Solo alla fine, Akira, dopo un ultimo gesto da adulto, per tentare di mantenere unita la famiglia, riesce a essere quello che è; un ragazzino a cui è stato affidato fardello troppo pesante, e allora riesce a piangere. Un film da vedere e rivedere.
giovedì 9 giugno 2016
Supermaket Land
Una
delle cose che più mi irrita è andare a fare la spesa nel weekend. Giù durante
la settimana sarebbe fonte di stress, ma
il sabato è da santificazione…
Prima
di tutto trovare parcheggio è un’impresa; infatti per quanto grande sia il supermercato,
il parcheggio e ogni possibile posto auto nel raggio di un chilometro sarà
occupato, senza contare che quelli che parcheggiano alla “cazzo di cane”
(scusate il francesismo) e occupano tre posti auto, anche se hanno una Smart.
Una
volta entrati nel supermercato, sembra di essere in un girone infernale, con
gente che ti sfreccia da ogni lato. Quando poi inizia a girare per le corsie,
bisogna munirsi o di una pazienza da far invidia a Giobbe, o di un bazooka per
fare piazza pulita. Anziani che si fermano col carrello in mezzo alla corsia;
signore che incontra amiche e con i due carrelli bloccano il passaggio; uomini
che, in evidente stato di imbarazzo, perché vanno a fare la spesa una volta
all’anno, ed è proprio quella volta che ci sei tu, che per cercare il prodotto
interessato, eseguono una specie di balletto in mezzo alla corsia e tu non sai
da che parte superarli; famiglie con venti
figli a seguito, i quali corrono da una parte all’altra, costringendoti
a manovre da rally per non investirli. E con tutte queste persone non puoi
farci nulla; se anche provi a chiedere “permesso”, queste si limitano a
guardarti come se venissi da un altro pianeta e proseguono nei loro affari.
Poi
trovi gli addetti alle corsi che, proprio di sabato, ingombrano mezza corsia
con i bancali di merce da sistemare.
Se
sei furbo eviti di passare al banco degli affettati e formaggi, onde non
rischiare di passare l’intero weekend dentro al supermercato.
Infine,
in qualche modo, arrivi alle casse e allora ti conviene esserti portato
qualcosa per passare il tempo: un videogioco, la settimana enigmistica o il
Faust di Goethe. Infatti davanti a te troverai la più svariata tipologia di
gente; ci sono quelli che pagano una spesa da centoventi euro, tutto in
monetine da venti centesimi; oppure c’è
quello che si accorge di essersi dimenticato un paio di prodotti e torna con un
altro carrello pieno, o ancora quello che ha le tasche piene di buoni sconto,
facendo impazzire la povera cassiera: oppure la cliente abituale che si mette a
raccontare vita, morte e miracoli di tutto il suo condominio alla solita
cassiera che non sa più come liberarsene…
Poi finalmente arriva il vostro turno e per quanto vi sia grada per la vostra celerità, la cassiera vi da al massimo due borsette striminzite in cui far stare tutta la vostra spesa. Riuscite miracolosamente ad arrivare all’auto senza che queste si rompano, ma una volta usciti dal parcheggio, tutta la spesa si spargerà per il bagagliaio. Ma almeno, anche questa volta, sarete usciti (quasi) indenni da un’altra avventura nel pericoloso mondo delle spese nel fine settimana…
Poi finalmente arriva il vostro turno e per quanto vi sia grada per la vostra celerità, la cassiera vi da al massimo due borsette striminzite in cui far stare tutta la vostra spesa. Riuscite miracolosamente ad arrivare all’auto senza che queste si rompano, ma una volta usciti dal parcheggio, tutta la spesa si spargerà per il bagagliaio. Ma almeno, anche questa volta, sarete usciti (quasi) indenni da un’altra avventura nel pericoloso mondo delle spese nel fine settimana…
sabato 4 giugno 2016
Le biciclette di Pechino (2001)
Guo un giovane e ingenuo ragazzo di campagna, trova lavoro a Pechino come pony express. Per spostarsi nel caotico traffico della capitale cinese, la ditta gli affitta una bicicletta, che il ragazzo potrà riscattare appena ha guadagnato il denaro sufficiente. Tuttavia, appena Guo riesce a guadagnare i soldi necessari, la bicicletta gli viene rubata. Per evitare il rischio di essere licenziato, il giovane comincia a cercare ovunque il veicolo. Jian invece è uno studente, figlio di una famiglia povera. Il padre di questi ha più volte promesso al ragazzo di comprargli una bicicletta, ma per un motivo od un altro, non è mai riuscito a mantenere la promessa. Dopo l’ennesima delusione, Jian ruba del denaro in casa e compra la bicicletta di Guo, finita al mercato dell’usato.
Nel 1948, De Sica usava il pretesto della bicicletta, per raccontarci l’Italia del dopoguerra, ancora povera e con le ossa rotte, che faticava a rialzarsi e in cui un oggetto, oggi comune, allora rappresentava un’opportunità di una vita sociale dignitosa. Allo stesso modo Wang Xiaoshuai, si rifà al capolavoro del cinema realista italiano, per raccontarci una Cina diversa, da quella del boom economico che il Paese asiatico sta vivendo. Una Cina fatta di povertà e differenze sociali, in cui una bicicletta per qualcuno rappresenta un’occasione unica di lavoro e riscatto sociale, per qualcun altro è uno status symbol , un mezzo per essere accettato dagli amici e per far colpo su una ragazza.
A noi potrà far sorridere la cocciutaggine di Guo, nella sua ricerca del mezzo rubato e poi nella sua caparbietà nel rimanervi letteralmente avvinghiato, quando tenteranno di portarglielo via di nuovo. E allo stesso modo potremmo rimanere sorpresi della tenacia con cui Jian reclama la proprietà della bicicletta, perché anche se con denaro rubato alla famiglia, lui il mezzo l’ha comprato legalmente. Ma in Cina la bicicletta è ancora un mezzo di lusso per molti, più o meno come lo è un’auto da noi, perciò l’atteggiamento dei due giovani, non è poi così sorprendente. Certo inizialmente viene naturale parteggiare per il povero Guo, tanto ingenuo quanto testardo, perché per lui quella bicicletta rappresenta forse l’unica possibilità per sopravvivere in città, e non ritornare a fare la fame in campagna. Ma anche Jian ha le sue motivazioni; il padre ha sempre dovuto sacrificare i desideri del figlio e quando ancora una volta questi si vede messo in secondo piano, tanto più a favore della sorellastra, reclama ciò che gli è stato a lungo promesso. E se anche con modalità sbagliata,
Jian compra legalmente la bicicletta, perciò si capisce perché non è intenzionato a cederla facilmente.
Wang Xiaoshuai, a differenza di altri registi cinesi, rifiuta il buonismo e lo sguardo da cartolina, addentrandosi nei vicoli poveri di Pechino, da cui al massimo si possono spiare i palazzoni, nati con l’esplosione del consumismo, in cui vive la gente benestante. Ma da distante lo sguardo può ingannare, e quella che sembra una donna ricca ed annoiata, appena la avviciniamo, scopriamo essere solo una semplice cameriera che si prova di nascosto i vestiti della padrona.
Il finale del film, che ricalca in parte quello di De Sica, è amaro e per nulla buonista, lasciando poco spazio alla speranza, in cui i protagonisti escono entrambi sconfitti.
La critica che Xiaoshuai, ha mosso al suo Paese, non sono piaciute al governo, che infatti non ha finanziato in alcun modo il film, ma fortunatamente all’estero si sono accorti dell’alto valore sociale della pellicola, attribuendogli diversi premi internazionali. Bravissimi gli interpreti.
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martedì 31 maggio 2016
Liebster Blog Awards 2016: Vorrei ringraziare...
Si va bene, il riconoscimento è piccolo, ma sapere che qualcuno (in questo caso l'amico Cassidy) pensi che lo meriti, mi fa piacere e anche un po' inorgoglire...
Ma ora passiamo ai fatti...
Copio il regolamento direttamente dal blog di Cassidy:
Il Liebster Blog Award è una sorta di riconoscimento che i blogger conferiscono ad altri blogger con un numero di followers inferiore ai 200, è stato istituito nel 2011, per saperne di più basta cercare in internet. È un’opportunità per farsi conoscere tramite il passaparola.
Una volta ottenuta questa menzione, se accettata, bisogna scrivere un post sul proprio blog usando il logo del Liebster Award e fare le seguenti cose:
1) Ringraziare i blog che ti hanno nominato e assegnato il premio.
2) Scrivere qualche riga (max 300 parole) sul blog che preferite (ovviamente non il vostro). Spiegare perché vi piace il blog, mettere il link.
3) Rispondere alle 11 domande poste dal blog o dai blogger che ti hanno nominato.
4) Scrivere, a piacere, 11 cose di te.
5) Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 follower.
6) Formulare le 11 domande per i blogger che si nomineranno.
7) Informare i blogger del premio assegnato.
1) Ringraziare i blog che ti hanno nominato e assegnato il premio.
2) Scrivere qualche riga (max 300 parole) sul blog che preferite (ovviamente non il vostro). Spiegare perché vi piace il blog, mettere il link.
3) Rispondere alle 11 domande poste dal blog o dai blogger che ti hanno nominato.
4) Scrivere, a piacere, 11 cose di te.
5) Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 follower.
6) Formulare le 11 domande per i blogger che si nomineranno.
7) Informare i blogger del premio assegnato.
1) Grazie ancora Cassidy, visitate il suo blog e scoprirete quanto fantasticamente pazzo è questo ragazzo...Cass, alla prima occasione ti offro una birra o due :)
2) Beh, oltre al già pluricitato Cassidy, che recensisce fumetti, libri, serie tv, ma soprattutto tanto cinema e lo fa in modo originale e divertente, regalandoti un sacco di aneddoti interessanti, vi segnalo anche Cinepillole - Guida antiflop, un altro appassionato cinefilo e l'amica Emme Bouclés, una ragazza che non le manda certo a dire e con un bello stile di scrittura. E "last but not least" Stephen King Only, il blog di Maurizio Ragusa che ci tiene costantemente informati sul mondo del Re del brivido
2) Beh, oltre al già pluricitato Cassidy, che recensisce fumetti, libri, serie tv, ma soprattutto tanto cinema e lo fa in modo originale e divertente, regalandoti un sacco di aneddoti interessanti, vi segnalo anche Cinepillole - Guida antiflop, un altro appassionato cinefilo e l'amica Emme Bouclés, una ragazza che non le manda certo a dire e con un bello stile di scrittura. E "last but not least" Stephen King Only, il blog di Maurizio Ragusa che ci tiene costantemente informati sul mondo del Re del brivido
3) Allora Cassidy non mi ha posto domande (l'ho detto è un tipo un po' fuori dagli schemi :P), per cui risponderò alle stesse domande che sono state poste a lui:
- Definisciti in una parola: Sognatore
- Il libro che ti ha cambiato la visione del mondo? Boh...difficile da dire, per non ripetere la stessa risposta di Cassidy, direi "Il signore delle mosche", forse un po' pessimistico, ma nemmeno troppo lontano dalla realtà
- Quando hai capito di essere cresciuto? Quando ho cominciato a pagare le tasse...No, a parte gli scherzi, non sono ancora convinto di essere proprio cresciuto :)
- Cosa ami di te stesso? La mia apertura mentale, oltre al capezzolo sinistro che è niente male...
- La parola o la frase che non avresti mai voluto pronunciare? Ora di preciso non mi viene in mente nulla, ma sicuramente quella con la quale posso aver ferito ed offeso un amico
- La storia che vorresti raccontare, ma che è ancora uno spiritello vagante? Da adolescente lessi la notizia di un ragazzino che si suicidò (o tentò di suicidarsi ora non ricordo di preciso) perché fece coming out con la sua migliore amica, ma lei invece di sostenerlo lo prese in giro. Da quel momento mi sono sempre chiesto cosa si possa provare a sentirsi "diversi" a quell'età e vorrei provare a scrivere qualcosa in merito
- Perché scrivi? Perché mi piace, che domande...:P
- Sei credente? Bella domanda...certamente sono cresciuto con un educazione cattolica...Ora come ora direi che spero che ci sia qualcosa o qualcuno dopo, ma non credo nel Dio che ci viene insegnato a dottrina o all'ora di religione a scuola, anche perché è troppo spesso contraddittorio
- La parolaccia che ti piace di più pronunciare? Anche se ne dico in quantità industriali, soprattutto per sfogarmi dal nervoso del lavoro, non è che mi piaccia pronunciarle
- Tre ingredienti del romanzo perfetto? Tensione, avventura, ambiguità (nei personaggi e nella storia)
- Quanto ti sei rotto le palle nel rispondere a queste domande assurde? Considerando che non me ne erano state poste, direi nemmeno un po'....:D
- Ho un sacco di passioni, ma non riesco a seguirne nessuna in maniera totalitaria: amo il cinema, leggere, la fotografia, scrivere, la cucina...
- Lavoro da ormai quindici anni come portiere notturno in albergo e la mia mente sta cominciando a risentirne...(chiamatemi Norman Bates...o Jack Torrance)
- Sono pigro, una volta non ho lavato, ne portato a lavare la macchina per due anni
- Ho quasi un migliaio di dvd originali più qualche altro centinaio di film recuperati dalla rete, ma ancora non mi bastano...
- Ho una pagina su facebook (Cinema Giovane) con un amico in cui parliamo di cinema giovanile
- Adoro i risotti, sia mangiarli che prepararli. Ne ho fatti in tutte le maniere, da quelli classici (funghi, salsiccia, raddichio...) ad alcuni originali: al caffè, al miele, alla birra, con gli amaretti...e molti altri...
- Negli ultimi anni, grazie ad alcuni amici, sono riuscito a realizzare il sogno di girare il mondo. Sono stato a Oslo, Parigi, Madrid, per tre anni negli Stati Uniti e poi in Messico e quest'anno è il turno della Scozia
- Ho parecchi conti in sospeso con Cupido...spero per lui che si dia una regolata...
- Sono uno che perdona facilmente, anche i torti più dolorosi, ma non dimentico...
- Amo i film horror, mi piace spaventarmi e avere quella sensazione dello stomaco che si contorce e che tutto possa essere reale, mentre di notte vado al bagno accendendo tutte le luci di casa
- Mi piacciono i bambini, penso siano la cosa migliore al mondo e se fosse per me ne avrei già una squadra di basket con tanto di riserve :)
Faccio un po' a caso dato che non ne ho ancora molti con le caratteristiche che servono per poter partecipare:
6) Undici domande per i blogger nominati:
- Perché hai aperto un blog?
- Quali sono le tue maggiori passioni?
- Qual è stato il tuo viaggio più bello?
- Qual è il tuo più grande sogno?
- Una frase, da un film o un libro, che ti ha particolarmente colpito?
- Il personaggio di un film, o di un libro che senti a te più affine?
- Se potessi tornare indietro, cosa cambieresti della tua vita?
- Il concerto più bello a cui hai assistito?
- La persona che più ammiri?
- A cosa non sai dire no?
- Di cosa hai paura?
venerdì 27 maggio 2016
Rosso
Dopo "Bianco", ecco il secondo racconto che scrissi per una personale trilogia sui colori. Più avanti pubblicherò anche il terzo racconto
Le casse dell’autoradio sputavano fuori a tutto volume la
voce di Ali Campbell che cantava “Red red
wine”, mentre Filippo, con le mani ben salde sul volante, rideva sguaiatamente per una delle sue solite
battute volgari.
“Sei un maiale” gli disse Sara
“Dai…stavo scherzando” si giustificò lui “era solo una battuta…”
“Ma era una battuta porca e sessista”
“Uffa” sbuffò Filippo “Ok ti chiedo scusa…mi dispiace”
Seduti sul sedile posteriore,Angela e Daniele era troppo occupati a baciarsi appassionatamente per accorgersi del piccolo bisticcio dei loro due amici, mentre fuori, il fievole bagliore del crepuscolo aveva preso posto delle luci del giorno.
Attraverso lo specchietto retrovisore, Filippo, vide l’amico infilare la mano nella camicetta della sua ragazza.
“Guardali” disse a Sara, indicando con un cenno della testa i due amanti.
“Uh, che teneri…” bisbigliò lei
“Teneri? Ma se stanno praticamente scopando sul mio sedile…”
“Non stanno scopando, si stanno solo baciando”
“Si…e l’uragano Katrina è stato solo una leggera brezza…” replicò lui sarcastico
Nel frattempo, alla radio, gli UB40 avevano lasciato spazio ai Rush e alla loro “Red Barchetta”.
“Stai a vedere che scherzetto gli combino adesso” coninuò Filippo, e iniziò a far maggior pressione sul pedale dell’acceleratore.
“Cosa vuoi fare?” chiese Sara
“Non ti preoccupare” tagliò corto lui
Lentamente, l’auto, stava acquistando sempre maggiore velocità, tanto che anche i due ragazzi sul sedile posteriore, cessarono la loro attività erotica per capire cosa stesse succedendo.
“Che cazzo combini?” chiese Daniele
“Niente…io sto guidando, voi due la dietro piuttosto…”
“Non fare lo stronzo Filippo, rallenta”
“Non sto mica facendo nulla…” continuò lui sprezzante
Ormai non c’era più nulla da fare, quando Filippo partiva per la tangente non c’era più modo di fermarlo, si poteva solo aspettare che rinsavisse da solo.
L’auto sfrecciò rapidamente oltre ad un cartello bianco, che indicava il nome del paese che stavano per attraversare. Sotto un segnale tondo ricordava il limite dei cinquanta chilometri orari nei centri abitati.
“Smettila di fare il bambino e rallenta” intervenne Angela, sapendo dove andare a colpire l’amico al volante.
“Ehi, a me non dai del bambino” righiò Filippo, voltandosi verso la ragazza
“Attento Filippo…” tentò di avvisarlo Daniele
“Attento a cosa?” replicò il ragazzo, ormai completamente fuori di senno
“E’ ROSSOOOOOOOOOO!!!!” urlò Sara
Filippo si girò di scatto e vide un’ombra comparire qualche metro davanti all’auto. Quando schiacciò il freno, con tutta la forza che aveva nelle gambe, sapeva già che era già troppo tardi e che l’impatto era ormai inevitabile.
Le gomme lasciarono un lungo segno nero sull’asfalto e lo stridio delle ruote, coprì la voce di Paolo Conte che cantava “Diavolo Rosso”. Poi si udì un colpo sordo e pochi metri più avanti l’auto si fermò.
Per un istante, che però ai quattro ragazzi sembrò durare un eternità, rimasero tutti bloccati, senza riuscire a proferir parola.
Filippo, spense il motore e lentamente, con le gambe che faticavano a reggerlo in piedi, scese dall’auto e si guardò attorno.
Poco
più indietro, una figura non ben distinta, giaceva immobile sull’asfalto al
lato della carreggiata, ma gli ci volle poco per capire di cosa si trattasse,
poiché la bicicletta da bambino in mezzo alla strada era invece ben visibile.
Con lo sguardo perso nel vuoto, Filippo, si avvicinò al luogo dove andava
radunandosi un gruppo di persone, attirate fuori dalle case e dai negozi, dal
rumore dello schianto. “Sei un maiale” gli disse Sara
“Dai…stavo scherzando” si giustificò lui “era solo una battuta…”
“Ma era una battuta porca e sessista”
“Uffa” sbuffò Filippo “Ok ti chiedo scusa…mi dispiace”
Seduti sul sedile posteriore,Angela e Daniele era troppo occupati a baciarsi appassionatamente per accorgersi del piccolo bisticcio dei loro due amici, mentre fuori, il fievole bagliore del crepuscolo aveva preso posto delle luci del giorno.
Attraverso lo specchietto retrovisore, Filippo, vide l’amico infilare la mano nella camicetta della sua ragazza.
“Guardali” disse a Sara, indicando con un cenno della testa i due amanti.
“Uh, che teneri…” bisbigliò lei
“Teneri? Ma se stanno praticamente scopando sul mio sedile…”
“Non stanno scopando, si stanno solo baciando”
“Si…e l’uragano Katrina è stato solo una leggera brezza…” replicò lui sarcastico
Nel frattempo, alla radio, gli UB40 avevano lasciato spazio ai Rush e alla loro “Red Barchetta”.
“Stai a vedere che scherzetto gli combino adesso” coninuò Filippo, e iniziò a far maggior pressione sul pedale dell’acceleratore.
“Cosa vuoi fare?” chiese Sara
“Non ti preoccupare” tagliò corto lui
Lentamente, l’auto, stava acquistando sempre maggiore velocità, tanto che anche i due ragazzi sul sedile posteriore, cessarono la loro attività erotica per capire cosa stesse succedendo.
“Che cazzo combini?” chiese Daniele
“Niente…io sto guidando, voi due la dietro piuttosto…”
“Non fare lo stronzo Filippo, rallenta”
“Non sto mica facendo nulla…” continuò lui sprezzante
Ormai non c’era più nulla da fare, quando Filippo partiva per la tangente non c’era più modo di fermarlo, si poteva solo aspettare che rinsavisse da solo.
L’auto sfrecciò rapidamente oltre ad un cartello bianco, che indicava il nome del paese che stavano per attraversare. Sotto un segnale tondo ricordava il limite dei cinquanta chilometri orari nei centri abitati.
“Smettila di fare il bambino e rallenta” intervenne Angela, sapendo dove andare a colpire l’amico al volante.
“Ehi, a me non dai del bambino” righiò Filippo, voltandosi verso la ragazza
“Attento Filippo…” tentò di avvisarlo Daniele
“Attento a cosa?” replicò il ragazzo, ormai completamente fuori di senno
“E’ ROSSOOOOOOOOOO!!!!” urlò Sara
Filippo si girò di scatto e vide un’ombra comparire qualche metro davanti all’auto. Quando schiacciò il freno, con tutta la forza che aveva nelle gambe, sapeva già che era già troppo tardi e che l’impatto era ormai inevitabile.
Le gomme lasciarono un lungo segno nero sull’asfalto e lo stridio delle ruote, coprì la voce di Paolo Conte che cantava “Diavolo Rosso”. Poi si udì un colpo sordo e pochi metri più avanti l’auto si fermò.
Per un istante, che però ai quattro ragazzi sembrò durare un eternità, rimasero tutti bloccati, senza riuscire a proferir parola.
Filippo, spense il motore e lentamente, con le gambe che faticavano a reggerlo in piedi, scese dall’auto e si guardò attorno.
In realtà, una parte di lui voleva allontanarsi da li, scappare il più lontano possibile, ma le gambe lo stavano guidando verso il punto dell’incidente, e seppur deboli e insicure, lui non riuscì a opporsi al loro volere.
Il corpo del bambino giaceva scomposto sul ciglio della strada, gli occhi spalancati fissavano il vuoto e i folti capelli biondi andavano assumendo un colore nerastro a causa del sangue che gli usciva abbondante dalla nuca, e dalle orecchie.
Pallido in volto, con gli occhi tremanti e la voce spezzata dal terrore, Filippo tentò di sbiascicare qualche forma di scusa, e fu allora che un ragazzotto, in tuta da meccanico, gli si scagliò addosso colpendolo al mento con un pugno. Filippo si rialzò senza proferire parola, continuando a fissare il piccolo corpo esanime. Immediatamente, fu circondato da altre sei o setti persone, pronte a pestarlo a sangue per quello che aveva fatto; e solo l’intervento di Daniele e di un edicolante della zona, che lo barricò nel suo negozio, lo salvarono da un sicuro linciaggio.
All’interno dell’edicola, il ragazzo, sentì le forze venirgli meno e cadde in ginocchio, colto anche da un improvviso crampo allo stomaco che gli fece vomitare il pollo ai peperoni, mangiato quel pomeriggio.
Daniele lo aiutò a rialzarsi e a darsi una pulita, ma lui lo allontanò con un brusco gesto del braccio e si incollò alla vetrina, continuando a osservare, con muto terrore, quella scena da incubo. Vide qualcuno coprire il corpo con un lenzuolo che subito si macchiò del suo sangue, vide l’arrivo dei genitori del bambino e vide la disperazione nei loro volti. Vide l’arrivo dei carabinieri e quello dell’ambulanza i cui lampeggianti tinsero di rosso il cielo e le case, come a ricordargli il sangue che aveva appena versato. Vide tutto questo, ma in realtà non udì nessun rumore. Lo stato di shock nel quale era piombato lo aveva isolato dal resto del mondo.
I suoi amici tentarono di parlargli, ma a Filippo, le loro parole risultavano incomprensibili, così come le domande degli agenti e dei medici.
Durante tutto questo periodo e per molto tempo dopo, l’unica cosa che il suo cervello riusciva a recepire era l’urlo di Sara. L’urlo che lo avvertiva del semaforo rosso.
venerdì 20 maggio 2016
L'importanza di Venere
Non raccontiamoci storie, l'aspetto fisico, la bellezza contano, eccome.
Certo le cose importanti sono altre, il carattere, la bontà d'animo, il rispetto per gli altri...tutte cose bellissime e che rendono speciale una persona, ma la prima cosa che ci colpisce quando conosciamo qualcuno è. per forza di cose, il suo aspetto.
Camminando per strada, un uomo non si girerà mai a guardare una donna bruttina o dall'aspetto "insignificante", ma se il suo sguardo incrocerà un bel paio di gambe o un provocante décolleté, non le schioderà gli occhi di dosso; allo stesso modo una donna difficilmente si soffermerà a lungo a osservare un uomo dal fisico poco aggraziato o che le suscita ilarità, però basteranno un bel paio d'occhi o delle forti braccia robuste a mandarla in solluchero.
Non dobbiamo farcene una colpa di questo, è una cosa naturale: nello stesso mondo animale le femmine scelgono i maschi più forti (e nel caso degli uccelli quelli dal piumaggio più affascinante), e viceversa i maschi scelgono le femmine che possono assicurare una migliore continuità della specie.
Tutto il mondo dello spettacolo applica questi concetti; le capacità servono sempre, ma non sempre i più bravi emergono, spesso ad arrivare in alto sono persone con meno capacità, ma dall'aspetto più appariscente che assicurano migliori vendite o ascolti...Basti pensare alle boyband o a certe attrici e via dicendo...
Non troveremo mai Bombolo che fa la pubblicità di un profumo tra le pagine di una rivista, né per strada vedremo Liù Bosisio pubblicizzare collant sui cartelloni di Intimissimi. Nelle fiere le promoter sono (quasi) sempre giovani e carine, nelle discoteche o locali "alla moda" cameriere e baristi sono sempre di bell'aspetto, anche perché così attirano clienti. Diciamo che in molti lavori in cui è previsto il contatto con il pubblico, si preferisce assumere gente bella da vedere; del resto lo dice anche il proverbio: "anche l'occhio vuole la sua parte".
Proviamo a pensarci, in mezzo ad un gruppo di persone che non conosciamo, ad una festa oppure ad una riunione, ma anche i primi giorni di scuola o ancora in una sala d'aspetto, se dovessimo scegliere qualcuno con cui "provarci", non potendo basarci su carattere e personalità, lo faremo su fattori estetici (che poi questi siano soggettivi è un'altro discorso).
Non siete ancora convinti? Facciamo allora un gioco, certo poco probabile, ma teoricamente possibile: conoscete due persone identiche per carattere e personalità, entrambe gentili, affettuose, tenaci, e con tutti i pregi che volete metterci. Entrambe hanno gusti che combaciano con i vostri; praticamente potrebbero essere l'altra metà della mela, solo che una è di bell'aspetto, l'altra è esteticamente meno attraente, a chi chiedereste di uscire per una cena romantica?
Certo le cose importanti sono altre, il carattere, la bontà d'animo, il rispetto per gli altri...tutte cose bellissime e che rendono speciale una persona, ma la prima cosa che ci colpisce quando conosciamo qualcuno è. per forza di cose, il suo aspetto.
Camminando per strada, un uomo non si girerà mai a guardare una donna bruttina o dall'aspetto "insignificante", ma se il suo sguardo incrocerà un bel paio di gambe o un provocante décolleté, non le schioderà gli occhi di dosso; allo stesso modo una donna difficilmente si soffermerà a lungo a osservare un uomo dal fisico poco aggraziato o che le suscita ilarità, però basteranno un bel paio d'occhi o delle forti braccia robuste a mandarla in solluchero.
Non dobbiamo farcene una colpa di questo, è una cosa naturale: nello stesso mondo animale le femmine scelgono i maschi più forti (e nel caso degli uccelli quelli dal piumaggio più affascinante), e viceversa i maschi scelgono le femmine che possono assicurare una migliore continuità della specie.
Tutto il mondo dello spettacolo applica questi concetti; le capacità servono sempre, ma non sempre i più bravi emergono, spesso ad arrivare in alto sono persone con meno capacità, ma dall'aspetto più appariscente che assicurano migliori vendite o ascolti...Basti pensare alle boyband o a certe attrici e via dicendo...
Non troveremo mai Bombolo che fa la pubblicità di un profumo tra le pagine di una rivista, né per strada vedremo Liù Bosisio pubblicizzare collant sui cartelloni di Intimissimi. Nelle fiere le promoter sono (quasi) sempre giovani e carine, nelle discoteche o locali "alla moda" cameriere e baristi sono sempre di bell'aspetto, anche perché così attirano clienti. Diciamo che in molti lavori in cui è previsto il contatto con il pubblico, si preferisce assumere gente bella da vedere; del resto lo dice anche il proverbio: "anche l'occhio vuole la sua parte".
Proviamo a pensarci, in mezzo ad un gruppo di persone che non conosciamo, ad una festa oppure ad una riunione, ma anche i primi giorni di scuola o ancora in una sala d'aspetto, se dovessimo scegliere qualcuno con cui "provarci", non potendo basarci su carattere e personalità, lo faremo su fattori estetici (che poi questi siano soggettivi è un'altro discorso).
Non siete ancora convinti? Facciamo allora un gioco, certo poco probabile, ma teoricamente possibile: conoscete due persone identiche per carattere e personalità, entrambe gentili, affettuose, tenaci, e con tutti i pregi che volete metterci. Entrambe hanno gusti che combaciano con i vostri; praticamente potrebbero essere l'altra metà della mela, solo che una è di bell'aspetto, l'altra è esteticamente meno attraente, a chi chiedereste di uscire per una cena romantica?
venerdì 29 aprile 2016
Ma come si può uccidere un bambino? (1976)
Una coppia di turisti, Tom ed Evelyn (che aspetta un bambino), in attesa di imbarcarsi per una piccola isola, dove intendono passare una tranquilla vacanza, trascorrono la notte in una locanda di una cittadina della costa spagnola. Il giorno seguente affittano una barca e si avviano all'isola, che dista solo poche ore. Al loro arrivo vengono accolti da alcuni ragazzini che pescano e fanno il bagno, ma una volta addentrati nel villaggio lo trovano incredibilmente deserto. La piazza, le case e i negozi sono completamente deserti. Il sole cocente costringe i due turisti ad entrare dentro un bar e mentre Evelyn si riposa, Tom va alla ricerca di cibo. Entrambi incotrano, finalmente dei bambini, che però si comportano in maniera strana, si limitano a ridere e a guardarli con curiosità. La coppia decide di cercare una locanda per riposarsi e qui incontrano un uomo il quale, racconto loro che i bambini si sono svegliati una notte e tutti assieme sono scesi in piazza, andando poi di casa in casa a uccidere gli adulti, ma sempre ridendo e festeggiando; e quando Tom ed Evelyn, increduli, chiedono all'uomo come mai nessuno avesse fatto nulla per difendersi, questi risponde "...come si può uccidere un bambino?".
Il film si apre con alcuni filmati di repertorio in bianco e nero, alternati ai titoli di testa color rosso sangue. Questi filmati si riferiscono ai campi di concentramento nazzisti, ai villaggi in Africa dove si muore di fame ogni giorno, e alle assurde e disastrose guerre di Corea e del Vietnam. In queste sequenze quello che vediamo sono bambini affamati, mutilati, abbandonati o morti. Questo preambolo ci mostra le peggiori nefandezze del ventesimo secolo e lo fa puntando gli obiettivi sugli esseri umani più deboli e indifesi, i bambini.
Il regista è Narciso Ibànez Serrador, qui anche nelle vesti di sceneggiatore assieme a Luis Penafiel. La storia, basata sul romanzo El juego de los ninos (Il gioco dei bambini) di Juan Josè Plans, intende mostrarci, come anche un essere apparentemente innocente come un bambino, può essere capace di covare tanta malvagità. Il regista vuole presentarci una sorta di rivincita dei bambini, in quanto vittime innocenti degli errori e della stupidità degli adulti, ma la rivalsa la mettono in atto come se fosse un gioco e con la naturalezza di bambini. Infatti il regista è abile a mostrarci i bambini, non come dei mostri assetati di sangue, ma come dei ragazzini che stanno giocando, e si stanno divertendo, ma il loro è un gioco di morte. Nel film si alternano scense di quiete ad altre di tensione pura ad altre ancora puramente gore, come quella dell'uccisione del vecchio. Le sequenze in cui i bambini si schierano in paese, in attesa di attuare il loro piano, ricordano molto quelle de Gli Uccelli di Hitchcock e la nenia che si sente in molte parti del film invece ricorda quella di Rosemary's baby di Roman Polanski.
Come si può uccidere un bambino? è chiaramente una critica sociale contro l'uomo che ha fin troppo spesso, fatto del male, con la sua stupidità e la sua indifferenza, a esseri innocenti che hanno giustamente pensato di prendersi la loro rivincita.A differenza della maggior parte degli horror, che sono ambientati di notte o in posti bui, qui avviente tutto alla luce del sole e ciò contribuisce a rendere ancora più importante questo piccolo capolavoro, che grazie alla morale di fondo, resta sempre molto attuale.
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